martedì 18 maggio 2021
ALLA CLASSE MEDIA CHIEDO VENIA!
In Italia, nella classe media, sta il 67 per cento delle persone. Loro, i più; io, il meno insieme al carezzevole paradosso fatto di lazzi e frizzi.
Si, nel ’71 e i miei 20 anni, stavo da una parte: con chi penava, contro chi dall’altra faceva penare; in mezzo i detestabili che avevano più dei miei, meno degli altri ma… a loro andava bene così.
Ora come allora i Moderati stanno in mezzo, votano per chi garantisce, con calma, che potrebbe andare pure meglio. Va meglio, mangiano e bevono, hanno la casa, vanno in vacanza, si muovono in auto.
Già, mentre li detestavo accade pure che, di soppiatto vennero cambiate le carte in tavola*. Debito in tutte le forme venne offerto, come se piovesse; magari a debito, i penanti diminuirono, la classe media aumentò.
La mia sinistra non governava; la “maggioranza silenziosa” si!
Quei detestabili “piccolo borghesi”, stavano vincendo contro quell’austerità per la quale Berlinguer, tre anni dopo il ’71, si era speso ed io, conformato, mi spendevo per attribuire ragioni e torti.
Loro, smodati, avevano cominciato a vestire alla moda che passa di moda, ad andare sovrappeso; avevano ingurgitato, senza batter ciglio, il senso prodotto da quei neofilosofi del Marketing, si sono tolti la sete con gin fizz pubblicitari, ma tant’è. Se s’ha da spendere hai pur bisogno che qualcuno ti suggerisca come farlo. Io no, me ne frego.
Cavolo però, sembrava non s’avesse da far altro che spendere. Poi di colpo mi avvidi: dentro l’Economia dei Consumi, non con il Capitale né con il Lavoro si genera ricchezza per tutti; con la spesa invece si, poi con l’Iva viene rifocillato pure quel Pantalone che ti serve i servizi; il risparmio l’investi per pagare la spesa in conto capitale delle Imprese. Loro, insomma, lo facevano; pur’oggi, magari a debito, lo fanno!
Beh, così posso continuare a star sulle mie. Si, mentre loro continuano, io mi faccio bello: con ancora in dosso il cachemirino, un pensare, il dire e un fare fatto così.
Ecco, oggi per tutto questo, chiedo loro venia!
*Salta la convertibilità della moneta con l’oro, viene stampato denaro ad libitum; il debito pure.
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 11 maggio 2021
DOPO IL PRIMO MAGGIO VIENE IL POI!
Il primo Maggio il Presidente Mattarella, per dovere costituzionale, dice quel che si deve dire: "Il lavoro è fondamento della Repubblica. La Repubblica non potrebbe vivere senza il lavoro. Sarà il lavoro a portare il Paese fuori da questa emergenza”.
Già, il lavoro fonda, sul piano costituzionale, la Repubblica; quella struttura politico/istituzionale che deve garantirlo.
Oggi, dentro quest’emergenza, per quale lavoro si deve invocare il rispetto del mandato costituzionale?
Quello impiegato nella produzione di beni e servizi, ficcato dentro un mercato del lavoro globale contratto dall’automazione, digitalizzato nei processi e dal sovraffollarsi della Domanda di chi cerca lavoro, migrata da ogni dove.
Quello impiegato nell’esercizio di consumo che, con l’acquisto, genera i 2/3 della ricchezza; consumando l’acquistato fa ri-produrre, creando occupazione; spinge il ciclo, da’ continuità alla crescita economica. Lavoro, si; quello esercitato da tutti, non riconosciuto né retribuito!
Bene tocca prendere al volo la speranza del Presidente: "L'Italia ha bisogno, anche oggi, di nuove generazioni di costruttori, facciamo appello a loro”.
Presidente mi consenta l’ardire. Nell’economia dei consumi le nuove generazioni son le stesse misconosciute di prima, quelle che la crescita la fanno con la spesa. Così generano reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare la ricchezza così generata per remunerare chi, con la spesa crea lavoro e lo remunera, remunerando tutti, pure quelli del capitale.
Dunque, a 74 anni dalla scrittura costituzionale, quando del Lavoro si invoca il rispetto, occorre fare di necessità virtù tenendo insieme quello nella produzione, affannato dagli anni e quello svolto nel consumo; un ricostituente, questo nuovo lavoro, che ri-genera il primo e ancor più lo remunera!
Essì, svolto dalla stessa Gente tosta che fa tutto il possibile, senza manco avere una giornata che la rammemori ma potrebbe ridare lustro a quella ammaccata dell’antico Maggio.
NB. A quei politici, a cui parrebbe di poter scorgere il modo per poter andare oltre gli interessi contrapposti tra capitale e lavoro, scorgano; scorgano pure. Scorgano pure come fare norma perchè a questa Gente che spende arrivi adeguato ristoro, per il servizio reso e la ricchezza generata. Si, Signori, poiché se questi perdono l’abbrivio fanno danno a tutti, ancor più a quegli “interessati” che vi hanno eletto.
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 4 maggio 2021
IL PREZZO GIUSTO DELLA SPESA
Nell’anno del Covid, per quel che dicono le tabelle Eurostat, gli italiani hanno avuto un consumo individuale pari a 98,7, in calo rispetto al 102,1 del 2019, su un valore medio di 100. Quelli di Eurostat confermano pure la battuta d’arresto della spesa, per consumi finali delle famiglie, diminuita dai 1.087,25 miliardi nel 2019 a 958,493 nel 2020 con un calo dell’11,84%.
Cavolo Signori, tocca trar conseguenza dai fatti: gira per il mondo un detto, che non tutti sembrano voler ascoltare. Dice: “la mia spesa è il vostro reddito”. Se c’è qualcuno rimasto senza un quattrino, insomma, qualcun altro non deve aver fatto tutta la spesa che toccava fare!
Bene a quei qualcun’altro, nel tempo della pandemia, son rimasti in tasca oltre 180 mld di euro.
La penuria, toccata ad altri, la dice lunga sulla “verità” di quel detto; anzi dice del fatto: Pil sotto dell’8,9 %! La povertà, nel 2020, arriva al 9,4 %.
Dunque, Apostoli della Sociologia, ricordate il vostro impeto scagliato contro chi spende come “gente prodiga e men che mai satolla”?
Bene, dopo quel tanto detto fin ieri, oggi fatto!
Certo, fatto con i lock down, non per ravvedimento dal vizio a virtù…. ma tant’è.
Lo stesso fatto ha disfatto pure il sagace fare del Marketing; quel ridurre gli sfridi delle catene produttive, confezionando la Domanda dei Consumatori, pure di quelli che, non sedotti da cotanta confezione, hanno preferito mettere i soldi della spesa al pizzo.
E… quell’aumento della capacita produttiva delle imprese, inutilizzata?
E… rotto con la reclusione pandemica l’incanto pubblicitario, i nuovi morigerati si lasceranno re-incantare?
In questo scenario di non speso, le erogazioni del credito al consumo, lo dice AssoFin, si riducono del 21,1%.
Detto il fatto ai tutti coinvolti, una domanda rimbomba: la responsabilità sta in capo a quelli di noi che non hanno fatto la spesa?
Bene, se tanto ci dà tanto, quanto vale al mercato ‘sta cacchio di spesa?
Giust’appunto proprio quel mercato, dove viene generata la ricchezza attraverso lo scambio tra chi domanda e chi fa offerta, dovrà scovare e fare il prezzo giusto di quel valore!
Si, non quello sperato con il “ritorno alla normalità”, farcita da quelle asimmetrie informative che inquinano la stima.
Prosit!
Mauro Artibani, l'economaio
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mercoledì 28 aprile 2021
RICCHI, PRESTATORI DI ULTIMA ISTANZA
Stavamo, stiamo, ancor più staremo affogando in un mare di debito. Ad oggi, son già 280.000 mld di $. Per non andare a fondo, una quisquilia sembra mettere d’accordo tutti: fare crescita, ovvero Pil, quindi ricchezza. Toh, proprio quella ricchezza da decenni generata con il debito!
Debito che poi s’ha da ripagare. Già, ma… da chi?
L’incremento delle tasse sui redditi delle società dal 21 al 28%, incluso nel piano per le infrastrutture pro-crescita presentato da Joe Biden, non convince i capi d’azienda americane. Secondo un sondaggio Business Roundtable, quelli del capitalismo degli stakeholder, il 98% dei 178 sodali intervistati, ritiene che questo incremento danneggerà la competitività delle loro società; il 75% del campione è convinto che l’inasprimento fiscale ridurrà gli investimenti in ricerca della propria compagnia, mentre un altro 71% teme che a ridursi saranno anche le assunzioni.
Mica micchi! Loro sanno come la crescita si faccia con la spesa, non con l’impresa, quindi rifiutano di pagare dazio.
Capito l’antifona?
Bene tocca sbirciar oltre, in quel 2020, “l’anno come nessun altro”. Lo scrive Forbes: “non stiamo parlando della pandemia ma dei super ricchi, i miliardari. Nel mondo sono 2.755, 660 in più rispetto al 2019. In mano hanno 13.100 miliardi di dollari. L’Organizzazione mondiale della sanità stima tra 119 e 124 milioni di poveri in più a causa del Covid e un’escalation delle diseguaglianze. I miliardari, invece, hanno incrementato l’incasso durante la pandemia: ottomila miliardi di dollari in più”. Lo giuro, leggere Forbes “scandalizzato” per le diseguaglianze mi stringe il cuore ma… lo scandalo non sta nell’esser ricchi; ricco, nell’Economia dei Consumi, definisce quel soggetto dotato di un ampio potere d’acquisto non esercitato. Un tizio insomma, che non fa tutto quel che gli tocca per generare ricchezza per tutti.
Ok, se non si possono toccare i profitti delle Aziende, allora va tassato proprio quel potere d’acquisto non esercitato magari da chi, proprio in quelle aziende, comanda.
Essipperchè, dico a voi: se il debito impiegato per creare quella ricchezza, che avete intascato più d’altri, dev’essere rimesso, credo sia il tempo di restituire la cortesia spegnendo pure la miccia di quel “paradosso della parsimonia” che potrebbe bruciare parte del vostro benessere senza migliorare quello d’altri.
Dunque se si vuol ridurre il gap, che per fare la crescita aumenta il debito, occorre prendere prestito da quei “prestatori di ultima istanza”*; quelli del potere d’acquisto non interamente esercitato, applicando la progressività delle imposte, anche a quelle indirette, dove sono meno evidenti le manifestazioni della capacità contributiva. Magari ristrutturando l’Iva che fin qui ha tassato solo il lavoro di consumazione, non il denaro di chi ha una bassa propensione alla spesa; qui dev’essere prelevato quel contributo: dalla capacità di spesa non spesa!
Un paradosso, dite? Fa niente!
* Prestatore di ultima istanza, qualsiasi soggetto a cui ci si rivolga quando si ha urgente necessità di credito e si sono esaurite tutte le altre possibili opzioni.
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 20 aprile 2021
Luce? In fondo al tunnel ci stanno i migranti!
Della pandemia c’è l’oggi, ci sarà un domani e un dopo ancora ma…. i problemi di ieri saranno ancora dinnanzi a noi insoluti.
Le migrazioni, per esempio, di gente ancor più disperata e manco vaccinata; noi, esausti da cotanto virus, contrapposti tra fobìe e filìe varie ed eventuali.
Sai, quando sei per l’inclusione sei progressista; ti pensi solidale, stai con chi lavora, con chi ha bisogno; ti scorgi fuori luogo in un luogo che non accetta l’altro.
Sai come sei: ti vuoi bene, vuoi bene al tuo bene, al bene che fai.
Fai incetta di onore se accetti quei guai: un fare senza prezzo.
Altri di noi invece no, non ci stanno. Escludono. Chiusi nelle comunità di se stessi, pseudo speciosi; timorati del prossimo che preda lavoro, attenta al benessere, mangia il nostro mangiare. Voi, che fate il prezzo, voi: brutti sporchi e cattivi.
In mezzo stanno loro: gli altri.
Chiari a noi, scuri a voi; disoccupati e occupanti. La fame, il lavoro, la dignità li muove fuori di casa, fuori da loro. In questo sogno disperato, sono.
Questo sogno divide, questo sogno sconfigge tutti: buoni, cattivi, diseredati.
Noi, sopraffatti da un afflato diseconomico, scorgiamo nulla di una crisi che morde, ignari di redditi vieppiù insufficienti, di acquisti in pressione.
Voi, appesi ai vostri interessi, che delle virtù economiche fate misfatto, negate il Pil degli esclusi, il loro focillo ad un erario ingordo e quel tanto lavoro mal pagato.
Loro e il loro migrare; costretti dal ricatto economico ad umanità disumanate.
Occorre andare oltre quest’oggi infame, gravido di affanni e cattivi presagi.
Tocca fare vessillo di un tornaconto immediato.
Di voi compagno, di voi vicino, mi faccio mentore.
Il tono, quello ad uso ai saccenti.
Tra il lusco e il brusco di una notte in “zona arancione”, sogno un’impresa titanica e risoluta che allevi povertà, scuota inerzie, scardini barricate, appiani differenze, coccoli identità; disilluda i buoni, stemperi fobìe.
Un sogno cinico: la domanda comanda!
Domanda potente, risoluta di chi, per mestiere, spende, acquista, produce ricchezza smaltendo l’eccesso di merci che ingrassa, inquina, spreca, indebita.
Se accade che insieme a quella folla migrata si saturi il mercato del lavoro, si riducano i redditi; se tutti insieme si consumi quell’eccesso di merci e non scendano i prezzi; il meccanismo si impalla, l’equilibrio salta, et voilà la crisi: nulla di più, nulla di meno.
Questa l’agenda del nostro fare, del fare in fretta: tocca investire, facciamo debito, altro debito, debito tattico.
La strategia: la nostra forza, un po’ di mosse, scacco matto. Un contratto di gestione farcito di adempimenti, vantaggi, oneri e penali per smaltire quell’eccesso di offerta.
Chi consuma lo scrive, chi produce lo firma.
Acquistiamo tutto, consumiamo il possibile; quel che resta, impacchettato ed inviato verso lidi poveri.
Avrà meno sprechi chi ha più, più opportunità chi ha meno; meno obesi nel mondo ricco, più nutriti nell’altro; meno moda che passa di moda, più vestimento per gli ignudi; troppo informati per conoscere di qua, quel troppo di là per informare chi non sa.
Elisir per le nostre filìe.
Elisir per le vostre fobìe: così se ne stanno finalmente a casa loro, finalmente si respira.
Loro che stanno ancora lì potranno tirare il fiato: vivaddio scegliere.
Spicchi di possibilità: fuggire, restare, partire.
Risultato: gestione del rischio, riduzione della condizione precaria.
Ce n’è per tutti, pure per chi scalpita per avere ristoro dagli investimenti di capitale fatti a debito.
Voilà les jeux sont faits: controllo dei flussi migratori; diminuzione della pressione sulla domanda nel mercato delle merci e su quello del lavoro; gestione dei prezzi.
Ullallà, una cuccagna.
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 13 aprile 2021
CON LA PANDEMIA, I CONSUMATORI USA, ANCORA DI ULTIMA ISTANZA?
La crescita economica viene fatta con la spesa!
Le famiglie americane, nel farla, fanno oltre i 2/3 della crescita complessiva.
Mica solo quella in casa Usa. A metà degli anni '90 il segretario al Tesoro, Robert Rubin, accusava i partner commerciali di considerare gli americani ‘consumatori di ultima istanza’ del pianeta su cui far affidamento per vendere beni e servizi.
D’accordo ‘sta gente, con la spesa che fa, dovrà generare reddito pure per gli altri nel mondo ma…. Il reddito per farla l’hanno?
Oddio, se si dà retta a quelli della Fed di s. Louis mica tanto, anzi poco o niente; con un grafico mostrano come, dalla metà degli anni 30 del ‘900, il potere d’acquisto deficiti!
Questa deficienza aumenta il peso del debito delle famiglie e delle imprese statunitensi, esaurisce il capitale finanziario del paese, rende la crescita dei salari più difficile.
Beh, dopo ‘sto avanspettacolo verrebbe da dire: Bambole, non c’è una lira!
Mica vero, Bambole, i soldi ci stanno!
Essì, in questo mondo del paradosso le Fed non son tutte uguali. Qualche giorno fa il WSJ, sulla base dei dati della madre delle Federal Reserve, ha stimato: grazie anche ai guadagni di Wall Street, alla valorizzazione degli immobili e al sostegno fiscale ai redditi le famiglie americane non sono mai state così ricche.
Cavolo, il valore stimato raggiunge i 119.000 miliardi di dollari, quasi sei volte il Pil; il 6,8% in più di fine 2019 quando il virus non c’era. In pratica quasi 400 miliardi di dollari in più da destinare, almeno in parte, ai consumi.
Oh bella, sennò a cosa servono tutte queste politiche di reflazione messe in campo da “mamma Fed” per non far scendere i prezzi?
Il mercato immobiliare, per esempio, fornisce un buon esempio della monetizzazione dello stimolo fiscale nel ridurre costantemente i tassi sui mutui che, a loro volta, hanno causato un aumento del prezzo del patrimonio immobiliare esistente.
Per quanto riguarda poi le politiche monetarie, che hanno alterato il meccanismo di formazione di prezzi, per l’amordiddio lasciamo stare.
Ehi, le famiglie americane hanno fatto pure meno spesa con la pandemia.
Secondo le stime disponibili, il liquido in eccesso ammontava a circa 1.600 miliardi di dollari alle fine del 2020, e potrebbero crescere fino a 2.500 miliardi nel 2021.
Fiuuu, una barca di soldi da spendere per far guadagnare il mondo!
Basteranno? Oddio, potrebbero se non si dovessero pure investire epperchennò usarli per ridurre il debito; già, pure questo s’ha da dover fare per non tirare solo a campare.
Cavolo un bel dilemma: Consumare, risparmiare o ripagare i debiti?
Toh un’altra Fed, quella di NY, ha fatto i conti con i corni del dilemma; vien fuori che le famiglie hanno speso una quota del 29% entro giugno 2020, hanno allocato il resto, nel risparmio il 36% e nella riduzione del debito il restante 35%.
L’incastro perfetto: ce la si è fatta l’anno passato a fare quei 2/3 del Pil del mondo facendo quel 29% di spesa e quel 36% di risparmio, che serve alle Imprese per fare spesa per gli investimenti? E quel 35% rimasto in tasca ridurrà il debito per farci ritrarre dal baratro?
Jamie Dimon, Ceo di JPMorgan, nella lettera annuale agli azionisti sembra voler rispondere d’acchito: "Ho pochi dubbi che con i risparmi in eccesso, i risparmi derivati dalle nuove misure di stimolo, una maggiore spesa in deficit, un più alto Qe, un possibile nuovo disegno di legge sulle infrastrutture, una campagna vaccinale di successo e l'euforia per la fine della pandemia, l'economia statunitense possa registrare un boom. Tale boom potrebbe durare tranquillamente fino al 2023 poiché tutta questa spesa potrebbe essere estesa anche fino al 2023."
Alla lussureggiante risposta di Dimon mi preme far commento: Il suo conto non tiene conto del l’affrancamento dal bisogno dei Consumatori che li dis-obbliga a spendere; manco del dis-obbligo per le Imprese stante la capacità produttiva inutilizzata. Per il debito da rimettere faccia lei; nel mondo ne gira per 280.000 mld di $!
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 6 aprile 2021
GREEN GREEN, CHE BELLO!
Tutti green?
Mica tutti. Sembra che… più si sia ricchi, più si inquini. Lo scorso anno, una ricerca condotta dalle Nazioni Unite ha messo in evidenza che l’uno per cento più ricco del mondo rappresenta più del doppio delle emissioni di C02 del cinquanta per cento più povero.
Ma chi sono i super-ricchi che inquinano di più? Una risposta arriva da un’analisi recente, condotta da due antropologi dell’Indiana University, che ha passato in rassegna 2.095 miliardari elencati nella lista Forbes 2020.
Il rapporto, pubblicato su ‘The Conversation’, ha rivelato che “i miliardari lasciano impronte di carbonio che possono essere migliaia di volte superiori a quelle dell’americano medio”.
Nota bene, anzi molto bene: sono quelli che non spendono tutto quel che hanno! Notato?
Cavolo, quelli che hanno meno, allora, inquinano meno?
Fiuuuuu, roba grossa la questione ambientale.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo sa: "Questo è un governo che ha preso l'impegno di fare progetti nella transizione ecologica, nel digitale, nella lotta al cambiamento climatico. Un'altra sfida: attuare il vecchio che va bene e aprire il nuovo che va bene".
Nuovo che va bene, vediamo: quella transizione ecologica, appunto, che ha in mente Roberto Cingolani, responsabile del nuovo Ministero, quando dice: “La biocapacità del Pianeta si è esaurita tra luglio e agosto; viviamo un’era spaventosa di debito ambientale, non solo economico. Il percorso della transizione ecologica parte da un momento particolarmente complesso determinato dalla pandemia e dovrà essere capace di conciliare istanze diverse”.
Dunque, istanze diverse da conciliare: quelle di chi, con il malloppo intascato, paga il debito ambientale conrtatto con quelli che hanno poco ma… molto credito ambientale?
Massì, i capitali ci sono, le risorse pure; c’è anche l’indifferibilità dell’agire per una Terra che stenta a riprodurre risorse e a smaltire i rifiuti.
La materia prima sta in quel rifiuto che l’Iva e la Tari attribuiscono a quelli della spesa; al Capitale sta invece l’investire nella trasformazione/riciclo di quei residui in nuove merci; chiude il cerchio un consumo nuovo che genera quel residuo/risorsa.
Circolare, appunto e palla al centro!
Si riduce la filiera, meno costi, meno profitto da distribuire; prezzi più contenuti e guadagni dalla vendita della “nostra” materia, rifocillano il potere d’acquisto per tenere attivo un ciclo economico finalmente virtuoso.
Ehilà, si rende alfin conveniente fare una “domanda eco compatibile” per poter poi disporre di miglior residuo da portare al mercato e vendere e, alla fine di ogni ciclo, poi rivendere e ancora ri ri vendere: la responsabilità, insomma, incontra il tornaconto.
Ai governanti, intesi a salire sulla giostra, toccherà de-fiscalizzare i già seduti su questo carosello ch’è tanto bello; ci sarà da dover produrre, lavorare e guadagnare!
Mauro Artibani, l'economaio
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