Visualizzazione post con etichetta paese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paese. Mostra tutti i post

martedì 13 marzo 2018

RISERVISTI AL FRONTE DELLA GUERRA COMMERCIALE


"Quando un Paese tassa i nostri prodotti, per dire, del 50%, e noi tassiamo lo stesso prodotto che arriva nel nostro Paese dello 0%, non è giusto o intelligente. Daremo presto vita a TASSE RECIPROCHE, così faremo pagare lo stesso di quanto fanno pagare noi. 800 miliardi di deficit commerciale, non abbiamo scelta!". Su Twitter, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato a parlare di scambi commerciali, dopo l'indignazione globale per l'annuncio che Washington imporrà dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio.
Poco prima, con un altro tweet, Trump aveva commentato: "Quando un Paese perde molti miliardi di dollari negli scambi commerciali con praticamente tutti i Paesi con cui fa affari, le guerre commerciali sono buone e facili da vincere. Per esempio, quando siamo sotto di 100 miliardi con un certo Paese, non [dobbiamo] fare più scambi commerciali con quel Paese e ci guadagneremo molto. È facile!"
Facile? Cacchio!
Ci guadagneremo! Già, ma, chi ci guadagnerà?
L'Unione europea è pronta a prendere delle contromisure, "rapide, ferme e proporzionate" e comunque nell'ambito delle regole dell'Organizzazione mondiale del Commercio (Wto) per compensare il danno che potrebbero arrecare alla sua economia i dazi sull'acciaio (25%) e sull'alluminio (10%).
In secondo luogo, gli europei puntano a misure di salvaguardia nei confronti di eventuali, prevedibili "dirottamenti" verso l'Ue dei flussi di esportazioni di prodotti di acciaio e alluminio precedentemente destinati al mercato Usa, e bloccati dai nuovi dazi americani.
"Le misure Usa avranno un impatto negativo sulle relazioni transatlantiche e sui mercati globali. In più, faranno aumentare i costi e ridurranno le possibilità di scelta per le industrie che importano acciaio e alluminio", ha affermato ieri sera la commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem.
Non paga, sbotta: "alla radice dei problemi in questi due settori c'è la sovraccapacità causata dalla produzione delle economie non di mercato. Una questione che può essere risolta solo affrontandola alla fonte, lavorando con i paesi coinvolti".
Ci siamo, la sovraccapacità: ci sono produttori poco produttivi che non riescono a vendere quanto prodotto, altri che fanno dumping per smaltire il sovrapprodotto; altri ancora che, con l'aggravio dei dazi, riducono quella capacità competitiva che smaltisce la sovraccapacità.
Già, quella sovraccapacità che farà aumentare i costi, quindi i prezzi*. Mica solo dei prodotti "daziati" pure di tutte quelle merci fatte, giust'appunto, con acciaio ed alluminio!
Quei prezzi che ridurranno, il già smunto, potere d'acquisto. Bella no?
Beh, toccherà dirlo a quel tweettofilo di Trump perchè pure altri intendano. Con un tweet: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera tutti."
A buon intenditor, poche parole: giust'appunto un tweet!

*Dare un'occhiata a cosa, il solo odore dei dazi, abbia generato: Tra gennaio e febbraio c'è stato "aumento notevole dei prezzi dell'acciaio, cosa dovuta in parte a un declino della competizione straniera" in quattro dei dodici distretti della Fed. Lo si legge nel Beige Book della Federal Reserve, il rapporto sullo stato di salute dell'economia statunitense svolto nei 12 distretti della banca centrale e pubblicato ogni sei settimane.

Mauro Artibani, l'Economaio


mercoledì 29 giugno 2011

CHI TIENE IN PIEDI QUESTO PAESE?


“La riforma fiscale va fatta diminuendo il carico sui lavoratori e le imprese che tengono in piedi questo Paese».
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, insiste sulla necessità di «abbassare le tasse» e sulla possibilità di «spostare il peso sulle cose. Si può fare a parità complessiva di pressione, aumentando gradualmente l'Iva. I soldi incassati si usino per abbassare l'Irpef sui lavoratori e diminuire i costi del lavoro sull'Irap» per le imprese.
Un prelievo fiscale, insomma, che avvantaggi capitale e lavoro, svantaggi il consumare. Sorbole!
Ma se l’insufficienza del reddito che retribuisce il lavoro fa il paio con la sovraccapacità di offerta delle imprese nello zavorrare la crescita e, se l’unica funzione attiva nel meccanismo della crescita risulta quella di consumazione che genera i 2/3 del PIL, risulta lecito tassare questo esercizio?
Proprio lì, dove si consuma, c’è valore da estrarre per far si che si possa tornare poi ad investire, produrre, creare lavoro, distribuire reddito, proprio lì si insinua il fisco?
C’è chi sostiene: detassare Irap ed Irpef racimola competizione sui costi per le imprese, capacità di spesa per chi lavora quando acquista.
Non mi è dato sapere se e quanto, per questa via, possa aumentare la capacità delle imprese di stare sul mercato; per il lavoro dipendente, si dice in giro, che nel migliore dei casi riducendo l’Irpef, aumentando l’Iva si farà una operazione a somma zero.
C’è ancora una chicca: la capacità di consumare degli individui, è noto, risulta inversa alla capacità di spesa. Chi guadagna meno, insomma, spende percentualmente più di chi ha più. Aumentare l’Iva sugli acquisti tassa meno chi ha più; più chi ha meno. Per questa via si viola pertanto il precetto costituzionale che regola la progressività del prelievo fiscale in rapporto al reddito disponibile; si riduce ancor di più la capacità di spesa di chi ha meno: non è un bel sentire, ancor meno un bel fare!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org