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mercoledì 26 agosto 2020

I GIOVANI PATIRANNO IL FUTURO, L’ECONOMIA IL PRESENTE.

Il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, commentando l'intervento dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini, dice: "La politica dovrebbe cercare, con un po' di fantasia e professionalità, di identificare delle possibili iniziative che consentano di valorizzare la risorsa dei giovani che sono formati, sono tecnologici e hanno, dal punto di vista qualitativo, gli elementi per poter dare un importante contributo in questa fase, Ma ci devono essere le condizioni per poter cogliere questo contributo. Il mestiere della politica è proprio quello di darsi da fare per capire come valorizzare questa risorsa". Ehi, tra il dire di Draghi, la chiosa di Blangiardo e la Politica c’è il mare in mezzo; bisogna nuotare per non affogare. Provo, magari con un po’ di fantasia, a fare qualche bracciata. Dunque… i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo Mondo, hanno disposizione all'acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che da' spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani. Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano. Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrrrrr! Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo! Per loro oggi salari e stipendi insufficienti, domani pure le pensioni. Non possono fare quel che sprona la crescita. Mal utilizzati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, viene disperso il capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele. Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro nè sui redditi di quel lavoro. Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano. Capitani di ventura nelle Imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema. Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente. Nel 2017 l'incidenza della povertà nella fascia 18-34 sta al 10,4%, più del doppio rispetto al 2009; per i minorenni sta addirittura al 12,1%. Loro, senza reddito, smettono gli acquisti; non consumando spingono le imprese a ridurre la produzione, alterando la continuità del ciclo. Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione*, che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’out put. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti! *Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle Imprese. N. B. - non sembri vano ma… per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle Imprese, occorre acquistarla. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 7 luglio 2020

IL LAVORO DI RAFFA, NON DI RIFFA!

Il Lavoro, con l’articolo 1 della Costituzione, diviene l’istituto che fonda la Repubblica. La legge, 20 maggio 1970 n. 300, con "Lo Statuto dei lavoratori” ne fa un Diritto. Cinquanta anni dopo il Presidente Mattarella, con il garbo istituzionale che gli è proprio, ne rammemora il senso: "Dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell'Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile. La sfida dei cambiamenti va affrontata con coraggio e la partecipazione, con il lavoro, al bene comune. Un collante irrinunciabile per tenere unita la comunità e renderla più forte.” Mi vien voglia di dire… quando Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, in un intervento su 'Il Sole 24Ore' mi sopravanza: Il "reddito" e il "lavoro" a "milioni di italiani possono darlo solo le imprese e i mercati, gli investimenti e…". Con un colpo da maestro, insomma, mette il cappello su quanto scritto in Costituzione, sulla norma dello statuto e sul proferito dal Presidente. Ennò, Capitano mio capitano! Le Imprese non possono, quel lavoro e quel reddito, inventarlo; tutt’al più son trasferenti di quel che i Consumatori con la spesa hanno generato. Prima il reddito poi l’input per poter lavorare a ri-produrre. A meno che, spaventati dai lockdown e dalla recessione, gli europei ammassino risparmi nei depositi bancari rischiando di pregiudicare la ripresa post pandemia di Covid-19. Che stia accadendo, lo rileva il Financial Times sulla base dei dati della Bce e della Banca d'Inghilterra che già a marzo riportavano forti aumenti dei depositi nelle maggiori economie. In Italia i dati Bce riportano un aumento di 16,8 miliardi di euro a marzo sui depositi, anche qui a fronte di una media mensile di 3,4 miliardi. Giust’appunto cari confindustriali! Con questi chiari di luna siete ancora convinti di poter dare quel lavoro, pagare un reddito e, magari, pure investire quel che vi tocca? Bene, dopo il colpo al cerchio, tocca alla botte: Sociologi, Antropologi pur’anche Filosofi voi che del lavoro avete redatto la “mitologia” potreste trovare il modo di render merito proprio a chi, con quel che fa, lo genera e lo remunera e rende ancor spendibili le vostre prediche? Fino a riabilitare, magari, quell’esser prodighi e men che mai satolli dei Consumatori, non più vizio, magari convincendo la Politica a doverne rappresentarne la virtù! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 9 giugno 2020

COME L’ISTAT MISURA LA PENURIA

Quando ti alzi e sai di non esser più confinato in casa; quando insomma sembra fatta, arriva la stima preliminare dall'Istat: Ad aprile le persone in cerca di lavoro diminuiscono di 787.000 unità, con un calo in tutte le classi di età. Cavolo! Strizzi gli occhi per leggere meglio: Il tasso di disoccupazione scende al 6,3%. Accidenti! Eurostat segnala che, nello stesso mese, il tasso di disoccupazione della zona euro segna il 7,3%. Quando, ringalluzzito, pensi di averla sfangata continui a leggere l’Istat: Generalizzata anche la crescita del numero di inattivi +746mila unità, con un tasso che si attesta al 38,1%. Le persone in cerca di lavoro calano in misura consistente anche nell'arco dei dodici mesi (-41,9%, pari a 1 milione 112mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+11,1%, pari a +1 milione 462mila). Quando tiri la somma, t’accorgi che il tasso di disoccupazione, in soli due mesi, diminuisce di quasi tre punti percentuali; quello di inattività aumenta allo stesso modo e il tasso di occupazione va al 57,9%. Brrrrr, i dati l’Istat li dà; tu che lavori li leggi e… cavolo ‘sti poveracci. Macchè, poveracci, so’ inattivi ‘nfaranno gnente! Essì, nell’Economia dei Consumi, inattivo viene considerato quel soggetto che, nel ciclo economico, non lavora per produrre né ha i denari per consumare; un tizio insomma che, per quel che non fa, non concorre a fare la crescita, né a generare lavoro, ancor meno a remunerarlo. L’Istat, lo ha scovato ad aprile, nei mesi a venire verranno a mostrarsi ulteriori danni, con i poveracci che saranno ancor di più. Ps: Ehi… che non vi sia un “dagli all’untore” però: sono il risultato della penuria. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 26 maggio 2020

RIPRESA A “V” UN CORNO

La crescita economica viene generata dalla spesa aggregata; quella fatta dai consumatori corrisponde a 2/3. Il reddito disponibile delle famiglie italiane, nel 2013, torna ai livelli di 25 anni fa. L'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Tatatà, così si lascia il mondo “normale” della crescita zero, si entra in quello pandemizzato. Qui dentro, non sapendo affatto qual santo pregare, si divina sulla forma della ripresa: V, U, L…? Gli agnostici, meno interessati alla forma, guardano ad altro. Alla nuova allocazione della ricchezza per esempio che, in questi tre mesi si è di fatto realizzata. Toh, proprio in quell’Economia dei Consumi dove pur vige il detto: occorre esser prodighi per esser prosperi; prosperi, per esser prodighi! Pensionati, dipendenti pubblici e, seppur con qualche acciacco, cassaintegrati dispongono pressappoco dello stesso portafoglio; i detentori del capitale, i professionisti, gli esercenti e gli artigiani lo hanno visto svuotarsi. Se in questo mondo l’abbiente ha da esserci, per poter mostrare che ci sono, abbienti si sia! Bene, gli abbienti di prima oggi non hanno; i non abbienti invece hanno: magari poco più della mera sussistenza la maggior parte dei pensionati, per gli “statali” poco più di quel che avevano un decennio fa, per i cassaintegrati poi, beh… fate voi. Dunque, questi neo prodighi ce la faranno a generare quella prosperità che potrà consentire pure agli ex prosperi di poter tornare prodighi? Nell’attesa della crescita post Covid-19, tra V, U, L… meglio forse X: si, l’incognita! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 5 maggio 2020

SONO SENZA PAROLE. VOI?

L’economia post Covid-19 riuscirà a trovare sostegno adeguato nelle politiche monetarie e fiscali, all’uopo adottate in tutto il mondo? Si riuscirà, insomma, così facendo a sanare quel gap dell’out put che già sfiancava quella di prima? Diamo un’occhiata. La crescita dovrà continuare a farsi come prima con la spesa aggregata ma… con un potere d’acquisto che dovrebbe venir rifocillato proprio da queste politiche. Una moneta insomma, messa in tasca, che sia adeguata a ruolo di ciascuno degli aggregati. Una moneta che dovrebbe, ad esempio, sanare lo squilibrio fra quella già in tasca a chi ha il capitale e quella che hanno quelli che lavorano*; quella stessa che ha generato l’altrettanto poderoso squilibrio nella propensione al consumo, figlia degenere proprio di quella disparità nel potere d’acquisto. Una chicca ne tira un’altra: l’aggregato delle Imprese, a cui toccherà fare la spesa per investimenti e che vedrà, con la pandemia, aumentare ancor più la capacità produttiva inutilizzata, verrà convinto dall’efficacia di queste politiche a farla? E… un’altra ancora: tra il debito sovrano passato, quello futuro e la riduzione degli introiti conseguenti alle politiche fiscali in itinere, potrà l’aggregato Pantalone fare la spesa pubblica? Egregi del Mondo, cotante domande attendono adeguate risposte. Giacchè ci siete nel tempo che stringe, per non soffocare, ritenete giusto tentare pure di attenuare la stretta? Detto fatto: tra un po’ prima e il quattro maggio riapriranno i cancelli delle attività produttive. Pure quel settore auto che ha visto un invenduto, nel tempo della pandemia, dell’87% ? Potranno riaprire pure i petrolieri che rischiano di affogare nel greggio che non sanno più dove stoccare? Eppoi, suvvia, Marco Bentivogli dice che il 70% dei suoi metalmeccanici già lavora da tempo. Dunque, si continua a ritenere che, riaprendo la produzione, riparta il lavoro. Siamo alle solite: il lavoro le imprese lo danno, lo genera invece la spesa e lo remunera remunerando pure il capitale! Indipercuiposcia, il problema non sta tanto nel dover produrre, ad esser pignoli non sta nemmeno in quelle imprese di servizi, chiuse, che non hanno potuto vendere; sta invece in chi, immiserito in casa, non ha potuto acquistare! * Lo squilibrio fra la quota del valore aggiunto, generata dal capitale e quella generata dal lavoro, sta ai massimi storici. Questo divario, rispetto al resto dei paesi sviluppati, emerge già nel 2000 per poi ampliarsi a partire dal 2006 a favore del capitale e appare sempre più insostenibile in un momento nel quale la questione dei c.d. working poors è al centro del dibattito elettorale. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 14 aprile 2020

CONSUMATORI, VABBE’ MA…. PROFESSIONISTI!

Mettiamoci d’accordo una volta per tutte: chi può ragionevolmente credere che il meccanismo produttivo funzioni sulla scorta di un automatico succedersi di produzione-consumo? “Senza soldi non si canta messa”: occorre danaro affinchè mediante l’acquisto il Valore prodotto si trasmuti in Ricchezza. Già, il danaro! Se il reddito è insufficiente si dovrà utilizzare il risparmio. Se il risparmio non ce la fa più si deve utilizzare il debito. Se il debito cresce oltre la capacità di ripagarlo, viene allora a mancare il quibus: il meccanismo si inceppa. Il Valore prodotto resta Ricchezza inespressa, non è cosa da poco. Se manco al mio ruolo di acquirente, agli altri mancheranno profitti, stipendi, salari, stock-options; mancheranno pure gli introiti fiscali allo Stato; chi potrà acquistare il debito nazionale? Questo è quanto. I soliti bene informati, dati alla mano, affermano che il risparmio degli italiani – rispetto ai colleghi europei e americani – resta ancora elevato mentre il debito risulta entro limiti fisiologici. Insomma dobbiamo continuare a consumare. Abbiamo scorte a cui attingere; per la patologia del debito c’è ancora tempo. A conti fatti gli informati non hanno tutti i torti: noi non avremo scampo. Ma c’è un MA grosso come una casa a cui non potremo indefinitamente sottrarci con cui anzi, in questi tempi di vacche magre, potremo trovare trastullo e sprone. L’esperienza umana dell’acquisto-consumo che sembra esaurire il nostro compito mostra la corda. Si parte dall’affanno economico, poi l’inquinamento come risultato della consumazione; il ruolo acquisitivo della nostra azione, svolto tutto al singolare, impoverisce le relazioni umane; l’“adesso” della nostra azione ci imbraga in un eterno presente, vieppiù pandemizzato negando il futuro. Non è un bel vedere. La pratica dilettante del consumare non basta più: occorre uno scatto d’orgoglio, competenza e mestiere. Consumatori si, ma professionisti: non c’è altra strada. La insostituibilità del nostro ruolo lo suggerisce; la responsabilità della nostra azione lo impone: diamoci da fare. Dalla vita spesa a fare la spesa per produrre ricchezza, alla vita impiegata a scovare BENESSERE e distribuirlo. Il passo non è breve, non è facile ma risoluto: si può fare. Oltre moneta e merci, altro. Niente paura: ricchezza + sintonia con il mondo e le cose, condivisione con i senzienti. Questo fa virtuoso il nostro esercizio, autoritario il nostro dire. Se la nostra capacità di spesa non basta, siano altri a spendere. Acquistare le nostre risorse in OFFERTA, quelle che muovono la nostra azione, tanto appetite da lorsignori. Poi, costretti a marcare una pratica austera, produciamo DOMANDA di merci: potremo qualificare l’offerta e controllare i PREZZI. Questo, in soldoni, quanto fare per agire. Questa l’espressione compiuta del nostro lavoro. Già, il lavoro: una rinnovata dignità per il nostro esercizio, un compito edificante per il nostro fare, pure relazioni solidali tra gli astanti. Dulcis in fundo: recuperare il potere di acquisto smarrito nella pratica dilettante. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 7 aprile 2020

LA FORMULA PER IL DOPO VIRUS: PRODUTTIVITA’ NEL LAVORO DEI CONSUMATORI

Siam tutti a casa mogi mogi, buoni buoni, eppur al domani lacero dovremo pensare, magari con un promemoria per esser pronti a ripartire: I Produttori recalcitrano nel concedere aumenti salariali. Vincolano gli incrementi di reddito al miglioramento della produttività aziendale. Come dire: ottimizziamo i fattori della produzione, otterremo un aumento dei profitti, ne avrete un tornaconto. Sagaci! Prendiamo la palla al balzo, impariamo da loro: più produttività nel nostro lavoro di Consumatori così, magari, diventiamo pure Grandi. Aumentare la produttività della nostra azione per migliorare il rendimento dei Redditi residui: questa la formula. Se do disciplina ai miei istinti e, di questi tempi, resisto alla variabilità della moda: scarto meno abiti, ne acquisto meno. Se metto a regime la dieta alimentare non ingrasso, non devo smaltire quel grasso, miglioro lo stato della mia salute, spendo meno: 4 piccioni con una fava. Fiuuu, già si sentono in giro allarmati vociare: “Così si affossa il PIL!”. Quelli delle grida cacofoniche non perdono il vizio: “La crescita non cresce!”. Ci sono pure quelli un po’ naif: “Così si dà la stura alla crisi produttiva!” Qualcuno aggiunge pure: “Aumenta la disoccupazione!”. Esimi signori, proprio qui vi volevo: può una crescita economica trovare supporto nell’insipienza gestionale del nostro agire? Può la ricchezza trovare agio nella nostra incontinenza? Eh no signori, bisogna cambiare marcia! Da Consumatori a Operatori di Mercato il passo è obbligato: si deve! Dal vizio alla virtù si può. Produttività per produttività, la soluzione eccola qua. Qual è il Valore della nostra Fiducia in questo tempo di crisi sistemica? Ed il valore della nostra Attenzione per coloro che la usano copiosamente? Senza la disponibilità del nostro Tempo, viene meno il tempo del Consumare? Voilà questi i nostri crediti, questo il loro debito. Confezioniamo un pacchetto Offerta, tutt’ altro che opaco e mettiamolo sul mercato. Produttori e Venditori, Consumatori nuovi di zecca, faranno Domanda: nuova ricchezza verrà generata e…tutti felici e contenti. Buon pro ci faccia! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 11 febbraio 2020

FICCA IL NASO NELL’OLEZZO DEI FATTORI

Ficca il naso, se senti olezzo. Non ti tappare, indaga: Il rischio della povertà, in Europa, colpisce in misura rilevante anche chi ha un impiego lavorativo, con l’Italia nel numero dei Paesi più colpiti dal fenomeno. Secondo i dati pubblicati il 31 gennaio da Eurostat, un lavoratore europeo su dieci è a rischio povertà: un dato, cresciuto nell’ultimo decennio, dall’8,6% del 2008 al 9,5%. Rispetto alla media europea il rischio di cadere in povertà, pur avendo un lavoro, in Italia è aumentato tre volte di più rispetto alla media europea: l’incremento è stato di 3,3 punti percentuali. Il Bel Paese risulta, quindi, il quarto Paese più colpito da questo fenomeno con il 12,2% dei lavoratori a rischio. Rischio povertà più elevato per lavoratori part-time Se si restringe l’osservazione alle tipologie contrattuali, nota Eurostat, il rischio di povertà tende a raddoppiare nel caso dei lavori a tempo parziale: nella media europea tale rischio passa dal 7,8% dei lavoratori a tempo pieno al 15,7%. Il discorso peggiora ulteriormente nel caso dei lavori a tempo determinato: rispetto ai contratti stabili il rischio di povertà risulta del 16,2% contro il 6,1%. Dunque, al solito, si può adire al destino cinico e baro; si può pure considerare immorale la faccenda ma.. senza riuscire a spostare di una virgola la questione. Vabbè, puoi provare a metterci una pezza con il debito. Condizioni di offerta estremamente appetibili, tassi di interesse ai minimi spingono verso l’alto le richieste di finanziamento da parte delle famiglie italiane: nel 2019, secondo ultimo aggiornamento del Barometro del Credito alle Famiglie, viene fuori una crescita del +6,7% rispetto al 2018; l’incremento è stato del +4,7% relativamente alla componente dei prestiti personali e del +8,5% per i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi. Cavolo, la pezza non basta al poco lavoro e mal pagato se, nell’ultimo anno, il 32,5% degli italiani ha rinunciato ad effettuare controlli medici e di prevenzione e il 27,3% ha tagliato sulle spese dentistiche. Tra le rinunce nell’ultimo anno, al primo posto l’acquisto di una nuova auto (51,4%), il 44,2% invece ha rimandato lavori di ristrutturazione nella propria abitazione; il 38,2% ha rinunciato a sostituire arredi di casa ed elettrodomestici logorati, il 28,5% ha fatto a meno delle riparazioni del proprio autoveicolo e il 34,5% delle spese per un/una badante. L'Istat, che ha orecchie tese e sguardo aguzzo, ha indicato -0,3% t/t il PIL del quarto trimestre 2019; il calo congiunturale più marcato dal lontano 2013. Fiuuu, stagnazione! Si, cos’altro sennò, quel vacillìo se i Medici non medicano, le auto dal concessionario arrugginiscono, l’abitazione si degrada, la lavatrice non lava e l’automobile non ce la fa ad andare così come lo sbadato Nonno? Dunque mettendo in ordine i fatti, anzi i misfatti, vien fuori il fattaccio: lo sconquasso della produttività totale dei fattori. Beh fattorini, più che fattori, fin quando faranno resistenza a far entrare nell’esclusivo club di quella produttività: il fattore Consumo. Essì daje! La crescita si fa con la spesa, non con il fare d’impresa, il lavoro e la produzione; a spesa fatta i produttori dovranno ri-produrre, chi non lavora lavorare, gli altri ri-lavorare. Verrà generata ricchezza da allocare. Già, nel ri-allocarla chi vorrà correre il rischio di veder i Consumatori, ri-vacillare? Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 26 novembre 2019

IL LAVORO DI PRIMA E QUELLO DI POI

Il lavoro, nell'economia della produzione, produceva beni e servizi; merci insomma per dar ristoro ai bisogni. Chi lavorava, per il tempo e la perizia impiegati, riceveva un reddito che veniva speso per dare ristoro.... toh...ai bisogni. Tanti i bisogni, tante le merci da produrre per soddisfarli. Questo mirabile equilibrio mostrava il merito che verrà premiato da un reddito adeguato alla bisogna; meriterà la settimana corta per prender fiato, ferie per sgranchirsi, assistenza pubblica in caso di malattia, il gruzzolo del Tfr per rifocillarsi, la pensione infine per il meritato riposo. Si fecero carico del tutto una Filosofia economica che aveva fatto, di quel "travaglio", elegia. Una parte della politica e quella sindacale ne rappresentarono le istanze mentre, non scorto, con la produttività dell'esercizio reso rigenerava se stesso. Bene, nell'economia dei consumi, sregolata dall'impiego di regole scadute, ci si attarda ancora a riconoscere se si sia prodotto troppo o si sia affrancati dal bisogno. Nel frattempo il lavoro, correo con il Capitale dello squilibrio, da solo ne paga il prezzo, con un reddito insufficiente per fare la spesa. Sia come sia, un lavoro di tal fatta, privato di una taglia contrattuale da far valere, diventa incapace di riprodursi. L'efficacia delle Teorie che lo hanno sostenuto vacillano; la Politica rincorre inefficaci slogan, il Sindacato vivacchia. Così è se vi pare. Prima era funzione della produzione, oggi diventa dipendente dal consumo; solo così può ritrovare la sua riproduzione, il suo remunero. Essì, se nel prima, il reddito da lavoro spesava la spesa e l'esercizio di consumazione trovava il compenso nel ristoro del bisogno, il rapporto produzione/consumo stava in equilibrio. Nel poi, per riffe o per raffe, reso d'obbligo quell'esercizio di consumazione, ch'eppur collide proprio con l'affrancamento dal bisogno, deve trovare un più idoneo compenso per potersi riprodurre e far ri-produrre. Un reddito di scopo insomma, che pareggi il conto di quello insufficiente generato dal lavoro; pagato per l'obbligo dell'esercizio, per l'impiego di risorse scarse e per il vantaggio che ricava il ciclo produttivo con l'azione della "tiritera*". Okkei, signori dal fiato sul collo? Bene, se il prezzo è quello giusto, si vada oltre. *La spesa trasforma la merce in ricchezza, la sua consumazione da spinta alla ri-produzione, genera lavoro e lo remunera; tiene attivo il ciclo produttivo, da sostanza alla crescita economica. Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

mercoledì 31 luglio 2019

IL LAVORO PARTITA DI GIRO

Così le trovo, così le riporto: « Mio figlio dopo la laurea in ingegneria navale, in Italia ha avuto 4 offerte a 500 euro ed è andato a Brema dove lo pagano 3mila euro al mese». «Un mio giovane parente, laureato al Politecnico di Milano in ingegneria industriale e specializzatosi al Delft in Olanda, ha contattato varie aziende italiane. Una di queste gli ha offerto l’assunzione con uno stipendio di 1.250 euro. Il ragazzo ha rifiutato e due mesi dopo è stato assunto da una grande azienda del nord Europa con uno stipendio iniziale di 3.350 euro». «Ho 42 anni, parlo 4 lingue ed ho esperienza manageriale internazionale e chiedevo un basic salary netto di 3.000 euro al mese piu commission. Com’è che continuo a ricevere offerte da Londra, Dublino, Amsterdam, Berlino, Hong Kong e dall'Italia quasi nulla?» Dunque il lavoro, dall'Impresa, viene considerato un costo. Da ridurre, costi quel che costi; ne va della produttività e della competitività necessarie per stare sul mercato. Lo si riduce mediante l'automazione dei processi, la trasformazione digitale, con produzioni capital intensive, finanche facendo pagare dazio a quel lavoro, reo di aver sovrapprodotto quelle merci invendute. Si ottiene, per quelli dell'alta propensione al consumo, non lavoro e/o lavoro sottopagato. Per riffe o per raffe l'impresa, nel trasferire la ricchezza generata dalla crescita economica, mette in conto al lavoro quel costo, pagato con un insufficiente potere d'acquisto. Un momento: pure il lavoro di consumazione, non svolto per quest'insufficienza, finisce con l'avere un costo che deve essere sostenuto da chi trae vantaggio dall'esercizio invece svolto; magari da pagarsi con quanto risparmiato dai trasferenti nel trasferimento. Suvvia, pressappoco una partita di giro oppure... beh, l'innesco del paradosso della parsimonia! Prosit. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 2 luglio 2019

GIGGINO, SO' TUTTO!

"Sono pronto a fare la legge di bilancio, anche in deficit, se crea centinaia di migliaia di posti di lavoro". Lo ha detto il Premier politico dei 5 stelle, il vicepremier della presidenza del consiglio, il Ministro del Lavoro, il Ministro dello Sviluppo economico; si, ex Steward dello stadio San Paolo, Luigi di Maio. A Taranto, al tavolo istituzionale permanente sull'ex Ilva, ha sottolineato come si debba intervenire sul cuneo fiscale. "Se togliamo un po' di tasse dagli stipendi, a lavoratori e imprese, si generano posti di lavoro". Orbene "se crea", dice il Nostro, si insomma sennò ciccia? Quel tagliare 'npo' di tasse poi sarebbe il modo per ridurre la spesa pubblica e far trovare alle Imprese quelle risorse per fare spesa in conto capitale? Proprio quella spesa che non vogliono fare, perchè quello che arriverà in più nelle tasche di chi lavora sarà del tutto insufficiente a recuperare il reddito perduto, con la crisi, per fare la spesa? Sicuro, sicuro? Essipperchè, mi risulta come la crescita si faccia con la spesa aggregata, non con la produzione nè con il lavoro. Essì, così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Conciossiachè, tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti. Tutti, nessuno escluso! Quando gli aggregati - spesa per investimenti, spesa pubblica, spesa privata - non possono/vogliono farla, la spesa si disgrega e finisce tutto in vacca. Si, insieme al disperante deficit che diventa debito! Prosit. Mauro artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

mercoledì 5 giugno 2019

STANNO PROVANDO A FARE AUTO ANTIRUGGINE?

Dopo la notizia, Fca in Borsa fa + 7,98; Renault + 12,09". Urrà, gli investitori ci credono e comprano. Cosa? Beh, comprano quel che ha detto John Elkann: "Con Renault creeremo il terzo più grande produttore di automobili al mondo. E con i partner giapponesi, Nissan e Mitsubishi, il più grande. In base all'esperienza avuta siamo molto incoraggiati da quello che si potrà fare insieme, è la ragione della nostra proposta". L'auspicio di Elkann è che si ripetano "gli ultimi 10 anni che abbiamo vissuto, che hanno fatto di Fca uno dei più grandi operatori auto al mondo". Il numero uno del gruppo ha ricordato che "l'automobile è in fortissimo mutamento, gli anni che abbiamo davanti sono anni con tantissimi sfide e noi queste sfide le prendiamo perché siamo convinti che ci sono tante opportunità". Già fortissimo mutamento nei sistemi di automazione dei processi, nei modi di guida autonoma, nei sistemi di alimentazione. Dunque fare gruppo per fare massa critica, economie di scala anche migliorare la produttività e la competitività va benissimo. Bene, bravi 7+; non 8 però. Essì, meno bene se il settore auto, nel mondo, deve fare i conti con una sovraccapacità superiore al 30%. Lo disse, prima di lasciare questo mondo, il compianto Sergio Marchionne. Con modestia lo confermo se il reddito, erogato a chi lavora, risulta insufficiente ad acquistare quanto quello stesso lavoro abbia prodotto. Orbene, ce la farà l'affare che si sta mettendo in piedi ad aumentare quella produttività, tanto quanto occorre, per sanare in busta paga l'ampio gap del potere acquistare quel sovrappiù? Se così non dovesse essere, le auto invendute non genereranno ricchezza; ruggine si, che nessuna mirabil vernice riuscirà a coprire. Esimi investitor di Borsa, occhio alla penna! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 28 maggio 2019

QUEL MINISTRO NON PERDE NE' IL PELO NE' IL VIZIO!

Quando, all'oggi, siamo al "Bambole non c'è una lira" si vuol dire che siamo alla frutta. Forse manco a quella, costa! Bene, allora tocca fare il gioco delle tre carte: In Italia sarebbe meglio avere una ricomposizione del prelievo fiscale accentuandolo di più sulle imposte indirette, come l'Iva, per alleggerire le imposte dirette. Lo riridice il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, dopo averlo già detto e ridetto, precisando che queste sono sue opinioni da economista: "è una mia posizione scientifica, una opinione sulla composizione del prelievo fiscale, per cui è meglio avere più imposte indirette, come l'Iva, e meno dirette come l'Irpef". "Ma questo - ha poi precisato durante la trasmissione Agorà su Rai 3 - non ha niente a che vedere con l'ammontare delle tasse". Giust'appunto le tre carte, forse due: le tasse non possono essere diminuite, visto l'ammontare del debito che grava sulle spalle del Bel Paese; possono però essere scambiate, purchè a saldo invariato. Bene diamo un'occhiata: se le riduci al lavoro, tagliando l'Irpef le aumenti alla spesa, aumentando l'Iva = stesse entrate. Fin qui, pressappoco, una partita di giro; non cambia l'entità del prelievo nè l'ammontare del potere d'acquisto. Gira che ti rigira, si torna sempre allo stesso zeppo: + reddito in tasca a chi lavora + capacità di spesa + crescita! Carissimo Prof Ministro non possono essere i marchingegni contabili il modo per riaggiustare una crescita che ristagna. Il basso prezzo del lavoro sta in quella sovraccapacità dell'impresa che lo taglia per tentare di recuperere margini di profitto e in un pessimo meccanismo di trasferimento della ricchezza - generata dalla spesa - che fa tenere in tasca, ai veri rei del sovrapprodurre, proprio quei margini. Sta tutta qua pure pure la tanto esecrata diseguaglianza. Ministro, non s'ha da fare le nozze con i fichi secchi; per farle felici s'ha da cambiare registro: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti. Tutti, tutti!" Ben oltre l'Irpef/Iva! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 7 maggio 2019

FESTA DEL LAVORO CHE NON CE', ANZI C'E'!

Maggio, per i credenti il mese mariano; per i creduloni del "lavoro per guadagnare", pure. Mirabili Hdemici, sento un rumor di fondo; una risposta si deve a quelli che.... nicchiano. Bene, ammesso ma non concesso che ci si debba arrendere ad un passato dove si è stabilito che il denaro - per far la spesa - dovesse provenire dal reddito pagato per il lavoro svolto; considerato che la faccenda risulta incastrata tra l'automazione dei processi produttivi, 3D/5G/4.0..., le migrazioni inarrestabili dal sud al nord del mondo e il Clup che detta la legge: quanto lavoro c'è, quanto vale e, ancor più, quanta spesa ci si fa? Beh, proviamo a sbirciare: La Spesa Pubblica per gli investimenti, serve per migliorare la produttività di sistema del paese, vieppiù spesa a termine, come il lavoro che impiega e il reddito che paga. Se invece la si vuole sine die, facendo buche e ricoprendole, non resta niente di produttivo. Far di meno in più? Nell'economia di mercato la riduzione dell’orario di lavoro, a parità di retribuzione, deve trovare sostegno nei recuperi di produttività d'impresa, altrimenti annaspa la capacità competitiva di quella stessa Impresa che già annaspa nella capacità produttiva inutilizzata. A meno che i teorici della "work-sharing" non dicano la loro, ignari di come funzioni il nuovo universo produttivo. Non li reggo, la dicono: "per un determinato livello di produzione, ridurre il numero di ore per lavoratore, anche a salario invariato, permette di aumentare il numero di persone che lavorano". Beh, seppur di soppiatto quel vecchio slogan, “lavorare meno, lavorare tutti”, continuerà a restare indifferente al quanto poi quei tutti avranno da spendere mentre, quegli stessi teorici, potranno continuare a dirlo alla luna. Dunque? Un momento! C'è il passato e il nuovo, così come lavoro e lavoro. Quello nella produzione paga il prezzo dell'utilità marginale decrescente, quello svolto nell'esercizio di consumazione dove l'utilità marginale cresce, oh oh se cresce, deve far prezzo. Pagato spende, spendendo smaltisce; smaltimento che crea lavoro. Con la ricchezza generata lo remunera! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 9 aprile 2019

OLTRE IL VECCHIO, IL NUOVO, L'AZIONE DI CLASSE!

Fiuuuuu! L'Aula del Senato ha approvato a larghissima maggioranza la riforma dell'istituto della class action. Il disegno di legge, composto di sette articoli, riforma l'attuale disciplina trasferendola dal Codice del consumo al Codice di procedura civile. In questo modo lo strumento avrà un'applicazione e una portata più ampia. In particolare, con il provvedimento si introduce nel Codice di procedura civile un nuovo titolo VIII-bis 'Dei procedimenti collettivi', composto da 15 nuovi articoli. Si amplia l'ambito d'applicazione soggettivo e oggettivo dell'azione di classe: l'azione sarà sempre esperibile da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie in relazione alla lesione di 'diritti individuali omogenei'. Cavolo! Da soggetti deboli da tutelare a Gente che, per far valere i propri diritti, fa valere l'Azione di Classe. Si di classe, avete capito bene. Classe, non ceto, ancor meno soggetto singolo, ancor più soggetto collettivo. Se questa Gente, con quel che fa, fa la crescita e nel farla ne fa i 2/3, consentire per legge che all'occorrenza possano farsi Classe per reclamare il dovuto se il dovuto risulta insufficiente, beh, 'sti politici hanno fatto quel che andava fatto. Niente di più, niente di meno! Giust'appunto, proprio quel dovuto che manca per fare il dovuto. Dovuto, trasferito dalle imprese al capitale ed al lavoro ma che non fa i cesari tutti uguali per capacità di spesa Ehi, della Classe, vogliamo farla roboante? Facciamola! Prendiamo di petto le diseguaglianze, quelle che pur restano intatte dopo giaculatorie etiche. Orbene la crescita si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Per farla al massimo, tutto quel che viene prodotto deve poter essere acquistato. Se ho in tasca meno di quel che serve per fare la spesa che mi tocca, sono un renitente alla leva della crescita. Attenzione, dentro 'sta Classe ci stanno pure altri renitenti; quelli che hanno in tasca più di quel spendono per contribuire alla crescita. Dunque, renitenza per renitenza, credo possa ritenersi legittimo avanzare pretese risarcitorie, nei confronti dei responsabili*, in relazione alla lesione di diritti individuali omogenei dei "povericristi". Orsù, sottoClasse di scalcinati, diamoci da fare! * Responsabili, sono da intendersi i mal traferenti ricchezza, i troppo intascanti e poco spendenti o.... quelli che hanno la stessa tasca nella sovraClasse? Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 2 aprile 2019

NELLA STAGNAZIONE, GLI IMPANTANATI, GIOCHINO!

Uffa! Un buco sempre più grande quello del debito pubblico che in un anno, da gennaio 2018 a gennaio 2019, è cresciuto di 71 miliardi di euro, un ritmo impressionante pari a circa 6 miliardi al mese, in crescita del 3,10 per cento. Il calcolo è quello elaborato da Unimpresa sulla base dei dati di Bankitalia. Pantalone, insomma, non cela fa a sottrarsi al debito; con la stagnazione che si scorge, poi: brrrrrr! Orbene, in mezzo al pantano chi, tra i Consumatori, crede di potersi sottrarre al gioco al massacro, lo faccia. Gli impantanati, nell'attesa, giochino. Belleppronto un gioco sapiente, magnifico ancorchè munifico per entrare dentro il meccanismo produttivo che ha generato questa stagnazione. L’intento: riparare il guasto. Si inizia passando in rassegna i punti critici che mostrano lo stress del sistema. Un tour dentro gironi infernali. Si inizia dal mercato del lavoro superaffollato che riduce i redditi. Si passa poi a quell'eccesso di capacità produttiva che riduce i margini di profitto delle aziende e le risorse disponibili per i redditi. Si da' un'occhiata alla riduzione del ciclo di vita dei prodotti che moltiplicano l’offerta; pure qui i redditi diventano insufficienti. C'è poi la moltiplicazione dell’offerta e quella degli offerenti che mitiga i prezzi, contrae gli utili delle aziende quindi i redditi da lavoro. Si scorge pure come l’aumento della disoccupazione riduca il reddito complessivo disponibile. Prima di uscire a riveder le stelle non ci si può sottarre al rapporto della BRI: certifica le disparità tra profitti e redditi. Queste le condizioni di stress per i redditi che hanno generato la crisi e che dalla crisi verranno aggravate. Superato tra grida, improperi e qualche bestemmia il guado di quel mercato, brilla con forza la debolezza della Gente che lavora. Ci si scorge tristi, avviliti, immiseriti, pronti a gettare la spugna. Poi d’un tratto un bottone. Schiacciato, illumina una scritta multicolore che rischiara ed infonde vigore: TUTTI CONSUMATORI. Una tecnica di anamnesi insomma, messa lì a bella posta. Sottratti d’imperio all’imperio dell’happy hour, alè di corsa per rinverdire la memoria, scorgendo al fine le nostre Risorse. Esposti a caratteri cubitali i nostri punti di forza, si debbono attraversare: si passa per l'affrancamento dal bisogno che sottrae l'acquirente al consumo di necessità si prende atto come il lavoro di consumazione disponga, confezioni, garantisca la crescita economica ed ancora, come i 2/3 del PIL ratifichino il contributo dei Consumatori alla generazione della ricchezza. Un grido ci accompagna all'uscita: Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Usciti fuori zuppi di orgoglio, rigenerati dal transito nelle ragioni economiche del nostro Fare, avvinti da rinnovato vigore: quel drink, un obbligo. Siamo prossimi all'apoteosi. Prima, l'ultima prova: la "sintesi degli opposti". Trovare la migliore combinazione acciocchè la nostra debolezza reddituale, combinata con la forza del nostro ruolo, trovi soluzione per il nostro vantaggio. Esercizio non facile, non impossibile. Ci si lambicca, si improvvisa, si recalcitra; qualcuno scuote la testa; tutti ce la mettono tutta, avvinti da un fervore costituente. Eccola l'apoteosi, la ratifica della costituzione di una lobby: “la lobby più forte di tutte le altre”. La lobby di tutti, quella dei Consumatori dove si mostrano i muscoli, si impostano nuovi equilibri, si vince al gioco del reddito per uscire dall'economia della crisi. Il premio? Il Reddito di scopo che compensi l'insufficenza del reddito da lavoro e così tornare a recitare da protagonisti e senza affanni il nostro ruolo. Essì, conviene, a tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 12 marzo 2019

PER IL NEO SEGRETARIO UNA NEO LINGUA

Buon giorno neo Segretario, Il PD c'è? Bene, primarie fatte, si deve fare il fin qui non fatto. Essipperchè sembra si continui a recitare il già detto, ridetto e stradetto. Ecco appunto quello stradetto zavorra il dire, ancor più il pensare. Questo, per esempio: Sull'economia dell'Europa sussistono alcuni determinati problemi, tra cui la disoccupazione giovanile e il reddito delle famiglie. La Commissione europea lo dice e lancia l'avvertimento nel suo rapporto di valutazione annuale della situazione economica e sociale negli Stati membri. "I livelli di produttività rimangono modesti, l'invecchiamento della popolazione si accentua e i rapidi mutamenti tecnologici hanno un'incidenza considerevole sui mercati del lavoro - si legge nel rapporto di Bruxelles - In alcuni Stati membri il reddito reale delle famiglie è ancora inferiore ai livelli pre-crisi. Pur essendo stata notevolmente ridotta, la disoccupazione giovanile rimane a livelli inaccettabilmente elevati in certi Stati membri". Da qui l'invito della Commissione UE a fare di più: "Vista la maggiore incertezza che caratterizza il contesto mondiale, gli Stati membri dell'UE devono assolutamente intensificare l'azione per aumentare la produttività, migliorare la resilienza delle economie nazionali e garantire che la crescita economica produca effetti positivi per tutti i cittadini". Giust'appunto. Piddì questo dire non vi pare di averlo da tempo già ascoltato e, ancor più, cosa vi induce a pensare di nuovo questo vecchio dire? Si, la disoccupazione giovanile, il reddito delle famiglie, la bassa produttività..... insomma, i soliti dolenti refrain di quelli che frignano! Bene, per non restare a pettinar bambole, rimando l'attenzione all’intuizione di Wittgenstein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Dunque se il tuo mondo è sempre lo stesso, come il tuo linguaggio, non riesci a scorgere come la grande favola della produttività d'impresa, invocata dai tutti i policy maker, confligga con quella di sistema che non esclude, include. Si, di una produttività che include c'è bisogno e, se me lo consente, gliela propongo con una neo lingua, alfin di poter generare un nuovo pensiero ed un nuovissimo orizzonte di senso: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti", Si, tutti, pure quei giovani e quelle famiglie. Sta qui il bandolo della produtività di sistema che l'ortodossia economicista non sembra intravvedere. nè uno stantio linguaggio lascia intendere. Beh, intanto buon lavoro Zingaretti. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 19 febbraio 2019

OFFRIAMO L'ACQUISTO A PREZZI MODICI

Quattro fatti ed un interpretazione. Quando l’OFFERTA di prodotto ha sopravanzato la DOMANDA siamo entrati trionfanti nell’economia dei Consumi. Quando, affrancati dal bisogno, viene sollecitata l’insaziabilità del desiderio, per costruire attese di acquisto, quell’economia si fa Società. Quando il benessere viene acquisito dai più, la SocioEconomia dei Consumi trionfa. Quando saltano remore, valori, etica, morale finisce il “proibizionismo”; sacrificio necessario per non porre ostacoli ad uno sviluppo indefinito. Voilà la vita spesa a fare la spesa. Un crescendo rossiniano per una musica da organetto. Questo ci tocca fare per mantenere il nostro tenore di vita. Quanto ci costano questi vocalizzi da operetta? Redditi insufficienti, sovraindebitamento, monnezza che ci soffoca, relazioni umane sacrificate alle liturgie acquisitive. Non è un bel vedere. C’è stato affibbiato un compito: offrire garanzia di consumazione del prodotto, costi quel che costi. Per i costi sociali delle allucinate solitudini ci pensa la letteratura sociologica; i costi ambientali li fa l’ecoeconomo. Facciamo almeno quelli delle nostre tasche. I consumatori Usa, con 2.560 mld di $ impiegati per il Credito al Consumo, mostrano la loro solerzia e con un oceano di fallimenti individuali la loro abnegazione. Se tanto ci da’ tanto: quale futuro per il nostro futuro? Lo 0,7% del Pil Usa, generato dal business del credito, non lenisce le nostre pene; le alchimie finanziarie a supporto del debito, che scoppiano come bolle di sapone, neppure: buio in fondo al tunnel. Dobbiamo rimboccarci le maniche epperchennò mettere a profitto il Valore delle nostre azioni. Tutte. La garanzia di consumazione del prodotto, la nostra FIDUCIA, l’impiego del nostro tempo, l’attenzione, il denaro pure la prodigalità: insomma la pratica quotidiana dell’Azione. Questo il nostro contributo: un vero e proprio LAVORO. Se retribuito potrà dare sprone alla baracca. Se solidale dare ristoro a quelle solitudini. Rassettare l’ambiente per non lavorare “immondezzati” diventa un obbligo. E poi, giova farne tesoro, un ambiente consumato non possiamo consumarlo.   P.S. Vista la congiuntura sfavorevole delle nostre finanze offriamo l'acquisto a prezzi modici.   Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 29 gennaio 2019

IL LAVORO, LA POLITICA E.... QUELL'ART. 1

La globalizzazione del sistema economico ha reso smisurata la domanda di lavoro; l'automazione dei processi produttivi ne ha ridotto l'offerta. Il lavoro che resta risulta precario; le vostre imprese, per ridurre i costi della capacità inutilizzata, lo sottoremunerano. La Politica, nel non saper che pesci pigliare, si lambicca tra leggi, codicilli e sussidi. Ieri, anzi l'altro ieri, i politici costituenti, all'articolo 1 della Costituzione repubblicana recitavano: "L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.” Ancor oggi il diritto al lavoro viene riconosciuto a tutti i cittadini italiani. L'art. 4 disponeva venissero promosse tutte quelle condizioni che rendano effettivo tale diritto. Orbene, stante l'inefficacia delle politiche d'oggi, se il lavoro non v'è anche il dettato costituzionale risulta evaso. A fronte di tale evidenza si può continuare a far finta di niente, far fuffa oppure..... Si, oppure. Si debbono ficcare dentro il mercato del lavoro tutti quelli che, condotti dalla tiritera della spesa*, esercitano il lavoro di consumazione. C'è di più, molto di più: il poter far quella spesa, genera altro lavoro e lo remunera! Per una Politica ri-costituente, un riconoscimento che fornisce l'occasione di veder agito proprio quel diritto, attuato l'articolo. Ci risiano, d'accordo il lavoro non vi sarà per tutti, ancor meno si crea con una norma.... se però, nell’Economia della Produzione si lavorava per guadagnare, nell'Economia dei Consumi, si deve aver guadagnato per poter esercitare il lavoro di consumazione: tant'è! Beh, se tanto può dar tanto, la Politica può/deve attrezzare l'ambiente normativo per un'economia resistente alle congiunture che la scrollano e poter dare finalmente a Cesare quel ch'è di Cesare. Essì, tutta quella crescita fatta con la spesa non di bisogno, non dev'esser fatta a debito, deve invece generare credito! Prima che prendiate a scalmanare, vi taccio con una proposta di legge all'uopo ordita per poter disporre di un mercato efficiente che sappia fare al meglio il prezzo: Il prezzo della Domanda! * La spesa attribuisce valore alle merci, acquistate si trasformano in ricchezza; consumate si dispone la ri-produzione, viene tenuto attivo il ciclo, si da sostanza alla crescita economica. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 18 dicembre 2018

I SOVRANISTI PSICHICI ASSOLDANO CIALTRONI

Cavolo, un'Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita e vecchia. Essì, per tutto questo, il 52° Rapporto Censis parla di "sovranismo psichico" e delinea il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova; sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. "Il processo strutturale, chiave dell'attuale, è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive". Beh, se andiamo oltre la versione sociologica dei fatti, si scorge gente sempre più in brache di tela che se la prende con chi avrebbe dovuto rivestirli a festa. Ci risiamo. Non sapendo come ci si vesta a festa e usando la democrazia rappresentativa, questa gente aveva delegato i competenti per meglio rappresentare i propri interessi. Di fronte ai competenti stavano cinque questioni da affrontare: l'immigrazione, la crisi economica, la sicurezza, il lavoro, i giovani. Quando, a questioni irrisolte, i competenti si mostrano incompetenti quei disgregati/ impauriti/incattiviti/impoveriti e ancor più vecchi si incazzano e revocano le deleghe. Si, se tanto ha dato loro tanto, votano per se stessi. Si, quei due vice premier siamo noi. L'incompetenza al potere insomma che, facendo marketing politico, proclama la "fine della povertà" e, con collaudate movenze elettorali, la cosparge di fuffa. Non paghi fanno passare in video, fin oggi almeno, quattro cialtroni in questioni economiche affinchè la fuffa monti. Colpa di questi sventurati? Macchè! Loro dicono quel che sanno in vece di quei competenti/incompetenti dell'economia, rei di aver interpretato con un attempato paradigma le cause del casino: Lui, nella patria del Cepu, dice di insegnare alla già Link Campus University of Malta, ma non v'è traccia; però in romanesco vomita a memoria dati e poco altro. Lei, tanto donna quanto immobile, come i neuroni della sua bella testolina. Un'altra, che se la guardi ti accusano di circonvenzione d'incapace, alla quale hanno addirittura pubblicato un libro. In ultimo, per non farci mancar niente, un vice ministro, pare senza deleghe, che nega come la crescita venga generata dalla spesa. Fiuuu... glielo dite voi come, questa stessa, generi pure lavoro e lo remuneri? Beh, a questi tizi non voglio tirargliela ma credo, con ragionevole approssimazione, che quegli incattiviti, alla fine della fiera, lo saranno ancor di più. Temo pure che, quando pure l'incompetenza verrà defenestrata, possano rientrare dalla stessa finestra proprio i competenti di prima: gulp! Essipperchè, avendo revocato la delega ai competenti, gli incompetenti dovranno trovare soluzione proprio a quelle complicate questioni che avevano delegato. Sapranno i nostri far oggi quel che altri avevano delegato a farlo ieri? Beh, nel frattempo, W il Parroco. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA