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martedì 18 luglio 2017

IN UN MONDO DI FAKE NEWS TUTTI FACT CHECKER, PUR IO

Gli italiani, da sempre: «Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori».
Fin ieri di Commissari tecnici.
Oggi, in un mondo di fake news, tutti fact checker. Da italico nato, pur io.
La notizia da "facttare" è questa: La riduzione dei lavoratori delle banche andrà avanti e dovrà essere accompagnata da un taglio delle remunerazioni "a tutti i livelli".
Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, secondo cui "dal 2008 il numero dei dipendenti è sceso del 12%. È un processo destinato a proseguire, anche con il ricorso a ben calibrate misure di accompagnamento all'interruzione anticipata del rapporto di lavoro".
"La riduzione dei costi - ha aggiunto il governatore all'assemblea annuale dell'Abi - dovrà in questa transizione riguardare anche le remunerazioni complessive, a tutti i livelli, e ridurre sul piano organizzativo ridondanze ancora diffuse".
Vero o falso?
Già si è a - 12% con la riduzione del numero di chi lavora in banca. Beh, se non lo sa lui?
Si dovranno ridurre ancor di più? Beh, se lo dice lui?
E la riduzione dei costi, mediante la riduzione delle remunerazioni complessive? Beh, questa non è una previsione, già si fa!
Insomma, tutto vero o falso?
Vero, se il pensiero del Governatore risulta governato dal paradigma che attribuisce all'impresa la generazione della ricchezza mediante il miglioramento della produttività!
Se invece si verifica quel dire, con il paradigma che governa l'economia dei consumi, lì insomma, dove la ricchezza viene generata dalla spesa, tocca fare una nuova valutazione:
Se non lavoro non ho reddito da prestare alla banca, indipercuiposcia la banca mancherà del denaro da poter prestare.
Se ho un basso reddito per fare la spesa e vado in banca per avere quel che mi manca, non avendo il merito di credito per averlo, quel credito rimane inutilizzato.
Altro che miglioramento della produttività, altro che ricchezza!
La prova del 9?
Tutto questo accade dentro le banche; fuori, la mancata spesa, fa ancora peggio: il latte invenduto caglia, la moda passa di moda, le auto nel piazzale del concessionario addirittura arrugginiscono.
Eggià quando, mancando la spesa non si può generare ricchezza, questo è il minimo che possa capitare.
Il massimo sono 10 anni di crisi.

Mauro Artibani



martedì 21 giugno 2016

L'ECONOMIA REALE E LA CRISI

Si è iniziato nei corridoi delle banche, poi nei salotti televisivi, pure nelle cucine della povera gente, persino, con comprensibile pudore, nei gabinetti dei ministri delle finanze e nelle stanze da letto di insonni abitanti.
Tutti a chiedersi: la crisi finanziaria che scrolla il mondo finirà con il contagiare l’economia reale?
I più, con supponenza, dicono si; i meno, con comprensibile imbarazzo, dicono ni; i professional consumers, con spudorata franchezza, dicono no!
Essipperchè la crisi del credito opaco non è genitrice ma generata.
Figlia di un genitore reprobo, quel Debito abbondantemente in eccesso che sostiene il mercato dei Consumi.
Pure il debito è figlio, di un genitore scuro in volto, affranto, immiserito: il Reddito.
Sempre più insufficiente a sostenere la Domanda di chi deve smaltire l’eccesso di Offerta che staziona in ogni dove.
La crisi nasce qui nel ganglio più sensibile proprio dell’economia reale.
Sta qui il bubbone a cui si è tentato di dare soccorso con il debito, che si è trasformato in credito, che si è trasformato in business, che si è trasformato in dis credito: Una famiglia, insomma, che ha mostrato comportamenti non proprio dabbene.
Il cortocircuito iniziale sta tutto negli squilibri che da anni stazionano nell’economia reale e che si è propagato all’intero meccanismo economico stabilendo un circolo vizioso che si autoalimenta.
Se non si interviene sulla causa, quel reddito insufficiente: non c’è trippa per gatti!
E, vi prego, questa non è faccenda che ha da fare con l’Etica, semmai con la matematica.
Anch’io preferisco un’etica che fornisce misura all’agire ad un’economia che propone lo smisurato del vivere oltre le possibilità.
Questa crisi  è crisi però di una matematica ideologica incline alle addizioni, senza mai tirare le somme.
Per questo se , nel breve, per tornare a far scorrere la liquidità può essere utile dare ancora ricostituenti al virus del debito, occorre fare attenzione però a voler curare la malattia con il virus.
Essipperchè, quei credti incagliati nelle banche segnalano come lo spazio d'azione sia talmente stretto che per passarci ci si faccia le bua.

Mauro Artibani