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mercoledì 26 agosto 2020

I GIOVANI PATIRANNO IL FUTURO, L’ECONOMIA IL PRESENTE.

Il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, commentando l'intervento dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini, dice: "La politica dovrebbe cercare, con un po' di fantasia e professionalità, di identificare delle possibili iniziative che consentano di valorizzare la risorsa dei giovani che sono formati, sono tecnologici e hanno, dal punto di vista qualitativo, gli elementi per poter dare un importante contributo in questa fase, Ma ci devono essere le condizioni per poter cogliere questo contributo. Il mestiere della politica è proprio quello di darsi da fare per capire come valorizzare questa risorsa". Ehi, tra il dire di Draghi, la chiosa di Blangiardo e la Politica c’è il mare in mezzo; bisogna nuotare per non affogare. Provo, magari con un po’ di fantasia, a fare qualche bracciata. Dunque… i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo Mondo, hanno disposizione all'acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che da' spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani. Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano. Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrrrrr! Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo! Per loro oggi salari e stipendi insufficienti, domani pure le pensioni. Non possono fare quel che sprona la crescita. Mal utilizzati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, viene disperso il capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele. Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro nè sui redditi di quel lavoro. Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano. Capitani di ventura nelle Imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema. Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente. Nel 2017 l'incidenza della povertà nella fascia 18-34 sta al 10,4%, più del doppio rispetto al 2009; per i minorenni sta addirittura al 12,1%. Loro, senza reddito, smettono gli acquisti; non consumando spingono le imprese a ridurre la produzione, alterando la continuità del ciclo. Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione*, che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’out put. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti! *Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle Imprese. N. B. - non sembri vano ma… per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle Imprese, occorre acquistarla. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 2 giugno 2020

SENZA DENARI PER LA SPESA NON PUOI RILANCIARE

Il piano di rilancio dell'economia, dopo la crisi del Covid-19, proposto dalla Commissione europea s’appella "Next Generation EU" e sosterrà con 750 miliardi di euro gli Stati membri. All'Italia possono andare fino a 81,807 miliardi di euro in sovvenzioni ("grants") e circa 90,938 miliardi in prestiti, per un totale di finanziamenti pari a 172,745 miliardi di euro. Con calma però, molta calma; se troverà applicazione, si pensa di renderlo attivo nel Gennaio 2021. Il premier Conte ci pensa su, prende la palla al balzo, scuote l’albero della cuccagna e programma investimenti e misure per il rilancio del Paese. Rilancia, dunque, sei punti: A) Siamo al lavoro per la modernizzazione del Paese. Introdurremo incentivi alla digitalizzazione, ai pagamenti elettronici e all’innovazione. B) Dobbiamo moltiplicare gli strumenti utili a rafforzare la capitalizzazione e il consolidamento delle imprese. C) Occorrono una decisa azione di rilancio degli investimenti pubblici e privati e una drastica riduzione della burocrazia. D) Occorre una graduale ma decisa transizione verso un’economia sostenibile, legata al green deal europeo E) Dobbiamo puntare su un grande investimento per il diritto allo studio e per l’innovazione dell’offerta formativa F) È necessario abbreviare i tempi della giustizia penale e della giustizia civile. Dunque, non tutto ma .. di tutto pur di rilanciare. In quel “non tutto” il Premier par dimentico di come alla crescita, dovendosi fare con la spesa non con la produzione, occorrano i denari per poterla fare. Bene, al dimentico toccherà rammentare come, già prima della pandemia, gli italiani avessero in tasca pressappoco gli stessi denari tenuti nell’85, come ebbe a dire Confcommercio, condannando il paese alla stagnazione. PS Premier, oggi nella pandemia di quei denari ce ne sono ancora meno; per il domani che spera, ed io con Lei, occorrerà rilanciare se la vogliamo fare ‘sta spesa! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 28 aprile 2020

….. PER NON CADERE NELLA PANDEMIA DELLA PENURIA

Se ne sconsiglia la lettura per quelli che, dal sociologismo da bar, sono ancor convinti esser l’esercizio di consumazione “prodigo e men che mai satollo”. Vizio insomma, dimentichi come sia questa la virtù che genera la ricchezza! Un virus e viene giù tutto. Si, tutto, pure l’economia e in tutto il mondo! Già oggi, nel mondo abbiente, oltre quattro miliardi di persone ne sono restate invischiate; quando sarà finita questa pandemia, toccherà trovarci a fare i conti con quella della penuria a cui già sembrava costretto il mondo dalla “stagnazione secolare”. Pandemia della penuria che costringerà a rifare i conti con i modelli economici già utilizzati, sottoponendoli a stress test. Già proprio di quell’economia che, ben prima del virus, risultava infettata dagli squilibri. Oggi con il virus, al mercato, produzione e consumo non possono incontrarsi; ancor meno darsi la mano per la ratifica del prezzo; il che, seppur in modalità tecnica, può generare addirittura incubi.* Il termometro statistico invece, a marzo, misura il tonfo della fiducia di consumatori e imprese italiane sotto l'impatto dell'epidemia di Covid-19. Secondo dati Istat l'indice composito del clima di fiducia delle imprese precipita a quota 81,7 da 97,8 del mese precedente, toccando il minimo dal giugno 2013. La fiducia dei consumatori scende sensibilmente fermandosi a 101,0 da 110,9 del mese prima, minimo dal gennaio 2015. Quand’è cosi, la febbre sale: Il presidente della Federal Reserve Bank di St. Louis, James Bullard, ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg News che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti potrebbe raggiungere il 30% nei prossimi mesi, a causa delle restrizioni che verranno poste alle attività per frenare l’epidemia. Il think tank tedesco Ifo dice che, a causa del coronavirus, la Germania potrebbe subire una contrazione del PIL fino a 20 punti percentuali, la perdita di milioni di posti di lavoro e un costo di oltre 700 miliardi di euro. In Cina, nel primo trimestre dell’anno, i consumi sono diminuiti del 24%. L’Ocse ci mette il carico da undici: "Ogni mese di contenimento della pandemia " comporterà una perdita annuale di due punti di Pil" C’è pure chi si rifiuta di voler misurare la febbre: "A causa del carattere eccezionale dell'attuale fase economica e degli ampi margini di incertezza sulla sua evoluzione, anche nel breve termine, viene sospesa la diffusione dell' Euro Zone Economic Outlook.” Quando, insomma, un antipiretico non sembra bastare, squilli di trombe e rombi di cannone lacerano l’aria: entra in campo l’artiglieria pesante. Il governo della cancelliera Angela Merkel ha concordato un pacchetto del valore di oltre 750 miliardi di euro per mitigare l'impatto diretto della pandemia e verrà quindi contratto nuovo debito per la prima volta dal 2013. Nel dettaglio, il piano prevede 122,8 miliardi di euro in aiuti alle imprese e al servizio sanitario. Il Senato Usa approva e mette in campo 2.000 mld di $ a favore di lavoratori e industrie colpite dalla pandemia. La poderosa quanto anchilosata Eu intende, con il Mes, mettere 250 miliardi di euro a sostegno all'economia per il 2020 in favore dei vari Paesi membri Ue, a cui vanno aggiunti altri 74 miliardi dal budget Ue. I paesi del G20 riunito dicono: "Siamo determinati a non lesinare alcuno sforzo individuale e collettivo per proteggere i posti di lavoro delle persone, ristabilire la crescita, mantenere la stabilità finanziaria, limitare l'impatto della pandemia sul commercio e coordinare le azioni in materia sanitaria e finanziaria. Siamo pronti a reagire tempestivamente e intraprendere qualsiasi ulteriore azione che possa essere richiesta.” Per farlo, sembra si stiano iniettando oltre 5.000 miliardi di dollari nell'economia globale. Alla fine anche il Giappone si è arreso all’evidenza e il premier Shinzo Abe ha dichiarato lo stato di emergenza per il Coronavirus; il governo ha varato un pacchetto di stimolo del valore di 990 mld di dollari, il 20% del Pil, per attutire l’impatto dell’epidemia. La Banca mondiale scende in campo per far fronte all’emergenza coronavirus. Lo farà stanziando 160 miliardi di dollari nel corso dei prossimi 15 mesi. Le banche centrali hanno riacceso le stampanti monetarie per fornire liquidità a chicchessia. Tutte e tutto per surrogare redditi insufficienti a fare la spesa aggregata. Mario Draghi, ex di lusso Bce, dice la sua al Financial Times perché tutti la leggano: "Agire subito senza preoccuparsi dell'aumento del debito pubblico… bisogna immettere subito liquidità nel sistema e le banche devono fare la loro parte, prestando danaro a costo zero alle imprese, per aiutarle a salvare i posti di lavoro. Proteggere l'occupazione e la capacità produttiva in un momento di drammatica perdita di reddito richiede un immediato sostegno di liquidità.” Debito però che, quando “troppo in alto sal cade sovente….”, trova detrattori e sostenitori. I primi vorranno ridurlo a colpi di patrimoniale, senza se e senza ma; i secondi, più realisti del re, attrezzeranno moratorie… magari una Banca Centrale del Mondo, definita all’uopo, che monetizzi il debito acquistando sul mercato “titoli di debito perpetuo, zero coupon.” emessi… da quelli che hanno l’acqua alla gola. Verrebbe da dire sia come sia se non fosse che… il domani sarà come faremo che sia! Dunque, faremo: Draghi, cambiando il registro della politica monetaria del controllo di prezzi, cambia pure l’indirizzo; le azioni, di “sussidio alla sopravvivenza”, vanno recapitate al capitale e al lavoro! Già, per quanto la congiuntura lo esiga, il vecchio vizio non si scorda mai; al consumo, inteso solo e sempre funzione accessoria del produrre, vanno solo gli spiccioli. Tant’è, il credito del proferente e il tono del proferito, non ammettono repliche. Vabbè, dai: soccorrere ma… tra quest’oggi e il come è stato lo ieri, qual domani si speme e tocca divinare? Approposito del divinare, l’economia post Covid-19 riuscirà a trovare sostegno adeguato nelle politiche monetarie e fiscali, all’uopo adottate in tutto il mondo? Si riuscirà, insomma, così facendo a sanare quel gap dell’out put che già sfiancava quella di prima? Diamo un’occhiata. La crescita dovrà continuare a farsi come prima con la spesa aggregata ma… con un potere d’acquisto rifocillato proprio da queste politiche. Una moneta insomma, messa in tasca, che sia adeguata a ruolo di ciascuno degli aggregati. Una moneta che dovrebbe, ad esempio, sanare lo squilibrio fra quella già in tasca a chi ha il capitale e quella che hanno quelli che lavorano; quella stessa che ha generato l’altrettanto poderoso squilibrio nella propensione al consumo, figlia degenere proprio di quella disparità nel potere d’acquisto. Una chicca ne tira un’altra: l’aggregato delle Imprese, a cui toccherà fare la spesa per investimenti e che vedrà, con la pandemia, aumentare ancor più la capacità produttiva inutilizzata, verrà convinto dall’efficacia di queste politiche a farla? E… un’altra ancora: tra il debito passato, quello futuro e la riduzione degli introiti conseguenti alle politiche fiscali in itinere, potrà l’aggregato Pantalone fare la spesa pubblica? Egregi divinatori, cotante domande attendono adeguate risposte. Orbene, per non soccombere ai cattivi presagi, occorre invece trar lezione da come si stesse appunto in quel prima, prossimo alla recessione, poi nel recedere d’oggi; per non dover ristagnare domani. Osservare il reale, attraverso l’evidenza empirica, consente di eliminare le viscosità mostrate dai modelli previsivi che sono stati fin qui utilizzati. Giust’appunto, quell’evidenza di come si stesse prima della pandemia: sovraccapacità dell’impresa, sottocapacità della spesa, affrancamento dal bisogno; redditi insufficienti, sorretti dal debito oltre ogni ragionevole limite. Il prezzo fatto dal mercato per tal impiego dei fattori produttivi, risultava alterato dalle azioni reflattive messe in campo per stroncare la deflazione. Il gap dell’out put lo grida; strepitano invece i prezzi inflazionati fatti da altre asset class: azioni, obbligazioni, valori immobiliari. Questo bug del “prezzo in-giusto”, che ci aveva fatto entrare nella crisi del 2007 e che ancora attanaglia, ci sbatte oggi in nel mondo pandemizzato. Una sequenza non occasionale mostra una successione che atterrisce lo spirito, mortifica la produttività del sistema: Dall’affrancamento dal bisogno i Consumatori ricavano libertà di azione; ottenuta con l’indebitarsi diventano bolsi. Il mancato risparmio poi ha ridotto l’efficacia dell’esercizio di consumazione nel controllo dei prezzi, limitando pure quegli investimenti industriali e commerciali necessari per migliorare la qualità del prodotto che avrebbero ridotto prima i costi unitari poi i prezzi. Il credito, elargito come se piovesse, ha rifocillato tutto e tutti salvando dal giudizio del mercato aziende zombie. Toh, proprio quelle che più concorrono a limitare l’impiego produttivo di quelle giovani generazioni che pur dispongono del capitale, umano e sociale, per migliorare l’efficienza del produrre e nel consumare; tenuti fuori dall’intero processo produttivo, aumenta ancor più il gap dell’out put del sistema. In quest’oggi poi, contratto nella pandemia, lo sconquasso del lock down aggraverà il già grave: Ferma la produzione, si potrà ridurre l’eccesso in magazzino; le imprese però mostreranno maggiore capacità produttiva inutilizzata. Se non si potrà far la spesa, si ridurrà l’affrancamento dal bisogno; senza reddito non si potranno fare neppure quegli acquisti di bisogno. Si ridurranno ancor più i risparmi; il tasso di occupazione, già al 65%, precipiterà a far mancare il potere d’acquisto ad altri, oltre ai troppi che già non l’hanno, per poter fare la spesa. Il debito, ad oggi inestimabile, che verrà impiegato per salvare la baracca verrà ad aggiungersi a quei 255.000 mld di $ che già infestano e che reflazionerà ancor più il mondo. L’Institute of International Finance stima, con una previsione basata sul semplice presupposto di un raddoppio dei deficit pubblici e una contrazione del 3% dell'economia globale, come l'incidenza del debito globale sul Pil balzerà in un solo anno dal 322% al 342%. Debito d’oggi che aggraverà ancor più il domani; toh, proprio di quelle giovani generazioni, già gravate dall’onere di quello contratto per gli studi, finalizzati ad attrezzare il loro capitale umano; avranno ancor meno occasioni per lavorare e consumare. Botte, corna e chitarra rotta, insomma; non solo la loro, quella di tutti i suonatori! Alla fine della fiera, un mercato, ancor più opaco e inefficiente nel fare il prezzo, saprà farlo? Dovrà farlo, quando potrà tornare ad ospitare chi domanda e chi offre; proprio per contrattare e fare il prezzo. Per poterlo fare dovrà esserci chi abbia prodotto merci e chi ne avrà bisogno, che dovrà avere i soldi in tasca per poterle acquistare. Si, esattamente come prima anzi, prima del prima poiché lì almeno si riusciva a trovare quell’equilibrio che ha consentito crescite ancora sane. Dopo il lockdown sussisteranno ancora le condizioni di base per poter dar corso a tal appetita crescita. Gli impresari avranno ancora, seppur ammaccato, il capitale come pure le strutture d’impresa; disporranno ancora delle competenze e di quegli incoercibili animal spirits per fare la loro parte. I consumatori, per far la loro, metteranno il neo rinato bisogno; avranno poi la riserva delle emozioni, le passioni finanche le esperienze da poter soddisfare. Per strafare potranno fare pure altro; consumando l’acquistato daranno la stura a quelle stesse imprese nel poter riprodurre, dando continuità al ciclo; con l’Iva pagata finanzieranno parte della spesa pubblica; se riusciranno ad avere in tasca il resto, investito, finanzierà gli investimenti delle imprese. Con cotanto fare genereranno i due terzi di quella domanda aggregata che genererà la ricchezza; quel terzo che faranno altri, lo sovvenzioneranno. Per far che tutto questo “valore” possa manifestarsi compiutamente, impiegano risorse scarse: il Tempo, l’Attenzione, l’Ottimismo, il Denaro. Un concorso individuale, insomma, alla produttività generale che non ha eguali! Concorso che verrà depotenziato dalla diversa propensione al consumo dei singoli; frutto del diverso remunero, messo in tasca, dai “fattori” che operano nella produzione. Bene, per cotanta inefficienza un quesito, prodromo al dopo, rimbomba: quale economia di mercato potrà permettersi ancora il lusso, in sede di trasferimento della ricchezza generata dalla spesa, di remunerare i fattori che hanno concorso a crearla, escludendo chi l’abbia de facto generata? Di dare risposta compiuta al rimbombo dovrà farsi carico la comunità internazionale; quella che, abbeverandosi con precetti scaduti, ha fin qui tirato a campare. Dovrà, appunto, darsi da fare per far sì che quell’economia di mercato, che in altri tempi ha mostrato di esser in grado di generare il massimo della ricchezza e nelle forme acconce distribuirla, torni a fare al meglio quel che sa fare. Se l’indifferibile “fattore consumo” per la continuità del ciclo attribuisce valore ad una domanda scarsa, occorre poterne stimarne il prezzo, chi poi dovrà intascarlo, come e chi dovrà pagarlo. Già se prima, nell’Economia della Produzione, si lavorava per guadagnare, nell'Economia dei Consumi deve trovare ristoro l‘esercizio di consumazione per poter avere a sufficienza da spendere; un reddito di scopo, insomma, che integri l’insufficienza di quello incassato con il produrre! Beh, se tanto può dar tanto, la Politica può/deve attrezzare l'ambiente normativo per un'economia capace di resistere oltre alle congiunture che la scrollano, anche a quei cigni neri dei giorni d’oggi. La cornice in UE c’è. L’art 3, par. 3, del Trattato sull’Unione Europea, ha stabilito la costruzione del mercato interno basata su una crescita economica equilibrata, sulla stabilità dei prezzi e «su una economia sociale di mercato fortemente competitiva». Principi generali, insomma, che possono servire da sponda per ancorare la norma su “l’economia resistente”. Norma già da tempo necessaria per fornire sprone all’Impresa nel dar corso ad una riconversione delle strutture che la organizzano, per aderire compiutamente al “nuovo” dell’Economia dei Consumi e che nel mondo, dopo l’oggi pandemico, si renderà non più procrastinabile. Giust’appunto per non procrastinare si rende spendibile, dentro i Parlamenti nazionali, la proposta di Legge per disporre di un mercato efficiente che sappia fare al meglio il prezzo; che disponga di allocare le risorse economiche generate dalla crescita per tenere adeguato quel potere d'acquisto che consenta l'esercizio di ruolo dei diversi operatori della spesa aggregata. L'adozione della norma renderà, de facto, appetita la costituzione di quell'Azienda "Libero Mercato Spa" che capitalizzi onori ed oneri e, in punta di diritto societario, "offra a tutte le persone la possibilità di contribuire all'attività economica e di condividerne i benefici" per far sì che, quanto auspicato dall’Fmi, possa venir fatto. Un' azienda pro-crescita che agisca per tenere in equilibrio produzione e consumo, impiegando al meglio le risorse produttive degli addetti e l'adeguata allocazione delle risorse di reddito per sostenere la crescita e generare ricchezza. Agenti economici vi agiscono con ruoli integrati per la produzione dell’offerta, la generazione della domanda, del commercioe dell'acquisto, fornendo distinto contributo a quella spesa aggregata che fa la crescita. Il remunero degli operatori, che compensa quel diverso contributo, andrà speso nel “circuito aziendale“ per rendere fluido e continuo il ciclo produttivo. Giust'appunto un marchingegno societario che disponga l'adeguata capitalizzazione degli azionisti mediante una diversa allocazione della ricchezza** colà generata. La Politica, per caldeggiarne l’istituzione, dovrà farsi carico di attrezzare “norme di vantaggio fiscale” che ne rendano conveniente l'adozione. Norme affinchè il Mercato, quando non impallato dai meccanismi reflativi, sia in grado di poter fare il miglior prezzo tra le parti in causa remunerando la produttività di ciascun agente per migliorare la produttività del tutto. Ci sono Imprese che già lo fanno; hanno attrezzato business pro-crescita che consentono di far profitto quando, con l'acquisto delle loro merci, i Consumatori rifocillano il potere d'acquisto. Funziona: aumentano la produttività d’esercizio “associando” quella implicita all’esercizio di consumazione; la fidelizzano, attraverso il remunero delle risorse scarse impiegate nel fare la spesa incassandone infine un vantaggio competitivo. Per far sì che l'appetito per le altre Aziende venga mangiando, s'ha da tornare pure a metter mano agli attrezzi del mestiere della Politica: la leva fiscale per re-distribuire vantaggio agli aderenti la Spa, svantaggio ai renitenti. Per lenire il colpo a quei renitenti toccherà sussurrar come, tra l’affrancamento dal bisogno e/o il potere d’acquisto insufficiente per dare ristoro ai neo bisogni, la domanda resti l’unica merce scarsa sul mercato. Come insomma, pur dopo il mondo pandemizzato, continuerà ad esservi più valore nell’esercizio del consumare che in quello del produrre. Bene, nell’universo produttivo dell’Economia dei Consumi, il “paradigma del vantaggio comparato”, dovrà fornire la regola per poter dare a Cesare quel ch’è di Cesare: La crescita si faccia con la spesa, non con la produzione ne’ con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e ne paga il costo remunerando tutti; pure quelli del Capitale. Sissignori, il tempo stringe. Questo paradigma che fin ieri doveva riparare il danno generato da una stagnazione congenita, oggi può farsi antidoto economico/produttivo affinchè la pandemia Covid19 non degeneri in quella della penuria. * 21 marzo. Il Future, scadenza maggio, sul petrolio misura il disastro causato dal forte divario di fondo tra offerta, in eccesso, e domanda prosciugata a causa del blocco delle attività da coronavirus. Gli stock di greggio poi sono pieni, perfino le petroliere spesso non sono in grado di svuotare il cari-co. I prezzi sono andati a picco e ieri il Nymex, alla Borsa merci di New York, ha dovuto accettare che i prezzi finissero, fino a meno €33.99. ** Il modo, insomma, per poter eliminare quella fattispecie di “reato economico”che si scorge quando non viene limitata la differenza, nella propensione al consumo, tra chi dispone meno di quel che deve spendere e chi ha più di quel che spende, rendendo inefficiente il contributo dei diversi operatori della spesa alla generazione della ricchezza. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 24 marzo 2020

OGGI RIPAGA PANTALONE, DOMANI TOCCHERA’ RIFARE I CONTI!

Un virus e viene giù tutto; si, tutto, pure l’economia e in tutto il mondo! Se alle grida e agli appelli, per rimettersi in piedi, rispondi “presente” poi devi fare. L’editorial board del New York Times lo grida, chiedendo al governo federale di agire “immediatamente” per sostenere i redditi degli americani, in questa fase di chiusura dell’economia, a causa dell’emergenza coronavirus. “La crisi richiede una risposta urgente dal governo federale e il più importante step è semplice: siano inviati €1794.61 a ogni americano, immediatamente”, ha scritto il board. Negli Usa, per recuperare il ritardo nell’agire, martedì il segretario del Tesoro Usa, Steven Mnuchin, ha affermato di essere al lavoro al Senato per mettere a punto un assegno da inviare a ogni residente nel Paese. Assegno che varrà 1.300 miliardi di dollari. Quelli del Nyt, sono un fiume in piena: “La gente ha bisogno di denaro per pagare l’affitto, il mutuo, le bollette. Dare questo denaro incoraggerà la spesa dei consumatori, la fonte primaria di attività in questo Paese. E questo, di conseguenza, aiuterà le piccole imprese a restare aperte e i lavoratori occupati”. Dunque tenete a mente la relazione in sequenza consumatori/imprese/lavoro che mettono insieme quelli del Nyt e andiamo avanti. Nouriel Roubini chiarisce i fatti con una disarmante chiarezza: “Non importa se sei giovane, vecchio, impiegato, disoccupato, studente, precedentemente impiegato, parzialmente impiegato….; tutti avranno bisogno di denaro altrimenti finiremo nella Grande Depressione”. “Deve essere qualcosa pari almeno al 3% del Pil”, ha aggiunto riferendosi alle importanti spese in deficit che i governi dovranno mettere in campo per sostenere i redditi delle famiglie ed evitare fallimenti delle imprese. “Sarà un recessione molto grave, ma breve”. Breve? Ok, Doctor Doom, speriamo, poi tutto torna come prima? Essipperchè, prima le imprese erano in sovraccapacità, chi ci lavora aveva redditi insufficienti e consumatori indebitati fino al collo per poter spendere. Ok d’accordo. In quest’oggi, infetto e carico di affanni, toccherà chiedere ancora una volta a “pantalone” di metterci una pezza aumentando il deficit; nel poi dovremo rifare invece i conti daccapo poiché, nell’economia dei consumi, la sequenza anzidetta imporrà un’altra cifra al ragionamento economico: La crescita si fa con la spesa, non con la produzione né con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e remunera tutti senza dover far debito. PS: mettere in tasca il gruzzolo alle persone, vista l’aria che tira, potrebbe indurre a risparmiarlo; bonus spesa puoi solo spenderlo. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 25 febbraio 2020

LA MONETA AGGIORNATA ALLA NUOVA ECONOMIA

A lume di naso, e senza farla troppo lunga nè troppo keynesiana, quando uso la moneta penso: dispone il remunero di chi poi dovrà spenderla; indica nel contempo il modo per esser spesa al meglio. Dunque, quella stessa moneta che, per entrare in esercizio, deve essere prima guadagnata da chi poi dovrà spenderla: vale, perchè consente di comparare e misurare il valore di quel che debbo acquistare; intermedia, facendo il prezzo tra il valore del mio voglio e di quel che mi offrono; tenuta in tasca, diventa una riserva di valore da spendere. Orbene Chiarissimi, che per obbligo di ruolo la studiate, non intendo sfidare le vostre competenze, appendo solo una premessa poi qualche dilemma. La moneta si riceve in cambio di una prestazione d'opera. I remunerati ne mettono in tasca in ragione della produttività della prestazione effettuata. Il corso legale e la fiducia che raccoglie, la rendono spendibile. Bene, nell'evo economico d'oggi, dove l'utilità marginale della spesa diminuisce mentre cresce quella della domanda, si pone il dilemma della fiducia per quella moneta che regola gli scambi. Se la moneta remunera il capitale e il lavoro per quell'aver prodotto, quando gli spiccioli che hai in tasca non consentono di poter fare la spesa che occorre a smaltirlo, quei fattori dovrebbero svalutarsi entrambi. Già, dovrebbero. Per quel dannato meccanismo di trasferimento, invece, viene svalutato solo il lavoro; ai gestori del capitale, altrettanto svalutato, la moneta resta in tasca con in più il resto del tagliato a chi ha lavorato. Di male in peggio. Il malloppo non finisce neppure nelle tasche giuste, tra chi non ha bisogno e chi ne ha, per acquistare quel che si offre cosicchè quest'ampia riserva di valore, non speso per fare la crescita, finisce svalutato riducendo il valore pure della moneta. Per non far crollare quella fiducia che l'ha resa spendibile e che ridotta riduce pure gli acquisti, le Banche titolari del conio aizzano azioni monetarie, appunto, per riparare il danno dando sostegno a quei prezzi che, sostenuti, peggiorano quel già insufficente potere d'acquisto. Si chiama, insomma all'ozio, non al negozio, limitando l'uso proprio della moneta. Una moneta, monetaristicamente liquida, che rischia l'illiquidità? Se si, un'illiquidità che sottrae valore proprio a quella misura del valore: bella, no? Ecco, appunto, da dilemma a dilemma che rivolgo alla vostre competenze: cosa dite di una moneta "integrata" che oltre a farsi strumento con cui remunerare il produrre, remuneri pure il consumare misurandone il valore d'esercizio? Suvvia, una moneta che remuneri un Potere d'Acquisto, interamente garantita da asset reali: quelle riserve monetarie, messe al pizzo da quelli del Capitale che, rifocillando, forniscano la garanzia d'impiego del "Credito di Spesa*", prodigo figlio d'un esercizio di consumazione remunerato. * C d S, quello "spenderò" necessario per poter svolgere, senza renitenza, parte dell'esercizio di ruolo. Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 24 settembre 2019

L'EUROPA E QUELL'ABBRUTITO STILE DI VITA

In Europa non ci facciamo mai mancare niente, manco con i nuovi commissari: il greco Margaritis Schinas sarà «commissario per la Protezione dello stile di vita europeo», ha annunciato Von der Leyen. Nella conferenza stampa di presentazione, la presidente della Commissione ha precisato che Schinas si occuperà di immigrazione. Se 2+2 fa 4, l'immigrato non ci è grato anzi minaccia lo stile della nostra vita. Quale stile, vieppiù quale vita? Quella che ci accomuna nell'esperienza cristiana, anche se ormai scarsamente vissuta? Quella che ci aveva fatto dichiarare, universalmente, i diritti di tutti gli uomini? Quella che che sta ficcata nella regione occidentale? Quello che ha smesso di farci guerreggiare? O nello stile che si mostra in quella "vita spesa a fare la spesa" che ci ha affrancati dalla fame; ci ha tenuto insieme, arricchito, distinto e .... chi più ne ha più ne metta? Già, tutto questo stile ha brillato fin quando, con la crisi, l'incanto si è rotto e sono cominciati i guai; la coesione sociale e la chiusura agli "altri" pagano il prezzo alla riduzione del benessere. Quel tipo strano/straniero, ci scuote, ci allarma; attenta a quel benessere che ci resta. Si quelli strani, vestiti di penuria, che rischiano la vita per poter vivere con noi la nostra. Ehi, di questi non affrancati dal bisogno, ha bisogno quel bisogno per riattivare il ciclo economico che genera ricchezza con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Della stessa fava ha bisogno pure il secondo piccione, in un continente che invecchia; importare gente prolifica con il vigore dell'età, che usa poco la previdenza e l'assistenza ma... può rifocillarla, aiuta a farci invecchiare meglio. Non vi sembri un'iperbole ma provare a poter coniugare l'Etica del sè / l'Economia per tutti / l'Estetica, che può farci se non più belli almeno meno brutti, si può! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 9 luglio 2019

3x2 = 6 GANZO!

Ehi, economisti, apologeti dell'Economia della Produzione, prendo di petto un vostro attempato concetto: l'Utilità Marginale di un bene. Cardine della teoria neoclassica del valore in economia, misura l'incremento del livello di utilità, ovvero della soddisfazione, che un individuo trae dal consumo di un bene, ricollegabile ad aumenti marginali nel consumo del bene. Che sia attempata non lo mostra solo il settecentesco Daniel Bernoulli, che per primo ne parla e, passando di bocca in bocca, altri che ribadiscono di una utilità non sempre utile. Nella monumentale formula non una sillaba viene spesa per dedurre cosa accada, nel tempo dell'Economia dei Consumi, al valore di una marginalità vieppiù decrescente. Bene, affinchè sia di monimento, diamo un'occhiata ai fatti. Se ho in casa tutto il bendiddio che si possa desiderare, il desiderio ristagna. Bene, l'utilità marginale decrescente* si annusa guardando di traverso: se si è affrancati dal bisogno si riduce quella del dover fare spesa, pure l'utilità del debito per poterla fare; quella del dover produrre e del dover lavorare al produrre merci da acquistare. Et voilà, quando le altre utilità annaspano aumenta invece l'utilità marginale della domanda di merci. Essipperchè se viene a mancare la domanda, manca il contributo fornito dalla "tiritera"** alla crescita. Con una teoria che non misura questo valore, la crisi - che incarta il mondo dal 2007 - è stato il minimo che potesse capitare. Già, la Teoria economica neoclassica non considera il valore marginale della domanda, inversamente proporzionale a quello della spesa, nè valuta gli effetti collaterali che vengono così generati proprio dentro il meccanismo della produzione del valore. La teoria, appunto; il mercato a volte si, magari, quando fa il 3x2. Già, il 3x2 fa il prezzo dell'utilita decrescente della spesa remunerando la domanda: mia moglie, mia madre e mia nonna acquistano il 3, pagano per il 2. Avranno ciascuno l'1 al prezzo di 0,666666. Per le Imprese, un' iniziativa pro crescita; per la mia Famiglia / gli amici / quelli del pianerottolo e quelli in Gruppi d'acquisto si contiene la discesa dell'utilità marginale del prodotto acquistato; migliorando la redditività del reddito speso si rifocilla il potere d'acquisto. Beh, seppur con pazienza, prudenza e perseveranza, insomma: LA DOMANDA COMANDA! A meno che i soliti apologeti, con le stesse 3P, non vogliano ancor tentare, per arrestare la decrescente utilità marginale della spesa, di utilizzare "un consistente stimolo monetario per assicurare che prosegua l'accumularsi di pressioni al rialzo sui prezzi nel medio termine", come dice Mario Draghi, nel rapporto annuale della Bce. Bella, no? Prezzi più alti, meno spesa, per fermare quella decrescenza! *La legge dell'utilità marginale decrescente afferma che, all'aumentare del consumo di un bene, l'utilità marginale di quel bene diminuisce. **La spesa trasforma la merce in ricchezza, il consumo dell'acquistato spinge la riproduzione.... Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 11 giugno 2019

IL PUNTO D'EQUILIBRIO DELLA PRODUTTIVITA' MARGINALI

Una nuova crisi si mostra alla vista: Alla vigilia del direttorio della Bce si moltiplicano i segnali di debolezza sull'area euro. Il commercio al dettaglio ha iniziato il secondo trimestre con la retromarcia ingranata. Ad aprile le vendite sono diminuite dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente, secondo i dati diffusi da Eurostat, dopo una variazione nulla registrata a marzo. Bene, per non girare a vuoto e a caso, in un sistema produttivo circolare qual è il punto d'equilibrio delle produttività marginali? Un eterodosso, avvezzo all'esperienze empiriche del prima e del poi, costretto a rispondere la metterebbe così: Se prendi il miglior grano, l'acqua migliore e il lievito madre, poi la macchina per trafilare al bronzo e quel che vien fuori lo metti dentro il miglior contenitore; poi incarichi quelli del Marketing di confezionare la domanda e ai pubblicitari di strillarla al mondo; porti infine tutta questa meraviglia al mercato, dove sta il consumatore che non vuol perdere l'occasione di poterla gustare, beh, hai fatto al meglio quel si doveva fare. Già, tutto questo poteva accadere in quel "prima" dell'economia della produzione, quando a valore si aggiungeva valore, portando il livello di ciascuna utilità marginale impiegata al top. Quando si giunge al "poi" nell'economia dei consumi e su quello stesso mercato arriva quella stessa Impresa con un troppo, seppur "fatto bene", che vuol vendere ad un consumatore che ha già tutto e ad un'altro che non ha i soldi per averlo, beh, si è fatto il peggio. Visto? Sconquassi, questi che sconquassano le competenze impiegate e le sagacie mostrate; le fatiche messe in campo e le speranze di tutti. Dunque la fase dell'Economia dei Consumi, caratterizzata da redditi erogati per produrre e insufficienti ad acquistare il prodotto, segnala lo squilibrio nell'impiego dei fattori produttivi. I gestori dell'Offerta stanno in ambasce, le merci restano invendute generando sprechi; viene così alterato il Valore di quelle merci, annullata la scarsità del bene, mal usate le risorse naturali. Stesse ambasce per i gestori della Domanda: l'obbligo di surrogare il reddito mediante il credito, acquistare oltre la capacità di spesa ed oltre il bisogno. Alterato l'equilibrio delle singole unità produttive, l'intero si squassa. In un sistema circolare e continuo di tal fatta nuove “unità minime” di produzione devono entrare nel circuito, aggregate nel sistema, devono eliminare gli attriti, rendere fluida la successione, sostenibile la vicenda economica: Ai Produttori tocca rifocillare un potere d'acquisto adeguato al sostegno della domanda. Adeguata la capacità di spesa, si restituisce valore al bene, torna appetibile la merce; migliora la resa produttiva delle risorse impiegate. Ai Consumatori tocca erogare responsabilità. Fornire misura agli acquisti, aumentare la redditività del proprio reddito, diminuire il debito. Si riducono gli sprechi, le quantità smaltite, l'inquinamento. Tra interessi confliggenti e forza contrattuale dispari, insomma, si deve incontrare l'equilibrio. Un adeguato poter acquistare, unito ad altrettanta responsabilità, sono le unità minime lubrificanti per consentire di migliorare il livello di efficienza di quelle unità marginali già impiegate e restituire una prospettiva di efficienza all'economia. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 21 maggio 2019

LA GRANDE FAKE DELL'ECONOMIA

Si dice in giro che l'Impresa produca beni/servizi generando valore, che venduti si trasformano in ricchezza. Per questa via si genera occupazione, lavoro che quella ricchezza remunera; viene infine fornito ristoro ai bisogni della Gente. Chi non crede che tutto questo corrisponda alla verità del sistema produttivo, alzi la mano! Nessuno? Et voilà, la fake news dell'economia a cui credono tutti. Chi sono i creduloni: gli Impresari, a loro conviene crederlo; a chi lavora, perchè quello che intascano arriva dall'impresa; ai Sindacati, che contrattano il quibus, per chi lavora, con le Imprese che hanno in tasca il malloppo; alla Politica che, devendo redistribuire, sa chi ha intascato quel malloppo; a Trump e Xi che ci credono e li aiutano a suon di dazi; gli Economisti*, di ogni grado e risma, responsabili di aver messo in giro la fake. Smontiamo la fake: l'automobile è un bene; di valore se ne ho bisogno e se ce ne sono poche in vendita. Un male, invece, se ce ne sono tante e io, già ristorato, ce l'ho. Invenduta arrigginisce, non genera ricchezza; non vi sarà chi dovrà lavorare per riprodurla. Stessa cosa vale che so... per quel latte invenduto che caglia, per l'abito invenduto che passa di moda, per il giornale del giono dopo che incarta il pesce. La diceria, nientepopodimenoche il paradigma dell'Economia della Produzione, non è stata sempre una fake; lo diventa pressappoco dopo il '71, quando viene eliminata la convertibilità tra dollaro e oro. Bene, per il tempo d'oggi c'è un'altra diceria non ancora detta, che attende ratifica; paradigma, questa, dell'Economia dei Consumi: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione. Così viene generata ricchezza, quella ricchezza che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di ricchezza per remunerare chi, smaltendo fa riprodurre, creando lavoro e con la spesa lo remunera." Beh, fact checkers di tutto il mondo all'opera. Provate a smontarla! Buon lavoro. *Si dice vi siano tante Teorie economiche per quanti Economisti stanno in giro. Tutte diverse, tutte in contrasto. Un solo paradigma le associa tutte, propio quello della fake. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 30 aprile 2019

IL MINISTRO, GLI ACCADEMICI, L'INFLAZIONE E L'IVA

Signori, ci siamo, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha chiarito la sua posizione in merito all'aumento dell'Iva dicendosi personalmente non contrario: "E' la mia posizione scientifica ma non posso confonderla con la posizione della maggioranza di governo. Ritengo sia meglio spostare l'imposizione sui consumi piuttosto che sui redditi perché è un tipo di peso fiscale più favoreveole alla crescita" di questi tempi e questa congiuntura, il dichiarante, accademico/scentifico, la dice talmente... bò, che vi sottopone un processo aleatorio; volendo tassare i consumi, pressappoco stocastico. Suvvia, non dite 'sto cavolo, quello del Ministro, come dei colleghi accademici è solo un giochino, pari pari all'inflazione "indotta" dalle politiche monetarie. Proviamo ad andare oltre: sull'utilità marginale decrescente, per esempio. Si, quella della spesa, lo scheletro nell'armadio del sistrema produttivo. Cerchiamo le cause che la impongono all'attenzione e che i disattenti disattendono. Tiriamo i dadi, il pari la intravvede nella sovraccapacità dell'offerta; il dispari, nell'affrancamento dal bisogno dei consumatori. Okkei, ma... pari e dispari, per me pari son! Per voi? Scusate, si, è vero, ho dimenticato di metter tra le cause l'invarianza del reddito disponibile: celo metto. Peggio che andar di notte ma... sempre quel pari e quel dispari, per me pari son! La prima causa, per uscire dal guado, pretende un'azione inflattiva; la seconda, deflattiva. Essì, siamo tornati a bomba: inflazione/deflazione. Dispositivi, tutteddue, del mercato efficiente per ripristinare, nei modi del possibile, l'equilibrio tra domanda e offerta. Voi accademici, sponsor dell'inflazione / voi di quella tassa occulta, buona per non far scendere i prezzi, per salvaguardare gli utili d'impresa, per non ridurre l'occupazione e/o i salari pure per ridurre il valore dei debiti: si, per voi: "chissenefrega del potere d'acquisto". Io, sommessamente, che 'sto potere voglio salvaguardare, tifo per quella deflazione che attribuisce il "Potere vero" a quelli della spesa. Si, solo così, i sottoposti potranno smaltire l'eccesso; dovranno così riprodurre, potranno assumere e/o remunerare i loro sottoposti. Tutti, magari pure, potranno meravigliosamente far aumentare le entrate tributarie per rintuzzare, l'aumento del valore del debito. Buon lavoro, accademico Ministro, buon lavoro. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 2 aprile 2019

NELLA STAGNAZIONE, GLI IMPANTANATI, GIOCHINO!

Uffa! Un buco sempre più grande quello del debito pubblico che in un anno, da gennaio 2018 a gennaio 2019, è cresciuto di 71 miliardi di euro, un ritmo impressionante pari a circa 6 miliardi al mese, in crescita del 3,10 per cento. Il calcolo è quello elaborato da Unimpresa sulla base dei dati di Bankitalia. Pantalone, insomma, non cela fa a sottrarsi al debito; con la stagnazione che si scorge, poi: brrrrrr! Orbene, in mezzo al pantano chi, tra i Consumatori, crede di potersi sottrarre al gioco al massacro, lo faccia. Gli impantanati, nell'attesa, giochino. Belleppronto un gioco sapiente, magnifico ancorchè munifico per entrare dentro il meccanismo produttivo che ha generato questa stagnazione. L’intento: riparare il guasto. Si inizia passando in rassegna i punti critici che mostrano lo stress del sistema. Un tour dentro gironi infernali. Si inizia dal mercato del lavoro superaffollato che riduce i redditi. Si passa poi a quell'eccesso di capacità produttiva che riduce i margini di profitto delle aziende e le risorse disponibili per i redditi. Si da' un'occhiata alla riduzione del ciclo di vita dei prodotti che moltiplicano l’offerta; pure qui i redditi diventano insufficienti. C'è poi la moltiplicazione dell’offerta e quella degli offerenti che mitiga i prezzi, contrae gli utili delle aziende quindi i redditi da lavoro. Si scorge pure come l’aumento della disoccupazione riduca il reddito complessivo disponibile. Prima di uscire a riveder le stelle non ci si può sottarre al rapporto della BRI: certifica le disparità tra profitti e redditi. Queste le condizioni di stress per i redditi che hanno generato la crisi e che dalla crisi verranno aggravate. Superato tra grida, improperi e qualche bestemmia il guado di quel mercato, brilla con forza la debolezza della Gente che lavora. Ci si scorge tristi, avviliti, immiseriti, pronti a gettare la spugna. Poi d’un tratto un bottone. Schiacciato, illumina una scritta multicolore che rischiara ed infonde vigore: TUTTI CONSUMATORI. Una tecnica di anamnesi insomma, messa lì a bella posta. Sottratti d’imperio all’imperio dell’happy hour, alè di corsa per rinverdire la memoria, scorgendo al fine le nostre Risorse. Esposti a caratteri cubitali i nostri punti di forza, si debbono attraversare: si passa per l'affrancamento dal bisogno che sottrae l'acquirente al consumo di necessità si prende atto come il lavoro di consumazione disponga, confezioni, garantisca la crescita economica ed ancora, come i 2/3 del PIL ratifichino il contributo dei Consumatori alla generazione della ricchezza. Un grido ci accompagna all'uscita: Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Usciti fuori zuppi di orgoglio, rigenerati dal transito nelle ragioni economiche del nostro Fare, avvinti da rinnovato vigore: quel drink, un obbligo. Siamo prossimi all'apoteosi. Prima, l'ultima prova: la "sintesi degli opposti". Trovare la migliore combinazione acciocchè la nostra debolezza reddituale, combinata con la forza del nostro ruolo, trovi soluzione per il nostro vantaggio. Esercizio non facile, non impossibile. Ci si lambicca, si improvvisa, si recalcitra; qualcuno scuote la testa; tutti ce la mettono tutta, avvinti da un fervore costituente. Eccola l'apoteosi, la ratifica della costituzione di una lobby: “la lobby più forte di tutte le altre”. La lobby di tutti, quella dei Consumatori dove si mostrano i muscoli, si impostano nuovi equilibri, si vince al gioco del reddito per uscire dall'economia della crisi. Il premio? Il Reddito di scopo che compensi l'insufficenza del reddito da lavoro e così tornare a recitare da protagonisti e senza affanni il nostro ruolo. Essì, conviene, a tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 5 marzo 2019

DA LUGLIO SON RIPARTITE LE PENE CHE NON VOGLIO

Mentre me ne stavo al mare, ad abbronzar le chiappe chiare, l’Istat prendeva appunti. Passa il tempo, oggi stima un' evoluzione negativa  del ciclo economico in atto da allora: Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in peggioramento, seppur con intensità diverse: il clima economico e quello corrente registrano le flessioni più consistenti mentre cali più moderati caratterizzano il clima personale e quello futuro. Più in dettaglio: il clima economico cala da 130,5 a 126,6, il clima personale passa da 108,9 a 108,2, il clima corrente scende da 112,4 a 109,4 e il clima futuro flette da 117,4 a 116,9. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce in gran parte dei settori: nella manifattura e nei servizi l’indice cala lievemente, passando rispettivamente da 102,0 a 101,7 e da 98,6 a 98,3; nelle costruzioni il calo è consistente, da 139,2 a 135,5. Fa eccezione il commercio al dettaglio, dove l’indice aumenta da 102,9 a 105,4. Cavolaccio! Da Luglio le pene che non voglio son tutte qua: con un clima così i consumatori hanno consumato meno, indipercuiposcia i produttori produrranno meno e i commercianti, che seppur sembra abbiano commerciato oggi, potranno commerciare domani? Si, indipercuiposcia, perchè la crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti. Tutti, tutti! Se non lo si fa, quel che l'Istat registra come "sfiducia" sarà solo un portafoglio sgonfio. Sta qui il bandolo della matassa che si scorge nel report dell'Istat e che l'ortodossia economicista, non sembra intendere. P.S. mentre ancora discetto, aggiorno il quadro: a febbraio l’indice di fiducia economica della zona euro passa da 106,3 a 106,1 punti, il livello più basso da novembre 2016. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 12 febbraio 2019

IL MISERY INDEX SCENDE. PORCA MISERIA!

L'Fmi, ha ribassato le stime di crescita per l’Italia, con incremento atteso del Pil allo 0,6% nel 2019. La Commissione Europea fa ancor peggio, ci condanna allo 0,2%. Dulcis in fundo, il Misery Index elaborato da Confcommercio a dicembre si è attestato su un valore stimato di 17,3 punti, con una diminuzione di sette decimi di punto rispetto a novembre. Giust'appunto, scende ma.... resta a + 17,3, porca miseria! Eggia, in sei anni il reddito degli italiani per abitante  crolla del 13% rispetto alla media europea. Indipercuiposcia il 14,6% delle famiglie italiane arriva «con molta difficoltà alla fine del mese», il 28,4% non riesce a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro, il 66,1% dichiara di non riuscire a mettere da parte risparmi. Da qui segnali di «disagio» e «deprivazione»: il 6,2% ritiene di non potersi permettere un'alimentazione adeguata, il 10,4% un sufficiente riscaldamento per l'abitazione e il 38,7% una settimana di vacanza all'anno. Inoltre il 61,1% delle famiglie “mutuate” considera pesante il relativo carico finanziario, la metà degli affittuari giudica onerose le spese per l'affitto. Puah! I soliti italiani scansafatiche, lagnosi, perdigiorno e già che ci siamo pure mammoni. Incapaci di sacrificio. Ah…, gli americani! Per loro le  cose stanno pressappoco così: le azioni di consumo generano oltre i 2/3 del PIL; da noi solo il 56%. Dobbiamo correre, non lagnarci. Si dirà: ci vogliono redditi adeguati. Vero. In parte. Noi abbiamo ancora consistenti flussi di Reddito da Capitale che possono essere impiegati per consumare. Negli USA sono indebitati fino al collo. Noi siamo solo all’inizio. Che figura ci facciamo? Dimenticavo: il passivo della loro bilancia commerciale non ha eguali, anzi si, è uguale all’attivo del resto del mondo. Insomma senza se, senza ma  non abbiamo scampo; dobbiamo rimboccarci le maniche e pedalare. Per rilanciare l’economia italiana sono necessari «interventi energici» su consumi e investimenti dice il neo presidente dell’Istat, Giancarlo Blangiardo . Spero non si dispiaccia dott. se quegli energici interventi avessero l’intento di aumentare la Domanda per il nostro tornaconto. I nostri bilanci non sono floridi? Lo sono quelli dei nostri “dirimpettai”: acquistino loro! Essì, quelli dell’intrattenimento hanno bisogno dell’ATTENZIONE, così come i pubblicitari e quelli dell’informazione, per far funzionare il loro business: noi ne disponiamo. L’attenzione fatta merce possiamo metterla sul mercato. Stessa cosa per il TEMPO, quello necessario all’acquisto. Noi ne siamo pieni. Produttori e venditori lo agognano e si sa….. il tempo è denaro. La FIDUCIA dei consumatori, quella attentamente misurata da agenzie internazionali, ha un inestimabile valore: fa arrampicare i titoli in borsa, conforta di ottimismo i produttori, fa scintillare le vetrine dei venditori. Noi, seppur affranti e afflitti, abbiamo “FIDUCIE” nuove di zecca da esporre in bella posta e vendere. Et voilà 5 piccioni con 1 fava. Aumentare i consumi con l’aumento del volume della domanda; rimpinguare le nostre finanze con ricostituente di reddito; rifocillare il risparmio che, investito, può sollecitare gli investimenti produttivi; chicca delle chicche la nostra offerta di prodotto può avere il vantaggio della responsabilità, facendosi alluopo immateriale ed ecocompatibile. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

mercoledì 23 gennaio 2019

CI RISIAMO, SI TENTA DI FAR LE NOZZE CON I FICHI SECCHI!

Ve lo giuro, sul loro sito sta scritto così: "LAVORA CON NOI Quando la passione per la ricerca scientifica incontra la propensione per la vendita, nasce il nostro CANDIDATO IDEALE Microtech Research Products è un’azienda fondata oltre 50 anni fa che attualmente, con i propri Agenti, opera in tutta Italia nel settore delle attività di fornitura di reagenti e strumentazioni dedicati alla ricerca scientifica. Le sue sedi sono a Pozzuoli (NA) e Milano. Per esigenze di allargamento dell’organico all’interno della propria rete di vendita, Microtech ha aperto una selezione finalizzata al reclutamento di giovani Venditori tecnici laureati su tutto il territorio nazionale. Questi che seguono sono i requisiti richiesti dall’azienda: laurea in Biologia o Biotecnologie; esperienza in laboratori di ricerca di biologia molecolare, cellulare, biochimica e/o genetica; età non superiore a 36 anni (requisito preferenziale). I Venditori selezionati si occuperanno di promuovere i prodotti dell’azienda presso laboratori di ricerca dei Dipartimenti universitari, incontrando i Ricercatori ed esponendo loro il catalogo. Gli stessi devono recarsi ogni giorno in almeno 15 laboratori di ricerca dei diversi Dipartimenti Universitari. L’azienda offre un iniziale contratto di collaborazione in prova di 6 mesi, rinnovabile per altri 6, per una retribuzione mensile di 600 euro. A seguito della prova, gli idonei potranno essere assunti regolarmente con contratto di lavoro come Agenti di commercio. Per consultare maggiori informazioni e per inviare la propria candidatura all’azienda, si rimanda alla pagina Lavora con noi del sito web di Microtech , dove sarà possibile compilare l’apposito form per l’invio del cv." Dunque cercano l'eccellenza del vigore fisico, la massima dotazione di capitale umano, unito ad un altrettanto capitale relazionale, per migliorare la produttività. I cercati possono fare ancor di più per migliorare la produttività dell'intero sistema; essipperchè, mentre nel mio mondo d'allora c'era da spendere a malapena per i fichi secchi, nel loro di adesso tutto si è invece fatto merce, ancor più dotata di senso, da dover acquistare per far crescere l'economia. Loro, non sanno resistere, obbediscono! Si insomma questi giovani dispongono del massimo da dare nella produzione, altrettanto nella consumazione. Beh, provare a far tutto questo con 600 euro al mese può forse consentire di far le nozze con i fichi secchi, non con i funghi! Ehi di Microtech, se riuscirete a trovere i disposti, avrete migliorato l'impiego dei vostri input, l'intero sistema invece vedrà peggiorato quelli di output. Prosit! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 18 dicembre 2018

I SOVRANISTI PSICHICI ASSOLDANO CIALTRONI

Cavolo, un'Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita e vecchia. Essì, per tutto questo, il 52° Rapporto Censis parla di "sovranismo psichico" e delinea il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova; sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. "Il processo strutturale, chiave dell'attuale, è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive". Beh, se andiamo oltre la versione sociologica dei fatti, si scorge gente sempre più in brache di tela che se la prende con chi avrebbe dovuto rivestirli a festa. Ci risiamo. Non sapendo come ci si vesta a festa e usando la democrazia rappresentativa, questa gente aveva delegato i competenti per meglio rappresentare i propri interessi. Di fronte ai competenti stavano cinque questioni da affrontare: l'immigrazione, la crisi economica, la sicurezza, il lavoro, i giovani. Quando, a questioni irrisolte, i competenti si mostrano incompetenti quei disgregati/ impauriti/incattiviti/impoveriti e ancor più vecchi si incazzano e revocano le deleghe. Si, se tanto ha dato loro tanto, votano per se stessi. Si, quei due vice premier siamo noi. L'incompetenza al potere insomma che, facendo marketing politico, proclama la "fine della povertà" e, con collaudate movenze elettorali, la cosparge di fuffa. Non paghi fanno passare in video, fin oggi almeno, quattro cialtroni in questioni economiche affinchè la fuffa monti. Colpa di questi sventurati? Macchè! Loro dicono quel che sanno in vece di quei competenti/incompetenti dell'economia, rei di aver interpretato con un attempato paradigma le cause del casino: Lui, nella patria del Cepu, dice di insegnare alla già Link Campus University of Malta, ma non v'è traccia; però in romanesco vomita a memoria dati e poco altro. Lei, tanto donna quanto immobile, come i neuroni della sua bella testolina. Un'altra, che se la guardi ti accusano di circonvenzione d'incapace, alla quale hanno addirittura pubblicato un libro. In ultimo, per non farci mancar niente, un vice ministro, pare senza deleghe, che nega come la crescita venga generata dalla spesa. Fiuuu... glielo dite voi come, questa stessa, generi pure lavoro e lo remuneri? Beh, a questi tizi non voglio tirargliela ma credo, con ragionevole approssimazione, che quegli incattiviti, alla fine della fiera, lo saranno ancor di più. Temo pure che, quando pure l'incompetenza verrà defenestrata, possano rientrare dalla stessa finestra proprio i competenti di prima: gulp! Essipperchè, avendo revocato la delega ai competenti, gli incompetenti dovranno trovare soluzione proprio a quelle complicate questioni che avevano delegato. Sapranno i nostri far oggi quel che altri avevano delegato a farlo ieri? Beh, nel frattempo, W il Parroco. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 4 dicembre 2018

DEBOLI SI, FESSI NO!

"Young Factor": ovvero come parlare di economia con i giovani, con gli studenti delle scuole superiori. E' una nuova iniziativa dell'Osservatorio Giovani-Editori. Sul palco, insieme a Ceccherini e all'editorialista del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, c'erano il governatore della Banca d'Italia Vincenzo Visco, Klaas Knot (Presidente Banca d’Olanda), e Jens Weidmann (Presidente Deutsche Bundesbank). Con loro anche Luis M. Linde (Governatore Banca di Spagna dal 2012 al giugno 2018). L'economia europea, l'impatto delle nuove tecnologie sui mercati, i venti anti-europeisti: si è parlato di questo e molto altro con i ragazzi, che hanno poi posto tantissime domande dalla platea. Tra i temi, anche quello dell'inflazione. Già, l'inflazione, una studentessa solleva la questione dei costi che vengono generati. "Non vogliamo tornare a un mondo in cui l'inflazione è la soluzione dei problemi, perché l'inflazione è la tassa più ingiusta che c'è e colpisce i più deboli", risponde Vincenzo Visco pacato e deciso. Ingiusta? Ci risiamo con l'etica! Calma e gesso, se commedia ha da essere, commedia sia. Personaggi ed interpreti: I Deboli, quei 5 milioni e 58 mila individui, che l'Istat intende come coloro che non possono affrontare la spesa mensile sufficiente ad acquistare beni e servizi, considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile. Ignazio Visco che, oltre a governare BankItalia insieme a Weidmann, sta nel Board della Bce. Bce, appunto, titolare del mandato di tenere un’inflazione contenuta, intorno al 2%. La Young, alla quale si tenta di far credere come "Cristo sia morto di freddo". Dunque, in un mercato efficiente, quelli senza il becco d'un quattrino non possono fare la spesa. I prezzi scendono, si rifocilla il potere d'acquisto dei miseri e quella tassa da pagare passa alle Imprese. Bella no? Macchè, in un mercato opaco parte la carica della Bce, lancia in resta, reflazionando la domanda. Forte del mandato, con la politica monetaria espansiva, altera il meccanismo di formazione dei prezzi per fermare la deflazione. Dietro le quinte, gli statistici attribuiscono all'inflazione due decimi di punto della crescita annua. Io, maligno, in quel "mandato del +2% d'inflazione" scorgo un -2% del potere d'acquisto; dietro quei due decimali, invece, altrattanta spesa fatta in meno, più merci in magazzino, meno occupati a lavorare. La platea, pensando come quei due decimali di Pil possono esser fatti a debito, fischia il bluf! Ehi, ragazza, non dar retta, Cristo è morto in croce per asfissia. Mauro Artibani, l'Economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 16 ottobre 2018

TANTO CARA MI FU QUELLA SINISTRA


L'abitudine è quell'abito mentale che veste il consueto, non il nuovo.
Toh guarda giusto voi, nostalgici dell'Economia della Produzione, dove quelli del Capitale e gli altri del lavoro se le davano di santa ragione per poter intascare il meritato e i consumatori fuori dal ciclo a ristorar bisogni.
Beh, ancor'oggi cari miei quel consunto consueto vi veste e vi calza; nè vi scuote il fatto che quella stessa economia, dall'esser stata della produzione, si sia fatta dei consumi*; quel posto, insomma, dove hanno più bisogno i produttori di vendere chi i consumatori di acquistare .
Toh guarda questa mattina, anch'io, nel calzarmi mi sono accorto di avere un buco in una scarpa. Preso dal bisogno esco e ne acquisto due, nuove. Non tutti hanno le scarpe sfondate, chi ce le ha fa come me. Poi ci son quelli fedeli alla moda e se cambia le cambiano; ci sono pure i collezionisti, finanche quelli che le acquistano solo per sfizio.
Tutti si va in negozio, scegliamo, acquistiamo, paghiamo.
Efisio, capo dei calzaturai del calzaturificio "Frosi", incassa, fa i conti; conta pure le scarpe ancora in magazzino; mette nel conto pure la fine della stagione che si avvicina, impreca.
Veniamo a noi, cari della vecchia Sinistra, agitate i neuroni e.... lo sentite l'acro odore di un bel conflitto tra Capitale e Lavoro?
Diamo un'occhiata. Quest' Efisio impreca perchè, a conti fatti, ha mal gestito i fattori della produzione.
Fiuuuu, eppur ci aveva messo la capacità di imprendere ed il capitale e quelli che stanno con lui il lavoro.
Quando si accorge del danno, ci risiamo, taglia il costo di quel lavoro che ha sovrapprodotto, la solita storia insomma.
Si la solita, quella che pressappoco sembrano raccontar tutti: un’analisi del Centro Studi ImpresaLavoro, elaborando dati Eurostat, mostra come dal 2007 al 2017 gli italiani abbiano perduto l’8,4% del loro reddito pro capite, un calo pari a 2.400 euro a cittadino.
Ehi, c'è pane per i vostri denti e azzannar l'ingiustizia.
Calma e gesso. Quello Scarpantibus quando fa questo ha in testa un dilemma: "riduco la paga a quelli che hanno lavorato facendo troppo; riduco il costo del lavoro per abbassare i prezzi, migliorare la capacità competitiva e vendere quell'invenduto che altrimenti brucia risorse?"
Mentre ancor dilemma si accorge di come gli sia rimasto in tasca quella parte dell'incassato con cui remunera il capitale; massì, quel che gli tocca degli utili per la gestione dei fattori produttivi e la quota di profitto del rischio d'impresa.
Bene da dilemma a dilemma, il vostro: Efisio, che ha mal gestito i fattori della produzione, ci marcia o quel meccanismo "automatico" che trasferisce quanto incassato della spesa ai fattori produttivi, gli ha consentito di tenersi l'immeritato resto in tasca, malgré soi?
Un bel dilemma eh? Già, pure perchè così la produttività totale dei fattori collassa; si va a sbattere insomma!
La colpa dite?
Ecco si, la colpa.
Per generare la crescita economica, produrre e lavorare sono la condizione necessaria, niente affatto sufficiente se si è prodotto quell'invenduto che brucia risorse. La spesa si!
Quella dei consumatori ne fa i 2/3.
Nell'Economia dei Consumi, dove "la mia spesa è il vostro reddito" e la spesa di tutti è reddito per tutti, quel meccanismo di trasferimento misconosce questo ruolo.
Essipperchè, se per fare la crescita quest'esercizio di consumazione si rende indifferibile, questa indifferibilità reclama l'impiego di risorse produttive scarse: il tempo, l'attenzione, l'ottimismo.
Giust'appunto queste risorse produttive che proprio quell'invalido, attempato meccanismo non misura nè remunera.
Già, sapete di chi è figlio questo improvvido trasferimento? Il padre, quel vecchio paradigma che ha consagrato i Produttori come "generatori della ricchezza"; il Nonno, cantore di quell'economia della produzione, che ancora vi illude.
Bene, è tempo di lasciare il Novecento, farsi prossimi all'oggi. Oddio, quelli del PD ci hanno provato, si sono affacciati al nuovo millennio per scrutare, ancora scrutano.
Vi vedo scettici: ennò proprio quando tocca ripensare i modi della rappresentanza politica?
Già, proprio la Politica, per dirla con Guglielmo Minervini, dovrebbe cambiare attitudine di fronte alle cose da fare per governare i fatti: "non quante risorse stanziare, quante invece risorse attivare."
Essipperchè, se per quelle da stanziare non v'è il becco d'un quattrino, quelle da attivare a guardar bene si possono scorgere dentro quel vecchio, farraginoso, iniquo meccanismo di trasferimento, giust'appunto!
Morite dalla voglia di redistribuire, magari attrezzando un adeguato ambiente normativo, alfin di esercitare il ruolo che vi spetta e meritare l'emolumento?
Bene, vi prendo in parola: Ricordate quel "Profitto" un tempo considerato illecito?
Beh, oggi è incongruo!
Si, questo remunero del rischio d'impresa, dentro un'economia dei consumi, circolare e continua, manca di ragione strumentale. Dentro questo circolo, quando tutti gli agenti economici dispongono dalle adeguate risorse produttive per fare quel che gli spetta, il sistema gira; girando, quel rischio viene abbattuto!
Ta ta tà: le scorgete le risorse da riallocare a quelli della spesa, perchè questo si renda possibile?
Okkio, sono le nicchie di profitto che vengono incassate in ciascun tratto delle filiere, più o meno lunghe, del sistema produttivo.
Dovete fare in fretta per non farvi eseutorare; ci sono, nel mondo, grandi Imprese che già lo fanno: rende!
Ehi, da buoni tutori del lavoro siete ancora scettici?
Bene, come intendere quell'obbligato esercizio di consumazione se non un lavoro che, agito, smaltisce quento prodotto e fa riprodurre attivando lavoro produttivo buono?
Essì, lavoro buono quello generato dalla spesa, fornito dall'Impresa e remunerato con i proventi di quella stessa spesa.
Approposito: potete, è vero, continuare a perseguire quella vostra abitudine che vi fa stare con i deboli; per poter far per loro però, ironia della sorte**, vi toccherà dover rappresentare le istanze invece di quelli della spesa, quelli forti.
Prosit!

*L’economia dei consumi prende il posto dell’economia della produzione quando l’offerta supera strutturalmente la domanda. Quando insomma, per fare la crescita si impone l'obbligo del consumare ben oltre il bisogno, si chiude un’epoca, si apre al nuovo.
** Quella sorte sociologica che vi ha descritto questi consumatori come "Gente prodiga e men che mai satolla." Viziosi quindi, dimentichi di come propio questo vizio sia la virtù che fa crescere l'economia.


martedì 22 maggio 2018

DEI DELITTI E DELLE PENE NELL'ECONOMIA


La ricchezza, nel sistema economico, viene generata dalla spesa aggregata.
Generata ed incassata, viene poi traferita dall'Impresa ai soggetti economici mediante il remunero di Capitale e Lavoro.
Ciò detto, ficchiamoci dentro la realtà delle cose.
Bene, quando ti ritrovi così: "Secondo la stima preliminare dell'Istat, la povertà assoluta coinvolgerebbe nel 2017 poco meno di 1,8 milioni di famiglie Si tratta di circa 5 milioni di individui, l'8,3% sul totale della popolazione residente
Mica solo così, pure cosà: L'Italia, dicono da Boston Consulting, conta 307mila famiglie milionarie, pari all'1,2% del totale, che possiedono il 20,9% della ricchezza finanziaria italiana (azioni, obbligazioni, depositi e strumenti di liquidità).
Beh, se i modi di quel trsferimento generano tutto questo son cacchi!
Si, se gli uni non possono fare quella spesa e gli altri, magari, ne fanno meno di quel che possono, sono cacchi; per tutti
Fin quando si stava nell'economia della produzione, l'ideologia e la morale cercavano di affibiare ragioni e torti a questi renitenti.
Già, renitenti, quei poveri con i bisogni insoddisfatti e quei ricchi, soddisfatti e con il tasca il resto. In mezzo stanno gli eticisti e la politica* a far baccano e prender parte.
Quando venne il tempo dell'economia dei consumi** fu suonata tutt'un'altra musica: macchè poveri e ricchi, macchè buoni e cattivi.
Se generare ricchezza è la legge, la spesa fatta diventa la regola per distinguere tra ragione o torto. Essì, quando la spesa si rende indifferibile per fare la crescita economica e non si fa quanta ne occorre, ci si trova di fronte a veri e propri atti delinquenti.
Già, quando vedi la crescita trascinarsi su strade zeppe di debito, ti tocca fare i conti: cavolaccio, quei bisognosi non smaltiscono quanto prodotto, non fanno riprodurre; manco partecipano, per quanto possono, al pagamento delle imposte. Stesso delitto per gli affrancati dal bisogno che, con i magazzini pieni, fanno mancare pure la spesa per gli investimenti***.
Dunque, tutti quesrti "pocodibuono" si sottraggono del fare quel che gli spetta, per obbligo di ruolo: la crescita economica!
Tocca alla giurisdizione dell'economia circoscrivere il reato, i rei, le pene e le misure di sicurezza acciocchè tutto questo non abbia a ripetersi.
Certo, ci sarà chi potrà adire al leggittimo impedimento, altri no!
E..., per l'amordiddio, niente questione etica per favore!

*Il baccano della politica dividerà il mondo in due; tra chi prende le parti del Capitale e chi del Lavoro.

**L'economia dei consumi ovvero quel sistema produttivo dove l'offerta supera strutturalmente la domanda.

***La spesa delle imprese volta ad aumentare la produzione.

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 17 aprile 2018

IL CAUP, MEGLIO DEL CLUP: HURRA'!


Nell'economia della produzione viene ritenuto possibile distinguere tra salari nominali e quelli reali.
Giust'appunto, i primi sono la quantità di moneta che il lavoratore riceve in un'unità di tempo.
I secondi, la quantità di beni e servizi che quel lavoratore può acquistare con il salario ricevuto.
Tutto bene quando il denaro guadagnato con il lavoro risulta pari al potere d'acquisto necessario per fare tutta la spesa che occorre a smaltire quanto quello stesso lavoro ha prodotto per poter ri-produrre fornendo continuità al ciclo.
Già, a meno che l'inflazione, quando si mostra, attenti quell'equilibrio.
Stesso squilibrio pure con la deflazione, dite?
Vero! A meno che, magari al grido di "Pazienza, costanza e prudenza"*, questa puzzona la si scongiuri con le politiche di reflazione, messe in campo ad arte, con l'intento di alterare il meccanismo di formazione dei prezzi strapazzando il potere d'acquisto.
A meno che... poi con il credito si dia soccorso a quell'acquisto: nel dicembre 2017, negli Usa,
il credito al consumo risulta eumentato a un tasso annualizzato di del 5,8%; 18,45 miliardi di dollari sul mese precedente.
Il debito associato alle carte di credito è salito a dicembre a un passo annualizzato del 6%. I debiti legati a prestiti studenteschi o per l'acquisto di un'auto, il cosiddetto credito non-revolving, sono aumentati al tasso annualizzato del 5,7%.
Bella no?
Beh, per porre riparo alla insufficienza del salario reale, nell'economia dei consumi, deve trovere riferimento un accrocco nuovo di zecca: condizione necessaria e sufficiente a che il meccanismo economico giri al meglio, per generare ricchezza, le imprese devono attrezzare business che consentano di fare profitto se e quando, con l'acquisto delle loro merci, viene rifocillato il potere d'acquisto dell'acquirente.
Ci sono grandi Aziende** che già lo fanno; si, cosi come gli utili.
Pressappoco, insomma, un salario di scopo.
Ecchè scopo! Buono per ridurre pure il margine di capacità inutilizzata nell’economia e non dover ridurre i salari nominali di chi vi lavora.
A presidio e misura del salario reale, l'impresa deve farsi carico di parti del Costo dell'Acquisto per Unità di Prodotto (CAUP).
Quasi come il caro vecchio Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP) che ancora misura il salario nominale.
Eggià, se con il secondo si calibra la produttività della singola azienda, con il primo si può governare la produttività dell'intero sistema economico.


* Pazienza, costanza e prudenza nella conduzione della politica monetaria al fine di assicurare il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo prefissato. Così Mario Draghi afferma nell’editoriale pubblicato nel rapporto sull’attività della Bce nel 2017.

** Ikea, le Free Press, Groupon, gli Outlet, AirBnb, Uber.

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 26 settembre 2017

TRENITALIA E I FURBETTI DEL TRENINO

Le regioni italiane raccontate attraverso il viaggio in treno prendendo spunto dai temi dell’economia della creatività. Questo l’obiettivo de “Il viaggio sta cambiando”, il contest di idee per filmmakers, dai 18 ai 35 anni, lanciato da Trenitalia  in collaborazione con Fuoricinema, festival cinematografico di Milano.  
Il progetto prevede la scrittura di una sceneggiatura per la produzione di un cortometraggio, durata massima cinque minuti, nel quale i filmmakers racconteranno luoghi, persone, mestieri, attività economiche e prodotti enogastronomici del Belpaese, prendendo spunto da un viaggio su un treno regionale di Trenitalia.  
Protagonisti di questa particolare esperienza di viaggio saranno il treno e la musica. Il treno dovrà essere l’elemento fondamentale della narrazione. La colonna sonora, invece, dovrà essere ispirata alle flotte dei treni regionali di Trenitalia: Swing, Pop, Rock e Jazz. Linguaggio, ritmo e taglio visivo dovranno essere pensati, soprattutto per la diffusione sul web.  
In palio un abbonamento regionale annuale per i treni di Trenitalia, valido nella regione indicata dal vincitore, e due bonus, 200 euro, per viaggiare sulle Frecce oppure sui treni a lunga percorrenza. Inoltre, i video prodotti sulla base delle sceneggiature premiate saranno proiettati nei roadshow, in programma da ottobre nelle principali città italiane, per presentare i mockup scala 1:1 dei nuovi convogli regionali di Trenitalia: Pop e Rock.
Partecipano in molti, Marilena Iasevoli vince. Viene premiata da Trenitalia con l'abbonamento di un anno per i treni regionali; il secondo e il terzo classificato, Giada Martini e Luigi Ceccarelli, ricevono un bonus da 200 euro ciascuno per viaggiare sulle Frecce e sui treni a lunga percorrenza.

Dunque, tutto bene madama la marchesa.
Tutto bene?
Diamo un'occhiata, approposito di sceneggiature, sceneggiamo i fatti:
Trenitalia con questa iniziativa aumenta la produttività d'esercizio migliorando la reputazione, il valore assoluto del web; lo fa a costo zero cedendo un posto non occupato in carrozza.
Il Film maker, operatore cinetelevisivo, un professionista esperto di regia, sceneggiatura, ripresa e montaggio video. Realizza videoclip, cortometraggi e elementi multimediali, diffusi attraverso canali Tv e web. Un soggetto, quindi, adeguatamente dotato di capitale umano che, per sceneggiare cinque minuti inpiega giornate di lavoro produttivo; se non vincitore ha lavorato "a gratis" altrimenti intasca buoni viaggio; buoni per andar a cercar lavoro.
I 18/35enni, quelli che hanno la miglior reputazione nel fare la spesa, come lor non l'ha nessuno, hanno in tasca a malapena un improduttivo biglietto di viaggio.
Vuoi vedere che con questa iniziativa, il Gruppo FS Italiane, intende confermare il proprio impegno nel sostenere concretamente i giovani e le loro idee creative?
Già, un innno alla produttività di sistema!
Si, insomma, "Il viaggio sta cambiando"; la cultura d'impresa ancora una volta ha perso il treno.

Mauro Artibani