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martedì 17 marzo 2020

PRODURRE DOMANDA PER CONDIZIONARE L’OFFERTA

I medici medicano, gli insegnanti insegnano, i vigili vigilano e i consumatori? Già, se ciascuno esercita la propria competenza, medici, vigili, insegnanti fanno e sanno cosa fare i consumatori no; hanno rinunciato all’esercizio di quelle competenze. Sono marketing e industria pubblicitaria a produrre domanda di consumo. Lo fanno su commissione dei produttori: a noi non resta che acquistare e farlo a più non posso. Se tanto mi dà tanto: il reddito non basta più, risparmi al lumicino, debito gonfiato. Siamo alle stremo. Il nostro pigro esercizio produce danni alle nostre finanze, lascia campo aperto ai profeti di sventura che vedono annichilire pure le nostre umanità, saturarsi ragione ed emozione con il rischio di minare l’ottimismo, propedeutico a quella mirabolante FIDUCIA DEI CONSUMATORI, che sostiene il mercato. Giammai! Insomma, limitarsi ad acquistare è esercizio sterile che non rende ragione delle nostre possibilità: no alla pratica dilettante. Costruire la domanda di consumo deve essere la nostra mission. Si restituisce così merito all’azione, responsabilità all’agire, agio alle nostre finanze. Eggià! Il meccanismo economico che ci ha affrancato dal bisogno non ammette indugi: consumare si deve. Reclamare per noi cosa, quando e come farlo si può. Ne va del nostro tornaconto. Proprio il tornaconto ovvero la somma delle nostre utilità: reddito,ruolo, controllo dei processi di responsabilità. Come? Costruire diversificate nicchie di senso dove ficcare dentro: Valori, Etica, Piaceri, Vizi e Sfizi. Nicchie, insomma, usate come setacci per filtrare le occasioni di acquisto e condizionare l’offerta. Nicchie che ammiccano ad orizzonti eterogenei, nicchie vere e nicchie false, nicchie miraggio. Tutto questo ci consente di recuperare e utilizzare nel mercato identità multiple, spiazzare abitudini, cambiare abiti, edificare nuove abiazioni per le nostre opportunità. Sta quì la condizione per potere redistribuire ruoli, gerarchie epperchennò redditi. La gente del marketing e della pubblicità potrà perdere prerogative e lavoro? Migliaia di disoccupati? Macchè! Avremo noi bisogno di consulenti che sappiano impacchettare in maniera impeccabile la nostra Offerta di Consumo. Insomma c’è lavoro per tutti. Tutti devono fare la propria parte. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 3 marzo 2020

MI SON ROTTO DELLA ROTTAMAZIONE

In mezzo a tutto questo bailamme comunicativo, che può far male più del Virus Corona; per metterci una pezza, in sordina senti mormorar: Rottamazione! Sarei tentato di dire, rottamatevi il cervello, ma non mi lascio trascinare dall’impeto. Temo non si sia capito granchè di quel che sta accadendo nell’ economia. Lo rammento tutto d’un fiato: ma come noi Consumatori, soggetti Economici del mondo abbiente, che abbiamo acquistato in ogni dove, ogni cosa, in ogni momento perché questo è il meccanismo in uso per generare ricchezza; Noi che abbiamo speso più del reddito disponibile, depredato risparmi, indebitati oltremodo dando fuoco alla miccia che sta facendo deflagrare il mondo, proprio a Noi viene lanciata l’esca delle rottamazioni per farci abboccare all’amo dell’acquisto e così, magari, continuare a spendere denaro preso a prestito, ricominciando quella catena di Santantonio che si è appena spezzata. Signori, la storia della crisi sistemica che sta ancora sconvolgendo il mondo, comincia da fatti esattamente uguali a questi. Al reddito insufficiente si è trovata soluzione con il credito e gli arzigogoli finanziari più suggestivi e pericolosi che hanno nascosto il debito per decenni o giù di lì. Ora, per tutta risposta con una sagacia che imbarazza, ci viene proposto di rimediare alla crisi acquistando, magari automobili. L’intento di ridare spazio al consumare, per aiutare le imprese ad investire e produrre, non mi giunge del tutto nuovo. Dover poi acquistare quel prodotto, aumentando il nostro debito, sembra un film già visto. Mentre rifletto per scrivere la chiosa a questa nota, mi arriva un twitt, dice: “puoi tosare una pecora mille volte, la puoi scannare una volta sola” e mi accorgo, con disappunto, come mi abbia sottratto d’imperio il finale. Essipperchè, se scanni gli scannati dal debito ma non dal bisogno, il virus sei tu! Ehi, gestore dell’economia, si sta nell’Economia dei Consumi, là dove si è ridotta l’utilità marginale del dover fare la spesa facendo crescere l‘utilità della domanda d‘acquisto, per tenere la produttività del sistema, come pure la crescita. C’è ancora? Occhio: A febbraio la fiducia dei consumatori nella zona euro segna una flessione di 6,6 punti. Si insomma, la domanda non paga; si paga! Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

giovedì 8 ottobre 2015

TOH, IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI

La fiducia dei consumatori va ai massimi da 13 anni, quella dei produttori da 7 anni
Mi arrendo e depongo le armi.
Si mi arrendo alla psico economia.
Eggià credevo che la crescita, dovendosi fare con la spesa, sarebbe mancata mancando i redditi sufficienti a farla e invece no, almeno in prospettiva. Essipperchè se sale la fiducia di consumatori e imprese a settembre, dal mese successivo gli ottimisti cominceranno a spendere.
Sta scritto tra le righe di quel che scrive l'Istat. L'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 112,7 da 109,3 di agosto mentre l'indice composito del clima di fiducia delle imprese sale a 106,2 da 103,9 e mostra progressi in tutti i settori.
La fiducia dei consumatori si mostra ai massimi da maggio 2002 e l'indice sulle imprese risulta al top dal dicembre del 2007. "Entrambi gli indici - sottolinea l'istituto statistico - permangono ai livelli massimi osservati negli ultimi due anni". Migliorano le stime sia dei giudizi, sia delle attese dei consumatori sull'attuale situazione economica del Paese (a -47 da -61 e a 14 da 6). Gli intervistati vedono un rallentamento della crescita dei prezzi sia nei 12 mesi passati sia nei prossimi 12 mesi (a -19 da -14 e a -18 da -14 ). Diminuiscono significativamente le attese di disoccupazione (a 7 da 25).
Riguardo le imprese, crescono tutti i climi di fiducia: quello del settore manifatturiero (a 104,2 da 102,7), quello delle costruzioni (a 123,3 da 119,5), quello dei servizi di mercato (a 112,2 da 110,0) e quello del commercio al dettaglio (a 108,8 da 107,8). Nelle imprese manifatturiere migliorano sia i giudizi sugli ordini (a -11 da -15 il saldo) sia le attese sulla produzione (a 12 da 11), mentre i giudizi sulle scorte rimangono stabili.
Ottimismo perchè pochi hanno avuto 80 euro in busta paga, mentre tutti hanno redditi fermi al 1985?
Perchè si prevede un taglio dell'Imu?
Per il conforto rigorosamente congiunturale che da il Qe, la svalutazione dell'euro fino alla riduzione del prezzo delle benzine?
Ottimismo a debito come rende noto l'Abi?
Crescono le erogazioni di prestiti bancari per le imprese e dei mutui immobiliari concessi alle famiglie, registrando un +27,2% per operazioni di credito al consumo.
Se l'ottimismo per ottimismo fa 64'ttrismo, fa pure il migliore dei mondi possibili?
Sia come sia ma, con la fiducia si fa la crescita?
Si, se ci si può fare la spesa!
Beh, di questi tempi la fiducia si mostra un Bene: fa vendere, è pure scarsa se non dispersa in mille rivoli.
Merce, insomma, di valore. Metterla a reddito si può, si deve.
L'ottimista che vende, abbassando i prezzi, l'acquista.
L'ottimista che compra, aumentato il potere d'acquisto, alfine spende per fare l'agognata crescita.
Eggià, la crescita si fa con la spesa!

Mauro Artibani