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martedì 7 luglio 2020

IL LAVORO DI RAFFA, NON DI RIFFA!

Il Lavoro, con l’articolo 1 della Costituzione, diviene l’istituto che fonda la Repubblica. La legge, 20 maggio 1970 n. 300, con "Lo Statuto dei lavoratori” ne fa un Diritto. Cinquanta anni dopo il Presidente Mattarella, con il garbo istituzionale che gli è proprio, ne rammemora il senso: "Dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell'Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile. La sfida dei cambiamenti va affrontata con coraggio e la partecipazione, con il lavoro, al bene comune. Un collante irrinunciabile per tenere unita la comunità e renderla più forte.” Mi vien voglia di dire… quando Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, in un intervento su 'Il Sole 24Ore' mi sopravanza: Il "reddito" e il "lavoro" a "milioni di italiani possono darlo solo le imprese e i mercati, gli investimenti e…". Con un colpo da maestro, insomma, mette il cappello su quanto scritto in Costituzione, sulla norma dello statuto e sul proferito dal Presidente. Ennò, Capitano mio capitano! Le Imprese non possono, quel lavoro e quel reddito, inventarlo; tutt’al più son trasferenti di quel che i Consumatori con la spesa hanno generato. Prima il reddito poi l’input per poter lavorare a ri-produrre. A meno che, spaventati dai lockdown e dalla recessione, gli europei ammassino risparmi nei depositi bancari rischiando di pregiudicare la ripresa post pandemia di Covid-19. Che stia accadendo, lo rileva il Financial Times sulla base dei dati della Bce e della Banca d'Inghilterra che già a marzo riportavano forti aumenti dei depositi nelle maggiori economie. In Italia i dati Bce riportano un aumento di 16,8 miliardi di euro a marzo sui depositi, anche qui a fronte di una media mensile di 3,4 miliardi. Giust’appunto cari confindustriali! Con questi chiari di luna siete ancora convinti di poter dare quel lavoro, pagare un reddito e, magari, pure investire quel che vi tocca? Bene, dopo il colpo al cerchio, tocca alla botte: Sociologi, Antropologi pur’anche Filosofi voi che del lavoro avete redatto la “mitologia” potreste trovare il modo di render merito proprio a chi, con quel che fa, lo genera e lo remunera e rende ancor spendibili le vostre prediche? Fino a riabilitare, magari, quell’esser prodighi e men che mai satolli dei Consumatori, non più vizio, magari convincendo la Politica a doverne rappresentarne la virtù! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 19 maggio 2020

FARE… NON DEF ICERE

La maggioranza, nella bozza della risoluzione al DEF al voto nella Camera dei deputati, impegna il governo "ad agevolare gli investimenti orientati a promuovere un nuovo modello di sviluppo produttivo ed industriale, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitivo, orientato alla crescita, all'innovazione tecnologica e alla creazione di lavoro; a promuovere lo sviluppo del capitale umano". Tal generica disposizione d’animo, dei maggiorenti la maggioranza, fa voler bene ai suddetti. Talmente bene che vien voglia di dare una mano: la proposizione principale sta nel voler “agevolare gli investimenti”? No, non si dica sia poco, di questi tempi… a poterlo fare. Dunque, un nuovo modello di sviluppo produttivo ed industriale. Modello che, per quanto nuovo potrà essere, dovrà – temo - ancor dover funzionare facendo la spesa per generare la ricchezza. Bene investimenti allora, all’uopo orditi, per poterla fare! Vorranno investire le Imprese se non avranno la certezza di poter vendere quel sovrappiù che proprio quegli investimenti avranno consentito di poter produrre? Lo Stato, già indebitato oltre misura, potrà investire per migliorare la produttività generale del paese, ancor più privato dei ristori fiscali che incassa dallo scambio economico? I Consumatori avranno da investire per fare la spesa, smaltire il prodotto, spronare le Imprese ad investire e, tenendo attivo il ciclo, pure lo Stato a fare lo stesso? Alfin… mi voglio rovinare, sempre con quella maledetta spesa, poter creare pure il lavoro poi remunerarlo? Per quel che riguarda lo sviluppo del capitale umano, non scalmanatevi; tra i giovani ce n’è a sufficienza, per lo più sottoutilizzato e malpagato. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 21 aprile 2020

SIAMO UOMINI O CAPORALI?

Sai, quando sei chiuso in casa, se non hai altro da fare provi a pensare; magari ripensi a quello che hai avuto modo di pensare un’evo fa, dentro la crisi del 2008: Consumatori, siamo uomini o caporali? Si può essere, insomma, individui che fanno, nella fattispecie militare, i caporali o… si è, tout court, solo caporali? Bando alle ciance, veniamo a noi. Siamo individui che consumano o solo consumatori? Siamo cioè esseri che nella quotidiana esistenza si fanno all’uopo lavoratori, mariti, padri, domestici, gente che acquista, pure zuzzerelloni; insomma individui multiformi? Oppure la pratica del consumo totalizza la nostra condizione fino a conformare le nostre identità? Vedo già accapigliarsi al dilemma i nostri estimatori e detrattori. Se ne diranno di tutti i colori; lasciamoli fare. Io però riposo meno. I palinsesti televisivi hanno abilmente sottratto spazio al mio sonno; più veglio più possono attrarre la mia attenzione per venderla ai pubblicitari. Al mattino mi sveglia il segnale orario sponsorizzato da un caseario e il “Caffettino di Giorgino” poi, con gli occhi appiccicati, sbircio su giornali raccapezzati elzeviri affaticati tra gli spot pubblicati. Il dentrificio che migliora il mio….sorrisio; Al “Mulino Bianco” mi colaziono; mi abbiglio e mi indigno con una “moda fatta per passare di moda” per il tempo che passo a rincorrerla facendo tardi al lavoro. Già, il lavoro. Con i colleghi che mi indottrinano con il loro impavido mostrarsi trendy ed il capo che mi racconta gli ultimi acquisti. Alle tredici… Pepè pepè pepepepè la zuppa l’è cotta, si vada a mangiar. A tavola ingurgito oltre il lecito, cibi freschi, conservati, ipocalorici, multivitaminici tanto poi smaltisco il “non consumato” nelle ore passate alla beauty farm. Poi finalmente a zonzo. Trascorro il mio tempo libero passeggiando su strade lastricate da spazi di affissione, tra vetrine luccicanti, scartando taxi e pullmann griffati; tra edifici di reclame incartati, messi lì apposta per istruire il mio ozio. Dopo cotanta istruzione acquisto in ogni dove: Questo il dovere mi impone. Poi ufff.. si torna a casa, si cena. Cene light però. Poi la televisione e, giù come se piovesse, informazione recitata con grande solerzia: “consigli per gli acquisti”. Come resistere a cotanta dedizione? Questo è quanto. Così conciati siamo uomini o caporali? E se fossimo altro? Gente che magari, con fare dilettante, appassionato, inesausto, zavorrato pure da patenti diseconomie, produce i 2/3 del PIL che ribatte colpo su colpo all’eccesso di offerta con un dovizioso surplus di domanda. Solerti in ogni dove. Lavoratori del consumo insomma, altro che “altro”. Eccolo il nostro statuto; tiriamo la carretta a tempo pieno con un fervore che ha bisogno di conforto. Già Baudrillard ebbe a dire che il “consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare”: bene è tempo che lo sappia, che ponga la questione al mercato. Insomma è il tempo delle rivendicazioni, cosicchè quel conforto possa dare ristoro e sprone; la nostra fiducia deve essere rifocillata. A buon intenditor poche parole, altrimenti sono cacchi. Per tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 14 aprile 2020

CONSUMATORI, VABBE’ MA…. PROFESSIONISTI!

Mettiamoci d’accordo una volta per tutte: chi può ragionevolmente credere che il meccanismo produttivo funzioni sulla scorta di un automatico succedersi di produzione-consumo? “Senza soldi non si canta messa”: occorre danaro affinchè mediante l’acquisto il Valore prodotto si trasmuti in Ricchezza. Già, il danaro! Se il reddito è insufficiente si dovrà utilizzare il risparmio. Se il risparmio non ce la fa più si deve utilizzare il debito. Se il debito cresce oltre la capacità di ripagarlo, viene allora a mancare il quibus: il meccanismo si inceppa. Il Valore prodotto resta Ricchezza inespressa, non è cosa da poco. Se manco al mio ruolo di acquirente, agli altri mancheranno profitti, stipendi, salari, stock-options; mancheranno pure gli introiti fiscali allo Stato; chi potrà acquistare il debito nazionale? Questo è quanto. I soliti bene informati, dati alla mano, affermano che il risparmio degli italiani – rispetto ai colleghi europei e americani – resta ancora elevato mentre il debito risulta entro limiti fisiologici. Insomma dobbiamo continuare a consumare. Abbiamo scorte a cui attingere; per la patologia del debito c’è ancora tempo. A conti fatti gli informati non hanno tutti i torti: noi non avremo scampo. Ma c’è un MA grosso come una casa a cui non potremo indefinitamente sottrarci con cui anzi, in questi tempi di vacche magre, potremo trovare trastullo e sprone. L’esperienza umana dell’acquisto-consumo che sembra esaurire il nostro compito mostra la corda. Si parte dall’affanno economico, poi l’inquinamento come risultato della consumazione; il ruolo acquisitivo della nostra azione, svolto tutto al singolare, impoverisce le relazioni umane; l’“adesso” della nostra azione ci imbraga in un eterno presente, vieppiù pandemizzato negando il futuro. Non è un bel vedere. La pratica dilettante del consumare non basta più: occorre uno scatto d’orgoglio, competenza e mestiere. Consumatori si, ma professionisti: non c’è altra strada. La insostituibilità del nostro ruolo lo suggerisce; la responsabilità della nostra azione lo impone: diamoci da fare. Dalla vita spesa a fare la spesa per produrre ricchezza, alla vita impiegata a scovare BENESSERE e distribuirlo. Il passo non è breve, non è facile ma risoluto: si può fare. Oltre moneta e merci, altro. Niente paura: ricchezza + sintonia con il mondo e le cose, condivisione con i senzienti. Questo fa virtuoso il nostro esercizio, autoritario il nostro dire. Se la nostra capacità di spesa non basta, siano altri a spendere. Acquistare le nostre risorse in OFFERTA, quelle che muovono la nostra azione, tanto appetite da lorsignori. Poi, costretti a marcare una pratica austera, produciamo DOMANDA di merci: potremo qualificare l’offerta e controllare i PREZZI. Questo, in soldoni, quanto fare per agire. Questa l’espressione compiuta del nostro lavoro. Già, il lavoro: una rinnovata dignità per il nostro esercizio, un compito edificante per il nostro fare, pure relazioni solidali tra gli astanti. Dulcis in fundo: recuperare il potere di acquisto smarrito nella pratica dilettante. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 7 aprile 2020

LA FORMULA PER IL DOPO VIRUS: PRODUTTIVITA’ NEL LAVORO DEI CONSUMATORI

Siam tutti a casa mogi mogi, buoni buoni, eppur al domani lacero dovremo pensare, magari con un promemoria per esser pronti a ripartire: I Produttori recalcitrano nel concedere aumenti salariali. Vincolano gli incrementi di reddito al miglioramento della produttività aziendale. Come dire: ottimizziamo i fattori della produzione, otterremo un aumento dei profitti, ne avrete un tornaconto. Sagaci! Prendiamo la palla al balzo, impariamo da loro: più produttività nel nostro lavoro di Consumatori così, magari, diventiamo pure Grandi. Aumentare la produttività della nostra azione per migliorare il rendimento dei Redditi residui: questa la formula. Se do disciplina ai miei istinti e, di questi tempi, resisto alla variabilità della moda: scarto meno abiti, ne acquisto meno. Se metto a regime la dieta alimentare non ingrasso, non devo smaltire quel grasso, miglioro lo stato della mia salute, spendo meno: 4 piccioni con una fava. Fiuuu, già si sentono in giro allarmati vociare: “Così si affossa il PIL!”. Quelli delle grida cacofoniche non perdono il vizio: “La crescita non cresce!”. Ci sono pure quelli un po’ naif: “Così si dà la stura alla crisi produttiva!” Qualcuno aggiunge pure: “Aumenta la disoccupazione!”. Esimi signori, proprio qui vi volevo: può una crescita economica trovare supporto nell’insipienza gestionale del nostro agire? Può la ricchezza trovare agio nella nostra incontinenza? Eh no signori, bisogna cambiare marcia! Da Consumatori a Operatori di Mercato il passo è obbligato: si deve! Dal vizio alla virtù si può. Produttività per produttività, la soluzione eccola qua. Qual è il Valore della nostra Fiducia in questo tempo di crisi sistemica? Ed il valore della nostra Attenzione per coloro che la usano copiosamente? Senza la disponibilità del nostro Tempo, viene meno il tempo del Consumare? Voilà questi i nostri crediti, questo il loro debito. Confezioniamo un pacchetto Offerta, tutt’ altro che opaco e mettiamolo sul mercato. Produttori e Venditori, Consumatori nuovi di zecca, faranno Domanda: nuova ricchezza verrà generata e…tutti felici e contenti. Buon pro ci faccia! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 24 marzo 2020

OGGI RIPAGA PANTALONE, DOMANI TOCCHERA’ RIFARE I CONTI!

Un virus e viene giù tutto; si, tutto, pure l’economia e in tutto il mondo! Se alle grida e agli appelli, per rimettersi in piedi, rispondi “presente” poi devi fare. L’editorial board del New York Times lo grida, chiedendo al governo federale di agire “immediatamente” per sostenere i redditi degli americani, in questa fase di chiusura dell’economia, a causa dell’emergenza coronavirus. “La crisi richiede una risposta urgente dal governo federale e il più importante step è semplice: siano inviati €1794.61 a ogni americano, immediatamente”, ha scritto il board. Negli Usa, per recuperare il ritardo nell’agire, martedì il segretario del Tesoro Usa, Steven Mnuchin, ha affermato di essere al lavoro al Senato per mettere a punto un assegno da inviare a ogni residente nel Paese. Assegno che varrà 1.300 miliardi di dollari. Quelli del Nyt, sono un fiume in piena: “La gente ha bisogno di denaro per pagare l’affitto, il mutuo, le bollette. Dare questo denaro incoraggerà la spesa dei consumatori, la fonte primaria di attività in questo Paese. E questo, di conseguenza, aiuterà le piccole imprese a restare aperte e i lavoratori occupati”. Dunque tenete a mente la relazione in sequenza consumatori/imprese/lavoro che mettono insieme quelli del Nyt e andiamo avanti. Nouriel Roubini chiarisce i fatti con una disarmante chiarezza: “Non importa se sei giovane, vecchio, impiegato, disoccupato, studente, precedentemente impiegato, parzialmente impiegato….; tutti avranno bisogno di denaro altrimenti finiremo nella Grande Depressione”. “Deve essere qualcosa pari almeno al 3% del Pil”, ha aggiunto riferendosi alle importanti spese in deficit che i governi dovranno mettere in campo per sostenere i redditi delle famiglie ed evitare fallimenti delle imprese. “Sarà un recessione molto grave, ma breve”. Breve? Ok, Doctor Doom, speriamo, poi tutto torna come prima? Essipperchè, prima le imprese erano in sovraccapacità, chi ci lavora aveva redditi insufficienti e consumatori indebitati fino al collo per poter spendere. Ok d’accordo. In quest’oggi, infetto e carico di affanni, toccherà chiedere ancora una volta a “pantalone” di metterci una pezza aumentando il deficit; nel poi dovremo rifare invece i conti daccapo poiché, nell’economia dei consumi, la sequenza anzidetta imporrà un’altra cifra al ragionamento economico: La crescita si fa con la spesa, non con la produzione né con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e remunera tutti senza dover far debito. PS: mettere in tasca il gruzzolo alle persone, vista l’aria che tira, potrebbe indurre a risparmiarlo; bonus spesa puoi solo spenderlo. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 4 febbraio 2020

TRA PACHIDERMI E PAPPAGALLI T’IMBESTIALISCI!

Un luogo comune dice l’Economia una Scienza triste, quando ne leggi e ti diverti, magari ti accalori e prendi pure spunti: fiuuu. Leggi tutto d’un fiato tra bufale, "Pachidermi e Pappagalli"; un bestiario che fa il verso alle bestialità che senti in giro. Carlo Cottarelli non le manda a dire, le dice pure al telefono a quelli di “La nuova provincia”: «Le bufale in campo economico possono portare a scelte economiche sbagliate che ricadono su tutti, ma anche a incolpare per i nostri problemi qualcun altro, magari Soros, la Francia, la Germania o i cosiddetti poteri forti. Se io credo a certe bufale rischio di non fare le riforme necessarie a far ripartire il Paese o, peggio, a intraprendere soluzioni sbagliate, come uscire dall’Europa». D’accordo con lei Prof, si rende necessario andare a vedere se, chi le diffonde, conosca o meno la materia di cui parla. Vero oggi in Italia tutti sono economisti, come tutti si sentono allenatori della nazionale di calcio, ma anche gli economisti non sono tutti uguali e non tutti hanno le stesse idee. Però è necessario leggere le fonti, approfondire, non accontentarsi di quello che ci viene detto. Prof, mi scusi, non sono economista; economaio, invece, che studia quell’Economia dei Consumi e che, a furia di studiare, ne ha redatto il Trattato. Nel trattarlo mostro un pertugio, tra una strutturale sovraccapacità delle Imprese ed un affrancamento dal bisogno dei Consumatori, dove sta ficcata un’altra bufala che grida vendetta: quella dei “Produttori che producono ricchezza”. Nella spesa aggregata, che la misura, v’è traccia, quando v’è, solo di 1/5 riferito alle Imprese; quella prodotta dai Consumatori, oltre i 2/3. Bufala che nasconde i connotati della mancata crescita e che oggi i dati pubblicati dalla Bce evidenziano come una crescente spaccatura nell'economia del blocco Ue. La crescita dei prestiti alle imprese cala al 3,2%, ai minimi da due anni; i prestiti alle famiglie accelerano al 3,7% dal 3,5%, la migliore rilevazione in 11 anni. Siamo alle solite Prof, quella misera crescita fatta con i fichi secchi del debito, al quale i pur affrancati dal bisogno non si sottraggono, fa della “stagnazione secolare” non una teoria, quanto invece una triste, sconsolante evidenza empirica. Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 3 dicembre 2019

LA LINGUA BATTE DOVE IL DENTE DUOLE

La lingua batte dove il dente duole. Fuor di metafora, quella crescita che non cresce sbatte contro un debito che cresce, anzi dilaga. La Penisola è terza al mondo anche per il peso del debito pubblico pro capite con €57.000 a parità di potere d’acquisto, dopo il Giappone (oltre 90mila dollari) e gli Usa (65mila circa), contro una media Ocse di €48.750. E' più che raddoppiato in 20 anni l’indebitamento delle famiglie italiane, passato dai 13mila euro del 1998 ai 27mila euro del 2018. Lo indica il Report del Fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell'usura, gestito da Adiconsum. Se non basta ce n‘è ancora: Continua inarrestabile la crescita del debito globale. Nella prima metà dell’anno ha sfondato la soglia dei €227 mila miliardi di dollari. Se non dovesse bastare lo evidenzia l’ultimo rapporto, pubblicato dall’International Institute of Finance, dal quale emerge che il debito globale è aumentato di €6,82 mila miliardi nei primi sei mesi del 2019. Per fine anno le attese sono per un ulteriore aumento, fino a €231,92 mila miliardi. A trainare la crescita, l’impennata dei debiti negli Stati Uniti e in Cina. E le Imprese, si dirà? Già, le Imprese , imprecano: Negli Usa,l'utilizzo della capacità degli impianti - che misura la produzione industriale rispetto al potenziale - è sceso di 0,8 punti percentuali al 76,7%, contro attese per un dato al 77%; il dato resta sotto la media di lungo termine del 79,8% registrata tra il 1972 e il 2017. Prima dell'ultima recessione, il dato era solitamente oltre l'80%. Dal 2007 a oggi in Italia c'è stato un forte calo degli investimenti, con una perdita di oltre 907 miliardi nella dotazione di capitale. Lo ha sottolineato il vicedirettore generale dell'Abi, Gianfranco Torriero, secondo cui "gli investimenti sono ancora molto inferiori rispetto ai livelli precrisi". "Oggi, ha spiegato Torriero gli investimenti sono il 17% in meno rispetto al periodo precrisi, pari a -68,6 miliardi di euro nel confronto tra il 2019 e il 2007. Se si cumula la perdita segnata in ciascun anno, abbiamo -907 miliardi di minore dotazione di capitale in Italia". Amarus in fundo: Confesercenti commenta i dati sulla fiducia di imprese e famiglie diffusi oggi da Istat. La fiducia delle famiglie segna una pesante battuta d'arresto, un segnale negativo che potrebbe preludere ad un ulteriore indebolimento dei consumi, praticamente fermi, con l'incubo della recessione che torna a pesare sul futuro". Niente paura, la soluzione c’è. Arriva la créme dell’accademia economica, sbircia, confabula poi sentenzia: stagnazione secolare! Ci risiamo, cento anni flat pur di non voler andare oltre quel che blatera quell’appassito paradigma che recita l‘Impresa generatrice di ricchezza… Ennò, cavolo, tutti questi dati dicono d’altro: come la crescita si faccia con la spesa, e quando, mancano i denari per farla, tocca farla a debito. Così quando se n‘è fatto troppo, faccio meno spesa; le imprese, allarmate, smettono di investire e paraponzi, ponzi, pò. Indi percui poscia, per far tornar ad investire lor Signori e rimettere il debito, s’ha da trovare il modo di poter far fare quella spesa che smaltisce, riattivando il ciclo e creando la ricchezza che riduce quel debito; buono per sanare pure il gap dell’out put. Ehi, per non dimenticare vi lascio, più che un promemoria, un paradigma nuovo di zecca che sostituisca quello vecchio: "La crescita si fa con la spesa; quella dei Consumatori ne fa i 2/3. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera tutti; altro che far debito." Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 8 ottobre 2019

STRAFARE, CON L'ECONOMIA CIRCOLARE

Se occorre esser chiari e trasparenti, Kristalina Georgieva sembra lo sia, scelta come nuovo direttore generale del Fondo monetario internazionale al posto di Christine Lagarde. In una nota, a commento della sua nomina, Georgieva ha spiegato che la priorità dell’istituto sarà quella di aiutare i paesi a minimizzare i rischi delle crisi e a essere pronti a fare i conti con una frenata dell’economia. Nello spiegarlo dice: “Sento di avere una responsabilità enorme in un momento in cui la crescita dell’economia mondiale continua a deludere, le tensioni commerciali persistono e il debito è a livelli storicamente alti. Occorre sostenere politiche monetarie, fiscali e strutturali solide per sviluppare economie più forti e migliorare la vita delle persone. Questo significa anche affrontare questioni come le ineguaglianze, i rischi climatici e i rapidi cambiamenti tecnologici”. Georgieva, infine, promette un potenziamento della sorveglianza del Fondo affinché possa anticipare i bisogni dei suoi 189 membri. Dunque, anticipare i bisogni se le ineguaglianze li posticipano; i cambiamenti tecnologici potrebbero invece cambiare le carte in tavola, pure per il clima. Vogliamo strafare? Se vi è ancora chi vuol far le nozze con i fichi secchi, con l'aumentare ancora il debito, perchè non provare a farle con la monnezza? Proviamo: l'economia circolare rigenera gli scarti, ne fa prodotto, lo rimette nel ciclo; circolare appunto. Viene così generata ricchezza. Lo scarto insomma diventa la materia prima; con gli scontrini dell'acquistato possiamo rivendicarne la titolarità; già pure le montagne di residui dell'acquistato, che inzeppano le discariche, sono roba nostra! Daje allora, dalla convenzionale filiera del sistema lineare (estrazione, produzione, consumo, smaltimento) viene sottratto un passaggio: la fornitura sostituisce estrazione e smaltimento. Gli estremi così si congiungono, il cerchio si chiude. Si rende evidente come risplenda il maggior valore del consumare che quello del produrre. Bene, con le tecnologie dell'automazione, nella fattispecie le stampanti 3D, se ne può far prodotto. Venduto si guadagna: un semilavorato serve alle imprese, Consumer2Business; uno finito serve a noi, Consumer2Consumer! Approposito di diseguaglianza, nel circolo della produzione chi è dentro è dentro, chi è fuori è out. Già, resta fuori chi non vuol partecipare a questa joint venture che può farci se non meno diseguali, più uguali di prima! Migliora la produttività del sistema, migliora pure il valore economico generato; una mano lava l'altra, tutte e due puliscono la terra, mitigano i rischi climatici! Dopo tanta gloria, una domanda: e se, con la totale automazione dei processi di trasformazione, l'intera filiera produttiva restasse per intero "cosa nostra"? Bene, se non è vanagloria, in questa direzione sembra compiersi l'impresa: Il Capitalismo dei Consumatori Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 11 giugno 2019

IL PUNTO D'EQUILIBRIO DELLA PRODUTTIVITA' MARGINALI

Una nuova crisi si mostra alla vista: Alla vigilia del direttorio della Bce si moltiplicano i segnali di debolezza sull'area euro. Il commercio al dettaglio ha iniziato il secondo trimestre con la retromarcia ingranata. Ad aprile le vendite sono diminuite dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente, secondo i dati diffusi da Eurostat, dopo una variazione nulla registrata a marzo. Bene, per non girare a vuoto e a caso, in un sistema produttivo circolare qual è il punto d'equilibrio delle produttività marginali? Un eterodosso, avvezzo all'esperienze empiriche del prima e del poi, costretto a rispondere la metterebbe così: Se prendi il miglior grano, l'acqua migliore e il lievito madre, poi la macchina per trafilare al bronzo e quel che vien fuori lo metti dentro il miglior contenitore; poi incarichi quelli del Marketing di confezionare la domanda e ai pubblicitari di strillarla al mondo; porti infine tutta questa meraviglia al mercato, dove sta il consumatore che non vuol perdere l'occasione di poterla gustare, beh, hai fatto al meglio quel si doveva fare. Già, tutto questo poteva accadere in quel "prima" dell'economia della produzione, quando a valore si aggiungeva valore, portando il livello di ciascuna utilità marginale impiegata al top. Quando si giunge al "poi" nell'economia dei consumi e su quello stesso mercato arriva quella stessa Impresa con un troppo, seppur "fatto bene", che vuol vendere ad un consumatore che ha già tutto e ad un'altro che non ha i soldi per averlo, beh, si è fatto il peggio. Visto? Sconquassi, questi che sconquassano le competenze impiegate e le sagacie mostrate; le fatiche messe in campo e le speranze di tutti. Dunque la fase dell'Economia dei Consumi, caratterizzata da redditi erogati per produrre e insufficienti ad acquistare il prodotto, segnala lo squilibrio nell'impiego dei fattori produttivi. I gestori dell'Offerta stanno in ambasce, le merci restano invendute generando sprechi; viene così alterato il Valore di quelle merci, annullata la scarsità del bene, mal usate le risorse naturali. Stesse ambasce per i gestori della Domanda: l'obbligo di surrogare il reddito mediante il credito, acquistare oltre la capacità di spesa ed oltre il bisogno. Alterato l'equilibrio delle singole unità produttive, l'intero si squassa. In un sistema circolare e continuo di tal fatta nuove “unità minime” di produzione devono entrare nel circuito, aggregate nel sistema, devono eliminare gli attriti, rendere fluida la successione, sostenibile la vicenda economica: Ai Produttori tocca rifocillare un potere d'acquisto adeguato al sostegno della domanda. Adeguata la capacità di spesa, si restituisce valore al bene, torna appetibile la merce; migliora la resa produttiva delle risorse impiegate. Ai Consumatori tocca erogare responsabilità. Fornire misura agli acquisti, aumentare la redditività del proprio reddito, diminuire il debito. Si riducono gli sprechi, le quantità smaltite, l'inquinamento. Tra interessi confliggenti e forza contrattuale dispari, insomma, si deve incontrare l'equilibrio. Un adeguato poter acquistare, unito ad altrettanta responsabilità, sono le unità minime lubrificanti per consentire di migliorare il livello di efficienza di quelle unità marginali già impiegate e restituire una prospettiva di efficienza all'economia. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 2 aprile 2019

NELLA STAGNAZIONE, GLI IMPANTANATI, GIOCHINO!

Uffa! Un buco sempre più grande quello del debito pubblico che in un anno, da gennaio 2018 a gennaio 2019, è cresciuto di 71 miliardi di euro, un ritmo impressionante pari a circa 6 miliardi al mese, in crescita del 3,10 per cento. Il calcolo è quello elaborato da Unimpresa sulla base dei dati di Bankitalia. Pantalone, insomma, non cela fa a sottrarsi al debito; con la stagnazione che si scorge, poi: brrrrrr! Orbene, in mezzo al pantano chi, tra i Consumatori, crede di potersi sottrarre al gioco al massacro, lo faccia. Gli impantanati, nell'attesa, giochino. Belleppronto un gioco sapiente, magnifico ancorchè munifico per entrare dentro il meccanismo produttivo che ha generato questa stagnazione. L’intento: riparare il guasto. Si inizia passando in rassegna i punti critici che mostrano lo stress del sistema. Un tour dentro gironi infernali. Si inizia dal mercato del lavoro superaffollato che riduce i redditi. Si passa poi a quell'eccesso di capacità produttiva che riduce i margini di profitto delle aziende e le risorse disponibili per i redditi. Si da' un'occhiata alla riduzione del ciclo di vita dei prodotti che moltiplicano l’offerta; pure qui i redditi diventano insufficienti. C'è poi la moltiplicazione dell’offerta e quella degli offerenti che mitiga i prezzi, contrae gli utili delle aziende quindi i redditi da lavoro. Si scorge pure come l’aumento della disoccupazione riduca il reddito complessivo disponibile. Prima di uscire a riveder le stelle non ci si può sottarre al rapporto della BRI: certifica le disparità tra profitti e redditi. Queste le condizioni di stress per i redditi che hanno generato la crisi e che dalla crisi verranno aggravate. Superato tra grida, improperi e qualche bestemmia il guado di quel mercato, brilla con forza la debolezza della Gente che lavora. Ci si scorge tristi, avviliti, immiseriti, pronti a gettare la spugna. Poi d’un tratto un bottone. Schiacciato, illumina una scritta multicolore che rischiara ed infonde vigore: TUTTI CONSUMATORI. Una tecnica di anamnesi insomma, messa lì a bella posta. Sottratti d’imperio all’imperio dell’happy hour, alè di corsa per rinverdire la memoria, scorgendo al fine le nostre Risorse. Esposti a caratteri cubitali i nostri punti di forza, si debbono attraversare: si passa per l'affrancamento dal bisogno che sottrae l'acquirente al consumo di necessità si prende atto come il lavoro di consumazione disponga, confezioni, garantisca la crescita economica ed ancora, come i 2/3 del PIL ratifichino il contributo dei Consumatori alla generazione della ricchezza. Un grido ci accompagna all'uscita: Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Usciti fuori zuppi di orgoglio, rigenerati dal transito nelle ragioni economiche del nostro Fare, avvinti da rinnovato vigore: quel drink, un obbligo. Siamo prossimi all'apoteosi. Prima, l'ultima prova: la "sintesi degli opposti". Trovare la migliore combinazione acciocchè la nostra debolezza reddituale, combinata con la forza del nostro ruolo, trovi soluzione per il nostro vantaggio. Esercizio non facile, non impossibile. Ci si lambicca, si improvvisa, si recalcitra; qualcuno scuote la testa; tutti ce la mettono tutta, avvinti da un fervore costituente. Eccola l'apoteosi, la ratifica della costituzione di una lobby: “la lobby più forte di tutte le altre”. La lobby di tutti, quella dei Consumatori dove si mostrano i muscoli, si impostano nuovi equilibri, si vince al gioco del reddito per uscire dall'economia della crisi. Il premio? Il Reddito di scopo che compensi l'insufficenza del reddito da lavoro e così tornare a recitare da protagonisti e senza affanni il nostro ruolo. Essì, conviene, a tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 5 marzo 2019

DA LUGLIO SON RIPARTITE LE PENE CHE NON VOGLIO

Mentre me ne stavo al mare, ad abbronzar le chiappe chiare, l’Istat prendeva appunti. Passa il tempo, oggi stima un' evoluzione negativa  del ciclo economico in atto da allora: Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in peggioramento, seppur con intensità diverse: il clima economico e quello corrente registrano le flessioni più consistenti mentre cali più moderati caratterizzano il clima personale e quello futuro. Più in dettaglio: il clima economico cala da 130,5 a 126,6, il clima personale passa da 108,9 a 108,2, il clima corrente scende da 112,4 a 109,4 e il clima futuro flette da 117,4 a 116,9. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce in gran parte dei settori: nella manifattura e nei servizi l’indice cala lievemente, passando rispettivamente da 102,0 a 101,7 e da 98,6 a 98,3; nelle costruzioni il calo è consistente, da 139,2 a 135,5. Fa eccezione il commercio al dettaglio, dove l’indice aumenta da 102,9 a 105,4. Cavolaccio! Da Luglio le pene che non voglio son tutte qua: con un clima così i consumatori hanno consumato meno, indipercuiposcia i produttori produrranno meno e i commercianti, che seppur sembra abbiano commerciato oggi, potranno commerciare domani? Si, indipercuiposcia, perchè la crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti. Tutti, tutti! Se non lo si fa, quel che l'Istat registra come "sfiducia" sarà solo un portafoglio sgonfio. Sta qui il bandolo della matassa che si scorge nel report dell'Istat e che l'ortodossia economicista, non sembra intendere. P.S. mentre ancora discetto, aggiorno il quadro: a febbraio l’indice di fiducia economica della zona euro passa da 106,3 a 106,1 punti, il livello più basso da novembre 2016. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 12 febbraio 2019

IL MISERY INDEX SCENDE. PORCA MISERIA!

L'Fmi, ha ribassato le stime di crescita per l’Italia, con incremento atteso del Pil allo 0,6% nel 2019. La Commissione Europea fa ancor peggio, ci condanna allo 0,2%. Dulcis in fundo, il Misery Index elaborato da Confcommercio a dicembre si è attestato su un valore stimato di 17,3 punti, con una diminuzione di sette decimi di punto rispetto a novembre. Giust'appunto, scende ma.... resta a + 17,3, porca miseria! Eggia, in sei anni il reddito degli italiani per abitante  crolla del 13% rispetto alla media europea. Indipercuiposcia il 14,6% delle famiglie italiane arriva «con molta difficoltà alla fine del mese», il 28,4% non riesce a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro, il 66,1% dichiara di non riuscire a mettere da parte risparmi. Da qui segnali di «disagio» e «deprivazione»: il 6,2% ritiene di non potersi permettere un'alimentazione adeguata, il 10,4% un sufficiente riscaldamento per l'abitazione e il 38,7% una settimana di vacanza all'anno. Inoltre il 61,1% delle famiglie “mutuate” considera pesante il relativo carico finanziario, la metà degli affittuari giudica onerose le spese per l'affitto. Puah! I soliti italiani scansafatiche, lagnosi, perdigiorno e già che ci siamo pure mammoni. Incapaci di sacrificio. Ah…, gli americani! Per loro le  cose stanno pressappoco così: le azioni di consumo generano oltre i 2/3 del PIL; da noi solo il 56%. Dobbiamo correre, non lagnarci. Si dirà: ci vogliono redditi adeguati. Vero. In parte. Noi abbiamo ancora consistenti flussi di Reddito da Capitale che possono essere impiegati per consumare. Negli USA sono indebitati fino al collo. Noi siamo solo all’inizio. Che figura ci facciamo? Dimenticavo: il passivo della loro bilancia commerciale non ha eguali, anzi si, è uguale all’attivo del resto del mondo. Insomma senza se, senza ma  non abbiamo scampo; dobbiamo rimboccarci le maniche e pedalare. Per rilanciare l’economia italiana sono necessari «interventi energici» su consumi e investimenti dice il neo presidente dell’Istat, Giancarlo Blangiardo . Spero non si dispiaccia dott. se quegli energici interventi avessero l’intento di aumentare la Domanda per il nostro tornaconto. I nostri bilanci non sono floridi? Lo sono quelli dei nostri “dirimpettai”: acquistino loro! Essì, quelli dell’intrattenimento hanno bisogno dell’ATTENZIONE, così come i pubblicitari e quelli dell’informazione, per far funzionare il loro business: noi ne disponiamo. L’attenzione fatta merce possiamo metterla sul mercato. Stessa cosa per il TEMPO, quello necessario all’acquisto. Noi ne siamo pieni. Produttori e venditori lo agognano e si sa….. il tempo è denaro. La FIDUCIA dei consumatori, quella attentamente misurata da agenzie internazionali, ha un inestimabile valore: fa arrampicare i titoli in borsa, conforta di ottimismo i produttori, fa scintillare le vetrine dei venditori. Noi, seppur affranti e afflitti, abbiamo “FIDUCIE” nuove di zecca da esporre in bella posta e vendere. Et voilà 5 piccioni con 1 fava. Aumentare i consumi con l’aumento del volume della domanda; rimpinguare le nostre finanze con ricostituente di reddito; rifocillare il risparmio che, investito, può sollecitare gli investimenti produttivi; chicca delle chicche la nostra offerta di prodotto può avere il vantaggio della responsabilità, facendosi alluopo immateriale ed ecocompatibile. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 15 gennaio 2019

CI RISIAMO, SFIDUCIA PER TUTTI!

Ci risiamo, l’Isae riferisce i malumori che si intravvedono oggi e che possono infettare il domani, la fiducia delle imprese torna a scendere. Ente impietoso, sempre loro, con fare notarile ci raccontano pure come la fiducia dei commercianti mostri segnali di forte rallentamento. Pure il morale degli uomini d’affari va maluccio. Mi è parso di vedere pubblicitari depressi. Ho visto un marketing-man in piedi sul davanzale della finestra con lo sguardo fisso nel vuoto. I bancari vedono a rischio baracche e burattini. Cosè tutta st’epidemia? La sfiducia dei consumatori. Cos’altro sennò? Se tanto mi da’ tanto, possono ragionevolmente fare investimenti i produttori? E i commercianti possono intravedere il sol dell’avvenire? I pubblicitari mancano di convinzione nel convincere; quelli del marketing producono  Domanda inascoltata. I bancari incupiti; quegli stessi che avevano finanziato spensieratamente. Signori, potrei parlarvi della nostra tristezza di Consumatori, della nostra esausta volontà, del nostro debito di ottimismo verso il futuro. Per farla breve: è tutta questione di soldi, quelli che ci mancano per continuare a recitare le nostre liturgie del consumo. Sfiduciati pure noi: ne abbiamo ben donde. Tra tante Sfiducie: voilà la soluzione. Una soluzione tutta interna alle regole del mercato: Domanda e Offerta. La nostra Fiducia può ridare sprone all’intera filiera economica. Dare smalto agli investimenti, luci alle vetrine, furore ai pubblicitari, nuova vis a quelli del marketing fino a ripristinare credito e crediti ai creditori. Questo può la nostra Fiducia; questo il suo Valore economico. Questo il Valore della nostra Offerta. Non faremo mancare la Domanda se,in cambio, otterremo quei vantaggi che servono a rinvigorire le nostre finanze. Tornare a consumare sarà la cangiante verifica della qualità della merce offerta. Beh, chi l'acquista avrà fatto quel che deve e un buon affare. Prosit, a tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 11 dicembre 2018

EHI, VOGLIO UN MONDO...... CHE FUNZIONI!

Antonio Rosati, presidente di Arsial la mette giù dura: "Le strategie di alcune corporation mondiali del cibo e un certo tipo di assetto capitalistico hanno prodotto un percorso di omologazione che annulla le differenze e hanno prodotto una massificazione dei consumi snaturando il valore del cibo". Non entro nel merito della denuncia, dove risuona l'eco di di certo sociologismo, anzi si! Si, voglio un mondo dove i Sociologi la smettano di considerare i Consumatori, "Gente prodiga e men che mai satolla!" Per loro son viziosi, dimenticando come in questo vizio stia la virtù che fa crescere l'economia e generare la ricchezza. Essì quella virtù che, con la spesa, fa 1130 dei 1700 mld di euro di Pil. Bene col fischio la fai se i soldi, che hanno in tasca quelli che lavorano, sono insufficienti a poter acquistare quel che hanno prodotto. Poi vorrei un mondo dove non si debba fare debito per sanare quella insufficienza e poter fare la spesa. Giust'appunto vorrei.... perchè in questo di mondo, per ogni euro sonante ne girano 3,5 di debito. Grido allora per un mondo dove, se hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare, la Politica smetta di scambiare lucciole per lanterne tentando, con il reddito di cittadinanza, di far diventare quel felino che caccia per mangiare in un fellone che mangia la pappa e fa le fusa e si prodighi, invece, per far sì che l'Impresa faccia la domanda. Paghi, insomma, se ha merci invendute, per venderle; venga così pagato il Consumatore per poterle acquistare. Ci sono, nel mondo, grandi Imprese che già lo fanno: rende! Essì, voglio un mondo che dia a Cesare quel ch'è di Cesare. Lo dico così, con un Tweet; lo mando con WhatsApp: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera Tutti. Tutti, tutti!" Criptico, dite! Criptico perchè contesto quel che dentro la crisi ancora tutti credono: che siano i produttori facendo che so....auto, latte, moda e giornali ad aver generato la ricchezza? Ehi, questa ricchezza viene generata solo e quando si hanno soldi da spendere per acquistare quelle merci che altrimenti arruginiscono / cagliano / passano di moda / incartano il pesce! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 16 ottobre 2018

TANTO CARA MI FU QUELLA SINISTRA


L'abitudine è quell'abito mentale che veste il consueto, non il nuovo.
Toh guarda giusto voi, nostalgici dell'Economia della Produzione, dove quelli del Capitale e gli altri del lavoro se le davano di santa ragione per poter intascare il meritato e i consumatori fuori dal ciclo a ristorar bisogni.
Beh, ancor'oggi cari miei quel consunto consueto vi veste e vi calza; nè vi scuote il fatto che quella stessa economia, dall'esser stata della produzione, si sia fatta dei consumi*; quel posto, insomma, dove hanno più bisogno i produttori di vendere chi i consumatori di acquistare .
Toh guarda questa mattina, anch'io, nel calzarmi mi sono accorto di avere un buco in una scarpa. Preso dal bisogno esco e ne acquisto due, nuove. Non tutti hanno le scarpe sfondate, chi ce le ha fa come me. Poi ci son quelli fedeli alla moda e se cambia le cambiano; ci sono pure i collezionisti, finanche quelli che le acquistano solo per sfizio.
Tutti si va in negozio, scegliamo, acquistiamo, paghiamo.
Efisio, capo dei calzaturai del calzaturificio "Frosi", incassa, fa i conti; conta pure le scarpe ancora in magazzino; mette nel conto pure la fine della stagione che si avvicina, impreca.
Veniamo a noi, cari della vecchia Sinistra, agitate i neuroni e.... lo sentite l'acro odore di un bel conflitto tra Capitale e Lavoro?
Diamo un'occhiata. Quest' Efisio impreca perchè, a conti fatti, ha mal gestito i fattori della produzione.
Fiuuuu, eppur ci aveva messo la capacità di imprendere ed il capitale e quelli che stanno con lui il lavoro.
Quando si accorge del danno, ci risiamo, taglia il costo di quel lavoro che ha sovrapprodotto, la solita storia insomma.
Si la solita, quella che pressappoco sembrano raccontar tutti: un’analisi del Centro Studi ImpresaLavoro, elaborando dati Eurostat, mostra come dal 2007 al 2017 gli italiani abbiano perduto l’8,4% del loro reddito pro capite, un calo pari a 2.400 euro a cittadino.
Ehi, c'è pane per i vostri denti e azzannar l'ingiustizia.
Calma e gesso. Quello Scarpantibus quando fa questo ha in testa un dilemma: "riduco la paga a quelli che hanno lavorato facendo troppo; riduco il costo del lavoro per abbassare i prezzi, migliorare la capacità competitiva e vendere quell'invenduto che altrimenti brucia risorse?"
Mentre ancor dilemma si accorge di come gli sia rimasto in tasca quella parte dell'incassato con cui remunera il capitale; massì, quel che gli tocca degli utili per la gestione dei fattori produttivi e la quota di profitto del rischio d'impresa.
Bene da dilemma a dilemma, il vostro: Efisio, che ha mal gestito i fattori della produzione, ci marcia o quel meccanismo "automatico" che trasferisce quanto incassato della spesa ai fattori produttivi, gli ha consentito di tenersi l'immeritato resto in tasca, malgré soi?
Un bel dilemma eh? Già, pure perchè così la produttività totale dei fattori collassa; si va a sbattere insomma!
La colpa dite?
Ecco si, la colpa.
Per generare la crescita economica, produrre e lavorare sono la condizione necessaria, niente affatto sufficiente se si è prodotto quell'invenduto che brucia risorse. La spesa si!
Quella dei consumatori ne fa i 2/3.
Nell'Economia dei Consumi, dove "la mia spesa è il vostro reddito" e la spesa di tutti è reddito per tutti, quel meccanismo di trasferimento misconosce questo ruolo.
Essipperchè, se per fare la crescita quest'esercizio di consumazione si rende indifferibile, questa indifferibilità reclama l'impiego di risorse produttive scarse: il tempo, l'attenzione, l'ottimismo.
Giust'appunto queste risorse produttive che proprio quell'invalido, attempato meccanismo non misura nè remunera.
Già, sapete di chi è figlio questo improvvido trasferimento? Il padre, quel vecchio paradigma che ha consagrato i Produttori come "generatori della ricchezza"; il Nonno, cantore di quell'economia della produzione, che ancora vi illude.
Bene, è tempo di lasciare il Novecento, farsi prossimi all'oggi. Oddio, quelli del PD ci hanno provato, si sono affacciati al nuovo millennio per scrutare, ancora scrutano.
Vi vedo scettici: ennò proprio quando tocca ripensare i modi della rappresentanza politica?
Già, proprio la Politica, per dirla con Guglielmo Minervini, dovrebbe cambiare attitudine di fronte alle cose da fare per governare i fatti: "non quante risorse stanziare, quante invece risorse attivare."
Essipperchè, se per quelle da stanziare non v'è il becco d'un quattrino, quelle da attivare a guardar bene si possono scorgere dentro quel vecchio, farraginoso, iniquo meccanismo di trasferimento, giust'appunto!
Morite dalla voglia di redistribuire, magari attrezzando un adeguato ambiente normativo, alfin di esercitare il ruolo che vi spetta e meritare l'emolumento?
Bene, vi prendo in parola: Ricordate quel "Profitto" un tempo considerato illecito?
Beh, oggi è incongruo!
Si, questo remunero del rischio d'impresa, dentro un'economia dei consumi, circolare e continua, manca di ragione strumentale. Dentro questo circolo, quando tutti gli agenti economici dispongono dalle adeguate risorse produttive per fare quel che gli spetta, il sistema gira; girando, quel rischio viene abbattuto!
Ta ta tà: le scorgete le risorse da riallocare a quelli della spesa, perchè questo si renda possibile?
Okkio, sono le nicchie di profitto che vengono incassate in ciascun tratto delle filiere, più o meno lunghe, del sistema produttivo.
Dovete fare in fretta per non farvi eseutorare; ci sono, nel mondo, grandi Imprese che già lo fanno: rende!
Ehi, da buoni tutori del lavoro siete ancora scettici?
Bene, come intendere quell'obbligato esercizio di consumazione se non un lavoro che, agito, smaltisce quento prodotto e fa riprodurre attivando lavoro produttivo buono?
Essì, lavoro buono quello generato dalla spesa, fornito dall'Impresa e remunerato con i proventi di quella stessa spesa.
Approposito: potete, è vero, continuare a perseguire quella vostra abitudine che vi fa stare con i deboli; per poter far per loro però, ironia della sorte**, vi toccherà dover rappresentare le istanze invece di quelli della spesa, quelli forti.
Prosit!

*L’economia dei consumi prende il posto dell’economia della produzione quando l’offerta supera strutturalmente la domanda. Quando insomma, per fare la crescita si impone l'obbligo del consumare ben oltre il bisogno, si chiude un’epoca, si apre al nuovo.
** Quella sorte sociologica che vi ha descritto questi consumatori come "Gente prodiga e men che mai satolla." Viziosi quindi, dimentichi di come propio questo vizio sia la virtù che fa crescere l'economia.


mercoledì 4 aprile 2018

AD UNA POLITICA SENZA PAROLE OCCORRONO I FATTI!

Se il Consumatore, con la sua azione di acquisto, da corso a processi di trasformazione del valore merce in ricchezza, non pago poi consuma l’acquistato dando corso a processi di ri-produzione e continuità al ciclo, questo consumare diviene esercizio di pratica economica occupando vivaddio il centro della scena produttiva.
Questo esercizio non pagato invece paga, per fare acquisti, con il debito poi ancora debito su debito fino al collasso economico che svaluta valore, brucia ricchezza.
Perche questo ruolo, queste ragioni, questo impegno pure questi squilibri non trovano rappresentazione politica?
Ho bella perché, potentemente mistificato da un luogo comune, quel consumare viene ritenuto dai più esercizio di bisogno a cui provvidi e compassionevoli produttori forniscono ristoro guadagnando così un posto al sole e lauti profitti.
Signori politici, non ci siamo, per sostenere la domanda occorre andare ben oltre il consumo di bisogno, occorre poter disporre del nostro Tempo, dell'Attenzione ; disporre di una ragionevole Fiducia, del Denaro per acquistare l'eccesso di offerta.
Le prime due, categorie del fare; la terza una categoria dello spirito; la quarta dell'agire.
Se corroborate, tonificate possono rigenerare la crescita economica, la ricchezza altrimenti recessione, povertà.
Questa la nostra forza, questa la debolezza dei produttori; il nostro destino, il destino del mondo.
Signori politici che siete lì a lambiccarvi sulla crisi, sul cosa fare, come farlo e soprattutto con chi, noi una idea l'avremmo: è tempo di cambiare le carte in tavola: acquistino i produttori
Acquistino la nostra fiducia, con il denaro incassato acqisteremo le loro merci.
Sborsino un regionevole interesse per l'uso del nostro scarso denaro per acquistare il loro eccesso di merci.
La nostra attenzione ci consente di prestare attenzione alle vostre merci, la si acquisti.
I Consumatori senza denaro da spendare hanno tempo da vendere. Chi vuole quel tempo, non apetti tempo, lo acquisti.
Cos'altro dire: buon pro ci faccia. A tutti.

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 6 marzo 2018

SONO STATO UN RENITENTE AL VOTO

Se entro in un bazar, zeppo di molta merce ma non di tutta e non trovo quel che mi serve esco senza aver acquistato.
Bene, l'altra mattina ho fatto lo stesso al mio seggio elettorale. Tante le offerte dalla politica, non quella che stavo cercando.
Essì, sono interessato a dare il voto ha chi dia rappresentanza al ruolo e alla forza della gente che fa la spesa; massì, i consumatori!
Mi venga un colpo, tra tante "offerte", alpiù qualcuno che propone, di fronte a tanta forza, tutele per i consumatori: mica siamo panda!
Ma, santiddio, l’ambito dell’esercizio economico dei Consumatori, che che se ne dica, fornisce valore al sistema della produzione; ancor di più, se attrezzati di ruolo professionale, a quel valore viene aggiunto altro valore.
Basta dare un’occhiata:
• L’esercizio del consumo, quantunque dia ristoro alle necessità umane, trasforma mediante l’acquisto il valore in ricchezza; con la consumazione del prodotto si avvia il processo di riproduzione, si fornisce continuità al ciclo economico.
• L’acquisto smaltisce l’eccesso di capacità produttiva mediante acquisti pagati con il debito, surrogato di redditi altrimenti insufficienti. Quel credito, erogato dall’industria finanziaria per sostenere la domanda, genera ricchezza aggiunta, pari allo 0,7% del PIL Usa.
• L’Iva sugli acquisti, la Tasi sul consumato e smaltito, sono il super contributo all’Erario di chi fa esercizio di consumo ben oltre il bisogno, oltre la capacità di spesa.
• Seppur affrancati dal bisogno viene offerta consumazione del prodotto. La produzione di consumo orienta l’offerta, disponendo il controllo nell’impiego delle risorse, l’eco compatibilità delle merci, la gestione dei prezzi.
• Compito dell’istituto professionale: la ricomposizione tra il Valore Visto ed il “Valore Vero” dei prodotti. Tale azione consente di ripristinare un adeguato rapporto tra valore e prezzo delle merci.
• L’acquisto di merce con i “saldi” e negli Outlet smaltisce l’eccesso di offerta; si guadagna il prezzo più basso.
• Mettere sul mercato il già acquistato e non usato raddoppia il valore della merce; quella merce fa due volte prezzo; meno risorse impiegate, meno smaltimento.
• Il controllo del ciclo di vita dei prodotti consente di ottimizzare l’impiego delle risorse e un uso più redditizio del reddito.
• Mediante la gestione attiva della domanda vengono sottratti passaggi di processo e figure di ruolo ad una troppo lunga filiera produttiva che disperde utili.
• Le risorse dei Consumatori sono i nuovi beni: l’attenzione, il tempo, l’ottimismo. Nuovo valore sul mercato, merci immateriali ed ecocompatibili, nuovi consumatori, nuova ricchezza.
• La concorrenza tra Produttori e Consumatori nella gestione di domanda e offerta scrolla posizioni di rendita, aumenta la produttività del sistema.
• La forza degli acquisti di gruppo orienta la produzione, dispone la formazione del prezzo.
Visto?
Senza questa gente non si va da molto lontano.
Già, senza un ristoro adeguato, per esercitare tali ruoli, neanche oltre la crisi.

Burocraticamente vostro, si vostro. Di chi ha vinto, insomma; quelli che dicono di star con il popolo e/o con i cittadini.
Bene, a voi Consumatori votanti o renitenti toccherà drizzare le orecchie, aguzzare la vista e sbirciare il portafoglio per vedere se chi ha preso voti, per far per noi, concretammente lo faccia!

Mauro Artibani, l'Economaio



martedì 10 gennaio 2017

CON I SALDI CI PAGANO PER FARE LA SPESA

Pronti? Via!
Iniziano il 2 gennaio i saldi invernali 2017 in Basilicata e Sicilia. Il 3 toccherà invece alla Valle d'Aosta e il 5 a tutte le altre regioni d'Italia.
La caccia all'affare, portata avanti in particolar modo dalle donne, è già iniziata con le cosiddette "missioni esplorative" per individuare un capo che, tra pochi giorni, sarà messo in vendita a un prezzo inferiore da quello segnato sul cartellino.
Confcommercio ha così ricordato alcune regole per il corretto acquisto della merce in saldo: la possibilità di cambiare il prodotto, pratica generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante; la prova dei capi e i prodotti in vendita che possono appartenere anche a una stagione precedente. Inoltre il negoziante ha l'obbligo di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
Ricapitoliamo.
La data: 2 volte l’anno.
Il fatto: smercio di merci invendute.
La causa: eccesso di merci sul mercato.
La concausa: alto prezzo delle merci.
Voilà: I SALDI.
L’evento atteso, raccomandato, blandito, agognato dai più.
Si imbandierano vetrine, si sbandierano occasioni, si bandiscono festini; c’è baldanza in tutti noi.
La fiera della vanità, la festa dei consumatori.
La nostra festa.
Essipperchè va in scena la rappresentazione fantasmagorica di come si possa VENDERE ACQUISTANDO.
Vendere le nostre istanze all’acquisto; vendere l’occasione di acquistare l’eccesso; vendere l’acquisto a prezzi convenienti.
Le Imprese, riducendo i prezzi, acquistano la domanda; noi vendendola rifocilliamo il potere d'acquisto.
Se fare la spesa lavoro ha da essere, insomma, Reddito sia.
Buono per fare quella crescita, buona per tutti.
Questo è quanto, altro che risparmio!
Insomma saldi, soldi e alcun quaquaraquà.
Noi almeno, no!

Mauro Artibani



martedì 11 ottobre 2016

UN REDDITO COMPLEMENTARE PER CHI NON CE LA FA

Ci risiamo: le ultime previsioni del Fmi, rese note poche ore fa, segnalano una crescita globale del Pil "sottotono", pari al 3,1 per cento nel 2016, che salirà al 3,4 per cento l'anno prossimo, con i Paesi in via di sviluppo che supereranno la velocità di crescita delle economie avanzate.
Non pago la Lagarde chiosa: "La mia speranza al termine della riunione annuale è che ogni ministro delle Finanze, ogni governatore di una banca centrale, tornerà a casa pensando, 'Che cosa posso fare per spingere la crescita che è attualmente troppo bassa, per un tempo troppo lungo, beneficiando troppo pochi? '"
Ve lo giuro, a quel dire, tornare a casa è stato un tormento.
Già, cosa posso fare?
Mettiamola così: per uscire dell'inghippo, tocca ricapitalizzare il reddito di chi fatica a fare la spesa.
Si e senza infingimenti: un reddito complementare perchè quello da lavoro da solo non basta a fare tutta la spesa che serve a fare tutta la crescita che serve a far star bene tutti.
S'ha da fare perchè i redditi, erogati dall'impresa a chi lavora per produrre beni e servizi, risultano insufficienti ad acquistare quel che viene prodotto.
S'ha da fare perchè, se la crescita economica rende indifferibile l'esercizio della spesa, questa insufficienza lo differisce.
Il complemento di uno scarto per l'esercizio di un obbligo, insomma.
Già, ma chi te lo da'?
Lo Stato, attraverso politiche fiscali acconce.
Ennò: "Bambole non c'è una lira!"
Le Imprese del troppo produrre*?
Ennò, a chi lavorando ha sovrapprodotto dicono: "Non c'è trippa per gatti!"
Si, vabbè ma, se "senza soldi non si canta messa", come si fa a fare la spesa?
Beh, la si fa facendo soldi!
Come?
Far fare il prezzo giusto ai prezzi** innesca una virtuosa partita di giro. Consente al mercato di apprezzare il valore di servizio della domanda, se ne potrà fare offerta ed incassare il dovuto; chi l'acquista sa che lo spendere quell'incasso attribuisce valore alle proprie merci, altrimenti svalutate. C'è già chi lo fa, Imprese pro crescita: hanno attrezzato business che acchiappano utili solo e quando i consumatori guadagnano.
Visto?
Giust'appunto, un reddito complementare, che surroghi l'insufficenza del primo, a remunero delle risorse produttive messe in campo per fare spesa/crescita, senza il quale non si fa nè l'una, nè l'altra.

*All'inizio del 2016 il business degli smart phone ha dato i primi segni di arresto, diminuendo le vendite. Fine 2016, a San Francisco Google presenta una linea di telefonini pensati per sfidare Apple, Amazon e Samsung. Già, gli "animal spirits" sono insopprimibili. Quando va così e così va, per tenere i guadagni, dovranno ridurre i costi, pure quelli del lavoro. Taglieranno ancor di più il reddito di quel lavoro.

**Sospendendo tutte le azioni reflattive messe in campo "ab illo tempore."
Mauro Artibani