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martedì 1 settembre 2020

METTI CASO SI SIA ROTTO L’INCANTO DELLA SPESA

Siam tutti dentro un loop che scuote e sganghera! Metti che nel primo trimestre del 2020 il reddito delle famiglie consumatrici diminuisce dell'1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali si riduce del 6,4%, come ha reso noto l'Istat. Aggiungi che il potere d'acquisto delle famiglie risulta diminuito, rispetto al trimestre precedente, dell'1,7% a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi. Ehi, d’accordo tutto questo ma c’è pure dell’altro: il 70% di chi lavorava ha mantenuto il lavoro; pure la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, stimata al 12,5%, risulta in aumento di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019. Cavolo + 30 mld i risparmi! Metti pure che, con il lock down, si sia rotto l’incantesimo della spesa; quella che fa esecrare i Sociologi, per dovere d’ufficio scagliati contro quelli “prodighi e men che mai satolli”. Giust’appunto, quell’incantesimo dello spendere, melodiato che so… dalla Farragni, pagata a suon di 55.000 Euro a post. Metti caso che, prima della pandemia, invece che cibarsi si ingrassava, si vestiva alla moda che passava di moda, che per andare da qui a lì si aveva un Suv. Metti che, chiuso in casa, hai avuto il tempo di pensare prima di ingurgitare quel che trovi in tavola, poi guardi nell’armadio e lo vedi zeppo di cose non messe; magari sogni pure di poter andare a zonzo a piedi. La statistica si impiccia e…” quelli che restano in casa, il 34% degli italiani, dedica molto più tempo alle migliorìe domestiche; un quinto sta sperimentando il fitness virtuale, trovandosi bene e la metà di loro sceglierà anche in futuro questa modalità, svolgendo gran parte dell’attività fisica da casa.” Cavolo, talmente lacero l’incanto della spesa da non approfittare neanche nel veder calare l’andamento dei prezzi: secondo quanto stima l’Istat l’indice dei prezzi al consumo è stato negativo, a luglio, dello 0,3% su base annua e dello 0,1% sul mese. Terzo dato a segno meno, dopo il -0,2% registrato a giugno e a maggio. Amarus in fundo, l’emergenza Covid ha riportato i consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni. Ecco, appunto, tra il detto, lo sperato o il disperante, l’utilità della spesa sembra farsi marginale. Tatatà… nell’Economia dei Consumi quando questo si mostra, l’utilità marginale della domanda, al contrario, trasale. Quando si giunge al trasalimento, un mercato efficiente deve farne il prezzo. Massì, il prezzo del valore di quella domanda con cui viene generata la ricchezza; che fa ri-produrre, genera il lavoro, lo remunera, da sostanza alla crescita e continuità al ciclo economico. Già, vi è più valore nell’esercizio del consumare che in quello del produrre. Bene, per poter uscire a riveder le stelle, questo prezzo dovranno pagarlo tutti quegli agenti produttivi che potranno trarre beneficio dallo stare dentro un ciclo che gira a mille. Toh, vuoi vedere che la rottura di quell’incanto può esser messa a profitto? Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

mercoledì 26 agosto 2020

I GIOVANI PATIRANNO IL FUTURO, L’ECONOMIA IL PRESENTE.

Il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, commentando l'intervento dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini, dice: "La politica dovrebbe cercare, con un po' di fantasia e professionalità, di identificare delle possibili iniziative che consentano di valorizzare la risorsa dei giovani che sono formati, sono tecnologici e hanno, dal punto di vista qualitativo, gli elementi per poter dare un importante contributo in questa fase, Ma ci devono essere le condizioni per poter cogliere questo contributo. Il mestiere della politica è proprio quello di darsi da fare per capire come valorizzare questa risorsa". Ehi, tra il dire di Draghi, la chiosa di Blangiardo e la Politica c’è il mare in mezzo; bisogna nuotare per non affogare. Provo, magari con un po’ di fantasia, a fare qualche bracciata. Dunque… i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo Mondo, hanno disposizione all'acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che da' spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani. Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano. Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrrrrr! Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo! Per loro oggi salari e stipendi insufficienti, domani pure le pensioni. Non possono fare quel che sprona la crescita. Mal utilizzati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, viene disperso il capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele. Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro nè sui redditi di quel lavoro. Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano. Capitani di ventura nelle Imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema. Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente. Nel 2017 l'incidenza della povertà nella fascia 18-34 sta al 10,4%, più del doppio rispetto al 2009; per i minorenni sta addirittura al 12,1%. Loro, senza reddito, smettono gli acquisti; non consumando spingono le imprese a ridurre la produzione, alterando la continuità del ciclo. Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione*, che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’out put. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti! *Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle Imprese. N. B. - non sembri vano ma… per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle Imprese, occorre acquistarla. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 2 giugno 2020

SENZA DENARI PER LA SPESA NON PUOI RILANCIARE

Il piano di rilancio dell'economia, dopo la crisi del Covid-19, proposto dalla Commissione europea s’appella "Next Generation EU" e sosterrà con 750 miliardi di euro gli Stati membri. All'Italia possono andare fino a 81,807 miliardi di euro in sovvenzioni ("grants") e circa 90,938 miliardi in prestiti, per un totale di finanziamenti pari a 172,745 miliardi di euro. Con calma però, molta calma; se troverà applicazione, si pensa di renderlo attivo nel Gennaio 2021. Il premier Conte ci pensa su, prende la palla al balzo, scuote l’albero della cuccagna e programma investimenti e misure per il rilancio del Paese. Rilancia, dunque, sei punti: A) Siamo al lavoro per la modernizzazione del Paese. Introdurremo incentivi alla digitalizzazione, ai pagamenti elettronici e all’innovazione. B) Dobbiamo moltiplicare gli strumenti utili a rafforzare la capitalizzazione e il consolidamento delle imprese. C) Occorrono una decisa azione di rilancio degli investimenti pubblici e privati e una drastica riduzione della burocrazia. D) Occorre una graduale ma decisa transizione verso un’economia sostenibile, legata al green deal europeo E) Dobbiamo puntare su un grande investimento per il diritto allo studio e per l’innovazione dell’offerta formativa F) È necessario abbreviare i tempi della giustizia penale e della giustizia civile. Dunque, non tutto ma .. di tutto pur di rilanciare. In quel “non tutto” il Premier par dimentico di come alla crescita, dovendosi fare con la spesa non con la produzione, occorrano i denari per poterla fare. Bene, al dimentico toccherà rammentare come, già prima della pandemia, gli italiani avessero in tasca pressappoco gli stessi denari tenuti nell’85, come ebbe a dire Confcommercio, condannando il paese alla stagnazione. PS Premier, oggi nella pandemia di quei denari ce ne sono ancora meno; per il domani che spera, ed io con Lei, occorrerà rilanciare se la vogliamo fare ‘sta spesa! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 4 febbraio 2020

TRA PACHIDERMI E PAPPAGALLI T’IMBESTIALISCI!

Un luogo comune dice l’Economia una Scienza triste, quando ne leggi e ti diverti, magari ti accalori e prendi pure spunti: fiuuu. Leggi tutto d’un fiato tra bufale, "Pachidermi e Pappagalli"; un bestiario che fa il verso alle bestialità che senti in giro. Carlo Cottarelli non le manda a dire, le dice pure al telefono a quelli di “La nuova provincia”: «Le bufale in campo economico possono portare a scelte economiche sbagliate che ricadono su tutti, ma anche a incolpare per i nostri problemi qualcun altro, magari Soros, la Francia, la Germania o i cosiddetti poteri forti. Se io credo a certe bufale rischio di non fare le riforme necessarie a far ripartire il Paese o, peggio, a intraprendere soluzioni sbagliate, come uscire dall’Europa». D’accordo con lei Prof, si rende necessario andare a vedere se, chi le diffonde, conosca o meno la materia di cui parla. Vero oggi in Italia tutti sono economisti, come tutti si sentono allenatori della nazionale di calcio, ma anche gli economisti non sono tutti uguali e non tutti hanno le stesse idee. Però è necessario leggere le fonti, approfondire, non accontentarsi di quello che ci viene detto. Prof, mi scusi, non sono economista; economaio, invece, che studia quell’Economia dei Consumi e che, a furia di studiare, ne ha redatto il Trattato. Nel trattarlo mostro un pertugio, tra una strutturale sovraccapacità delle Imprese ed un affrancamento dal bisogno dei Consumatori, dove sta ficcata un’altra bufala che grida vendetta: quella dei “Produttori che producono ricchezza”. Nella spesa aggregata, che la misura, v’è traccia, quando v’è, solo di 1/5 riferito alle Imprese; quella prodotta dai Consumatori, oltre i 2/3. Bufala che nasconde i connotati della mancata crescita e che oggi i dati pubblicati dalla Bce evidenziano come una crescente spaccatura nell'economia del blocco Ue. La crescita dei prestiti alle imprese cala al 3,2%, ai minimi da due anni; i prestiti alle famiglie accelerano al 3,7% dal 3,5%, la migliore rilevazione in 11 anni. Siamo alle solite Prof, quella misera crescita fatta con i fichi secchi del debito, al quale i pur affrancati dal bisogno non si sottraggono, fa della “stagnazione secolare” non una teoria, quanto invece una triste, sconsolante evidenza empirica. Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

lunedì 9 dicembre 2019

TOH, DELL’ECONOMIA DEI CONSUMI, IL TRATTATO

"Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. All'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile". Come sottrarsi all’impeto francescano? No, non mi sottraggo: l’Economia della Produzione ha generato perlopiù ricchezza con il debito mentre quel Mercato, nato con l’eccedenza, proprio di eccedenze rischia di morire; quella dei Consumi manca ancora di un costrutto che tenga insieme le parti. Questo testo intende farsi carico di individuare le regole che rendano possibile fare il prezzo del Valore che sta nella nuova “Offerta”; buono per sanare il gap dell’out put. Toh e magari, senza strafare, fare solo un “nuovo possibile”; raddrizzare le disequità nella distribuzione della ricchezza. Ok, d’accordo, nelle prefazioni non la si fa troppo lunga per non fiaccare chi vuol leggere il resto. La faccio breve quindi: slogan, per mettere pepe nella camomilla, come fanno quelli del Marketing. No scusate, non ce la faccio, mi tocca premettere alla Premessa che dentro questo disfunzionante ciclo economico sta un vecchio anchilosato paradigma recitante la litania “le Imprese generano ricchezza …". In questo testo metto per iscritto la sua abiura; lo corroboro con dati e fatti, lo scandisco, al fin scopro le carte: per non continuare a barare, nel sistema della produzione, s’ha da cambiare l’ordine dei ruoli poi riattribuire oneri e onori. Niente paura, tra le parti in causa resteranno immutati i rapporti giuridici e quelli proprietari. Per far questo, invece che usar ineffettuali teorie, trovo sostegno nelle evidenze empiriche. Prendo a dire in vece degli economisti che dicono d’altro e dei politici che non sanno dire; da economaio, che studia l’Economia dei Consumi, ne faccio un Trattato. Magari solo i prolegomeni, non l’elegia. Bene avevo minacciato slogan, mantengo la promessa; scrivo tweet a destra e a manca: Con la spesa i Consumatori generano i 2/3 della ricchezza, agli altri il misero resto. La crescita rende l'esercizio della spesa indifferibile. I redditi, erogati dall'impresa a chi lavora, sono insufficienti ad acquistare quanto prodotto. Occorre esser prodighi per esser prosperi; prosperi per mantenere la prosperità. L'esercizio di consumazione deve potersi auto sostenere! Sostenere questa spesa che genera lavoro e lo remunera, remunerando tutti! Quando ancor oggi, a fronte di tutto questo, scorgo che i banchieri centrali si arrabbattano per spingere l'inflazione vicina all'obiettivo del 2%, falsando i prezzi, mi piglia un moto di stizza; prendo tutti ‘sti tweet, li stringo, ne estraggo un paradigma nuovo di zecca e glielo tiro: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa crea lavoro e lo remunera; remunerando tutti, pure quelli del capitale." Ufff, l’ho detto d’un fiato; chi vuole legga il resto piano, piano! Mauro Artibani, l’economaio Link: https://www.amazon.it/Trattato-dellEconomia-Consumi-Mauro-Artibani-ebook/dp/B0825J6KLF/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=mauro+artibani&qid=1575225325&sr=8-2

martedì 3 dicembre 2019

LA LINGUA BATTE DOVE IL DENTE DUOLE

La lingua batte dove il dente duole. Fuor di metafora, quella crescita che non cresce sbatte contro un debito che cresce, anzi dilaga. La Penisola è terza al mondo anche per il peso del debito pubblico pro capite con €57.000 a parità di potere d’acquisto, dopo il Giappone (oltre 90mila dollari) e gli Usa (65mila circa), contro una media Ocse di €48.750. E' più che raddoppiato in 20 anni l’indebitamento delle famiglie italiane, passato dai 13mila euro del 1998 ai 27mila euro del 2018. Lo indica il Report del Fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell'usura, gestito da Adiconsum. Se non basta ce n‘è ancora: Continua inarrestabile la crescita del debito globale. Nella prima metà dell’anno ha sfondato la soglia dei €227 mila miliardi di dollari. Se non dovesse bastare lo evidenzia l’ultimo rapporto, pubblicato dall’International Institute of Finance, dal quale emerge che il debito globale è aumentato di €6,82 mila miliardi nei primi sei mesi del 2019. Per fine anno le attese sono per un ulteriore aumento, fino a €231,92 mila miliardi. A trainare la crescita, l’impennata dei debiti negli Stati Uniti e in Cina. E le Imprese, si dirà? Già, le Imprese , imprecano: Negli Usa,l'utilizzo della capacità degli impianti - che misura la produzione industriale rispetto al potenziale - è sceso di 0,8 punti percentuali al 76,7%, contro attese per un dato al 77%; il dato resta sotto la media di lungo termine del 79,8% registrata tra il 1972 e il 2017. Prima dell'ultima recessione, il dato era solitamente oltre l'80%. Dal 2007 a oggi in Italia c'è stato un forte calo degli investimenti, con una perdita di oltre 907 miliardi nella dotazione di capitale. Lo ha sottolineato il vicedirettore generale dell'Abi, Gianfranco Torriero, secondo cui "gli investimenti sono ancora molto inferiori rispetto ai livelli precrisi". "Oggi, ha spiegato Torriero gli investimenti sono il 17% in meno rispetto al periodo precrisi, pari a -68,6 miliardi di euro nel confronto tra il 2019 e il 2007. Se si cumula la perdita segnata in ciascun anno, abbiamo -907 miliardi di minore dotazione di capitale in Italia". Amarus in fundo: Confesercenti commenta i dati sulla fiducia di imprese e famiglie diffusi oggi da Istat. La fiducia delle famiglie segna una pesante battuta d'arresto, un segnale negativo che potrebbe preludere ad un ulteriore indebolimento dei consumi, praticamente fermi, con l'incubo della recessione che torna a pesare sul futuro". Niente paura, la soluzione c’è. Arriva la créme dell’accademia economica, sbircia, confabula poi sentenzia: stagnazione secolare! Ci risiamo, cento anni flat pur di non voler andare oltre quel che blatera quell’appassito paradigma che recita l‘Impresa generatrice di ricchezza… Ennò, cavolo, tutti questi dati dicono d’altro: come la crescita si faccia con la spesa, e quando, mancano i denari per farla, tocca farla a debito. Così quando se n‘è fatto troppo, faccio meno spesa; le imprese, allarmate, smettono di investire e paraponzi, ponzi, pò. Indi percui poscia, per far tornar ad investire lor Signori e rimettere il debito, s’ha da trovare il modo di poter far fare quella spesa che smaltisce, riattivando il ciclo e creando la ricchezza che riduce quel debito; buono per sanare pure il gap dell’out put. Ehi, per non dimenticare vi lascio, più che un promemoria, un paradigma nuovo di zecca che sostituisca quello vecchio: "La crescita si fa con la spesa; quella dei Consumatori ne fa i 2/3. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera tutti; altro che far debito." Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

giovedì 14 novembre 2019

Un prrr..... a quei generatori di benessere

Il ritratto inedito degli anziani in Italia che emerge dal primo rapporto Censis-Tendercapital sulla Silver Economy: l'economia che ruota intorno agli over 65. Si parte da un dato: negli ultimi dieci anni gli ultrasessantacinquenni sono aumentati di 1,8 milioni mentre la popolazione di under 34 è diminuita di 1,5 milioni. Numeri importanti; colpisce è il fatto che oggi gli anziani sono più ricchi del 13,5% rispetto alla media degli italiani, mentre i millenials sono al di sotto di oltre il 50%. Gli over 65 sembrano avere quindi un ruolo importante nell'economia, a partire da quello di "generatori di benessere", come spiega il presidente del Censis Giuseppe De Rita. "Gli anziani sono più ricchi, hanno redditi particolarmente alti, hanno consumi particolarmente alti e hanno ricchezza patrimoniale". Toh, quegli over che comandano la Politica, l'Economia e la Tecnica hanno tutto; agli under i miseri resti! Dopo però l'apologia dei sempiterni e dell'oggi, il domani, sarà ancor come l'oggi? La metto giù senza farla troppo lunga: quando le giovani generazioni, a differenza di quelle che lo sono state, hanno in tasca a malapena quel-che-serve-per-vivere, non è jella! Essipperchè, quando la Nazione si affida ai loro padri, quei de-ritiani generatori di benessere, si comprende perchè la crescita non cresca, anzi langua, pari pari alla produttività. Giust'appunto produttività improduttiva se di questi giovani, istruiti, vigorosi, "connessi" non impieghi il capitale umano e sociale che possono offrire al lavoro per migliorarne l'efficienza; se svuoti il portafoglio della loro "innata/incontenibile" capacità di far la spesa e resti appeso agli "arzilli" per quello che hanno fatto e che ancor possono fare. Già, quando questo si mostra e chi comanda lo fa, si è colpevoli di stupidità economica, che l'accontentarsi di poter continuare a far le nozze con i fichi secchi tenendo fuori i figli dall'intero processo economico, non monda! Non monda, anzi condanna, come il tentare di riparare al danno con la "paghetta" che, questi benestanti nonni e/o padri, sembrano misericordiosamente far sgocciolare ai malestanti nipoti e/o figli. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 29 ottobre 2019

ECCO.... APPUNTI PER LA POLITICA, PER ESEMPIO

Quel che dice in un comunicato l'Fmi fa stringere le chiappe: l’economia mondiale paga prezzo; la crescita si fermerà al 3% nel 2019, lo 0,2% in meno rispetto a quanto previsto a luglio, e ai minimi dalla grande crisi del 2008-09. In termini di Pil quasi il 90% dei Paesi del mondo sta registrando una crescita rallentata; un vero e proprio rallentamento sincronizzato". Toh guarda, proprio quel Pil che si fa al mercato con la tiritera della spesa, dove chi ha prodotto deve poter vendere a chi, per poter acquistare, deve disporre della possibilità di farlo per generare, alla fine della fiera, ricchezza. Si è vero la tiritera può risultare, per il bisogno del singolo, indifferibile; quand'anche senza, la stessa indifferibilità resta un "bisogno del sistema" per poter funzionare! Fiuuu... Dopo dodici anni dall'inizio della crisi, invece che uscirne si entra dentro un'altra. La questione ineluttabile dell'indifferibile si mostra irrisolta. La Politica all'inizio non l'ha scorta, non ne ha gestito lo svolgimento, il domani poi.... figuriamoci! Con quelle ragioni fragili che si ritrova, hai voglia a riattivare la crescita. Orbene l'Hdemia economica, con una parte almeno di quelle ragionicchie c'entra, eccome. Dovrebbe ripensare il suo pensiero e il dire: ce la farà o, peggio, vorrà farlo? Alla Politica, potrebbe toccar fare una bella sedizione contro l'ordine economico da Lor propagandato, per abbeverarsi ad altre fonti, e far la parte che gli spetta. La fonte del Mercato, per esempio, quando funziona disseta. Funziona, se fa il miglior prezzo tra le parti in causa; se remunera , insomma, la produttività di ciascun agente per migliorare la produttività del tutto. Beh, chi legifera può farlo mettendo mano finalmente all'adozione di quella "Legge per un'Economia Resistente" che all'art 3 dispone di allocare le risorse economiche generate dalla crescita per tenere adeguato quel potere d'acquisto che consente l'esercizio di ruolo dei diversi operatori della spesa aggregata. L'art 4, lo conclama, l'atto di poter esercitare l'acquisto dispone una economia più resistente con adeguato beneficio per tutti gli agenti del ciclo. L'adozione della Legge rende, de facto, appetita la costituzione di quell'Azienda "Libero Mercato Spa"* che capitalizza onori ed oneri e.. toh, anticipa in punta di diritto societario i desiderata di quelli di prima dell'Fmi che, tra le righe del comunicato, sibillinamente scrivono: "Offriremo a tutte le persone la possibilità di contribuire all'attività economica e di condividerne i benefici". Ehi, ci sono grandi Imprese che hanno già aderito attrezzando business pro crescita; funzionano, rendono! Per far sì che l'appetito, per le altre, venga mangiando s'ha da metter mano agli attrezzi del mestiere della Politica; la leva fiscale per re-distribuire vantaggi agli aderenti, svantaggi ai renitenti. Un modo per ri-leggittimare l'emolumento che gli "eletti" mettono in tasca, poi un vantaggio elettorale.... perchè cotanta sagacia potrà incontrare l'interesse di tutti. Tutti quelli che votano: la Gente e i loro interessi, concreti e materiali! * Un' azienda pro-crescita che agisce de facto per tenere in equilibrio produzione e consumo, impiegando al meglio le risorse produttive degli addetti e l'adeguata allocazione delle risorse di reddito per sostenere la crescita e generare ricchezza. Agenti economici vi agiscono con ruoli integrati per la produzione dell’offerta, la generazione della domanda, del commercio, dell'acquisto, fornendo distinto contributo a quella spesa aggregata che fa la crescita. Il remunero degli operatori, che compensa quel diverso contributo, andrà speso nel circuito aziendale per rendere fluido e continuo il ciclo produttivo. Giust'appunto, un marchingegno societario che disponga l'adeguata capitalizzazione degli azionisti mediante una diversa allocazione della ricchezza colà generata. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 3 settembre 2019

OH, OH, CI RICAPITALIZZANO

Co' 'sta, calura vedi in giro solo paglia. Ecco, si paglia, come quella che alla Politica ho fatto annusare per aiutarli ad uscire dal guado del dire nulla o, peggio, del dire il già detto. Massì, di quella Ditta “Libero Mercato spa”, che per Voi ripiglio e distillo in modalità tecnica: Quell' azienda pro-crescita che agisce de facto per tenere in equilibrio produzione e consumo, impiegando al meglio le risorse produttive degli addetti e l'adeguata allocazione delle risorse di reddito per sostenere la crescita e generare ricchezza. Agenti economici vi agiscono con ruoli integrati per la produzione dell’offerta, la generazione della domanda, del commercio, dello smercio, fornendo distinto contributo a quella spesa aggregata che fa la crescita. Il remunero degli operatori, che compensa quel diverso contributo, andrà speso nel circuito aziendale per rendere fluido e continuo il ciclo produttivo. Giust'appunto, un marchingegno societario che disponga l'adeguata capitalizzazione degli azionisti mediante una diversa allocazione della ricchezza colà generata. Oh,oh, ancora una volta dagli accademici si nicchia; a suo tempo, qualcuno avrebbe pure esecrato. Veniamo al sodo. Quando senti dire: "basta con la generazione dei profitti solo a beneficio degli azionisti" salti sulla sedia. Ehi, lo dice la "Benemerita" Business Roundtable, un gruppo che riunisce quasi 200 Ceo delle più grandi aziende americane; fa un elenco delle sue nuove priorità rompendo con la tradizione caldeggiata da Milton Friedman. La "B"BR forse reagisce alla crescente spinta del populismo montante e del cambiamento climatico incipiente cambiando rotta. Sia come sia lo fa spiazzando gli azionisti, ficcandoli tra i cinque impegni che intende prendere con gli altri: dipendenti, fornitori, comunità locali e consumatori. Dicono che tra i nuovi obiettivi della Corporate America ci sia il voler "garantire valore ai nostri consumatori, centrando e, persino superando, le loro aspettative". Fiuuuu, "soci" appunto e ricapitalizzati? Approposito, se non si vuol sol dirlo ma farlo, pure il malloppo ci sta. Vien fuori dall’indice Janus Henderson Global Dividend che mantiene invariate le stime per l’anno a quota 1.430 miliardi. Solo nel secondo trimestre il totale corrisposto dalle Società ai loro azionisti ha segnato un nuovo record a 513,8 miliardi di dollari; quei benemeriti americani dispongono di un tesoretto da redistribuire di 121,7 miliardi. Mauro Artibani, l'Economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 2 luglio 2019

GIGGINO, SO' TUTTO!

"Sono pronto a fare la legge di bilancio, anche in deficit, se crea centinaia di migliaia di posti di lavoro". Lo ha detto il Premier politico dei 5 stelle, il vicepremier della presidenza del consiglio, il Ministro del Lavoro, il Ministro dello Sviluppo economico; si, ex Steward dello stadio San Paolo, Luigi di Maio. A Taranto, al tavolo istituzionale permanente sull'ex Ilva, ha sottolineato come si debba intervenire sul cuneo fiscale. "Se togliamo un po' di tasse dagli stipendi, a lavoratori e imprese, si generano posti di lavoro". Orbene "se crea", dice il Nostro, si insomma sennò ciccia? Quel tagliare 'npo' di tasse poi sarebbe il modo per ridurre la spesa pubblica e far trovare alle Imprese quelle risorse per fare spesa in conto capitale? Proprio quella spesa che non vogliono fare, perchè quello che arriverà in più nelle tasche di chi lavora sarà del tutto insufficiente a recuperare il reddito perduto, con la crisi, per fare la spesa? Sicuro, sicuro? Essipperchè, mi risulta come la crescita si faccia con la spesa aggregata, non con la produzione nè con il lavoro. Essì, così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Conciossiachè, tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti. Tutti, nessuno escluso! Quando gli aggregati - spesa per investimenti, spesa pubblica, spesa privata - non possono/vogliono farla, la spesa si disgrega e finisce tutto in vacca. Si, insieme al disperante deficit che diventa debito! Prosit. Mauro artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 16 aprile 2019

QUEL DECRETO CRESCITA CHE NON PREVEDE LA CRESCITA!

Giorni addietro sono state rilasciate una serie di raccomandazioni per l’Italia, destinata a non crescere (-0,2%) nel 2019 ma che potrebbe invertire la marcia (+0,5% nel 2020) qualora si puntasse con determinazione sull’aumento della produttività e del sostegno alle imprese- Questo il quadro che emerge dalla presentazione del Rapporto Ocse Economic Survey of Italy 2019 illustrato dal Segretario Generale, Angel Gurria e dal ministro dell’Economia Tria, dopo averne preso atto, ha così proferito: “Condivido la necessità di dover tenere presente gli aspetti indicati dall’Ocse nel suo rapporto e ricordo come ne abbiamo tenuto conto fino ad oggi, ad esempio, nella scelta del reddito di cittadinanza: siamo intervenuti sulla parte più fragile della forza lavoro italiana. Il reddito di cittadinanza è stato concepito con il duplice intento di consentire alla popolazione a rischio di emarginazione sociale di entrare nel mercato del lavoro e aumentarne la propensione al consumo”. Il ministro ha poi ribadito che, con il Decreto per la crescita, sono state “adottate tutte le misure per contenere il rallentamento e tenerci in area crescita positiva anche nel 2019. Manterremo gli obiettivi di deficit” ha concluso. Bene, ma.... da quando in qua la crescita si fa per decreto? Per tutta risposta, la mette giù dura: Il decreto crescita, approvato salvo intese dal Cdm, rafforza gli incentivi fiscali per il rientro delle eccellenze italiane, emigrate all'estero, e introduce ex novo il 'marchio storico' per la salvaguardia dei brand italiani dall'assalto di aziende straniere. Nel provvedimento rientrano anche la sanatoria su tasse e multe per gli enti territoriali, la revisione del regime Ires, l'incremento del fondo per la prima casa, i mini bond per le imprese, la rottamazione ter; vengono accelerate le dismissioni.  Cavolo, quando tutto quanto programmato per decreto verrà fatto si sarà raschiato il fondo del barile. A barile raschiato, gli estimatori, stimano un + 02% di Pil. I detrattori manco quello, detraggono. Sulla copertina del Def, comunque, sta scritto + 02 di crescita. Bene, anzi male! Con un costo del debito maggiore del Pil, si avrà più defict, pronto a diventare debito e poter, con gaudio, partecipare al nuovo record per il debito mondiale. Quello che, secondo i dati del Fiscal Monitor del Fondo monetario internazionale, nel 2017 è arrivato a 184.000 miliardi di dollari, pari al 225% del Pil globale. Nella versione autunnale del rapporto, il debito era stimato a 182.000 miliardi. Orsù Ministro, nell'economia dei consumi vige un paradigma che, seppur misconosciuto dai più, impone la regola: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti. Dunque, per far si che questa possibilità abbia a compiersi, s'ha da metter mano a quel vecchio, anchilosato, meccanismo di trasferimento della ricchezza generata dalla spesa ai soggetti produttivi, indipercuiposcia pure ai consumatori, che quella spesa fanno, per poterla rifare tenendo così attivo il ciclo. Ministro, provi a vedere se, una tal trasformazione del tresferimento, possa esser fatta per decreto; per farlo non s'ha fare nè deficit nè debito! Prosit. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 26 marzo 2019

Appassionato di shopping? Se vuoi lanciarti alla ricerca dell’affare devi essere deciso e veloce. Hai circa 23 minuti per fare l’acquisto giusto, poi il tuo cervello non sarà più in grado di scegliere l’offerta più conveniente. Secondo quanto afferma uno studio realizzato dagli esperti di SBXL e dagli psicologi dell’Università di Bangor, in Galles, la corteccia pre-frontale del cervello (ove è collocata la parte razionale) svolge la sua funzione al meglio per un tempo molto limitato. A seguito di quel breve periodo prevale la corteccia insulare, cioè la parte più primitiva, che non è in grado di valutare al meglio le prospettive di lungo periodo. Quando facciamo acquisti, queste parti lavorano costantemente. Se vuoi spendere una bella cifra per l’ultimo smartphone uscito in commercio, ma poi al negozio ne trovi un altro meno recente ma con caratteristiche più adatte, hai in realtà poco tempo per decidere: dopo qualche minuto infatti la decisione diventa annebbiata non solo dai dubbi, ma proprio dal passaggio di consegne tra le cortecce del cervello. Nello studio, 40 persone sono state sottoposte a particolari test per valutare la durata delle capacità cognitive. Ai volontari sono state mostrate le immagini di una serie di prodotti di un negozio virtuale di alimentari, con tanto di promozioni e di offerte speciali. Nel frattempo, l’attività del cervello e il flusso di sangue sono stati controllati attraverso una risonanza magnetica. Le scansioni hanno riscontrato che l’efficacia delle funzioni cerebrali negli acquisti commerciali diventa scarsa dopo poco più di 20 minuti, 23 per l’esattezza. Dopo quel momento la codifica delle informazioni diventa qualitativamente meno funzionale. Può capitare, dopo quel periodo, di confondere i colori di un cartellino con quello dei saldi, finendo per scegliere un prodotto anche quando non conviene. Capito, Gente? Essì, tocca saper prima di entrare cosa cacchio vi serve e quanto potete spendere. Giust'appunto, sapere è potere! Sapere, appunto, che lo smartphone che hai in tasca ha per l'80% le stesse prestazioni di quello ultimissimo che vorresti acquistare, aiuta. Aiuta pure sapere che, se lo acquisti, per quella stessa percentuale stai riacquistando quello che già avevi. Beh, a questo punto potresti puntare i piedi e dire: o mi vendi solo il 20%, o te lo tieni. Il venditore ti prenderà per scemo; se lo fanno tutti, invece, i produttori verranno costretti a cambiare le strategie produttive. Tu/tutti, tutt'altro che scemi, avremo fatto domanda più acconcia. Così acconciati ci saranno restati in tasca denari per fare altra spesa acconcia. Porc... detto fatto, forse troppo in fretta, se il principale produttore di elettronica per gli smartphone della Mela in Cina sta in sofferenza! Le conseguenze del calo delle vendite di iPhone, che hanno registrato ricavi per 51,98 milioni di dollari nel 2018 contro i 60,10 milioni del 2017, si fanno sentire soprattutto sulla filiera, e colpiscono Foxconn, la principale azienda di elettronica con cui lavora il colosso di Cupertino in Cina. Ehi, non dicevo a tutti di farsi smart! Essipperchè se invece non hai problemi di spesa, anzi, allora cazzeggia. Prendi l'ultimo de 'sti smart, metti mano al portafoglio, spendi quello che altrimenti non avresti speso per fare tutta la crescita economica che ti spetta: il Pil non si fa con quello che ti resta in tasca. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

giovedì 7 febbraio 2019

LA MANCATA CRESCITA, TRA LA CAUSA E L'EFFETTO

Il refrain, sempre quello: la crescita, quella attraverso la quale viene generata la ricchezza. Il vice direttore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, lo sa. Sa pure come questa crescita non cresca e con puntiglio dice la sua nell'intervento all'incontro di Bologna dell'Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti), gruppo emiliano romagnolo: L'economia italiana "ha bisogno di tornare a crescere a ritmi sostenuti. Soltanto lo sviluppo può generare le risorse necessarie per contrastare le diseguaglianze e alleviare le difficoltà in cui versano numerose famiglie. Soltanto il lavoro può offrire prospettive credibili ai giovani per realizzare i loro progetti di vita". Si, insomma, invoca quella crescita che dovrebbe sconfiggere diseguaglianze, penuria, disoccupazione e la precarietà della condizione giovanile. Poi, con un accorato appello, chiosa: "L'innovazione tecnologica rappresenta un formidabile strumento di progresso economico e sociale. L'adozione delle nuove tecnologie consente agli operatori finanziari e alle imprese di ridurre i costi e di migliorare la qualità dei beni e dei servizi offerti; può favorire l'inclusione sociale e quella finanziaria. Potremo innalzare il percorso di crescita della nostra economia se sapremo cogliere queste opportunità, governandone i rischi. È un impegno che riguarda tutti".  La Cgia di Mestre fa i conti: "Dal 2000 l’economia italiana si trova su un binario morto. A dispetto del ventennio precedente il Pil italiano ha registrato una crescita poco sopra lo zero, crescendo mediamente dello 0,2 per cento ogni anno. Poi snocciola: I comparti che hanno registrato i risultati più deboli sono la gomma/plastica (-27,4 per cento),il mobile (-28,4 per cento),il legno/carta/stampa (-32,9 per cento),il tessile/abbigliamento/calzature (-34,3 per cento),il computer/elettronica (-38,4 per cento) le apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (-49,9 per cento). Tra tutti i comparti analizzati solo gli alimentari/bevande (+15,7 per cento) e il farmaceutico (+31,6 per cento) hanno incrementato la produzione in questi ultimi 18 anni". Dunque mi tocca fare il Ragioniere: se da diciannove anni si spende per poter soddisfare a mala pena i bisogni alimentari e i malanni, come si poteva far tutta la spesa per fare tutta la crescita possibile che il Panetta auspica? I redditi insufficienti, per fare la spesa auspicata, sono la causa non l'effetto dalla mancata crescita. Essì, questo stava già scritto a chiare lettere nel report del 2013 del centro studi Confcommercio: "Il reddito disponibile delle famiglie italiane torna ai livelli di 25 anni fa; 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. In ultimo: quante merci da acquistare, per numero e volume, sono arrivate al mercato in più da quell'88? Tra i pochi spicci in tasca e le troppe merci in vendita, il gap dell'output esplode e lo sviluppo si avviluppa! Già, così magari, con inconsolabile tristezza, tocca dover constatare come venga a mancare ancor più quella spesa che genera il lavoro e lo remunera. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 8 gennaio 2019

VENDI IL REGALO, ACQUISTA IL REGALATO!

Finite le feste, gabbato lo santo? No, si torna al mercato. A Natale più della metà degli italiani ha ricevuto un regalo che non desiderava. E' quanto emerge da una ricerca eBay commissionata a Tns, secondo cui lo scorso Natale più della metà degli italiani ha in casa 31,8 milioni di oggetti. Tra chi ha avuto la sfortuna di non trovare sotto l'albero solo cose davvero gradite, ben il 13% dichiara di aver scartato fino a 5 regali che non sono piaciuti, mentre addirittura il 4% degli italiani, forse i più intransigenti, ha ricevuto fino a 10 doni natalizi non in linea con i propri gusti e desideri. Fiuuuuu, un mare di merce che, acquistata, ha concorso a fare il Pil. Se in pieno spirito natalizio il 47% degli intervistati ammette di tenere comunque i doni ricevuti, il 7% si dichiara pronto a rivendere i regali meno soddisfacenti (circa 2,7 milioni di italiani). Inaspettatamente, i giovanissimi (16-24 anni) sono quelli che più numerosi scelgono di tenere i regali ricevuti (64%), al contrario degli italiani tra i 35 e i 44 anni che tendono invece ad aderire in maniera maggiore alla pratica del regifting. Tutti al mercato, allora, a mercanteggiare La maggior parte degli Italiani (53%) mercanteggerebbe per mettere da parte il ricavato e risparmiare. I Millennials preferiscono acquistare, con il ricavato, un nuovo oggetto più adatto ai propri gusti, mentre gli italiani tra i 55 e i 64 anni prediligono il risparmio (60% contro il 43% dei 25-34enni). "Il regifting è innanzitutto un'opportunità per guadagnare e trasformare una scelta poco azzeccata nella possibilità di rendere felice un altro utente della community eBay da qualche parte nel mondo", commenta Margot Olifson, Responsabile del Business dei venditori privati di eBay in Italia. Bene, aldilà del buonismo d'ufficio eBay, il regifting sembra divenire un trend della circular economy che sta entrando nelle consuetudini di molti italiani. Dunque, se qualcuno nutre ancora dubbi su come la crescita si faccia con la spesa, non con la produzione, questa congiuntura festante lo prova: con la spesa di Tizio per la bambola da regalare a Gaia, quella merce si è trasformata in ricchezza. Lei, più che gaia, scontenta ma grata, la rimira, la rivende. Stessa merce, due volte prezzo, due volte spesa generata ancor più ricchezza; 'sta bambola acquistata da Sempronio, non avrà impiegato altra materia che dovrà assere smaltita una sola volta, sempre che.... rallegri la nuova Gaia altrimenti la giostra continua. Già, l'economia circolare; pure il far così la fa! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 18 dicembre 2018

I SOVRANISTI PSICHICI ASSOLDANO CIALTRONI

Cavolo, un'Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita e vecchia. Essì, per tutto questo, il 52° Rapporto Censis parla di "sovranismo psichico" e delinea il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova; sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. "Il processo strutturale, chiave dell'attuale, è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive". Beh, se andiamo oltre la versione sociologica dei fatti, si scorge gente sempre più in brache di tela che se la prende con chi avrebbe dovuto rivestirli a festa. Ci risiamo. Non sapendo come ci si vesta a festa e usando la democrazia rappresentativa, questa gente aveva delegato i competenti per meglio rappresentare i propri interessi. Di fronte ai competenti stavano cinque questioni da affrontare: l'immigrazione, la crisi economica, la sicurezza, il lavoro, i giovani. Quando, a questioni irrisolte, i competenti si mostrano incompetenti quei disgregati/ impauriti/incattiviti/impoveriti e ancor più vecchi si incazzano e revocano le deleghe. Si, se tanto ha dato loro tanto, votano per se stessi. Si, quei due vice premier siamo noi. L'incompetenza al potere insomma che, facendo marketing politico, proclama la "fine della povertà" e, con collaudate movenze elettorali, la cosparge di fuffa. Non paghi fanno passare in video, fin oggi almeno, quattro cialtroni in questioni economiche affinchè la fuffa monti. Colpa di questi sventurati? Macchè! Loro dicono quel che sanno in vece di quei competenti/incompetenti dell'economia, rei di aver interpretato con un attempato paradigma le cause del casino: Lui, nella patria del Cepu, dice di insegnare alla già Link Campus University of Malta, ma non v'è traccia; però in romanesco vomita a memoria dati e poco altro. Lei, tanto donna quanto immobile, come i neuroni della sua bella testolina. Un'altra, che se la guardi ti accusano di circonvenzione d'incapace, alla quale hanno addirittura pubblicato un libro. In ultimo, per non farci mancar niente, un vice ministro, pare senza deleghe, che nega come la crescita venga generata dalla spesa. Fiuuu... glielo dite voi come, questa stessa, generi pure lavoro e lo remuneri? Beh, a questi tizi non voglio tirargliela ma credo, con ragionevole approssimazione, che quegli incattiviti, alla fine della fiera, lo saranno ancor di più. Temo pure che, quando pure l'incompetenza verrà defenestrata, possano rientrare dalla stessa finestra proprio i competenti di prima: gulp! Essipperchè, avendo revocato la delega ai competenti, gli incompetenti dovranno trovare soluzione proprio a quelle complicate questioni che avevano delegato. Sapranno i nostri far oggi quel che altri avevano delegato a farlo ieri? Beh, nel frattempo, W il Parroco. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 27 novembre 2018

LA FARRARI E' DI SINISTRA O ROBIN HOOD?

"La Ferrari è l'oggetto più di sinistra del mondo perché quando vendiamo la Ferrari ai ricchi del mondo noi riequilibriamo (la distribuzione Ndr) la ricchezza perché paghiamo gli operai e creiamo ricchezza nel nostro Paese". A dirlo è il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in occasione della Giornata del Cinema Industriale. Okkei, lei sta scherzando. Bene, scherzo anch'io: nella giornata passata al cinema, quale film ha visto? Essipperchè, se dice di un "riequilibrio della ricchezza" lo vede squilibrato? Ehi, siete voi a trasferire la ricchezza, generata dalla spesa, ai fattori capitale e lavoro! Questo trasferimento genera quella differenza che sta tra chi quella "rossa" può comperarla e chi può solo lavorare per produrla. No, non sto perorando l'eguaglianza; esecro semmai l'inefficienza del meccanismo di trasferimento se occorre produrre Ferrari per far spendere chi ha più di quel che gli serve, rispetto a chi ha meno da spendere e più da dover acquistare. Giust'appunto, mal trasferisce se il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni prima. L'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro rispetto ai 1.033 del 1988. Approposito, le dico quel che non può non sapere, su come vada il mondo: Le distribuzioni di dividendi sono salite del 5,1% nel terzo trimestre del 2018, a 354,2 miliardi di dollari. Lo rivela la consueta analisi del Janus Henderson Global Dividend Index. Stati Uniti, Canada, Taiwan e India hanno registrato distribuzioni ai livelli massimi nel trimestre mentre i dividendi in Cina hanno ricominciato a crescere dopo tre anni in calo. I dividendi totali previsti nel 2018 salgono a 1.359 miliardi di dollari. In termini sottostanti significa che la crescita nell’anno sarà dell’8,1%, in aumento rispetto alle stime del 7,4% dell’ultima edizione dell’indice Janus Henderson Global Dividend Index. Dunque, se tanto ci da' tanto, le Ferrari non avranno modo di arruginire invendute; le city car forse si! Sta qui quel creare ricchezza, che Lei attribuisce alle Imprese? Lo so, nel dirlo, riferisce quanto detto da un vecchio anchilosato paradigma, ormai fallace: voi producete merce; le auto, se acquistate, si trasformano in ricchezza altrimenti arrugginiscono! Essì, il Pil misura gli euro di ricchezza generati dalla spesa non le Ferrari belle, rosse e fiammanti, prodotte! Un consiglio, con stima: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera tutti." Ben'altro che Robin Hood! Mauro Artibani, l'Economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 30 ottobre 2018

EHI DEL GOVERNO! LA SPESA GENERA LAVORO E LO REMUNERA.


Che sia stato raggiunto il picco del debito, lo grida lo spread e lo sussurrano quelle Agenzie che affibbiano rating.
Tu, tra l'aumento del costo e la diminuzione del grado di affidabilità nel rimborsarlo, magari imprechi.
Per ridurlo, invece, occorre aumentare la crescita economica. Nel rapporto debito/Pil sta la formula.
Orbene, questo Governo prova a farlo con una manovra, fatta prevalentemente in deficit, per aumentare quel Pil.
Già quel Pil che misura la ricchezza generata dal sistema economico, la misura così: spesa delle Imprese per gli investimenti fissi lordi + spesa pubblica + spesa al consumo = reddito.
Quelli che criticano la manovra dicono di un troppo delle risorse impiegate per spesa corrente, di un troppo poco per investimenti.
Diamo un'occhiata.
Beh, il Ministro Savona dice: "Attualmente nella manovra c’è un incremento degli investimenti pubblici dello 0,2% nel 2019, 0,3% nel 2020 e dello 0,4% nel 2021. Praticamente nulla."
Poi, per rincuorare/rincuorarsi, aggiunge: "Ma ho ancora fiducia che riusciremo a farli. Possiamo crescere benissimo al 2-3 % se riusciamo ad attivare gli investimenti agendo su norme che non sono state fatte da questo governo (indi da quelli passati - ndr) ma che vanno modificate."
Rincuorati?
Troppa, invece, la spesa corrente?
A lume di naso questo tipo di spesa corrisponde ai costi sostenuti dalla pubblica amministrazione per erogare servizi di pubblica utilità: costi per l'approvvigionamento, per la costituzione, quelli relativi all'erogazione; emm....costi per gli interessi passivi sul debito pregresso.
Beh, c'è spazio pure per le "prestazioni sociali", quelle dove i governanti vorranno caricare la spesa a deficit per il sussidio di cittadinanza ai bisognosi e la riduzione del prelievo fiscale per i non bisognosi.
Già, ma qual è, allora, la soglia del "troppo" per la spesa pubblica corrente?
Pontifico: nel fare pure quella spesa che toccherebbe fare ad altri per il vantaggio che ne possono ricavare!
Se un reddito dato all'esser cittadino manca di ragione economica la si trova invece quando si spende.
Essipperchè se la crescita viene generata dalla spesa, non con la produzione nè con il lavoro, proprio quella spesa poi genera lavoro e lo remunera!
No, non vaneggio: con il fare la spesa pago e smaltisco così faccio nuovamente produrre; mi toccherà ri-lavorare e all'Impresa pagarmi con il guadagno di quel che ho speso e, con il capitale che gli resta, investire per ancor meglio ri-produrre dentro un ciclo reso attivo.
Lo scorge l'impresa il vantaggio della mia spesa?
Ben altro che investire approfittando di flat tax, all'uopo ordite, o far pagare a Pantalone un sussidio "cittadino" pur avendo già altro da dover sussidiare.
Già, un Pantalone liberato può, magari, spendersi nell'attrezzare un ambiente normativo che incentivi la nascita di Imprese che siano in grado di fare affari se e quando i consumatori con la spesa rifocillano il potere d'acquisto?
Ci sono, nel mondo, grandi Imprese che già lo fanno: rende!
Per il Governo, l'occasione di incamerare il vantaggio di poter percorrere la strada della disciplina fiscale senza affanni ed evitare quel dannato rating junk che spezzerebbe la schiena pure a quella spesa corrente indifferibile che fa ancora del nostro paese un paese civile!


martedì 2 ottobre 2018

REI, DI QUEL TRASFERIMENTO MAL TRASFERITO


I robot sostituiranno presto il lavoro umano lasciando dietro di sé solo disoccupazione di massa? 
Il timore è talmente diffuso che l'Università di Oxford prima lo studia poi avverte che il 47% dei posti di lavoro degli Stati Uniti è a rischio a causa robot e McKinsey & Company ne stima circa un terzo in pericolo.
Numeri incontrovertibili?
Beh, a riguardo si dice pure altro ma... a meno che non si speri nell'intervento dei neo luddisti questi dati stanno pericolosamente sopra le nostre teste: meno lavoro.
Già, quel lavoro che pur tocca fare per avere in tasca i denari per fare la spesa.
Giust'appunto, quella spesa per fare la crescita e generare ricchezza e che toh... rigenera il lavoro. Cos'altro sennò?
Non divaghiamo, torniamo a bomba: Mark Paul, autore del report del Roosevelt Institute "Don't fear the Robots", aggiunge pure altro: Negli Stati Uniti dal 1948 al 1973 la produttività è aumentata, soprattutto grazie all'innovazione, del 96,7%. Nello stesso periodo i salari orari sono cresciuti del 91,3%. Le cose cambiano dagli anni Settanta: dal 1973 al 2014 la produttività cresce del 72,2%, i salari orari solo del 9,2%.
Qui non c'è Ludd che tenga: stesso lavoro, meno reddito per poter fare quella solita spesa che tocca fare e che genera la ricchezza per tutti.
Dopo aver sbirciato i dati Paul commenta: la quota prodotta dagli incrementi di produttività è andata a remunerare sempre meno i lavoratori e sempre più profitti e rendite.
Poi si lancia in un'invettiva: "non esiste una legge economica che affermi come i lavoratori debbano perdere quando vengono introdotte innovazioni (...) Se il capitale oggi esercita più potere sul lavoro rispetto al passato è a causa di scelte politiche, non della tecnologia".
Ci risiamo, dal luddismo al dir ludico basta un attimo.
Essiperchè la Politica, quella insipiente e attardata , la si può sempre tirare in ballo, magari suonando la vecchia litania dello scorno tra destra e sinistra; tra capitale e lavoro.
E se provassimo a mettere in campo altro?
Proviamo.
Dunque se lo sviluppo tecnologico sembra aver generato lo squilibrio, lo aggrava pure l'impiego di un anchilosato meccanismo di trasferimento della ricchezza.
Già, la ricchezza viene generata dalla spesa, intascata dall'impresa, viene poi trasferita per remunerare i fattori produttivi: capitale e lavoro.
Bene, se il lavoro viene a mancare per l'automazione dei processi e quello che resta risulta sotto pagato, al capitale resta in tasca buona parte di quel malloppo.
Ingiusto, stanno in conflitto d'interesse, dite?
Macchè, ancor di più, fallaci!
Dunque, la fallacia nel meccanismo si mostra quando quelli a cui viene a mancare il malloppo mancano alla spesa e quelli che ne hanno incassato troppo, pur dopo aver fatto la spesa, ne hanno ancora in tasca. Così, vista l'aria che tira, quel resto non lo usano manco per fare spesa per gli investimenti. Il mancato prelievo fiscale dai fattori contrae pure la spesa pubblica.
Rei tutti, insomma, di renitenza a quella spesa che, nell'economia dei consumi, configura grave illecito: la produttività totale dei fattori si riduce, si amplia invece il gap dell'output.
Beh, se questo andazzo fa predire, ai soliti ben informati, la "stagnazione secolare", quelli ottimisti di maniera non vogliono perdere l'occasione di far salire quel debito/Pil* per surrogare la crescita.
Signori della Politica, si dico a voi, s'ha da cambiare per poter disporre di una economia resistente. Per farlo il meccanismo di traferimento delle risorge economiche, generate dal ciclo, dev'essere adeguato per potersi far carico di un remunero di scopo**, fin qui evaso, per rifocillare quell'esercizio di consumazione*** che altrimenti spende in deficit.
Esercizio che, proprio per fare la crescita economica, si è reso indifferibile: obbligato!
Farlo, magari costruendo un ambiente normativo adeguato alla bisogna, non di destra nè di sinistra e che faccia comodo agli elettori di entrambi. Per voi estensori, un corposo tornaconto elettorale con la benedizione di tutti.

*Secondo gli ultimi dati ripresi dall‘Institute of International Finance, nel primo trimestre 2018 il debito è salito di 8 mila miliardi di dollari superando i 247 mila miliardi di dollari, ovvero il 318% del Pil mondiale
**Nel mondo ci sono grandi Imprese che lo hanno adottato: rende!
*** Esercizio che, impiegando risorse scarse,Tempo/attenzione/Ottimismo trasforma con l'acquisto merci, altrimenti invendute, in ricchezza; consumandole fornisce l'input per far riprodurre, genera occupazione lavoro; fornisce continuità al ciclo e sostanza alla crescita. Con l'Iva pagata rifocilla parte della spesa pubblica; con i risparmi, la spesa per gli investimenti delle Imprese.


martedì 11 settembre 2018

CINA: LA SOLA RABBIA NON PAGA, PAGA LA SPESA!


Dazi, controdazi e... arrabbiature.
Apple fa le spese della guerra commerciale in corso tra la Cina e gli USA.
A dirlo il governo di Pechino dalle pagine del People’s Daily in cui ha fatto capire come, dal momento che il colosso di Cupertino ha potuto beneficiare di un basso costo della manodopera cinese, ora deve condividere i suoi guadagni con la popolazione cinese. Beh, altrimenti rischia di essere oggetto di "rabbia e di un sentimento nazionalista".
"Dato il successo incredibile raggiunto nel mercato cinese potrebbe alimentare un sentimento nazionalista se le misure protezionistiche adottate recentemente dal presidente americano Donald Trump colpiranno duramente le aziende cinesi". Non paghi continuano: "La Cina è di gran lunga il mercato estero più importante per l'americana Apple, lasciandola esposta alla rabbia e al sentimento nazionalista che il popolo cinese potrebbe sviluppare nei suoi confronti".
Il quotidiano poi precisa: "La Cina non vuole chiudere le sue porte ad Apple nonostante il conflitto commerciale ma se l'azienda americana vuole guadagnare bene in Cina, deve distribuire quanto guadagna alla popolazione cinese".

Ehi Gente dell'Impero di mezzo, d'accordo siete tanti:1.300.000.000 anime. Fate però con la spesa a malapena il 39% del Pil.
Si, è vero, sono 4.500 mld di dollari; le vostre esportazioni e gli investimenti però fanno di più, il 44%.
Capito cocchi! Noi del bel paese ne facciamo il 60%; in mld di dollari fanno1.197 e siamo appena 60.000.000. Già, noi siamo affrancati dal bisogno, voi no. Siete insomma tanti ma non poderosi e, nell'Economia dei Consumi*, tocca invece esserlo se volete conti la vostra rabbia!
Gli Yankee poi, meno bisognosi di tutti, di Pil ne fanno addirittura il 72% con un deficit commerciale che, nel 2017, è stato di 568,4 miliardi di dollari. Deficit fatto in buona parte per acquistare merci che avreste forse dovuto acquistare voi per fare, giust'appunto, la vostra crescita.
Essipperchè nelle nostre economie sviluppate, le esportazioni e gli investimenti fano solo più o meno il 20% del Pil.
Calma e gesso dunque. Non fate ancora quel che dovreste; per non far aver ragione a Trump dovrete farlo!
Ve lo dico con un tweet quel che vi toccherà volere dal vostro Xi, altro che rabbia: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera Tutti.
Tutti, senza dazi nè gabelle!"
Non leggete l'italiano, dite?
Niente paura, c'è il Translator di Google!

* Quel luogo dove hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare.



martedì 3 luglio 2018

EHI, METTIAMO A REDDITO IL VALORE DEL CONSUMARE


La crescita economica si fa con la spesa aggregata, non con la produzione nè con il lavoro!
Quella fatta dai consumatori risulta pari ai 2/3 della spesa complessiva.
Bene, se questo devo fare per far crescere l'economia, ho pure l'obbligo di far valere il valore della mia spesa, intercettando tutte le occasioni di guadagno che, se aguzzo la vista, scorgo.
Un momento, c'è di più. Quando faccio la spesa metto in campo risorse scarse: il mio tempo, la mia attenzione, il mio ottimismo che aggiungono valore al valore.
Fiuuuu, si intravvedono alleanze di mercato, azioni mirate, opportunità per il “fai da te” che fanno guadagnare.
Tra le Imprese c’è chi fa business, per rispondere ai nuovi equilibri del mercato, con originali filosofie aziendali accettando le nuove regole del gioco, imparando a muoversi in mercati saturi.
Imprese che fanno affari se e quando i Consumatori, acquistando le loro merci, migliorano il potere d'acquisto.
C’è chi si mette in mezzo e intermedia tra domanda e offerta: Groupon & c, associano chi ha eccesso da smaltire e chi vuole risparmiare, migliorando il rendimento della spesa fino all'80%; lì dentro si possono fare affari d’oro.
In ogni angolo di strada si vendono le free press: si acquistano a costo zero.
Tanto vale la nostra attenzione alla loro pubblicità; non si spende, si risparmia. Questo risparmio si moltiplica per 365, i giorni dell’anno, si guadagna più o meno 547,5 euro e siamo pure informati.
Se si sposa la Ikea philosophy: ci guadagniamo. Vendono mobili da assemblare, li acquistiamo, li montiamo; ci viene retribuito il tempo per farlo. Si spende meno per l’acquisto, guadagnando il prezzo più basso sul mercato dell’arredamento.
I gestori degli Outlet hanno attrezzato spazi che fanno incontrare, chi ha i magazzini pieni di merce invenduta e chi pur volendo acquistare dispone di poco denaro per farlo. Dall'incontro tra uno svantaggio e un vantaggio si ottiene il prezzo più basso. Loro svuotano il magazzino, i Consumatori, migliorano il potere d'acquisto; il gestore fa affari.
Se si è proprietari di una casa poco usata o di un auto, troppo spesso in garage, con Airbnb e Uber, quei beni durevoli si possono trasformare in beni d'investimento. Ci guadagnano i gestori delle piattaforme internet, quelli che hanno fatto l'investimento e chi, con un prezzo contenuto, utilizza quei beni.
Visto Gente? Si può fare, restituisce credito al nostro credito, da sprone alla crescita economica; ancor di più, rende!

Mauro Artibani, l'Economaio