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martedì 11 giugno 2019

IL PUNTO D'EQUILIBRIO DELLA PRODUTTIVITA' MARGINALI

Una nuova crisi si mostra alla vista: Alla vigilia del direttorio della Bce si moltiplicano i segnali di debolezza sull'area euro. Il commercio al dettaglio ha iniziato il secondo trimestre con la retromarcia ingranata. Ad aprile le vendite sono diminuite dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente, secondo i dati diffusi da Eurostat, dopo una variazione nulla registrata a marzo. Bene, per non girare a vuoto e a caso, in un sistema produttivo circolare qual è il punto d'equilibrio delle produttività marginali? Un eterodosso, avvezzo all'esperienze empiriche del prima e del poi, costretto a rispondere la metterebbe così: Se prendi il miglior grano, l'acqua migliore e il lievito madre, poi la macchina per trafilare al bronzo e quel che vien fuori lo metti dentro il miglior contenitore; poi incarichi quelli del Marketing di confezionare la domanda e ai pubblicitari di strillarla al mondo; porti infine tutta questa meraviglia al mercato, dove sta il consumatore che non vuol perdere l'occasione di poterla gustare, beh, hai fatto al meglio quel si doveva fare. Già, tutto questo poteva accadere in quel "prima" dell'economia della produzione, quando a valore si aggiungeva valore, portando il livello di ciascuna utilità marginale impiegata al top. Quando si giunge al "poi" nell'economia dei consumi e su quello stesso mercato arriva quella stessa Impresa con un troppo, seppur "fatto bene", che vuol vendere ad un consumatore che ha già tutto e ad un'altro che non ha i soldi per averlo, beh, si è fatto il peggio. Visto? Sconquassi, questi che sconquassano le competenze impiegate e le sagacie mostrate; le fatiche messe in campo e le speranze di tutti. Dunque la fase dell'Economia dei Consumi, caratterizzata da redditi erogati per produrre e insufficienti ad acquistare il prodotto, segnala lo squilibrio nell'impiego dei fattori produttivi. I gestori dell'Offerta stanno in ambasce, le merci restano invendute generando sprechi; viene così alterato il Valore di quelle merci, annullata la scarsità del bene, mal usate le risorse naturali. Stesse ambasce per i gestori della Domanda: l'obbligo di surrogare il reddito mediante il credito, acquistare oltre la capacità di spesa ed oltre il bisogno. Alterato l'equilibrio delle singole unità produttive, l'intero si squassa. In un sistema circolare e continuo di tal fatta nuove “unità minime” di produzione devono entrare nel circuito, aggregate nel sistema, devono eliminare gli attriti, rendere fluida la successione, sostenibile la vicenda economica: Ai Produttori tocca rifocillare un potere d'acquisto adeguato al sostegno della domanda. Adeguata la capacità di spesa, si restituisce valore al bene, torna appetibile la merce; migliora la resa produttiva delle risorse impiegate. Ai Consumatori tocca erogare responsabilità. Fornire misura agli acquisti, aumentare la redditività del proprio reddito, diminuire il debito. Si riducono gli sprechi, le quantità smaltite, l'inquinamento. Tra interessi confliggenti e forza contrattuale dispari, insomma, si deve incontrare l'equilibrio. Un adeguato poter acquistare, unito ad altrettanta responsabilità, sono le unità minime lubrificanti per consentire di migliorare il livello di efficienza di quelle unità marginali già impiegate e restituire una prospettiva di efficienza all'economia. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 11 dicembre 2018

EHI, VOGLIO UN MONDO...... CHE FUNZIONI!

Antonio Rosati, presidente di Arsial la mette giù dura: "Le strategie di alcune corporation mondiali del cibo e un certo tipo di assetto capitalistico hanno prodotto un percorso di omologazione che annulla le differenze e hanno prodotto una massificazione dei consumi snaturando il valore del cibo". Non entro nel merito della denuncia, dove risuona l'eco di di certo sociologismo, anzi si! Si, voglio un mondo dove i Sociologi la smettano di considerare i Consumatori, "Gente prodiga e men che mai satolla!" Per loro son viziosi, dimenticando come in questo vizio stia la virtù che fa crescere l'economia e generare la ricchezza. Essì quella virtù che, con la spesa, fa 1130 dei 1700 mld di euro di Pil. Bene col fischio la fai se i soldi, che hanno in tasca quelli che lavorano, sono insufficienti a poter acquistare quel che hanno prodotto. Poi vorrei un mondo dove non si debba fare debito per sanare quella insufficienza e poter fare la spesa. Giust'appunto vorrei.... perchè in questo di mondo, per ogni euro sonante ne girano 3,5 di debito. Grido allora per un mondo dove, se hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare, la Politica smetta di scambiare lucciole per lanterne tentando, con il reddito di cittadinanza, di far diventare quel felino che caccia per mangiare in un fellone che mangia la pappa e fa le fusa e si prodighi, invece, per far sì che l'Impresa faccia la domanda. Paghi, insomma, se ha merci invendute, per venderle; venga così pagato il Consumatore per poterle acquistare. Ci sono, nel mondo, grandi Imprese che già lo fanno: rende! Essì, voglio un mondo che dia a Cesare quel ch'è di Cesare. Lo dico così, con un Tweet; lo mando con WhatsApp: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera Tutti. Tutti, tutti!" Criptico, dite! Criptico perchè contesto quel che dentro la crisi ancora tutti credono: che siano i produttori facendo che so....auto, latte, moda e giornali ad aver generato la ricchezza? Ehi, questa ricchezza viene generata solo e quando si hanno soldi da spendere per acquistare quelle merci che altrimenti arruginiscono / cagliano / passano di moda / incartano il pesce! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

mercoledì 2 maggio 2018

NELL'ECONOMIA DEI CONSUMI, ALTRO CHE BONUS!


Boom degli acquisti di automobili con gli incentivi.
Mi date un bonus? Spendo!
Si rottama la lavatrice a suon di sconti? Io rottamo e compro.
Sgavi fiscali sui redditi da lavoro?
Sgavato dal gravame, più cash: acquisto.
Visto? Viene erogato liquido monetario per andare oltre la crisi: più reddito ed il gioco è fatto!
Così acquisto, consumo, faccio riprodurre; più lavoro, più reddito ed op, siam fuori a riveder le stelle.
Si può fare.
Ieri no, in quell’economia della Produzione un’offerta, inferiore alla domanda, garantiva la continuità del ciclo produttivo che garantiva lavoro, che garantiva reddito, che dava ristoro ai bisogni.
Oggi si, nell’economia dei Consumi, dove ad un eccesso di capacita produttiva deve fare il paio un eccesso di consumo, solo un reddito adeguato può fornire sostegno ad una domanda che, smaltita, darà continuità al ciclo economico, quindi alla ricchezza.
Ricapitoliamo.
Una formula semplicissima: reddito che fa consumare, che fa riprodurre, che produce lavoro, che produce reddito; che fa consumare, che fa riprod….., facile Nò?
Già, dove sta il reddito?
Quelle integrazioni con bonus, rottamazioni, sgravi, erogate da stati indebitati hanno però il fiato corto.
Occorrono opzioni sostenibili con il fiato lungo; occorre sbirciare, spulciare nel mercato, là dove si intravvedono convenienze da far fruttare.
Una per tutti: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della domanda impalla il mercato?
Per un mercato efficiente, l'occasione per fare una nuova offerta - di domanda però - e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel prezzo, il nostro reddito: reddito scaccia crisi.
Già, tutto questo si può al mercato che non c'è.
Occhio Signori della Politica, se si invitano tutti a lavorare che sò.... ad “una struttura per la crescita equilibrata e sostenibile”, bèh, lavorare per questo nuovo mercato sarà un'occasione irripetibile.
Prosit!

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 21 novembre 2017

PEZZENTI O DUMPING?

La crescita economica si fa con la spesa. Spesa che, più o meno, si voglia o possa fare.
Ta tatà, occorre insomma esser prodighi per mantenere la prosperità; prosperi per esser prodighi!
A Roma dicono "Mai detto 'n prospero!"
A Venezia, «Pezzenti. Uno mangia e beve, poi dice che non sapeva la lingua. Ma se vieni in Italia devi imparare l'italiano; anche un po' di veneziano non farebbe male».
Già, così commenta il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro la vicenda dei tre turisti asiatici che pochi giorni fa hanno pagato 560 euro per un pranzo di pesce in una trattoria vicino a San Marco.
Quei tre, musi gialli, incazzati neri, avevano poi scritto una lettera proprio a Brugnaro per lamentarsi del trattamento subito dal ristoratore. Dalla laguna il focoso ribatte: «Hanno mangiato aragosta e non hanno lasciato niente nel piatto. Ho chiesto al cameriere se gli avessero lasciato la mancia, neanche quella; è giusto che abbiano pagato. Anzi ,vorrei fare un plauso al ristoratore che ha emesso lo scontrino, dimostra ancora una volta che a Venezia c'è la legalità. Se venite a Venezia dovete sapere che siete a Venezia, dovete spendere qualcosina. Anzi, lasciate la mancia alle persone che lavorano per voi. Siete i benvenuti, ma dovete spendere».
Dunque, al di là dell'elegante eloquio che sostiene il limpido pensiero del Sindaco, la spesa o, meglio, la prosperità che tocca avere nel farla per poter continuare ad esser prosperi per everla fatta.
Già se a tavola, in un sol colpo, il trattore ti svuota il portafoglio e poi solerte paga l'iva, la tua; ti restano a mala pena gli spicci della mancata mancia, non più la properità nè l'esser prodigo.
Toh, a voler esser maligni, come quel + 2% di inflazione che altera i prezzi, perseguito dalle banche centrali.
Dunque, hic et nunc, per le regole che govenano l'economia dei consumi si potrebbero configurare i termini dell'illecito economico; per quelle invece della vecchia economia della produzione, gli effetti degli improperi del Sindaco sono al più folclore.
Essì, per questi vecchi apologeti, invece, il dumping* che rifocillando il potere d'acquisto rende prodighi e prosperi va fustigato.
Ehi Gente,“c'è del marcio in Danimarca” o, forse, solo l'azione di quell'anchilosato paradigma** che invade ancora il pensiero dei più?

*Che piaccia o meno, l'esportazione di merci a prezzi molto bassi che rifocillano il potere d'acquisto allo scopo d'imporsi sui mercati esteri.

** Quello che attribuisce ai produttori la generazione della ricchezza cosicchè, all'aumentare dei prezzi, se ne genera di più: gulp!

Mauro Artibani



martedì 28 giugno 2016

AI CONSUMATORI TOCCA PRODURRE CRESCITA

A che gioco giochiamo?
Se produzione e consumo sono la sequenza obbligata del  meccanismo produttivo affinchè funzioni e generi ricchezza, ai produttori tocca produrre merci, ai consumatori acquistare.
Agli uni produrre valore, agli altri trasformarlo in ricchezza.
Una notazione non del tutto marginale perchè quella trasformazione possa realizzarsi: occorre danaro.
Quel danaro che i produttori dispensano con parsimonia; quello che i consumatori hanno abbondantemente utilizzato senza risparmio, anzi indebitandosi: pur di adempiere al nostro ruolo, questo ed altro.
Per quanto mi riguarda, sono andato ben oltre il bisogno;  sono addirittura ingrassato. Vesto rigorosamente alla moda, sono armato di gadgets di tutti i tipi.
Per continuare a consumare ho fatto circuire le mie passioni, le emozioni, pure i capricci.
Pur di adempiere al mio dovere ho acquistato anche shampoo al cioccolato, l'Happy hour l'acquisto anche fuori orario; sono talmente in sintonia con il mio esercizio che vado in cerca di esperienze da acquistare in ogni dove.
La vita spesa a fare la spesa è una missione: un mestiere agito con solerzia, abnegazione e....
Per tutta risposta giunge la notizia che per i nostri colleghi USA, nell'ultimo anno, sono aumentati del 40% i fallimenti individuali: hanno acquistato troppo, hanno speso troppo.
Un attacco al TENORE DI VITA, IL POTERE D'ACQUISTO spaccato, LA PROPENSIONE AL CONSUMO trozzata.
La fiducia....pah!
Morale: falliti! Dove abbiamo fatto male?
Quelli del credito non ci fanno più credito.
Non si acquista a credito, ci manca il credito da restituire agli istituti di credito, screditati anch'essi dalla mancanza di credito; per i produttori poi, con i loro prodotti confezionati e invenduti: RECESSIONE! ...Gulp!
Ah, se avessi castigato la voglia di consumare!
Beh, allora caduta dell'attività produttiva, riduzione dell'erogazione del credito; insomma una riduzione dell'attività economica: RECESSIONE! ...Sob!
C'è qualcosa che non torna; tocca a noi fare chiarezza, ne va del nostro equilibrio neurologico.
LORO stanno mettendo in campo le contromosse abituali: riduzione del costo del denaro, stimoli fiscali, ricette keynesiane.
Questa volta pure l' FMI suggerisce politiche espansive di bilancio. Tutto per innondare di liquido monetario il mercato e tornare a farci consumare.
A ben guardare, le stesse ricette congiunturali che hanno concorso agli attuali squilibri.
E Noi?
Si, noi.
Quelli che consumando producono ricchezza.
Quelli che.... Ah, se non ci foste voi!
Quelli che.... siamo il motore della macchina produttiva.
Quelli insomma del ruolo formidabile, forte, da reclamare tuttodunfiato.
Si, proprio noi: che fare?
Attendere gli sviluppi, vedere, stare a guardare; magari sperare?
Dobbiamo dire la nostra.
Di primo acchitto interrogare i fatti: qual è la misura giusta del consumare, fin dove spingerci, quanto poter azzardare?
Poi farci carico, proporre, disporre.
Ad occhio e croce un consumare che si renda compatibile con le risorse a disposizione di tutti: quelle economiche, quelle ambientali, pure quelle etiche.
Tre distinti cardini per circoscrivere un'area di sviluppo più equilibrata nella quale far decantare gli eccessi e fornire misura all'azione.
Insomma un nuovo target per i consumatori: produrre BENESSERE in grado di fornire Valore Aggiunto alla ricchezza per lenire gli affanni che mettono a rischio il bene comune.
Un valore aggiunto insomma per la responsabilità delle nostre azioni.
Occorre uscire dalla pratica dilettante, attrezzare professionalmente la nostra azione per reclamare risolutamente la gestione della DOMANDA - marketing e pubblicità facciano un passo indietro - potremo condizionare l'offerta: disporre come, cosa, quando, quanto produrre.
Con accorte scelte tattiche - che non sto qui a raccontarvi - incidere sul prezzo delle merci.
Poi, farci offerenti delle nostre mercanzie: il nostro tempo, l'attenzione, pure il danaro. Sono risorse scarse, hanno un valore inestimabile sul mercato.
Dobbiamo fare UTILI per dare ristoro alle nostre finanze e un contributo alla produttività del meccanismo economico. Altro che credito in concessione e prebende di varia natura.

Mauro Artibani


martedì 24 maggio 2016

I CONSUMATORI, LA PRODUTTIVITA' E LA CRISI

I Produttori recalcitrano nel concedere aumenti salariali.
Vincolano gli incrementi di reddito al miglioramento della produttività aziendale.
Dicono: ottimizziamo i fattori della produzione, otterremo un aumento dei profitti, ne avrete un tornaconto. Sagaci!
Prendiamo la palla al balzo, impariamo da loro: più produttività nel nostro lavoro di Consumatori così, magari, diventiamo pure Grandi.
Aumentare la produttività della nostra azione per migliorare il rendimento dei Redditi residui: questa la formula.
Se do disciplina ai miei istinti, resisto alla variabilità della moda: scarto meno abiti, ne acquisto meno.
Se metto a regime la dieta alimentare non ingrasso, non devo smaltire quel grasso, miglioro lo stato della mia salute, spendo meno: 4 piccioni con una fava.
Fermiamoci qui, già si sentono in giro allarmati vociare:
“Così si affossa il PIL!”.
Quelli delle grida cacofoniche non perdono il vizio: “La crescita non cresce!”.
Ci sono pure quelli un po’ naif: “Così si da la stura alla crisi produttiva!”
Qualcuno aggiunge pure: “Aumenta la disoccupazione!”.
Esimi signori, proprio qui vi volevo: può una crescita economica trovare supporto nell’insipienza gestionale del nostro agire?
Può la ricchezza trovare agio nella nostra incontinenza?
Eh no signori, bisogna cambiere marcia!
Da Consumatori a Operatori di Mercato il passo è obbligato: si deve!
Dal vizio alla virtù si può.
Produttività per produttività, la soluzione eccola qua.
Qual è il Valore della nostra Fiducia in questo tempo di crisi sistemica?
Ed il valore della nostra Attenzione per coloro che la usano copiosamente?
Senza la disponibilità del nostro Tempo, viene meno il tempo del Consumare?
Voilà questi i nostri crediti, questo il loro debito. Confezioniamo un pacchetto Offerta, tutt’ altro che opaco e mettiamolo sul mercato.
Produttori e Venditori, Consumatori nuovi di zecca, dovranno fare Domanda: nuova ricchezza verrà generata e…tutti felici e contenti.
Ci sono imprese che già lo fanno e fanno affari: Ikea, le freepress, Groupon, gli Outlet, Uber, Airbnb.

Mauro Artibani



mercoledì 9 dicembre 2015

IL FATTACCIO DELL'ORA /LAVORO

Qualcosa si muove per rimettere insieme i cocci di un mercato del lavoro scocciato.
Ci prova il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: "l’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione. Dovremo immaginare un contratto di lavoro che non abbia come unico riferimento l’ora di lavoro ma la misura dell’apporto dell’opera”.
Beh, mentre i Politici sollecitano l'immaginazione, le Imprese lo fanno battendo la via del recupero della produttività: Enel e le organizzazioni sindacali di settore hanno firmato un accordo che prevede l'uscita anticipata, usando la legge Fornero, di 6.000 dipendenti e l'assunzione di 3.000 giovani.
Essì, l'Enel con la sovraccapacità che si ritrova manda a casa i vecchi dell'ora/lavoro, ficca dentro solo la metà dei nuovi: Giovani che, quando lavorano, pagano per ridurre il costo di quella sovraccapacità con contratti di lavoro meno onerosi per l'impresa.
I Sindacati, tra il blaterare ed l'imprecare, firmano.
Et voilà la magia: Enel vende energia, quella che serve per fare tutto. Intatta la sovraccapacità che verrà prodotta da quei giovani a cui mancherà il denaro per avere una casa da illuminare, stanze da riscaldare, elettrodomestici da utilizzare. Hip, hip, urrà per questa produttività!
Non pago Poletti aggiunge: "il salario va legato agli obiettivi", forse per dare conforto al vago contenuto che sta nella "misura dell'apporto dell'opera".
Gli obiettivi allora, come unità di misura del compenso. Bene! Per chi dispone di capitali l'obiettivo non sta nell'investire, sta nel trarne profitto. Per l'impresa, c'è da scommetterci, sta nel vendere quanto prodotto, più che nel produrlo. Chi lavora obietta: più che lavorare, tocca guadagnare quel che serve per vivere con la possibilità di continuare a farlo.
E la,là, sono bersagli che stanno ad un tiro di schioppo. Si centrano con la crescita; per smaltire il sovrapprodotto più se ne fa, meglio è!
Mentre quelli della de-crescita obiettano gli obiettivi, toccherà assoldare i mercenari della spesa. Massì quelli prodighi e men che mai satolli per fare il lavoro sporco, magari con il potere d'acquisto rifocillato dalla riduzione del prezzo delle merci. Mercenari, appunto, che sanno svuotare i magazzini di ogni sovrappiù per fare tutta la crescita che serve per rendere massimo l'agio economico.
Ridotti i prezzi, così pure la sovraccapacità, aumentata la capacità competitiva, non v'è chi non veda altri prodighi darsi da fare: quelli del capitale ad investire, i produttori a ri-produrre.
Beh, a conti fatti, ai "lavoratori" toccherà fare gli straordinari, ben oltre l'ora/lavoro.

Mauro Artibani



lunedì 9 novembre 2015

CERCASI REDDITO PER SOSTENERE LA DOMANDA

Naufraga il potere d’acquisto dei Consumatori.
Manca il reddito per sostenere la Domanda. Hanno provato con il debito, è finito tutto in vacca: crisi nera.
Eppure, li vedete i commercianti ed i produttori in attesa, rinvigoriti e speranzosi?
Si è sparsa la voce che il prossimo anno, a seguito della riduzione del costo di petrolio, gas, energia e del debito, le famiglie italiane potranno disporre di 24 miliardi di risorse finanziarie aggiuntive da spendere.
Verrà rinvigorito così il potere d’acquisto: alè, di nuovo clienti, baci e abbracci.
C’è di più, se ne parla meno: in sede di Commissione Europea si sta studiando un testo-direttiva per portare gli orari di lavoro settimanale da 45 a 65. Bella no ?
Così si potranno arrabattare incrementi di reddito, buoni per non perdere il vizio di consumare.
Ci risiamo: si tenta di fare le nozze con i fichi secchi; insomma tutto come prima.
Quelli al potere miopi come talpe.
Sì, avrò più soldi in tasca ma ,con quell'orario di lavoro, più fatica da smaltire da non avere voglia di andare a zonzo a spendere soldi. Tanto sonno da non riuscire ad abbeverarmi di informazione pubblicitaria vieppiù necessaria per gli acquisti. Mi lascerò anzi intrattenere dalla calde lenzuola; calmerò i prodighi ardori tra le braccia di Morfeo.
Non c'è che dire, un bel guadagno!
Della miopia si è detto e di una dabbenaggine che appare sospetta?
Si continua a ritenere che i Consumatori consumino, consumando reddito, risparmio, tempo; accumulando stress pure inquinando per dare ristoro ai loro Bisogni.
Bisogno?
Quello di ingrassare mangiando, come fanno quei 75.000.000 di americani obesi e non so quanti europei?
Quello di abbigliarsi, vestendo alla moda che passa di moda, scartando più abiti di quanti si riesca ad indossarne?
Ma quale bisogno d'Egitto: provate a chiedere ai pubblicitari e a quelli del marketing cosa ne pensano.
Si deve consumare perché questo il nostro ruolo nel meccanismo economico. Questo il modo per generare ricchezza: non possiamo sottrarci.
Operatori di mercato, altro che Consumatori!
Mi sembra del tutto evidente che i meccanismi che si “sperano”, che si ingegnano, che si tenta di disporre, risultano del tutto inadeguati per oliare i meccanismi del sistema: quando cala la Domanda la crisi affonda il mondo.
Un Auto prodotta ma non venduta, non è ricchezza, sta arruginendo!
Credo pertanto debba essere riconsiderato, per intero e senza infingimenti il Valore, la quantità, l'insostituibilità del nostro esercizio.
Il nostro ruolo, la nostra forza e un adeguato ristoro economico, potranno invece garantire la continuità del ciclo della crescita al riparo di ogni stormir di fronde.

Mauro Artibani



mercoledì 21 ottobre 2015

TANTE RAGIONI FRAGILI, UNA RAGIONE FORTE

Mela piglio. Si melapiglio con quelli che, di questi tempi, ostentano le loro ragioni.
Melapiglio con le loro dicerie.
La prima dice: i Produttori generano ricchezza.
Gli economisti lo teorizzano, quelli dell'impresa si fregano le mani, i politici si danno un grandafare per distribuirla.
Approposito di ricchezza: non è tutt'oro quel che luccica!
Andiamo a bomba: è ricchezza produrre auto, abiti, case, alcool.... o lo diventa solo quando tutto questo viene acquistato?
Essì, l'auto prodotta ma non venduta, non è ricchezza, sta arrugginendo.
Eggià, è la spesa che fa la ricchezza, altro che le merci non ancora vendute e che, con la crisi, lo restano.
La seconda ragione dice quella della politica: redistribuisce la ricchezza generata dal processo economico.
Negletta quella ragione che, con la crisi, deve redistribuire redditi insufficienti perchè insufficienti erano i redditi per fare quella spesa che genera reddito.
Eggià, il serpente si morde la coda.
La loro "Ragione Sociale" finisce in un cul de sac!
Saltiamo da palo in frasca, mica tanto però, ed arriviamo ad esplorare la terza ragione, quella del Marketing.
Questa dice: il ciclo economico non può attendere che si manifesti la domanda, occorre generarla.
Eggià, si ha bisogno della domanda per smaltire l'offerta e generare la ricchezza.
Bene, gli uomini del marketing si danno un grandafare e questa domanda la creano, la incartano, la rendono irresistibile.
Ai Consumatori resta solo da acquistare ma...... quando mancano i redditi sufficienti a fare quella spesa, quella domanda, per quanto suadente sia, s'ammoscia.
S'ammoscia pure la ragione di questi tizi.
E la ragione dei Sociologi che studiano la gente che fa la spesa?
Eccola, ha il tono dell'anatema: "I Consumatori, gente prodiga e men che mai satolla!
Vizio, quindi!
Di questo convincono:
Gli Economisti che disdegnano l'economia dei consumi, apprezzando invece la sociologia dei consumi.
I politici, che attrezzano agenzie per la tutela del consumatore sopraffatto.
Quegli intellettuali impigriti che, sempre più, dipendono dal pensiero altrui.
Pure gli alti prelati della gerarchia ecclesiastica, sensibili a mondare quel vizio.
Già, quel vizio che fa il 60% del Pil.
Quel vizio, insomma, che ha la virtù di far crescere l'economia!
Gulp!
Visto? Di fronte a cotanta crisi si arrabbattano ragioni fragili.
E, per l'amordiddio, basta non se ne può più.
Adesso proviamo a raccattare i cocci di queste derelitte ragioni.
Con l'attaccatutto di una ragione forte, anzi fortissima, quella della Gente: LA DOMANDA COMANDA!
Mela piglio. Ve la rendo declamandola. Va scolpita:
Con l'acquisto generiamo il 60% del Pil.
Con l'Iva pagata finanziamo la spesa pubblica.
Consumando l'acquistato facciamo riprodurre generando pure occupazione.
Diamo spinta al ciclo produttivo.
Sostanza alla crescita economica.
Dulcis in fundo: con i risparmi finanziamo pure la spesa per gli investimenti della imprese.
Chi può fare di più?
Beh, a ben sbirciare, quelli del marketing possono ancora fare.
Prima giurare di cambiare registro.
Poi così li incastriamo: se, come la crisi mostra, i redditi sono insufficenti per fare la spesa ....beh dovete attrezzare una "Nuova Domanda", non da acquistare. No, Cocchi....., domanda da vendere.
Essipperchè, questa rinnovata domanda acquistata, delle Imprese, riducendo i prezzi, rifocilla il potere d'acquisto. Buono per svuotare i magazzini pieni, per poter riprodurre; creare pure occupazione e nuovo reddito.
Buon per loro.
Buon per tutti, pure per i politici che potranno tornare a darsi da fare, senza doversi azzuffare, reditribuendo redditi a destra e a manca.
In ultimo, con i Sociologi, mi tolgo un sassolino dalla scarpa: scambiare la virtù del fare la spesa con il vizio è imperdonabile.
Ma, noi commiserevoli, vi perdoniamo a prezzo di una penitenza.
Chiedete venia, ripetendo cento volte a squarcia gola: "il Consumatore sarà forse un imbelle, pure
però l'agente economico che fa la crescita!"

Mauro Artibani





giovedì 8 ottobre 2015

TOH, IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI

La fiducia dei consumatori va ai massimi da 13 anni, quella dei produttori da 7 anni
Mi arrendo e depongo le armi.
Si mi arrendo alla psico economia.
Eggià credevo che la crescita, dovendosi fare con la spesa, sarebbe mancata mancando i redditi sufficienti a farla e invece no, almeno in prospettiva. Essipperchè se sale la fiducia di consumatori e imprese a settembre, dal mese successivo gli ottimisti cominceranno a spendere.
Sta scritto tra le righe di quel che scrive l'Istat. L'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 112,7 da 109,3 di agosto mentre l'indice composito del clima di fiducia delle imprese sale a 106,2 da 103,9 e mostra progressi in tutti i settori.
La fiducia dei consumatori si mostra ai massimi da maggio 2002 e l'indice sulle imprese risulta al top dal dicembre del 2007. "Entrambi gli indici - sottolinea l'istituto statistico - permangono ai livelli massimi osservati negli ultimi due anni". Migliorano le stime sia dei giudizi, sia delle attese dei consumatori sull'attuale situazione economica del Paese (a -47 da -61 e a 14 da 6). Gli intervistati vedono un rallentamento della crescita dei prezzi sia nei 12 mesi passati sia nei prossimi 12 mesi (a -19 da -14 e a -18 da -14 ). Diminuiscono significativamente le attese di disoccupazione (a 7 da 25).
Riguardo le imprese, crescono tutti i climi di fiducia: quello del settore manifatturiero (a 104,2 da 102,7), quello delle costruzioni (a 123,3 da 119,5), quello dei servizi di mercato (a 112,2 da 110,0) e quello del commercio al dettaglio (a 108,8 da 107,8). Nelle imprese manifatturiere migliorano sia i giudizi sugli ordini (a -11 da -15 il saldo) sia le attese sulla produzione (a 12 da 11), mentre i giudizi sulle scorte rimangono stabili.
Ottimismo perchè pochi hanno avuto 80 euro in busta paga, mentre tutti hanno redditi fermi al 1985?
Perchè si prevede un taglio dell'Imu?
Per il conforto rigorosamente congiunturale che da il Qe, la svalutazione dell'euro fino alla riduzione del prezzo delle benzine?
Ottimismo a debito come rende noto l'Abi?
Crescono le erogazioni di prestiti bancari per le imprese e dei mutui immobiliari concessi alle famiglie, registrando un +27,2% per operazioni di credito al consumo.
Se l'ottimismo per ottimismo fa 64'ttrismo, fa pure il migliore dei mondi possibili?
Sia come sia ma, con la fiducia si fa la crescita?
Si, se ci si può fare la spesa!
Beh, di questi tempi la fiducia si mostra un Bene: fa vendere, è pure scarsa se non dispersa in mille rivoli.
Merce, insomma, di valore. Metterla a reddito si può, si deve.
L'ottimista che vende, abbassando i prezzi, l'acquista.
L'ottimista che compra, aumentato il potere d'acquisto, alfine spende per fare l'agognata crescita.
Eggià, la crescita si fa con la spesa!

Mauro Artibani



venerdì 31 luglio 2015

REDDITO & REDDITO PER FARE LA CRESCITA

L'opportunità di fare il punto sul reddito, anzi dei modi di remunerarne il valore, la fornisce il Segretario della Uil, Carmelo Barbagallo ribadendo la validità della proposta, resa pubblica sin dal febbraio del 2015, che fissa l'entità del reddito nei rinnovi del contratto nazionale, al parametro di crescita del Pil.
Si, insomma, più Pil, più reddito e chi non ci crede peste lo colga!
Beh vaccinato, mi avventuro oltre l'anatema, là dove mi par di scorgere il solito novecentesco refrain: se il produrre fa aumentare il Pil, ed il mio lavoro sta dentro quel prodotto, reclamo il resto, se non me lo dai ti ordo una canizza sindacale!
Eggià, si vincola il reddito al merito dell'aver prodotto al meglio, acciocchè quel prodotto generi la crescita economica. Per fare al meglio la crescita, quando al mercato arrivano prodotti per dare ristoro a quel che serve per vivere, occorre avere guadagnato i denari sufficenti ad acquistare quel ristoro.
Okkei, così quel reddito è giusto.
Il giusto merito, insomma, che si consegue dal quel lavoro che ha prodotto.
Quando invece per l'automazione dei processi (con il costante aumento della capacità produttiva) e l'incremento del numero dei produttori si produce di più con meno lavoro e si riduce pure il reddito di quel poco lavoro che resta, perchè sovrapproduce, siamo nei guai: quel guadagno non riesce a smaltire quanto quel lavoro ha prodotto. La prova: buona parte del debito che impazza nel mondo* risulta contratto da chi, per ruolo, deve fare la spesa. Orbene quando quel debito non surroga più il reddito, non si genera altra produzione, ancor meno altro lavoro. Figuriamoci quella crescita economica che s'ha da fare proprio con la spesa.
Eggià, se tocca agli apocalittici pronosticare la fine del lavoro, così come al debito rivalutare il reddito di chi lavora, stiamo freschi!
Tocca invece valutare un reddito per chi fatica a spendere, ben oltre il bisogno, per dare corpo a tutta la crescita disponibile.
Giunti al fin della tenzone il reddito deve rinnovare la propria ragione economica. Magari quello di scopo per smaltire tutto quel prodotto remunerato con redditi insufficienti.
Con lo scopo pure di far rientrare in gioco i politici per attrezzare un ambiente normativo idoneo ad una nuova "Politica dei Redditi" che remuneri tutte, ma proprio tutte, le prestazioni d'opera.
C'è pure il detto e ridetto: ci sono in giro pure Imprese probe che hanno attrezzato business dove si investe, prima per vendere il già prodotto, poi per ri-produrre. Altre: AirBnb, Uber, BlaBlaCar fanno profitto mettendo a disposizione piattaforme internet che consentono di trasformare i beni di consumo durevoli, posseduti e magari sottoutilizzati, in beni di investimento da mettere sul mercato. Guadagna l'offerente, risparmia il richiedente. Tutti e due rimpinguano quel borsellino per fare la spesa.

*Mc Kinsey, società di consulenza finanziaria, stima in 200mila miliardi di dollari il debito che gira per il mondo che, diviso per i 60mila miliardi di dollari del Pil mondiale, fa 3,3. Si, per ogni dollaro 3,3 di debito che, per buona parte , risulta contratto da chi per ruolo deve fare la spesa, privata o pubblica che sia. In questo mondo, il rapporto debito/pil sta al 289%

Mauro Artibani


venerdì 26 giugno 2015

ECCO, I GRECI PER ESEMPIO

Se vai al mercato con la sporta vuota, i bisogni insoddisfatti e non trovi la merce che ti serve, torni a casa bisognoso. Bisognoso resti pure se trovi merce ma ti mancano i denari sufficienti ad acquistare quel che ti serve.
Stesso risultato. Non lo stesso tornaconto però per gli altri agenti del mercato: nel primo caso i produttori hanno venduto e guadagnato, nel secondo invece non hanno venduto, hanno anzi dissipato ricchezza.
Se poi ad alcuno venisse di pensare come la povertà sia l'equivalente della dipendenza dal bisogno, beh.... la cosa è nota ai bisognosi.
L'abbiente, invece, fa finta di niente ma si sbaglia di grosso: quel "grasso che gli colava di dosso", per dar ristoro a chi non ha, non cola più.
E qui viene il bello: l'Economia dei Consumi non ammette il bisogno, anzi per funzionare lo esclude; la strutturale sovraccapacità che la impalla lo impone. Per smaltirla occorre acquistare oltre il bisogno, per fare quella spesa non s'ha da essere bisognosi.
Dentro questo sistema circolare e continuo, per stare in equilibrio quanto viene prodotto deve essere acquistato. Viene cosi ottimizzato l'impiego dei fattori produttivi che per cotanto fare vanno tenuti a libro paga, pure di quelli che fanno la spesa.
Già, per tenere attivo il ciclo, dentro quel sistema, c'è chi lavora per produrre e chi deve farlo per consumare quanto prodotto.
Là, dove becca remunero l'esercizio del produrre e viene a mancare quello del consumare, si rischia il crak.
Ci sono aree disomogenee nel mondo dove più si produce ed altre dove più si consuma e magari hanno pure un'unica moneta: ecco.. in Grecia per esempio. Lì mancano di poter fare la spesa; mancando già di produrre, quanta sarà la ricchezza generata per poter pareggiare i conti ed ancor più rimettere il debito?
Così i Greci rischiano il default sul debito. Per tutta risposta i creditori chiedono una riduzione delle pensioni, un intervento sul mercato del lavoro, un aumento dell'Iva.
Meno denaro, insomma, per fare la spesa, più alto il costo della spesa: Bella, no?
Se tra quelli che fanno la spesa chi consuma fa il 60% della crescita e chi produce il 20%, quel 60 avrà pure un valore. Eccome. Olè, se vi è più valore nell'esercizio del consumare che in quello del produrre, questo valore deve fare prezzo altrimenti resterà solo di attendere i miracoli.
Quegli stessi miracoli che sembrano fare la crescita dell'economia spagnola, sfidando le leggi delle gravità, con un tasso di disoccupazione al 24% ed i redditi da lavoro compressi ogni ragionevole dire. Okkio però: il tasso di risparmio in Spagna è sceso dall'11.5% prima della crisi, al 4.3% dello scorso anno. Eggià, se non esistono pasti gratis, figuriamoci i miracoli!
A meno che la deflazione che impazza in Spagna abbia rifocillato quel disastrato potere d'acquisto. Un vero miracolo!
Ecco, appunto, la deflazione: un modo possibile per riallocare la ricchezza a quegli attori economici che hanno bisogno.
Epperchennò pure confermare la regola: non si può essere bisognosi dovendo acquistare ben oltre il bisogno per fare la crescita.

Mauro Artibani



venerdì 19 settembre 2014

TUTTO BENE MADAMA LA MARCHESA?


Udite, udite: I redditi delle famiglie italiane sono fermi ai livelli di trent'anni fa.  Questo emerge  dal rapporto sui consumi dell'ufficio studi di Confcommercio. Nel 1986 il reddito disponibile pro capite è stato pari a 17.200 euro, mentre nel 2014 è stato pari a 17.400 euro. Passo indietro anche per il Pil e per i consumi, che quest'anno si attestano sui livelli del 1997.
In otto anni il reddito disponibile reale pro capite è sceso del 13,1%, pari a un ammontare di 2.590 euro a testa. "Nel 2014  il reddito reale dovrebbe crescere dello 0,4% in aggregato, pari a una variazione nulla nella metrica pro capite".

Ma porcoggiuda: un meccanismo economico che rifila tali fatti ha dentro un bug o è tutto un bluff?
Diamo un’occhiata a cosa sia potuto accadere prima, durante e cosa potrà accadere dopo questi fatti.
I produttori hanno prodotto per dare ristoro ai bisogni. Io, bisognoso oltre misura, consumo oltre la micragnosa capacità di spesa, mi sono indebitato oltre il lecito; troppo debito diventa inesigibile: viene giù tutto. Divento allora morigerato, metto la sordina ai bisogni, consumo meno, spendo meno: viene giù tutto.
Lo vedete cosa ha prodotto il bug?
Altro giro, altra corsa.
I produttori producono; siccome sono bravi producono più di quanto io possa acquistare con i redditi che mi rifilano per produrre quelle merci; non ce la faccio neanche con il credito fin qui ottenuto, nemmeno con quel pilucco di reddito o con quel tozzo di pane che potranno raccattare quelli che stanno raschiando il fondo del barile.
Lo vedete il bluff?
Tra bug e bluff si rischia di smarrire il senso economico dell’agire: occorre guardare oltre, oltre lo sguardo consueto.
Toh, si scorge un meccanismo produttivo guidato dal ciclo dei consumi: dalla domanda non dall’offerta.
Per tutta risposta e  il portafogli vuoto con il debito si è sostenuto in modo artificioso il valore di merci in eccesso e quel reddito fasullo ha smaltito le scorte di prodotto.
Già poiché la ricchezza si misura con il volume delle merci prodotte, queste vanno vendute. Costi quel che costi.
Costi altissimi: il mercato del lavoro superaffollato ha ridotto stipendi e salari; il mercato delle merci, altrettanto affollato, non ha ridotto i prezzi.
Et voilà, all’eccesso di offerta fa il paio l’insufficienza dei redditi che fa un difetto di domanda e nel mondo, per poter tirare avanti, gira più carta di debito che moneta sonante.

Mauro Artibani
http://www.alibertieditore.it/?pubblicazione=la-domanda-comanda-verso-il-capitalismo-dei-consumatori-ben-oltre-la-crisi

giovedì 29 maggio 2014

SE TUTTI METTIAMO I SOLDI AL PIZZO SIAMO PAZZI


Fiuuuuuu! Mettono tutti i soldi al pizzo.
Lo dice il rapporto del Centro studi di Unimpresa: i salvadanai delle famiglie sono passati dagli 854,1 miliardi di euro di marzo 2013 agli 869,6 di marzo 2014. Le banche pure: hanno aumentato di 32,7 miliardi gli investimenti in titoli di Stato; anche i fondi delle imprese risultano in crescita con un aumento di 5,1 miliardi da 191,7 miliardi a 196,7 (+2,6%). Vanno su anche quelli di assicurazioni e fondi pensione di 1,8 miliardi da 25 miliardi a 26,8 (+7,3%) e quelli delle onlus di 1,1 miliardi da 22,3 a 23,4 miliardi (+4,8%).
Gasp! Così, tutti gli agenti economici sottraggono risorse all’economia: si salvi chi può!
Già, chi può?
Potrebbero quelli che, affrancati dal bisogno,  non debbono subire l’obbligo di fare la spesa. Già però per fare la crescita, quella spesa si rende indifferibile; non fatta genera eccesso di offerta.
Potrebbero i produttori se non avessero tutto quell’ invenduto.
Potrebbero pure le banche se potessero avere indietro quei crediti incagliati.
Potrebbero le assicurazioni che ri-assicurassero e quei fondi che sfondassero tra quelli che devono andare in pensione.
Già-già, potrebbero tutti, ma non lo fanno!
E allora, come si ottiene quella crescita che può smaltire tutte queste sovraccapacità, che tali fatti generano, e che prolungano indefinitamente la crisi?
Già-già-già,  come si ottiene quella crescita che può smaltire gli eccessi per poter andare oltre la crisi?
Con la spesa, quella aggregata!
Come faccio la spesa?
Una vecchia regola lo dispone: per farla, occorre denaro, per averlo occorre un lavoro!
Eggià, con il lavoro ed ancora lavoro, tertium non datur.
Ecco, si, il lavoro. Il primo quello che fa il prodotto, quello che nel sovraprodurre si mostra improduttivo e che giust’appunto remunerato, poco non ce la fa ad acquistare quanto prodotto facendo aumentare ancor più il sovraprodotto.
Il cane insomma che si morde la coda. Poi, con le imprese che nel sotto remunerare quel lavoro aumentano la capacità competitiva, ma non riescono a vendere quelle merci pur così a buon mercato, quella coda se la stacca.
Improvvido l’esercizio di quella gestione dei fattori della produzione che impiega capitale che sovraproduce e lavoro che sotto remunera, facendo mancare  all’esercizio della consumazione le risorse per fare l’altro lavoro: il secondo.
Quel lavoro, ancorchè indifferibile, che smaltendo il prodotto ripristina l’impiego produttivo dei fattori e che, differito, ha generato prima lo squilibrio poi la crisi.
Per far fronte al danno occorre cambiare registro e farne norma: tutte le risorse che consentono di poter governare al meglio la produttività totale dei fattori vanno tenute attive, anzi messe a ruolo per far roteare liscio il ciclo, ben oltre gli inciampi e gli attriti che quotidianamente propone la vicenda economica.
Prosit.

Mauro Artibani


giovedì 8 maggio 2014

CRISI: TROVATO IL BANDOLO DELLA MATASSA

Nell’impallato meccanismo dello scambio, lì dove fanno il prezzo i beni, si mostra la crisi. Anzi in questo ganglio vitale del mercato si è generata e ancor oggi viene rigenerata.
Nel luogo deputato a mettere d’accordo produttori e consumatori, il mediatore non riesce a mediare.
Eggià, il reddito. Se insufficiente quello erogato dal produttore a chi lavora, difficile per i consumatori fare quella spesa, sufficiente a smaltire quanto prodotto da quel lavoro: un bel guaio, per tutti!
Tutti, il mediatore ed i mediati.
Tutti in crisi, non solo economica, di ruolo, finanche di vocazione.
I produttori hanno fatto il prezzo di un mercato del lavoro sovraffollato, riducendo stipendi e salari, per migliorare la produttività.
Quella produttività che ha poi sovraffollato il mercato di merci riducendone il valore; che ha sottratto altrettanto valore al lavoro che le ha prodotte - confinando gli occupati a sovraprodurre, i disoccupati a non produrre manco il reddito.
Che i consumatori, seppur affrancati dal bisogno, dovrebbero acquistare per fare la crescita; squattrinati, costretti a differire proprio quell’indifferibile che fa il 60% di quella crescita.
Fiuuuuuuu: Chi fa troppo, chi fa più del retribuito, chi manca di fare esercizio di  ruolo.
La matassa si fa ancor più inestricabile.
Quando questo accade, e di questi tempi accade, si profila un dilemma grande così.
Si può continuare a fare il già fatto, con le politiche monetarie che non riescono più a trasformare il credito in reddito/debito e con la produttività che si fa sovraccapacità. 
Si può far pure che alle imprese, per dare nuovo lustro a quella produttività, toccherà investire in “Buoni fruttiferi”.
Investire nel più fruttuoso dei buoni: abbassando i prezzi, pressappoco un remunero di scopo, per far spendere chi deve ben oltre il bisogno. Viene così migliorata  la capacità competitiva che smaltisce quelle sovraccapacità; viene  pure ripristinato il valore del produrre e del lavorare.
Già, un ricostituente per tutti quelli che dentro quella sgangherata barca, tra i perigliosi flutti, devono remare per andare oltre la crisi. Chi per restare al timone  deve rimetterci porzioni di profitto, chi ai remi ci mette i muscoli, chi tornato prodigo spinge per fare girare il tutto.
Tutti  soci del circolo della produzione.
Circolo, appunto, perché lì si gira in tondo tenendosi per mano. In combriccola, dove il ricapitalizzante verrà ricapitalizzato dagli atti posti in atto da quelli ricapitalizzati.
 Tutti adeguatamente capitalizzati, per fare tutti al meglio quel che s’ha da fare: è  utile, fa utili, per tutti!
Soci, in solido associati, per assicurare l’equilibrio del sistema e dare pure preventiva risposta alle tendenze in atto, da qui al 2030, che quelli di Oxford prevedono ancor più grame per il reddito che viene dal lavoro umano: il 45% verrà fatto da esseri non umani e, gulp, il tasso di occupazione ancor più giù.
Giust’appunto, per dare conforto al potere d’acquisto, quel reddito s’avrà da trovare ben oltre il lavoro.

Mauro Artibani


giovedì 27 marzo 2014

CRISI: PARADIGMA SCACCIA PARADIGMA

Ci sono notizie gustose, come la ciliege: “Cento trilioni di dollari sono tanti, troppi soldi e in soli 7 anni sono lievitati come il pane: dal 2007 ad oggi, il debito è aumentato del 40%, passando  da 70 a 100 trilioni.”
E, come per le ciliegie, una notizia tira l’altra:
Secondo la Bri, il "lievito madre" di questo debito sono stati i Governi mondiali e le loro politiche economiche, intenti a salvare il sistema finanziario dal default. Basta guardare la situazione degli Stati Uniti d'America, Paese da cui la crisi ha avuto origine: qui il debito è passato dai 4.500 miliardi di dollari agli attuali 12 mila miliardi.
Poi un’altra ancora:
“Dal 2007 la base monetaria degli Stati Uniti è salita da $800 miliardi a $3.7 bilioni. Quantitative easing come se piovesse”
Fiuuuuuuu, questa maledetta crisi!
Ennò, cocchi, questi non sono gli effetti, queste sono le cause della crisi!
Già, le cause, quelle della strutturale sovraccapacità produttiva che ha imposto dazi al mondo. Cos’altro sono le tecniche di reflazione, messe in campo per dar sostegno alla domanda, che spandono moneta da dare a credito che diventa debito? Dazi appunto, da pagare per ripristinare il valore di merci altrimenti svalutate.
Tal credito rifocilla portafogli smilzi che acquistano quel che possono: si smaltisce l’eccesso, non scendono i prezzi. Due piccioni con una fava: quella del debito.
Quel debito passato di mano in mano, quando si fa inattingibile diventa debito sovrano. Così si è giunti a bomba.
Ricominciamo daccapo, dall’alterazione del meccanismo di formazione dei prezzi.
In un mercato efficiente, quando la domanda si mostra in eccesso perché i redditi erogati sono insufficienti ad acquistare quanto prodotto, i prezzi scendono, si ripristina l’equilibrio.
In un mercato inefficiente, invece, grida disumane accompagnano il fatto: deflazione, deflazione!
Giammai, gridano i più. Armati di un vecchio paradigma* che accredita i produttori generatori di ricchezza, rivendicano il credito, armando una canizza che confonde valore e prezzo.
Eggià, quando il liquido monetario comincia a scorrere il gioco è fatto: quel valore incontrando un potere d’acquisto dopato, fa un prezzo fasullo; viene così generata  ricchezza, altrettanto fasulla.
Venuti al pettine i nodi, indebitati oltre misura gli indebitabili, quella ricchezza, già fasulla, immiserisce.
E quando si arriva alla fine della fiera nel mercato, liberato dagli anabolizzanti deflattivi, si scorge l’altro, l’inaudito. Un  nuovo valore, per un nuovo paradigma,** quello delle risorse messe in campo per fare la crescita, impiegate da chi fa la spesa.
Ristorato quel valore della spesa, che smaltisce sovraccapacità, viene rivalutato pure quello della produzione.
Toh, pure così due piccioni con una fava ma senza debito!
Ok, il prezzo, quello giusto conviene a tutti, pure per  rimettere quel debito già fatto.
*Il vecchio paradigma recita: Le imprese producono beni, valore che genera ricchezza; creano occupazione, con il lavoro forniscono reddito; danno ristoro ai bisogni.
**Il nuovo paradigma recita: L’acquisto trasforma il valore in ricchezza, la consumazione del prodotto genera input per nuova produzione, viene così fornita  continuità al ciclo, sostanza alla crescita.

Mauro Artibani