Una nuova crisi si mostra alla vista:
Alla vigilia del direttorio della Bce si moltiplicano i segnali di debolezza sull'area euro. Il commercio al dettaglio ha iniziato il secondo trimestre con la retromarcia ingranata. Ad aprile le vendite sono diminuite dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente, secondo i dati diffusi da Eurostat, dopo una variazione nulla registrata a marzo.
Bene, per non girare a vuoto e a caso, in un sistema produttivo circolare qual è il punto d'equilibrio delle produttività marginali?
Un eterodosso, avvezzo all'esperienze empiriche del prima e del poi, costretto a rispondere la metterebbe così: Se prendi il miglior grano, l'acqua migliore e il lievito madre, poi la macchina per trafilare al bronzo e quel che vien fuori lo metti dentro il miglior contenitore; poi incarichi quelli del Marketing di confezionare la domanda e ai pubblicitari di strillarla al mondo; porti infine tutta questa meraviglia al mercato, dove sta il consumatore che non vuol perdere l'occasione di poterla gustare, beh, hai fatto al meglio quel si doveva fare.
Già, tutto questo poteva accadere in quel "prima" dell'economia della produzione, quando a valore si aggiungeva valore, portando il livello di ciascuna utilità marginale impiegata al top.
Quando si giunge al "poi" nell'economia dei consumi e su quello stesso mercato arriva quella stessa Impresa con un troppo, seppur "fatto bene", che vuol vendere ad un consumatore che ha già tutto e ad un'altro che non ha i soldi per averlo, beh, si è fatto il peggio.
Visto? Sconquassi, questi che sconquassano le competenze impiegate e le sagacie mostrate; le fatiche messe in campo e le speranze di tutti.
Dunque la fase dell'Economia dei Consumi, caratterizzata da redditi erogati per produrre e insufficienti ad acquistare il prodotto, segnala lo squilibrio nell'impiego dei fattori produttivi.
I gestori dell'Offerta stanno in ambasce, le merci restano invendute generando sprechi; viene così alterato il Valore di quelle merci, annullata la scarsità del bene, mal usate le risorse naturali.
Stesse ambasce per i gestori della Domanda: l'obbligo di surrogare il reddito mediante il credito, acquistare oltre la capacità di spesa ed oltre il bisogno.
Alterato l'equilibrio delle singole unità produttive, l'intero si squassa.
In un sistema circolare e continuo di tal fatta nuove “unità minime” di produzione devono entrare nel circuito, aggregate nel sistema, devono eliminare gli attriti, rendere fluida la successione, sostenibile la vicenda economica:
Ai Produttori tocca rifocillare un potere d'acquisto adeguato al sostegno della domanda. Adeguata la capacità di spesa, si restituisce valore al bene, torna appetibile la merce; migliora la resa produttiva delle risorse impiegate.
Ai Consumatori tocca erogare responsabilità. Fornire misura agli acquisti, aumentare la redditività del proprio reddito, diminuire il debito.
Si riducono gli sprechi, le quantità smaltite, l'inquinamento.
Tra interessi confliggenti e forza contrattuale dispari, insomma, si deve incontrare l'equilibrio.
Un adeguato poter acquistare, unito ad altrettanta responsabilità, sono le unità minime lubrificanti per consentire di migliorare il livello di efficienza di quelle unità marginali già impiegate e restituire una prospettiva di efficienza all'economia.
Mauro Artibani, l'economaio
https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA
Visualizzazione post con etichetta produttori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta produttori. Mostra tutti i post
martedì 11 giugno 2019
IL PUNTO D'EQUILIBRIO DELLA PRODUTTIVITA' MARGINALI
Una nuova crisi si mostra alla vista:
Alla vigilia del direttorio della Bce si moltiplicano i segnali di debolezza sull'area euro. Il commercio al dettaglio ha iniziato il secondo trimestre con la retromarcia ingranata. Ad aprile le vendite sono diminuite dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente, secondo i dati diffusi da Eurostat, dopo una variazione nulla registrata a marzo.
Bene, per non girare a vuoto e a caso, in un sistema produttivo circolare qual è il punto d'equilibrio delle produttività marginali?
Un eterodosso, avvezzo all'esperienze empiriche del prima e del poi, costretto a rispondere la metterebbe così: Se prendi il miglior grano, l'acqua migliore e il lievito madre, poi la macchina per trafilare al bronzo e quel che vien fuori lo metti dentro il miglior contenitore; poi incarichi quelli del Marketing di confezionare la domanda e ai pubblicitari di strillarla al mondo; porti infine tutta questa meraviglia al mercato, dove sta il consumatore che non vuol perdere l'occasione di poterla gustare, beh, hai fatto al meglio quel si doveva fare.
Già, tutto questo poteva accadere in quel "prima" dell'economia della produzione, quando a valore si aggiungeva valore, portando il livello di ciascuna utilità marginale impiegata al top.
Quando si giunge al "poi" nell'economia dei consumi e su quello stesso mercato arriva quella stessa Impresa con un troppo, seppur "fatto bene", che vuol vendere ad un consumatore che ha già tutto e ad un'altro che non ha i soldi per averlo, beh, si è fatto il peggio.
Visto? Sconquassi, questi che sconquassano le competenze impiegate e le sagacie mostrate; le fatiche messe in campo e le speranze di tutti.
Dunque la fase dell'Economia dei Consumi, caratterizzata da redditi erogati per produrre e insufficienti ad acquistare il prodotto, segnala lo squilibrio nell'impiego dei fattori produttivi.
I gestori dell'Offerta stanno in ambasce, le merci restano invendute generando sprechi; viene così alterato il Valore di quelle merci, annullata la scarsità del bene, mal usate le risorse naturali.
Stesse ambasce per i gestori della Domanda: l'obbligo di surrogare il reddito mediante il credito, acquistare oltre la capacità di spesa ed oltre il bisogno.
Alterato l'equilibrio delle singole unità produttive, l'intero si squassa.
In un sistema circolare e continuo di tal fatta nuove “unità minime” di produzione devono entrare nel circuito, aggregate nel sistema, devono eliminare gli attriti, rendere fluida la successione, sostenibile la vicenda economica:
Ai Produttori tocca rifocillare un potere d'acquisto adeguato al sostegno della domanda. Adeguata la capacità di spesa, si restituisce valore al bene, torna appetibile la merce; migliora la resa produttiva delle risorse impiegate.
Ai Consumatori tocca erogare responsabilità. Fornire misura agli acquisti, aumentare la redditività del proprio reddito, diminuire il debito.
Si riducono gli sprechi, le quantità smaltite, l'inquinamento.
Tra interessi confliggenti e forza contrattuale dispari, insomma, si deve incontrare l'equilibrio.
Un adeguato poter acquistare, unito ad altrettanta responsabilità, sono le unità minime lubrificanti per consentire di migliorare il livello di efficienza di quelle unità marginali già impiegate e restituire una prospettiva di efficienza all'economia.
Mauro Artibani, l'economaio
https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA
Etichette:
consumatori,
crisi,
economia,
produttività marginale,
produttori,
reddito
martedì 11 dicembre 2018
EHI, VOGLIO UN MONDO...... CHE FUNZIONI!
Antonio Rosati, presidente di Arsial la mette giù dura: "Le strategie di alcune corporation mondiali del cibo e un certo tipo di assetto capitalistico hanno prodotto un percorso di omologazione che annulla le differenze e hanno prodotto una massificazione dei consumi snaturando il valore del cibo".
Non entro nel merito della denuncia, dove risuona l'eco di di certo sociologismo, anzi si!
Si, voglio un mondo dove i Sociologi la smettano di considerare i Consumatori, "Gente prodiga e men che mai satolla!"
Per loro son viziosi, dimenticando come in questo vizio stia la virtù che fa crescere l'economia e generare la ricchezza.
Essì quella virtù che, con la spesa, fa 1130 dei 1700 mld di euro di Pil.
Bene col fischio la fai se i soldi, che hanno in tasca quelli che lavorano, sono insufficienti a poter acquistare quel che hanno prodotto.
Poi vorrei un mondo dove non si debba fare debito per sanare quella insufficienza e poter fare la spesa.
Giust'appunto vorrei.... perchè in questo di mondo, per ogni euro sonante ne girano 3,5 di debito.
Grido allora per un mondo dove, se hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare, la Politica smetta di scambiare lucciole per lanterne tentando, con il reddito di cittadinanza, di far diventare quel felino che caccia per mangiare in un fellone che mangia la pappa e fa le fusa e si prodighi, invece, per far sì che l'Impresa faccia la domanda. Paghi, insomma, se ha merci invendute, per venderle; venga così pagato il Consumatore per poterle acquistare.
Ci sono, nel mondo, grandi Imprese che già lo fanno: rende!
Essì, voglio un mondo che dia a Cesare quel ch'è di Cesare.
Lo dico così, con un Tweet; lo mando con WhatsApp: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera Tutti. Tutti, tutti!"
Criptico, dite!
Criptico perchè contesto quel che dentro la crisi ancora tutti credono: che siano i produttori facendo che so....auto, latte, moda e giornali ad aver generato la ricchezza?
Ehi, questa ricchezza viene generata solo e quando si hanno soldi da spendere per acquistare quelle merci che altrimenti arruginiscono / cagliano / passano di moda / incartano il pesce!
Mauro Artibani, l'economaio
https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA
Etichette:
consumatori,
crisi,
debito,
Gente,
imprese,
mondo,
produttori,
soldi
mercoledì 2 maggio 2018
NELL'ECONOMIA DEI CONSUMI, ALTRO CHE BONUS!
Boom
degli acquisti di automobili con gli incentivi.
Mi
date un bonus? Spendo!
Si
rottama la lavatrice a suon di sconti? Io rottamo e compro.
Sgavi
fiscali sui redditi da lavoro?
Sgavato
dal gravame, più cash: acquisto.
Visto?
Viene erogato liquido monetario per andare oltre la crisi: più
reddito ed il gioco è fatto!
Così
acquisto, consumo, faccio riprodurre; più lavoro, più reddito ed
op, siam fuori a riveder le stelle.
Si
può fare.
Ieri
no, in quell’economia della Produzione un’offerta, inferiore alla
domanda, garantiva la continuità del ciclo produttivo che garantiva
lavoro, che garantiva reddito, che dava ristoro ai bisogni.
Oggi
si, nell’economia dei Consumi, dove ad un eccesso di capacita
produttiva deve fare il paio un eccesso di consumo, solo un reddito
adeguato può fornire sostegno ad una domanda che, smaltita, darà
continuità al ciclo economico, quindi alla ricchezza.
Ricapitoliamo.
Una
formula semplicissima: reddito che fa consumare, che fa riprodurre,
che produce lavoro, che produce reddito; che fa consumare, che fa
riprod….., facile Nò?
Già,
dove sta il reddito?
Quelle
integrazioni con bonus, rottamazioni, sgravi, erogate da stati
indebitati hanno però il fiato corto.
Occorrono
opzioni sostenibili con il fiato lungo; occorre sbirciare, spulciare
nel mercato, là dove si intravvedono convenienze da far fruttare.
Una
per tutti: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della
domanda impalla il mercato?
Per
un mercato efficiente, l'occasione per fare una nuova offerta - di
domanda però - e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione
è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia
di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo
il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel
prezzo, il nostro reddito: reddito scaccia crisi.
Già,
tutto questo si può al mercato che non c'è.
Occhio
Signori della Politica, se si invitano tutti a lavorare che sò....
ad “una struttura per la crescita equilibrata e sostenibile”,
bèh, lavorare per questo nuovo mercato sarà un'occasione
irripetibile.
Prosit!
Mauro
Artibani, l'Economaio
Etichette:
bisogno,
bonus,
crescita,
economia dei consumi,
lavoro,
mercato,
prezzo,
produttori,
reddito
martedì 21 novembre 2017
PEZZENTI O DUMPING?
La crescita economica si fa con la
spesa. Spesa che, più o meno, si voglia o possa fare.
Ta tatà, occorre insomma esser
prodighi per mantenere la prosperità; prosperi per esser prodighi!
A Roma dicono "Mai detto 'n
prospero!"
A Venezia, «Pezzenti. Uno mangia e
beve, poi dice che non sapeva la lingua. Ma se vieni in Italia devi
imparare l'italiano; anche un po' di veneziano non farebbe male».
Già, così commenta il sindaco di
Venezia Luigi Brugnaro la vicenda dei tre turisti asiatici che
pochi giorni fa hanno pagato 560 euro per un pranzo di pesce in una
trattoria vicino a San Marco.
Quei tre, musi gialli, incazzati neri,
avevano poi scritto una lettera proprio a Brugnaro per lamentarsi del
trattamento subito dal ristoratore. Dalla laguna il focoso ribatte:
«Hanno mangiato aragosta e non hanno lasciato niente nel piatto. Ho
chiesto al cameriere se gli avessero lasciato la mancia, neanche
quella; è giusto che abbiano pagato. Anzi ,vorrei fare un plauso al
ristoratore che ha emesso lo scontrino, dimostra ancora una volta che
a Venezia c'è la legalità. Se venite a Venezia dovete sapere che
siete a Venezia, dovete spendere qualcosina. Anzi, lasciate la mancia
alle persone che lavorano per voi. Siete i benvenuti, ma dovete
spendere».
Dunque, al di là dell'elegante eloquio
che sostiene il limpido pensiero del Sindaco, la spesa o, meglio, la
prosperità che tocca avere nel farla per poter continuare ad esser
prosperi per everla fatta.
Già se a tavola, in un sol colpo, il
trattore ti svuota il portafoglio e poi solerte paga l'iva, la tua;
ti restano a mala pena gli spicci della mancata mancia, non più la
properità nè l'esser prodigo.
Toh, a voler
esser maligni, come quel + 2% di inflazione che altera i prezzi,
perseguito dalle banche centrali.
Dunque, hic et nunc, per le regole che
govenano l'economia dei consumi si potrebbero configurare i termini
dell'illecito economico; per quelle invece della vecchia economia
della produzione, gli effetti degli improperi del Sindaco sono al più
folclore.
Essì, per questi vecchi apologeti,
invece, il dumping* che rifocillando il potere d'acquisto rende
prodighi e prosperi va fustigato.
Ehi
Gente,“c'è del marcio in Danimarca” o, forse, solo
l'azione di quell'anchilosato paradigma** che invade ancora il
pensiero dei più?
*Che piaccia o meno, l'esportazione di
merci a prezzi molto bassi che rifocillano il potere d'acquisto allo
scopo d'imporsi sui mercati esteri.
** Quello che attribuisce ai produttori
la generazione della ricchezza cosicchè, all'aumentare dei prezzi,
se ne genera di più: gulp!
Mauro Artibani
https://www.amazon.it/dp/B073MZ8D61/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1499033170&sr=8-2&keywords=mauro+artibani
martedì 28 giugno 2016
AI CONSUMATORI TOCCA PRODURRE CRESCITA
A che gioco giochiamo?
Se produzione e consumo sono la sequenza obbligata del meccanismo produttivo affinchè funzioni e generi ricchezza, ai produttori tocca produrre merci, ai consumatori acquistare.
Agli uni produrre valore, agli altri trasformarlo in ricchezza.
Una notazione non del tutto marginale perchè quella trasformazione possa realizzarsi: occorre danaro.
Quel danaro che i produttori dispensano con parsimonia; quello che i consumatori hanno abbondantemente utilizzato senza risparmio, anzi indebitandosi: pur di adempiere al nostro ruolo, questo ed altro.
Per quanto mi riguarda, sono andato ben oltre il bisogno; sono addirittura ingrassato. Vesto rigorosamente alla moda, sono armato di gadgets di tutti i tipi.
Per continuare a consumare ho fatto circuire le mie passioni, le emozioni, pure i capricci.
Pur di adempiere al mio dovere ho acquistato anche shampoo al cioccolato, l'Happy hour l'acquisto anche fuori orario; sono talmente in sintonia con il mio esercizio che vado in cerca di esperienze da acquistare in ogni dove.
La vita spesa a fare la spesa è una missione: un mestiere agito con solerzia, abnegazione e....
Per tutta risposta giunge la notizia che per i nostri colleghi USA, nell'ultimo anno, sono aumentati del 40% i fallimenti individuali: hanno acquistato troppo, hanno speso troppo.
Un attacco al TENORE DI VITA, IL POTERE D'ACQUISTO spaccato, LA PROPENSIONE AL CONSUMO trozzata.
La fiducia....pah!
Morale: falliti! Dove abbiamo fatto male?
Quelli del credito non ci fanno più credito.
Non si acquista a credito, ci manca il credito da restituire agli istituti di credito, screditati anch'essi dalla mancanza di credito; per i produttori poi, con i loro prodotti confezionati e invenduti: RECESSIONE! ...Gulp!
Ah, se avessi castigato la voglia di consumare!
Beh, allora caduta dell'attività produttiva, riduzione dell'erogazione del credito; insomma una riduzione dell'attività economica: RECESSIONE! ...Sob!
C'è qualcosa che non torna; tocca a noi fare chiarezza, ne va del nostro equilibrio neurologico.
LORO stanno mettendo in campo le contromosse abituali: riduzione del costo del denaro, stimoli fiscali, ricette keynesiane.
Questa volta pure l' FMI suggerisce politiche espansive di bilancio. Tutto per innondare di liquido monetario il mercato e tornare a farci consumare.
A ben guardare, le stesse ricette congiunturali che hanno concorso agli attuali squilibri.
E Noi?
Si, noi.
Quelli che consumando producono ricchezza.
Quelli che.... Ah, se non ci foste voi!
Quelli che.... siamo il motore della macchina produttiva.
Quelli insomma del ruolo formidabile, forte, da reclamare tuttodunfiato.
Si, proprio noi: che fare?
Attendere gli sviluppi, vedere, stare a guardare; magari sperare?
Dobbiamo dire la nostra.
Di primo acchitto interrogare i fatti: qual è la misura giusta del consumare, fin dove spingerci, quanto poter azzardare?
Poi farci carico, proporre, disporre.
Ad occhio e croce un consumare che si renda compatibile con le risorse a disposizione di tutti: quelle economiche, quelle ambientali, pure quelle etiche.
Tre distinti cardini per circoscrivere un'area di sviluppo più equilibrata nella quale far decantare gli eccessi e fornire misura all'azione.
Insomma un nuovo target per i consumatori: produrre BENESSERE in grado di fornire Valore Aggiunto alla ricchezza per lenire gli affanni che mettono a rischio il bene comune.
Un valore aggiunto insomma per la responsabilità delle nostre azioni.
Occorre uscire dalla pratica dilettante, attrezzare professionalmente la nostra azione per reclamare risolutamente la gestione della DOMANDA - marketing e pubblicità facciano un passo indietro - potremo condizionare l'offerta: disporre come, cosa, quando, quanto produrre.
Con accorte scelte tattiche - che non sto qui a raccontarvi - incidere sul prezzo delle merci.
Poi, farci offerenti delle nostre mercanzie: il nostro tempo, l'attenzione, pure il danaro. Sono risorse scarse, hanno un valore inestimabile sul mercato.
Dobbiamo fare UTILI per dare ristoro alle nostre finanze e un contributo alla produttività del meccanismo economico. Altro che credito in concessione e prebende di varia natura.
Se produzione e consumo sono la sequenza obbligata del meccanismo produttivo affinchè funzioni e generi ricchezza, ai produttori tocca produrre merci, ai consumatori acquistare.
Agli uni produrre valore, agli altri trasformarlo in ricchezza.
Una notazione non del tutto marginale perchè quella trasformazione possa realizzarsi: occorre danaro.
Quel danaro che i produttori dispensano con parsimonia; quello che i consumatori hanno abbondantemente utilizzato senza risparmio, anzi indebitandosi: pur di adempiere al nostro ruolo, questo ed altro.
Per quanto mi riguarda, sono andato ben oltre il bisogno; sono addirittura ingrassato. Vesto rigorosamente alla moda, sono armato di gadgets di tutti i tipi.
Per continuare a consumare ho fatto circuire le mie passioni, le emozioni, pure i capricci.
Pur di adempiere al mio dovere ho acquistato anche shampoo al cioccolato, l'Happy hour l'acquisto anche fuori orario; sono talmente in sintonia con il mio esercizio che vado in cerca di esperienze da acquistare in ogni dove.
La vita spesa a fare la spesa è una missione: un mestiere agito con solerzia, abnegazione e....
Per tutta risposta giunge la notizia che per i nostri colleghi USA, nell'ultimo anno, sono aumentati del 40% i fallimenti individuali: hanno acquistato troppo, hanno speso troppo.
Un attacco al TENORE DI VITA, IL POTERE D'ACQUISTO spaccato, LA PROPENSIONE AL CONSUMO trozzata.
La fiducia....pah!
Morale: falliti! Dove abbiamo fatto male?
Quelli del credito non ci fanno più credito.
Non si acquista a credito, ci manca il credito da restituire agli istituti di credito, screditati anch'essi dalla mancanza di credito; per i produttori poi, con i loro prodotti confezionati e invenduti: RECESSIONE! ...Gulp!
Ah, se avessi castigato la voglia di consumare!
Beh, allora caduta dell'attività produttiva, riduzione dell'erogazione del credito; insomma una riduzione dell'attività economica: RECESSIONE! ...Sob!
C'è qualcosa che non torna; tocca a noi fare chiarezza, ne va del nostro equilibrio neurologico.
LORO stanno mettendo in campo le contromosse abituali: riduzione del costo del denaro, stimoli fiscali, ricette keynesiane.
Questa volta pure l' FMI suggerisce politiche espansive di bilancio. Tutto per innondare di liquido monetario il mercato e tornare a farci consumare.
A ben guardare, le stesse ricette congiunturali che hanno concorso agli attuali squilibri.
E Noi?
Si, noi.
Quelli che consumando producono ricchezza.
Quelli che.... Ah, se non ci foste voi!
Quelli che.... siamo il motore della macchina produttiva.
Quelli insomma del ruolo formidabile, forte, da reclamare tuttodunfiato.
Si, proprio noi: che fare?
Attendere gli sviluppi, vedere, stare a guardare; magari sperare?
Dobbiamo dire la nostra.
Di primo acchitto interrogare i fatti: qual è la misura giusta del consumare, fin dove spingerci, quanto poter azzardare?
Poi farci carico, proporre, disporre.
Ad occhio e croce un consumare che si renda compatibile con le risorse a disposizione di tutti: quelle economiche, quelle ambientali, pure quelle etiche.
Tre distinti cardini per circoscrivere un'area di sviluppo più equilibrata nella quale far decantare gli eccessi e fornire misura all'azione.
Insomma un nuovo target per i consumatori: produrre BENESSERE in grado di fornire Valore Aggiunto alla ricchezza per lenire gli affanni che mettono a rischio il bene comune.
Un valore aggiunto insomma per la responsabilità delle nostre azioni.
Occorre uscire dalla pratica dilettante, attrezzare professionalmente la nostra azione per reclamare risolutamente la gestione della DOMANDA - marketing e pubblicità facciano un passo indietro - potremo condizionare l'offerta: disporre come, cosa, quando, quanto produrre.
Con accorte scelte tattiche - che non sto qui a raccontarvi - incidere sul prezzo delle merci.
Poi, farci offerenti delle nostre mercanzie: il nostro tempo, l'attenzione, pure il danaro. Sono risorse scarse, hanno un valore inestimabile sul mercato.
Dobbiamo fare UTILI per dare ristoro alle nostre finanze e un contributo alla produttività del meccanismo economico. Altro che credito in concessione e prebende di varia natura.
Mauro Artibani
Etichette:
consumatori,
consumo,
crescita,
denaro,
merci,
produttori,
produzione,
ricchezza
martedì 24 maggio 2016
I CONSUMATORI, LA PRODUTTIVITA' E LA CRISI
I Produttori recalcitrano nel concedere
aumenti salariali.
Vincolano gli incrementi di reddito al
miglioramento della produttività aziendale.
Dicono: ottimizziamo i fattori della
produzione, otterremo un aumento dei profitti, ne avrete un
tornaconto. Sagaci!
Prendiamo la palla al balzo, impariamo
da loro: più produttività nel nostro lavoro di Consumatori così,
magari, diventiamo pure Grandi.
Aumentare la produttività della nostra
azione per migliorare il rendimento dei Redditi residui: questa la
formula.
Se do disciplina ai miei istinti,
resisto alla variabilità della moda: scarto meno abiti, ne acquisto
meno.
Se metto a regime la dieta alimentare
non ingrasso, non devo smaltire quel grasso, miglioro lo stato della
mia salute, spendo meno: 4 piccioni con una fava.
Fermiamoci qui, già si sentono in giro
allarmati vociare:
“Così si affossa il PIL!”.
Quelli delle grida cacofoniche non
perdono il vizio: “La crescita non cresce!”.
Ci sono pure quelli un po’ naif:
“Così si da la stura alla crisi produttiva!”
Qualcuno aggiunge pure: “Aumenta la
disoccupazione!”.
Esimi signori, proprio qui vi volevo:
può una crescita economica trovare supporto nell’insipienza
gestionale del nostro agire?
Può la ricchezza trovare agio nella
nostra incontinenza?
Eh no signori, bisogna cambiere marcia!
Da Consumatori a Operatori di Mercato
il passo è obbligato: si deve!
Dal vizio alla virtù si può.
Produttività per produttività, la
soluzione eccola qua.
Qual è il Valore della nostra Fiducia
in questo tempo di crisi sistemica?
Ed il valore della nostra Attenzione
per coloro che la usano copiosamente?
Senza la disponibilità del nostro
Tempo, viene meno il tempo del Consumare?
Voilà questi i nostri crediti, questo
il loro debito. Confezioniamo un pacchetto Offerta, tutt’ altro che
opaco e mettiamolo sul mercato.
Produttori e Venditori, Consumatori
nuovi di zecca, dovranno fare Domanda: nuova ricchezza verrà
generata e…tutti felici e contenti.
Ci sono imprese che già lo fanno e
fanno affari: Ikea, le freepress, Groupon, gli Outlet, Uber, Airbnb.
Mauro Artibani
Etichette:
acquisto,
consumatori,
moda,
produttività,
produttori,
profitto,
reddito
mercoledì 9 dicembre 2015
IL FATTACCIO DELL'ORA /LAVORO
Ci
prova il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: "l’ora di
lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione.
Dovremo immaginare un contratto di lavoro che non abbia come unico
riferimento l’ora di lavoro ma la misura dell’apporto
dell’opera”.
Beh,
mentre i Politici sollecitano l'immaginazione, le Imprese lo fanno
battendo la via del recupero della produttività: Enel e le
organizzazioni sindacali di settore hanno firmato un accordo che
prevede l'uscita anticipata, usando la legge Fornero, di 6.000
dipendenti e l'assunzione di 3.000 giovani.
Essì,
l'Enel con la sovraccapacità che si ritrova manda a casa i vecchi
dell'ora/lavoro, ficca dentro solo la metà dei nuovi: Giovani che,
quando lavorano, pagano per ridurre il costo di quella sovraccapacità
con contratti di lavoro meno onerosi per l'impresa.
I
Sindacati, tra il blaterare ed l'imprecare, firmano.
Et
voilà la magia: Enel vende energia, quella che serve per fare tutto.
Intatta la sovraccapacità che verrà prodotta da quei giovani a cui
mancherà il denaro per avere una casa da illuminare, stanze da
riscaldare, elettrodomestici da utilizzare. Hip, hip, urrà per
questa produttività!
Non
pago Poletti aggiunge: "il salario va legato agli obiettivi",
forse per dare conforto al vago contenuto che sta nella "misura
dell'apporto dell'opera".
Gli
obiettivi allora, come unità di misura del compenso. Bene! Per chi
dispone di capitali l'obiettivo non sta nell'investire, sta nel
trarne profitto. Per l'impresa, c'è da scommetterci, sta nel vendere
quanto prodotto, più che nel produrlo. Chi lavora obietta: più che
lavorare, tocca guadagnare quel che serve per vivere con la
possibilità di continuare a farlo.
E
la,là, sono bersagli che stanno ad un tiro di schioppo. Si centrano
con la crescita; per smaltire il sovrapprodotto più se ne fa, meglio
è!
Mentre
quelli della de-crescita obiettano gli obiettivi, toccherà assoldare
i mercenari della spesa. Massì quelli prodighi e men che mai satolli
per fare il lavoro sporco, magari con il potere d'acquisto
rifocillato dalla riduzione del prezzo delle merci. Mercenari,
appunto, che sanno svuotare i magazzini di ogni sovrappiù per fare
tutta la crescita che serve per rendere massimo l'agio economico.
Ridotti
i prezzi, così pure la sovraccapacità, aumentata la capacità
competitiva, non v'è chi non veda altri prodighi darsi da fare:
quelli del capitale ad investire, i produttori a ri-produrre.
Beh, a
conti fatti, ai "lavoratori" toccherà fare gli
straordinari, ben oltre l'ora/lavoro.
Mauro Artibani
Etichette:
avoro,
giovani enel,
impresa,
politici,
prezzi,
produttività,
produttori,
sovraccapacità
lunedì 9 novembre 2015
CERCASI REDDITO PER SOSTENERE LA DOMANDA
Naufraga il potere d’acquisto dei
Consumatori.
Manca il reddito per sostenere la
Domanda. Hanno provato con il debito, è finito tutto in vacca: crisi
nera.
Eppure, li vedete i commercianti ed i
produttori in attesa, rinvigoriti e speranzosi?
Si è sparsa la voce che il prossimo
anno, a seguito della riduzione del costo di petrolio, gas, energia e
del debito, le famiglie italiane potranno disporre di 24 miliardi di
risorse finanziarie aggiuntive da spendere.
Verrà rinvigorito così il potere
d’acquisto: alè, di nuovo clienti, baci e abbracci.
C’è di più, se ne parla meno: in
sede di Commissione Europea si sta studiando un testo-direttiva per
portare gli orari di lavoro settimanale da 45 a 65. Bella no ?
Così si potranno arrabattare
incrementi di reddito, buoni per non perdere il vizio di consumare.
Ci risiamo: si tenta di fare le nozze
con i fichi secchi; insomma tutto come prima.
Quelli al potere miopi come talpe.
Sì, avrò più soldi in tasca ma ,con
quell'orario di lavoro, più fatica da smaltire da non avere voglia
di andare a zonzo a spendere soldi. Tanto sonno da non riuscire ad
abbeverarmi di informazione pubblicitaria vieppiù necessaria per gli
acquisti. Mi lascerò anzi intrattenere dalla calde lenzuola; calmerò
i prodighi ardori tra le braccia di Morfeo.
Non c'è che dire, un bel guadagno!
Della miopia si è detto e di una
dabbenaggine che appare sospetta?
Si continua a ritenere che i
Consumatori consumino, consumando reddito, risparmio, tempo;
accumulando stress pure inquinando per dare ristoro ai loro Bisogni.
Bisogno?
Quello di ingrassare mangiando, come
fanno quei 75.000.000 di americani obesi e non so quanti europei?
Quello di abbigliarsi, vestendo alla
moda che passa di moda, scartando più abiti di quanti si riesca ad
indossarne?
Ma quale bisogno d'Egitto: provate a
chiedere ai pubblicitari e a quelli del marketing cosa ne pensano.
Si deve consumare perché questo il
nostro ruolo nel meccanismo economico. Questo il modo per generare
ricchezza: non possiamo sottrarci.
Operatori di mercato, altro che
Consumatori!
Mi sembra del tutto evidente che i
meccanismi che si “sperano”, che si ingegnano, che si tenta di
disporre, risultano del tutto inadeguati per oliare i meccanismi del
sistema: quando cala la Domanda la crisi affonda il mondo.
Un Auto prodotta ma non venduta, non è
ricchezza, sta arruginendo!
Credo pertanto debba essere
riconsiderato, per intero e senza infingimenti il Valore, la
quantità, l'insostituibilità del nostro esercizio.
Il nostro ruolo, la nostra forza e un
adeguato ristoro economico, potranno invece garantire la continuità
del ciclo della crescita al riparo di ogni stormir di fronde.
Mauro Artibani
Etichette:
commercianti,
consumatori,
crisi,
debito,
domanda,
produttori,
reddito
mercoledì 21 ottobre 2015
TANTE RAGIONI FRAGILI, UNA RAGIONE FORTE
Mela piglio. Si melapiglio con quelli
che, di questi tempi, ostentano le loro ragioni.
Melapiglio con le loro dicerie.
La prima dice: i Produttori generano
ricchezza.
Gli economisti lo teorizzano, quelli
dell'impresa si fregano le mani, i politici si danno un grandafare
per distribuirla.
Approposito di ricchezza: non è
tutt'oro quel che luccica!
Andiamo a bomba: è ricchezza produrre
auto, abiti, case, alcool.... o lo diventa solo quando tutto questo
viene acquistato?
Essì, l'auto prodotta ma non venduta,
non è ricchezza, sta arrugginendo.
Eggià, è la
spesa che fa la ricchezza, altro che le merci non ancora
vendute e che, con la crisi, lo restano.
La seconda ragione dice quella della
politica: redistribuisce la ricchezza generata dal processo
economico.
Negletta quella ragione che, con la
crisi, deve redistribuire redditi insufficienti perchè insufficienti
erano i redditi per fare quella spesa che genera reddito.
Eggià, il serpente si morde la coda.
La loro "Ragione Sociale"
finisce in un cul de sac!
Saltiamo da palo in frasca, mica tanto
però, ed arriviamo ad esplorare la terza ragione, quella del
Marketing.
Questa dice: il ciclo economico non può
attendere che si manifesti la domanda, occorre generarla.
Eggià, si ha bisogno della domanda per
smaltire l'offerta e generare la ricchezza.
Bene, gli uomini del marketing si danno
un grandafare e questa domanda la creano, la incartano, la rendono
irresistibile.
Ai Consumatori resta solo da acquistare
ma...... quando mancano i redditi sufficienti a fare quella spesa,
quella domanda, per quanto suadente sia, s'ammoscia.
S'ammoscia pure la ragione di questi
tizi.
E la ragione dei Sociologi che studiano
la gente che fa la spesa?
Eccola, ha il tono dell'anatema: "I
Consumatori, gente prodiga e men che mai satolla!
Vizio, quindi!
Di questo convincono:
Gli Economisti che disdegnano
l'economia dei consumi, apprezzando invece la sociologia dei consumi.
I politici, che attrezzano agenzie per
la tutela del consumatore sopraffatto.
Quegli intellettuali impigriti che,
sempre più, dipendono dal pensiero altrui.
Pure gli alti prelati della gerarchia
ecclesiastica, sensibili a mondare quel vizio.
Già, quel vizio che fa il 60% del Pil.
Quel vizio, insomma, che ha la virtù
di far crescere l'economia!
Gulp!
Visto? Di fronte a cotanta crisi si
arrabbattano ragioni fragili.
E, per l'amordiddio, basta non se ne
può più.
Adesso proviamo a raccattare i cocci di
queste derelitte ragioni.
Con l'attaccatutto di una ragione
forte, anzi fortissima, quella della Gente: LA DOMANDA COMANDA!
Mela piglio. Ve la rendo declamandola.
Va scolpita:
Con l'acquisto generiamo il 60% del
Pil.
Con l'Iva pagata finanziamo la spesa
pubblica.
Consumando l'acquistato facciamo
riprodurre generando pure occupazione.
Diamo spinta al ciclo produttivo.
Sostanza alla crescita economica.
Dulcis in fundo: con i risparmi
finanziamo pure la spesa per gli investimenti della imprese.
Chi può fare di più?
Beh, a ben sbirciare, quelli del
marketing possono ancora fare.
Prima giurare di cambiare registro.
Poi così li incastriamo: se, come la
crisi mostra, i redditi sono insufficenti per fare la spesa
....beh dovete attrezzare una "Nuova Domanda", non da
acquistare. No, Cocchi....., domanda da vendere.
Essipperchè, questa rinnovata domanda
acquistata, delle Imprese, riducendo i prezzi, rifocilla il potere
d'acquisto. Buono per svuotare i magazzini pieni, per poter
riprodurre; creare pure occupazione e nuovo reddito.
Buon per loro.
Buon per tutti, pure per i politici che
potranno tornare a darsi da fare, senza doversi azzuffare,
reditribuendo redditi a destra e a manca.
In ultimo, con i Sociologi, mi tolgo un
sassolino dalla scarpa: scambiare la virtù del fare la spesa con il
vizio è imperdonabile.
Ma, noi commiserevoli, vi perdoniamo a
prezzo di una penitenza.
Chiedete venia, ripetendo cento volte a
squarcia gola: "il Consumatore sarà forse un imbelle,
pure
però l'agente economico che fa la
crescita!"
Mauro Artibani
Etichette:
economisti,
impresa,
maketing,
oro,
politici,
produttori,
ragioni,
ricchezza,
sociologi
giovedì 8 ottobre 2015
TOH, IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI
Mi arrendo e depongo le armi.
Si mi arrendo alla psico economia.
Eggià credevo che la crescita,
dovendosi fare con la spesa, sarebbe mancata mancando i redditi
sufficienti a farla e invece no, almeno in prospettiva. Essipperchè
se sale la fiducia di consumatori e imprese a settembre, dal mese
successivo gli ottimisti cominceranno a spendere.
Sta scritto tra le righe di quel che
scrive l'Istat. L'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta
a 112,7 da 109,3 di agosto mentre l'indice composito del clima di
fiducia delle imprese sale a 106,2 da 103,9 e mostra progressi in
tutti i settori.
La fiducia dei consumatori si mostra ai
massimi da maggio 2002 e l'indice sulle imprese risulta al top dal
dicembre del 2007. "Entrambi gli indici - sottolinea l'istituto
statistico - permangono ai livelli massimi osservati negli ultimi due
anni". Migliorano le stime sia dei giudizi, sia delle attese dei
consumatori sull'attuale situazione economica del Paese (a -47 da -61
e a 14 da 6). Gli intervistati vedono un rallentamento della crescita
dei prezzi sia nei 12 mesi passati sia nei prossimi 12 mesi (a -19 da
-14 e a -18 da -14 ). Diminuiscono significativamente le attese di
disoccupazione (a 7 da 25).
Riguardo le imprese, crescono tutti i climi di fiducia: quello del
settore manifatturiero (a 104,2 da 102,7), quello delle costruzioni
(a 123,3 da 119,5), quello dei servizi di mercato (a 112,2 da 110,0)
e quello del commercio al dettaglio (a 108,8 da 107,8). Nelle imprese
manifatturiere migliorano sia i giudizi sugli ordini (a -11 da -15 il
saldo) sia le attese sulla produzione (a 12 da 11), mentre i giudizi
sulle scorte rimangono stabili.
Ottimismo perchè pochi hanno avuto 80
euro in busta paga, mentre tutti hanno redditi fermi al 1985?
Perchè si prevede un taglio dell'Imu?
Per il conforto rigorosamente
congiunturale che da il Qe, la svalutazione dell'euro fino alla
riduzione del prezzo delle benzine?
Ottimismo a debito come rende noto
l'Abi?
Crescono le erogazioni di prestiti
bancari per le imprese e dei mutui immobiliari concessi alle
famiglie, registrando un +27,2% per operazioni di credito al consumo.
Se l'ottimismo per ottimismo fa
64'ttrismo, fa pure il migliore dei mondi possibili?
Sia come sia ma, con la fiducia si fa
la crescita?
Si, se ci si può fare la spesa!
Beh, di questi tempi la fiducia si
mostra un Bene: fa vendere, è pure scarsa se non dispersa in mille
rivoli.
Merce, insomma, di valore. Metterla a
reddito si può, si deve.
L'ottimista che vende, abbassando i
prezzi, l'acquista.
L'ottimista che compra, aumentato il
potere d'acquisto, alfine spende per fare l'agognata crescita.
Eggià, la crescita si fa con la spesa!
Mauro Artibani
Etichette:
consumatori,
crescita,
economia,
fiducia dei consumatori,
imprese.,
produttori,
redditi
venerdì 31 luglio 2015
REDDITO & REDDITO PER FARE LA CRESCITA
L'opportunità di fare il punto sul
reddito, anzi dei modi di remunerarne il valore, la fornisce il
Segretario della Uil, Carmelo Barbagallo ribadendo la validità della
proposta, resa pubblica sin dal febbraio del 2015, che fissa
l'entità del reddito nei rinnovi del contratto nazionale, al
parametro di crescita del Pil.
Si, insomma, più Pil, più reddito e
chi non ci crede peste lo colga!
Beh vaccinato, mi avventuro oltre
l'anatema, là dove mi par di scorgere il solito novecentesco
refrain: se il produrre fa aumentare il Pil, ed il mio lavoro sta
dentro quel prodotto, reclamo il resto, se non me lo dai ti ordo una
canizza sindacale!
Eggià, si vincola il reddito al merito
dell'aver prodotto al meglio, acciocchè quel prodotto generi la
crescita economica. Per fare al meglio la crescita, quando al mercato
arrivano prodotti per dare ristoro a quel che serve per vivere,
occorre avere guadagnato i denari sufficenti ad acquistare quel
ristoro.
Okkei, così quel reddito è giusto.
Il giusto merito, insomma, che si
consegue dal quel lavoro che ha prodotto.
Quando invece per l'automazione dei
processi (con il costante aumento della capacità produttiva) e
l'incremento del numero dei produttori si produce di più con meno
lavoro e si riduce pure il reddito di quel poco lavoro che resta,
perchè sovrapproduce, siamo nei guai: quel guadagno non riesce a
smaltire quanto quel lavoro ha prodotto. La prova: buona parte del
debito che impazza nel mondo* risulta contratto da chi, per ruolo,
deve fare la spesa. Orbene quando quel debito non surroga più il
reddito, non si genera altra produzione, ancor meno altro lavoro.
Figuriamoci quella crescita economica che s'ha da fare proprio con la
spesa.
Eggià, se tocca agli apocalittici
pronosticare la fine del lavoro, così come al debito rivalutare il
reddito di chi lavora, stiamo freschi!
Tocca invece valutare un reddito per
chi fatica a spendere, ben oltre il bisogno, per dare corpo a tutta
la crescita disponibile.
Giunti al fin della tenzone il reddito
deve rinnovare la propria ragione economica. Magari quello di scopo
per smaltire tutto quel prodotto remunerato con redditi
insufficienti.
Con lo scopo pure di far rientrare in
gioco i politici per attrezzare un ambiente normativo idoneo ad una
nuova "Politica dei Redditi" che remuneri tutte, ma proprio
tutte, le prestazioni d'opera.
C'è pure il detto e ridetto: ci sono
in giro pure Imprese probe che hanno attrezzato business dove si
investe, prima per vendere il già prodotto, poi per ri-produrre.
Altre: AirBnb, Uber, BlaBlaCar fanno profitto mettendo a disposizione
piattaforme internet che consentono di trasformare i beni di consumo
durevoli, posseduti e magari sottoutilizzati, in beni di investimento
da mettere sul mercato. Guadagna l'offerente, risparmia il
richiedente. Tutti e due rimpinguano quel borsellino per fare la
spesa.
*Mc Kinsey, società di consulenza
finanziaria, stima in 200mila miliardi di dollari il debito che gira
per il mondo che, diviso per i 60mila miliardi di dollari del Pil
mondiale, fa 3,3. Si, per ogni dollaro 3,3 di debito che, per buona
parte , risulta contratto da chi per ruolo deve fare la spesa,
privata o pubblica che sia. In questo mondo, il rapporto debito/pil
sta al 289%
Mauro Artibani
Etichette:
crescita,
lavoro,
mercato,
pil,
politica dei redditi.,
produttori,
reddito,
valore
venerdì 26 giugno 2015
ECCO, I GRECI PER ESEMPIO
Se vai al mercato con la sporta vuota,
i bisogni insoddisfatti e non trovi la merce che ti serve, torni a
casa bisognoso. Bisognoso resti pure se trovi merce ma ti mancano i
denari sufficienti ad acquistare quel che ti serve.
Stesso risultato. Non lo stesso
tornaconto però per gli altri agenti del mercato: nel primo caso i
produttori hanno venduto e guadagnato, nel secondo invece non hanno
venduto, hanno anzi dissipato ricchezza.
Se poi ad alcuno venisse di pensare
come la povertà sia l'equivalente della dipendenza dal bisogno,
beh.... la cosa è nota ai bisognosi.
L'abbiente, invece, fa finta di niente
ma si sbaglia di grosso: quel "grasso che gli colava di dosso",
per dar ristoro a chi non ha, non cola più.
E qui viene il bello: l'Economia dei Consumi non ammette il bisogno,
anzi per funzionare lo esclude; la strutturale sovraccapacità che la
impalla lo impone. Per smaltirla occorre acquistare oltre il bisogno,
per fare quella spesa non s'ha da essere bisognosi.
Dentro questo sistema circolare e
continuo, per stare in equilibrio quanto viene prodotto deve essere
acquistato. Viene cosi ottimizzato l'impiego dei fattori produttivi
che per cotanto fare vanno tenuti a libro paga, pure di quelli
che fanno la spesa.
Già, per tenere attivo il ciclo,
dentro quel sistema, c'è chi lavora per produrre e chi deve farlo
per consumare quanto prodotto.
Là, dove becca remunero l'esercizio
del produrre e viene a mancare quello del consumare, si rischia il
crak.
Ci sono aree disomogenee nel mondo dove
più si produce ed altre dove più si consuma e magari hanno pure
un'unica moneta: ecco.. in Grecia per esempio. Lì mancano di poter
fare la spesa; mancando già di produrre, quanta sarà la ricchezza
generata per poter pareggiare i conti ed ancor più rimettere il
debito?
Così i Greci rischiano il default sul
debito. Per tutta risposta i creditori chiedono una riduzione delle
pensioni, un intervento sul mercato del lavoro, un aumento dell'Iva.
Meno denaro, insomma, per fare la
spesa, più alto il costo della spesa: Bella, no?
Se tra quelli che fanno la spesa chi
consuma fa il 60% della crescita e chi produce il 20%, quel 60 avrà
pure un valore. Eccome. Olè, se vi è più valore nell'esercizio
del consumare che in quello del produrre, questo valore deve fare
prezzo altrimenti resterà solo di attendere i miracoli.
Quegli stessi miracoli che sembrano
fare la crescita dell'economia spagnola, sfidando le leggi delle
gravità, con un tasso di disoccupazione al 24% ed i redditi da
lavoro compressi ogni ragionevole dire. Okkio però: il tasso di
risparmio in Spagna è sceso dall'11.5% prima della crisi, al 4.3%
dello scorso anno. Eggià, se non esistono pasti gratis, figuriamoci
i miracoli!
A meno che la deflazione che impazza in
Spagna abbia rifocillato quel disastrato potere d'acquisto. Un vero
miracolo!
Ecco, appunto, la deflazione: un modo
possibile per riallocare la ricchezza a quegli attori economici che
hanno bisogno.
Epperchennò pure confermare la regola:
non si può essere bisognosi dovendo acquistare ben oltre il bisogno
per fare la crescita.
Mauro Artibani
Etichette:
bisogno,
denaro,
Greci,
mercato,
merce,
produttori,
ricchezza,
tornaconto
venerdì 19 settembre 2014
TUTTO BENE MADAMA LA MARCHESA?
Udite, udite: I redditi delle famiglie italiane sono fermi ai
livelli di trent'anni fa. Questo
emerge dal rapporto sui consumi
dell'ufficio studi di Confcommercio. Nel 1986 il reddito disponibile pro capite
è stato pari a 17.200 euro, mentre nel 2014 è stato pari a 17.400 euro. Passo
indietro anche per il Pil e per i consumi, che quest'anno si attestano sui
livelli del 1997.
In otto anni
il reddito disponibile reale pro capite è sceso del 13,1%, pari a un ammontare
di 2.590 euro a testa. "Nel 2014 il
reddito reale dovrebbe crescere dello 0,4% in aggregato, pari a una variazione
nulla nella metrica pro capite".
Ma porcoggiuda: un meccanismo economico che rifila
tali fatti ha dentro un bug o è tutto un bluff?
Diamo
un’occhiata a cosa sia potuto accadere prima, durante e cosa potrà accadere
dopo questi fatti.
I
produttori hanno prodotto per dare ristoro ai bisogni. Io, bisognoso oltre
misura, consumo oltre la micragnosa capacità di spesa, mi sono indebitato oltre
il lecito; troppo debito diventa inesigibile: viene giù tutto. Divento allora
morigerato, metto la sordina ai bisogni, consumo meno, spendo meno: viene giù
tutto.
Lo
vedete cosa ha prodotto il bug?
Altro
giro, altra corsa.
I
produttori producono; siccome sono bravi producono più di quanto io possa
acquistare con i redditi che mi rifilano per produrre quelle merci; non ce la
faccio neanche con il credito fin qui ottenuto, nemmeno con quel pilucco di
reddito o con quel tozzo di pane che potranno raccattare quelli che stanno
raschiando il fondo del barile.
Lo
vedete il bluff?
Tra
bug e bluff si rischia di smarrire il senso economico dell’agire: occorre
guardare oltre, oltre lo sguardo consueto.
Toh,
si scorge un meccanismo produttivo guidato dal ciclo dei consumi: dalla domanda
non dall’offerta.
Per
tutta risposta e il portafogli vuoto con
il debito si è sostenuto in modo artificioso il valore di merci in eccesso e
quel reddito fasullo ha smaltito le scorte di prodotto.
Già
poiché la ricchezza si misura con il volume delle merci prodotte, queste vanno
vendute. Costi quel che costi.
Costi
altissimi: il mercato del lavoro superaffollato ha ridotto stipendi e salari;
il mercato delle merci, altrettanto affollato, non ha ridotto i prezzi.
Et
voilà, all’eccesso di offerta fa il paio l’insufficienza dei redditi che fa un
difetto di domanda e nel mondo, per poter tirare avanti, gira più carta di
debito che moneta sonante.
Mauro
Artibani
http://www.alibertieditore.it/?pubblicazione=la-domanda-comanda-verso-il-capitalismo-dei-consumatori-ben-oltre-la-crisigiovedì 29 maggio 2014
SE TUTTI METTIAMO I SOLDI AL PIZZO SIAMO PAZZI
Fiuuuuuu! Mettono tutti i
soldi al pizzo.
Lo dice il rapporto del Centro studi di Unimpresa: i salvadanai
delle famiglie sono passati dagli 854,1 miliardi di euro di marzo 2013 agli 869,6
di marzo 2014. Le banche pure: hanno aumentato di 32,7 miliardi gli
investimenti in titoli di Stato; anche i fondi delle imprese risultano in
crescita con un aumento di 5,1 miliardi da 191,7 miliardi a 196,7 (+2,6%). Vanno
su anche quelli di assicurazioni e fondi pensione di 1,8 miliardi da 25
miliardi a 26,8 (+7,3%) e quelli delle onlus di 1,1 miliardi da 22,3 a 23,4
miliardi (+4,8%).
Gasp! Così, tutti
gli agenti economici sottraggono risorse all’economia: si salvi chi può!
Già, chi può?
Potrebbero quelli che, affrancati dal bisogno, non debbono subire l’obbligo di fare la spesa.
Già però per fare la crescita, quella spesa si rende indifferibile; non fatta
genera eccesso di offerta.
Potrebbero i
produttori se non avessero tutto quell’ invenduto.
Potrebbero pure le
banche se potessero avere indietro quei crediti incagliati.
Potrebbero le
assicurazioni che ri-assicurassero e quei fondi che sfondassero tra quelli che
devono andare in pensione.
Già-già,
potrebbero tutti, ma non lo fanno!
E allora, come si
ottiene quella crescita che può smaltire tutte queste sovraccapacità, che tali
fatti generano, e che prolungano indefinitamente la crisi?
Già-già-già, come si ottiene quella crescita che può
smaltire gli eccessi per poter andare oltre la crisi?
Con la spesa,
quella aggregata!
Come faccio la
spesa?
Una vecchia regola
lo dispone: per farla, occorre denaro, per averlo occorre un lavoro!
Eggià, con il lavoro
ed ancora lavoro, tertium non datur.
Ecco, si, il
lavoro. Il primo quello che fa il prodotto, quello che nel sovraprodurre si
mostra improduttivo e che giust’appunto remunerato, poco non ce la fa ad
acquistare quanto prodotto facendo aumentare ancor più il sovraprodotto.
Il cane insomma
che si morde la coda. Poi, con le imprese che nel sotto remunerare quel lavoro
aumentano la capacità competitiva, ma non riescono a vendere quelle merci pur
così a buon mercato, quella coda se la stacca.
Improvvido
l’esercizio di quella gestione dei fattori della produzione che impiega
capitale che sovraproduce e lavoro che sotto remunera, facendo mancare all’esercizio della consumazione le risorse
per fare l’altro lavoro: il secondo.
Quel lavoro, ancorchè indifferibile, che
smaltendo il prodotto ripristina l’impiego produttivo dei fattori e che,
differito, ha generato prima lo squilibrio poi la crisi.
Per far fronte al
danno occorre cambiare registro e farne norma: tutte le risorse che consentono
di poter governare al meglio la produttività totale dei fattori vanno tenute
attive, anzi messe a ruolo per far roteare liscio il ciclo, ben oltre gli inciampi e
gli attriti che quotidianamente propone la vicenda economica.
Prosit.
Mauro Artibani
Etichette:
: lavoro,
bisogno,
consumatori,
crescita,
economia,
famiglia,
offerta,
produttori
giovedì 8 maggio 2014
CRISI: TROVATO IL BANDOLO DELLA MATASSA
Nell’impallato meccanismo dello scambio, lì dove fanno
il prezzo i beni, si mostra la crisi. Anzi in questo ganglio vitale del mercato
si è generata e ancor oggi viene rigenerata.
Nel luogo deputato a mettere d’accordo produttori e
consumatori, il mediatore non riesce a mediare.
Eggià, il reddito. Se insufficiente quello erogato
dal produttore a chi lavora, difficile per i consumatori fare quella spesa,
sufficiente a smaltire quanto prodotto da quel lavoro: un bel guaio, per tutti!
Tutti, il mediatore ed i mediati.
Tutti in crisi, non solo economica, di ruolo,
finanche di vocazione.
I produttori hanno fatto il prezzo di un mercato del
lavoro sovraffollato, riducendo stipendi e salari, per migliorare la
produttività.
Quella produttività che ha poi sovraffollato il
mercato di merci riducendone il valore; che ha sottratto altrettanto valore al
lavoro che le ha prodotte - confinando gli occupati a sovraprodurre, i
disoccupati a non produrre manco il reddito.
Che i consumatori, seppur affrancati dal bisogno,
dovrebbero acquistare per fare la crescita; squattrinati, costretti a differire
proprio quell’indifferibile che fa il 60% di quella crescita.
Fiuuuuuuu: Chi fa troppo, chi fa più del retribuito,
chi manca di fare esercizio di ruolo.
La matassa si fa ancor più inestricabile.
Quando questo accade, e di questi tempi accade, si
profila un dilemma grande così.
Si può continuare a fare il già fatto, con le
politiche monetarie che non riescono più a trasformare il credito in
reddito/debito e con la produttività che si fa sovraccapacità.
Si può far pure che alle imprese, per dare nuovo
lustro a quella produttività, toccherà investire in “Buoni fruttiferi”.
Investire nel più fruttuoso dei buoni: abbassando i
prezzi, pressappoco un remunero di scopo, per far spendere chi deve ben oltre
il bisogno. Viene così migliorata la
capacità competitiva che smaltisce quelle sovraccapacità; viene pure ripristinato il valore del produrre e del
lavorare.
Già, un ricostituente per tutti quelli che dentro
quella sgangherata barca, tra i perigliosi flutti, devono remare per andare
oltre la crisi. Chi per restare al timone deve rimetterci porzioni di profitto, chi ai
remi ci mette i muscoli, chi tornato prodigo spinge per fare girare il tutto.
Tutti soci del circolo della produzione.
Circolo, appunto, perché lì si gira in tondo
tenendosi per mano. In combriccola, dove il ricapitalizzante verrà
ricapitalizzato dagli atti posti in atto da quelli ricapitalizzati.
Tutti
adeguatamente capitalizzati, per fare tutti al meglio quel che s’ha da fare:
è utile, fa utili, per tutti!
Soci, in solido associati, per assicurare
l’equilibrio del sistema e dare pure preventiva risposta alle tendenze in atto,
da qui al 2030, che quelli di Oxford prevedono ancor più grame per il reddito
che viene dal lavoro umano: il 45% verrà fatto da esseri non umani e, gulp, il
tasso di occupazione ancor più giù.
Giust’appunto, per dare conforto al potere
d’acquisto, quel reddito s’avrà da trovare ben oltre il lavoro.
Mauro Artibani
Etichette:
consumatori,
crescita,
crisi,
mercato,
produttori,
reddito,
spesa
giovedì 27 marzo 2014
CRISI: PARADIGMA SCACCIA PARADIGMA
Ci sono notizie gustose, come la
ciliege: “Cento trilioni di dollari sono tanti, troppi soldi e in soli 7 anni
sono lievitati come il pane: dal 2007 ad oggi, il debito è aumentato del 40%,
passando da 70 a 100 trilioni.”
E, come per le ciliegie, una
notizia tira l’altra:
Secondo la Bri, il "lievito
madre" di questo debito sono stati i Governi mondiali e le loro politiche
economiche, intenti a salvare il sistema finanziario dal default. Basta
guardare la situazione degli Stati Uniti d'America, Paese da cui la crisi ha
avuto origine: qui il debito è passato dai 4.500 miliardi di dollari agli
attuali 12 mila miliardi.
Poi un’altra ancora:
“Dal 2007 la base monetaria degli Stati Uniti è salita da
$800 miliardi a $3.7 bilioni. Quantitative easing come se piovesse”
Fiuuuuuuu,
questa maledetta crisi!
Ennò,
cocchi, questi non sono gli effetti, queste sono le cause della crisi!
Già, le cause,
quelle della strutturale sovraccapacità produttiva che ha imposto dazi al mondo. Cos’altro sono le tecniche di reflazione,
messe in campo per dar sostegno alla domanda, che spandono moneta da dare a
credito che diventa debito? Dazi appunto, da pagare per ripristinare il valore
di merci altrimenti svalutate.
Tal
credito rifocilla portafogli smilzi che acquistano quel che possono: si
smaltisce l’eccesso, non scendono i prezzi. Due piccioni con una fava: quella
del debito.
Quel
debito passato di mano in
mano, quando si fa inattingibile diventa debito sovrano. Così si è giunti a
bomba.
Ricominciamo
daccapo, dall’alterazione del meccanismo di formazione dei prezzi.
In
un mercato efficiente, quando la domanda si mostra in eccesso perché i redditi erogati
sono insufficienti ad acquistare quanto prodotto, i prezzi scendono, si ripristina
l’equilibrio.
In
un mercato inefficiente, invece, grida disumane accompagnano il fatto:
deflazione, deflazione!
Giammai,
gridano i più. Armati di un vecchio paradigma* che accredita i produttori
generatori di ricchezza, rivendicano il credito, armando una canizza che
confonde valore e prezzo.
Eggià,
quando il liquido monetario comincia a scorrere il gioco è fatto: quel valore incontrando
un potere d’acquisto dopato, fa un prezzo fasullo; viene così generata ricchezza, altrettanto fasulla.
Venuti
al pettine i nodi, indebitati oltre misura gli indebitabili, quella ricchezza,
già fasulla, immiserisce.
E
quando si arriva alla fine della
fiera nel mercato, liberato dagli anabolizzanti deflattivi, si scorge l’altro,
l’inaudito. Un nuovo valore, per un nuovo
paradigma,** quello delle risorse messe in campo per fare la crescita,
impiegate da chi fa la spesa.
Ristorato quel
valore della spesa, che smaltisce sovraccapacità, viene rivalutato pure quello
della produzione.
Toh, pure così
due piccioni con una fava ma senza debito!
Ok, il prezzo, quello giusto
conviene a tutti, pure per rimettere quel
debito già fatto.
*Il vecchio
paradigma recita: Le imprese producono beni, valore che genera ricchezza;
creano occupazione, con il lavoro forniscono reddito; danno ristoro ai bisogni.
**Il nuovo paradigma
recita: L’acquisto trasforma il valore in ricchezza, la consumazione del prodotto
genera input per nuova produzione, viene così fornita continuità al ciclo, sostanza alla crescita.
Mauro Artibani
Iscriviti a:
Post (Atom)












