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martedì 23 giugno 2020

ERESIA, ALTRO CHE NUOVO NORMALE

Nell’intervento agli “Stati generali dell’Economia” il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha dedicato un passaggio all'incertezza riguardante la capacità delle politiche di sostegno, adottate nei diversi paesi, di influenzare la fiducia e i consumi delle famiglie e le aspettative e gli investimenti delle imprese. "Sarà assai difficile prevedere, in questa situazione, quante risorse saranno necessarie, come saranno impiegate e quale sarà il loro grado di efficacia. A un livello più profondo non sappiamo come e quanto l’esperienza della pandemia finirà per modificare i nostri comportamenti, le abitudini di consumo, l’allocazione del possibile aumento del risparmio precauzionale. Ci si chiede quali nuovi bisogni si affermeranno, quali consuetudini saranno definitivamente superate, quali saranno le conseguenze per l’organizzazione della società e dell’attività produttiva”. Condivido Governatore la difficoltà che intravvede per, magari, ripristinare la normalità. Ma…. sant’iddio quel normale che generava ricchezza con il debito, fatto da consumatori affrancati dal bisogno, che dovevano smaltire la sovraccapacità delle imprese? Quel normale che, alla fine della fiera, ci ha portato alla stagnazione? Ennò, quello no! Solo le norme di dottrine scadute, che hanno consentito tutto questo, sono in grado di sperare in tal nuovo normale. Dottrine scadute, ripetute a memoria: Tridico sfida la crisi dicendosi sicuro sarà vinta e che vedrà l'Istituto a fianco di chi fa impresa producendo lavoro e valore"; come pure il Colao del "Sicuramente l'impresa e il lavoro sono l'urgenza su cui intervenire per rilanciare l'economia". Non è normale, invece, pensare di spesare chi fa la spesa, quella spesa che fa crescere l’economia. Ma s’ha da fare. Non è normale abbassare il prezzo delle merci, ancorchè sovraprodotte, per rifocillare la capacità di spesa e smaltire il magazzino. Ma s’ha da fare. Non è normale rifocillare quella spesa che paga, con il prelievo fiscale, la spesa pubblica e con un resto che, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle imprese. Ma s’ha da fare. Perchè, giova rammentarlo, la crescita si fa con la spesa, non con la produzione né con il lavoro; proprio quella spesa che, smaltendo il sovraprodotto, fa fare all’impresa nuova produzione e che genera pure il lavoro. Si, insomma, per generare nuova ricchezza serve una nuova eresia non un nuovo normale! Nell’Economia dei Consumi, è bene lo si rammenti, occorre esser prodighi per esser prosperi, prosperi per poter esser prodighi! Giust’appunto, l’eresia; sta oltre quel normale che già nel 2019 aveva generato 1,7 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta; 4,6 milioni di individui non prosperi né prodighi. Figuriamoci domani. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 26 maggio 2020

RIPRESA A “V” UN CORNO

La crescita economica viene generata dalla spesa aggregata; quella fatta dai consumatori corrisponde a 2/3. Il reddito disponibile delle famiglie italiane, nel 2013, torna ai livelli di 25 anni fa. L'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Tatatà, così si lascia il mondo “normale” della crescita zero, si entra in quello pandemizzato. Qui dentro, non sapendo affatto qual santo pregare, si divina sulla forma della ripresa: V, U, L…? Gli agnostici, meno interessati alla forma, guardano ad altro. Alla nuova allocazione della ricchezza per esempio che, in questi tre mesi si è di fatto realizzata. Toh, proprio in quell’Economia dei Consumi dove pur vige il detto: occorre esser prodighi per esser prosperi; prosperi, per esser prodighi! Pensionati, dipendenti pubblici e, seppur con qualche acciacco, cassaintegrati dispongono pressappoco dello stesso portafoglio; i detentori del capitale, i professionisti, gli esercenti e gli artigiani lo hanno visto svuotarsi. Se in questo mondo l’abbiente ha da esserci, per poter mostrare che ci sono, abbienti si sia! Bene, gli abbienti di prima oggi non hanno; i non abbienti invece hanno: magari poco più della mera sussistenza la maggior parte dei pensionati, per gli “statali” poco più di quel che avevano un decennio fa, per i cassaintegrati poi, beh… fate voi. Dunque, questi neo prodighi ce la faranno a generare quella prosperità che potrà consentire pure agli ex prosperi di poter tornare prodighi? Nell’attesa della crescita post Covid-19, tra V, U, L… meglio forse X: si, l’incognita! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 21 novembre 2017

PEZZENTI O DUMPING?

La crescita economica si fa con la spesa. Spesa che, più o meno, si voglia o possa fare.
Ta tatà, occorre insomma esser prodighi per mantenere la prosperità; prosperi per esser prodighi!
A Roma dicono "Mai detto 'n prospero!"
A Venezia, «Pezzenti. Uno mangia e beve, poi dice che non sapeva la lingua. Ma se vieni in Italia devi imparare l'italiano; anche un po' di veneziano non farebbe male».
Già, così commenta il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro la vicenda dei tre turisti asiatici che pochi giorni fa hanno pagato 560 euro per un pranzo di pesce in una trattoria vicino a San Marco.
Quei tre, musi gialli, incazzati neri, avevano poi scritto una lettera proprio a Brugnaro per lamentarsi del trattamento subito dal ristoratore. Dalla laguna il focoso ribatte: «Hanno mangiato aragosta e non hanno lasciato niente nel piatto. Ho chiesto al cameriere se gli avessero lasciato la mancia, neanche quella; è giusto che abbiano pagato. Anzi ,vorrei fare un plauso al ristoratore che ha emesso lo scontrino, dimostra ancora una volta che a Venezia c'è la legalità. Se venite a Venezia dovete sapere che siete a Venezia, dovete spendere qualcosina. Anzi, lasciate la mancia alle persone che lavorano per voi. Siete i benvenuti, ma dovete spendere».
Dunque, al di là dell'elegante eloquio che sostiene il limpido pensiero del Sindaco, la spesa o, meglio, la prosperità che tocca avere nel farla per poter continuare ad esser prosperi per everla fatta.
Già se a tavola, in un sol colpo, il trattore ti svuota il portafoglio e poi solerte paga l'iva, la tua; ti restano a mala pena gli spicci della mancata mancia, non più la properità nè l'esser prodigo.
Toh, a voler esser maligni, come quel + 2% di inflazione che altera i prezzi, perseguito dalle banche centrali.
Dunque, hic et nunc, per le regole che govenano l'economia dei consumi si potrebbero configurare i termini dell'illecito economico; per quelle invece della vecchia economia della produzione, gli effetti degli improperi del Sindaco sono al più folclore.
Essì, per questi vecchi apologeti, invece, il dumping* che rifocillando il potere d'acquisto rende prodighi e prosperi va fustigato.
Ehi Gente,“c'è del marcio in Danimarca” o, forse, solo l'azione di quell'anchilosato paradigma** che invade ancora il pensiero dei più?

*Che piaccia o meno, l'esportazione di merci a prezzi molto bassi che rifocillano il potere d'acquisto allo scopo d'imporsi sui mercati esteri.

** Quello che attribuisce ai produttori la generazione della ricchezza cosicchè, all'aumentare dei prezzi, se ne genera di più: gulp!

Mauro Artibani