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martedì 28 gennaio 2020

PREZZI GIUSTI CERCASI

Asta record per il nuovo Btp trentennale del Tesoro, con una domanda pari a qualcosa come 47 miliardi di euro, a fronte dei 7 messi sul mercato, per la prima tranche del nuovo benchmark; 360 investitori, insomma, per il nuovo Btp a 30 anni, con scadenza 1settembre 2050 e cedola annua del 2,45. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha snocciolato i dettagli dell’emissione. Più dei due terzi del collocamento è stato sottoscritto da fund manager (67,9%), mentre le banche ne hanno sottoscritto il 13,3%. Gli investitori con un orizzonte di investimento di lungo periodo hanno acquistato il 12,1% (in particolare il 6,4% è stato allocato a banche centrali e istituzioni governative, mentre il 5,7% è andato a fondi pensione e assicurazioni). Agli hedge fund è stato allocato il 6,5% dell’ammontare complessivo. Le imprese non finanziarie hanno partecipato all’emissione con una quota residuale pari allo 0,1% circa. Nonostante il rating BBB e l’incertezza politica, in vista delle elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna, i BTp continuano insomma ad essere gettonati alle aste del Tesoro. Ma non solo in Italia. Toh, come i rendimenti dei trentennali Usa che stanno al 2,2972% ma con un rating AAA. Nel Mondo poi, oltre 16.000mld di euro di obbligazioni governative hanno rendimenti addirittura negativi: una pacchia! Un cacchio, qualche preoccupazione è stata manifestata circa il potenziale impatto dei tassi negativi sulle famiglie dell’eurozona. Tanto emerge dai verbali della Bce relativi alla riunione del 12 dicembre scorso, la prima presieduta da Christine Lagarde. In particolare viene chiesto “un monitoraggio concomitante dei risparmi e delle dinamiche dei consumi”. Ma come loro che, con le politiche monetarie lasche hanno fatto l’inguacchio, oggi monitorano lo stato dello stesso inguacchio? Giust’appunto, quell’inguacchio delle azioni di reflazione, volte a sostenere la domanda, per non far scendere i prezzi. Prezzi che non sono scesi, anzi son saliti alle stelle e che si mostrano con i tassi negativi, con le Borse del Mondo sui massimi, con i valori immobiliari alle stelle. Prezzi falsati pure quelli al consumo, che non riescono a raggiungere quell’agognata meta, sognata dai banchieri centrali, del quasi + 2% ma che hanno, invece, inibito quella deflazione in grado di ricaricare il potere d’acquisto proprio delle famiglie che oggi monitorano. Bella no? Tra risparmi che non rendono, consumi consumati dal magro potere d’acquisto ed un mercato impallato da prezzi che non raccapezzi. Già, tutto questo mentre il ristretto club dei Paperon de' Paperoni mondiali, 2.153 persone, detiene una ricchezza superiore al patrimonio di 4,6 miliardi di persone, mentre alla metà più povera della popolazione resta meno dell’1%. Non son io a dirlo, sta nel nuovo report diffuso da Oxfam alla vigilia del meeting annuale del World Economic Forum di Davos. Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 9 luglio 2019

3x2 = 6 GANZO!

Ehi, economisti, apologeti dell'Economia della Produzione, prendo di petto un vostro attempato concetto: l'Utilità Marginale di un bene. Cardine della teoria neoclassica del valore in economia, misura l'incremento del livello di utilità, ovvero della soddisfazione, che un individuo trae dal consumo di un bene, ricollegabile ad aumenti marginali nel consumo del bene. Che sia attempata non lo mostra solo il settecentesco Daniel Bernoulli, che per primo ne parla e, passando di bocca in bocca, altri che ribadiscono di una utilità non sempre utile. Nella monumentale formula non una sillaba viene spesa per dedurre cosa accada, nel tempo dell'Economia dei Consumi, al valore di una marginalità vieppiù decrescente. Bene, affinchè sia di monimento, diamo un'occhiata ai fatti. Se ho in casa tutto il bendiddio che si possa desiderare, il desiderio ristagna. Bene, l'utilità marginale decrescente* si annusa guardando di traverso: se si è affrancati dal bisogno si riduce quella del dover fare spesa, pure l'utilità del debito per poterla fare; quella del dover produrre e del dover lavorare al produrre merci da acquistare. Et voilà, quando le altre utilità annaspano aumenta invece l'utilità marginale della domanda di merci. Essipperchè se viene a mancare la domanda, manca il contributo fornito dalla "tiritera"** alla crescita. Con una teoria che non misura questo valore, la crisi - che incarta il mondo dal 2007 - è stato il minimo che potesse capitare. Già, la Teoria economica neoclassica non considera il valore marginale della domanda, inversamente proporzionale a quello della spesa, nè valuta gli effetti collaterali che vengono così generati proprio dentro il meccanismo della produzione del valore. La teoria, appunto; il mercato a volte si, magari, quando fa il 3x2. Già, il 3x2 fa il prezzo dell'utilita decrescente della spesa remunerando la domanda: mia moglie, mia madre e mia nonna acquistano il 3, pagano per il 2. Avranno ciascuno l'1 al prezzo di 0,666666. Per le Imprese, un' iniziativa pro crescita; per la mia Famiglia / gli amici / quelli del pianerottolo e quelli in Gruppi d'acquisto si contiene la discesa dell'utilità marginale del prodotto acquistato; migliorando la redditività del reddito speso si rifocilla il potere d'acquisto. Beh, seppur con pazienza, prudenza e perseveranza, insomma: LA DOMANDA COMANDA! A meno che i soliti apologeti, con le stesse 3P, non vogliano ancor tentare, per arrestare la decrescente utilità marginale della spesa, di utilizzare "un consistente stimolo monetario per assicurare che prosegua l'accumularsi di pressioni al rialzo sui prezzi nel medio termine", come dice Mario Draghi, nel rapporto annuale della Bce. Bella, no? Prezzi più alti, meno spesa, per fermare quella decrescenza! *La legge dell'utilità marginale decrescente afferma che, all'aumentare del consumo di un bene, l'utilità marginale di quel bene diminuisce. **La spesa trasforma la merce in ricchezza, il consumo dell'acquistato spinge la riproduzione.... Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 14 maggio 2019

C'E' UN CEO IN EU CHE FA L'INDIANO!

L'indiana e multinazionale ArcelorMittal ha annunciato l'intenzione di sospendere temporaneamente la produzione negli stabilimenti siderurgici di Cracovia in Polonia e di ridurre la produzione nello stabilimento delle Asturie in Spagna. Inoltre l'aumento previsto del livello di produzione a 6 milioni di tonnellate, in ArcelorMittal Italia, subirà un rallentamento a seguito della decisione di ottimizzare i costi e la qualità della produzione. "La difficile decisione di ridurre temporaneamente la nostra produzione europea di prodotti piani - commenta Geert van Poelvoorde, CEO di ArcelorMittal Europa-Prodotti Piani - non è stata presa alla leggera. Comprendiamo l'impatto che questa scelta ha sui dipendenti e sulle comunità locali. Lavoreremo per garantire che vengano adottate misure sociali volte a supportarli durante questo periodo. Queste azioni riflettono un contesto europeo caratterizzato oggi da una carenza di domanda; una situazione, questa, ulteriormente aggravata dall'aumento delle importazioni, nonostante le misure di salvaguardia introdotte dalla Commissione europea. Stiamo collaborando con le parti interessate per chiedere che le salvaguardie siano rafforzate con l'obiettivo di impedire un ulteriore aumento delle importazioni dovuto alla continua sovraccapacità globale e a un indebolimento dell'economia nei Paesi limitrofi alla Ue, inclusa la Turchia. L'industria siderurgica in Europa può avere un forte futuro ma è necessario garantire parità di condizioni affinché non venga concesso un vantaggio sleale ai concorrenti extra Europa". Bel discorso eh? Un'invocazione mercatista con il mercato degli altri. Essì, fa l'indiano l'europeissimo Ceo: si lagna per i "lavoratori" e per le comunità locali. Lavorerà per garantire che vengano adottate misure sociali volte a supportarli durante questo periodo (vengano, ma da chi? Ndr). Poi ammette pure le responsabilità: carenza di domanda; sovraccapacità produttiva. Spudorato, invece di contrirsi, preme dall'alto del suo potere contrattuale per l'applicazione delle tariffe di salvaguardia permanenti, introdotte quest'anno dalla Commissione europea. Temo di si, quando chiede che le salvaguardie vengano rafforzate con l'obiettivo di impedire un ulteriore aumento delle importazioni dovuto alla continua sovraccapacità globale e ad un indebolimento dell'economia. Dunque, dazi per far aumentare i prezzi dei prodotti importati e non far scendere quelli interni. Ma non c'era carenza di domanda, magari per il ridotto potere d'acquisto? Ma.. non c'era pure una palese sovraccapacità che, in un mercato efficiente, dovrebbe far scendere i prezzi per magari migliorare proprio quel malnato potere d'acquisto.... magari dei lavoratori, magari pure di quelli delle comunità locali? Già, vuoi vedere che un mercato opaco funziona meglio? Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 30 aprile 2019

IL MINISTRO, GLI ACCADEMICI, L'INFLAZIONE E L'IVA

Signori, ci siamo, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha chiarito la sua posizione in merito all'aumento dell'Iva dicendosi personalmente non contrario: "E' la mia posizione scientifica ma non posso confonderla con la posizione della maggioranza di governo. Ritengo sia meglio spostare l'imposizione sui consumi piuttosto che sui redditi perché è un tipo di peso fiscale più favoreveole alla crescita" di questi tempi e questa congiuntura, il dichiarante, accademico/scentifico, la dice talmente... bò, che vi sottopone un processo aleatorio; volendo tassare i consumi, pressappoco stocastico. Suvvia, non dite 'sto cavolo, quello del Ministro, come dei colleghi accademici è solo un giochino, pari pari all'inflazione "indotta" dalle politiche monetarie. Proviamo ad andare oltre: sull'utilità marginale decrescente, per esempio. Si, quella della spesa, lo scheletro nell'armadio del sistrema produttivo. Cerchiamo le cause che la impongono all'attenzione e che i disattenti disattendono. Tiriamo i dadi, il pari la intravvede nella sovraccapacità dell'offerta; il dispari, nell'affrancamento dal bisogno dei consumatori. Okkei, ma... pari e dispari, per me pari son! Per voi? Scusate, si, è vero, ho dimenticato di metter tra le cause l'invarianza del reddito disponibile: celo metto. Peggio che andar di notte ma... sempre quel pari e quel dispari, per me pari son! La prima causa, per uscire dal guado, pretende un'azione inflattiva; la seconda, deflattiva. Essì, siamo tornati a bomba: inflazione/deflazione. Dispositivi, tutteddue, del mercato efficiente per ripristinare, nei modi del possibile, l'equilibrio tra domanda e offerta. Voi accademici, sponsor dell'inflazione / voi di quella tassa occulta, buona per non far scendere i prezzi, per salvaguardare gli utili d'impresa, per non ridurre l'occupazione e/o i salari pure per ridurre il valore dei debiti: si, per voi: "chissenefrega del potere d'acquisto". Io, sommessamente, che 'sto potere voglio salvaguardare, tifo per quella deflazione che attribuisce il "Potere vero" a quelli della spesa. Si, solo così, i sottoposti potranno smaltire l'eccesso; dovranno così riprodurre, potranno assumere e/o remunerare i loro sottoposti. Tutti, magari pure, potranno meravigliosamente far aumentare le entrate tributarie per rintuzzare, l'aumento del valore del debito. Buon lavoro, accademico Ministro, buon lavoro. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 19 febbraio 2019

OFFRIAMO L'ACQUISTO A PREZZI MODICI

Quattro fatti ed un interpretazione. Quando l’OFFERTA di prodotto ha sopravanzato la DOMANDA siamo entrati trionfanti nell’economia dei Consumi. Quando, affrancati dal bisogno, viene sollecitata l’insaziabilità del desiderio, per costruire attese di acquisto, quell’economia si fa Società. Quando il benessere viene acquisito dai più, la SocioEconomia dei Consumi trionfa. Quando saltano remore, valori, etica, morale finisce il “proibizionismo”; sacrificio necessario per non porre ostacoli ad uno sviluppo indefinito. Voilà la vita spesa a fare la spesa. Un crescendo rossiniano per una musica da organetto. Questo ci tocca fare per mantenere il nostro tenore di vita. Quanto ci costano questi vocalizzi da operetta? Redditi insufficienti, sovraindebitamento, monnezza che ci soffoca, relazioni umane sacrificate alle liturgie acquisitive. Non è un bel vedere. C’è stato affibbiato un compito: offrire garanzia di consumazione del prodotto, costi quel che costi. Per i costi sociali delle allucinate solitudini ci pensa la letteratura sociologica; i costi ambientali li fa l’ecoeconomo. Facciamo almeno quelli delle nostre tasche. I consumatori Usa, con 2.560 mld di $ impiegati per il Credito al Consumo, mostrano la loro solerzia e con un oceano di fallimenti individuali la loro abnegazione. Se tanto ci da’ tanto: quale futuro per il nostro futuro? Lo 0,7% del Pil Usa, generato dal business del credito, non lenisce le nostre pene; le alchimie finanziarie a supporto del debito, che scoppiano come bolle di sapone, neppure: buio in fondo al tunnel. Dobbiamo rimboccarci le maniche epperchennò mettere a profitto il Valore delle nostre azioni. Tutte. La garanzia di consumazione del prodotto, la nostra FIDUCIA, l’impiego del nostro tempo, l’attenzione, il denaro pure la prodigalità: insomma la pratica quotidiana dell’Azione. Questo il nostro contributo: un vero e proprio LAVORO. Se retribuito potrà dare sprone alla baracca. Se solidale dare ristoro a quelle solitudini. Rassettare l’ambiente per non lavorare “immondezzati” diventa un obbligo. E poi, giova farne tesoro, un ambiente consumato non possiamo consumarlo.   P.S. Vista la congiuntura sfavorevole delle nostre finanze offriamo l'acquisto a prezzi modici.   Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

venerdì 9 febbraio 2018

DAZI TU CHE DAZIO ANCH'IO

Cina, Germania, Corea del sud, Italia da un lato gli Usa dall'altro, fanno a pugni e si prendono a male parole:
Dannazione, noi yankee spendiamo nel mondo più di cinquecento miliardi di quanto il mondo spende da noi!
Ehi, ehi, se hai un apparato produttivo vecchio e costoso te la pigli con noi!
La mettete sul personale? Beh, ancora e sempre America first!
Ma quale America first! Il tuo segretario di stato, anzi al debito - si Steve Mnuchin - ha detto come la debolezza della valuta nazionale sia benvenuta* e il Segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross, ha dichiarato come l’esercito americano sia pronto ad alzare le barricate per prepararsi a una guerra commerciale mondiale.
Porca miseria, vedo che tutti oggi state uniti; beh, noi però Stati Uniti da tempo e vi mettiamo pure i dazi sull'importazione di lavatrici e pannelli solari.
Eggià, di questi tempi il mondo va così. Ognuno cerca di tirare l'acqua dal mulino altrui: chi importa e non riesce ad esportare fa arricchire gli altri e fa ingrugnare i suoi; chi invece più contiene i prezzi esporta e arricchisce; lo fa vieppiù** contraendo il costo del lavoro, che anch'esso fa ingrugnare, quindi la spesa fatta in casa.
Di fronte a tali fatti e a tal recita nel dire, il Ministro Padoan la mette giù dura: “Ciò di cui sono più preoccupato non è tanto la possibilità di una guerra valutaria, quanto la possibilità di una guerra commerciale incombente. Spero che ciò non accada. Ma la storia ci dice che se c’è una mossa verso un maggiore protezionismo in un paese, allora la tentazione per un altro partner di fare lo stesso o di vendicarsi è molto alta e aumenta, così le cose potrebbero sfuggire di mano…”
Ennò Cocchi, ma quali sberle, insulti o guerre di tutti contro tutti!
Suvvia, dal momento che la ricchezza viene generata dalla spesa, non dalla produzione e dai dazi, la produttività, fatta con la riduzione dei redditi e con la competitività cercata a suon di sgarbi, riduce il potere d'acquisto. Eggià, visto l'andazzo, siamo noi della spesa ad essere ingrugnati e..., Noi siamo i tutti!
Meditate, politici di ogni dove, meditate!

*Gulp: epperfortuna al che vertice di ottobre 2017 del Fondo Monetario Internazionale i partecipanti si impegnavano, pure gli Usa, "a non attuare svalutazioni competitive e a non fissare tassi di cambio per aumentare la competitività".
** 7 milioni di mini job erogati in Germania da 450 euro/mese. Cina ed altri fanno manco quello pur di vincere per capacità comptetitiva.
Il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa; l'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Gulp!

Mauro Artibani, l'Economaio


martedì 21 novembre 2017

PEZZENTI O DUMPING?

La crescita economica si fa con la spesa. Spesa che, più o meno, si voglia o possa fare.
Ta tatà, occorre insomma esser prodighi per mantenere la prosperità; prosperi per esser prodighi!
A Roma dicono "Mai detto 'n prospero!"
A Venezia, «Pezzenti. Uno mangia e beve, poi dice che non sapeva la lingua. Ma se vieni in Italia devi imparare l'italiano; anche un po' di veneziano non farebbe male».
Già, così commenta il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro la vicenda dei tre turisti asiatici che pochi giorni fa hanno pagato 560 euro per un pranzo di pesce in una trattoria vicino a San Marco.
Quei tre, musi gialli, incazzati neri, avevano poi scritto una lettera proprio a Brugnaro per lamentarsi del trattamento subito dal ristoratore. Dalla laguna il focoso ribatte: «Hanno mangiato aragosta e non hanno lasciato niente nel piatto. Ho chiesto al cameriere se gli avessero lasciato la mancia, neanche quella; è giusto che abbiano pagato. Anzi ,vorrei fare un plauso al ristoratore che ha emesso lo scontrino, dimostra ancora una volta che a Venezia c'è la legalità. Se venite a Venezia dovete sapere che siete a Venezia, dovete spendere qualcosina. Anzi, lasciate la mancia alle persone che lavorano per voi. Siete i benvenuti, ma dovete spendere».
Dunque, al di là dell'elegante eloquio che sostiene il limpido pensiero del Sindaco, la spesa o, meglio, la prosperità che tocca avere nel farla per poter continuare ad esser prosperi per everla fatta.
Già se a tavola, in un sol colpo, il trattore ti svuota il portafoglio e poi solerte paga l'iva, la tua; ti restano a mala pena gli spicci della mancata mancia, non più la properità nè l'esser prodigo.
Toh, a voler esser maligni, come quel + 2% di inflazione che altera i prezzi, perseguito dalle banche centrali.
Dunque, hic et nunc, per le regole che govenano l'economia dei consumi si potrebbero configurare i termini dell'illecito economico; per quelle invece della vecchia economia della produzione, gli effetti degli improperi del Sindaco sono al più folclore.
Essì, per questi vecchi apologeti, invece, il dumping* che rifocillando il potere d'acquisto rende prodighi e prosperi va fustigato.
Ehi Gente,“c'è del marcio in Danimarca” o, forse, solo l'azione di quell'anchilosato paradigma** che invade ancora il pensiero dei più?

*Che piaccia o meno, l'esportazione di merci a prezzi molto bassi che rifocillano il potere d'acquisto allo scopo d'imporsi sui mercati esteri.

** Quello che attribuisce ai produttori la generazione della ricchezza cosicchè, all'aumentare dei prezzi, se ne genera di più: gulp!

Mauro Artibani



mercoledì 17 maggio 2017

I DAZI SO' C....!

"Combatteremo per i lavoratori americani e per l'acciaio americano, a partire da ora. Per decenni, l'America ha perso posti di lavoro e fabbriche per un commercio ingiusto, ma cambieremo le cose". Ci risiamo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha presentato la direttiva firmata, che dà la "priorità immediata" a un'indagine del dipartimento del Commercio sull'importazione di acciaio e sulla possibilità che rappresenti un pericolo per la sicurezza nazionale. Si tratta di un settore "in cui non possiamo essere dipendenti dai Paesi esteri".
Trump ha intenzione di appellarsi a una legge del 1962 per imporre restrizioni alle importazioni di acciaio per ragioni di sicurezza nazionale, in base al fatto che viene usato per la costruzione degli scafi delle navi, dove è necessario un alto standard di sicurezza che, secondo l'amministrazione Trump, potrebbe non essere garantito dalle aziende non statunitensi.
Si tratta di una nuova mossa di Trump per portare avanti la sua agenda, che prevede di avvantaggiare i prodotti e i lavoratori statunitensi. A sentire il suo dire cerano alcuni degli amministratori delegati del settore dell'acciaio.
Gli Stati Uniti, nel 2016, hanno importato 30 milioni di tonnellate di acciaio, usati nella costruzione di palazzi, ponti, dighe e impianti per la lavorazione del gas e del petrolio. I principali fornitori sono Canada, Brasile, Corea del Sud, Messico, Giappone e Germania.
Dunque, a colpi di dazi, si combatte in nome e per conto dei lavoratori a stelle e strisce.
Si, quei dazi, che facendo fuori i concorrenti non fanno scendere i prezzi anzi li fanno salire diminuendo il potere d'acquisto di quei lavoratori verso i quali si scalpita.
Non basta, in nome e per conto di quei dazi, chi li mette li aspetti: se dazi tu dazio anch'io.
Daziano tutti, chiuse le porte, le merci non passano, si dovrà ridurre la produzione, l'occupazione , il lavoro e i salari: gulp!
Si insomma dazio x dazio = sessan'cazio.
Dazio io, dazi tu, daziano tutti: dannazione, la crescita economica si fa con la spesa, con questi chiari di luna come faccio a farla?

Mauro Artibani


martedì 10 gennaio 2017

CON I SALDI CI PAGANO PER FARE LA SPESA

Pronti? Via!
Iniziano il 2 gennaio i saldi invernali 2017 in Basilicata e Sicilia. Il 3 toccherà invece alla Valle d'Aosta e il 5 a tutte le altre regioni d'Italia.
La caccia all'affare, portata avanti in particolar modo dalle donne, è già iniziata con le cosiddette "missioni esplorative" per individuare un capo che, tra pochi giorni, sarà messo in vendita a un prezzo inferiore da quello segnato sul cartellino.
Confcommercio ha così ricordato alcune regole per il corretto acquisto della merce in saldo: la possibilità di cambiare il prodotto, pratica generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante; la prova dei capi e i prodotti in vendita che possono appartenere anche a una stagione precedente. Inoltre il negoziante ha l'obbligo di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
Ricapitoliamo.
La data: 2 volte l’anno.
Il fatto: smercio di merci invendute.
La causa: eccesso di merci sul mercato.
La concausa: alto prezzo delle merci.
Voilà: I SALDI.
L’evento atteso, raccomandato, blandito, agognato dai più.
Si imbandierano vetrine, si sbandierano occasioni, si bandiscono festini; c’è baldanza in tutti noi.
La fiera della vanità, la festa dei consumatori.
La nostra festa.
Essipperchè va in scena la rappresentazione fantasmagorica di come si possa VENDERE ACQUISTANDO.
Vendere le nostre istanze all’acquisto; vendere l’occasione di acquistare l’eccesso; vendere l’acquisto a prezzi convenienti.
Le Imprese, riducendo i prezzi, acquistano la domanda; noi vendendola rifocilliamo il potere d'acquisto.
Se fare la spesa lavoro ha da essere, insomma, Reddito sia.
Buono per fare quella crescita, buona per tutti.
Questo è quanto, altro che risparmio!
Insomma saldi, soldi e alcun quaquaraquà.
Noi almeno, no!

Mauro Artibani



mercoledì 28 dicembre 2016

CACCHIO, FERMATE 'ST'ESPANSIONE MONETARIA

Il rialzo dei prezzi dello 0,5% dei beni ad alta frequenza di acquisto significherà pagare, in termini di aumento del costo della vita, 76 euro in più su base annua a famiglia. E' quanto calcola l'Unione nazionale consumatori, dopo la diffusione dei dati Istat.
Una coppia con 1 figlio pagherà nei dodici mesi 72 euro in più, un pensionato con più di 65 anni sborserà 40 euro, 40 euro anche un single con meno di 35 anni, 58 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni.
Non paghi, quelli dell'Unc hanno stilato la classifica delle città più e meno care d'Italia. "Sono 5 su 19 le città capoluogo ancora in deflazione. Nonostante fossero 9 nel mese di ottobre, è significativo che la deflazione permanga a Milano e Roma".
Il record della deflazione a Torino, dove l'abbassamento dei prezzi dello 0,2% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 95 euro su base annua in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto delle città meno care, Roma, con una deflazione dello 0,2% ed una minor spesa annua di 82 euro. Al terzo posto Potenza, dove una tradizionale famiglia di 4 componenti risparmierà 64 euro (-0,2%).
Credo banalmente che chi spende a Torino stia meglio di chi sta in quel di Roma, meglio ancora di chi spende a Potenza; meglissimo del resto degli italici abitanti.
Peggio invece stanno quelli che pure gli Industriali hanno infine scorto: Confindustria ha reso noto che il numero dei poveri assoluti risulta pari a 4,6 milioni, in crescita del 157% rispetto al 2007.
Colpa di quei satanassi di "inflazione/deflazione" dunque?
Colpa un cacchio, tutteddue sono dispositivi del mercato efficiente, idonei a tenere proprio l'equilibrio tra domanda ed offerta, solo che....
Solo che la crescita si fa con la spesa, non con la produzione: così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.
Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.
Così si dovrebbe fare; Loro invece fanno cosà: con l'espansione della liquidità monetaria alterano il meccanismo di formazione dei prezzi; alterando il funzionamento di quei dispositivi rendono il mercato opaco ed inefficiente, così come il potere d'acquisto.
Glielo dite voi a quelli della Bce di smetterla?
A tal dire, Gary North, con sconcerto prende e domanda: "Quale servizio produttivo deve aver svolto la persona, che esercita la domanda, al punto da ottenere denaro?"
Beh, quella domanda fa il 60% del Pil quindi, per fare la crescita, il domandante viene sottoposto pressappoco ad un obbligo. Per il servizio produttivo: con la spesa trasforma la merce in ricchezza, consumando l'acquistato fa riprodurre, da' continuità al ciclo, sostanza alla crescita. Per farlo impiega risorse scarse.
Le basta caro Gary?

Mauro Artibani



martedì 29 novembre 2016

TROPPO CARA CI FU QUEL FAR LA SPESA

Sempre più vecchi a fare la spesa per restare abbarbicati alla vita .
I giovani abituati alla spesa per vivere la vita.
Quelli delle Imprese che del prendere rischi si vantano e li assumono spendendo.
Quelli che pur di spendere ingrassano, vestono alla moda che passa di moda e che per andare da qui a lì hanno preso un Suv.
Quelli, infine, che vogliono poter spendere per poter fare altrettanto.
Essi, al mercato stanno tutti belli tonici; in forma per poter dar corso virtuoso al ciclo economico.
Prendono fiato, scaldano i muscoli, insomma si attrezzano all'uopo.
All'uopo?
Massì, ci sono pressappoco 1.600 miliardi di euro per assoldarli. Quella ricchezza, misurata dal Pil, pronta all'uso per generarne non altrettanta, di più.
Proprio quella ricchezza, generata dalla spesa aggregata, che viene trasferita dall'impresa ai soggetti del ciclo, remunerando il capitale ed il lavoro.
Orsù gente, s'ha da correre.
Pronti, Via!
Pronti?
I giovani che studiano non lavorano, poi ci sono i neet che non fanno nè l'uno nè l'altro; molti hanno lavori precari, moltissimi invece sono disoccupati.
Quelli non costretti dal bisogno, più che spendere risparmiano; quelli invece affamati di tutto, hanno poco da spendere.
I rischianti, visto l'andazzo, danno un taglio al rischio; seppur assoldati, si fanno renitenti alla spesa per quegli investimenti in conto capitale.
I benestanti, seppur volenterosi, non ce la fanno a spender tutto.
Lo Stato vedrà ridotto il prelievo fiscale per fare la spesa pubblica, pure quella per le pensioni di quegli arzilli vecchietti.
Via?
Si, via della misericordia. Già, il Mic (Misery Index Confcommercio) di settembre si è attestato su un valore stimato di 18,9 punti, in aumento di due decimi di punto rispetto ad agosto. Il peggioramento è imputabile principalmente alla componente relativa ai prezzi di beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto.
Signori trasferenti, per veder correre gli iscritti al ciclo, occorre integrare l'insufficiente trasferimento di ricchezza sui redditi di lavoro nella produzione, con quello del lavoro di consumazione che, guarda caso, smaltisce l'altrimenti invenduta produzione.
Si paga con la riduzione dei prezzi; il costo sta nella rinuncia a quel profitto che remunera il rischio d'impresa.

Mauro Artibani



martedì 11 ottobre 2016

UN REDDITO COMPLEMENTARE PER CHI NON CE LA FA

Ci risiamo: le ultime previsioni del Fmi, rese note poche ore fa, segnalano una crescita globale del Pil "sottotono", pari al 3,1 per cento nel 2016, che salirà al 3,4 per cento l'anno prossimo, con i Paesi in via di sviluppo che supereranno la velocità di crescita delle economie avanzate.
Non pago la Lagarde chiosa: "La mia speranza al termine della riunione annuale è che ogni ministro delle Finanze, ogni governatore di una banca centrale, tornerà a casa pensando, 'Che cosa posso fare per spingere la crescita che è attualmente troppo bassa, per un tempo troppo lungo, beneficiando troppo pochi? '"
Ve lo giuro, a quel dire, tornare a casa è stato un tormento.
Già, cosa posso fare?
Mettiamola così: per uscire dell'inghippo, tocca ricapitalizzare il reddito di chi fatica a fare la spesa.
Si e senza infingimenti: un reddito complementare perchè quello da lavoro da solo non basta a fare tutta la spesa che serve a fare tutta la crescita che serve a far star bene tutti.
S'ha da fare perchè i redditi, erogati dall'impresa a chi lavora per produrre beni e servizi, risultano insufficienti ad acquistare quel che viene prodotto.
S'ha da fare perchè, se la crescita economica rende indifferibile l'esercizio della spesa, questa insufficienza lo differisce.
Il complemento di uno scarto per l'esercizio di un obbligo, insomma.
Già, ma chi te lo da'?
Lo Stato, attraverso politiche fiscali acconce.
Ennò: "Bambole non c'è una lira!"
Le Imprese del troppo produrre*?
Ennò, a chi lavorando ha sovrapprodotto dicono: "Non c'è trippa per gatti!"
Si, vabbè ma, se "senza soldi non si canta messa", come si fa a fare la spesa?
Beh, la si fa facendo soldi!
Come?
Far fare il prezzo giusto ai prezzi** innesca una virtuosa partita di giro. Consente al mercato di apprezzare il valore di servizio della domanda, se ne potrà fare offerta ed incassare il dovuto; chi l'acquista sa che lo spendere quell'incasso attribuisce valore alle proprie merci, altrimenti svalutate. C'è già chi lo fa, Imprese pro crescita: hanno attrezzato business che acchiappano utili solo e quando i consumatori guadagnano.
Visto?
Giust'appunto, un reddito complementare, che surroghi l'insufficenza del primo, a remunero delle risorse produttive messe in campo per fare spesa/crescita, senza il quale non si fa nè l'una, nè l'altra.

*All'inizio del 2016 il business degli smart phone ha dato i primi segni di arresto, diminuendo le vendite. Fine 2016, a San Francisco Google presenta una linea di telefonini pensati per sfidare Apple, Amazon e Samsung. Già, gli "animal spirits" sono insopprimibili. Quando va così e così va, per tenere i guadagni, dovranno ridurre i costi, pure quelli del lavoro. Taglieranno ancor di più il reddito di quel lavoro.

**Sospendendo tutte le azioni reflattive messe in campo "ab illo tempore."
Mauro Artibani


mercoledì 28 settembre 2016

LA CRISI, LA GATTA, IL LARDO E LO ZAMPINO

Secondo il ministro dell'Energia venezuelano, Eulogio Del Pino, il livello di produzione mondiale del petrolio risulta eccessivo e dovrebbe essere ridotto di almeno il 10% per tornare a stimolare i prezzi.
Niente di nuovo all'orizzonte, il carattere distintivo dell'Economia dei Consumi sta proprio nel sovrapprodotto che affolla il mercato.
Se mai vi fosse stato bisogno della ratifica politica a tanta evidenza empirica, ora v'è.
Dentro il G20, ad Hangzhou in Cina, dove si continua a ridire il già detto nei summit precedenti, ops, una presa d'atto: "Riconosciamo che l’eccesso di capacità produttiva nell'acciaio e altre industrie sia un problema globale che richiede risposte collettive."
Nel comunicato finale si decide, addirittura la costituzione di un forum "per monitorare il processo" e tagliare la sovraccapacità.
Beh, intanto che loro monitorano, sbircio in giro per conto mio e...:
* Più prodotto pubblicitario di quanto l'attenzione ne possa intercettare.
* Tanta informazione prodotta, non altrettanta conoscenza.
* Ogni anno 30 milioni di autovetture invendute a fronte di 90 milioni di unità prodotte nel mondo.
* Le Utility dell’energia, in Europa, il 30% di sovraccapacità;
* Le Poste italiane hanno il 20% di sportelli di troppo;
* Le banche Ue chiudono le troppe filiali;
* Negli Usa si raccontano 24 mesi di eccesso di capacità nelle imprese edili: due anni senza costruire per smaltire 8 milioni di abitazioni.
* L’AD di Research In Motion dice “ troppi e troppo potenti i nuovi dispositivi wireless presenti sul mercato, si rischia l’intasamento totale delle reti senza fili”
* I saldi, due volte l'anno, per smerciare merci invendute.
* Gli outlet, i luoghi dove si tenta di smaltire l'invenduto.
* La moda, il modo dell'usa-e-getta per vendere l'eccesso.
*Ogni giorno, in ogni rivendita di pane di Milano, 6 Kg di pane restano invenduti.
*Il Governo della Cina ha dichiarato “sovraccapaci” 11 dei 18 settori industriali.
* 840 milioni di tonnellate l'anno, il surplus di acciaio prodotto nel mondo.
* In Cina sono state costruite 10 nuove città, attrezzate di tutto punto, inabitate.
* Nel mondo di internet gira il numero 3,5 che grida sovraccapacità. Si legge così: Nella rete
ci sono un miliardo di siti, 3.5 miliardi gli utenti che li usano.
* Il surplus delle risorse naturali impiegate per produrre merci altera la capacità riproduttiva
della natura.
* I redditi erogati per produrre quell'eccesso risultano insufficienti a smaltirlo.
Visto?
Beh, intanto che loro monitorano e prima che taglino, ammesso che taglino, si possono fare quattro conti: quei "sovraccapaci", per mitigare il danno, tagliano la spesa in conto capitale poi tagliano il lavoro; quel che resta lo pagano meno, reo di aver sovrapprodotto.
Orbene, così si amplia il danno perchè la ricchezza, generata dalla spesa, viene trasferita dalle Imprese agli attori di mercato mediante il remunero di quel capitale e quel lavoro: così tal traferimento mal trasferisce. Resta di più nelle tasche proprio di chi si sottrae alla spesa per gli investimenti, arriva meno a chi ha più propensione alla spesa. Non è finita, anzi, questo maltrasferito sottrae pure al prelievo fiscale le risorse per fare la spesa pubblica.
Questa la modalità tecnica della crisi! Cosi al mercato della spesa aggregata non vanno tutti, quelli che vanno hanno da spendere poco; altri, oltre al poco, male. Per le Imprese ancor più sovrapprodotto, ancor più invenduto.
Con questi chiari di luna, la produttività totale dei fattori collassa, l'output gap esplode.
Peggio di così si muore, la crescita pure!
I Policy Makers, per mettere le pezze e non far fare al mercato il prezzo della sovraccapacità, hanno dato la stura alle tecniche di reflazione* piazzandole in ogni dove, con l'intento di poter surrogare con il debito tale inefficienza.
Bene, se ancora non basta il picco del debito a chiedere conto dell'intrallazzo, tocca sospendere il soccorso di quelle tecniche per ripristinare l'efficienza del mercato nella determinazione dei prezzi. Con il prezzo giusto si può ricalibrare quello sgangherato meccanismo di trasferimento, evvivaddio rifocillare il potere d'acquisto di chi spende per generare nuovamente la crescita. Per questa via si rifocilla pure quel capitale e quel lavoro non più sovraccapaci; con il prelievo fiscale pure la spesa pubblica produttiva.
Essì, conviene.
A tutti!

*Reflazione, azione messa in atto con l'intento di dare sostegno alla domanda per non far scendere i prezzi.

Mauro Artibani



martedì 5 luglio 2016

CAVOLO, SCIOPERANO GLI ATTRIBUTORI DI VALORE

In netto aumento il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Questo si dice oggi all’Istat. In evidenza soprattutto l’aumento marcato del potere d’acquisto delle famiglie nel primo trimestre 2016 (+1,1% rispetto al trimestre precedente) sotto la spinta della dinamica dei prezzi con il deflattore implicito dei consumi delle famiglie, sceso in termini congiunturali dello 0,3%. 
Su base annua la capacità di spesa sale del 2,3%, il rialzo maggiore dal secondo trimestre del 2007, grazie proprio all'effetto positivo sul potere d’acquisto delle famiglie del calo dei prezzi.
Il Reddito disponibile aumenta, ma i consumi sono fermi.
Tatatà: Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici italiane risulta in aumento dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono rimasti invariati.
Indipercuiposcia, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici risulta pari all’8,8%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. 
Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel primo trimestre 2016 è stato pari al 6,2%, invariato sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Tale stabilità, a livello congiunturale, riflette una flessione degli investimenti fissi lordi (-0,4%) ed un aumento del reddito lordo disponibile (+0,8%).
Cavolo, hanno più soldi in tasca ma spendono meno!
Attenzione, non sono nè mosci nè pazzi anzi, stanno facendo quel ch'è nel loro tornaconto.
Se non c'è luce in fondo al tunnel della crisi e loro sono affrancati dal bisogno, indebitati, fanno di necessità virtù. La virtù di non spendere, tanto per spendere se manca la necessità di farlo e così mettere fieno in cascina per, magari, inverni ancor più freddi.
Che tutto questo piaccia o meno, tant'è!
C'è pure altro però. Ecchè altro. Proprio quello che non si legge dalle note dell'Istat: la svalutazione del valore. Quel valore che i consumatori attribuiscono, con l'acquisto, alle quelle merci idonee ad assolvere al bisogno e veppiù scarse. Gli affrancati dal bisogno stanno, come si vede, in sciopero e quelle merci saranno ancor meno scarse.
Sciopero che nessuna istituzione può precettare e che solo i produttori delle merci possono disinnescare.
Come? Rimettendo i loro debiti, rimpinguando oltre il debito i loro portafogli!
Solo così a quei dannati satolli mancheranno alibi al non far nulla.

Mauro Artibani



martedì 5 aprile 2016

IL POTERE NEGOZIALE E IL NEGOZIO

Ci risiamo. Si mostra un nuovo peggioramento per la fiducia dei consumatori di Eurolandia, che conferma un progressivo deterioramento delle aspettative, in atto sin dall'inizio dell'anno.
La stima flash del dato sul sentiment di chi fa la spesa indica per il mese di marzo un valore di -9,7 punti rispetto al dato di febbraio di -8,8, risultando peggiore delle attese degli analisti che indicavano un -8,5.
Quando Eurostat, con dati e fatti, dice che sei sfiduciato tu cosa dici?
Si, lo sono perchè da noi in Eu si paga più Iva che da voi in Italia e questo riduce il mio potere d'acquisto.
Vero! L’Italia, riferisce la Corte dei Conti, “è al 22esimo posto in Europa (con il 17,7%) nel prelievo sui consumi, quasi quattro punti in meno rispetto all’Ue, ma al quarto posto sia nel prelievo sugli immobili sia in quello gravante sull’energia”.
E tu, italico acquirente di queste cose, cosa dici?
Dico che non ci vedo affatto chiaro in tutta questa faccenda. I denari che ho in tasca non danno lustro al mio potere d'acquisto. Quei vantaggi e quegli svantaggi per me pari son.
Cavolaccio, tutti questi, più che sfiduciati sembrano incazzati!
Ne hanno ben donde: politiche di reflazione, di tutti i tipi e in tutte le salse, hanno risolutamente alterato il meccanismo di formazione dei prezzi. Questo arzigogolo non ha consentito di poter adeguare il potere d'acquisto all'aumento spasmodico dei volumi di merci che si riversano sul mercato che, invendute, hanno fatto la crisi.
Arzigogolando Benoit Coeure, membro del Comitato direttivo della Banca centrale, ha escluso che nel corso dell'ultima riunione si sia discusso del concetto di "helicopter money", ovvero il finanziamento diretto all'economia pur ritenendo, il dibattito in corso "interessante".
Interessante, insomma lasciar cadere soldi sulla gente per farla così spendere?
Due questioni:
dove si prendono quei soldi ed ancor più, non esistendo pasti gratis, come si restituiscono?
Quanto spazio ha ancora il debito per surrogare redditi insufficienti e far spendere gente abbondantemente affrancata dal bisogno?
Eppur si dice: "la crescita si fa con la spesa, quindi s'ha da fare!" Vero.
Ah beh, allora si intravvedono le ragioni per essere ottimisti. Essipperchè, se con la spesa facciamo il 60% di quella crescita, questo ci consegna un gigantesco potere negoziale.
Se tanto ci da' tanto possiamo disporre del negozio nel quale vendere l'unica merce scarsa sul mercato, la domanda. Nella scarsità sta il valore, nel valore il prezzo; quello che adegua il potere d'acquisto al ruolo di acquirente di merci altrui.

Mauro Artibani


martedì 15 marzo 2016

EGGIA', DEFLAZIONANDO SI IMPARA!

Secondo l’economista di Harvard Niall Ferguson il mondo è malato di deflazione e gli obiettivi in fatto di prezzi al consumo stabiliti dalle banche centrali sono ancora ben lontani dall’essere raggiunti. “Le banche centrali ci hanno detto per decenni che potevano spingere l’inflazione quando e come volevano. Scopriamo come non sia così, la crescita sarà più bassa anche per chi procede e i banchieri hanno sbagliato. Dorothy scopre solo alla fine come, il Mago di Oz, sia solo un povero ometto, proprio come la Janet Yellen, la presidente della Federal Reserve, solo una povera donnetta”.
La mette giù dura, i fatti del mondo sembrano dargli ragione: Dopo nove mesi, i prezzi sono tornati a scendere. A febbraio in Europa -0,3% rispetto allo stesso mese del 2015. In calo il carrello della spesa. Nuova pressione sulla Bce di Draghi che dovrà intervenire di nuovo per far risalire l'inflazione verso l'obiettivo del +2%.
Già, la deflazione, se ne parla e straparla; la si nega, la si invoca.
Cos’è, cosa fa? Ma soprattutto del “male” è causa o effetto?
Beh, la deflazione la si può definire quel dispositivo del mercato efficiente, buono per ripristinare l'equilibrio di prezzo tra domanda ed offerta, in presenza di un eccesso di capacità produttiva ovvero di redditi insufficienti.
Per la vulgata economica è invece danno. Danno derivato dalla riduzione generalizzata dei prezzi, che rimanda gli acquisti, generando stagnazione economica e recessione.
Danno perchè vengono a ridursi gli utili delle aziende ed i redditi di chi lavora.
Il contrasto operato dalle politiche reflattive tenta di ridurre questi danni.
Ahi noi: invertire la caduta dei prezzi, mediante politiche monetarie e fiscali, gonfia il debito.
Debito privato e debito pubblico che avvicina pericolosamente la soglia di innesco di quella che Irving Fisher teorizzò come Debt-Deflation: quell’inferno economico abitato da gente e istituzioni che quanto più pagano per rimborsare il debito, tanto più si trovano gravati di debiti.
Si tenta con le tecniche di reflazione, insomma, di rimuovere gli effetti della deflazione misconoscendone le cause.
Per Lor Signori sembrano essere i prezzi più bassi, non i bassi redditi, a tagliare gli acquisti!

Mauro Artibani



martedì 9 febbraio 2016

DEFLAZIONE, I NOMI DEI COSPIRATORI

Senza le misure messe a punto dalla Bce l’anno scorso, ha ricordato con orgoglio Draghi, “l’area euro sarebbe finita in una deflazione piena e i prezzi quest’anno sarebbero calati ad un ritmo anche più forte. La crescita sarebbe stata significativamente più debole“.
Gulp, ma la crescita non si fa con la spesa, proprio quella che invece le politiche di reflazione messe in campo limitano?
Non pago, il giorno dopo insiste.
Nell'economia globale esistono diverse "forze che cospirano ( o forse "concorrono" ndr) per tenere bassa l'inflazione", citando in una conferenza a Francoforte temi come l'indebolimento ciclico di petrolio e materie prime e i cambiamenti demografici.
"Queste forze possono rallentare il ritorno dell'inflazione ai nostri valori obiettivo. Ma non ci sono motivi per i quali dovrebbero portare ad una inflazione permanentemente più bassa".
Cospirazioni, quindi, vediamo: l'Arabia saudita che non vuole tagliare la produzione o l'Iran che vuol tornare a vendere petrolio? La Cina, che ha rallentato l'acquisto di materie prime, riducendone i prezzi? L'inceppo demografico dei renitenti al coito?
Orsù, chi sono i veri cospiratori?
Beh, suppongo siano tutti quelli che traggono vantaggio dai prezzi più bassi.
Non credo sia dietrologia escludere dal novero dei cospiratori i disoccupati e gli incapienti che già mancano di fare la spesa, con o senza i prezzi bassi.
Non escluderei invece i vecchietti con la pensione al minimo, i giovani con sempre la stessa paghetta, i grandi che hanno redditi da lavoro insufficenti. Tutta gente che, con i prezzi più bassi, potrebbero rifocillare il potere d'acquisto.
Essipperchè la regola della crescita dice: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
Beh, se tanto ci da tanto o le Imprese accettano la regola e si adeguano, o lo fa la deflazione senza chiedere il permesso ad alcuno!
Quando produzione e consumo avranno raggiunto un equilibrio attraverso l'adeguamento dei prezzi allora e solo allora, d'accordo con Draghi, verranno a mancare quei motivi a sostegno di una inflazione permanentemente più bassa.

Mauro Artibani



mercoledì 27 gennaio 2016

TUTTI PAZZI PER L'INFLAZIONE

Si dice in giro: se l'inflazione non morde è un problema!
Il problema dei problemi insomma?
Questa volta mi astengo, anzi mi mordo la lingua e lascio dire: "Il forte deprezzamento del petrolio, le cui quotazioni in un anno sono scese di oltre il 30%, ha avuto effetti devastanti sull'inflazione, portando il tasso medio del 2015 a fermarsi allo 0,1%. E' innegabile che l'effetto petrolio abbia influito in modo pesante sui listini al dettaglio in tutti i settori. Nel corso del 2015 si è registrato infatti un vero e proprio tracrollo delle quotazioni, che ha provocato effetti a catena sui prezzi al dettaglio e sui costi delle materie prime, determinando una forte frenata nella crescita dei listini al dettaglio in tutti i settori. Se saranno confermati i segnali positivi provenienti dai consumi delle famiglie, che negli ultimi mesi del 2015 sono apparsi in crescita, i prezzi al dettaglio torneranno a crescere, portando il tasso di inflazione a livelli accettabili".
Paura eh?
Ma da dove arriva cotanto allarme?
Da un petroliere che vede ridurre i profitti? Ne avrebbe ben donde!
Ennò, acqua, acqua, acqua.
Dal governatore della Bce, che ha l'incombenza istituzionale di tenere l'inflazione prossima al 2% e non ce la fa?
Macchè, acqua, magari calda, ma ancora acqua.
Da quella Politica che non sa che pesci pigliare?
Nemmeno, ancora tanta acqua, pochi pesci.
Da quelli di Confcommercio, che si barcamenano tra paura e speranza?
Uffa, no!
Signori, non ci siamo.
Vabbè ve lo dico per non tenervi troppo a bagnomaria: Carlo Rienzi!
Chi è costui?
Carlo Rienzi , ovvero il Presidente del Codacons, ovvero di un'associazione per la tutela dei consumatori.
Gulp!
Ma porcoggiuda, se si spera in quell'inflazione che alza i prezzi per contrastare quella deflazione che li abbassa, rifocillando il potere d'acquisto, i conti non tornano.
Se poi questa dannata crisi si manifesta proprio al centro dello squilibrio tra offerta in eccesso e domanda in difetto, si può parteggiare per l'inflazione?
Nossignore: mi tocca rammentarle, in barba agli anatemi, come proprio quella deflazione sia parte di quei dispositivi del mercato efficiente che possono rimediare a quello squilibrio che impalla gli scambi. Già, proprio là dove i denari son pochi e le merci son tante, magari per dare ristoro ai suoi rappresentati!
Se non bastasse la teoria economica, lo dice pure la cronaca: "La drammatica e continua discesa dei prezzi del petrolio è tale, e l’offerta della materia prima è così in sovraccarico, che alcune società di trivellazione dell’impero dei fratelli Koch sono disposte a pagare mezzo dollaro per ogni barile di greggio venduto. È il caso paradossale venutosi a creare nel North Dakota per il business del greggio di bassa qualità".
Tanto le dovevo per debito d'ufficio.

Mauro Artibani



mercoledì 9 dicembre 2015

IL FATTACCIO DELL'ORA /LAVORO

Qualcosa si muove per rimettere insieme i cocci di un mercato del lavoro scocciato.
Ci prova il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: "l’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione. Dovremo immaginare un contratto di lavoro che non abbia come unico riferimento l’ora di lavoro ma la misura dell’apporto dell’opera”.
Beh, mentre i Politici sollecitano l'immaginazione, le Imprese lo fanno battendo la via del recupero della produttività: Enel e le organizzazioni sindacali di settore hanno firmato un accordo che prevede l'uscita anticipata, usando la legge Fornero, di 6.000 dipendenti e l'assunzione di 3.000 giovani.
Essì, l'Enel con la sovraccapacità che si ritrova manda a casa i vecchi dell'ora/lavoro, ficca dentro solo la metà dei nuovi: Giovani che, quando lavorano, pagano per ridurre il costo di quella sovraccapacità con contratti di lavoro meno onerosi per l'impresa.
I Sindacati, tra il blaterare ed l'imprecare, firmano.
Et voilà la magia: Enel vende energia, quella che serve per fare tutto. Intatta la sovraccapacità che verrà prodotta da quei giovani a cui mancherà il denaro per avere una casa da illuminare, stanze da riscaldare, elettrodomestici da utilizzare. Hip, hip, urrà per questa produttività!
Non pago Poletti aggiunge: "il salario va legato agli obiettivi", forse per dare conforto al vago contenuto che sta nella "misura dell'apporto dell'opera".
Gli obiettivi allora, come unità di misura del compenso. Bene! Per chi dispone di capitali l'obiettivo non sta nell'investire, sta nel trarne profitto. Per l'impresa, c'è da scommetterci, sta nel vendere quanto prodotto, più che nel produrlo. Chi lavora obietta: più che lavorare, tocca guadagnare quel che serve per vivere con la possibilità di continuare a farlo.
E la,là, sono bersagli che stanno ad un tiro di schioppo. Si centrano con la crescita; per smaltire il sovrapprodotto più se ne fa, meglio è!
Mentre quelli della de-crescita obiettano gli obiettivi, toccherà assoldare i mercenari della spesa. Massì quelli prodighi e men che mai satolli per fare il lavoro sporco, magari con il potere d'acquisto rifocillato dalla riduzione del prezzo delle merci. Mercenari, appunto, che sanno svuotare i magazzini di ogni sovrappiù per fare tutta la crescita che serve per rendere massimo l'agio economico.
Ridotti i prezzi, così pure la sovraccapacità, aumentata la capacità competitiva, non v'è chi non veda altri prodighi darsi da fare: quelli del capitale ad investire, i produttori a ri-produrre.
Beh, a conti fatti, ai "lavoratori" toccherà fare gli straordinari, ben oltre l'ora/lavoro.

Mauro Artibani



venerdì 30 gennaio 2015

IL BLUFF DEL QUANTITATIVE EASING

Scende il prezzo del petrolio: bene!
Costa meno girare in macchina, aumenta il potere d'acquisto; costa meno fare merci. Va bene per chi le produce e chi le acquista.
Scende il prezzo dell'Euro: bene!
Migliora la bilancia commerciale Ue, ancor di più la capacità competitiva delle imprese continentali.
Avanti tutta per la crescita con la deflazione allora?
Macchè, si fa in tutt'altro modo.
L'atteso annuncio arriva dalla conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi, successiva al direttivo dell'Eurotower. La Banca centrale europea interviene per il rilancio dell'economia con un massiccio programma di acquisto titoli, per l'importo di 60 miliardi di euro ogni mese a partire da marzo. Il programma di quantitative easing (allentamento quantitativo) consiste nell'aumento della quantita' di moneta in circolazione tramite l'acquisto di titoli di Stato e altre obbligazioni.
L'obbiettivo: contrastare i rischi di deflazione, riportando il tasso di inflazione verso il 2%, e agevolare il credito.
Il conforto, a Draghi, per cotanto fare si spreca: Le misure della Bce daranno piu' certezze e piu' potere di acquisto permettendo anche ai cittadini di spendere di piu'.
Per tutti dice il ministro dell'Economia, Piercarlo Padoan, in una conferenza stampa a Davos: "Per un cittadino italiano cambia, c'e' piu' potere di acquisto e piu' certezza per il futuro. Quindi ci sono buone ragioni per aumentare la fiducia nel futuro e quindi l'invito a famiglie e imprese, che nel frattempo stanno aggiustando i loro bilanci, e' quello che si puo' iniziare a spendere di piu' e le imprese a investire di piu', tenendo conto anche del calo delle tasse".
Con cotanto dire si intende dire: sostegno alla domanda per acquistare, far vendere e ri-produrre.
E qui c'è il bluff: si dice sostegno alla domanda, magari con il debito, si intende dire sostegno ai prezzi.
Essipperchè, se il sostegno alla domanda si ottiene già deflazionando, all'opposto il sostegno ai prezzi si tenta reflazionando.
Giust'appunto si tenta. Seppur lecito tentar di dar sostegno ai prezzi, il farlo si mostra inefficace e qui sbandano le politiche monetarie.
Quale sostegno avrà quella domanda, per fare la crescita, quando a regime i prezzi saranno aumentati supperggiù del 2%?
Quale sostegno avranno le Imprese per vendere, da quei prezzi che non fanno spendere?
E, ancor di più, perchè gli abitanti del vecchio continente, abbondantememente affrancati dal bisogno, dovrebbero trovare conveniente spendere a debito per dar sostegno ai prezzi?

Mauro Artibani