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venerdì 8 agosto 2014

LA CRISI, LE DEFICIENZE, I DEFICIENTI


La crisi ha inizio quando si mostrano deficienze nell’assetto produttivo del sistema delle Imprese; ad oggi la crisi permane, quelle deficienze pure.
Deficienze tutto d’un fiato:
– ogni anno 30 milioni di autovetture invendute a fronte di 90 milioni di unità prodotte nel mondo;
– le Utility dell’energia, in Europa, hanno il 30% di sovraccapacità;
– le Poste italiane hanno il 20% di sportelli di troppo;
– le banche Ue chiudono le troppe filiali;
– 540.000.000 di tonnellate annue, il sovrappiù dell’industria siderurgica mondiale; solo in Europa + 80.000.000 rispetto alla domanda;
– chi può ragionevolmente credere che tutti i libri contenuti in una singola libreria possano essere venduti?
– negli Usa si raccontano ventiquattro mesi di eccesso di capacità nelle imprese edili: due anni senza costruire per smaltire 8 milioni di abitazioni invendute;
– i saldi, due volte l’anno, per smerciare merci invendute;
– gli outlet, i luoghi dove si tenta di smaltire l’invenduto;
– la moda, il modo dell’usa-e-getta per tentare di smaltire l’eccesso;
– ogni giorno,  nelle  panetterie di Milano, sei chili di pane restano invenduti.
Fiuuuuu, quanta deficienza nella gestione dei fattori della produzione, quanta sovraccapacità, quanto  valore svalutato,  quanta ricchezza bruciata e quanti profitti mancati per chi governa questi processi.
Pure chi ha lavorato dentro quei processi, quanta capacità mal impiegata, quanto tempo mal usato; quanto lavoro svilito e così pure sottoremunerato.
Di male in peggio pure per la spesa pubblica fatta male e a debito, che costa troppo e diventa insostenibile: altre sovraccapacità si mostrano pur qua.
Alfin si giunge a quelli della spesa privata, le famiglie insomma.
Giunti, si scopre l'arcano: in un universo economico di cotante sovraccapacità, abitato da agenti pur essi sovraccapaci, ci stanno pure capacità represse, risorse inutilizzate, voglie insoddisfatte che svalutano altrettanto valore. Essì, quelle di tizi che, con  redditi guadagnati nel produrre merci e servizi insufficienti a smaltire quanto prodotto, stanno oggi lì, renitenti alla spesa, costretti magari a smaltire il sovrappeso  del troppo mangiare di ieri; ad indossare pure l'usato magari pure passato di moda; magari ad andare in giro a piedi e non in Suv, bruciando nell'inedia quelle risorse di tempo, attenzione e ottimismo che proprio fin ieri tenevano attivo il ciclo economico.
Con tante sovra e sottocapacità che vengono alla luce, tutto si ingarbuglia generando le condizioni per quell' incastro perfetto che ha incastrato tutti gli agenti economici.
Per sbrogliare il garbuglio e ripristinare il valore/agente necessario a generare ricchezza, ad occhio e croce, tocca rifocillare il potere d'acquisto di quelli privati della spesa privata.
La "partita di giro" degli 80 euro prevista dal Governo, rialloca risorse insufficienti, sottraendo porzioni del prelievo fiscale che finanzia la spesa pubblica, per dar focillo ad una parte di quelli  che fanno la spesa privata.
Ennò Signori della politica economica, occorre fare di più, magari pure meglio.
Non c’è solo l’osso, c’è pure la ciccia: quelle risorse di reddito che il malmesso sistema economico ancora genera, nel 2013 pressappoco 1560 miliardi di euro, vanno riallocate, magari per premiare il merito.
Riallocate, giust'appunto per remunerare l'impiego delle risorse  impiegate dagli impiegati a fare la spesa. Buone per smaltire quelle sovraccapacità ripristinandone il valore. Altro che raschiare il fondo del barile!
Mauro Artibani

giovedì 24 ottobre 2013

ECONOMISTA SARA' LEI!

Glielo dico: Economista sarà lei.
Io sono un Economaio, che studia l’Economia dei consumi, quella che gli accademici non scorgono e che le facoltà di Economia non insegnano.
Giust'appunto Loro, quelli mentori dell'economia della produzione, propagandano un paradigma che spacciano in ogni dove.
Recita: I Produttori producono beni, occupazione, ricchezza, remunerano il lavoro, danno ristoro ai bisogni. Con tal editto sulle Imprese sventola il vessillo del ruolo. Ne reclamano i vantaggi. Ne hanno ben donde!
A me però non tornano i conti. Io sbircio altrove, non credo alla credenza.
Perchè?
Percome vanno i fatti, nella fattispecie due:
Approposito del remunero del lavoro, il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa. l'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, nel 2013, il reddito disponibile è pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.
A sproposito si parla, invece, di ristoro dei bisogni. Essipperchè, se invece di cibarsi si ingrassa, se ci si abbiglia alla moda che passa di moda e per andare da qui a lì si acquista un Suv: ma quale bisogno d'eggitto!
Nell'economia dei consumi, insomma, l'affrancamento del bisogno fornisce la cifra distintiva; l'insufficienza del reddito che spende, la cifra dello squilibrio che fa saltare i conti. Quel paradigma non scorge tal fatti, rimesta soluzioni improvvide.
Già, proprio in mezzo alla crisi si pensano soluzioni sghembe.
Il vicepresidente della Commissione europea e commissario per l'Industria e l'Imprenditoria, Antonio Tajani, ci rammenta come l'UE intenda essere protagonista della crescita del vecchio continente approvando un Piano per la reindustrializzazione che ha l'obiettivo di raggiungere entro il 2020 la quota del 20 per cento del prodotto interno lordo della UE, proveniente dal settore manifatturiero.
Bella no? Proprio quando non si investe né si produce perchè manca chi spende e l'impresa va a rotoli, si pianifica nuova impresa.
Orbene, diamo un'occhiata a quanto fanno quei tizi affrancati sia dal bisogno che da redditi adeguati. Proprio loro, quelli che, quando spendono, fanno fino al 60% della crescita.
Quando fanno la spesa, appunto!
Quando non possono farla, la merci restano invendute, il loro valore non si trasforma in ricchezza, ancor più non si riproduce: approposito di nuova industrializzazione!
Ennò Signori non ci siamo, quel paradigma, con il quale sono state confezionate la regole del sistema produttivo, non funziona.
Provate questo è belleppronto, istituisce la regola dell'economia dei consumi: “La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.”
Eggià, così potrà tornare ad avere senso economico fare Impresa!

Mauro Artibani