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martedì 16 febbraio 2016

TANTO PAGA PANTALONE

Il problema della disoccupazione continuerà ad attanagliare l’economia mondiale. In futuro, ci sarà sempre meno lavoro nel mondo mentre la disoccupazione sembra destinata ad aumentare nei prossimi due anni, soprattutto nei Paesi emergenti.
Lo dice l’Organizzazione internazionale del lavoro secondo cui, tra due anni, il numero di disoccupati a livello mondiale supererà quota 200 milioni.
E allora? Allora ci si attrezza:
In Svizzera la data del referendum per un reddito minimo è stata decisa. Il governo l’ha fissata al prossimo 5 giugno 2016. Potrebbe essere un giorno epocale per il paese, il primo paese al mondo in cui i cittadini saranno chiamati ad approvare o a bocciare la creazione di un sistema che garantisca uno stipendio a tutti: 2.500 franchi svizzeri al mese; ai bambini dovranno bastarne 625.
I sostenitori ritengono che il piano abbia l’obiettivo di porre fine al legame tra occupazione e reddito.
Essipperchè, a meno che non ti venga offerto un lavoro che non c'è oggi, ancor meno domani, si può venire retribuiti per alzarsi tardi al mattino, dar sfogo agli hobbies, andare a zonzo: tanto paga Pantalone!
Giust'appunto, l’iniziativa costerebbe alla Svizzera quasi 190,48 miliardi di euro l’anno. Più della metà della somma verrebbe raccolta attingendo alle tasse, mentre il resto verrebbe erogato dal sistema svizzero di assistenza sociale.
Di qua dalle Alpi si tenta di fare pressappoco la stessa cosa. Un reddito minimo di circa 320 euro al mese: è questo il nuovo sussidio a cui starebbe pensando il ministro del lavoro, Giuliano Poletti che dice “È un cambiamento radicale perché nel nostro Paese non c’è mai stato un istituto unico nazionale a carattere universale per sostenere le persone in condizione di povertà. Vogliamo dare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente. È una riforma che vale almeno quanto il Job's act“.
Già, quei jobs che prima del valore mostrano il costo: 12 miliardi di soldi pubblici in tre anni.
Bando alle ciance: Un reddito minimo che integri quei redditi da lavoro, insufficenti o mancanti, per fare quella spesa e fare la crescita con i soldi di quel Pantalone che, per tenere i conti in ordine, con una partita di giro taglia l'altra spesa, quella pubblica?
Cui prodest?
A quel lavoro che manca perchè fatto dalle macchine? Ad erogare quei servizi pubblici indifferibili? A smaltire quell'altrimenti sovrapprodotto?
Ciancia per ciancia, se si sconette il reddito dall'occupazione si rischia di remunerare l'ozio; sconnettendo invece il potere d'acquisto dal reddito da lavoro può venire remunerata l'azione. Quella del fare la spesa. Tutt'un'altra musica se il profitto, guadagnato dai beneficiati dalla spesa, rifocilla i beneficianti: non viene appesantito il Clup, migliora la competitività dell'impresa remunerante, si tiene attivo il ciclo economico.

Mauro Artibani



martedì 2 febbraio 2016

PER I CONSUMATORI, MACCHE’ TUTELE D’EGITTO

“Aquino sicura” si chiama l'iniziativa promossa dal Comune di Aquino e finanziata dalla Regione Lazio che prenderà il via nelle prossime settimane. Il progetto intende far fronte alle problematiche emerse da indagini svolte sul territorio e finalizzato a promuovere un miglioramento delle condizioni di sicurezza dei cittadini.
Verranno all'uopo attivati ben tre sportelli: uno a Tutela dei Consumatori, uno Antiusura, uno di Sostegno, Consulenza e Prevenzione, finanche avviata una campagna “NO SLOT”.
Mi venga un colpo: la Politica ha attrezzato agenzie a tutti i livelli della sua giurisdizione, dall’assessorato alla tutela di chi Consuma di Aquino, appunto, su su passando per Provincie, Regioni, Stati, fino alla UE nella commissione mercato interno e protezione dei consumatori e ancor più su alle linee guida ONU per la loro tutela.
Eggià, tutele per quei soggetti esposti all’acquisto che si ritiene possano essere sopraffatti da pubblicità ingannevole, esercizi commerciali scorretti, clausole contrattuali vessatorie, azioni di Marketing criptiche, offerte di credito irresistibili, meccanismi di fidelizzazione spudorati, promozioni inattingibili.
Un momento: deboli proprio quegli stessi soggetti che con gli acquisti generano la ricchezza, consumando l’acquistato fanno ri-produrre dando continuità al ciclo economico e sostegno alla crescita?
Toh, deboli, proprio quelli forti che abitano il centro del meccanismo produttivo!
Che ai giorni nostri la politica scambi lucciole per lanterne sta sotto gli occhi di tutti; che la presunta debolezza di quell’essere venga esposta a celare quel che combina l’ente mercato, allarma.
Giustappunto solo un mercato celato può esporre impudicamente quegli squilibri tra i soggetti economici che vi operano: opaco, rende spendibili pratiche scorrette; inefficiente, non apprezza la forza di quei tizi, non fa il prezzo della loro domanda.
Apologeti del mercato dove siete?

Mauro Artibani