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martedì 7 luglio 2020

IL LAVORO DI RAFFA, NON DI RIFFA!

Il Lavoro, con l’articolo 1 della Costituzione, diviene l’istituto che fonda la Repubblica. La legge, 20 maggio 1970 n. 300, con "Lo Statuto dei lavoratori” ne fa un Diritto. Cinquanta anni dopo il Presidente Mattarella, con il garbo istituzionale che gli è proprio, ne rammemora il senso: "Dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell'Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile. La sfida dei cambiamenti va affrontata con coraggio e la partecipazione, con il lavoro, al bene comune. Un collante irrinunciabile per tenere unita la comunità e renderla più forte.” Mi vien voglia di dire… quando Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, in un intervento su 'Il Sole 24Ore' mi sopravanza: Il "reddito" e il "lavoro" a "milioni di italiani possono darlo solo le imprese e i mercati, gli investimenti e…". Con un colpo da maestro, insomma, mette il cappello su quanto scritto in Costituzione, sulla norma dello statuto e sul proferito dal Presidente. Ennò, Capitano mio capitano! Le Imprese non possono, quel lavoro e quel reddito, inventarlo; tutt’al più son trasferenti di quel che i Consumatori con la spesa hanno generato. Prima il reddito poi l’input per poter lavorare a ri-produrre. A meno che, spaventati dai lockdown e dalla recessione, gli europei ammassino risparmi nei depositi bancari rischiando di pregiudicare la ripresa post pandemia di Covid-19. Che stia accadendo, lo rileva il Financial Times sulla base dei dati della Bce e della Banca d'Inghilterra che già a marzo riportavano forti aumenti dei depositi nelle maggiori economie. In Italia i dati Bce riportano un aumento di 16,8 miliardi di euro a marzo sui depositi, anche qui a fronte di una media mensile di 3,4 miliardi. Giust’appunto cari confindustriali! Con questi chiari di luna siete ancora convinti di poter dare quel lavoro, pagare un reddito e, magari, pure investire quel che vi tocca? Bene, dopo il colpo al cerchio, tocca alla botte: Sociologi, Antropologi pur’anche Filosofi voi che del lavoro avete redatto la “mitologia” potreste trovare il modo di render merito proprio a chi, con quel che fa, lo genera e lo remunera e rende ancor spendibili le vostre prediche? Fino a riabilitare, magari, quell’esser prodighi e men che mai satolli dei Consumatori, non più vizio, magari convincendo la Politica a doverne rappresentarne la virtù! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 28 gennaio 2020

PREZZI GIUSTI CERCASI

Asta record per il nuovo Btp trentennale del Tesoro, con una domanda pari a qualcosa come 47 miliardi di euro, a fronte dei 7 messi sul mercato, per la prima tranche del nuovo benchmark; 360 investitori, insomma, per il nuovo Btp a 30 anni, con scadenza 1settembre 2050 e cedola annua del 2,45. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha snocciolato i dettagli dell’emissione. Più dei due terzi del collocamento è stato sottoscritto da fund manager (67,9%), mentre le banche ne hanno sottoscritto il 13,3%. Gli investitori con un orizzonte di investimento di lungo periodo hanno acquistato il 12,1% (in particolare il 6,4% è stato allocato a banche centrali e istituzioni governative, mentre il 5,7% è andato a fondi pensione e assicurazioni). Agli hedge fund è stato allocato il 6,5% dell’ammontare complessivo. Le imprese non finanziarie hanno partecipato all’emissione con una quota residuale pari allo 0,1% circa. Nonostante il rating BBB e l’incertezza politica, in vista delle elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna, i BTp continuano insomma ad essere gettonati alle aste del Tesoro. Ma non solo in Italia. Toh, come i rendimenti dei trentennali Usa che stanno al 2,2972% ma con un rating AAA. Nel Mondo poi, oltre 16.000mld di euro di obbligazioni governative hanno rendimenti addirittura negativi: una pacchia! Un cacchio, qualche preoccupazione è stata manifestata circa il potenziale impatto dei tassi negativi sulle famiglie dell’eurozona. Tanto emerge dai verbali della Bce relativi alla riunione del 12 dicembre scorso, la prima presieduta da Christine Lagarde. In particolare viene chiesto “un monitoraggio concomitante dei risparmi e delle dinamiche dei consumi”. Ma come loro che, con le politiche monetarie lasche hanno fatto l’inguacchio, oggi monitorano lo stato dello stesso inguacchio? Giust’appunto, quell’inguacchio delle azioni di reflazione, volte a sostenere la domanda, per non far scendere i prezzi. Prezzi che non sono scesi, anzi son saliti alle stelle e che si mostrano con i tassi negativi, con le Borse del Mondo sui massimi, con i valori immobiliari alle stelle. Prezzi falsati pure quelli al consumo, che non riescono a raggiungere quell’agognata meta, sognata dai banchieri centrali, del quasi + 2% ma che hanno, invece, inibito quella deflazione in grado di ricaricare il potere d’acquisto proprio delle famiglie che oggi monitorano. Bella no? Tra risparmi che non rendono, consumi consumati dal magro potere d’acquisto ed un mercato impallato da prezzi che non raccapezzi. Già, tutto questo mentre il ristretto club dei Paperon de' Paperoni mondiali, 2.153 persone, detiene una ricchezza superiore al patrimonio di 4,6 miliardi di persone, mentre alla metà più povera della popolazione resta meno dell’1%. Non son io a dirlo, sta nel nuovo report diffuso da Oxfam alla vigilia del meeting annuale del World Economic Forum di Davos. Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 29 ottobre 2019

ECCO.... APPUNTI PER LA POLITICA, PER ESEMPIO

Quel che dice in un comunicato l'Fmi fa stringere le chiappe: l’economia mondiale paga prezzo; la crescita si fermerà al 3% nel 2019, lo 0,2% in meno rispetto a quanto previsto a luglio, e ai minimi dalla grande crisi del 2008-09. In termini di Pil quasi il 90% dei Paesi del mondo sta registrando una crescita rallentata; un vero e proprio rallentamento sincronizzato". Toh guarda, proprio quel Pil che si fa al mercato con la tiritera della spesa, dove chi ha prodotto deve poter vendere a chi, per poter acquistare, deve disporre della possibilità di farlo per generare, alla fine della fiera, ricchezza. Si è vero la tiritera può risultare, per il bisogno del singolo, indifferibile; quand'anche senza, la stessa indifferibilità resta un "bisogno del sistema" per poter funzionare! Fiuuu... Dopo dodici anni dall'inizio della crisi, invece che uscirne si entra dentro un'altra. La questione ineluttabile dell'indifferibile si mostra irrisolta. La Politica all'inizio non l'ha scorta, non ne ha gestito lo svolgimento, il domani poi.... figuriamoci! Con quelle ragioni fragili che si ritrova, hai voglia a riattivare la crescita. Orbene l'Hdemia economica, con una parte almeno di quelle ragionicchie c'entra, eccome. Dovrebbe ripensare il suo pensiero e il dire: ce la farà o, peggio, vorrà farlo? Alla Politica, potrebbe toccar fare una bella sedizione contro l'ordine economico da Lor propagandato, per abbeverarsi ad altre fonti, e far la parte che gli spetta. La fonte del Mercato, per esempio, quando funziona disseta. Funziona, se fa il miglior prezzo tra le parti in causa; se remunera , insomma, la produttività di ciascun agente per migliorare la produttività del tutto. Beh, chi legifera può farlo mettendo mano finalmente all'adozione di quella "Legge per un'Economia Resistente" che all'art 3 dispone di allocare le risorse economiche generate dalla crescita per tenere adeguato quel potere d'acquisto che consente l'esercizio di ruolo dei diversi operatori della spesa aggregata. L'art 4, lo conclama, l'atto di poter esercitare l'acquisto dispone una economia più resistente con adeguato beneficio per tutti gli agenti del ciclo. L'adozione della Legge rende, de facto, appetita la costituzione di quell'Azienda "Libero Mercato Spa"* che capitalizza onori ed oneri e.. toh, anticipa in punta di diritto societario i desiderata di quelli di prima dell'Fmi che, tra le righe del comunicato, sibillinamente scrivono: "Offriremo a tutte le persone la possibilità di contribuire all'attività economica e di condividerne i benefici". Ehi, ci sono grandi Imprese che hanno già aderito attrezzando business pro crescita; funzionano, rendono! Per far sì che l'appetito, per le altre, venga mangiando s'ha da metter mano agli attrezzi del mestiere della Politica; la leva fiscale per re-distribuire vantaggi agli aderenti, svantaggi ai renitenti. Un modo per ri-leggittimare l'emolumento che gli "eletti" mettono in tasca, poi un vantaggio elettorale.... perchè cotanta sagacia potrà incontrare l'interesse di tutti. Tutti quelli che votano: la Gente e i loro interessi, concreti e materiali! * Un' azienda pro-crescita che agisce de facto per tenere in equilibrio produzione e consumo, impiegando al meglio le risorse produttive degli addetti e l'adeguata allocazione delle risorse di reddito per sostenere la crescita e generare ricchezza. Agenti economici vi agiscono con ruoli integrati per la produzione dell’offerta, la generazione della domanda, del commercio, dell'acquisto, fornendo distinto contributo a quella spesa aggregata che fa la crescita. Il remunero degli operatori, che compensa quel diverso contributo, andrà speso nel circuito aziendale per rendere fluido e continuo il ciclo produttivo. Giust'appunto, un marchingegno societario che disponga l'adeguata capitalizzazione degli azionisti mediante una diversa allocazione della ricchezza colà generata. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 3 settembre 2019

OH, OH, CI RICAPITALIZZANO

Co' 'sta, calura vedi in giro solo paglia. Ecco, si paglia, come quella che alla Politica ho fatto annusare per aiutarli ad uscire dal guado del dire nulla o, peggio, del dire il già detto. Massì, di quella Ditta “Libero Mercato spa”, che per Voi ripiglio e distillo in modalità tecnica: Quell' azienda pro-crescita che agisce de facto per tenere in equilibrio produzione e consumo, impiegando al meglio le risorse produttive degli addetti e l'adeguata allocazione delle risorse di reddito per sostenere la crescita e generare ricchezza. Agenti economici vi agiscono con ruoli integrati per la produzione dell’offerta, la generazione della domanda, del commercio, dello smercio, fornendo distinto contributo a quella spesa aggregata che fa la crescita. Il remunero degli operatori, che compensa quel diverso contributo, andrà speso nel circuito aziendale per rendere fluido e continuo il ciclo produttivo. Giust'appunto, un marchingegno societario che disponga l'adeguata capitalizzazione degli azionisti mediante una diversa allocazione della ricchezza colà generata. Oh,oh, ancora una volta dagli accademici si nicchia; a suo tempo, qualcuno avrebbe pure esecrato. Veniamo al sodo. Quando senti dire: "basta con la generazione dei profitti solo a beneficio degli azionisti" salti sulla sedia. Ehi, lo dice la "Benemerita" Business Roundtable, un gruppo che riunisce quasi 200 Ceo delle più grandi aziende americane; fa un elenco delle sue nuove priorità rompendo con la tradizione caldeggiata da Milton Friedman. La "B"BR forse reagisce alla crescente spinta del populismo montante e del cambiamento climatico incipiente cambiando rotta. Sia come sia lo fa spiazzando gli azionisti, ficcandoli tra i cinque impegni che intende prendere con gli altri: dipendenti, fornitori, comunità locali e consumatori. Dicono che tra i nuovi obiettivi della Corporate America ci sia il voler "garantire valore ai nostri consumatori, centrando e, persino superando, le loro aspettative". Fiuuuu, "soci" appunto e ricapitalizzati? Approposito, se non si vuol sol dirlo ma farlo, pure il malloppo ci sta. Vien fuori dall’indice Janus Henderson Global Dividend che mantiene invariate le stime per l’anno a quota 1.430 miliardi. Solo nel secondo trimestre il totale corrisposto dalle Società ai loro azionisti ha segnato un nuovo record a 513,8 miliardi di dollari; quei benemeriti americani dispongono di un tesoretto da redistribuire di 121,7 miliardi. Mauro Artibani, l'Economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 29 gennaio 2019

IL LAVORO, LA POLITICA E.... QUELL'ART. 1

La globalizzazione del sistema economico ha reso smisurata la domanda di lavoro; l'automazione dei processi produttivi ne ha ridotto l'offerta. Il lavoro che resta risulta precario; le vostre imprese, per ridurre i costi della capacità inutilizzata, lo sottoremunerano. La Politica, nel non saper che pesci pigliare, si lambicca tra leggi, codicilli e sussidi. Ieri, anzi l'altro ieri, i politici costituenti, all'articolo 1 della Costituzione repubblicana recitavano: "L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.” Ancor oggi il diritto al lavoro viene riconosciuto a tutti i cittadini italiani. L'art. 4 disponeva venissero promosse tutte quelle condizioni che rendano effettivo tale diritto. Orbene, stante l'inefficacia delle politiche d'oggi, se il lavoro non v'è anche il dettato costituzionale risulta evaso. A fronte di tale evidenza si può continuare a far finta di niente, far fuffa oppure..... Si, oppure. Si debbono ficcare dentro il mercato del lavoro tutti quelli che, condotti dalla tiritera della spesa*, esercitano il lavoro di consumazione. C'è di più, molto di più: il poter far quella spesa, genera altro lavoro e lo remunera! Per una Politica ri-costituente, un riconoscimento che fornisce l'occasione di veder agito proprio quel diritto, attuato l'articolo. Ci risiano, d'accordo il lavoro non vi sarà per tutti, ancor meno si crea con una norma.... se però, nell’Economia della Produzione si lavorava per guadagnare, nell'Economia dei Consumi, si deve aver guadagnato per poter esercitare il lavoro di consumazione: tant'è! Beh, se tanto può dar tanto, la Politica può/deve attrezzare l'ambiente normativo per un'economia resistente alle congiunture che la scrollano e poter dare finalmente a Cesare quel ch'è di Cesare. Essì, tutta quella crescita fatta con la spesa non di bisogno, non dev'esser fatta a debito, deve invece generare credito! Prima che prendiate a scalmanare, vi taccio con una proposta di legge all'uopo ordita per poter disporre di un mercato efficiente che sappia fare al meglio il prezzo: Il prezzo della Domanda! * La spesa attribuisce valore alle merci, acquistate si trasformano in ricchezza; consumate si dispone la ri-produzione, viene tenuto attivo il ciclo, si da sostanza alla crescita economica. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 24 luglio 2018

SI PUO' STAR MEGLIO, NON SOLO PEGGIO!


C'era una volta mio Padre, un operaio di classe che, insieme ad altri lavorava per fare quelle merci che le imprese vendevano al mercato a chi ne aveva bisogno. Non erano molte, quel pregresso bisogno, con la spesa, le acquistava.
Pressappoco al tempo, la produttività totale dei fattori andava al massimo.
Poi quelle stesse Imprese migliorarono i processi, la qualità e la quantità dei prodotti e, memori dei consigli di Henry Ford, traferirono tanto/quanto della ricchezza intascata, generata dall'acquisto, nelle tasche di mio padre e a quelle dgli altri per far acquistare quanto prodotto.
Fiuuu, non c'era gap nell'output; l'efficienza dei fattori produttivi andò al massimo. Al massimo pure quel fattore nuovo di zecca, l'esercizio del bisogno, venne addirittura reso saturo.
Fin qui tutto bene.
Poi le Imprese, ebbre per cotanto fatto, produssero ancor di più, anzi troppo!
Quando se ne avvidero, per riparare al danno e ai costi impliciti della sovraccapacità, tagliarono i salari dei responsabili, poi il capitale per fare gli investimenti.
Dunque, quando il lavoro paga prezzo, con un portafoglio sgonfio e lo stomaco satollo, beh... fate voi!
Ta-ta-tà, la produttività totale dei fattori rischia il collasso.
Ehi, ad esser maligni viene in mente che, per riffe o per raffe, alle Imprese, traferendo la ricchezza generata ai fattori produttivi, resta in tasca gran parte del malloppo; a mio Padre le Cambiali. Da qui sembra potersi scorgere la coda lunga delle diseguaglianze d'oggi.
Ma tantè, anzi. Quando agli inizi degli anni settanta, con un tempismo sospetto, viene eliminata la convertibilità oro/moneta, ci si chiude il naso e si fa tutto a credito: si rimpinguano i portafogli, si spende ben oltre il bisogno, con il debito viene generata nuova ricchezza.
Si rabbercia la produttività dei fattori: nel mondo si tira avanti tra crisi, recessioni, riprese e stagnazioni sostenute da un dollaro sonante e tre di debito.
Cavolo, il sistema produttivo stava meglio quando si stava peggio; ancor peggio quando alcuni prevedono la stagnazione farsi secolare.
D'accordo, tutto questo si può dire alla Luna.
Beh, pure però ad una Politica fin qui impegata a dire, meno a fare, il da farsi magari per disporre un'ambiente normativo all'uopo attrezzato che rimuova questi dannati impacci.
Calma Signori, non è questione che pertiene alla consueta "redistribuzione" tra Capitale e Lavoro.
Questa volta si tratta di una quisquilia tecnica: Occorre aver da spendere per fare quella spesa che, smaltendo il prodotto, fa incassare per remunerare adeguatamente quel Capitale e quel Lavoro. Nell'Economia dei Consumi funziona così!
Dunque, occorre riallocare, nel trasferimento della ricchezza, parte del remunero dai vecchi fattori produttivi al fattore nuovo di consumazione; mettere, insomma, a reddito il maggior valore presente nell'esercizio del consumare rispetto a quello del produrre.
Da un Capitale che non trova conveniente investire e un Lavoro nella produzione - troppo spesso sparito/precario/sottopagato/disoccupato - che acchiappa basso reddito all'esercizio di consumazione, dove occorre aver a sufficienza da spendere per poterlo esercitare e generare nuova ricchezza.
Si dirà: ma in un'economia di mercato, tocca alle Imprese farlo?
Vero, nel mondo ci sono grandi Aziende che già lo fanno, rende!
Allo Politica tocca invece dar sprone, attrezzando un idoneo ambiente normativo, a quelle che nicchiano, efficace per tenere attivo il ciclo economico, migliorare la produttività totale dei fattori, poter rimettere il debito e vieppiù anche intascare un corposo credito elettorale.

Mauro Artibani, l'Economaio


mercoledì 4 aprile 2018

AD UNA POLITICA SENZA PAROLE OCCORRONO I FATTI!

Se il Consumatore, con la sua azione di acquisto, da corso a processi di trasformazione del valore merce in ricchezza, non pago poi consuma l’acquistato dando corso a processi di ri-produzione e continuità al ciclo, questo consumare diviene esercizio di pratica economica occupando vivaddio il centro della scena produttiva.
Questo esercizio non pagato invece paga, per fare acquisti, con il debito poi ancora debito su debito fino al collasso economico che svaluta valore, brucia ricchezza.
Perche questo ruolo, queste ragioni, questo impegno pure questi squilibri non trovano rappresentazione politica?
Ho bella perché, potentemente mistificato da un luogo comune, quel consumare viene ritenuto dai più esercizio di bisogno a cui provvidi e compassionevoli produttori forniscono ristoro guadagnando così un posto al sole e lauti profitti.
Signori politici, non ci siamo, per sostenere la domanda occorre andare ben oltre il consumo di bisogno, occorre poter disporre del nostro Tempo, dell'Attenzione ; disporre di una ragionevole Fiducia, del Denaro per acquistare l'eccesso di offerta.
Le prime due, categorie del fare; la terza una categoria dello spirito; la quarta dell'agire.
Se corroborate, tonificate possono rigenerare la crescita economica, la ricchezza altrimenti recessione, povertà.
Questa la nostra forza, questa la debolezza dei produttori; il nostro destino, il destino del mondo.
Signori politici che siete lì a lambiccarvi sulla crisi, sul cosa fare, come farlo e soprattutto con chi, noi una idea l'avremmo: è tempo di cambiare le carte in tavola: acquistino i produttori
Acquistino la nostra fiducia, con il denaro incassato acqisteremo le loro merci.
Sborsino un regionevole interesse per l'uso del nostro scarso denaro per acquistare il loro eccesso di merci.
La nostra attenzione ci consente di prestare attenzione alle vostre merci, la si acquisti.
I Consumatori senza denaro da spendare hanno tempo da vendere. Chi vuole quel tempo, non apetti tempo, lo acquisti.
Cos'altro dire: buon pro ci faccia. A tutti.

Mauro Artibani, l'Economaio

mercoledì 19 aprile 2017

LETTERA AD UN CONSUMATORE

Buon giorno a Lei,

ad oltre nove anni dallo sconquasso siamo ancora ficcati in mezzo ad un pandemonio; si stenta a capire i fatti.
Lei non ha molto tempo, io non posso tediarla con empiti teorici, di seguito le propongo un percorso accelerato nella crisi ed i modi per andare oltre.
La crisi economica, al di là di quel che si dice sta ficcata nel mercato. Lì risulta alterato il rapporto domanda / offerta.
Questo è potuto accadere perchè i redditi da lavoro, per produrre merci, sono risultati insufficienti ad acquistare quelle merci.
Per riparare il danno si è dato corso ad un ossimoro: si è creata riccazza con il debito acquistando tutto.
Complice, un vecchio paradigma che ha imposto vecchie regole: i timorati della deflazione hanno messo in campo politiche reflattive - propensi a credere che non si acquisti perché scendono i prezzi, non che manchino i redditi sufficienti ad acquistare- fino a fare sboom.
A questo punto senza il credito, ormai inattingibile, ci si trova davanti ad un fatto che non ammette repliche: hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare.
Ovvero: la domanda comanda.
Comando che si mostra ancor più evidente poichè la crescita economica ha reso l'esercizio di consumazione indifferibile.
Ancor più quando, l'ndifferibilità della pratica di consumo rende questo un obbligo: lavoro!
Già un lavoro, quello di consumazione, che genera i 2/3 del Pil.
Con tanta forza ed un pizzico di fare consapevole, et voilà: IL Professional Consumer.
Cotanto ruolo cambia le regole. Nuove competenze vanno messe a reddito; si profila un nuovo paradigma che organizza un nuovo equilibrio per il sistema economico.
Essipperchè l’eccesso di capacità produttiva, l'eccesso di offerta e l’insufficienza reddituale liberano i consumatori dal bisogno ancorchè dai diktat di marketing e pubblicità: gestori dei propri umori d'acquisto si fanno datori di lavoro di produttori ormai dipendenti.
Cambiano le regole del gioco ed il ruolo dei giocatori; vanno redistribuiti onori ed oneri e nuovi organigrammi per un capitalismo tutto nuovo, quello dei consumatori.
Per la Politica l’occasione della vita. Già, quella politica che mendica fragili consensi avrà l’opportunità di tornare a prendere parte, farsi parte nel rappresentare questi interessi; gli interessi dei più.
Per il Sindacato, che rappresenta il lavoro,un’altra chance: rappresentare il lavoro di consumazione.
Mi rendo conto quanto questo mio dire spiazzi. Se ho ragione a lei la notizia, a me l’occasione di aprire un dibattito sulla crisi, magari per andare oltre. Oltre uno stanco già detto.

Mauro Artibani


martedì 11 aprile 2017

IO E TRUMP

Già, e se governassi io?
Beh, visto che con Loro non si è riusciti a cavare un ragno dal buco: da dieci anni con una crescita, ma non troppo, drogata dal debito; migrano genti che tolgono lavoro; lavoro che quando c'è "tocca farne 2 o 3 per tirare a campare"; un terrorismo che mi tiene chiuso in casa e una Terra puzzolente.
Non c'è che dire, un bel governo della complessità!
Beh, io non so fare peggio.
Si, è vero, non so di Storia, ne di Geografia, figuriamoci d'Arte, Letteratura o Scienza.
Di Politica? Appena, appena. Per parlare uso 75 vocaboli; gli stessi quando penso. Tant'è.
Così vince Trump!
Un Ken con la testa d'orata, acconciata come la sua camera da letto; ha sposato una Barbye tutta poppe e culo. Populista, che parla al popolo come parla il popolo: American first; "Aggiusteremo i nostri centri cittadini e ricostruiremo le nostre autostrade, i nostri ponti, le nostre gallerie, i nostri aeroporti, le nostre scuole, i nostri ospedali. Ricostruiremo le nostre infrastrutture, e non saranno seconde a nessun'altra. E ciò creerà posti di lavoro per milioni di americani." Se la prende con gli "Bad hombres", poi rifila dazi e cacchi contro tutto e tutti.
Contro la politica si batte e la batte.
Chi lo ha votato ha votato il "se" non l'altro da se. Si l'altro, l'establishment, quelli del io so e sono qui per fare quello che voi non sapete.
Chi lo ha fatto Presidente ha revocato ai politici la rappresentanza degli interessi al grido: ora facciamo noi!
Quindi se lui è me, io posso essere lui: Ehi Capo, io sto in mezzo alla crisi della "rust belt", non lavoro e per non arrugginire pensando e ripensando ho fatto una pensata; tela mando con un tweet: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione ne con il lavoro, ancora meno con i dazi. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, paga tutti."
Capo, fai attenzione, i politici non capiscono i tweet; tu si: capiscilo!
In democrazia se sbagli rileggittimi proprio quelle che hai deleggittimato e, con la coda tra le gambe ci toccherà rivotare quegli insipienti.

Mauro Artibani


martedì 28 febbraio 2017

PD :( ): DP

Lunedì si guardano in cagnesco, martedì si ammiccano, mercoledi boh, sabato e domenica, con i social si scambiano rancori.
Giovedì, pausa caffè.
Non sono un politico, faccio fatica a comprendere cosa cacchio stiano facendo; manco un intellettuale per schernirli, non sono un grande elettore per farmi dare ascolto, nè un pedagogo per metterli d'accordo.
Veniamo al fatto, quello che sta dietro i tanti troppi fattacci, che li tiene ditanti e distinti: l'uno riprovera agli altri un vecchio "operaismo"; di rimando gli altri lo accusano di fare politica con i "Padroni".
Essì che v'aspettate: inviperiti l'un l'altro, da una crisi economica che non riescono a scalfire, cosa c'è di meglio che mandare ancora in scena l'antiquata tenzone tra capitale e lavoro?
Ma porc... Se gli ultimi due Presidenti di Confindustria hanno auspicato l'avvento di una "società dei produttori", dentro la quale far fare squadra ad una insolita accolita proprio tra chi mette il capitale e chi si associa lavorando, trovando pure benevola accoglienza da parte dei sindacati, non tutti però, qualcosa vorrà pur dire!
Già mentre loro, invece, a scambiar lucciole per lanterne, armati di ragioni fragili che non convincono manco il vicino di scranno.
Così quando nella sua e-news Matteo Renzi scrive: “Abbiamo indetto il congresso secondo le regole dello Statuto. Si terrà nei tempi previsti. Chi ha idee si candidi. E vinca il migliore".
Beh, un'idea ce l'ho, mi candido!
Mi candido pure per raccapezzare i cocci e farli riappacificare.
Essì, si può fare.
Bene Signori, la ricchezza economica si genera con spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Quando manca quella spesa il capitalista ci rimette il capitale, chi lavora il lavoro; tutteddue i guadagni. Confindustria lo sa, per questo tenta di mettere insieme 'sti poveracci per fare squadra.
Già, c'è un però, però: una squadra con due brocchi perde; mettere insieme due debolezze non fa una forza!
I forti stanno altrove!
Si, forti son quelli che con la spesa trasformano la merce in ricchezza; consumando l'acquistato fanno riprodurre, creano occupazione, danno spinta al ciclo, sostanza alla crescita.
Giust'appunto, la Gente che spende!
Al valore economico di questo fare occorre dare rappresentazione.
Come?
Ennò i politici siete voi! Io sono un Professional Consumer, dispongo però di un paradigma nuovo di zecca, ve lo mando con un un tweet, provate a trasformarlo in azione politica: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
Se non vi è chiaro, prima di cestinarlo, rileggetelo! Ennò, non seguite scorciatoie, non è un problema di redistribuzione.
Nicchiate? Volete ancora andar per la via vecchia?
D'accordo, per farlo dovrete prima passare per quel tweet, trasformarlo in azione politica; di là si va oltre la crisi, proprio quella del capitale, del lavoro e dei redditi.
Beh, hic et nunc, non domani.
Da Economaio tanto vi dovevo dire per debito d'ufficio!

Mauro Artibani




martedì 13 dicembre 2016

NON HA VINTO NESSUNO, POTREMMO VINCERE!

Io che per ruolo spendo per fare la crescita economica, sono un giovane che non ha lavoro, un vecchio senza molto da spendere per surrogare la spesa di quel mio nipote, un ex "cetomedista" che spende meno di prima perchè prima aveva di più. Sono pure un benestante che ha speso, ma non tutto, perchè non ho bisogno di farlo, sono un diversamente in gamba che non può nè vuole perchè ho altro da fare, sono un pensionato che per l'amordiddio non ce la fa, sono un immigrato bisognoso di spendere ma senza il becco d'un quattrino, sono un emigrato e spendo dove sono andato.
Sono insomma tutti. Tutti quelli che, tutti insieme, non dispongono dei soldi neecessari a fare tutta la spesa che occorre per fare quella crescita che serve a tirarci fuori dall'impaccio.
Quelli che, secondo l'Ilo, si ritrovano con la quota del reddito da lavoro sul Pil ridotta al 65% contro il 75% che si registrava negli anni '70.
Sono la Gente insomma che ha votato si, no, ni!
Ho vinto? Ho perso?
La Politica ha vinto?
Quella del Premier no; ha tentato di fare, per far fare la spesa, stiracchiando un paradigma economico vecchio come il cucco, non facendo gran che.
La Politica degli altri?
Quella dei 5 stelle che vogliono permiare con un reddito statale l'esser cittadino di uno Stato che già non può fare la spesa che gli tocca e ne farebbe ancor meno davanti alla "Decrescita"?
Quella dei novecenteschi destri e sinistri che si scazzottano per dare ai loro accoliti un reddito che non meritano?
Quella che tutt'insieme ci fa stare nella crisi dal 2007?
Chi ha vinto quando, stima l'Istat, il 28,7% delle persone residenti in Italia sono a rischio di povertà o esclusione sociale? Si, insomma quando si trovano almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.
Cacchio, noi stiamo perdendo e se perdiamo noi, lo giuro, non vince più nessuno.
Tra la Gente gira un tweet, lo firmano e lo ritwittano a quella politica, impegnata a sternutire tra chi ha vinto e chi prepara la rivincita.
Tweet x tweet dice: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
La Politica deve ripartire da qui, dando insomma a Cesare quel ch'è di Cesare!
Tocca ad essa fare norme anormali, leggi leggere, regole che regolino; quel che gli spetta, insomma per meritare l'emolumento.

Ps: I cesari giudicheranno e voteranno!

Mauro Artibani



martedì 18 ottobre 2016

EHI GENTE, L'EGUAGLIANZA NON CONVIENE

"Egalitè, egalitè" si motteggia già nel settecento. Motto più in là impiegato per fare la rivoluzione. Da allora la Politica prendendo sottobbraccio il motto e l'etica prova a farne azione; la "redistribuzione" la tecnica per perseguirla.
Dentro i processi economici, tutt'un'altro affare.
Macchè uguali: non tutto a tutti in egual misura, a ciascuno, invece, con giusta proporzione.
Si può dar torto per quel che incassa chi, con quel che fa, ha generato ricchezza che poi in parte trasferisce a quelli che, in proporzione, hanno fatto meno?
Eggià, così ha funzionato e seppur diseguali, così ci si affrancati dalla fame, poi pure dal bisogno.
Non andrà sempre così. I Produttori, ebbri per cotanto fare e per gli "animal spirits" che li abitano, cominceranno a produrre oltre misura, incasseranno senza merito; i sottoposti del lavoro, rei di aver sovrapprodotto, avranno più o meno "quel che serve per vivere", quel prodotto resterà invenduto.
Così si entra nella crisi, così si tornerà a gridare a gran voce contro la diseguaglianza, l'indice di Gini la misura; l'inefficenza di quel meccanismo che traferisce la ricchezza, generata dalla spesa agli agenti economici, la conclama.
Eggià, se chi gestisce i fattori della produzione è lo stesso che li remunera e tu il fattore che lavora, stai fresco a sperare l'eguaglianza.
Così il sistema produttivo va in stallo, l'economia della produzione a ramengo.
Si va oltre. Nell'economia dei consumi si staglia un nuovo "padrone del vapore": il Consumatore. Quando può, con quel che fa, fa il 60% di quella ricchezza ma non ha titolo per trasferirla poi fa riprodurre, crea occupazione ....., insomma il solito refrain.
I vecchi padroni, titolari del trasferimento, fanno ancora quel troppo; i sottoposti pure. Proprio quel troppo che squilibra e toglie merito all'avere in tasca di più!
Già, nell'Economia dei Consumi e in mezzo alla crisi, perseguire l'eguaglianza conviene?
Risulta equa quell'equaglianza che pretende di dare tanto a tutti, quando non tutti fanno al meglio?
Equo invece risulta quel remunero che premia il merito di chi, con la spesa, ripristina la produttività dei fattori di sistema, restituendo portanza al ciclo economico.
Agli attempati politici della Sinistra occorre rammentare come quest'equo remunero debba fornire ristoro proprio il merito dei più. Si, di quelli che fanno quella spesa. Chi altri sennò?
La Politica, per quel che può, deve trovare il modo* di dare norma ad un più efficiente strumento di trasferimento di quella ricchezza, generata dalla crescita, agli agenti attivi nel ciclo economico. Stante i fatti e con un fil di voce: "Per tutti, secondo il valore produttivo del ruolo di ciascuno; a ciascuno, per quel che fa per tutti!"

* Nell'attesa, non resta che sperare nel default di quelle politiche, monetarie e non, che hanno alterato il meccanismo di formazione dei prezzi, facendo mancare proprio ai più il ristoro del potere d'acquisto.

Mauro Artibani



martedì 2 febbraio 2016

PER I CONSUMATORI, MACCHE’ TUTELE D’EGITTO

“Aquino sicura” si chiama l'iniziativa promossa dal Comune di Aquino e finanziata dalla Regione Lazio che prenderà il via nelle prossime settimane. Il progetto intende far fronte alle problematiche emerse da indagini svolte sul territorio e finalizzato a promuovere un miglioramento delle condizioni di sicurezza dei cittadini.
Verranno all'uopo attivati ben tre sportelli: uno a Tutela dei Consumatori, uno Antiusura, uno di Sostegno, Consulenza e Prevenzione, finanche avviata una campagna “NO SLOT”.
Mi venga un colpo: la Politica ha attrezzato agenzie a tutti i livelli della sua giurisdizione, dall’assessorato alla tutela di chi Consuma di Aquino, appunto, su su passando per Provincie, Regioni, Stati, fino alla UE nella commissione mercato interno e protezione dei consumatori e ancor più su alle linee guida ONU per la loro tutela.
Eggià, tutele per quei soggetti esposti all’acquisto che si ritiene possano essere sopraffatti da pubblicità ingannevole, esercizi commerciali scorretti, clausole contrattuali vessatorie, azioni di Marketing criptiche, offerte di credito irresistibili, meccanismi di fidelizzazione spudorati, promozioni inattingibili.
Un momento: deboli proprio quegli stessi soggetti che con gli acquisti generano la ricchezza, consumando l’acquistato fanno ri-produrre dando continuità al ciclo economico e sostegno alla crescita?
Toh, deboli, proprio quelli forti che abitano il centro del meccanismo produttivo!
Che ai giorni nostri la politica scambi lucciole per lanterne sta sotto gli occhi di tutti; che la presunta debolezza di quell’essere venga esposta a celare quel che combina l’ente mercato, allarma.
Giustappunto solo un mercato celato può esporre impudicamente quegli squilibri tra i soggetti economici che vi operano: opaco, rende spendibili pratiche scorrette; inefficiente, non apprezza la forza di quei tizi, non fa il prezzo della loro domanda.
Apologeti del mercato dove siete?

Mauro Artibani


giovedì 16 ottobre 2014

CON CHI STA LA POLITICA?

In Parlamento c’è un Onorevole, già potente Ministro dell’Economia, che nel bel mezzo della crisi amava  dire “la crisi è terra incognita”.
Gulp, come un metereologo che non vede il domani.
Di quel dire improvvido i suoi compagni di governo e di partito non dissero nulla; l’opposizione non lo fischiò, ne’ chiese le dimissioni.
Fiuuuu: i politici, tutti, della crisi sembrano non capire un tubo.
Perché?
La faccenda è un po’ complicata, proviamo a dipanarla:
i Partiti sono rappresentanze di interessi. Gli interessati votano per interesse di parte, i partiti, appunto.
I Partiti, per adempiere al ruolo, sono pure “redistributori di reddito”. E qui la faccenda si complica.
Per buona parte del ‘900 fu la liceità del Profitto il pomo della discordia: botte da orbi in omnia secula  seculorum.
Si divisero su tutto, i pro-profitto ed i contro. Soggetti questi tanto forti da spaccare il mondo e la politica: da una parte il mondo capitalista, dall’altra quello socialista. L’un contro l’altro armati, la classe del capitale e quella del lavoro; destra e sinistra.
In un’ Italia con al centro la DC, un’ iperbole interclassista ed una politica dei redditi accorta per 50 anni li fece, magari controvoglia,  collaborare allo sviluppo del paese. Buoni i risultati: crescita economica, sviluppo industriale, innovazione fecero uscire il paese prima  dalla fame poi pure dal bisogno.
Più o meno benessere, insomma, in barba a quei Sociologi che gridano al consumismo e agli Intellettuali che fanno il coro. 
Ce ne sarà pure per i Politici, ma questa è un’altra storia.
La storia di un successo produttivo che tocca vette insondabili e che, spesso, quando tutto troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente.
Così, quando crolla il muro di Berlino, sotterrando il comunismo, comincia pure la lenta agonia dei vincitori.
Già, quando il produrre si inerpica ben oltre il bisogno e il potere d’acquisto non riesce a stargli dietro, si ricorre al debito per fare la spesa. Quando, dopo anni ed anni di vacche grasse, il debito fa sboom e viene a mancare la possibilità di acquistare la pappa per tizi oramai sovrappeso, gli ingrati si mettono a dieta.
In quell’Impresa stanno impresari, organizzatori di quei fattori che hanno sovraprodotto e chi lavorando ha fatto quel sovraprodotto; sul mercato ci sta pappa in eccesso.
Fosse solo pappa beh…. anche auto, abbigliamento, arredi, case, acciaio, telefonini, libri, latte, energia  e molto altro ancora, in sovrappiù.
Fiuuuuu: questo fanno, oggi, quelli forti di ieri.
Eggià, per non oziare nel vizio, hanno prodotto troppo.
Mentre chi del vizio ha fatto virtù  impiegando il tempo, l’attenzione, persino l’ottimismo fino a mettere su ciccia per smaltire quella pappa, forti di cotanto fare presentano il conto ai deboli.
Capito quei viziosi ciccioni?
Beh, se per fare la crescita si rende indispensabile mangiarla quella pappa e per continuare a mangiarne occorre avere un potere d’acquisto che l’ acquisti, altrimenti la pappa che resta in magazzino  marcisce, la crescita decresce e voi, ex forti, sarete ancor più deboli e pure smagriti.
Confindustria, a fronte di tutto questo, trasale e per bocca di Squinzi prima elabora, quindi auspica “la Società dei Produttori” ottenendo il consenso pure dei Sindacati. Il tentativo, insomma, temerario e disperato di trovare un comune interesse, tra chi nell’Impresa sta ai vertici e chi sta alla base.
Rieccoli capitale e lavoro, ancora loro, stavolta insieme per forza, anzi per debolezza.
Essipperchè, mettere insieme due debolezze non fa una forza!
Così sbiadiscono le identità della destra e della sinistra. Così finisce davvero il ‘900.
I Politici del nuovo millennio, per non dover ratificare la scomparsa dell’agone  che organizzava lo scontro degli interessi, non se ne avvedono.
Eggià,  una politica miope che invece di rappresentare gli interessi di quelli della pappa,  sta ancora con quegli ex forti ora deboli, debolissimi, non riuscendo a fare granchè.
Beh, se tant’è, è il tempo dei consigli.
Già, nel mondo alla rovescia diamo noi i consigli per gli acquisti: Orsù Signori del Palazzo se volete ancora rappresentare i deboli, rappresentate gli interessi di quelli forti, date loro quel che gli spetta. Torneranno ad ingrassare cosicchè tra i vostri rappresentati qualcuno dovrà nuovamente produrre, qualcun altro lavorare; torneranno ad ingrossare pure gli utili, cosi come i salari.
Una politica insomma, buona per fare gli interessi di tutti. Soprattutto nuova, per i ciccioni che lo meritano, buona pure per quegli smagriti tornati in tempo in forma.
Acquisti, appunto:  con una fava, due piccioni, forse tre, e tanti, tanti voti!
Mauro Artibani

giovedì 19 giugno 2014

TUTTI CATTIVI, NESSUNO E’ CATTIVO!


Non basta lo scandalo dell’Expo? Beh, allora ci metto pure il Mose!
Il malcontento insorge: convocati tutti i giudicanti a giudicare.
Toh, ci sono politici che ribadiscono la distanza da certa politica con verdetti inappellabili: ci vuole la ghigliottina, dice il Sen. Gian Russo.
Pure quelli sensibili all’etica, che dell’etica vorrebbero far regola, inveiscono.
Il Premier dice la sua: il problema non sono le regole, sono i ladri. La banda degli onesti plaude.
Il mondo dei buoni si schiera risoluto contro i cattivi.
I cattivi, appunto, il potere e gli arruolati dal potere; quelli che approfittano del ruolo, quelli corruttori di ruolo e corrotti dal ruolo; malfattori di professione, compiacenti del malaffare, carrieristi di carriera e chissà quant’altri ancora.
Dei cattivi si è detto e di quelli che superano i limiti di velocità per fare prima? Di quelli che “con le doppie frecce lasci l’auto dovunque” ? E quelli che nella PU battono la fiacca tanto sono inamovibili?  E quella massa che tutti insieme fanno 200 miliardi d’evasione l’anno? con il nuovo Pil, poi, verranno alla luce pure i fumeur di contrabbando, puttanieri e sniffatori d’ogni sorta.
Ci sono pure i Vigili che non vigilano, i ciabattini che mal risuolano le scarpe; chi si finge invalido, chi si assenta dal lavoro e chi millanta credito che non ha e chi, avuto credito,  non lo restituisce; chi finge spudoratamente, chi trucca al gioco, gli abusivi che abusano, persino i cyber criminali e i furbetti del quartierino. Uuuuh, quanti e, e, e, per l’amordiddio mi fermo qui!
Daspo per tutti?
E tu? Si, dico a te, cosa non ricordi di aver fatto per sottrarti alla responsabilità cheppur ti spetta?
Ecco, appunto, quanti siamo questi tutti?
Tutti no! Molti, moltissimi, si!
Beh, allora se Loro, insieme ai quasi tutti Noi, siamo in dolo indaffarati: Tutti cattivi?
Parbleau! Se tutti cattivi, nessuno può dirsi cattivo!
La legge lo ratifica: in nome del popolo persegue il dolo, lo giudica tre volte; per corruzione tiene nelle patrie galere 11 corrotti, 14 peculatori!
Non ha fatto meglio l’Etica, cheppur  giudica senza appello; nemmeno quelli della questione morale che addirittura pregiudicano: nulla cambia.
Tutte le categorie del giudizio, insomma si mostrano ineffettuali: la legge non punisce, l’etica non riesce ad orientare, la morale a moraleggiare.
Rimettere in forma la giustizia si può, si deve. Il torto e la ragione non possono indefinitamente aspettare.
Riscrivere i precetti dell’etica e della morale, individuarne gli ambiti di competenza,  pure s’ha da fare.
Come si faccia non mi è dato sapere. Servono forse Filosofi e, magari, pure qualche Antropologo; tutti rigorosamente celibi, per forgiare quel nuovo bene e quel nuovo male che sappiano far   distinguere dentro la complessità del vivere tutti insieme, senza danno per alcuno.
Cosa buona e giusta per ridurre pure le gigantesche spese della giustizia.
In tempi di spending review, un bel vantaggio.
Fate in fretta però!
Mauro Artibani

venerdì 29 novembre 2013

UFFA 'STA SINISTRA!



Senza farla troppo lunga prendo a prestito quanto afferma un Signore di questa sinistra. Veltroni. Scrive, dando sfogo alla sua vis letteraria, ribadendo un luogo comune grosso così: "i produttori producono ricchezza". Non pago affonda il colpo ed aggiunge l'auspicio che si dia luogo alla "società dei produttori". Lo stesso auspicio che arriva dal presidente di Confindustria d'accordo con i vertici sindacali. 
Già, cosa c'è di meglio, nel pantano della crisi,  che mettere in scena la commedia di una bella società fatta da Imprese e da chi ci lavora? 
Personaggi che recitano la sovraccapacità produttiva, gli uni, mentre  gli altri la fanno con il lavoro. In platea stanno gli  interpreti, che non scorgono tale sconquasso. 
Va in scena, insomma, la commedia delle debolezze imprenditoriali, sindacali e pure quelle della politica.
Non se ne parla nemmeno grida Landini insieme all'altro pezzo della sinistra, rinverdendo  antichi furori tra capitalisti e comunisti, progressisti e conservatori, liberali e socialisti,  destra e sinistra.  
Capitale e lavoro insieme? Giammai, appunto!
Già, l'altra sinistra si crogiola con quelle  insindacabili nostalgie novecentesche.
Tra il male ed il peggio si mostra tutta l'inadeguadezza dei Nostri ad affrontare l'oggi ed il domani che la crisi impone.
Una sinistra, insomma, che impreca cose vecchie e quando tenta il nuovo spreca risorse scarse.
Essipperchè, quando la capacità produttiva delle imprese diventa sovraccapacità, viene svalutato il valore delle merci, svalutato pure quel lavoro che le ha prodotte. Due svalutazioni che bruciano ricchezza!
Sinistra dei miei stivali: la crescita si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro.  La spesa dei consumatori  fa il 60% del Pil.
Quando questi tizi questo fanno smaltiscono sovraccapacità, fanno ri-produrre: così si crea pure occupazione.
Capito Signori. Per questa via si può pensare di tutelare l'impresa ed il lavoro.
Già, e quando questa spesa manca sono guai. E, se voi state in tutt'altre faccende affaccendati, a chi toccherà rappresentare questi gloriosi agenti economici?

Mauro Artibani
http://news.you-ng.it/2013/11/14/i-segreti-della-crisi-you-ng-intervista-mauro-artibani/



venerdì 5 luglio 2013

DRAGHI E FOLLETTI SCALPITANO

"La politica monetaria non può generare crescita economica reale". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, nel corso di un'audizione all'Assemblea nazionale francese. "Se la crescita è in stallo - ha aggiunto Draghi - è perché l'economia non produce abbastanza o perché le imprese hanno perso competitività, e questo va oltre le possibilità di intervenire della Banca centrale". In questo dire stanno due affermazioni memorabili: 1, la politica monetaria non viene fatta per fare la crescita; 2, occorre "accrescere la competitività e aumentare la capacità produttiva delle nostre economie". Fiuuu, quella politica monetaria che ha alterato il meccanismo di formazione dei prezzi, pur di dare sostegno artificiale alla domanda, non aiuta la crescita? Fiuuu, se la crescita non cresce occorre aumentare la capacità produttiva? Ma come, ma porc.., i fatti al mercato mostrano ben altro, diamo un' occhiata: – vi è in giro più prodotto pubblicitario di quanto l’attenzione ne possa intercettare; – ogni anno 30 milioni di autovetture restano invendute a fronte di 90 milioni di unità prodotte nel mondo; – le Utility dell’energia, in Europa, hanno un 30% di sovraccapacità; – le Poste italiane hanno il 20% di sportelli di troppo; – le banche Ue chiudono le troppe filiali; – 540.000.000 di tonnellate annue, il sovrappiù dell’industria siderurgica mondiale; solo in Europa + 80.000.000 rispetto alla domanda; – chi può ragionevolmente credere che tutti i libri contenuti in una singola libreria possano essere venduti? – negli Usa si raccontano ventiquattro mesi di eccesso di capacità nelle imprese edili: due anni senza costruire per smaltire 8 milioni di abitazioni invendute; – l’ad di Research In Motion dice: «Troppi e troppo potenti i nuovi dispositivi wireless presenti sul mercato, si rischia l’intasamento totale delle reti senza fili»; – i saldi, due volte l’anno, si fanno per smerciare merci invendute; - gli outlet sono i luoghi dove si tenta di smaltire l’invenduto; – la moda, il modo dell’usa-e-getta, sta lì per vendere l’eccesso; – ogni giorno, in ogni rivendita di pane di Milano, sei chili di quel pane restano invenduti; – il surplus delle risorse naturali impiegate per produrre merci altera la capacità riproduttiva della natura; La causa di tutto questo eccesso? I redditi erogati per produrre merci e servizi, insufficienti a smaltire quanto prodotto. La causa delle politiche monetarie? Rimuovere l'ostacolo: giust'appunto, iniezioni di liquidità per surrogare quell'insufficienza dei redditi, smaltire l'eccesso e fare la crescita. Si, crescita, seppur a debito! Crescita economica reale? Beh, fin quando la crescita si farà con la spesa, si! Crescita sana? Questa è tutt'un'altra storia! Un folletto tutto matto la scrive: “La domanda comanda, verso il capitalismo dei consumatori; ben oltre la crisi.” Mauro Artibani Studioso dell’Economia dei Consumi www.professionalconsumer.wordpress.com

giovedì 9 maggio 2013

FARE PIU' EUROPA S.P.A.

Fare più Europa. Lo dicono in molti, pochi fanno quel che s' ha da fare per farla st' Europa. Già, ma come si fa? Di questi tempi risulta tutto più difficile o forse, giacchè costretti, più facile. Il gioco si fa duro quando nelle palestre della politica volano sberle tra chi, senza se-senza ma, afferma la crescita senza il debito (Germania & Co) e gli altri che si stanno organizzando, con i se e i ma alla bisogna, per far spuntare una qualunque crescita. Tra chi insomma ha trovato il modo di crescere impiegando il debito degli altri e chi, per poter ridurre quel debito, ha smesso di crescere. Personaggi ed interpreti: i primi producono più di quanto consumano, i secondi, al contrario, consumano più di quanto producono. Fin ieri i primi hanno fatto affari, con merci competitive vendendo ai secondi che, per acquistare, hanno fatto debiti. Fin ieri appunto: nel 2007 il valore dei beni esportati dalla Germania è stato pari a 969 miliardi di euro, mentre quello dei beni importati è stato pari a 772.5 miliardi di euro. Eppur importano dall'Europa il 72% delle merci mentre ne esportano il 65%. E non finisce qui: a Marzo 2010 le esportazioni tedesche hanno segnato un +10,7% rispetto al mese precedente mentre le importazioni sono cresciute dell’11% su base mensile; il surplus commerciale si è allargato a 17,2 miliardi euro dai 12,7 di febbraio. La spesa aggregata, per quelle merci, fatta oltre confine, insomma, vale più di quella fatta dentro il confine. Il rapporto nell'interscambio resta asimmetrico, gli squilibri nelle bilance commerciali lo mostrano. Oggi, in mezzo alla crisi, quei grandissimi teutonici chiedono al resto d'Europa di ridurre il debito; questi, nel farlo, vanno in recessione. Purtuttavia anch' essi iniziano a fare i conti con la recessione: l'indice dei direttori d'acquisto oggi si contrae, Volkswagen riduce ricavi e utili, le vendite al dettaglio mostrano il segno meno. Diminuzione della crescita, giust'appunto, come accade a molti altri europei. Sob! Eggià, la recessione italiana da sola costa a Berlino sette miliardi in export. Chi pensa di poter fare i conti senza l'oste sbaglia. All'osteria, appunto, dove si mangia, si beve e l'amore si fa, poi si paga, alla romana però. Pagheranno tutti, ciascuno per quanto ha da vendere o da acquistare : le Imprese dovranno pagare la capacità di acquisto dei Consumatori e così poi poter vendere; per i Consumatori, venduta la capacità di spendere dovranno tornare ad acquistare. Toh, una Società per Azioni. Eggià, il meccanismo economico-produttivo per funzionare ha bisogno di impiegare al meglio tutte le risorse produttive di cui dispone il mercato. Tocca mettere, insomma, tutti gli operatori che stanno dentro la domanda aggregata nella condizione di fare quanto gli spetta. I Consumatori europei per esempio, quando dispongono delle risorse adeguate, fanno il 60% della crescita; quando sono sottocapitalizzati, si fanno renitenti a spendere e sono cacchi, per tutti, ma proprio tutti. Mauro Artibani Studioso dell’Economia dei Consumi www.professionalconsumer.wordpress.com

venerdì 15 febbraio 2013

LA POLITICA: DALL'IMU AL TACI TU!

Eliminare l'Imu, restituire il maltolto. Lui dice questo, nel dirlo imprime una direzione al dibattito elettorale. Pone le questioni come più gli aggrada, agli altri concorrenti non resta che inseguire. Beh, se s' ha da correre per l' Imu c'è chi si dice pressappoco d'accordo per toglierla, chi intende ridiscutere i meccanismi per ripartire meglio gli oneri, finanche chi si dice disposto a ridurne le aliquote. Si, insomma, tolgo l' Imu; taci tu, lo faccio io. Andiamo a ficcare il naso tra i fatti: la questione in questione è uno spezzone della questione economica per uscire dalla crisi? Già, con l'annullare, modificare, ridurre quella tassa, fatta per fare cassa, si intende rimettere i soldi in tasca a chi spende. Essipperchè tutti questi Lorsignori devono aver scorto che a partire dal 2007 il reddito medio pro capite delle famiglie è sceso ai livelli del 1993: -0,6% in termini reali tra il 1993 e il 2011. Negli ultimi dieci anni la ricchezza finanziaria netta è passata da 26.000 a 15.600 euro a famiglia, con una riduzione del 40,5%. Già, dal 93 ad oggi, i nostri però non sembrano aver scorto quante merci e servizi si siano aggiunte a quelle già sul mercato: soddisfatti i bisogni sono arrivati prodotti per soddisfare emozioni, passioni, pure esperienze. Tutto-quel-che-serve-per-vivere si è fatto servizio. Sono servizi pure quelli per fare pipì, pupù, dissetarsi, sostare, si pagano pure. Tra scorto e non scorto sta il quid. Si è creata insomma una enorme disparità tra reddito disponibile e spesa da sostenere che solo il debito erogato in tutte le salse ha tentato di colmare. Quando il debito ha fatto sboom, la disparità ha fatto sdong: la crisi sta tutta qui! La politica faceta non trova meglio da fare che restituire quel maltolto dell'Imu mettendo nelle tasche di chi deve spendere l'iperbolica cifra di 206 euro per le famiglie, quelle benestanti e quelle malestanti, per sanare quella disparità e poter spendere a iosa. Dannazione, la regola aurea per uscire dalla crisi recita altro: tutto quel che viene prodotto deve essere consumato. Perchè questo si faccia, occorrono risorse di reddito adeguate alla bisogna nelle tasche di chi deve acquistare, non briciole. Così si può ottimizzare l'impiego di tutte le risorse produttive; così si genera ricchezza senza se, senza ma. Mauro Artibani www.professionalconsumer.wordpress.com www.professioneconsumatore.org

giovedì 18 ottobre 2012

COESIONE PRESIDENTE MONTI? NOI CI SIAMO!

Monti chiama: “ln Italia bisogna mobilizzare tutte le energie per riprendere a crescere, nessuna esclusa''. Presenti! Noi siamo quelli della spesa privata che fa il 60% del Pil; le famiglie. Si insomma i consumatori che, con l'acquisto trasformano il valore delle merci in ricchezza, che consumandole le fanno riprodurre. Si, siamo quelli che danno continuità al ciclo economico, sostanza alla crescita. Questo il nostro ruolo, per poterlo esercitare dobbiamo disporre di risorse di reddito sufficienti. Lei Presidente dice pure:''In questa fase della vita italiana e' coesione la parola chiave'' Eggià, coesi, perchè “Il sistema industriale e' un patrimonio per il Paese''. Noi di tutto punto, per sostenerlo, abbiamo speso più del reddito disponibile. Anzi abbiamo acquistato in sovrappiù per non svalutare la capacità produttiva di quel sistema: giustappunto coesione! Non paghi, abbiamo assaltato le banche per avere credito per pagare il sovrappiù. A noi il debito, ai creditori il profitto. Se non è coesione questa! Non è coesione dare focillo, con il prelievo fiscale sui redditi da lavoro, ad uno stato sprecone ed il rifocillo con l'iva che tassa la spesa? Ma, porc...continua a calare la propensione al risparmio delle famiglie italiane. Siamo ai minimi storici. Nel secondo trimestre del 2012, misurata al netto della stagionalità, la propensione al risparmio è stata pari all'8,1%: il dato più basso almeno dal 1999. Cacchio, solo nei primi sei mesi di quest'anno si registra un calo del potere d'acquisto su base annuale del 3,5%. In discesa anche il reddito disponibile dell'1% su base trimestrale e dell'1,5% su base annuale. Se tanto mi dà tanto non saremo in grado di acquistare il prodotto dei Produttori, ahiloro; manco in grado di restituire il debito ai creditori che verranno screditati. Per le tasse, a Lei diremo pappappero! Presidente Monti la prego, coesione si; se a senso unico però, viene giù tutto! Mauro Artibani Studioso dell’Economia dei Consumi www.professionalconsumer.wordpress.com