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martedì 2 febbraio 2016

PER I CONSUMATORI, MACCHE’ TUTELE D’EGITTO

“Aquino sicura” si chiama l'iniziativa promossa dal Comune di Aquino e finanziata dalla Regione Lazio che prenderà il via nelle prossime settimane. Il progetto intende far fronte alle problematiche emerse da indagini svolte sul territorio e finalizzato a promuovere un miglioramento delle condizioni di sicurezza dei cittadini.
Verranno all'uopo attivati ben tre sportelli: uno a Tutela dei Consumatori, uno Antiusura, uno di Sostegno, Consulenza e Prevenzione, finanche avviata una campagna “NO SLOT”.
Mi venga un colpo: la Politica ha attrezzato agenzie a tutti i livelli della sua giurisdizione, dall’assessorato alla tutela di chi Consuma di Aquino, appunto, su su passando per Provincie, Regioni, Stati, fino alla UE nella commissione mercato interno e protezione dei consumatori e ancor più su alle linee guida ONU per la loro tutela.
Eggià, tutele per quei soggetti esposti all’acquisto che si ritiene possano essere sopraffatti da pubblicità ingannevole, esercizi commerciali scorretti, clausole contrattuali vessatorie, azioni di Marketing criptiche, offerte di credito irresistibili, meccanismi di fidelizzazione spudorati, promozioni inattingibili.
Un momento: deboli proprio quegli stessi soggetti che con gli acquisti generano la ricchezza, consumando l’acquistato fanno ri-produrre dando continuità al ciclo economico e sostegno alla crescita?
Toh, deboli, proprio quelli forti che abitano il centro del meccanismo produttivo!
Che ai giorni nostri la politica scambi lucciole per lanterne sta sotto gli occhi di tutti; che la presunta debolezza di quell’essere venga esposta a celare quel che combina l’ente mercato, allarma.
Giustappunto solo un mercato celato può esporre impudicamente quegli squilibri tra i soggetti economici che vi operano: opaco, rende spendibili pratiche scorrette; inefficiente, non apprezza la forza di quei tizi, non fa il prezzo della loro domanda.
Apologeti del mercato dove siete?

Mauro Artibani


giovedì 19 marzo 2015

A QUEI PREVISORI CHE MAL PREVEDONO LO SVOLGIMENTO DELLA CRISI


A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva Andreotti.
Quelli della Cgil non lo pensano, lo scrivono: "All’ottavo anno della più grande crisi degli ultimi due secoli la domanda sorge spontanea: non si accorgono che i modelli econometrici utilizzati non funzionano? Oppure anche la “tecnica” di calcolo previsionale viene utilizzata per infondere fiducia negli attori economici e nei mercati a prescindere dalla creazione di nuova occupazione e nuovo reddito? Ancora una volta la metodologia viene piegata alla contingenza “politica”? Possibile che non si capisca che l’approccio monetarista e tutto dal lato dell’offerta – anche se con intento espansivo – non possa colmare i vuoti della domanda effettiva?"
Non paghi, ricostruiscono le stime previsionali della Banca d’Italia e delle principali istituzioni internazionali più prossime all’anno di previsione e, dunque, più utili per ,l’elaborazione dei documenti di economia e finanza su cui vengono predisposte le manovre finanziarie di fine anno. Quelli del Sindacato poi, affondano il colpo evidenziando la clamorosa reiterazione degli errori di calcolo per 7 anni di seguito. Il gap previsionale, cioè lo scostamento cumulato tra le previsioni istituzionali e il dato effettivo, oscilla tra i 10,5 (dell’OCSE) e i 14,3 punti percentuali (del Governo italiano).
Si dirà: ma loro sono di parte nel riferire.
Mica tanto se il Ministro Padoan, nel programma di Minoli su Radio 24 lunedì 23 Febbraio, confessa candidamente "i modelli previsionali non funzionano più". Già, se non lo sa lui che è stato pure all'Ocse dove sembra proprio che non ne azzecchino una.
Previsioni? Pah. Manco a parlarne dice pure Marchionne, Ad di Fca.
Affrontiamo l'arcano e vediamo di raccapezzarci qualcosa. Diamo un'occhiata ad uno di quegli indicatori di fiducia, market sensitive, quelli che quando escono fanno tremare l'economia: la Fiducia dei Consumatori, quella condizione psico/economica che quando c'è fa il 60% del Pil.
Quando sono in uscita i dati sulla questa fiducia tutti, ma proprio tutti, tendono le orecchie per poter scrutare se c'è la ripresa in atto.
Orbene, come si misura quella fiducia?
Con la possibilità di soddisfare il bisogno con il potere d'acquisto a disposizione.
Semplice, lineare, senza sbavature: un cacchio!
Se, come ha mostrato il centro studi di Confcommercio, il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 risultava lo stesso del 1990, la faccenda si complica. Eccome!
Se, insomma, ho bisogni insoddisfatti ed il portafogli floscio, la vedo nera, mi deprimo; la mia fiducia va sotto zero.
Se, invece a debito, negli anni passati ho acquistato oltre misura fino ad affrancarmi dal bisogno e oggi, quello stesso portafoglio mi mette a dieta, manco il fitness, uso pure il fuori moda e magari vado a piedi o quasi, non sono affatto affranto, anzi conosco chi si inorgoglisce addirittura.
Ho insomma margini di riserva per non essere depresso del tempo che mi aspetta. La mia fiducia tiene.
Orbene, vista questa mia discrezione ad esser "doppio" vedranno chiaro gli agenti economici che stanno con me nel mercato. Le Imprese vorranno mettere soldi per investire e produrre il nuovo?
Le Banche mi daranno credito ed, ancor più, avranno indietro quello prestato? Ed i Politici incontrandomi cambieranno strada o mi tenderanno la mano?
Rischi a iosa per tutti insomma. Già, nessun sistema economico può permettersi una fiducia lasca.
Si, insomma, per limitare i danni tocca stabilizzare l'umore di qei consumatori.
Una strada v'è, occorre agire sul potere d'acquisto: se in grado di acquistare quanto viene prodotto potrà consentire a chi ha bisogno di avere ristoro; a chi manca del bisogno di intercettarne di nuovi, non è difficile, già li vedo.

Mauro Artibani

giovedì 12 febbraio 2015

CRISI, TOCCA SPERARE NELLA DISTRUZIONE CREATRICE

Chi vuole dire sulla crisi e ha poco spazio per dirlo, twitta: "I redditi, erogati dalle Imprese a chi lavora per produrre merci, sono risultati insufficienti per acquistare quanto prodotto".
Accade pure questo nel tempo dei guadagni di produttività e dell'aumento dei volumi prodotti che riducono il Clup.
Già, dopo il danno la beffa, poi di beffa in beffa un altro danno: al mercato il meccanismo dello scambio si impalla; l'offerta si mostra in eccesso, la domanda in difetto. La crisi insomma, questa crisi.
Twittano tutti la crisi. Lo ha fatto pure Schumpeter: "distruzione creativa"!
La distruzione è quella della base produttiva: nel 2013, il 15% in Italia; non va meglio nel resto del mondo sviluppato.
Qui viene il bello. Sembra appunto in atto quel processo evolutivo dell’economia capitalistica che scompaginando l’equilibrio dei mercati, elimina le imprese incapaci d’innovare.
Se tanto ci da tanto, tocca essere creativi: in questa fase recessiva viene assegnato un ruolo vitale ai processi di ristrutturazione per guadagnare produttività.*
Beh, occorre un altro twitt per fissare i termini che la crisi impone: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
Se la spesa tanto vale s'ha da fare, conviene a tutti. Fatta, rifocilla quel potere d'acquisto che torna a fare la spesa, per l'impresa un affare.
Fiuuuuu, si intravvede lo spazio per intraprendere una produttività nuova, anzi nuovissima, in grado di estrarre vantaggio dalla circolarità del ciclo, propria dell'economia dei consumi, associando l'egente della spesa per tenere attivo il ciclo.
Per accreditare il socio e fare utili, alle imprese tocca investire il profitto.**
Essì, s'ha da andare contro corrente per creare il nuovo: "chi guadana paghi chi fa guadagnare!"
Lo giuro, non è un twitt ma il prodromo di un nuovo modello d'impresa da intraprendere per schivare nefaste sovraccapacità, non gravare sui costi; migliorare la capacità competitiva fidelizzando il consumatore che, fidelizzato ci guadagna. Così, dopo tanto fatto si può finanche fare azzardo di produttività con imprese a bassa intensità di lavoro.
Imprese impareggiabili, per aver già fatto in toto questo, ci sono.
Nel fare per Sé, fanno pure per Tutti, remunerando l'impiego delle risorse messe in campo da chi fa la spesa: il Tempo, l'Attenzione, l'Ottimismo e, mi voglio rovinare, pure il viaggiare finanche il comunicare.
IKEA, quella multinazionale Svedese che commercia mobili con una Filosofia d’Impresa fatta apposta per rifocillare il potere d'acquisto: rinuncia a porzioni di profitto ottenendo un impareggiabile vantaggio competitivo e utili.
Vende mobili da ultimare, chi li acquista impiega tempo per il montaggio, ne ricava il prezzo più basso per quel prodotto.
TELEVISIONI COMMERCIALI e pure le FREE PRESS, quei quotidiani, a costo zero, offerti agli angoli delle strade.
Il loro “Core Business”, per fare utili, sta nell’ impiegare i palinsesti per conquistare prima e vendere poi l'attenzione ai Pubblicitari, che la rivendono agli inserzionisti.
Con quelli della televisione si ricava informazione ed intrattenimento, 24/24, senza spendere il becco d’un quattrino. Con quelli dei giornali, notizie a costo zero. Un bel risparmio per il potere d’acquisto: 1 €x 365= 365€ l’anno.
GROUPON, GROUPALIA, LET'S BONUS ecc.
Social shopping, aziende che fanno lauti guadagni intermediando tra un’offerta in eccesso e la domanda in difetto. Le Imprese ottengono di poter ridurre i costi della sovraccapacità; i Consumatori, coupon d’acquisto per merci e servizi scontati fino all’80%. Il potere d’acquisto, si gonfia, l’ ottimismo trasale!
Quelli degli OUTLET fanno affari nella città dei saldi, dove l’Industria sovraccapace smercia l’invenduto per recuperare margini di guadagno. Con gli sconti, viene saldato il conto con l'ottimismo.
” BLA BLA CAR “ organizza il viaggiare condiviso, ci guadagna. Ci guadagnano pure i viaggiatori.
L’INFORMATION TECHNOLOGY Settore industriale, tutto o quasi in deflazione tecnica. L'innovazione fa tutt' uno con la produzione, riduce costi e prezzi, rifocilla il potere d'acquisto di quelli che comunicano.


*Riccardo Cappellin ne fa ricerca/proposta nel corso "Innovation and Cognitive Economics" Università di Roma "Tor Vergata"

**Profitto, quel remunero del rischio d'impresa che incassa ciascun attore della filiera di prodotto che, nel sistema circolare e continuo della produzione, manca di ragione economica.

Mauro Artibani