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giovedì 5 dicembre 2013

LA GRANDE FAVOLA DELLA PRODUTTIVITA'


C'era una volta Anchise, con la sua impresa vendeva vino, non faceva granchè.
Quando arriva a governare la baracca, Luca, suo figlio, fa quel che andava fatto per rimettere insieme i cocci. 
Con l'automazione aumenta la resa di alcuni processi; con poca gente, e tutta astemia, fa il resto: carica l'uva, spreme l'uva, la fa fermentare, scarta la vernaccia; mette bottiglie, leva bottiglie, le rabbocca ben bene, con il tappo le attappa... e vai: nessuno a tracannar, manco a far cicchetti; niente ciucchi a rallentare i processi.
Fa di più: riduce il costo del lavoro. Giust'appunto di un mercato del lavoro sovraffollato, approfitta: riduce i lavoranti, le ore di lavoro e pure quanto mette loro in tasca. Che gli importa. I suoi clienti bevono, mica sono astemi.
Fa bene il suo lavoro, aumenta la produzione, ancor più la produttività; lima pure i prezzi, si rifà competitivo.
C'era pure Giuseppe. C'era, se n'è andato. Ora tocca a Giulio, amico di Luca, che deve rimettere in sesto l'antica bottega del trapassato genitore.
In onor suo lo fa. Fa strumenti musicali, ficca dentro l'automazione fin dove è possibile. Il resto s'ha da fare con la gente che gli serve. Tutti opportunamente sordi, non cercano i suoni, non battono, non pizzicano, non sparano fiato, anzi alacri piegano tubi, stendono pelli, incollano legni.
La paga? Quel che passa il convento! Tanto loro non comprano musica.
Si, insomma, fa come Luca: stessi eroici genitori, stessa scuola di Management.
Non c'è 2 senza 3, 4, 5, 6: Franco, Claudio, Antonio, Marco; tutti junior, pure loro figli di cotanto padre, a fare merci.
Con un mare di latte fanno fare dolci a diabetici che stanno a dieta; stampare giornali ad illetterati. Pure far fare farmaci a gente che scoppia di salute e che manco si assenta per malattia: bella no? Marco fa ancor di più, non ha bisogno di alcuno, prende il già fatto e lo smercia in rete.
Beh, che dire, quando si smuove quella sempiterna dottrina economica, avvolta nel tricolore, loda e accredita il fatto, cos'altro vuoi dire!
Menager insomma, ecchè menager. Stirano al massimo le risorse produttive che hanno a disposizione. 
Con una reputazione tanta, incasseranno lauti profitti.
Incasseranno?
Già, quelli in salute, dopo aver acquistato quel che gli tocca, avranno ancora spiccioli per farsi una bevuta? 
E al diabetico resterà quanto gli serve per acquistare salute? 
Gli astemi, è noto, non bevono, mangiano però robe di zucchero. Quando possono!
Gli illetterati poi mettono una pezza al leggere suonando. Se non possono, fischiettano!
Lo vedo male Marco vendere a quegli irretiti dalla rete che  mancano del becco d'un quattrino per abboccare all'amo. Non vedo meglio Claudio che con i giornali non venduti il giono dopo incarta il pesce. Franco, forte? Un cacchio, quel latte in magazzino dopo tre giorni caglia: non ci fai più manco lo yogurt!
Non per tirargliela ma, approposito di latte, così finisce tutto in vacca: Claudio denuncia in Procura Antonio per procurato danno. Antonio ribatte citando per danni Marco che non se la tiene e fa un esposto a Franco che, incazzato, querela propio Luca e Giuseppe già denunziatisi a vicenda. Questo da la stura ad un vortice di corsi e ricorsi che dura ancora oggi.
Se questo fanno i Generali, la truppa fa pure peggio: botte dagli orbi ai diabetici, che timorati del sangue, arretrano; arretrando sgambettano proprio quelli abili: diversamente vendetta? Essì, vendetta, vendetta, tremenda vendetta: infuriati gli astemi bevono, si esaltano, si battono con chiunque gli si pari dinanzi.
Tutti contro tutti, insomma: quelli che hanno merci in magazzino ce l'hanno con quelli che non l'acquistano; quelli che rischiano il posto con quelli che li hanno pagati poco e quelli che hanno bisogno di acquistare, ma poco da spendere, con chi ha guadagnato poco.
Un trambusto tira l'altro ed un altro ancora, fin quando interviene quel molosso della quiete pubblica che prende al volo l'obbligo dell'azione penale e confeziona un bell'illecito economico: "Sconquasso da produttività aziendale". 
Alla sbarra quella sbandierata signora che aveva fornito ai Nostri il sostegno dell'ideologia economica. La dottrina che ha consentito di mettere in piedi proprio quelle imprese abborraciate.
Il capo d'imputazione, grosso così, recita: "Quella produttività d'impresa che pensa il lavoro come un costo da abbattere con gli stipendi da tagliare, mentre esclude la risorsa della spesa dal controllo dei processi. Proprio quella spesa, che quando non acquista, non fa quel che gli tocca e quando non può non smaltisce per far riprodurre, non crea occupazione e manco reddito."
Manca pur essa; non c'è, è stata vista altrove. Irreperibile, la signora viene dichiarata contumace.
Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.
Mia, del Professional Consumer!
Mauro Artibani
http://www.capiredavverolacrisi.com/il-vero-motore-della-crescita-sono-i-consumatori/

venerdì 3 agosto 2012

CONFUSIONE IN GIRO

Nella canicola asfissiante, appena svegli, sotto il segno di un sogno, avete mai visto fluttuare aforismi, frasi, concetti ? Slabbrarsi geografie concettuali in improbabili fughe di senso? Il caldo fa brutti scherzi. Nel sonno genera riverberi che sembrano sfocare malnutrite certezze. Ti svegli e non ti raccapezzi! Il Relativismo è l'anatema vaticano o una tecnica del marketing? I Fini sono diritture escatologiche o tortellini? Il Nichilismo è superamento della morale o l'approdo al nulla? E la vita spesa a fare la spesa è imperio morale o solo epigrafe dell'eccesso; è l'espressione colorata del nostro agire o l'allucinata risposta a quegli improperi concettuali? Tra l'acre umore del sudore e l'insonne passare della notte quel nesso causale tra Vita e Spesa mi arrovella: è l'esperienza contemporanea, l'espressione dello "stare insieme" è finanche linguaggio, magari pure pensiero. Si esercita mediante acquisizione, somma di cose più cose. Un prendere che produce cultura, esperienza e ricchezza. Il lascito all'ambiente è però misura di questa smisuratezza. Ufff...non ci siamo! Riaffronto il dilemma. Ci sono: l'addizione è il limite. Sottrazione, divisione, moltiplicazione occorrono. Impiegare le energie fisiche ed intellettuali nell'esercizio di un mestiere. Farsi Professional Consumer, consentirebbe di operare trasformazioni in grado di aggredire routine; dividere rendite, privilegi ed anche inerzie; moltiplicare insieme ai nostri introiti economici fors'anche quelli cerebrali; sottrarci al non-sense del "compra-compra". Fiuuuuu! Va be', in questa notte allucinata più di così non penso, più di così non dico. Mauro Artibani www.professionalconsumer.wordpress.com www.professioneconsumatore.org

venerdì 23 marzo 2012

SUVVIA FAMIGLIE, CE LA FAREMO

Dai resoconti ufficiali degli organismi internazionali risulta che le famiglie italiane sono sempre più indebitate. Tra prestiti e mutui il ricorso a banche e finanziarie sfiora la soglia dei 300 miliardi. Di questo monte, 51 miliardi sono l'intero appannaggio del Credito al Consumo, con una crescita dell'11,2% annuo. Insomma, cifre alla mano, stiamo facendo un buon lavoro, consumiamo a rotta di collo. Si può fare di più? Se consumo di più, mi indebito di più ma produco più ricchezza (solo il business del Credito al Consumo fornisce agli USA un +0,7% del PIL). Svolgo egregiamente il mio mestiere. Non risparmio però. Arriva l'OCSE, mi bacchetta: nel rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico si invitano i lavoratori a risparmiare di più poichè, con le riforme previdenziali, riceveranno in futuro una pensione più bassa del 22%. Con queste cifre dovremmo ridurre i consumi: giammai! Bando alle ciance: la soluzione del guazzabuglio c'è. Belleppronta. Se c'è del Lavoro nel consumare per fa crescere l’economia lo rivendico con la forza contrattuale del Professional Consumer. Se con la mia azione elimino le sacche di parassitismo e di rendita dal mercato rimetto in circolo più Valore. Se metto in campo la mia Offerta di prodotto: tempo, attenzione, emozione, gola fino alla prodigalità, non potranno sottrarsi. Ingolfati come sono di offerta, faranno Domanda. Li costringeremo ad acquistare, si potrà ricavare un tornaconto dal nostro esercizio; potremo così rifocillare la capacità di spesa, risparmiare, ripianare i debiti e bellamente continuare a consumare. Ben oltre una futura, crassa vecchiaia. Fino alla morte! Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.wordpress.com www.professioneconsumatore.org

venerdì 25 novembre 2011

VENI VIDI VICI, TUONA IL PROFESSIONAL CONSUMER

Quest’accidente di Professional Consumer dice, mostra, scrive una successione di fatti: • La crescita economica rende l’esercizio del consumo indifferibile; un obbligo l’esercizio di spesa. • Sta in sovrappeso, vestito alla moda a bordo di un Suv, il Consumatore affrancato dal bisogno. • Fa i conti con l’eccesso di offerta l’Impresa; magazzini pieni e merci svalutate. • Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. • I redditi da lavoro erogati dalle Imprese per produrre risultano insufficienti a smaltire quanto prodotto. • Generare per troppi anni ricchezza con il debito, che surroga redditi, ha fatto sboom. • Le Imprese sovrapproducono svalutando valore, bruciando ricchezza; quelli che producono credito, indebitati stanno sull’orlo del baratro. Tira le fila: questi i fatti che fin ieri hanno mosso l’economia, oggi la bloccano. Prosa: tal fatti, disfatti e ben bene rifatti possono sbloccarla. Chiosa: dunque, si estrae più valore dall’esercizio del consumare che dal produrre. Pronostica: verso il Capitalismo dei Consumatori! Prosit. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

giovedì 15 settembre 2011

CRISI: HANNO PIU’ BISOGNO I PRODUTTORI DI VENDERE CHE I CONSUMATORI DI ACQUISTARE

Ai Professional Consumer pare di scorgere dentro questa crisi come abbiano più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Agli altri può sembrare un patatrac, eppure questo chiaro che invece si scorge dentro il buio della crisi illumina! Difficile a credersi quando per molti, troppi anni, in un mercato del lavoro sovraffollato che ha ridotto stipendi e salari, quelli del credito, surrogando con il debito quei redditi insufficienti, hanno fornito potere d’acquisto affinché si potesse produrre e vendere più di quanto si potesse acquistare. Ora che il credito si è fatto inattingibile ed il debito ha superato i livello di guardia la domanda ristagna. Così quel bisogno dei Produttori si mostra. Per i Consumatori, l’occasione di andare al mercato a fare offerta della merce più appetibile: la capacità di acquisto. Quella domanda, necessaria per smaltire l’eccesso che ingolfa il mercato, venduta per rifocillare il reddito. Già, guadagnare quei denari che consentono di poter tornare a recitare quell’esercizio della spesa che da solo fa i 2/3 del Pil. Si, insomma, la crescita! Un modo del tutto “originale”, questo, per riallocare le risorse economiche che sono nelle tasche dei Signori che producono perché possa essere retribuito quel maggior valore presente nell’esercizio del consumare rispetto a quello del produrre. Valore che venduto produrrà ricchezza. Ricchezza che distribuita arricchirà tutti, viepiù senza fare debito. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

martedì 21 giugno 2011

PRODUTTORI E CONSUMATORI SI DANNO UN GRAN DA FARE MA….


Quando funziona l’economia funziona pressappoco così:
Produttori e Consumatori si danno un gran da fare, c’è chi fa tutto quel che può per mettere merci sul mercato e chi fa ancor di più per acquistarle.
Si, insomma, c’è chi impiega risorse per produrre merci che vendute diventano ricchezza e chi spende quella ricchezza, con la spesa, per smaltire quelle merci e dare continuità al ciclo produttivo.
Risultato: tutti hanno tutto, pure la natura depredata, la terra inquinata: non è un bel vedere!
Quelli che producono cercando il profitto, non sanno far altro; sono per la crescita senza se, senza ma.
Noi Consumatori pure ma, disponendo del potere della Domanda, possiamo fare di più e meglio.
Con la domanda possiamo imporre ai Produttori cosa e come produrre, quali risorse impiegare, quali confezioni adottare per limitare lo smaltimento epperchènno contrattare il prezzo.
Giustappunto Operatori di Mercato, in barba alla vulgate che ci vuole scemi, potremo meglio amministrare la produttività, quella civile, delle nostre azioni e non solo.
Eggià, migliorando la convenienza del nostro fare prendiamo in carico la responsabilità del nostro ruolo, salvaguardiamo la risorse naturali, puliamo l’ambiente e miglioriamo la redditività del nostro smilzo reddito: bingo!
Ecco, si, Professional Consumer, cos’altro sennò!
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

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venerdì 15 ottobre 2010

PER I CONSUMATORI SI SONO CONTRATTI I TEMPI DEL CONSUMARE


Acquistano e consumano l’acquistato: questo l’esercizio operativo dei Consumatori.
Si acquista una confezione di yogurt, scadenza 30 giorni, si dispone di un mese per poterlo smaltire.
Ma se quando mi nutro ingrasso perché ingurgito tutto e subito; se cambio abito ad ogni piè sospinto non mi abbiglio, vesto alla moda che passa di moda; se cambio prima che posso l’high tech del giorno prima, si contrae progressivamente il tempo della consumazione del prodotto fino a coincidere con l’acquisto.
Già, acquisto tutto perché niente ha più il tempo di essere consumato. Si scarta così il 30% degli acquisti.
Per certo sociologismo: la conferma nell’apostrofarmi rimbambito; privato della speranza, mi ficca in un cul de sac.
Per i Produttori: la strategia per ridurre il ciclo di vita dei prodotti; tecnica sopraffina buona per smaltire l’eccesso di capacità produttiva che ingolfa il mercato.
Per le mie tasche vuote: la conferma dell’insufficienza del reddito che un tal meccanismo esalta e il credito rigonfia di debito.
Per i Professional Consumers: un obbligo di ruolo. Da fast, il food, a slow, gustare non appesantire; dalla moda “pronta” quotidiana all’atemporalità del “classico” epperchennò, soggiornare con l’high tech del giorno prima.
Toh, i modi per riappropriarsi del tempo della consumazione: godere l’acquisto, dilazionare gli acquisti, aumentare la redditività del reddito che acquista e così pure meno smaltimento, meno inquinamento.
Quattro piccioni con una fava.

Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
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Marzo 2009

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giovedì 3 dicembre 2009

EI PSSSST, DIAMO UN OCCHIATA AL PROFESSIONAL CONSUMER


Ei pssst, piano piano, quatti quatti, diamo un’occhiata a quanto fa quell’idoneo del Professional Consumer.
Gagliardo, si aggira dentro l'Economia dei Consumi. Vanta certezze: produce ricchezza, fa riprodurre.
Acquista l'eccesso, trasformando quell'altrimenti fragile valore delle merci in moneta sonante, buono per retribuire profitti, salari, stipendi, dare ristoro all'erario ed ancora ad altri. Non pago, consuma l'acquistato, fa nuovamente produrre.
Questo vanto di ruolo viene speso con redditi insufficienti.
Per far quanto deve, deve molto a quelli del credito.
Stremato dai fatti rivendica titolo alla Domanda per poter acquistare quando, quanto, come, cosa vuole: questo fa, abbigliato da operatore di mercato.
Quando, quanto, come, cosa smaltire, vantando responsabilità per l'ambiente: questo pure fa, abbigliato da gestore accorto.
Misura gli acquisti, aumenta la redditività dello smilzo reddito: questo fa abbigliato da operatore economico.
Questo può, questo deve, a questo non si sottrae: migliora la produttività del meccanismo economico, allarma gli astanti, sconquassa posizioni di rendita; rimescola le carte.
Interroga la Politica, rivendica il Capitalismo dei Consumatori.
A prelievo fiscale effettuato, l'IVA sugli acquisti la TARSU sul consumato, esige gli utili di questo esercizio per tornare a consumare.
Nulla sarà più come prima.

Mauro Artibani
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Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

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domenica 19 aprile 2009

SE TUTTI RICCHI, SAREMMO PIU’ POVERI

In questo universo dello sfarzo, non è tutto oro quel che luccica.
Più si diventa ricchi, minore il profitto che si ricava dall’acquisto dei beni, più si è indotti a risparmiare: parola di Keynes.
Ta-ta-tan: il paradosso della parsimonia.
Se tutti ricchi, tutti risparmiamo: si consuma meno, meno PIL, si ridurranno gli investimenti, il lavoro, il reddito e per questa via anche il risparmio.
Altro paradosso allora: se tutti ricchi, saremmo più poveri.
Calma e gesso, non saremo tutti ricchi e, vivaddio, nemmeno parsimoniosi cosicchè, nel nostro lavoro di consumo per sostenere la crescita con redditi insufficienti, si possa alfin esporre l’ennesimo paradosso: produrre ricchezza con il debito.
Cacchio, di paradosso in paradosso non c’è più ciccia ma solo l’osso.
Oddio, più che l’osso, questi ossimori mostrano contraddizioni, fragilità e crepe del sistema economico.
Ci vorrebbe un furetto tutto pepe, grazia, impertinenza: un giustiziere economico per non sprecare ricchezza, per mitigare povertà.
Detto fatto. “Come la freccia che dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”: Eccolo, è lui, si proprio lui, il Professional Consumer.
Gagliardo ed inorgoglito, fischiettando fra i denti recita a memoria: chi ha troppo Dia, chi ha poco Prenda.
Poi, sollecitato dagli astanti, chiosa: Se troppo ricchi, si consuma meno; se poveri, troppo consumo, troppo debito. Queste diseconomie infestano l’economia; occorre riequilibrare le quote di risparmio, le quote di consumo, redistribuire quote di reddito; estirpare infestanti parsimonie, mitigare prodighi eccessi per riportare in equilibrio il sistema perchè beati, non più beoti, si possa tornare tutti a consumare.
Un dire che non ammette repliche.
Gli entusiasti applaudono, qualcuno mugugna; chi, inebetito, arrossisce.
Al fin del dire si inchina, ringrazia; con un colpo di reni si inarca, salta, rimbalza, si imbosca.
La foresta lo avvolge.

Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
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lunedì 26 gennaio 2009

UNA NUOVA STRATEGIA PER LA CRESCITA: PAROLA DI PROFESSIONAL CONSUMER


Cogliere l’occasione offerta da una crisi economica che sconvolge il mondo per poter ridiscutere per intero ruoli e finalità del meccanismo economico, sollecita l’appetito.
Un modo per uscire dalla subordinazione di ruolo dei Consumatori, che ha compromesso il nostro fare e le nostre finanze: la tentazione è forte.
Il tempo stringe però. Gli eventi sopravanzano i rimedi messi in campo; si svalutano gli esercizi tattici: investimenti per produrre offerta senza domanda, sovvenzioni per un lavoro che non c’è, Stati sovraindebitati che affrontano impotenti opzioni keynesiane.
Il tempo è poco, i problemi molti; poco utile rincorrere giuggiole.
I have a dream: un nuovo fondamento al produrre ricchezza.
In quattro mosse un sogno per notti insonni; una nuova strategia per la crescita, altro che tattiche: parola di Professional Consumer.
Questa la formula: (- , + , + ,- ) = PPC.
( - ) Ridurre la Domanda.
De-privatizzare quelle nostre risorse indebitamente rese merci: l’acqua e la sosta automobilistica, per esempio e così poter rifocillare le nostre finanze.
( + ) Aumentare la Domanda.
Mettere le nostre merci sul Mercato: Tempo, Attenzione, Fiducia.
Si, la Fiducia dei Consumatori senza la quale non si investe, non si produce, non si commercia, non si acquista; non saremo noi ad acquistare; saremo noi ad ottenere guadagni: un Reddito!
( + ) Più acquisti da chi meno acquista: quelli della bassa propensione al consumo.
I benestanti, renitenti allo spendere, devono espiare il loro misfatto. Il richiamo al loro dovere contributivo di consumatori: un obbligo civile.
( - ) Meno tasse sul lavoro di consumazione.
L’IVA all’acquisto e la TARSU per lo smaltimento del consumato sono un prelievo fiscale iniquo; viene così tassato inopinatamente il nostro lavoro di consumo.
PPC : Provare Per Credere.
Si da’ così l’avvio ad una gigantesca redistribuzione della ricchezza insomma, un nuovo potere d’acquisto, eppercchennò, un nuovo Fare, buono per raddrizzare la barca.
Per tornare a navigare a gonfie vele occorre pure una nuova responsabilità
Passata la buriana dovremo riparlarne.

Mauro Artibani
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giovedì 22 gennaio 2009

CRISI: QUESTA LA COLPA, NON CI SONO COLPEVOLI


C’è un comandamento: quello della Crescita Economica che conforma le azioni, i gesti di tutti noi; che da’ sostanza alla politica, fiducia ai Consumatori.
Di qua passa il lavoro, la ricchezza, il futuro, l’ottimismo. Per la stessa via si produce, si commercia, si acquista senza posa.
Quella crescita arricchisce, magari ingrassa, spreca, inquina ma tant’è.
Un precetto insomma nelle corde di tutti, nella speranza degli esclusi, nei proclami dei politici, nella dottrina degli economisti.
Esegeti di ogni dove, giurati della continuità, cantori del “guai ai vinti” affollano il mondo.
Il PIL, per quanto abbia perso l’appeal dei giorni migliori, è il totem attorno a cui danzano instancabili i facinorosi della crescita.
I produttori, nel produrre un eccesso di offerta rispetto ai redditi disponibili; i consumatori, a smaltire quell’eccesso con il debito; quelli del credito a spalmare, su tutto e tutti, credito sul debito; le banche centrali a mettere liquidità per sostenere quel credito; i politici a corroborare prodiga fiducia; gli economisti a predicare sviluppo: tutti costretti a recitare il mantra della crescita.
Tutti insomma ben oltre il lecito per dovere d’ufficio.
Da questo alla crisi il passo è breve.
Et voilà il paradosso: si è ubbidito, questa la colpa.
Non ci sono colpevoli!

Mauro Artibani
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lunedì 19 gennaio 2009

LA CRISI: IL MECCANISMO ECONOMICO HA DENTRO UN BUG


Che ci si trovi nel bel mezzo di una crisi: il fatto.
Che si debba comprenderne le cause: una necessità.
Che si debbano trovare soluzioni per uscirne: un obbligo.
Le cause: un meccanismo economico-produttivo portato allo stremo.
Diamo un’ occhiata.
Il Capitale a disposizione del produttore: la qualità del prodotto prodotto; quello del pubblicitario: la capacità di rendere appetibile quel prodotto; per il commerciante: la capacità di vendere; per i consumatori: la possibilità di acquistare al meglio.
Il meccanismo produttivo, insomma, funziona se tutti gli operatori giocano al meglio; massimo il rendimento di quei capitali.
Se qualcuno marca visita, quel meccanismo perde colpi: lo si è fatto, siamo tutti allo stremo.
Chi ha acquistato ben oltre la capacità di spesa, fino a indebitarsi oltremisura, fino a non poter ripagare il debito dando la stura alla crisi del credito?
Facile no?
La colpa dei Consumatori: imperizia nell’utilizzo della risorsa di capitale a disposizione - i consumatori USA, negli ultimi 6 anni hanno speso il 6 % in più di quanto guadagnato. L’espiazione: l’obbligo di mettere in campo soluzioni non congiunturali per uscire dalla crisi.
Per mettere riparo alla nostra insipienza occorre acume, perizia e così aumentare la redditività del nostro capitale: il reddito.
Per debito d’ufficio basterebbe acquistare meno, magari quel mangiare che ci fa ingrassare e non dover poi spendere per dimagrire; meno abiti di moda che passano di moda svalutando il nostro acquisto ed op: più profitto all’azione, più reddito a disposizione, maggior remunerazione al nostro capitale.
Rimessi i nostri debiti, allora, utilizzate al meglio le nostre risorse, riparati gli squilibri del meccanismo si riparte alla grande.
Col cavolo!
Essipperchè, in questo modo, si riducono proprio quegli acquisti necessari a sostenere l’offerta dei produttori, il convincimento dei pubblicitari, le vendite dei commercianti.
E siamo daccapo a 12.
Bè, allora scopriamo le carte: il meccanismo economico ha dentro un bug.
Sembra funzionare solo con consumatori dilettanti, prodighi e impenitenti.
Insomma si rende possibile produrre ricchezza solo sfruttando la nostra insipienza; quella stessa insipienza che ha portato il mondo sull’orlo del baratro.
Francamente tutto questo risulta inaccettabile.
Il gioco è finito, si cambia il gioco, diamo noi le carte.
Se il reddito è la nostra risorsa, aumentarne la redditività il nostro obbligo di operatorie economici; ridurre gli acquisti l’occasione, la possibilità.
Non c’è che dire: un bel paradosso.
Paradosso per paradosso la soluzione sta nelle proposizioni del Professional Consumer: 1fava, 2 piccioni.
Voilà un Reddito da Consumo, due risultati: riconoscere un utile alle utilità fornite dal lavoro di consumazione, indispensabili al funzionamento del meccanismo produttivo; un utile per rifocillare il mai sopito fare goloso dei consumatori e farli tornare a consumare.

Mauro Artibani
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venerdì 16 gennaio 2009

IL PROFESSIONAL CONSUMER CHIUDE IL CONTO CON LA CRISI


Quando non c'era la crisi il meccanismo produttivo funzionava pressappoco così: i capitalisti mettevano i capitali, i produttori gestivano i fattori della produzione, i lavoratori lavoravano, i trasportatori trasportavano, i commercianti commerciavano e i consumatori consumavano.Con l'acquisto trasformavamo, noi proprio noi, il prodotto di quelle manipolazioni in ricchezza, con la consumazione si dava infine l'input per la nuova produzione.
Il meccanismo ben oliato funzionava a meraviglia.
Poi i produttori hanno migliorato l'esercizio produttivo, sono arrivate sul mercato più merci da consumare che, per letizia e per dovere contrattuale, abbiamo consumato.
Per farlo si è dato fondo ai redditi, poi ai risparmi, infine al debito.
Quel debito, cresciuto smisuratamente, con il credito facile ha fatto sboom.
Che nostalgia per quel sistema produttivo che ha garantito per molti decenni benessere, sostanza ai desideri, che ci ha affrancato dal bisogno.
Quel giocattolo si è rotto: pezzi dovunque.
Sul mercato giacciono inerti più merci di quanto possano essere smaltite con i redditi a disposizione: gulp!
Certo si può piangere, esecrare, lagnarsi e bestemmiare.
Si può anche tentare di rimettere in sesto i cocci di quella cornucopia, rabberciarla alla bellemeglio, perchè possa tornare a funzionare.
Vediamo come:
Si possono ridurre i consumi: voilà meno lavoro per tutti, ancor meno redditi per i più, ai consumatori meno merci-emozioni a disposizione.
Si può anche far finta di niente e attendere, appesi a politiche congiunturali, come fanno i politici di mezzo mondo, sperando di essere assolti da Keynes.
Poi c'è l'ingenuità del Professional Consumer che chiude il conto con la crisi. Propone di dare a Cesare quel che è di Cesare: un Reddito di Scopo ai consumatori per remunerare il lavoro da svolgere nel sistema economico.
Un modo per sostenere i consumi e così riavviare la produzione ricreando lavoro e ricchezza.
Signori, signore, giovani, anziani, ricchi, poveri, bianchi, neri, gialli, abili, disabili, superabili: non ci resta che scegliere!

Mauro Artibani

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lunedì 12 gennaio 2009

POTENTI DI TURNO, ANIME CANDIDE: DECIDETEVI !


Io cliente. Io che vivo in un mondo di merci dove tutto si deve acquistare; dove il rapporto con le persone, il mondo e le cose trovano dazio da pagare; dove colgo il senso all’agire, il significato al fare: non so fare altro.
Ecco, si, proprio in questo mondo il reddito non da' più supporto all’esser clienti; proprio qui “si sta ora, come d’autunno, sugli alberi le foglie”: non è un bel vedere!
Bè, toccherà allora mettere a punto un nuovo fare.
Costruire nuovi abiti di senso dove far abitare nuove abitudini per dare riparo a gente scioperata, ad umanità gracili ed attonite, a folle di prodighi sbandati; dare supporto ai timorati del prossimo, sprone a coscienze inquinate: un modo nuovo di stare al mondo.
A chi giova tal garbuglio?
Alle imprese agli impresari, ai commerci ai commercianti, al lavoro, ai lavoranti?
Parliamoci chiaro: forse è tempo di veder riconosciuto un reddito per quel prono esercizio- altro che sussidi, altro che sgravi- e così poter rinverdire antichi splendori, alleviare bisogni, sollazzare passioni, emozioni finanche esperienze.
Signori del potere, uomini di stato, potenti di turno, anime candide: quel tempo stringe!

Mauro Artibani
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giovedì 8 gennaio 2009

CONSUMATORI: RESTITUIRE VALORE AL DENARO DA' ORGOGLIO AL NOSTRO FARE


Certo, c'è chi auspica il tornare a consumare, c'è chi lo consiglia; altri invocano di non smettere, c'è pure chi non sa far altro.
Se non cambia poi il modello di sviluppo cari colleghi Consumatori non avremo scampo, dovremo tornare a farlo.
C'è chi, come il Professional Consumer, rivendica per questo fare un adeguato Reddito da Consumo, per non finire in malora ancora una volta.
Beh, comunque vada, un consiglio di inizio anno mi sembra doveroso: per le mie idiosincrasie un obbligo, un comandamento per voi.
Imparate a chiedervi se le ore passate al lavoro, per guadagnare denaro, valgono la spesa per gli acquisti che vi accingete a fare.
Questo un modo per restituire valore al denaro e spenderlo con dovizia.
Avremo così reso un servizio a noi stessi, migliorato la produttività dei nostri gesti e quella dell'intero sistema perchè, giova rammentarlo, spendere bene evita sprechi, inquinamenti e da' orgoglio al nostro Fare.

Mauro Artibani
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lunedì 5 gennaio 2009

PROFESSIONAL CONSUMERS: DUE LE SOLUZIONI PER LA CRISI


“L’economia USA”, lì dove si produce il deficit commerciale pari all'avanzo del resto del mondo, “è in pericolo di affondamento assoluto”. A dirlo il neo vicepresidente USA, Joe Biden.
Un bel pronostico, una bella prospettiva per il 2009.
Per dare risposta ad una crisi, che appare di sistema, cosa c'è di meglio dell'attrezzare alambicchi congiunturali da parte di stati nazionali bolsi per sovrabbondante indebitamento?
Per dare respiro a redditi insufficienti e inventare lavoro: sgravi fiscali e politiche keinesiane.
Per il respiro delle imprese, il contrario: cassa integrazione e riduzione dell’orario di lavoro.
Un bell'arzigogolo: ai redditi insufficienti si risponde con la contrazione dei redditi per salvare aziende che non potranno vendere perché i consumatori non avranno redditi adeguati per acquistare...fiuuuu.
Insomma tutto ed il contrario di tutto.
Soluzioni monche, di corto respiro, che non affrontano il nocciolo della questione nell' attesa messianica della ripresa dell'economia mondiale.
Ripresa quale? Ripresa come? Ripresa quando e soprattutto perché?
La somma di tante variegate politiche congiunturali non vale una sola risoluzione strutturale al problema del reddito insufficiente per sostenere la domanda.
Impera, insomma, una debordante approssimazione che a quell’affondamento non sa opporre salvagenti adeguati per efficaci galleggiamenti.
Beh, allora tocca ai Professional Consumers dare risposte.
Se i redditi non ce la fanno a sostenere la domanda, due le soluzioni:
* Si ridistribuiscono le quote di consumo nel mondo oggi decisamente squilibrate -gli stakanovisti USA consumano il 20%, i cinesi solo il 3- per dare respiro a chi non ce la fa.
* Si danno ricostituenti monetari a quei consumatori estenuati, magari compensando il loro lavoro.
Un modo per rifocillare il meccanismo dando corso legale al Reddito da Consumo.
Due scosse quasi legali per uscire dalla crisi ricusando le cause che l’hanno generata.
Chi è in grado di dire altro, lo dica. In fretta però.

Mauro Artibani
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sabato 3 gennaio 2009

SALDI, SOLDI E QUAQUARAQUA’


La data: 2 volte l'anno.
Il fatto: smercio di merci invendute.
La causa: eccesso di merci sul mercato.
La concausa: alto prezzo delle merci.
Voilà: I SALDI.
L’evento atteso, raccomandato, blandito, agognato dai più.
Si imbandierano vetrine, si sbandierano occasioni, si bandiscono festini, c’è baldanza in tutti noi.
La fiera della vanità, la festa dei consumatori.
La nostra festa.
Essiperchè va in scena la rappresentazione fantasmagorica di come si possa VENDERE ACQUISTANDO.
Vendere le nostre istanze all’acquisto low-cost; vendere l’occasione di acquistare l’eccesso; vendere l’acquisto a prezzi convenienti.
Se lavoro ha da essere, Reddito sia.
Questo è quanto, altro che risparmio!
Insomma saldi, soldi e….quaquaraquà.
Noi?
Noi no!
Ogni riferimento a fatti, cose o persone è puramente causale.

Mauro Artibani
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lunedì 29 dicembre 2008

AI CONSUMATORI: UNA ODE AL VALORE DELLA CONOSCENZA


Fare economia in tempo di crisi si può, si deve.
Fare economia della conoscenza no, non si può.
In memoria di ciò, tra lazzi, frizzi ed un po' di noia mi sono dato l'ardire di una filastrocca da mandare a memoria nel tempo delle feste.
Un ode al valore della conoscenza, per non dimenticare i nostri compiti di Consumatori, le nostre responsabilità; la necessità di sapere, capire, volere perché, giova rammentarlo, chi misconosce spende male e consuma peggio.
Tra informazione e conoscenza c’è una bella differenza /
se ascolto disattento pago solo e nulla prendo /
va veloce chi ci informa /
va veloce e ci conforma /
Si potesse andar più piano, giurerei con questa mano/
che potesse benedire tutti quelli c’han da dire, da dare, financo da comprare.
Acchiappare conoscenza pur tra tanta effervescenza, non sarebbe poi un gran male, anzi forse un carnevale /
Un pensiero occorrerebbe svelto, lucido, sapiente .
Acciocché così cangiante monderebbe i nostri vezzi, forse pure l’officiante.

Mauro Artibani
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lunedì 22 dicembre 2008

NAUFRAGA IL POTERE D'ACQUISTO DEI CONSUMATORI: CRISI NERA


Naufraga il potere d’acquisto dei Consumatori.
Manca il reddito per sostenere la Domanda. Hanno provato con il debito, è finito tutto in vacca: crisi nera.
Eppure, li vedete i commercianti ed i produttori in attesa, rinvigoriti e speranzosi?
Si è sparsa la voce che il prossimo anno, a seguito della riduzione del costo di petrolio, gas, energia e del debito, le famiglie italiane potranno disporre di 24.000.000.000 di risorse finanziarie aggiuntive da spendere.
Verrà rinvigorito così il potere d’acquisto: alè, di nuovo clienti, baci e abbracci.
C’è di più, se ne parla meno: in sede di Commissione Europea si sta concordando un testo-direttiva per portare gli orari di lavoro settimanale da 45 a 65 fino a 78. Bella no ?
Così si potranno arrabattare incrementi di reddito, buoni per non perdere il vizio di consumare.
Ci risiamo: si tenta di fare le nozze con i fichi secchi; insomma tutto come prima.
Quelli del “potere” miopi come talpe.
Sì, avrò più soldi in tasca ma ,con quell'orario di lavoro, più fatica da smaltire da non avere voglia di andare a zonzo a spendere soldi. Tanto sonno da non riuscire ad abbeverarmi di informazione pubblicitaria vieppiù necessaria per gli acquisti. Mi lascerò anzi intrattenere dalla calde lenzuola; calmerò i prodighi ardori tra le braccia di Morfeo.
Non c'è che dire, un bel guadagno!
Della miopia si è detto e di una dabbenaggine che appare sospetta?
Si continua a ritenere che i Consumatori consumino, consumando reddito, risparmio, tempo; accumulando stress pure inquinando per dare ristoro ai loro Bisogni.
Bisogno?
Quello di ingrassare mangiando, come fanno quei 75.000.000 di americani obesi e non so quanti europei?
Quello di abbigliarsi, vestendo alla moda che passa di moda, scartando più abiti di quanti si riesca ad indossarne?
Ma quale bisogno d'Egitto: provate a chiedere ai pubblicitari e a quelli del marketing cosa ne pensano.
Si deve consumare perché questo il nostro ruolo nel meccanismo economico; questo il modo per generare ricchezza: non possiamo sottrarci.
Operatori di mercato, altro che Consumatori!
Mi sembra del tutto evidente che i meccanismi che si “sperano”, che si ingegnano, che si tenta di disporre, risultano del tutto inadeguati per oliare i meccanismi del sistema: quando cala la Domanda la crisi affonda il mondo.
Credo pertanto debba essere riconsiderato, per intero e senza infingimenti il Valore, la quantità, l'insostituibilità del nostro esercizio.
Il nostro ruolo, la nostra forza e un adeguato ristoro economico, potranno invece garantire la continuità del ciclo della crescita al riparo di ogni stormir di fronde.

Mauro Artibani
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giovedì 18 dicembre 2008

UN NUOVO EQUILIBRIO DI SISTEMA, PAROLA DI PROFESSIONAL CONSUMER


La crisi?
Io tu noi voi, tutti clienti. Clienti di tutto.
Tutto si è fatto merce, tutto business: tutto deve essere consumato.
Proprio a questo tutto non siamo più in grado di corrispondere.
Ci abbiamo provato. Oh, se ci abbiamo provato.
Abbiamo messo in gioco le nostre risorse: prima i redditi poi i risparmi infine il debito su cui il credito a fatto sboom.
Sta qui la crisi: non siamo più in grado di sostenere questa Domanda di tutto.
Le Istituzioni, tutte, di ogni ordine e grado, per tutta risposta confezionano tutto: sussidi, bonus, ricette congiunturali per dare sostegno alle famiglie, per sostenere i consumi, che possano sostenere le imprese, che sostengono l’occupazione e tutti felici e contenti.
Già, così però la domanda resta sovralimentata e le risposte solo congiunturali.
Congiunturali appunto, con il fiato corto.
C’è bisogno d’altro.
Occorre un nuovo equilibrio di sistema: parola di Professional Consumer.
Tre mosse: scacco matto!
La prima, una provocazione ma non troppo: riduzione della Domanda.
Mettiamola così: restituire alla collettività le risorse indebitamente rese merci.
Due per tutte: l’acqua e la sosta automobilistica; una parte insomma di quelle cose che necessitano per tirare a campare.
Verrebbe ridimensionata la Domanda complessiva. Con i risparmi ottenuti si può rifocillare il reddito per consumare la domanda restante e generare ricchezza.
Altra provocazione: ampliamento della Domanda mediante l’ampliamento dell’Offerta, la Nostra.
Pure qui due esempi per tutti.
Attenzione e Tempo sono nella disponibilità dei Consumatori. Sono risorse scarse, merci sofisticatissime, immateriali ed ecocompatibili, cedute a titolo gratuito o quasi.
C’è chi sul mercato dell’informazione, della pubblicità, dell’intrattenimento possa fare a meno della nostra attenzione?
C’è chi tra i venditori non abbia bisogno del nostro tempo, al fin di rendere acquistabile l’acquistabile?
Queste nostre risorse vanno messe a reddito!
Dulcis in fundo, restituire dignità al Lavoro di Consumo, non sussidi alle famiglie.
Questo il precetto: riduzione dell’IVA sui prodotti acquistati e della TARSU sullo smaltimento del consumato.
Un modo per fornire risorse “ premio” a quegli individui che hanno mostrato una maggiore propensione al consumo; proprio Quelli dei redditi insufficienti.
Perché Signori, è inverecondo chiedere di consumare per produrre ricchezza fino allo sfinimento economico e veder tassare questo esercizio di Lavoro.
Sissignori, ci sarà un costo da sostenere, non un cent in più di quello previsto dai Sussidiatori con in più i benefici: Dignità, Riscatto, Orgoglio e, ve lo giuro, continuità d’esercizio.

Mauro Artibani
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