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martedì 12 aprile 2016

FALSI SALARI, FALSI PREZZI PER UN PIL FASULLO

Due luoghi comuni dell'economia.
Il primo: L'attività manifatturiera giapponese ha visto a marzo una contrazione, al ritmo più rapido di oltre tre anni, con i nuovi ordini per le esportazioni scesi sensibilmente, alimentando i timori che la terza economia mondiale possa scivolare di nuovo in recessione.
Il secondo:Nessun limite alla politica monetaria espansiva della Bank of Japan. Lo ha detto il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, nel corso di un intervento al Parlamento.
Già, il tentativo di operare il controllo sui prezzi, spingendo al limite le tecniche di reflazione, non sembra funzionare
Beh, allora che si fa?
Olivier Blanchard, ex responsabile economista del Fondo Monetario Internazionale, e Adam Posen, direttore generale del Peterson Institute for International Economics si mettono di buzzo buono a dire la loro ponendo al Giappone un monito e suggerendo alcune iniziative:
“E’ arrivato il momento per il Giappone di fare sul serio riguardo all’aumento dei salari. Un piano di una maggiore spinta a far salire i salari dovrebbe essere adottata dal governo giapponese”.
Tra le misure proposte:
  • Ritardare il taglio delle tasse "corporate" che è stato promesso, fino a quando le aziende non alzeranno i salari.
  • Aumentare i compensi nel settore pubblico: in questo modo anche le aziende private sarebbero costrette a fare lo stesso, per non perdere i propri dipendenti.
  • Aumentare il salario minimo e i salari stabiliti nei contratti governativi e nei settori regolamentati di almeno il 5%.
  • Infine, indicizzare i salari all’inflazione in quei settori in cui il governo ha la giurisdizione.
Inflazione a tutti i costi, dunque! I due economisti vanno avanti e suggeriscono perfino l’introduzione di sanzioni fiscali per le società che non “si attengano” alle disposizioni, e dunque non assicurino “un aumento dei salari di almeno il 2% più la crescita della produttività”.
Secondo la coppia Blanchard-Posen, se si riuscisse a fare in modo che i salari crescano a un ritmo più veloce rispetto ai prezzi, le spese al consumo dovrebbero finalmente salire. Allo stesso tempo, tuttavia, le aziende potrebbero non essere d’accordo, in quanto, al fine di tutelare i margini sui profitti, sarebbero ovviamente tentate di aumentare i prezzi.
In ogni caso, i due economisti fanno notare che i redditi e i prezzi più alti farebbero salire il valore del PIL su base nominale. L’effetto sarebbe il calo del rapporto debito/Pil, che al momento si aggira a quasi il 250%.
Insomma con giochi di prestigio, a fronte di una sovraccapacità produttiva sia dell'impresa che del lavoro che la deflazione misura, si ordiscono falsi salari e falsi prezzi per accroccare un Pil fasullo, buono per ridurre in modo altrettanto fasullo il debito pubblico.
Cavolo. Per questi ortodossi dell'economia, pur di non cambiare i paradigmi che agitano il loro pensiero, costringerebbero i principi del libero mercato a farsi friggere, proprio quando questa congiuntura lascia intravvedere soluzioni eterodosse per andare oltre la crisi.
Et voilà: Per guadagnare occorre spendere! Più eterodosso di così non si può: se si vogliono far crescere i salari, così come i profitti aziendali, occorre vendere quel sovrappiù che ingolfa i magazzini, per farlo occorre che i consumatori dispongano di un potere d'acquisto idoneo a smaltire quelle sovraccapacità che frenano la nuova produzione e riducono i salari.
Eggià, occorre remunerare cotanto impeto all'acquisto, che impiega tempo, attenzione e competenza per potersi esercitare e che fa tanto bene ha chi ricava ricavi*. Altro che controllo sui prezzi.
Essipperchè, solo la spesa genera reddito senza infingimenti. Il lavoro poi lo distribuisce, quando si lavora per nuovamente produrre, avendo smaltito ed incassato il profitto.

*Steen Jakobsen, capo economista di Saxo Bank, dice: “Viviamo una  crisi finanziaria che dura da otto anni e, i lavoratori che portano a casa remunerazioni ai minimi storici, mentre le aziende conseguono i guadagni (al lordo delle imposte) più elevati di sempre. Senza contare che si assiste al più basso livello di investimenti mai registrato nella storia e al più basso livello di produttività.

Mauro Artibani


giovedì 22 settembre 2011

I PRODUTTORI INVESTANO, ANDARE OLTRE LA RECESSIONE SI PUO’

Strilli, urla; sguardi torvi e parolacce: recessione? Quando i Consumatori mancano dei redditi in grado di sostenere la domanda. Quando i Produttori, accortisi del fatto, non investono per produrre. Quando quelli del credito hanno denari opachi che i Consumatori, già indebitati, non vogliono e i Produttori non chiedono. Quando gli Stati sovrani, che mancano il controllo del bilancio, non hanno il becco d’un quattrino per spingere la politica economica. Quando, insomma, tutto questo avviene, viene a mancare quel prestatore di ultima istanza in grado di dar sostegno alla crescita. La recessione: il minimo che possa capitare! Eppure vi è stato chi, approfittando a piene mani di tecniche e politiche reflattive di ogni sorta messe in campo per dare sostegno alla domanda, è riuscito a smaltire il surplus di offerta senza ridurre il prezzo delle merci facendo lauti profitti. Quegli stessi che hanno pure ridotto il remunero del lavoro, accreditando il debito per sostenere i redditi che acquistano…. tanto paga Pantalone, aggiungendo profitto a profitto. Si scorge il finanziatore di ultima istanza? Già, proprio tutti quelli renitenti ad investire. Quelli che: ma, se investo per produrre, chi acquisterà il prodotto? Toh, proprio i Produttori, quelli che per produrre hanno bisogno di vendere più di quanto abbiano i Consumatori di acquistare. Bando alle ciance allora: se non investono i loro profitti per produrre li investano, sì li investano, per smaltire il prodotto, che so… abbassando il costo delle merci offerte al mercato. I Consumatori vedendo aumentare il potere d’acquisto, acquisteranno. Si potrà così tornare a produrre, a lavorare, a guadagnare , a crescere per poi ridurre il debito senza fare debito: bella no? Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

lunedì 15 settembre 2008

ITALIANI IN RECESSIONE PSICOLOGICA: CI MANCAVA PURE QUESTA!


Sentite questa:
"Da circa otto mesi e' in atto una recessione dei consumi causata dalla riduzione del potere d'acquisto delle famiglie. I segnali sono palesi: il 63% dei nostri connazionali afferma di avere ridotto il proprio livello di spesa e il 72% prevede un ulteriore aggravamento della crisi entro la primavera del 2009; non esistono piu' certezze riguardo a cio' che ci riserva il futuro, e l'incertezza porta gli italiani a restringere l'orizzonte dei progetti personali a uno, due anni al massimo. La recessione psicologica degli italiani emerge pesantemente nelle risposte al quesito sull'attuale livello di benessere. Sino a due anni fa, l'80% degli italiani era convinto di vivere meglio rispetto alle due generazioni precedenti. Oggi, invece, la convinzione che la qualita' della vita sia superiore a quella della generazione dei genitori e' crollata al 44%, e appena il 54% pensa che si viva meglio rispetto al tempo dei nonni." ( Enrico Finzi, Presidente dell'Istituto Astra Ricerche/Demoskopea).
Recessione psicologica. Ci mancava pure questa!
Si vive peggio di prima? I nostri genitori stavano meglio e i nonni ancor di più?
Sorbole!
Più che recessione sembra depressione. Se poi si torna a frequentare il negozio sotto casa dove trovare conforto e un clima familiare - come viene riferito al convegno “Retail 2.0 la distribuzione entra nel futuro – siamo proprio nelle piste. Sfiduciati, chiusi in noi stessi, annichiliti.
A ben guardare, però, non tutto il male vien per nuocere.
Toccato il fondo si può ripartire daccapo, stavolta mettendo in campo adeguate iniziative.
Ma andiamo con ordine.
Se acquistare si deve, per farlo le regole dobbiamo individuare.
Una per tutte facile facile: che la merce acquistata valga per intero, non il denaro pagato, quanto la “fatica” spesa per guadagnare quel denaro. Un modo semplice semplice per restituire Misura allo spendere.
Si dirà: ma così si inceppa la crescita economica.
E qui vi volevo.
No. Per non correre rischi basta allargare la platea degli acquirenti mettendo così a profitto quelle nostre fragilità.
Quelli che producono e quelli che vendono, ad esempio, hanno bisogno di acquistare la nostra Fiducia.
Noi sfiduciati: fatece ride con qualche bigliettone e…op! Ringalluzziti.
Noi svogliati e disattenti: la vostra pubblicità farà flop.
Retribuite l’attenzione e..op! Tutti pronti per “Carosello”.
Ozianti e oziosi?
Per informarci, acquistare e consumare occorre tempo. Lo abbiamo in carico, facciamone negozio: vendiamolo.
Essisignori, abbiamo troppo acquistato? Ora bisogna vendere le nostre prerogative.
Se la Domanda comanda, potremo recedere dalla recessione tornando al fine a riveder le stelle: come potranno resisterci?

Mauro Artibani
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