Visualizzazione post con etichetta mercato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mercato. Mostra tutti i post

martedì 12 maggio 2020

IL PANDEMONIO DEL PANICO DA PANDEMIA

Il 29 aprile, con il cipiglio che gli conviene, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell dice: "In passato sono stato un sostenitore della necessità di risanare i conti federali Usa ma questo non è il momento di preoccuparsi di questi aspetti; questo è il momento di agire energicamente contro la crisi dovuta alla pandemia di Coronavirus. Verrà il momento di tornare a pensare alla sostenibilità dei conti ma non è questo: queste preoccupazioni non devono mettersi di traverso sul da farsi". Già, il da farsi. Nella sua reazione monetaria alla pandemia, la Federal Reserve si è già spinta in territori dove non era stata mai stata prima, spiegando che l'armamentario della politica monetaria non è in grado di coprire tutte le necessità che si creano con questa crisi. Indipercuiposcia, serve l'entrata in gioco di altri livelli di policy. Dunque la politica monetaria, che avrebbe gestito la crisi del 2008, non sarebbe più in grado di gestire quella d’oggi? Ehi, capo Fed, il debito delle famiglie statunitensi ha raggiunto un nuovo massimo storico nel primo trimestre del 2020. Lo dice la Federal Reserve di New York: nei primi tre mesi dell'anno il debito è cresciuto per il 23esimo trimestre consecutivo, salendo dell'1,1% a quota 14.300 miliardi. Essì, il debito delle famiglie d’oggi risulta superiore ai massimi registrati nel terzo trimestre del 2008, durante la crisi finanziaria, di 1.600 miliardi di dollari. La ricchezza, insomma, generata con il debito: bella no? Comunque, sia come sia, tocca cambiare i livelli di policy. D’accordo, però se si possono cambiare i mezzi in corsa, lo scopo no; si, proprio quello che chiama, l’esercizio di ruolo, quegli “aggregati” della spesa a farla per generare la ricchezza. Scopo appunto acchè gli aggregati non si disgreghino, anzi si associno nella Spa del Libero Mercato per far al meglio quel che s’ha da fare. Per andar oltre il vago: una nuova policy con il vecchio Helicopter Money che torna a far girare le pale, non sta nel farlo volare ma in chi lo guida. A mio sommesso avviso non al solito anchilosato pilota. Toccherà invece a chi avrà il tornaconto a voler scaricare dall’alto il denaro che fa acquistare quel che, magari prima di pilotare, ha prodotto e portato al mercato. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

mercoledì 11 settembre 2019

Macchè rendita d'eggitto!

Quando non sai più che pesci pigliare, cerchi tra gli economisti chi piò darti ragione. quell'Alfred Marshall che lascia la vita a Cambridge nel '24. Fin lì aveva messo a sistema, in modo coerente, i concetti di domanda/offerta, utilità marginale e costo della produzione. Aveva disegnato grafici, scritto formule mettendo in scena, non un Consumatore, il suo "clichè" al quale riconosce l'appannaggio di una rendita: quel guadagno psicologico che, seppur manca nelle prime unità di consumo pagando un prezzo di domanda superiore al prezzo di mercato, nelle utilità successive c'è. Ci risiamo, con l'utilità marginale decrescente insomma c'è chi mette in tasca un "guadagno psicologico". Psicologico? Già, ma poi per chi? Beh, certamente per chi disponeva della possilità di poter acquistare, oltre le prime unità, pure quelle successive. Non tutti potevano; chi non poteva, ed erano i più, si attaccava al tram. Si insomma, se vera rendita v'era, era di posizione, stava dentro il portafoglio. Ehi, ma... al mercato non v'era un solo Consumatore, non un solo bisogno, nemmeno un solo portafoglio. Il guadagno, per alcuni, non solo psicologico; per altri, psiche dimessa dal non poter incassare quella rendita e poter spendere fin oltre il bisogno. Sia come sia, e ad esser clementi, tutto questo vale fino alla sua dipartita di Luglio poi, in quello stesso '24 a Genova, va in scena il fattaccio di Natale. Magari dopo cominci a veder Gente in giro che passa dal tirar la cinta ad allentarla indipercuiposcia si entra nell'Economia dei Consumi e tutto muta. Ehi, pssst.... proprio mentre tutto muta, accade pure - l'ha detto e ridetto la Fed di St Louis - come, dagli inizi degli anni '30, il potere d'acquisto si riduca costantemente fino ad oggi. Dunque questo dice quanto pochi abbiano potuto godere di qell'appannaggio, gli stessi che son stati costretti a mettere in stand by l'impiego delle loro risorse; non il Consumatore "clichè", quello ciccia, ossa e portafoglio floscio. Quando poi lo sviluppo dei fattori produttivi paga prezzo ad una sovraccapacità di offerta e/o ad una domanda lasca, contesa tra un portafoglio insufficiente e l'affrancamento dal bisogno, haivoglia a pagare una rendita che solo a taluni fornisce entrate, senza dover sopportare costi; ancor più improduttiva poichè intascata da quelli della bassa propensione al consumo. I costi invece ci sono per quei tal'altri: l'innesco della solita tiritera* con l'atto dell'acquisto, prima certifica la qualità/quantità delle azioni svolte poi, con il valore delle risorse scarse impiegate, li misura. Giust'appunto, quei costi generati dal dover fare la crescita. Se e quando, insomma vengono pagati solo spiccioli di rendita e a pochi consumatori, il resto dovrà pagare quel "rendimento del consumare" che, facendo i 2/3 della crescita, garantisce l'altra rendita; quella del produttore, 'sta volta produttiva! Se insomma spesa ha da essere, adeguata al ruolo da ciascuno svolto, sia; magari per ridurre i costi di quella sovraccapacità nella produzione che gli animal spirits non intendono tagliare. * La spesa attribuisce valore alle merci che, acquistate, si trasformano in ricchezza; consumate se ne dispone la ri-produzione. si genera cosi' occupazione e lavoro. viene tenuto attivo il ciclo, si da sostanza alla crescita economica. Mauro Artibani, l'Economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 14 maggio 2019

C'E' UN CEO IN EU CHE FA L'INDIANO!

L'indiana e multinazionale ArcelorMittal ha annunciato l'intenzione di sospendere temporaneamente la produzione negli stabilimenti siderurgici di Cracovia in Polonia e di ridurre la produzione nello stabilimento delle Asturie in Spagna. Inoltre l'aumento previsto del livello di produzione a 6 milioni di tonnellate, in ArcelorMittal Italia, subirà un rallentamento a seguito della decisione di ottimizzare i costi e la qualità della produzione. "La difficile decisione di ridurre temporaneamente la nostra produzione europea di prodotti piani - commenta Geert van Poelvoorde, CEO di ArcelorMittal Europa-Prodotti Piani - non è stata presa alla leggera. Comprendiamo l'impatto che questa scelta ha sui dipendenti e sulle comunità locali. Lavoreremo per garantire che vengano adottate misure sociali volte a supportarli durante questo periodo. Queste azioni riflettono un contesto europeo caratterizzato oggi da una carenza di domanda; una situazione, questa, ulteriormente aggravata dall'aumento delle importazioni, nonostante le misure di salvaguardia introdotte dalla Commissione europea. Stiamo collaborando con le parti interessate per chiedere che le salvaguardie siano rafforzate con l'obiettivo di impedire un ulteriore aumento delle importazioni dovuto alla continua sovraccapacità globale e a un indebolimento dell'economia nei Paesi limitrofi alla Ue, inclusa la Turchia. L'industria siderurgica in Europa può avere un forte futuro ma è necessario garantire parità di condizioni affinché non venga concesso un vantaggio sleale ai concorrenti extra Europa". Bel discorso eh? Un'invocazione mercatista con il mercato degli altri. Essì, fa l'indiano l'europeissimo Ceo: si lagna per i "lavoratori" e per le comunità locali. Lavorerà per garantire che vengano adottate misure sociali volte a supportarli durante questo periodo (vengano, ma da chi? Ndr). Poi ammette pure le responsabilità: carenza di domanda; sovraccapacità produttiva. Spudorato, invece di contrirsi, preme dall'alto del suo potere contrattuale per l'applicazione delle tariffe di salvaguardia permanenti, introdotte quest'anno dalla Commissione europea. Temo di si, quando chiede che le salvaguardie vengano rafforzate con l'obiettivo di impedire un ulteriore aumento delle importazioni dovuto alla continua sovraccapacità globale e ad un indebolimento dell'economia. Dunque, dazi per far aumentare i prezzi dei prodotti importati e non far scendere quelli interni. Ma non c'era carenza di domanda, magari per il ridotto potere d'acquisto? Ma.. non c'era pure una palese sovraccapacità che, in un mercato efficiente, dovrebbe far scendere i prezzi per magari migliorare proprio quel malnato potere d'acquisto.... magari dei lavoratori, magari pure di quelli delle comunità locali? Già, vuoi vedere che un mercato opaco funziona meglio? Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 12 marzo 2019

PER IL NEO SEGRETARIO UNA NEO LINGUA

Buon giorno neo Segretario, Il PD c'è? Bene, primarie fatte, si deve fare il fin qui non fatto. Essipperchè sembra si continui a recitare il già detto, ridetto e stradetto. Ecco appunto quello stradetto zavorra il dire, ancor più il pensare. Questo, per esempio: Sull'economia dell'Europa sussistono alcuni determinati problemi, tra cui la disoccupazione giovanile e il reddito delle famiglie. La Commissione europea lo dice e lancia l'avvertimento nel suo rapporto di valutazione annuale della situazione economica e sociale negli Stati membri. "I livelli di produttività rimangono modesti, l'invecchiamento della popolazione si accentua e i rapidi mutamenti tecnologici hanno un'incidenza considerevole sui mercati del lavoro - si legge nel rapporto di Bruxelles - In alcuni Stati membri il reddito reale delle famiglie è ancora inferiore ai livelli pre-crisi. Pur essendo stata notevolmente ridotta, la disoccupazione giovanile rimane a livelli inaccettabilmente elevati in certi Stati membri". Da qui l'invito della Commissione UE a fare di più: "Vista la maggiore incertezza che caratterizza il contesto mondiale, gli Stati membri dell'UE devono assolutamente intensificare l'azione per aumentare la produttività, migliorare la resilienza delle economie nazionali e garantire che la crescita economica produca effetti positivi per tutti i cittadini". Giust'appunto. Piddì questo dire non vi pare di averlo da tempo già ascoltato e, ancor più, cosa vi induce a pensare di nuovo questo vecchio dire? Si, la disoccupazione giovanile, il reddito delle famiglie, la bassa produttività..... insomma, i soliti dolenti refrain di quelli che frignano! Bene, per non restare a pettinar bambole, rimando l'attenzione all’intuizione di Wittgenstein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Dunque se il tuo mondo è sempre lo stesso, come il tuo linguaggio, non riesci a scorgere come la grande favola della produttività d'impresa, invocata dai tutti i policy maker, confligga con quella di sistema che non esclude, include. Si, di una produttività che include c'è bisogno e, se me lo consente, gliela propongo con una neo lingua, alfin di poter generare un nuovo pensiero ed un nuovissimo orizzonte di senso: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti", Si, tutti, pure quei giovani e quelle famiglie. Sta qui il bandolo della produtività di sistema che l'ortodossia economicista non sembra intravvedere. nè uno stantio linguaggio lascia intendere. Beh, intanto buon lavoro Zingaretti. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

giovedì 7 febbraio 2019

LA MANCATA CRESCITA, TRA LA CAUSA E L'EFFETTO

Il refrain, sempre quello: la crescita, quella attraverso la quale viene generata la ricchezza. Il vice direttore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, lo sa. Sa pure come questa crescita non cresca e con puntiglio dice la sua nell'intervento all'incontro di Bologna dell'Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti), gruppo emiliano romagnolo: L'economia italiana "ha bisogno di tornare a crescere a ritmi sostenuti. Soltanto lo sviluppo può generare le risorse necessarie per contrastare le diseguaglianze e alleviare le difficoltà in cui versano numerose famiglie. Soltanto il lavoro può offrire prospettive credibili ai giovani per realizzare i loro progetti di vita". Si, insomma, invoca quella crescita che dovrebbe sconfiggere diseguaglianze, penuria, disoccupazione e la precarietà della condizione giovanile. Poi, con un accorato appello, chiosa: "L'innovazione tecnologica rappresenta un formidabile strumento di progresso economico e sociale. L'adozione delle nuove tecnologie consente agli operatori finanziari e alle imprese di ridurre i costi e di migliorare la qualità dei beni e dei servizi offerti; può favorire l'inclusione sociale e quella finanziaria. Potremo innalzare il percorso di crescita della nostra economia se sapremo cogliere queste opportunità, governandone i rischi. È un impegno che riguarda tutti".  La Cgia di Mestre fa i conti: "Dal 2000 l’economia italiana si trova su un binario morto. A dispetto del ventennio precedente il Pil italiano ha registrato una crescita poco sopra lo zero, crescendo mediamente dello 0,2 per cento ogni anno. Poi snocciola: I comparti che hanno registrato i risultati più deboli sono la gomma/plastica (-27,4 per cento),il mobile (-28,4 per cento),il legno/carta/stampa (-32,9 per cento),il tessile/abbigliamento/calzature (-34,3 per cento),il computer/elettronica (-38,4 per cento) le apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (-49,9 per cento). Tra tutti i comparti analizzati solo gli alimentari/bevande (+15,7 per cento) e il farmaceutico (+31,6 per cento) hanno incrementato la produzione in questi ultimi 18 anni". Dunque mi tocca fare il Ragioniere: se da diciannove anni si spende per poter soddisfare a mala pena i bisogni alimentari e i malanni, come si poteva far tutta la spesa per fare tutta la crescita possibile che il Panetta auspica? I redditi insufficienti, per fare la spesa auspicata, sono la causa non l'effetto dalla mancata crescita. Essì, questo stava già scritto a chiare lettere nel report del 2013 del centro studi Confcommercio: "Il reddito disponibile delle famiglie italiane torna ai livelli di 25 anni fa; 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. In ultimo: quante merci da acquistare, per numero e volume, sono arrivate al mercato in più da quell'88? Tra i pochi spicci in tasca e le troppe merci in vendita, il gap dell'output esplode e lo sviluppo si avviluppa! Già, così magari, con inconsolabile tristezza, tocca dover constatare come venga a mancare ancor più quella spesa che genera il lavoro e lo remunera. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 15 gennaio 2019

CI RISIAMO, SFIDUCIA PER TUTTI!

Ci risiamo, l’Isae riferisce i malumori che si intravvedono oggi e che possono infettare il domani, la fiducia delle imprese torna a scendere. Ente impietoso, sempre loro, con fare notarile ci raccontano pure come la fiducia dei commercianti mostri segnali di forte rallentamento. Pure il morale degli uomini d’affari va maluccio. Mi è parso di vedere pubblicitari depressi. Ho visto un marketing-man in piedi sul davanzale della finestra con lo sguardo fisso nel vuoto. I bancari vedono a rischio baracche e burattini. Cosè tutta st’epidemia? La sfiducia dei consumatori. Cos’altro sennò? Se tanto mi da’ tanto, possono ragionevolmente fare investimenti i produttori? E i commercianti possono intravedere il sol dell’avvenire? I pubblicitari mancano di convinzione nel convincere; quelli del marketing producono  Domanda inascoltata. I bancari incupiti; quegli stessi che avevano finanziato spensieratamente. Signori, potrei parlarvi della nostra tristezza di Consumatori, della nostra esausta volontà, del nostro debito di ottimismo verso il futuro. Per farla breve: è tutta questione di soldi, quelli che ci mancano per continuare a recitare le nostre liturgie del consumo. Sfiduciati pure noi: ne abbiamo ben donde. Tra tante Sfiducie: voilà la soluzione. Una soluzione tutta interna alle regole del mercato: Domanda e Offerta. La nostra Fiducia può ridare sprone all’intera filiera economica. Dare smalto agli investimenti, luci alle vetrine, furore ai pubblicitari, nuova vis a quelli del marketing fino a ripristinare credito e crediti ai creditori. Questo può la nostra Fiducia; questo il suo Valore economico. Questo il Valore della nostra Offerta. Non faremo mancare la Domanda se,in cambio, otterremo quei vantaggi che servono a rinvigorire le nostre finanze. Tornare a consumare sarà la cangiante verifica della qualità della merce offerta. Beh, chi l'acquista avrà fatto quel che deve e un buon affare. Prosit, a tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 13 novembre 2018

APPLE, QUEI FICHI MOSCI DIVERRANNO SECCHI!


Apple fa i conti. Si quella dell'iPhone, quel cacchio di meraviglioso aggeggio che ha cambiato il modo di stare al mondo.
Beh, per tutto quanto fatto, dioglienerendamerito!
Essì, il Mercato già glielo rende: terzo trimestre record per quelli di Cupertino che si sono lasciati alle spalle il migliore anno di sempre, grazie a un aumento dei prezzi degli iPhone e a livelli senza precedenti delle vendite.
Nel terzo trimestre 2018 i profitti sono saliti del 32%, a 14,13 miliardi, mentre i ricavi sono aumentati di quasi il 20% a 62,9 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente.
Beh, ottimo direi ma... il titolo crolla in Borsa con un tonfo di quasi il 7%.
Cavolo, epperchemmai?
Beh, accade che durante la call con gli analisti, il Cfo annuncia che Apple non pubblicherà più il numero di iPhone, iPad e Mac venduti.
Che dire, una reazione a caldo della Borsa ci può stare. E a freddo?
Diamo un'occhiata: Apple dal 19 Giugno 2007, tra riffe e raffe, produce e mette in vendita 19 modelli di iPhone. Non paga, adesso aumenta pure il prezzo.
Vabbè... ma non c'è trippa per gatti se, secondo i dati diffusi da Eurostat, il tasso di disoccupazione nella zona euro si è attestato a luglio 2017 al 9,1% dato più basso dal novembre 2008.
C'è pure chi sta peggio. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile, che era pari al 21,2% nel 2008, arriva al 34,5% del terzo trimestre 2017.
Essì quei giovanotti, tutti smartphone/distintivo e senza quattrino, come li acchiappi?
A meno che...ecco si, i Sindacati. Presi per la giacchetta, si spendono nel chiedere "la creazione di una pensione contributiva di garanzia che valorizzi anche i periodi di discontinuità lavorativa, di formazione, di basse retribuzioni nell'ottica di assicurare, nel futuro, a questi giovani un assegno dignitoso".
Dignitoso?
Approposito di dignità, giorni addietro l'Antitrust ha multato Apple insieme a Samsung per "Aggiornamenti software con l'intento di rendere vecchi i loro smartphone". Et voilà, si commina la prima condanna al mondo per obsolescenza programmata!
Bella no?
Ricapitoliamo: pochi soldi nelle tasche della gente, troppi smartphone in giro, trucchi per smaltirli, vacilla pure la loro "perfezione" : Apple Watch, pare che l’ultima release provochi un blocco anomalo ad alcuni modelli più recenti. La premiata Ditta, ha interrotto il rilascio degli aggiornamenti.
Chiosiamo: Signori di Apple volete fare, con operazioni di accatto, giochi di prestigio? I Sindacati d' achito, con la dignità salariale, fare le nozze con i fichi mosci?
Ennò Signori, la crescita si fa con la spesa che acquista, magari proprio quegli smartphone. Già, non basta solo produrli, ancor meno poterne acquistare solo con quei redditi dignitosi con i quali a mala pena si mangia!
Ei psst: quando l'AD di Apple ha fornito previsioni deludenti per il trimestre in corso, attribuendole alle “incertezze macroeconomiche che si intravvedono", forse sta pensando che quei fichi mosci diverranno secchi?
Forse si. Gira voce che la società abbia comunicato a due aziende che assemblano smartphone di bloccare i piani di ulteriori linee di produzione dedicate all'iPhone XR.
Uh uh, loro si attrezzano riducendo l'eccesso di offerta, così ahiloro pure il fatturato; quelle due aziende ridurranno prima la produzione poi l'organico, i malcapitati avranno meno soldi da spendere. Il mercato, marcherà visita e quelle incertezze macro aumenteranno ancor di più e.... trallalero, trallallà!
Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 6 novembre 2018

PROVOCO: L' ESERCIZIO DI CONSUMAZIONE DEVE POTERSI AUTO SOSTENERE!


Natale del 1924, a Genova si riunisce "La Compagnia Phoebus." Un cartello fatto da Osram, Philips e General Electrics che decide di ridurre la durata della lampadina, da 2500 a 1000 ore.
Alla Gente che ha bisogno di luce, insomma, questi illuminati la fulminano prima.
Oggi l'Antitrust multa Apple e Samsung: "Aggiornamenti software per rendere vecchi i loro smartphone". Et voilà, Ottobre 2018, si commina la prima condanna al mondo per obsolescenza programmata!
Tra quest'oggi e quello ieri sta l'eccesso di capacità produttiva che si mostra in tutte le salse, in ogni dove.
Già, ancor più, dove si aggira gente che per il troppo cibarsi va in sovrappeso, veste alla moda che passa di moda e che per andar da qui a lì magari acquista un Suv: suvvia, quelli affrancati dal bisogno.
Benvenuti nel Mondo dell' Economia dei Consumi. Là dove l'offerta si mostra stutturalmente superiore alla domanda, dove hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare!
Già, proprio quel luogo che gli accademici non scorgono e che le facoltà di Economia non insegnano.
Ciò detto agli obsolatori* vengono comminate sanzioni: 10 milioni di euro a quelli della mela morsicata, 5 ai coreani. Tutteddue dovranno pubblicare sulla pagina italiana del proprio sito internet un "mea culpa" che informi della multa e rimandi al provvedimento dell'Antitrust italiano.
Cavolo, risulta obsoleto pure l'illecito se si paga con gli spicci e le scuse!
Si dirà: l'hanno fatto per non far collassare la produttività dei fattori impiegati.
No! Quel sovrappiù, da dover illecitamente smaltire, mostra invece come siano stati mal impiegati quei fattori.
C'è dell'altro: i consumatori, per sventare quel collasso, sono stati costretti a mal impiegare le risorse di reddito disponibili per fare la spesa,** e generare quella ricchezza che ha remunerato quel lavoro e quei capitali.
Essì, in questi 94 anni, sembra andata pressappoco così prima, durante e dopo le crisi che si sono succedute.
Dentro questo tempo c'è di più, anzi di peggio. Ci sta quello mostrato dalla Fed di St Louis: la riduzione del potere d'acquisto della metà degli anni trenta ad oggi.
Quel debito che gira per il mondo, per surrogare quegli acquisti, arriva a 248.000 mld di $ per fare 77.000 mld di Pil.
Dopo il detto vien da dire che la misura della produttività marginale di questo debito, per fare quel Pil, decresce dal 1952:


Crescono invece, in numero e in patrimonio detenuto, i super-ricchi del pianeta che, nel 2017, hanno accumulato un patrimonio complessivo di 8,9 mila miliardi di dollari, con una crescita record del 19% rispetto all’anno precedente. La più forte mai osservata.
Al contempo, nel 2016, il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni nell'UE arriva al 71,1 %; quello dei paesi dell'Ocse al 65, 3.
Orbene, prendete questa successione degli eventi, shakeratela ben bene... e, senza farla troppo lunga, op: prodotta troppa merce; più di 1/3 della gente non lavora, per gli altri si riducono i redditi da lavoro mentre aumentano quelli da capitale.
Ormale, se tutto questo potrebbe essere apostrofato "immorale" per i Fanti dell'Antitrust te la cavi con quegli spiccioli, con i Santi sconti ben altra penitenza. Ma..... la crescita si fa con la spesa, non con la produzione ancor meno con l'etica; ma, appunto, la ricchezza così generata viene incassata dall'Impresa e trasferita per remunerare chi ha concorso a generarla, non ai generatori: gulp!
Dunque, se questi fatti non son ciance e non lo sono, provoco i Policy Makers: Una domanda di cotanto valore deve potersi auto sostenere!
Perche?
Beh, cosa reclamano quell'obsolescenza, quella sovrapproduzione pure il debito, il lavoro, persino il capitale per smaltire le proprie inefficienze? Domanda!
Già, la domanda: l'unica merce scarsa sul mercato,con l'obbligo di farla per i consumatori; che venga fatta una indifferibile necessità per le Imprese e per chi vi lavora.
Obbligo, appunto, che attende remunero per potersi esercitare!
Come?
Bene, di primo acchito ai Parlamenti toccherà disporre una Legge per un'Economia Resistente volta a costruire un ambiente normativo in grado di favorire un piu’ razionale impiego delle risorse generate della spesa. Il modo, insomma, per dare sostegno alla crescita economica e poter calibrare la produttività totale dei fattori impiegati mediante un remunero misurato sull'efficacia dell'azione svolta.
Per l'efficienza del mercato, contaminato dal 4.0 nel dare il prezzo al Valore, occorre poter disporre di dispositivi software/algoritmo che consentano di poter misurare in tempo reale il contributo produttivo fornito dai diversi fattori alla generazione della ricchezza: produzione, fatturato, magazzino, profitto; la produttività del Capitale impiegato, quella del Lavoro, il merito del remunero infine l'eventuale resto.
Resto, che può restare per la riduzione del reddito di quel lavoro reo di aver sovrapprodotto, rimasto in tasca a quelli del capitale pur essi rei di aver comandato la bisboccia produttiva.
Si, quel resto che, in presenza di bip di sistema, segnalando un gap nell'out-put deve poter remunerare il merito produttivo di quell'esercizio di consumazione che, attivato, riattiva il ciclo.
Astruso, complesso?
Beh, trattasi di render dinamico quel meccanismo di allocazione/riallocazione della ricchezza ai fattori, per misurarne l'azione produttiva e il prezzo di mercato, vivaddio ponendo fine, finalmente, a quello statico sempre utilizzato dall'Impresa.
Per non scalmanare i mercatisti duri e puri mi corre l'obbligo di fare il nome di grandi Imprese che hanno aggiornato il meccanismo: rende!

* Le due aziende hanno violato gli articoli 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo.
** Quella spesa che trasforma con l'acquisto le merci in ricchezza; consumandole fornisce l'input per far riprodurre generando occupazione e lavoro; fornisce continuità al ciclo e sostanza alla crescita. Con l'Iva pagata rifocilla parte della spesa pubblica; con i risparmi la spesa per gli investimenti delle Imprese.


martedì 24 luglio 2018

SI PUO' STAR MEGLIO, NON SOLO PEGGIO!


C'era una volta mio Padre, un operaio di classe che, insieme ad altri lavorava per fare quelle merci che le imprese vendevano al mercato a chi ne aveva bisogno. Non erano molte, quel pregresso bisogno, con la spesa, le acquistava.
Pressappoco al tempo, la produttività totale dei fattori andava al massimo.
Poi quelle stesse Imprese migliorarono i processi, la qualità e la quantità dei prodotti e, memori dei consigli di Henry Ford, traferirono tanto/quanto della ricchezza intascata, generata dall'acquisto, nelle tasche di mio padre e a quelle dgli altri per far acquistare quanto prodotto.
Fiuuu, non c'era gap nell'output; l'efficienza dei fattori produttivi andò al massimo. Al massimo pure quel fattore nuovo di zecca, l'esercizio del bisogno, venne addirittura reso saturo.
Fin qui tutto bene.
Poi le Imprese, ebbre per cotanto fatto, produssero ancor di più, anzi troppo!
Quando se ne avvidero, per riparare al danno e ai costi impliciti della sovraccapacità, tagliarono i salari dei responsabili, poi il capitale per fare gli investimenti.
Dunque, quando il lavoro paga prezzo, con un portafoglio sgonfio e lo stomaco satollo, beh... fate voi!
Ta-ta-tà, la produttività totale dei fattori rischia il collasso.
Ehi, ad esser maligni viene in mente che, per riffe o per raffe, alle Imprese, traferendo la ricchezza generata ai fattori produttivi, resta in tasca gran parte del malloppo; a mio Padre le Cambiali. Da qui sembra potersi scorgere la coda lunga delle diseguaglianze d'oggi.
Ma tantè, anzi. Quando agli inizi degli anni settanta, con un tempismo sospetto, viene eliminata la convertibilità oro/moneta, ci si chiude il naso e si fa tutto a credito: si rimpinguano i portafogli, si spende ben oltre il bisogno, con il debito viene generata nuova ricchezza.
Si rabbercia la produttività dei fattori: nel mondo si tira avanti tra crisi, recessioni, riprese e stagnazioni sostenute da un dollaro sonante e tre di debito.
Cavolo, il sistema produttivo stava meglio quando si stava peggio; ancor peggio quando alcuni prevedono la stagnazione farsi secolare.
D'accordo, tutto questo si può dire alla Luna.
Beh, pure però ad una Politica fin qui impegata a dire, meno a fare, il da farsi magari per disporre un'ambiente normativo all'uopo attrezzato che rimuova questi dannati impacci.
Calma Signori, non è questione che pertiene alla consueta "redistribuzione" tra Capitale e Lavoro.
Questa volta si tratta di una quisquilia tecnica: Occorre aver da spendere per fare quella spesa che, smaltendo il prodotto, fa incassare per remunerare adeguatamente quel Capitale e quel Lavoro. Nell'Economia dei Consumi funziona così!
Dunque, occorre riallocare, nel trasferimento della ricchezza, parte del remunero dai vecchi fattori produttivi al fattore nuovo di consumazione; mettere, insomma, a reddito il maggior valore presente nell'esercizio del consumare rispetto a quello del produrre.
Da un Capitale che non trova conveniente investire e un Lavoro nella produzione - troppo spesso sparito/precario/sottopagato/disoccupato - che acchiappa basso reddito all'esercizio di consumazione, dove occorre aver a sufficienza da spendere per poterlo esercitare e generare nuova ricchezza.
Si dirà: ma in un'economia di mercato, tocca alle Imprese farlo?
Vero, nel mondo ci sono grandi Aziende che già lo fanno, rende!
Allo Politica tocca invece dar sprone, attrezzando un idoneo ambiente normativo, a quelle che nicchiano, efficace per tenere attivo il ciclo economico, migliorare la produttività totale dei fattori, poter rimettere il debito e vieppiù anche intascare un corposo credito elettorale.

Mauro Artibani, l'Economaio


mercoledì 2 maggio 2018

NELL'ECONOMIA DEI CONSUMI, ALTRO CHE BONUS!


Boom degli acquisti di automobili con gli incentivi.
Mi date un bonus? Spendo!
Si rottama la lavatrice a suon di sconti? Io rottamo e compro.
Sgavi fiscali sui redditi da lavoro?
Sgavato dal gravame, più cash: acquisto.
Visto? Viene erogato liquido monetario per andare oltre la crisi: più reddito ed il gioco è fatto!
Così acquisto, consumo, faccio riprodurre; più lavoro, più reddito ed op, siam fuori a riveder le stelle.
Si può fare.
Ieri no, in quell’economia della Produzione un’offerta, inferiore alla domanda, garantiva la continuità del ciclo produttivo che garantiva lavoro, che garantiva reddito, che dava ristoro ai bisogni.
Oggi si, nell’economia dei Consumi, dove ad un eccesso di capacita produttiva deve fare il paio un eccesso di consumo, solo un reddito adeguato può fornire sostegno ad una domanda che, smaltita, darà continuità al ciclo economico, quindi alla ricchezza.
Ricapitoliamo.
Una formula semplicissima: reddito che fa consumare, che fa riprodurre, che produce lavoro, che produce reddito; che fa consumare, che fa riprod….., facile Nò?
Già, dove sta il reddito?
Quelle integrazioni con bonus, rottamazioni, sgravi, erogate da stati indebitati hanno però il fiato corto.
Occorrono opzioni sostenibili con il fiato lungo; occorre sbirciare, spulciare nel mercato, là dove si intravvedono convenienze da far fruttare.
Una per tutti: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della domanda impalla il mercato?
Per un mercato efficiente, l'occasione per fare una nuova offerta - di domanda però - e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel prezzo, il nostro reddito: reddito scaccia crisi.
Già, tutto questo si può al mercato che non c'è.
Occhio Signori della Politica, se si invitano tutti a lavorare che sò.... ad “una struttura per la crescita equilibrata e sostenibile”, bèh, lavorare per questo nuovo mercato sarà un'occasione irripetibile.
Prosit!

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 17 aprile 2018

IL CAUP, MEGLIO DEL CLUP: HURRA'!


Nell'economia della produzione viene ritenuto possibile distinguere tra salari nominali e quelli reali.
Giust'appunto, i primi sono la quantità di moneta che il lavoratore riceve in un'unità di tempo.
I secondi, la quantità di beni e servizi che quel lavoratore può acquistare con il salario ricevuto.
Tutto bene quando il denaro guadagnato con il lavoro risulta pari al potere d'acquisto necessario per fare tutta la spesa che occorre a smaltire quanto quello stesso lavoro ha prodotto per poter ri-produrre fornendo continuità al ciclo.
Già, a meno che l'inflazione, quando si mostra, attenti quell'equilibrio.
Stesso squilibrio pure con la deflazione, dite?
Vero! A meno che, magari al grido di "Pazienza, costanza e prudenza"*, questa puzzona la si scongiuri con le politiche di reflazione, messe in campo ad arte, con l'intento di alterare il meccanismo di formazione dei prezzi strapazzando il potere d'acquisto.
A meno che... poi con il credito si dia soccorso a quell'acquisto: nel dicembre 2017, negli Usa,
il credito al consumo risulta eumentato a un tasso annualizzato di del 5,8%; 18,45 miliardi di dollari sul mese precedente.
Il debito associato alle carte di credito è salito a dicembre a un passo annualizzato del 6%. I debiti legati a prestiti studenteschi o per l'acquisto di un'auto, il cosiddetto credito non-revolving, sono aumentati al tasso annualizzato del 5,7%.
Bella no?
Beh, per porre riparo alla insufficienza del salario reale, nell'economia dei consumi, deve trovere riferimento un accrocco nuovo di zecca: condizione necessaria e sufficiente a che il meccanismo economico giri al meglio, per generare ricchezza, le imprese devono attrezzare business che consentano di fare profitto se e quando, con l'acquisto delle loro merci, viene rifocillato il potere d'acquisto dell'acquirente.
Ci sono grandi Aziende** che già lo fanno; si, cosi come gli utili.
Pressappoco, insomma, un salario di scopo.
Ecchè scopo! Buono per ridurre pure il margine di capacità inutilizzata nell’economia e non dover ridurre i salari nominali di chi vi lavora.
A presidio e misura del salario reale, l'impresa deve farsi carico di parti del Costo dell'Acquisto per Unità di Prodotto (CAUP).
Quasi come il caro vecchio Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP) che ancora misura il salario nominale.
Eggià, se con il secondo si calibra la produttività della singola azienda, con il primo si può governare la produttività dell'intero sistema economico.


* Pazienza, costanza e prudenza nella conduzione della politica monetaria al fine di assicurare il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo prefissato. Così Mario Draghi afferma nell’editoriale pubblicato nel rapporto sull’attività della Bce nel 2017.

** Ikea, le Free Press, Groupon, gli Outlet, AirBnb, Uber.

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 10 aprile 2018

LA REGOLA DELL'ECONOMIA DEI CONSUMI: REDDITO, PER CREARE LAVORO


Signori della politica, è tempo di guardare avanti, smesso di menare il can per l'aia, giungere ad interrogar la regola per uscire dalla crisi: può esserci ripresa senza lavoro?
Già, se occorre reddito per riavviare il ciclo economico, occorre lavoro che retribuisce!
Essì, la dottrina economica vincola il reddito all'occupazione, l'occupazione ad un lavoro.
Il buon senso ammicca: se lavoro, ottengo un reddito necessario per dare ristoro ai miei bisogni.
Senza strafare mi cibo, mi abbiglio, mi curo; ci scappa pure qualche sfizietto, che so, un bel viaggetto oppure un pranzetto dar sor Fischietto.
Quando invece il reddito da lavoro non riesce a sostenere la domanda, per smaltire una offerta andata ben oltre il bisogno e le merci restano invendute:
chi vorrà produrre nuove merci?
chi lavorerà per produrle?
quale lavoro produrrà reddito?
Avremo ancor meno guadagno insomma; reddito da lavoro indisponibile: ancor più crisi!
Un circolo vizioso.
Per uscire dal guado occorre cambiare le regole del gioco.
Per farlo occorre sospendere l'efficacia normativa di quella dottrina, giusto il tempo per riflettere.
Voilà, sintetica e cangiante, la regola: reddito per creare lavoro.
Dove trovare il reddito?
Nella non retribuita quotidiana pratica del consumo: dove sennò?
Là, dove vengono impiegate le nostre risorse; nell'esercizio della vita spesa a fare la spesa per smaltire la sovrabbondante offerta di prodotto.
Quel lavoro, insomma, che retribuisce l'economia.
Lavoro che crea lavoro, occupazione; retribuito, reddito che compensa redditi insufficenti.
Reddito di Scopo, ecchè scopo: smaltire l'offerta sul mercato.
Vi sarà necessità di nuova produzione, nuovo lavoro; nuovo reddito per riavviare il ciclo economico.
Reddito erogato magari dagli extra-profittatori di profitto; quei Signori che hanno guadagnato a iosa, che hanno più merci in magazzino di quante se ne possano smerciare e che avranno da sborsare cash a chi vorrà smaltire quell'accumulo.
Okkei, si chiama redistribuzione, non per resuscitare furori ideologici, per suscitare invece ragioni economiche per il profitto di tutti, per l'oggi e il domani.
Oddio, ad esser pignoli ci sarebbe pure un'altra via: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della domanda impalla il mercato? In un mercato efficiente v'è l'occasione per nuova offerta, di domanda però e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel prezzo, il nostro reddito. Reddito scaccia crisi
Orsù ragazzi, occorre costruire questo nuovo mercato: Diamoci da fare!

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 23 maggio 2017

BCE, ROBE DA MATTI!

Nell'area euro oltre un attivo su sei, il 18 per cento, risulta coinvolto dal problema della disoccupazione o della sotto occupazione. Lo rileva la Banca centrale europea, che in un riquadro di analisi, del bollettino economico, solleva rilievi sui parametri di catalogazione internazionali sui disoccupati, quelli stabiliti dall'Ilo (l'Ufficio sul lavoro dell'Onu) a cui si attiene anche Eurostat e gli enti di statistica nazionali.
Occhio, emerge che i recenti miglioramenti del mercato del lavoro appaiono più limitati di quelli del solo tasso di disoccupazione.
Il tasso di disoccupazione mostra il sotto utilizzo del lavoro. In base ai criteri Ilo, i disoccupati sono catalogati come tali se, primo, non hanno una occupazione, secondo, sono pronti a iniziarne una entro due settimane e, terzo, mostrino di essere impegnati in una ricerca attiva del lavoro.
"Tuttavia, definizioni più ampie potrebbero risultare rilevanti per soppesare la complessiva carenza del mercato del lavoro, in particolare guardando a due gruppi. Il primo è quello di coloro che sono senza lavoro ma mancano degli altri due requisiti. Il secondo è quello di coloro che lavorano a tempo parziale, laddove preferirebbero lavorare a tempo pieno". Attualmente il primo gruppo, a livello statistico, viene incluso negli inattivi, il secondo negli occupati.
"Sommare le stime della disoccupazione e della sotto occupazione, con misure più ampie della disoccupazione, suggerisce che la carenza complessiva del mercato del lavoro coinvolge il 18 % della forza lavoro. Questo livello di sotto utilizzo - rileva la Bce - è quasi il doppio del valore fotografato dal tasso di disoccupazione, che attualmente si attesta al 9,5 %". Gulp!
C'è dell'altro, il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni nell'Ue sta al 65%. Gasp!
Maledizione, la Bce dopo averlo stimato e detto, continua a voler fare le nozze con i fichi secchi con i suoi obiettivi di politica monetaria e di normalizzazione dell'inflazione.
Dispone un meccanismo che consente, a quelli del credito, di offrire a debito denari a chi, disoccupato-inoccupato-sottoccupato, non ne ha e che non dispone del merito di credito per prenderli. Si, è vero che la crescita economica non si fa con il lavoro; si fa con la spesa però.
Già, proprio con quelle azioni monetarie che mirano a portare l'inflazione al 2% tagliando ancor di più il potere d'acquisto: robe da matti!
Un momento: secondo quanto evidenziato da un report del World Economic Forum, "il 65% dei bambini attualmente alle elementari domani farà un lavoro che oggi non esiste".
Toh, magari, Il lavoro di consumazione?
Beh, se remunerato, almeno loro, potranno così fare la spesa per fare la crescita economica.
Robe da matti?

Mauro Artibani



mercoledì 28 dicembre 2016

CACCHIO, FERMATE 'ST'ESPANSIONE MONETARIA

Il rialzo dei prezzi dello 0,5% dei beni ad alta frequenza di acquisto significherà pagare, in termini di aumento del costo della vita, 76 euro in più su base annua a famiglia. E' quanto calcola l'Unione nazionale consumatori, dopo la diffusione dei dati Istat.
Una coppia con 1 figlio pagherà nei dodici mesi 72 euro in più, un pensionato con più di 65 anni sborserà 40 euro, 40 euro anche un single con meno di 35 anni, 58 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni.
Non paghi, quelli dell'Unc hanno stilato la classifica delle città più e meno care d'Italia. "Sono 5 su 19 le città capoluogo ancora in deflazione. Nonostante fossero 9 nel mese di ottobre, è significativo che la deflazione permanga a Milano e Roma".
Il record della deflazione a Torino, dove l'abbassamento dei prezzi dello 0,2% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 95 euro su base annua in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto delle città meno care, Roma, con una deflazione dello 0,2% ed una minor spesa annua di 82 euro. Al terzo posto Potenza, dove una tradizionale famiglia di 4 componenti risparmierà 64 euro (-0,2%).
Credo banalmente che chi spende a Torino stia meglio di chi sta in quel di Roma, meglio ancora di chi spende a Potenza; meglissimo del resto degli italici abitanti.
Peggio invece stanno quelli che pure gli Industriali hanno infine scorto: Confindustria ha reso noto che il numero dei poveri assoluti risulta pari a 4,6 milioni, in crescita del 157% rispetto al 2007.
Colpa di quei satanassi di "inflazione/deflazione" dunque?
Colpa un cacchio, tutteddue sono dispositivi del mercato efficiente, idonei a tenere proprio l'equilibrio tra domanda ed offerta, solo che....
Solo che la crescita si fa con la spesa, non con la produzione: così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.
Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.
Così si dovrebbe fare; Loro invece fanno cosà: con l'espansione della liquidità monetaria alterano il meccanismo di formazione dei prezzi; alterando il funzionamento di quei dispositivi rendono il mercato opaco ed inefficiente, così come il potere d'acquisto.
Glielo dite voi a quelli della Bce di smetterla?
A tal dire, Gary North, con sconcerto prende e domanda: "Quale servizio produttivo deve aver svolto la persona, che esercita la domanda, al punto da ottenere denaro?"
Beh, quella domanda fa il 60% del Pil quindi, per fare la crescita, il domandante viene sottoposto pressappoco ad un obbligo. Per il servizio produttivo: con la spesa trasforma la merce in ricchezza, consumando l'acquistato fa riprodurre, da' continuità al ciclo, sostanza alla crescita. Per farlo impiega risorse scarse.
Le basta caro Gary?

Mauro Artibani



martedì 11 ottobre 2016

UN REDDITO COMPLEMENTARE PER CHI NON CE LA FA

Ci risiamo: le ultime previsioni del Fmi, rese note poche ore fa, segnalano una crescita globale del Pil "sottotono", pari al 3,1 per cento nel 2016, che salirà al 3,4 per cento l'anno prossimo, con i Paesi in via di sviluppo che supereranno la velocità di crescita delle economie avanzate.
Non pago la Lagarde chiosa: "La mia speranza al termine della riunione annuale è che ogni ministro delle Finanze, ogni governatore di una banca centrale, tornerà a casa pensando, 'Che cosa posso fare per spingere la crescita che è attualmente troppo bassa, per un tempo troppo lungo, beneficiando troppo pochi? '"
Ve lo giuro, a quel dire, tornare a casa è stato un tormento.
Già, cosa posso fare?
Mettiamola così: per uscire dell'inghippo, tocca ricapitalizzare il reddito di chi fatica a fare la spesa.
Si e senza infingimenti: un reddito complementare perchè quello da lavoro da solo non basta a fare tutta la spesa che serve a fare tutta la crescita che serve a far star bene tutti.
S'ha da fare perchè i redditi, erogati dall'impresa a chi lavora per produrre beni e servizi, risultano insufficienti ad acquistare quel che viene prodotto.
S'ha da fare perchè, se la crescita economica rende indifferibile l'esercizio della spesa, questa insufficienza lo differisce.
Il complemento di uno scarto per l'esercizio di un obbligo, insomma.
Già, ma chi te lo da'?
Lo Stato, attraverso politiche fiscali acconce.
Ennò: "Bambole non c'è una lira!"
Le Imprese del troppo produrre*?
Ennò, a chi lavorando ha sovrapprodotto dicono: "Non c'è trippa per gatti!"
Si, vabbè ma, se "senza soldi non si canta messa", come si fa a fare la spesa?
Beh, la si fa facendo soldi!
Come?
Far fare il prezzo giusto ai prezzi** innesca una virtuosa partita di giro. Consente al mercato di apprezzare il valore di servizio della domanda, se ne potrà fare offerta ed incassare il dovuto; chi l'acquista sa che lo spendere quell'incasso attribuisce valore alle proprie merci, altrimenti svalutate. C'è già chi lo fa, Imprese pro crescita: hanno attrezzato business che acchiappano utili solo e quando i consumatori guadagnano.
Visto?
Giust'appunto, un reddito complementare, che surroghi l'insufficenza del primo, a remunero delle risorse produttive messe in campo per fare spesa/crescita, senza il quale non si fa nè l'una, nè l'altra.

*All'inizio del 2016 il business degli smart phone ha dato i primi segni di arresto, diminuendo le vendite. Fine 2016, a San Francisco Google presenta una linea di telefonini pensati per sfidare Apple, Amazon e Samsung. Già, gli "animal spirits" sono insopprimibili. Quando va così e così va, per tenere i guadagni, dovranno ridurre i costi, pure quelli del lavoro. Taglieranno ancor di più il reddito di quel lavoro.

**Sospendendo tutte le azioni reflattive messe in campo "ab illo tempore."
Mauro Artibani


mercoledì 28 settembre 2016

LA CRISI, LA GATTA, IL LARDO E LO ZAMPINO

Secondo il ministro dell'Energia venezuelano, Eulogio Del Pino, il livello di produzione mondiale del petrolio risulta eccessivo e dovrebbe essere ridotto di almeno il 10% per tornare a stimolare i prezzi.
Niente di nuovo all'orizzonte, il carattere distintivo dell'Economia dei Consumi sta proprio nel sovrapprodotto che affolla il mercato.
Se mai vi fosse stato bisogno della ratifica politica a tanta evidenza empirica, ora v'è.
Dentro il G20, ad Hangzhou in Cina, dove si continua a ridire il già detto nei summit precedenti, ops, una presa d'atto: "Riconosciamo che l’eccesso di capacità produttiva nell'acciaio e altre industrie sia un problema globale che richiede risposte collettive."
Nel comunicato finale si decide, addirittura la costituzione di un forum "per monitorare il processo" e tagliare la sovraccapacità.
Beh, intanto che loro monitorano, sbircio in giro per conto mio e...:
* Più prodotto pubblicitario di quanto l'attenzione ne possa intercettare.
* Tanta informazione prodotta, non altrettanta conoscenza.
* Ogni anno 30 milioni di autovetture invendute a fronte di 90 milioni di unità prodotte nel mondo.
* Le Utility dell’energia, in Europa, il 30% di sovraccapacità;
* Le Poste italiane hanno il 20% di sportelli di troppo;
* Le banche Ue chiudono le troppe filiali;
* Negli Usa si raccontano 24 mesi di eccesso di capacità nelle imprese edili: due anni senza costruire per smaltire 8 milioni di abitazioni.
* L’AD di Research In Motion dice “ troppi e troppo potenti i nuovi dispositivi wireless presenti sul mercato, si rischia l’intasamento totale delle reti senza fili”
* I saldi, due volte l'anno, per smerciare merci invendute.
* Gli outlet, i luoghi dove si tenta di smaltire l'invenduto.
* La moda, il modo dell'usa-e-getta per vendere l'eccesso.
*Ogni giorno, in ogni rivendita di pane di Milano, 6 Kg di pane restano invenduti.
*Il Governo della Cina ha dichiarato “sovraccapaci” 11 dei 18 settori industriali.
* 840 milioni di tonnellate l'anno, il surplus di acciaio prodotto nel mondo.
* In Cina sono state costruite 10 nuove città, attrezzate di tutto punto, inabitate.
* Nel mondo di internet gira il numero 3,5 che grida sovraccapacità. Si legge così: Nella rete
ci sono un miliardo di siti, 3.5 miliardi gli utenti che li usano.
* Il surplus delle risorse naturali impiegate per produrre merci altera la capacità riproduttiva
della natura.
* I redditi erogati per produrre quell'eccesso risultano insufficienti a smaltirlo.
Visto?
Beh, intanto che loro monitorano e prima che taglino, ammesso che taglino, si possono fare quattro conti: quei "sovraccapaci", per mitigare il danno, tagliano la spesa in conto capitale poi tagliano il lavoro; quel che resta lo pagano meno, reo di aver sovrapprodotto.
Orbene, così si amplia il danno perchè la ricchezza, generata dalla spesa, viene trasferita dalle Imprese agli attori di mercato mediante il remunero di quel capitale e quel lavoro: così tal traferimento mal trasferisce. Resta di più nelle tasche proprio di chi si sottrae alla spesa per gli investimenti, arriva meno a chi ha più propensione alla spesa. Non è finita, anzi, questo maltrasferito sottrae pure al prelievo fiscale le risorse per fare la spesa pubblica.
Questa la modalità tecnica della crisi! Cosi al mercato della spesa aggregata non vanno tutti, quelli che vanno hanno da spendere poco; altri, oltre al poco, male. Per le Imprese ancor più sovrapprodotto, ancor più invenduto.
Con questi chiari di luna, la produttività totale dei fattori collassa, l'output gap esplode.
Peggio di così si muore, la crescita pure!
I Policy Makers, per mettere le pezze e non far fare al mercato il prezzo della sovraccapacità, hanno dato la stura alle tecniche di reflazione* piazzandole in ogni dove, con l'intento di poter surrogare con il debito tale inefficienza.
Bene, se ancora non basta il picco del debito a chiedere conto dell'intrallazzo, tocca sospendere il soccorso di quelle tecniche per ripristinare l'efficienza del mercato nella determinazione dei prezzi. Con il prezzo giusto si può ricalibrare quello sgangherato meccanismo di trasferimento, evvivaddio rifocillare il potere d'acquisto di chi spende per generare nuovamente la crescita. Per questa via si rifocilla pure quel capitale e quel lavoro non più sovraccapaci; con il prelievo fiscale pure la spesa pubblica produttiva.
Essì, conviene.
A tutti!

*Reflazione, azione messa in atto con l'intento di dare sostegno alla domanda per non far scendere i prezzi.

Mauro Artibani