Il 29 aprile, con il cipiglio che gli conviene, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell dice: "In passato sono stato un sostenitore della necessità di risanare i conti federali Usa ma questo non è il momento di preoccuparsi di questi aspetti; questo è il momento di agire energicamente contro la crisi dovuta alla pandemia di Coronavirus. Verrà il momento di tornare a pensare alla sostenibilità dei conti ma non è questo: queste preoccupazioni non devono mettersi di traverso sul da farsi".
Già, il da farsi. Nella sua reazione monetaria alla pandemia, la Federal Reserve si è già spinta in territori dove non era stata mai stata prima, spiegando che l'armamentario della politica monetaria non è in grado di coprire tutte le necessità che si creano con questa crisi. Indipercuiposcia, serve l'entrata in gioco di altri livelli di policy.
Dunque la politica monetaria, che avrebbe gestito la crisi del 2008, non sarebbe più in grado di gestire quella d’oggi?
Ehi, capo Fed, il debito delle famiglie statunitensi ha raggiunto un nuovo massimo storico nel primo trimestre del 2020. Lo dice la Federal Reserve di New York: nei primi tre mesi dell'anno il debito è cresciuto per il 23esimo trimestre consecutivo, salendo dell'1,1% a quota 14.300 miliardi. Essì, il debito delle famiglie d’oggi risulta superiore ai massimi registrati nel terzo trimestre del 2008, durante la crisi finanziaria, di 1.600 miliardi di dollari.
La ricchezza, insomma, generata con il debito: bella no?
Comunque, sia come sia, tocca cambiare i livelli di policy.
D’accordo, però se si possono cambiare i mezzi in corsa, lo scopo no; si, proprio quello che chiama, l’esercizio di ruolo, quegli “aggregati” della spesa a farla per generare la ricchezza.
Scopo appunto acchè gli aggregati non si disgreghino, anzi si associno nella Spa del Libero Mercato per far al meglio quel che s’ha da fare.
Per andar oltre il vago: una nuova policy con il vecchio Helicopter Money che torna a far girare le pale, non sta nel farlo volare ma in chi lo guida. A mio sommesso avviso non al solito anchilosato pilota. Toccherà invece a chi avrà il tornaconto a voler scaricare dall’alto il denaro che fa acquistare quel che, magari prima di pilotare, ha prodotto e portato al mercato.
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 12 maggio 2020
IL PANDEMONIO DEL PANICO DA PANDEMIA
Il 29 aprile, con il cipiglio che gli conviene, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell dice: "In passato sono stato un sostenitore della necessità di risanare i conti federali Usa ma questo non è il momento di preoccuparsi di questi aspetti; questo è il momento di agire energicamente contro la crisi dovuta alla pandemia di Coronavirus. Verrà il momento di tornare a pensare alla sostenibilità dei conti ma non è questo: queste preoccupazioni non devono mettersi di traverso sul da farsi".
Già, il da farsi. Nella sua reazione monetaria alla pandemia, la Federal Reserve si è già spinta in territori dove non era stata mai stata prima, spiegando che l'armamentario della politica monetaria non è in grado di coprire tutte le necessità che si creano con questa crisi. Indipercuiposcia, serve l'entrata in gioco di altri livelli di policy.
Dunque la politica monetaria, che avrebbe gestito la crisi del 2008, non sarebbe più in grado di gestire quella d’oggi?
Ehi, capo Fed, il debito delle famiglie statunitensi ha raggiunto un nuovo massimo storico nel primo trimestre del 2020. Lo dice la Federal Reserve di New York: nei primi tre mesi dell'anno il debito è cresciuto per il 23esimo trimestre consecutivo, salendo dell'1,1% a quota 14.300 miliardi. Essì, il debito delle famiglie d’oggi risulta superiore ai massimi registrati nel terzo trimestre del 2008, durante la crisi finanziaria, di 1.600 miliardi di dollari.
La ricchezza, insomma, generata con il debito: bella no?
Comunque, sia come sia, tocca cambiare i livelli di policy.
D’accordo, però se si possono cambiare i mezzi in corsa, lo scopo no; si, proprio quello che chiama, l’esercizio di ruolo, quegli “aggregati” della spesa a farla per generare la ricchezza.
Scopo appunto acchè gli aggregati non si disgreghino, anzi si associno nella Spa del Libero Mercato per far al meglio quel che s’ha da fare.
Per andar oltre il vago: una nuova policy con il vecchio Helicopter Money che torna a far girare le pale, non sta nel farlo volare ma in chi lo guida. A mio sommesso avviso non al solito anchilosato pilota. Toccherà invece a chi avrà il tornaconto a voler scaricare dall’alto il denaro che fa acquistare quel che, magari prima di pilotare, ha prodotto e portato al mercato.
Mauro Artibani, l'economaio
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mercoledì 11 settembre 2019
Macchè rendita d'eggitto!
Quando non sai più che pesci pigliare, cerchi tra gli economisti chi piò darti ragione.
quell'Alfred Marshall che lascia la vita a Cambridge nel '24. Fin lì aveva messo a sistema, in modo coerente, i concetti di domanda/offerta, utilità marginale e costo della produzione. Aveva disegnato grafici, scritto formule mettendo in scena, non un Consumatore, il suo "clichè" al quale riconosce l'appannaggio di una rendita: quel guadagno psicologico che, seppur manca nelle prime unità di consumo pagando un prezzo di domanda superiore al prezzo di mercato, nelle utilità successive c'è.
Ci risiamo, con l'utilità marginale decrescente insomma c'è chi mette in tasca un "guadagno psicologico".
Psicologico?
Già, ma poi per chi?
Beh, certamente per chi disponeva della possilità di poter acquistare, oltre le prime unità, pure quelle successive. Non tutti potevano; chi non poteva, ed erano i più, si attaccava al tram.
Si insomma, se vera rendita v'era, era di posizione, stava dentro il portafoglio.
Ehi, ma... al mercato non v'era un solo Consumatore, non un solo bisogno, nemmeno un solo portafoglio. Il guadagno, per alcuni, non solo psicologico; per altri, psiche dimessa dal non poter incassare quella rendita e poter spendere fin oltre il bisogno.
Sia come sia, e ad esser clementi, tutto questo vale fino alla sua dipartita di Luglio poi, in quello stesso '24 a Genova, va in scena il fattaccio di Natale. Magari dopo cominci a veder Gente in giro che passa dal tirar la cinta ad allentarla indipercuiposcia si entra nell'Economia dei Consumi e tutto muta.
Ehi, pssst.... proprio mentre tutto muta, accade pure - l'ha detto e ridetto la Fed di St Louis - come, dagli inizi degli anni '30, il potere d'acquisto si riduca costantemente fino ad oggi.
Dunque questo dice quanto pochi abbiano potuto godere di qell'appannaggio, gli stessi che son stati costretti a mettere in stand by l'impiego delle loro risorse; non il Consumatore "clichè", quello ciccia, ossa e portafoglio floscio.
Quando poi lo sviluppo dei fattori produttivi paga prezzo ad una sovraccapacità di offerta e/o ad una domanda lasca, contesa tra un portafoglio insufficiente e l'affrancamento dal bisogno, haivoglia a pagare una rendita che solo a taluni fornisce entrate, senza dover sopportare costi; ancor più improduttiva poichè intascata da quelli della bassa propensione al consumo.
I costi invece ci sono per quei tal'altri: l'innesco della solita tiritera* con l'atto dell'acquisto, prima certifica la qualità/quantità delle azioni svolte poi, con il valore delle risorse scarse impiegate, li misura.
Giust'appunto, quei costi generati dal dover fare la crescita.
Se e quando, insomma vengono pagati solo spiccioli di rendita e a pochi consumatori, il resto dovrà pagare quel "rendimento del consumare" che, facendo i 2/3 della crescita, garantisce l'altra rendita; quella del produttore, 'sta volta produttiva!
Se insomma spesa ha da essere, adeguata al ruolo da ciascuno svolto, sia; magari per ridurre i costi di quella sovraccapacità nella produzione che gli animal spirits non intendono tagliare.
* La spesa attribuisce valore alle merci che, acquistate, si trasformano in ricchezza; consumate se ne dispone la ri-produzione. si genera cosi' occupazione e lavoro. viene tenuto attivo il ciclo, si da sostanza alla crescita economica.
Mauro Artibani, l'Economaio
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martedì 14 maggio 2019
C'E' UN CEO IN EU CHE FA L'INDIANO!
L'indiana e multinazionale ArcelorMittal ha annunciato l'intenzione di sospendere temporaneamente la produzione negli stabilimenti siderurgici di Cracovia in Polonia e di ridurre la produzione nello stabilimento delle Asturie in Spagna. Inoltre l'aumento previsto del livello di produzione a 6 milioni di tonnellate, in ArcelorMittal Italia, subirà un rallentamento a seguito della decisione di ottimizzare i costi e la qualità della produzione.
"La difficile decisione di ridurre temporaneamente la nostra produzione europea di prodotti piani - commenta Geert van Poelvoorde, CEO di ArcelorMittal Europa-Prodotti Piani - non è stata presa alla leggera. Comprendiamo l'impatto che questa scelta ha sui dipendenti e sulle comunità locali. Lavoreremo per garantire che vengano adottate misure sociali volte a supportarli durante questo periodo. Queste azioni riflettono un contesto europeo caratterizzato oggi da una carenza di domanda; una situazione, questa, ulteriormente aggravata dall'aumento delle importazioni, nonostante le misure di salvaguardia introdotte dalla Commissione europea. Stiamo collaborando con le parti interessate per chiedere che le salvaguardie siano rafforzate con l'obiettivo di impedire un ulteriore aumento delle importazioni dovuto alla continua sovraccapacità globale e a un indebolimento dell'economia nei Paesi limitrofi alla Ue, inclusa la Turchia. L'industria siderurgica in Europa può avere un forte futuro ma è necessario garantire parità di condizioni affinché non venga concesso un vantaggio sleale ai concorrenti extra Europa".
Bel discorso eh?
Un'invocazione mercatista con il mercato degli altri.
Essì, fa l'indiano l'europeissimo Ceo: si lagna per i "lavoratori" e per le comunità locali. Lavorerà per garantire che vengano adottate misure sociali volte a supportarli durante questo periodo (vengano, ma da chi? Ndr).
Poi ammette pure le responsabilità: carenza di domanda; sovraccapacità produttiva.
Spudorato, invece di contrirsi, preme dall'alto del suo potere contrattuale per l'applicazione delle tariffe di salvaguardia permanenti, introdotte quest'anno dalla Commissione europea.
Temo di si, quando chiede che le salvaguardie vengano rafforzate con l'obiettivo di impedire un ulteriore aumento delle importazioni dovuto alla continua sovraccapacità globale e ad un indebolimento dell'economia.
Dunque, dazi per far aumentare i prezzi dei prodotti importati e non far scendere quelli interni.
Ma non c'era carenza di domanda, magari per il ridotto potere d'acquisto?
Ma.. non c'era pure una palese sovraccapacità che, in un mercato efficiente, dovrebbe far scendere i prezzi per magari migliorare proprio quel malnato potere d'acquisto.... magari dei lavoratori, magari pure di quelli delle comunità locali?
Già, vuoi vedere che un mercato opaco funziona meglio?
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 12 marzo 2019
PER IL NEO SEGRETARIO UNA NEO LINGUA
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giovedì 7 febbraio 2019
LA MANCATA CRESCITA, TRA LA CAUSA E L'EFFETTO
Il refrain, sempre quello: la crescita, quella attraverso la quale viene generata la ricchezza.
Il vice direttore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, lo sa. Sa pure come questa crescita non cresca e con puntiglio dice la sua nell'intervento all'incontro di Bologna dell'Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti), gruppo emiliano romagnolo: L'economia italiana "ha bisogno di tornare a crescere a ritmi sostenuti. Soltanto lo sviluppo può generare le risorse necessarie per contrastare le diseguaglianze e alleviare le difficoltà in cui versano numerose famiglie. Soltanto il lavoro può offrire prospettive credibili ai giovani per realizzare i loro progetti di vita".
Si, insomma, invoca quella crescita che dovrebbe sconfiggere diseguaglianze, penuria, disoccupazione e la precarietà della condizione giovanile.
Poi, con un accorato appello, chiosa: "L'innovazione tecnologica rappresenta un formidabile strumento di progresso economico e sociale. L'adozione delle nuove tecnologie consente agli operatori finanziari e alle imprese di ridurre i costi e di migliorare la qualità dei beni e dei servizi offerti; può favorire l'inclusione sociale e quella finanziaria. Potremo innalzare il percorso di crescita della nostra economia se sapremo cogliere queste opportunità, governandone i rischi. È un impegno che riguarda tutti".
La Cgia di Mestre fa i conti: "Dal 2000 l’economia italiana si trova su un binario morto. A dispetto del ventennio precedente il Pil italiano ha registrato una crescita poco sopra lo zero, crescendo mediamente dello 0,2 per cento ogni anno.
Poi snocciola: I comparti che hanno registrato i risultati più deboli sono la gomma/plastica (-27,4 per cento),il mobile (-28,4 per cento),il legno/carta/stampa (-32,9 per cento),il tessile/abbigliamento/calzature (-34,3 per cento),il computer/elettronica (-38,4 per cento) le apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (-49,9 per cento). Tra tutti i comparti analizzati solo gli alimentari/bevande (+15,7 per cento) e il farmaceutico (+31,6 per cento) hanno incrementato la produzione in questi ultimi 18 anni".
Dunque mi tocca fare il Ragioniere: se da diciannove anni si spende per poter soddisfare a mala pena i bisogni alimentari e i malanni, come si poteva far tutta la spesa per fare tutta la crescita possibile che il Panetta auspica?
I redditi insufficienti, per fare la spesa auspicata, sono la causa non l'effetto dalla mancata crescita.
Essì, questo stava già scritto a chiare lettere nel report del 2013 del centro studi Confcommercio: "Il reddito disponibile delle famiglie italiane torna ai livelli di 25 anni fa; 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.
In ultimo: quante merci da acquistare, per numero e volume, sono arrivate al mercato in più da quell'88?
Tra i pochi spicci in tasca e le troppe merci in vendita, il gap dell'output esplode e lo sviluppo si avviluppa!
Già, così magari, con inconsolabile tristezza, tocca dover constatare come venga a mancare ancor più quella spesa che genera il lavoro e lo remunera.
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 15 gennaio 2019
CI RISIAMO, SFIDUCIA PER TUTTI!
Ci risiamo, l’Isae riferisce i malumori che si intravvedono oggi e che possono infettare il domani, la fiducia delle imprese torna a scendere.
Ente impietoso, sempre loro, con fare notarile ci raccontano pure come la fiducia dei commercianti mostri segnali di forte rallentamento.
Pure il morale degli uomini d’affari va maluccio.
Mi è parso di vedere pubblicitari depressi.
Ho visto un marketing-man in piedi sul davanzale della finestra con lo sguardo fisso nel vuoto.
I bancari vedono a rischio baracche e burattini.
Cosè tutta st’epidemia?
La sfiducia dei consumatori. Cos’altro sennò?
Se tanto mi da’ tanto, possono ragionevolmente fare investimenti i produttori?
E i commercianti possono intravedere il sol dell’avvenire?
I pubblicitari mancano di convinzione nel convincere; quelli del marketing producono Domanda inascoltata.
I bancari incupiti; quegli stessi che avevano finanziato spensieratamente.
Signori, potrei parlarvi della nostra tristezza di Consumatori, della nostra esausta volontà, del nostro debito di ottimismo verso il futuro.
Per farla breve: è tutta questione di soldi, quelli che ci mancano per continuare a recitare le nostre liturgie del consumo.
Sfiduciati pure noi: ne abbiamo ben donde.
Tra tante Sfiducie: voilà la soluzione.
Una soluzione tutta interna alle regole del mercato: Domanda e Offerta.
La nostra Fiducia può ridare sprone all’intera filiera economica.
Dare smalto agli investimenti, luci alle vetrine, furore ai pubblicitari, nuova vis a quelli del marketing fino a ripristinare credito e crediti ai creditori.
Questo può la nostra Fiducia; questo il suo Valore economico.
Questo il Valore della nostra Offerta.
Non faremo mancare la Domanda se,in cambio, otterremo quei vantaggi che servono a rinvigorire le nostre finanze.
Tornare a consumare sarà la cangiante verifica della qualità della merce offerta.
Beh, chi l'acquista avrà fatto quel che deve e un buon affare.
Prosit, a tutti!
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 13 novembre 2018
APPLE, QUEI FICHI MOSCI DIVERRANNO SECCHI!
Apple fa i conti. Si quella
dell'iPhone, quel cacchio di meraviglioso aggeggio che ha cambiato il
modo di stare al mondo.
Beh, per tutto quanto fatto,
dioglienerendamerito!
Essì, il Mercato già glielo rende:
terzo trimestre record per quelli di Cupertino che si sono lasciati
alle spalle il migliore anno di sempre, grazie a un aumento dei
prezzi degli iPhone e a livelli senza precedenti delle vendite.
Nel terzo trimestre 2018 i
profitti sono saliti del 32%, a 14,13 miliardi, mentre i ricavi
sono aumentati di quasi il 20% a 62,9 miliardi rispetto allo stesso
periodo dell’esercizio precedente.
Beh, ottimo direi ma... il titolo
crolla in Borsa con un tonfo di quasi il 7%.
Cavolo, epperchemmai?
Beh, accade che durante la call con gli
analisti, il Cfo annuncia che Apple non pubblicherà più il numero
di iPhone, iPad e Mac venduti.
Che dire, una reazione a caldo della
Borsa ci può stare. E a freddo?
Diamo un'occhiata: Apple dal 19 Giugno
2007, tra riffe e raffe, produce e mette in vendita 19 modelli di
iPhone. Non paga, adesso aumenta pure il prezzo.
Vabbè... ma non c'è trippa per gatti
se, secondo i dati diffusi da Eurostat, il tasso di disoccupazione
nella zona euro si è attestato a luglio 2017 al 9,1% dato più basso
dal novembre 2008.
C'è pure chi sta peggio. In Italia il
tasso di disoccupazione giovanile, che era pari al 21,2% nel 2008,
arriva al 34,5% del terzo trimestre 2017.
Essì quei giovanotti, tutti
smartphone/distintivo e senza quattrino, come li acchiappi?
A meno che...ecco si, i Sindacati.
Presi per la giacchetta, si spendono nel chiedere "la creazione
di una pensione contributiva di garanzia che valorizzi anche i
periodi di discontinuità lavorativa, di formazione, di basse
retribuzioni nell'ottica di assicurare, nel futuro, a questi giovani
un assegno dignitoso".
Dignitoso?
Approposito di dignità, giorni
addietro l'Antitrust ha multato Apple insieme a Samsung per
"Aggiornamenti software con l'intento di rendere vecchi i loro
smartphone". Et voilà, si commina la prima condanna al mondo
per obsolescenza programmata!
Bella no?
Ricapitoliamo: pochi soldi nelle tasche
della gente, troppi smartphone in giro, trucchi per smaltirli,
vacilla pure la loro "perfezione" : Apple Watch, pare che
l’ultima release provochi un blocco anomalo ad
alcuni modelli più recenti. La premiata Ditta, ha interrotto il
rilascio degli aggiornamenti.
Chiosiamo: Signori di Apple volete
fare, con operazioni di accatto, giochi di prestigio? I Sindacati d'
achito, con la dignità salariale, fare le nozze con i fichi mosci?
Ennò Signori, la crescita si fa con la
spesa che acquista, magari proprio quegli smartphone. Già, non basta
solo produrli, ancor meno poterne acquistare solo con quei redditi
dignitosi con i quali a mala pena si mangia!
Ei psst: quando l'AD di Apple ha
fornito previsioni deludenti per il trimestre in corso, attribuendole
alle “incertezze macroeconomiche che si intravvedono", forse
sta pensando che quei fichi mosci diverranno secchi?
Forse si. Gira voce che la società
abbia comunicato a due aziende che assemblano smartphone di bloccare
i piani di ulteriori linee di produzione dedicate all'iPhone XR.
Uh uh, loro si attrezzano riducendo
l'eccesso di offerta, così ahiloro pure il fatturato; quelle due
aziende ridurranno prima la produzione poi l'organico, i malcapitati
avranno meno soldi da spendere. Il mercato, marcherà visita e quelle
incertezze macro aumenteranno ancor di più e.... trallalero,
trallallà!
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martedì 6 novembre 2018
PROVOCO: L' ESERCIZIO DI CONSUMAZIONE DEVE POTERSI AUTO SOSTENERE!
Natale
del 1924, a Genova si riunisce "La Compagnia Phoebus." Un
cartello fatto da Osram, Philips e General Electrics che decide di
ridurre la durata della lampadina, da 2500 a 1000 ore.
Alla
Gente che ha bisogno di luce, insomma, questi illuminati la fulminano
prima.
Oggi
l'Antitrust multa Apple e Samsung: "Aggiornamenti software per
rendere vecchi i loro smartphone". Et voilà, Ottobre 2018, si
commina la prima condanna al mondo per obsolescenza programmata!
Tra
quest'oggi e quello ieri sta l'eccesso
di capacità produttiva che si mostra in tutte le salse, in ogni
dove.
Già,
ancor più, dove si aggira gente che per il troppo cibarsi va in
sovrappeso, veste alla moda che passa di moda e che per andar da qui
a lì magari acquista un Suv: suvvia, quelli affrancati dal bisogno.
Benvenuti
nel Mondo dell' Economia dei Consumi. Là dove l'offerta si mostra
stutturalmente superiore alla domanda, dove hanno
più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare!
Già,
proprio
quel
luogo che gli accademici non scorgono e che le facoltà di Economia
non insegnano.
Ciò
detto agli obsolatori* vengono comminate sanzioni: 10 milioni di euro
a quelli della mela morsicata, 5 ai coreani. Tutteddue
dovranno pubblicare sulla
pagina italiana del proprio sito internet un "mea culpa"
che informi della multa e rimandi al provvedimento
dell'Antitrust italiano.
Cavolo,
risulta obsoleto pure l'illecito se si paga con gli spicci e le
scuse!
Si
dirà: l'hanno fatto per non far collassare la produttività dei
fattori impiegati.
No!
Quel sovrappiù, da dover illecitamente smaltire, mostra invece come
siano stati mal impiegati quei fattori.
C'è
dell'altro: i consumatori, per sventare quel collasso, sono stati
costretti a mal impiegare le risorse di reddito disponibili per fare
la spesa,** e generare quella ricchezza che ha remunerato quel lavoro
e quei capitali.
Essì,
in questi 94 anni, sembra andata pressappoco così prima, durante e
dopo le crisi che si sono succedute.
Dentro
questo tempo c'è di più, anzi di peggio. Ci sta quello mostrato
dalla Fed di St Louis: la riduzione del potere d'acquisto della metà
degli anni trenta ad oggi.
Quel
debito che gira per il mondo, per surrogare quegli acquisti, arriva a
248.000 mld di $ per fare 77.000 mld di Pil.
Dopo
il detto vien da dire che la misura della produttività marginale di
questo debito, per fare quel Pil, decresce dal 1952:
Crescono invece, in numero e in
patrimonio detenuto, i super-ricchi del pianeta che, nel 2017,
hanno accumulato un patrimonio complessivo di 8,9 mila miliardi
di dollari, con una crescita record del 19% rispetto
all’anno precedente. La più forte mai osservata.
Al contempo, nel 2016, il tasso di
occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni
nell'UE arriva al 71,1 %; quello dei paesi dell'Ocse al 65, 3.
Orbene, prendete questa successione
degli eventi, shakeratela ben bene... e, senza farla troppo lunga,
op: prodotta troppa merce; più di 1/3 della gente non lavora, per
gli altri si riducono i redditi da lavoro mentre aumentano quelli da
capitale.
Ormale, se tutto questo potrebbe essere
apostrofato "immorale" per i Fanti dell'Antitrust te la
cavi con quegli spiccioli, con i Santi sconti ben altra penitenza.
Ma..... la crescita si fa con la spesa, non con la produzione ancor
meno con l'etica; ma, appunto, la ricchezza così generata viene
incassata dall'Impresa e trasferita per remunerare chi ha concorso a
generarla, non ai generatori: gulp!
Dunque, se questi fatti non son ciance
e non lo sono, provoco i Policy Makers: Una domanda di cotanto valore
deve potersi auto sostenere!
Perche?
Beh, cosa reclamano quell'obsolescenza,
quella sovrapproduzione pure il debito, il lavoro, persino il
capitale per smaltire le proprie inefficienze? Domanda!
Già, la domanda: l'unica merce scarsa
sul mercato,con l'obbligo di farla per i consumatori; che venga fatta
una indifferibile necessità per le Imprese e per chi vi lavora.
Obbligo, appunto,
che attende remunero per potersi esercitare!
Come?
Bene, di primo acchito ai Parlamenti
toccherà disporre una Legge
per un'Economia Resistente
volta a costruire un ambiente
normativo in grado di favorire un piu’ razionale impiego delle
risorse generate della spesa. Il modo, insomma, per dare sostegno
alla crescita economica e poter calibrare la produttività totale
dei fattori impiegati mediante un remunero misurato sull'efficacia
dell'azione svolta.
Per l'efficienza del mercato,
contaminato dal 4.0 nel dare il prezzo al Valore, occorre poter
disporre di dispositivi software/algoritmo che consentano di poter
misurare in tempo reale il contributo produttivo fornito dai diversi
fattori alla generazione della ricchezza: produzione, fatturato,
magazzino, profitto; la produttività del Capitale impiegato, quella
del Lavoro, il merito del remunero infine l'eventuale resto.
Resto, che può restare per la
riduzione del reddito di quel lavoro reo di aver sovrapprodotto,
rimasto in tasca a quelli del capitale pur essi rei di aver comandato
la bisboccia produttiva.
Si, quel resto che, in presenza di bip
di sistema, segnalando un gap nell'out-put deve poter remunerare il
merito produttivo di quell'esercizio di consumazione che, attivato,
riattiva il ciclo.
Astruso, complesso?
Beh, trattasi di render dinamico quel
meccanismo di allocazione/riallocazione della ricchezza ai fattori,
per misurarne l'azione produttiva e il prezzo di mercato, vivaddio
ponendo fine, finalmente, a quello statico sempre utilizzato
dall'Impresa.
Per non scalmanare i mercatisti duri e
puri mi corre l'obbligo di fare il nome di grandi
Imprese che hanno aggiornato il meccanismo: rende!
* Le due aziende hanno violato gli
articoli 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo.
** Quella spesa che trasforma con
l'acquisto le merci in ricchezza; consumandole fornisce l'input per
far riprodurre generando occupazione e lavoro; fornisce continuità
al ciclo e sostanza alla crescita. Con l'Iva pagata rifocilla parte
della spesa pubblica; con i risparmi la spesa per gli investimenti
delle Imprese.
Mauro
Artibani, l'Economaio
martedì 24 luglio 2018
SI PUO' STAR MEGLIO, NON SOLO PEGGIO!
C'era una volta mio Padre, un operaio
di classe che, insieme ad altri lavorava per fare quelle merci che le
imprese vendevano al mercato a chi ne aveva bisogno. Non erano molte,
quel pregresso bisogno, con la spesa, le acquistava.
Pressappoco al tempo, la produttività
totale dei fattori andava al massimo.
Poi quelle stesse Imprese migliorarono
i processi, la qualità e la quantità dei prodotti e, memori dei
consigli di Henry Ford, traferirono tanto/quanto della ricchezza
intascata, generata dall'acquisto, nelle tasche di mio padre e a
quelle dgli altri per far acquistare quanto prodotto.
Fiuuu, non c'era gap nell'output;
l'efficienza dei fattori produttivi andò al massimo. Al massimo pure
quel fattore nuovo di zecca, l'esercizio del bisogno, venne
addirittura reso saturo.
Fin qui tutto bene.
Poi le Imprese, ebbre per cotanto
fatto, produssero ancor di più, anzi troppo!
Quando se ne avvidero, per riparare al
danno e ai costi impliciti della sovraccapacità, tagliarono i salari
dei responsabili, poi il capitale per fare gli investimenti.
Dunque, quando il lavoro paga prezzo,
con un portafoglio sgonfio e lo stomaco satollo, beh... fate voi!
Ta-ta-tà, la produttività totale dei
fattori rischia il collasso.
Ehi, ad esser maligni viene in mente
che, per riffe o per raffe, alle Imprese, traferendo la ricchezza
generata ai fattori produttivi, resta in tasca gran parte del
malloppo; a mio Padre le Cambiali. Da qui sembra potersi scorgere la
coda lunga delle diseguaglianze d'oggi.
Ma tantè, anzi. Quando agli inizi
degli anni settanta, con un tempismo sospetto, viene eliminata la
convertibilità oro/moneta, ci si chiude il naso e si fa tutto a
credito: si rimpinguano i portafogli, si spende ben oltre il bisogno,
con il debito viene generata nuova ricchezza.
Si rabbercia la produttività dei
fattori: nel mondo si tira avanti tra crisi, recessioni, riprese e
stagnazioni sostenute da un dollaro sonante e tre di debito.
Cavolo, il sistema produttivo stava
meglio quando si stava peggio; ancor peggio quando alcuni prevedono
la stagnazione farsi secolare.
D'accordo, tutto questo si può dire
alla Luna.
Beh, pure però ad una Politica fin qui
impegata a dire, meno a fare, il da farsi magari per disporre
un'ambiente normativo all'uopo attrezzato che rimuova questi dannati
impacci.
Calma Signori, non è questione che
pertiene alla consueta "redistribuzione" tra Capitale e
Lavoro.
Questa volta si tratta di una
quisquilia tecnica: Occorre aver da spendere per fare quella spesa
che, smaltendo il prodotto, fa incassare per remunerare adeguatamente
quel Capitale e quel Lavoro. Nell'Economia dei Consumi funziona così!
Dunque, occorre
riallocare, nel trasferimento della ricchezza, parte del
remunero dai vecchi fattori produttivi al fattore nuovo di
consumazione; mettere, insomma, a reddito il maggior valore presente
nell'esercizio del consumare rispetto a quello del produrre.
Da un Capitale che non trova
conveniente investire e un Lavoro nella produzione - troppo spesso
sparito/precario/sottopagato/disoccupato - che acchiappa basso
reddito all'esercizio di consumazione, dove occorre aver a
sufficienza da spendere per poterlo esercitare e generare nuova
ricchezza.
Si dirà: ma in un'economia di mercato,
tocca alle Imprese farlo?
Vero, nel mondo ci sono grandi
Aziende che già lo fanno, rende!
Allo Politica tocca invece dar sprone,
attrezzando un idoneo ambiente normativo, a quelle che nicchiano,
efficace per tenere attivo il ciclo economico, migliorare la
produttività totale dei fattori, poter rimettere il debito e vieppiù
anche intascare un corposo credito elettorale.
Mauro
Artibani, l'Economaio
mercoledì 2 maggio 2018
NELL'ECONOMIA DEI CONSUMI, ALTRO CHE BONUS!
Boom
degli acquisti di automobili con gli incentivi.
Mi
date un bonus? Spendo!
Si
rottama la lavatrice a suon di sconti? Io rottamo e compro.
Sgavi
fiscali sui redditi da lavoro?
Sgavato
dal gravame, più cash: acquisto.
Visto?
Viene erogato liquido monetario per andare oltre la crisi: più
reddito ed il gioco è fatto!
Così
acquisto, consumo, faccio riprodurre; più lavoro, più reddito ed
op, siam fuori a riveder le stelle.
Si
può fare.
Ieri
no, in quell’economia della Produzione un’offerta, inferiore alla
domanda, garantiva la continuità del ciclo produttivo che garantiva
lavoro, che garantiva reddito, che dava ristoro ai bisogni.
Oggi
si, nell’economia dei Consumi, dove ad un eccesso di capacita
produttiva deve fare il paio un eccesso di consumo, solo un reddito
adeguato può fornire sostegno ad una domanda che, smaltita, darà
continuità al ciclo economico, quindi alla ricchezza.
Ricapitoliamo.
Una
formula semplicissima: reddito che fa consumare, che fa riprodurre,
che produce lavoro, che produce reddito; che fa consumare, che fa
riprod….., facile Nò?
Già,
dove sta il reddito?
Quelle
integrazioni con bonus, rottamazioni, sgravi, erogate da stati
indebitati hanno però il fiato corto.
Occorrono
opzioni sostenibili con il fiato lungo; occorre sbirciare, spulciare
nel mercato, là dove si intravvedono convenienze da far fruttare.
Una
per tutti: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della
domanda impalla il mercato?
Per
un mercato efficiente, l'occasione per fare una nuova offerta - di
domanda però - e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione
è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia
di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo
il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel
prezzo, il nostro reddito: reddito scaccia crisi.
Già,
tutto questo si può al mercato che non c'è.
Occhio
Signori della Politica, se si invitano tutti a lavorare che sò....
ad “una struttura per la crescita equilibrata e sostenibile”,
bèh, lavorare per questo nuovo mercato sarà un'occasione
irripetibile.
Prosit!
Mauro
Artibani, l'Economaio
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martedì 17 aprile 2018
IL CAUP, MEGLIO DEL CLUP: HURRA'!
Nell'economia della
produzione viene ritenuto possibile distinguere tra salari nominali e
quelli reali.
Giust'appunto, i primi
sono la quantità di moneta che il lavoratore riceve in
un'unità di tempo.
I secondi, la quantità
di beni e servizi che quel lavoratore può
acquistare con il salario ricevuto.
Tutto bene quando il
denaro guadagnato con il lavoro risulta pari al potere d'acquisto
necessario per fare tutta la spesa che occorre a smaltire quanto
quello stesso lavoro ha prodotto per poter ri-produrre fornendo
continuità al ciclo.
Già, a meno che
l'inflazione, quando si mostra, attenti quell'equilibrio.
Stesso squilibrio pure
con la deflazione, dite?
Vero! A meno che, magari
al grido di "Pazienza, costanza e prudenza"*, questa
puzzona la si scongiuri con le politiche di reflazione, messe in
campo ad arte, con l'intento di alterare il meccanismo di formazione
dei prezzi strapazzando il potere d'acquisto.
il credito al consumo
risulta eumentato a un tasso annualizzato di del 5,8%; 18,45
miliardi di dollari sul mese precedente.
Il debito associato alle
carte di credito è salito a dicembre a un passo annualizzato del
6%. I debiti legati a prestiti studenteschi o per l'acquisto di
un'auto, il cosiddetto credito non-revolving, sono aumentati al
tasso annualizzato del 5,7%.
Bella no?
Beh, per porre riparo
alla insufficienza del salario reale, nell'economia dei consumi,
deve trovere riferimento un accrocco nuovo di zecca: condizione
necessaria e sufficiente a che il meccanismo economico giri al
meglio, per generare ricchezza, le imprese devono attrezzare
business che consentano di fare profitto se e quando, con l'acquisto
delle loro merci, viene rifocillato il potere d'acquisto
dell'acquirente.
Ci sono grandi
Aziende** che già lo fanno; si, cosi come gli utili.
Pressappoco, insomma, un
salario di scopo.
Ecchè scopo! Buono per
ridurre pure il margine di capacità inutilizzata nell’economia e
non dover ridurre i salari nominali di chi vi lavora.
A presidio e misura del salario reale, l'impresa deve farsi carico
di parti del Costo dell'Acquisto per Unità di Prodotto (CAUP).
Quasi come il caro
vecchio Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP) che ancora
misura il salario nominale.
Eggià, se con il secondo
si calibra la produttività della singola azienda, con il primo si
può governare la produttività dell'intero sistema economico.
* Pazienza, costanza e
prudenza nella conduzione della politica monetaria al fine di
assicurare il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo
prefissato. Così Mario Draghi afferma nell’editoriale
pubblicato nel rapporto sull’attività della Bce nel 2017.
Mauro
Artibani, l'Economaio
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martedì 10 aprile 2018
LA REGOLA DELL'ECONOMIA DEI CONSUMI: REDDITO, PER CREARE LAVORO
Signori
della politica, è tempo di guardare avanti, smesso di menare il can
per l'aia, giungere ad interrogar la regola per uscire dalla crisi:
può esserci ripresa senza lavoro?
Già,
se occorre reddito per riavviare il ciclo economico, occorre lavoro
che retribuisce!
Essì,
la dottrina economica vincola il reddito all'occupazione,
l'occupazione ad un lavoro.
Il
buon senso ammicca: se lavoro, ottengo un reddito necessario per dare
ristoro ai miei bisogni.
Senza
strafare mi cibo, mi abbiglio, mi curo; ci scappa pure qualche
sfizietto, che so, un bel viaggetto oppure un pranzetto dar sor
Fischietto.
Quando
invece il reddito da lavoro non riesce a sostenere la domanda, per
smaltire una offerta andata ben
oltre il bisogno e le merci restano invendute:
chi
vorrà produrre nuove merci?
chi
lavorerà per produrle?
quale
lavoro produrrà reddito?
Avremo
ancor meno guadagno insomma; reddito da lavoro indisponibile: ancor
più crisi!
Un
circolo vizioso.
Per
uscire dal guado occorre cambiare le regole del gioco.
Per
farlo occorre sospendere l'efficacia normativa di quella dottrina,
giusto il tempo per riflettere.
Voilà,
sintetica e cangiante, la regola: reddito per creare lavoro.
Dove
trovare il reddito?
Nella
non retribuita quotidiana pratica del consumo: dove sennò?
Là,
dove vengono impiegate le nostre risorse; nell'esercizio della vita
spesa a fare la spesa per smaltire la sovrabbondante offerta di
prodotto.
Quel
lavoro, insomma, che retribuisce l'economia.
Lavoro
che crea lavoro, occupazione; retribuito, reddito che compensa
redditi insufficenti.
Reddito
di Scopo, ecchè scopo: smaltire l'offerta sul mercato.
Vi
sarà necessità di nuova produzione, nuovo lavoro; nuovo reddito per
riavviare il ciclo economico.
Reddito
erogato magari dagli extra-profittatori di profitto; quei
Signori che hanno guadagnato a iosa, che hanno più merci in
magazzino di quante se ne possano smerciare e che avranno da sborsare
cash a chi vorrà smaltire quell'accumulo.
Okkei,
si chiama redistribuzione, non per resuscitare furori ideologici, per
suscitare invece ragioni economiche per il profitto di tutti, per
l'oggi e il domani.
Oddio,
ad esser pignoli ci sarebbe pure un'altra via: l’eccesso di
offerta unita all’insufficienza della domanda impalla il mercato?
In un mercato efficiente v'è l'occasione per nuova offerta, di
domanda però e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione
è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia
di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo
il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel
prezzo, il nostro reddito. Reddito scaccia crisi
Orsù
ragazzi, occorre costruire questo nuovo mercato: Diamoci da fare!
Mauro
Artibani, l'Economaio
martedì 23 maggio 2017
BCE, ROBE DA MATTI!
Nell'area euro oltre un attivo su sei,
il 18 per cento, risulta coinvolto dal problema della disoccupazione
o della sotto occupazione. Lo rileva la Banca centrale europea, che
in un riquadro di analisi, del bollettino economico, solleva rilievi
sui parametri di catalogazione internazionali sui disoccupati, quelli
stabiliti dall'Ilo (l'Ufficio sul lavoro dell'Onu) a cui si attiene
anche Eurostat e gli enti di statistica nazionali.
Occhio, emerge che i recenti
miglioramenti del mercato del lavoro appaiono più limitati di quelli
del solo tasso di disoccupazione.
Il tasso di disoccupazione mostra il
sotto utilizzo del lavoro. In base ai criteri Ilo, i disoccupati sono
catalogati come tali se, primo, non hanno una occupazione, secondo,
sono pronti a iniziarne una entro due settimane e, terzo, mostrino di
essere impegnati in una ricerca attiva del lavoro.
"Tuttavia, definizioni più ampie
potrebbero risultare rilevanti per soppesare la complessiva carenza
del mercato del lavoro, in particolare guardando a due gruppi. Il
primo è quello di coloro che sono senza lavoro ma mancano degli
altri due requisiti. Il secondo è quello di coloro che lavorano a
tempo parziale, laddove preferirebbero lavorare a tempo pieno".
Attualmente il primo gruppo, a livello statistico, viene incluso
negli inattivi, il secondo negli occupati.
"Sommare le stime della
disoccupazione e della sotto occupazione, con misure più ampie della
disoccupazione, suggerisce che la carenza complessiva del mercato del
lavoro coinvolge il 18 % della forza lavoro. Questo livello di sotto
utilizzo - rileva la Bce - è quasi il doppio del valore fotografato
dal tasso di disoccupazione, che attualmente si attesta al 9,5 %".
Gulp!
C'è dell'altro, il tasso di
occupazione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni
nell'Ue sta al 65%. Gasp!
Maledizione, la Bce dopo averlo stimato
e detto, continua a voler fare le nozze con i fichi secchi con i suoi
obiettivi di politica monetaria e di normalizzazione dell'inflazione.
Dispone un meccanismo che consente, a
quelli del credito, di offrire a debito denari a chi,
disoccupato-inoccupato-sottoccupato, non ne ha e che non dispone del
merito di credito per prenderli. Si, è vero che la crescita
economica non si fa con il lavoro; si fa con la spesa però.
Già, proprio con quelle azioni
monetarie che mirano a portare l'inflazione al 2% tagliando ancor di
più il potere d'acquisto: robe da matti!
Un momento: secondo quanto evidenziato
da un report del World Economic Forum, "il 65% dei bambini
attualmente alle elementari domani farà un lavoro che oggi non
esiste".
Toh, magari, Il lavoro di consumazione?
Beh, se remunerato, almeno loro,
potranno così fare la spesa per fare la crescita economica.
Robe da matti?
Mauro Artibani
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mercoledì 28 dicembre 2016
CACCHIO, FERMATE 'ST'ESPANSIONE MONETARIA
Il
rialzo dei prezzi dello 0,5% dei beni ad alta frequenza di acquisto
significherà pagare, in termini di aumento del costo della vita, 76
euro in più su base annua a famiglia. E' quanto calcola l'Unione
nazionale consumatori, dopo la diffusione dei dati Istat.
Una
coppia con 1 figlio pagherà nei dodici mesi 72 euro in più, un
pensionato con più di 65 anni sborserà 40 euro, 40 euro anche un
single con meno di 35 anni, 58 euro una coppia senza figli con meno
di 35 anni.
Non
paghi, quelli dell'Unc hanno stilato la classifica delle città più
e meno care d'Italia. "Sono 5 su 19 le città capoluogo ancora
in deflazione. Nonostante fossero 9 nel mese di ottobre, è
significativo che la deflazione permanga a Milano e Roma".
Il
record della deflazione a Torino, dove l'abbassamento dei prezzi
dello 0,2% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 95
euro su base annua in termini di riduzione del costo della vita. Al
secondo posto delle città meno care, Roma, con una deflazione dello
0,2% ed una minor spesa annua di 82 euro. Al terzo posto Potenza,
dove una tradizionale famiglia di 4 componenti risparmierà 64 euro
(-0,2%).
Credo
banalmente che chi spende a Torino stia meglio di chi sta in quel di
Roma, meglio ancora di chi spende a Potenza; meglissimo del resto
degli italici abitanti.
Peggio invece stanno quelli che pure
gli Industriali hanno infine scorto: Confindustria ha reso noto che
il numero dei poveri assoluti risulta pari a 4,6 milioni, in crescita
del 157% rispetto al 2007.
Colpa
di quei satanassi di "inflazione/deflazione" dunque?
Colpa
un cacchio, tutteddue sono dispositivi del mercato efficiente, idonei
a tenere proprio l'equilibrio tra domanda ed offerta, solo che....
Solo
che la
crescita si fa con la spesa, non con la produzione: così viene
generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.
Tocca
allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la
spesa, remunera.
Così
si dovrebbe fare; Loro invece fanno cosà: con l'espansione della
liquidità monetaria alterano il meccanismo di formazione dei prezzi;
alterando il funzionamento di quei dispositivi rendono il mercato
opaco ed inefficiente, così come il potere d'acquisto.
Glielo
dite voi a quelli della Bce di smetterla?
A
tal dire, Gary North, con sconcerto prende e domanda: "Quale
servizio produttivo deve aver svolto la persona, che esercita la
domanda, al punto da ottenere denaro?"
Beh, quella domanda fa il 60% del Pil
quindi, per fare la crescita, il domandante viene sottoposto
pressappoco ad un obbligo. Per il servizio produttivo: con la spesa
trasforma la merce in ricchezza, consumando l'acquistato fa
riprodurre, da' continuità al ciclo, sostanza alla crescita. Per
farlo impiega risorse scarse.
Le
basta caro Gary?
Mauro Artibani
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martedì 11 ottobre 2016
UN REDDITO COMPLEMENTARE PER CHI NON CE LA FA
Ci risiamo: le ultime previsioni del
Fmi, rese note poche ore fa, segnalano una crescita globale del Pil
"sottotono", pari al 3,1 per cento nel 2016, che salirà al
3,4 per cento l'anno prossimo, con i Paesi in via di sviluppo che
supereranno la velocità di crescita delle economie avanzate.
Non pago la Lagarde chiosa: "La mia speranza al termine della
riunione annuale è che ogni ministro delle Finanze, ogni governatore
di una banca centrale, tornerà a casa pensando, 'Che cosa posso fare
per spingere la crescita che è attualmente troppo bassa, per un
tempo troppo lungo, beneficiando troppo pochi? '"
Ve lo giuro, a quel dire, tornare a
casa è stato un tormento.
Già, cosa posso fare?
Mettiamola così: per uscire
dell'inghippo, tocca ricapitalizzare il reddito di chi fatica a fare
la spesa.
Si e senza infingimenti: un reddito
complementare perchè quello da lavoro da solo non basta a fare tutta
la spesa che serve a fare tutta la crescita che serve a far star bene
tutti.
S'ha da fare perchè i redditi, erogati
dall'impresa a chi lavora per produrre beni e servizi, risultano
insufficienti ad acquistare quel che viene prodotto.
S'ha da fare perchè, se la crescita
economica rende indifferibile l'esercizio della spesa, questa
insufficienza lo differisce.
Il complemento
di uno scarto per l'esercizio di un obbligo, insomma.
Già, ma chi te lo da'?
Lo Stato, attraverso politiche fiscali
acconce.
Ennò: "Bambole non c'è una
lira!"
Le Imprese del troppo produrre*?
Ennò, a chi lavorando ha
sovrapprodotto dicono: "Non c'è trippa per gatti!"
Si, vabbè ma, se "senza soldi non
si canta messa", come si fa a fare la spesa?
Beh, la si fa facendo soldi!
Come?
Far fare il prezzo giusto ai prezzi**
innesca una virtuosa partita di giro. Consente al mercato di
apprezzare il valore di servizio della domanda, se ne potrà fare
offerta ed incassare il dovuto; chi l'acquista sa che lo spendere
quell'incasso attribuisce valore alle proprie merci, altrimenti
svalutate. C'è già chi lo fa, Imprese pro crescita: hanno
attrezzato business che acchiappano utili solo e quando i consumatori
guadagnano.
Visto?
Giust'appunto, un reddito
complementare, che surroghi l'insufficenza del primo, a remunero
delle risorse produttive messe in campo per fare spesa/crescita,
senza il quale non si fa nè l'una, nè l'altra.
*All'inizio
del 2016 il business degli smart phone ha dato i primi segni di
arresto, diminuendo le vendite.
Fine
2016, a San Francisco Google presenta una linea di telefonini
pensati per sfidare Apple, Amazon e Samsung. Già, gli "animal
spirits" sono insopprimibili. Quando va così e così va, per
tenere i guadagni, dovranno ridurre i costi, pure quelli del lavoro.
Taglieranno ancor di più il reddito di quel lavoro.
**Sospendendo
tutte le azioni reflattive messe in campo "ab illo tempore."
Mauro
Artibani
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mercoledì 28 settembre 2016
LA CRISI, LA GATTA, IL LARDO E LO ZAMPINO
Secondo il ministro dell'Energia
venezuelano, Eulogio Del Pino, il livello di produzione mondiale del
petrolio risulta eccessivo e dovrebbe essere ridotto di almeno il 10%
per tornare a stimolare i prezzi.
Niente di nuovo all'orizzonte, il
carattere distintivo dell'Economia dei Consumi sta proprio nel
sovrapprodotto che affolla il mercato.
Se mai vi fosse stato bisogno della
ratifica politica a tanta evidenza empirica, ora v'è.
Dentro il G20, ad Hangzhou in Cina, dove si continua a ridire il già
detto nei summit precedenti, ops, una presa d'atto: "Riconosciamo
che l’eccesso di capacità produttiva
nell'acciaio e altre industrie sia
un problema globale che richiede
risposte collettive."
Nel comunicato finale si decide,
addirittura la costituzione di un forum "per monitorare il
processo" e tagliare la sovraccapacità.
Beh, intanto che loro monitorano,
sbircio in giro per conto mio e...:
* Più prodotto pubblicitario di
quanto l'attenzione ne possa intercettare.
* Tanta informazione
prodotta, non altrettanta conoscenza.
* Ogni anno 30 milioni di
autovetture invendute a fronte di 90 milioni di unità prodotte nel
mondo.
*
Le Utility dell’energia, in Europa, il 30% di sovraccapacità;
*
Le Poste italiane hanno il 20% di sportelli di troppo;
*
Le banche Ue chiudono le troppe filiali;
* Negli Usa si raccontano
24 mesi di eccesso di capacità nelle imprese edili: due anni senza
costruire per smaltire 8 milioni di abitazioni.
* L’AD di Research In
Motion dice “ troppi e troppo potenti i nuovi dispositivi wireless
presenti sul mercato, si rischia l’intasamento totale delle reti
senza fili”
* I saldi, due volte
l'anno, per smerciare merci invendute.
* Gli outlet, i luoghi
dove si tenta di smaltire l'invenduto.
* La moda, il modo
dell'usa-e-getta per vendere l'eccesso.
*Ogni giorno, in ogni
rivendita di pane di Milano, 6 Kg di pane restano invenduti.
*Il Governo della Cina ha
dichiarato “sovraccapaci” 11 dei 18 settori industriali.
* 840 milioni di
tonnellate l'anno, il surplus di acciaio prodotto nel mondo.
* In Cina sono state
costruite 10 nuove città, attrezzate di tutto punto, inabitate.
* Nel mondo di internet
gira il numero 3,5 che grida sovraccapacità. Si legge così: Nella
rete
ci sono un miliardo di
siti, 3.5 miliardi gli utenti che li usano.
* Il surplus delle
risorse naturali impiegate per produrre merci altera la capacità
riproduttiva
della natura.
* I redditi erogati per
produrre quell'eccesso risultano insufficienti a smaltirlo.
Visto?
Beh, intanto che loro monitorano e
prima che taglino, ammesso che taglino, si possono fare quattro
conti: quei "sovraccapaci", per mitigare il danno, tagliano
la spesa in conto capitale poi tagliano il lavoro; quel che resta lo
pagano meno, reo di aver sovrapprodotto.
Orbene, così si amplia il danno perchè
la ricchezza, generata dalla spesa, viene trasferita dalle Imprese
agli attori di mercato mediante il remunero di quel capitale e quel
lavoro: così tal traferimento mal trasferisce. Resta di più nelle
tasche proprio di chi si sottrae alla spesa per gli investimenti,
arriva meno a chi ha più propensione alla spesa. Non è finita,
anzi, questo maltrasferito sottrae pure al prelievo fiscale le
risorse per fare la spesa pubblica.
Questa la modalità tecnica della
crisi! Cosi al mercato della spesa aggregata non vanno tutti, quelli
che vanno hanno da spendere poco; altri, oltre al poco, male. Per le
Imprese ancor più sovrapprodotto, ancor più invenduto.
Con questi chiari di luna, la
produttività totale dei fattori collassa, l'output gap esplode.
Peggio di così si muore, la crescita
pure!
I Policy Makers, per mettere le pezze e
non far fare al mercato il prezzo della sovraccapacità, hanno dato
la stura alle tecniche di reflazione* piazzandole in ogni dove, con
l'intento di poter surrogare con il debito tale inefficienza.
Bene, se ancora non basta il picco del
debito a chiedere conto dell'intrallazzo, tocca sospendere il
soccorso di quelle tecniche per ripristinare l'efficienza del mercato
nella determinazione dei prezzi. Con il prezzo giusto si può
ricalibrare quello sgangherato meccanismo di trasferimento,
evvivaddio
rifocillare il potere d'acquisto di chi spende per generare
nuovamente la crescita. Per questa via si rifocilla pure quel
capitale e quel lavoro non più sovraccapaci; con il prelievo fiscale
pure la spesa pubblica produttiva.
Essì, conviene.
A tutti!
*Reflazione, azione messa in atto con
l'intento di dare sostegno alla domanda per non far scendere i
prezzi.
Mauro Artibani
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