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martedì 5 settembre 2017

DRAGHI E I NODI AL PETTINE DEI VECCHI PARADIGMI

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, evita per ora qualsiasi indicazione su come e in che tempi il suo istituto possa ridurre e concludere la politica di stimolo monetario in corso. Intervenendo, il 23 agosto, a Lindau, in Germania, alla riunione dei primi Nobel, il banchiere centrale, in un discorso tutto dedicato all'interdipendenza tra la ricerca economica e le politiche concrete, si è limitato a segnalare, in una chiave storica, la portata delle sfide per la politica monetaria.
"Quando il mondo cambia come ha fatto dieci anni fa le politiche, specialmente la politica monetaria, devono essere adattate. Tale adattamento, mai facile, richiede valutazioni oneste senza pregiudizi sulla nuova realtà con sguardo libero, non gravato dalla difesa di paradigmi precedentemente osservati e che hanno perso ogni potere esplicativo. Dobbiamo essere consapevoli dei vuoti che permangono nella nostra conoscenza".
Porc... l'avevo già detto, il 24/3/14. Anzi, proprio quei paradigmi, li avevo già sostituiti.
Essì, già in quell'epoca cerano già notizie gustose che lo facevano presagire: “Cento trilioni di dollari sono tanti, troppi soldi e in soli 7 anni sono lievitati come il pane: dal 2007 ad oggi, il debito è aumentato del 40%, passando da 70 a 100 trilioni.”
E, come per le ciliegie, una notizia tira l’altra:
Secondo la Bri, il "lievito madre" di questo debito sono stati i Governi mondiali e le loro politiche economiche, intenti a salvare il sistema finanziario dal default. Basta guardare la situazione degli Stati Uniti d'America, Paese da cui la crisi ha avuto origine: qui il debito è passato dai 4.500 miliardi di dollari agli attuali 12 mila miliardi.
Poi un’altra ancora:
“Dal 2007 la base monetaria degli Stati Uniti è salita da $800 miliardi a $3.7 bilioni. Quantitative easing come se piovesse”
Fiuuuuuuu, questa maledetta crisi!
Ennò, cocchi, questi non sono gli effetti, queste sono le cause della crisi!
Già, le cause, quelle della strutturale sovraccapacità produttiva che ha imposto dazi al mondo. Cos’altro sono le tecniche di reflazione, messe in campo per dar sostegno alla domanda; che spandono moneta da dare a credito che diventa debito?
Dazi appunto, da pagare per ripristinare il valore di merci altrimenti svalutate.
Tal credito rifocilla portafogli smilzi che acquistano quel che possono: si smaltisce l’eccesso, non scendono i prezzi. Due piccioni con una fava: quella del debito.
Quel debito passato di mano in mano; quando si fa inattingibile diventa debito sovrano. Così si è giunti a bomba.
Ricominciamo daccapo, dall’alterazione del meccanismo di formazione dei prezzi.
In un mercato efficiente, quando la domanda si mostra in eccesso perché i redditi erogati sono insufficienti ad acquistare quanto prodotto, i prezzi scendono, si ripristina l’equilibrio.
In un mercato inefficiente, invece, grida disumane accompagnano il fatto: deflazione, deflazione!
Giammai, gridano i più. Armati di un vecchio paradigma* che accredita i produttori generatori di ricchezza, rivendicano il credito, armando una canizza che confonde valore e prezzo.
Eggià, quando il liquido monetario comincia a scorrere il gioco è fatto: quel valore incontrando un potere d’acquisto dopato, fa un prezzo fasullo; viene così generata ricchezza, altrettanto fasulla.
Venuti al pettine i nodi; indebitati oltre misura gli indebitabili, quella ricchezza, già fasulla, immiserisce.
E quando si arriva alla fine della fiera in un mercato così fatto; liberato dagli anabolizzanti deflattivi, si scorge l’altro, l’inaudito. Un nuovo valore, per un nuovo paradigma, anzi due,** quello delle risorse messe in campo per fare la crescita, impiegate da chi fa la spesa e l'altro, afferma si debba remunerare chi con la spesa remunera tutti.
Ristorato quel valore della spesa, che smaltisce sovraccapacità, viene rivalutato pure quello della produzione.
Toh, pure così due piccioni con una fava ma senza debito!
Ok, il prezzo, quello giusto conviene a tutti, pure per rimettere quel debito già fatto.
Governatore, i paradigmi che dicevo sono quì sotto, ne approfitti.
Buon pro le faccia!

*Il vecchio paradigma recita: Le imprese producono beni, valore che genera ricchezza; creano occupazione, con il lavoro forniscono reddito; danno ristoro ai bisogni.

**Il nuovo paradigma recita: L’acquisto trasforma il valore in ricchezza, la consumazione del prodotto genera input per nuova produzione, viene così fornita continuità al ciclo, sostanza alla crescita. L'altro: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera tutti."

Mauro Artibani


venerdì 17 aprile 2015

DRAGHI CHIEDE RIFORME DRACONIANE

Questa ripresa che si intravvede non è di tipo strutturale!
Fiuuuuu! Lo ha dichiarato Mario Draghi, numero uno della Bce, in un'audizione alla Camera evidenziando come non tocchi alla politica monetaria avviare una ripresa strutturale, quando invece alle riforme strutturali dei Paesi membri.
Si tratta di riforme essenziali e assai più importanti in questo periodo, per via dell'elevato indebitamento presente in diversi Paesi e per via dell'invecchiamento demografico.
In particolare Draghi richiede che cresca il tasso della produttività ancora troppo modesto, per esempio, in Italia. Servono dunque interventi in tal senso.
Giusto!
Al riguardo insiste: servirebbe l'ingresso di nuove imprese più efficienti, anche tecnologicamente, o la riallocazione produttiva delle risorse di imprese esistenti. Quest'ultima sembra essere la strada più rapida e raccomandata.
Dunque vediamo: nuove Imprese efficenti e tecnologicamente acconce e/o riallocazione delle risorse di imprese esistenti?
Bene, ce l'ho tutte e due.
L'una: L'impresa dei consumatori. Massì, un sacco di gente che dispone dell'unica merce scarsa sul mercato: la domanda.
La si organizza, raccoglie e dispone in pacchetti "offerta" da mettere sul mercato. Così quando la politica monetaria avrà mostrato la sua inefficacia nel sostenere la domanda, quindi la crescita, quella domanda varrà ancor di più.
L'altra: se un albergo dispone di venti stanze e ne occupa solo otto, un ristorante occupa venti tavoli ma ne ha sessanta ed una piscina con dieci corsie risulta semivuota, sono cacchi. Questa sovraccapacità costa, eccome, e se non si smaltisce sarà ancor di più.
Problemi eh? Essì problemi.
Distinti, non distanti però: tutteddue stanno sulla stessa zattera. Si, su una bella piattaforma condivisa, messa sul web per consentire lo scambio. Et voilà: l'Impresa, per ridurre i costi della sovraccapacità acquista quella domanda che si è fatta offerta, abbassando i prezzi; i Consumatori, rifocillati da cotanta vendita acquistano e smaltiscono quelle sovraccapacità.
Sanati gli eccessi, così come i difetti, risale la produttività degli attori economici.
Il ciclo può ripartire, la crescita pure.

Mauro Artibani




giovedì 17 aprile 2014

LA CRISI, IL FATTO ED IL MISFATTO


Se hai poco da spendere e ti viene un tizio in casa che ti offre denaro quasi a credito, non ti fai sfuggire l’occasione: lo prendi.
Rifocilli il tuo portafoglio, corrobori il potere d’acquisto, acquisti; tutto a debito.
Quel tizio, con il suo fare, da’ sostegno alla tua domanda.
Se tanti tizi vanno nelle case di tutti e propongono lo stesso giochino, tutti acquistano. Et voilà i prezzi delle merci, altrimenti invendute,  non scendono.
Un bel giochino che disabilita il mercato dal fare i prezzi rendendolo opaco  e, vieppiù, inefficiente.
Vogliamo chiamare tutto questo fare, politica monetaria espansiva?
Vogliamo attribuire tal fare a quella parte del mondo, di cultura anglosassone, fatto per uscire da questa maledetta crisi?
Paghi di cotanto fare lo strombazzano con i megafoni dell’ Fmi: "Per la zona euro, un'ulteriore espansione della politica monetaria, comprensiva di misure non convenzionali, è necessaria per sostenere l'attività e aiutare la Banca centrale europea a perseguire l'obiettivo della stabilità dei prezzi, in modo da ridurre il rischio di un'inflazione ancora più bassa o di vera e propria deflazione “.
Fiuuuuuuuuu, il trucco lo chiamano “stabilità di prezzi”.
Vogliamo dire che la crescita pure se fatta con quei prezzi truccati dal debito risulta insufficiente a ripagare quel debito, anzi lo aumenta?
Approposito degli altri, gli euro tedeschi, fanno pure loro un giochino, tutt’affatto diverso però.
Fanno pressappoco così: se ho pochi redditi  per fare la spesa e mi sono indebitato oltre il lecito per farla, mi ritrovo in casa tizi che mi redarguiscono.
Mi vogliono morigerato in un mondo che per crescere ha bisogno di prodighi.
 Le Banche si adeguano. I prestiti al settore privato hanno registrato una contrazione su base annua del 3,6 %.
Mi prodigo allora per non spendere, anzi risparmio per ripagare il debito e se mi cricca manco lo rimborso.
Gulp:  lo stock di crediti deteriorati "è arrivato nel complesso dell'eurozona  a 800 miliardi di euro, stima l’Fmi.   Il debito pubblico europeo,  nel 2013, al 95,2% del Pil e la crescita, quando c’è, è asfittica! 
Beh, dopo il tanto fare di tutti quei tizi, questo il fatto: secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali “il debito globale ha sforato i $100 bilioni. +$30 bilioni sin dall'inizio della Grande Recessione. Gli stati mondiali sono i responsabili principali.  E…. porc  la crescita non cresce, anzi decresce!
Orbene,  da quel che si scorge, non c’è più trippa per i gatti: nè i trucchi, nè i debiti; nemmeno i morigerati, ancor meno i forzati della prodigalità, fanno la crescita.
Essipperchè, la crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, nella “Libero Mercato S.p.A.”, con la spesa, remunera. Dentro quella allegra società si scorgono ruoli da onorare, azioni da retribuire, risorse da impiegare.
Ecchè risorse! Ogni anno  nel mondo vengono generati redditi da Pil per 60.000 miliardi di $: riallochiamoli!


Mauro Artibani