Il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, commentando l'intervento dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini, dice: "La politica dovrebbe cercare, con un po' di fantasia e professionalità, di identificare delle possibili iniziative che consentano di valorizzare la risorsa dei giovani che sono formati, sono tecnologici e hanno, dal punto di vista qualitativo, gli elementi per poter dare un importante contributo in questa fase, Ma ci devono essere le condizioni per poter cogliere questo contributo. Il mestiere della politica è proprio quello di darsi da fare per capire come valorizzare questa risorsa".
Ehi, tra il dire di Draghi, la chiosa di Blangiardo e la Politica c’è il mare in mezzo; bisogna nuotare per non affogare.
Provo, magari con un po’ di fantasia, a fare qualche bracciata.
Dunque… i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo Mondo, hanno disposizione all'acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che da' spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani.
Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano.
Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrrrrr!
Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo!
Per loro oggi salari e stipendi insufficienti, domani pure le pensioni. Non possono fare quel che sprona la crescita.
Mal utilizzati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, viene disperso il capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele.
Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro nè sui redditi di quel lavoro.
Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano.
Capitani di ventura nelle Imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema.
Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente.
Nel 2017 l'incidenza della povertà nella fascia 18-34 sta al 10,4%, più del doppio rispetto al 2009; per i minorenni sta addirittura al 12,1%.
Loro, senza reddito, smettono gli acquisti; non consumando spingono le imprese a ridurre la produzione, alterando la continuità del ciclo.
Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione*, che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’out put. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti!
*Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle Imprese.
N. B. - non sembri vano ma… per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle Imprese, occorre acquistarla.
Mauro Artibani, l'economaio
https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA
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mercoledì 26 agosto 2020
I GIOVANI PATIRANNO IL FUTURO, L’ECONOMIA IL PRESENTE.
Il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, commentando l'intervento dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini, dice: "La politica dovrebbe cercare, con un po' di fantasia e professionalità, di identificare delle possibili iniziative che consentano di valorizzare la risorsa dei giovani che sono formati, sono tecnologici e hanno, dal punto di vista qualitativo, gli elementi per poter dare un importante contributo in questa fase, Ma ci devono essere le condizioni per poter cogliere questo contributo. Il mestiere della politica è proprio quello di darsi da fare per capire come valorizzare questa risorsa".
Ehi, tra il dire di Draghi, la chiosa di Blangiardo e la Politica c’è il mare in mezzo; bisogna nuotare per non affogare.
Provo, magari con un po’ di fantasia, a fare qualche bracciata.
Dunque… i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo Mondo, hanno disposizione all'acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che da' spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani.
Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano.
Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrrrrr!
Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo!
Per loro oggi salari e stipendi insufficienti, domani pure le pensioni. Non possono fare quel che sprona la crescita.
Mal utilizzati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, viene disperso il capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele.
Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro nè sui redditi di quel lavoro.
Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano.
Capitani di ventura nelle Imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema.
Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente.
Nel 2017 l'incidenza della povertà nella fascia 18-34 sta al 10,4%, più del doppio rispetto al 2009; per i minorenni sta addirittura al 12,1%.
Loro, senza reddito, smettono gli acquisti; non consumando spingono le imprese a ridurre la produzione, alterando la continuità del ciclo.
Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione*, che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’out put. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti!
*Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle Imprese.
N. B. - non sembri vano ma… per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle Imprese, occorre acquistarla.
Mauro Artibani, l'economaio
https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA
martedì 20 novembre 2018
DRAGHI, IL VIRTUOSO DEL VECCHIO VIZIO
L'output UE, quel potenziale di
crescita della zona euro, sembra risalito rispetto ai minimi toccati
durante la crisi finanziaria di dieci anni fa, non andando però
oltre i valori precedenti la crisi.
Che dire: tutte 'ste politiche
monetarie hanno fatto più o meno il minimo sindacale. Sic!
Gira in giro pure un report: riferisce
come il piano di acquisti di titoli della Bce abbia avuto "effetti
trascurabili" sulle disuguaglianze nella ricchezza complessiva
e, nel contempo, "considerevolmente contribuito a sostenere le
famiglie più deboli", spingendo i nuclei a basso reddito verso
l'occupazione.
Sarà vero?
Beh, questo aspetto era stato già
messo in rilevo dal presidente Mario Draghi nella conferenza stampa,
al termine dell'ultimo Consiglio direttivo. Smentisce che la linea
morbida abbia favorito alcuni Stati rispetto ad altri, giammai! A
trarne beneficio sono state "le famiglie a basso reddito e con
meno liquidità".
L'eurocoin - questo dire lo misura -
fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale
corrente nell'area euro, che sale da 0,52 a 0,54.
L'indicatore, si legge, continua a
essere sostenuto dal graduale rafforzamento della dinamica dei
prezzi.
Hai capito hai! Lo giuro, è stato il
Draghi quel portatore sano del vecchio vizio di riconoscere a quegli
"intoccabili" delle Imprese la generazione della ricchezza.
Con le reflazione ha represso la deflazione deflazionando il potere
d'acquisto; con la ciambella del liquido monetario ha tenuto a galla
le imprese improduttive.
Non paghi, quelli del Consiglio Bce
hanno confermato l'intenzione di continuare a fornire un forte
stimolo monetario. Già, magari per mitigare gli oneri dei debiti
sovrani attraverso l'inflazione?
Bella no?
Si, se ne mitiga l'onere con
quell'inflazione che, riducendo quel già malmesso potere d'acquisto,
rende più poveri; gli Stati dovranno rifare debito per sussidiare
questi deboli che lo saranno ancor di più: pressappoco una partita
di giro!
Beh, ad esser pignoli un' inflazione
non basta per dopare il ciclo economico ampliando l'output gap. Ce ne
vogliono due: la prima con il sostegno alla domanda dei consumatori,
artatamente generato per non far scendere i prezzi; la seconda nel
rendere possibile uno tsunami di investimenti improduttivi, creati
dalla falsificazione del calcolo economico attraverso la soppressione
dei tassi d'interesse, buono per salvare aziende decotte e la loro
improduttività.
Beh, meglio di così... se non si muore
"si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie."
Mauro
Artibani, l'Economaio
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martedì 26 giugno 2018
LA REFLAZIONE E IL CONSUMATORE USA E GETTA
L’America di Trump sembra sempre più
determinata a fare leva sulla condizione di importatore netto in cui
si trovano gli Usa, usando il vasto mercato interno americano come
una potente arma negoziale.
The Donald rilancia nell'escalation del
conflitto sul commercio internazionale, con un ordine nel corso della
notte, di imporre nuovi dazi per ulteriori 200 miliardi di dollari -
il quadruplo della stretta precedente - su beni provenienti dalla
Cina, se questa non dovesse desistere dai suoi propositi di
rappresaglia sui precedenti dazi Usa.
Già, se con i dazi però si tenta di
salvare le imprese di casa, decotte così come gli altrettato decotti
posti di lavoro, si innesca pure un aumento dei prezzi che riducono
il potere d'acquisto riducendo la capacità di spesa.
Toh, una bella inflazione implicita,
insomma, per tentare di salvare capra e cavoli!
Ehi, c'è pure quella esplicita. Si,
quel circa +2%, previsto dal mandato della Bce, che ridurrebbe di
altrettanto il potere d'acquisto.
Bella no?
Il presidente della Bce, Mario Draghi,
al forum delle banche centrali a Sintra in Portogallo, ligio al
mandato dice che, per accompagnare la ripresa dell'inflazione in uno
scenario economico caratterizzato da incertezze, "occorre che la
politica monetaria nell'Eurozona rimanga Paziente, Persistente e
Prudente".
Già, 3P per far fronte alle
incertezze.
Quali?
Con calma e gesso le enumera: "arrivano
da tre fonti principali la minaccia di un aumento del protezionismo
globale stimolato dall'imposizione di dazi su acciaio e alluminio da
parte degli Stati Uniti, la crescita dei prezzi del petrolio
innescata dai rischi politici in Medio Oriente e la possibilità di
una persistenza della accresciuta volatilità del mercato
finanziario".
Dunque, da quanto detto, debbo supporre
che esista un'inflazione buona ed una cattiva.
Vediamo: la prima, quella trumpiana,
mira a dare una pennellata di "minio" alla ruggine di molta
industria Usa, coprendo pure quelle inefficienze che non fanno
scendere i prezzi, più o meno "Reflazione"; la seconda
mira a spargere liquido monetario per dar sostegno alla domanda e
pure qui, non far scendere i prezzi. Più o meno altrettanta
Reflazione.
Indipercuiposcia, al mercato i prezzi
truccati, le imprese sussidiate e quella produttività, fiaccata da
un tal azardo morale, che fine farà?
Gia, proprio quella alla quale tutti
appendono le speranze per veder risorgere il sol dell'avvenir dei
redditi da lavoro!
Giust'appunto, proprio quelli con i
quali i più fanno la spesa per fare i 2/3 della crescita economica.
Mauro
Artibani, l'Economaio
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martedì 5 settembre 2017
DRAGHI E I NODI AL PETTINE DEI VECCHI PARADIGMI
Il presidente della Banca Centrale
Europea, Mario Draghi, evita per ora qualsiasi indicazione su come e
in che tempi il suo istituto possa ridurre e concludere la politica
di stimolo monetario in corso. Intervenendo, il 23 agosto, a Lindau,
in Germania, alla riunione dei primi Nobel, il banchiere centrale, in
un discorso tutto dedicato all'interdipendenza tra la ricerca
economica e le politiche concrete, si è limitato a segnalare, in una
chiave storica, la portata delle sfide per la politica monetaria.
"Quando il mondo cambia come ha
fatto dieci anni fa le politiche, specialmente la politica monetaria,
devono essere adattate. Tale adattamento, mai facile, richiede
valutazioni oneste senza pregiudizi sulla nuova realtà con sguardo
libero, non gravato dalla difesa di paradigmi precedentemente
osservati e che hanno perso ogni potere esplicativo. Dobbiamo essere
consapevoli dei vuoti che permangono nella nostra conoscenza".
Porc... l'avevo già detto, il 24/3/14.
Anzi, proprio quei paradigmi, li avevo già sostituiti.
Essì, già in quell'epoca cerano già
notizie gustose che lo facevano presagire: “Cento trilioni di
dollari sono tanti, troppi soldi e in soli 7 anni sono lievitati come
il pane: dal 2007 ad oggi, il debito è aumentato del 40%, passando
da 70 a 100 trilioni.”
E, come per le ciliegie, una notizia
tira l’altra:
Secondo la Bri, il "lievito madre"
di questo debito sono stati i Governi mondiali e le loro politiche
economiche, intenti a salvare il sistema finanziario dal default.
Basta guardare la situazione degli Stati Uniti d'America, Paese da
cui la crisi ha avuto origine: qui il debito è passato dai 4.500
miliardi di dollari agli attuali 12 mila miliardi.
Poi un’altra ancora:
“Dal 2007 la base monetaria degli
Stati Uniti è salita da $800 miliardi a $3.7 bilioni. Quantitative
easing come se piovesse”
Fiuuuuuuu, questa maledetta crisi!
Ennò, cocchi, questi non sono gli
effetti, queste sono le cause della crisi!
Già, le cause, quelle della
strutturale sovraccapacità produttiva che ha imposto dazi al mondo.
Cos’altro sono le tecniche di reflazione, messe in campo per dar
sostegno alla domanda; che spandono moneta da dare a credito che
diventa debito?
Dazi appunto, da pagare per
ripristinare il valore di merci altrimenti svalutate.
Tal credito rifocilla portafogli smilzi
che acquistano quel che possono: si smaltisce l’eccesso, non
scendono i prezzi. Due piccioni con una fava: quella del debito.
Quel debito passato di mano in mano;
quando si fa inattingibile diventa debito sovrano. Così si è giunti
a bomba.
Ricominciamo daccapo, dall’alterazione
del meccanismo di formazione dei prezzi.
In un mercato efficiente, quando la
domanda si mostra in eccesso perché i redditi erogati sono
insufficienti ad acquistare quanto prodotto, i prezzi scendono, si
ripristina l’equilibrio.
In un mercato inefficiente, invece,
grida disumane accompagnano il fatto: deflazione, deflazione!
Giammai, gridano i più. Armati di un
vecchio paradigma* che accredita i produttori generatori di
ricchezza, rivendicano il credito, armando una canizza che confonde
valore e prezzo.
Eggià, quando il liquido monetario
comincia a scorrere il gioco è fatto: quel valore incontrando un
potere d’acquisto dopato, fa un prezzo fasullo; viene così
generata ricchezza, altrettanto fasulla.
Venuti al pettine i nodi; indebitati
oltre misura gli indebitabili, quella ricchezza, già fasulla,
immiserisce.
E quando si arriva alla fine della
fiera in un mercato così fatto; liberato dagli anabolizzanti
deflattivi, si scorge l’altro, l’inaudito. Un nuovo valore, per
un nuovo paradigma, anzi due,** quello delle risorse messe in campo
per fare la crescita, impiegate da chi fa la spesa e l'altro, afferma
si debba remunerare chi con la spesa remunera tutti.
Ristorato quel valore della spesa, che
smaltisce sovraccapacità, viene rivalutato pure quello della
produzione.
Toh, pure così due piccioni con una
fava ma senza debito!
Ok, il prezzo, quello giusto conviene a
tutti, pure per rimettere quel debito già fatto.
Governatore, i paradigmi che dicevo
sono quì sotto, ne approfitti.
Buon pro le faccia!
*Il vecchio paradigma recita: Le
imprese producono beni, valore che genera ricchezza; creano
occupazione, con il lavoro forniscono reddito; danno ristoro ai
bisogni.
**Il nuovo paradigma recita: L’acquisto
trasforma il valore in ricchezza, la consumazione del prodotto genera
input per nuova produzione, viene così fornita continuità al
ciclo, sostanza alla crescita. L'altro: "La crescita si fa con
la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare
nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare
chi, con la spesa, remunera tutti."
Mauro Artibani
https://www.amazon.it/dp/B073MZ8D61/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1499033170&sr=8-2&keywords=mauro+artibani
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martedì 13 giugno 2017
BCE, C'E' CHI DICE E CHI CONTRADDICE; IO MI LAGNO
Il presidente della Bce, Mario Draghi,
durante una audizione al Parlamento europeo espone un indice che
indica la mia ignoranza. L'indice che misura la dispersione sulla
creazione di valore aggiunto nell'area euro è oggi ai livelli cui si
attestava nel 1997". Poi non pago ed esludendomi aggiunge: "ci
sembra di poter dire che buona parte dei problemi visti nella crisi,
come la frammentazione finanziaria e e la crescita diseguale, ora
sono superati, sono alle nostre spalle".
Per mettermi ko insiste: "Data la
dinamica sotto tono di inflazione di fondo e salari è veramente
molto, molto presto per farci dire che cambieremo la linea di
politica monetaria"
Cerco conforto, lo trovo: "In
linea di principio una politica monetaria espansiva è ancora
appropriata" dice Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e
consigliere della Bce a un evento a Berlino.
Poi però chiosa: "Ma alla luce
della ripresa dell'economia e di un tasso di inflazione che dovrebbe
attestarsi a circa il 2% nel 2019, è abbastanza legittimo chiedersi
quando il consiglio direttivo dovrebbe valutare una normalizzazione
della politica monetaria".
Dopo la chiosa espone addirittura una
parabola:“Solo per pochi la Coca Cola può fare parte di un regime
alimentare sano e la coffeina, al posto di uno stile di vita
salutare, alla fine non fa che aumentare i rischi. Per lo stimolo
monetario vale lo stesso: può essere usato, come la coffeina, per
‘risvegliare’ l’economia ma un consumo eccessivo porta a rischi
e a effetti collaterali nel tempo. La Coca-Cola, come le politiche di
sostegno monetario, vengono usate come “rimedi per tutti i
mali: oltre al suo vero compito, che e’ quello di mantenere stabili
i prezzi, la politica monetaria dovrebbe rafforzare la crescita,
abbassare il tasso di disoccupazione, garantire la stabilita’ del
sistema finanziario e, assieme, anche rendimenti adeguati ai
cittadini”.
Beh, non ha tutti i torti se nei dati
dell'Istat sulla variazione del Pil relativo al primo trimestre 2017
si accendono due lucine rosse, avverte Ref. La prima, il Pil
nominale. Se quello reale ("depurato" cioè dall'andamento
dell'inflazione) sembra procedere spedito (+0,4% nel primo trimestre,
appunto), il Pil nominale in realtà risulta addirittura negativo,
perché tiene conto del deflatore del Pil assai negativo
(-0,6%). La seconda lucina rossa è rappresentata dalle scorte che
crescono.
Beh, è fieno in cascina, in attesa di
una domanda futura brillante, oppure invenduto?
Già, l'accumulo di scorte è stato
abbastanza sostenuto (+0,4%), al punto che da solo esaurisce quasi
completamente la crescita del Pil nel trimestre.
Dunque, quest'inflazione riduce il
potere d'acquisto; faccio quindi con gli stessi denari meno spesa.
Se, insomma, pare ci sia invenduto, non
si sta crescendo, si sta bruciando invece valore!
Essipperchè, la crescita si fa con la
spesa, quando i denari acquistano meno per farla, le scorte aumentano
e si svalutano. Svalutate, riducono i ricavi, vengono trasferiti meno
redditi, ci sarà ancor meno spesa e trallallero trallallà.
Alla faccia della crescita!
Mauro Artibani
martedì 9 febbraio 2016
DEFLAZIONE, I NOMI DEI COSPIRATORI
Senza le misure messe a punto dalla Bce
l’anno scorso, ha ricordato con orgoglio Draghi, “l’area euro
sarebbe finita in una deflazione piena e i prezzi quest’anno
sarebbero calati ad un ritmo anche più forte. La crescita sarebbe
stata significativamente più debole“.
Gulp, ma la crescita non si fa con la
spesa, proprio quella che invece le politiche di reflazione messe in
campo limitano?
Non pago, il giorno dopo insiste.
Nell'economia globale esistono diverse
"forze che cospirano ( o forse "concorrono"
ndr) per tenere bassa
l'inflazione", citando in una conferenza a Francoforte temi come
l'indebolimento ciclico di petrolio e materie prime e i cambiamenti
demografici.
"Queste forze possono rallentare
il ritorno dell'inflazione ai nostri valori obiettivo. Ma non ci sono
motivi per i quali dovrebbero portare ad una inflazione
permanentemente più bassa".
Cospirazioni, quindi, vediamo: l'Arabia
saudita che non vuole tagliare la produzione o l'Iran che vuol
tornare a vendere petrolio? La Cina, che ha rallentato l'acquisto di
materie prime, riducendone i prezzi? L'inceppo demografico dei
renitenti al coito?
Orsù, chi sono i veri cospiratori?
Beh, suppongo siano tutti quelli che
traggono vantaggio dai prezzi più bassi.
Non credo sia dietrologia escludere dal
novero dei cospiratori i disoccupati e gli incapienti che già
mancano di fare la spesa, con o senza i prezzi bassi.
Non escluderei invece i vecchietti con
la pensione al minimo, i giovani con sempre la stessa paghetta, i
grandi che hanno redditi da lavoro insufficenti. Tutta gente che, con
i prezzi più bassi, potrebbero rifocillare il potere d'acquisto.
Essipperchè la regola della crescita
dice: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato
reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare
quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa,
remunera."
Beh, se tanto ci da tanto o le Imprese
accettano la regola e si adeguano, o lo fa la deflazione senza
chiedere il permesso ad alcuno!
Quando produzione e consumo avranno
raggiunto un equilibrio attraverso l'adeguamento dei prezzi allora e
solo allora, d'accordo con Draghi, verranno a mancare quei motivi a
sostegno di una inflazione permanentemente più bassa.
Mauro Artibani
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venerdì 17 aprile 2015
DRAGHI CHIEDE RIFORME DRACONIANE
Questa ripresa che si intravvede non è
di tipo strutturale!
Fiuuuuu! Lo ha dichiarato Mario Draghi,
numero uno della Bce, in un'audizione alla Camera evidenziando come
non tocchi alla politica monetaria avviare una ripresa strutturale,
quando invece alle riforme strutturali dei Paesi membri.
Si tratta di riforme essenziali e assai
più importanti in questo periodo, per via dell'elevato indebitamento
presente in diversi Paesi e per via dell'invecchiamento demografico.
In particolare Draghi richiede che
cresca il tasso della produttività ancora troppo modesto, per
esempio, in Italia. Servono dunque interventi in tal senso.
Giusto!
Al riguardo insiste: servirebbe
l'ingresso di nuove imprese più efficienti, anche tecnologicamente,
o la riallocazione produttiva delle risorse di imprese esistenti.
Quest'ultima sembra essere la strada più rapida e raccomandata.
Dunque vediamo: nuove Imprese efficenti
e tecnologicamente acconce e/o riallocazione delle risorse di imprese
esistenti?
Bene, ce l'ho tutte e due.
L'una: L'impresa dei consumatori.
Massì, un sacco di gente che dispone dell'unica merce scarsa sul
mercato: la domanda.
La si organizza, raccoglie e dispone in
pacchetti "offerta" da mettere sul mercato. Così quando la
politica monetaria avrà mostrato la sua inefficacia nel sostenere la
domanda, quindi la crescita, quella domanda varrà ancor di più.
L'altra: se un albergo dispone di venti
stanze e ne occupa solo otto, un ristorante occupa venti tavoli ma ne
ha sessanta ed una piscina con dieci corsie risulta semivuota, sono
cacchi. Questa sovraccapacità costa, eccome, e se non si smaltisce
sarà ancor di più.
Problemi eh? Essì problemi.
Distinti, non distanti però: tutteddue
stanno sulla stessa zattera. Si, su una bella piattaforma condivisa,
messa sul web per consentire lo scambio. Et voilà: l'Impresa, per
ridurre i costi della sovraccapacità acquista quella domanda che si
è fatta offerta, abbassando i prezzi; i Consumatori, rifocillati da
cotanta vendita acquistano e smaltiscono quelle sovraccapacità.
Sanati gli eccessi, così come i
difetti, risale la produttività degli attori economici.
Il ciclo può ripartire, la crescita
pure.
Mauro Artibani
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venerdì 30 gennaio 2015
IL BLUFF DEL QUANTITATIVE EASING
Scende il prezzo del petrolio: bene!
Costa meno girare in macchina, aumenta il
potere d'acquisto; costa meno fare merci. Va bene per chi le produce
e chi le acquista.
Scende il prezzo dell'Euro: bene!
Migliora la bilancia commerciale Ue, ancor di
più la capacità competitiva delle imprese continentali.
Avanti tutta per la crescita con la deflazione
allora?
Macchè, si fa in tutt'altro modo.
L'atteso
annuncio arriva dalla conferenza stampa del presidente della Bce,
Mario Draghi, successiva al direttivo dell'Eurotower. La Banca
centrale europea interviene per il rilancio dell'economia con un
massiccio programma di acquisto titoli, per l'importo di 60 miliardi
di euro ogni mese a partire da marzo. Il programma di quantitative
easing (allentamento quantitativo) consiste nell'aumento della
quantita' di moneta in circolazione tramite l'acquisto di titoli di
Stato e altre obbligazioni.
L'obbiettivo:
contrastare i rischi di deflazione, riportando il tasso di inflazione
verso il 2%, e agevolare il credito.
Il
conforto, a Draghi, per cotanto fare si spreca: Le misure della Bce
daranno piu' certezze e piu' potere di acquisto permettendo anche ai
cittadini di spendere di piu'.
Per
tutti dice il ministro dell'Economia, Piercarlo Padoan, in una
conferenza stampa a Davos: "Per un cittadino italiano cambia,
c'e' piu' potere di acquisto e piu' certezza per il futuro. Quindi ci
sono buone ragioni per aumentare la fiducia nel futuro e quindi
l'invito a famiglie e imprese, che nel frattempo stanno aggiustando i
loro bilanci, e' quello che si puo' iniziare a spendere di piu' e le
imprese a investire di piu', tenendo conto anche del calo delle
tasse".
Con
cotanto dire si intende dire: sostegno alla domanda per acquistare,
far vendere e ri-produrre.
E
qui c'è il bluff: si dice sostegno alla domanda, magari con il
debito, si intende dire sostegno ai prezzi.
Essipperchè,
se il sostegno alla domanda si ottiene già deflazionando,
all'opposto il sostegno ai prezzi si tenta reflazionando.
Giust'appunto
si tenta. Seppur lecito tentar di dar sostegno ai prezzi, il farlo si
mostra inefficace e qui sbandano le politiche monetarie.
Quale
sostegno avrà quella domanda, per fare la crescita, quando a regime
i prezzi saranno aumentati supperggiù del 2%?
Quale
sostegno avranno le Imprese per vendere, da quei prezzi che non fanno
spendere?
E,
ancor di più, perchè gli abitanti del vecchio continente,
abbondantememente affrancati dal bisogno, dovrebbero trovare
conveniente spendere a debito per dar sostegno ai prezzi?
Mauro
Artibani
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venerdì 5 luglio 2013
DRAGHI E FOLLETTI SCALPITANO
"La politica monetaria non può generare crescita economica reale". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, nel corso di un'audizione all'Assemblea nazionale francese. "Se la crescita è in stallo - ha aggiunto Draghi - è perché l'economia non produce abbastanza o perché le imprese hanno perso competitività, e questo va oltre le possibilità di intervenire della Banca centrale".
In questo dire stanno due affermazioni memorabili: 1, la politica monetaria non viene fatta per fare la crescita; 2, occorre "accrescere la competitività e aumentare la capacità produttiva delle nostre economie".
Fiuuu, quella politica monetaria che ha alterato il meccanismo di formazione dei prezzi, pur di dare sostegno artificiale alla domanda, non aiuta la crescita?
Fiuuu, se la crescita non cresce occorre aumentare la capacità produttiva?
Ma come, ma porc.., i fatti al mercato mostrano ben altro, diamo un' occhiata:
– vi è in giro più prodotto pubblicitario di quanto l’attenzione ne possa intercettare;
– ogni anno 30 milioni di autovetture restano invendute a fronte di 90 milioni di unità prodotte nel mondo;
– le Utility dell’energia, in Europa, hanno un 30% di sovraccapacità;
– le Poste italiane hanno il 20% di sportelli di troppo;
– le banche Ue chiudono le troppe filiali;
– 540.000.000 di tonnellate annue, il sovrappiù dell’industria siderurgica mondiale; solo in Europa + 80.000.000 rispetto alla domanda;
– chi può ragionevolmente credere che tutti i libri contenuti in una singola libreria possano essere venduti?
– negli Usa si raccontano ventiquattro mesi di eccesso di capacità nelle imprese edili: due anni senza costruire per smaltire 8 milioni di abitazioni invendute;
– l’ad di Research In Motion dice: «Troppi e troppo potenti i nuovi dispositivi wireless presenti sul mercato, si rischia l’intasamento totale delle reti senza fili»;
– i saldi, due volte l’anno, si fanno per smerciare merci invendute;
- gli outlet sono i luoghi dove si tenta di smaltire l’invenduto;
– la moda, il modo dell’usa-e-getta, sta lì per vendere l’eccesso;
– ogni giorno, in ogni rivendita di pane di Milano, sei chili di quel pane restano invenduti;
– il surplus delle risorse naturali impiegate per produrre merci altera la capacità riproduttiva della natura;
La causa di tutto questo eccesso? I redditi erogati per produrre merci e servizi, insufficienti a smaltire quanto prodotto.
La causa delle politiche monetarie? Rimuovere l'ostacolo: giust'appunto, iniezioni di liquidità per surrogare quell'insufficienza dei redditi, smaltire l'eccesso e fare la crescita.
Si, crescita, seppur a debito!
Crescita economica reale?
Beh, fin quando la crescita si farà con la spesa, si!
Crescita sana?
Questa è tutt'un'altra storia!
Un folletto tutto matto la scrive: “La domanda comanda, verso il capitalismo dei consumatori; ben oltre la crisi.”
Mauro Artibani
Studioso dell’Economia dei Consumi
www.professionalconsumer.wordpress.com
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