giovedì 20 dicembre 2012
giovedì 13 dicembre 2012
LA CRISI CHE METTE IN CRISI L'EURO ZONA
Ieri quelli della Commissione UE si erano messi a lavoro di buona lena ma con la luna storta; lanciando epiteti a destra e a manca ci hanno fatto sapere:
Nel mese di novembre, l'indice di fiducia dei consumatori dell'Eurozona e' sceso a -26,9 dai -25,7 punti di ottobre.
Pure l'indice di fiducia delle imprese del settore delle costruzioni dell'Eurozona e' peggiorata a -35,5 da -32,9 di ottobre.
L'indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane a novembre scende a 76,4 da 77,1.
Nel mese di novembre, l'indice di fiducia del settore industriale dell'Eurozona e' salito a -15,1 da -18,3 di ottobre.
Nel mese di novembre, l'indice sul clima degli affari nell'Eurozona e' salito a -1,19 da -1,61 di ottobre.
Nel mese di novembre l'Economic Sentiment (una proxy dell'indice di fiducia) dell'Eurozona e' salito a 85,7 da 84,3 punti di ottobre.
Nel mese di novembre l'indice di fiducia del settore del commercio al dettaglio dell'Eurorona e' salito a -14,9 da -17,4 di ottobre
Questi i dati sulla crisi che mette in crisi l'Euro Zona.
Ah, dimenticavo, della fiducia dagli Stati affetti da spending review manco a parlarne.
Non paghi quelli di Eurostat ci rammentano come in Europa già 119,6 milioni di persone erano minacciate di poverta' o di esclusione sociale nel 2011: ossia il 24,2% della popolazione contro il 23,4% nel 2010 e il 23,5% nel 2008.
Fra le “privazioni importanti” quei grandissimi statistici annoverano ''la difficolta' a pagare affitto, a riscaldarsi, ad acquistare carne” e '' le limitate risorse familiari da lavoro''.
La fiducia, insomma, quella dei Consumatori, dei costruttori, di quelli del settore industriale, dei commercianti si mostra strutturalmente frustrata pur lasciando intravvedere qualche soprassalto congiunturale.
Si, porcoggiuda, quelli della spesa aggregata non spendono, la crescita non cresce.
Sissignori, questa la crescita orfana del debito!
Già, come si fa allora la crescita quando il credito, per fare ancora debito, si mostra inattingibile?
Come si fa a fornire nuovo vigore a quella spesa aggregata?
Beh, ai Produttori toccherebbe smaltire il già prodotto e così dover spendere per riprodurre; ai Commercianti vendere per poter spendere e riacquistare merce da vendere; agli stati toccherebbe trovare entrate fiscali per poter fare spesa pubblica.
Acciocchè tutto questo avvenga pure i Consumatori dovrebbero poter spendere, così smaltire le scorte delle Imprese, svuotare i magazzini dei negozi, rifocillare il fisco.
Per farlo occorre disporre di reddito sufficiente, non '' le limitate risorse familiari da lavoro''.
E allora?
Allora tocca andare al mercato, un mercato efficiente, per fare offerta dell'unica merce scarsa: la domanda.
Acqistata da chi ha necessita di vendere, rifocillerà chi ha la vocazione a spendere, affinchè spenda: tutto qui!
Mauro Artibani
Studioso dell’Economia dei Consumi
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venerdì 7 dicembre 2012
TOH, LA FABBRICA DEL LAVORO C'E'
La disoccupazione giovanile negli Stati Uniti sta al 17,1%. In Europa va peggio: la Grecia al 58%, la Spagna al 55%, il Portogallo al 36% , l'Italia al 35%, la Francia al 25%, l'Inghilterra al 21,9%, la Svezia al 22,8%.
Con sorprendente tempismo il commissario europeo per l'Occupazione e gli Affari sociali, Laszlo Andor, chiosa: ''occorre agevolare l'accesso al mondo del lavoro''. In tal senso, soprattutto per i giovani, ''è fondamentale ricorrere ai tirocini”.
T-i-r-o-c-i-n-i? Disoccupati, dunque, perchè incompetenti!
La crisi occupazionale sta tutta qua?
E pensare ch'io pensavo che a mettere in crisi l'occupazione fossero troppe merci sul mercato e pochi denari in tasca per acquistarle.
Beh se invece, come dice il Commissario, basta invece acquisire competenze sarà tutto più facile.
A ben guardare i giovani americani già lo fanno. Più di 1/3 è tornato a scuola a causa della situazione economica; così facendo hanno contribuito ad attivare la richiesta di 1 miliardo di dollari di prestiti. Tornano a scuola, insomma, contraendo prestiti per attrezzarsi e trovare un modo per sbarcare il lunario.
Il laureato medio “competentizzato” si ritrova 25.000 $ di debito. Porc... negli ultimi due anni i tassi di default sono cresciuti del 31%.
Basta questo Commissario? Non basta se diamo un'occhiata ai dati Usa forniti dal Young Entrepreneur Council:
• 1 su 2 laureati, circa 1,5 milioni, pari a circa il 53,6% e con un età pari a 25 anni o inferiore nel 2011 erano disoccupati o sottoccupati.
• Per i diplomati delle scuole superiori (età 17-20), il tasso di disoccupazione è stato pari al 31,1% a partire da aprile 2011 fino a marzo 2012; la sottoccupazione è stata del 54%.
• Per i giovani laureati (età 21-24), lo scorso anno la disoccupazione è stata del 9,4% mentre la sottoccupazione era pari al 19,1%.
Botte, corna e chitarra rotta, insomma ed un carico di debito che riduce ancor più la capacità di spesa proprio di chi, per competenza a spendere, non ha eguali. Oibò diseredati loro, proprio quelli avvezzi a spendere la vita a fare la spesa, che altrimenti smaltirebbero il prodotto. Quel prodotto che occorre riprodurre.
Già, cosi si creerebbe lavoro et voilà occupazione.
Essipperchè nell'economia dei consumi viene generato lavoro se, e solo se, i salari e gli stipendi erogati risultano sufficienti ad acquistare quanto prodotto dal quel lavoro, al fin di generarne di nuovo.
Altro che “senza lavoro non c'è futuro”: se mancano i denari in tasca a chi spende, non c'è futuro per il lavoro!
Mauro Artibani
Studioso dell’Economia dei Consumi
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giovedì 29 novembre 2012
NON C'E' PIU' TRIPPA PER GATTI? C'E', C'E' !
Se nelle Imprese l'utile remunera l'impegno per la gestione dei fattori della produzione, il profitto remunera il rischio dello stare sul mercato.
Ogni impresa, insomma, gestendo al meglio quei fattori, fa utili; monetizzando quel rischio fa profitti.
Ma porc.....La produttivita' in Italia e' ferma da vent'anni. Nel periodo 1992-2011, quella totale dei fattori e' aumentata ad un tasso annuo dello 0,5%. Tale incremento, dice l'Istat, risulta da una crescita media dello 0,9% della produttivita' del lavoro e da una flessione dello 0,7% di quella del capitale.
C'è, insomma, chi si è tenuto in tasca il malloppo (-0,7) e chi ha pagato (+0,9) il prezzo di un aumento, ancorchè insufficiente, della produttività.
Et voilà: la gestione inadeguata dei fattori produttivi, messa in campo per contenere i costi, ha ridotto stipendi e salari riducendo la capacità della spesa necessaria ad acquistare il già prodotto, confezionando uno strutturale eccesso di offerta.
Giustappunto quella sovraccapacità che, ad esempio, l'industria automobilistica conclama ed espone.
Un eccesso di offerta che sfiora il 40% e fa tremare intere economie.
Neanche Gordio avrebbe potuto fare un nodo più intrigato.
Per uscire dal guado occorre guardare i fatti e rifare i conti.
La Fiat, per esempio, fa in casa l'auto. La progetta, ci mette motore e scocca che assembla insieme ad altro fatto da altri; quelli della filiera produttiva forniscono gomme, cerchioni, cristalli e tergicristalli; poi sedili, tappezzeria, tappetini, cruscotti, candele, luci, contachilometri, display vari, guarnizioni, batteria, lubrificanti, radio, antifurto e chissà quant'altro ancora.
Fatta l'auto, l'auto va: dal pubblicitario che la comunica, poi da quelli del merketing che la propongono, poi dal concessionario che la vende insieme alle finanziarie che la finanziano.
Poi c'è l'autoscuola che istruisce chi guida, l'Aci che fornisce la patente, la agenzie il bollo, le Assicurazioni l'assicurazione.
Dopo un po' che l'auto va, incontri sulla tua strada galanti operatori: meccanici, gommisti, elettrauti, carburatoristi, carrozzieri, che si prodigano per rimediare ai guasti.
Se fai da te: autoricambi, autolavaggio. C'è pure chi informa sulle “quattroruote”, chi scrive di sportauto.
E ancora chi costruisce, manutende e gestisce le infrastrutture che consentono di andare, stare, rifocillare: Anas, autostrade, stazioni di servizio, concessionarie della sosta.
Tanti eh: le imprese industriali, artigianali, commerciali e di servizio, tutte insieme appassionatamente stan lì per fare utili. Quella sovraccapacità aumenta il rischio? si reclama pure il profitto.
Già, ma quando quelli che stilano il Bilancio sociale dell'Inps rivelano come il potere d'acquisto delle famiglie sia calato del 3,8% - tra il 2008 e il 2011 - dicono pure come non ci sia più trippa per gatti; altro che profitti, ancor meno utili!
Se con l'insufficiente produttività ha fatto cilecca la capacità competitiva delle Imprese, W la competitività.
Giustappunto, riallocando la quota, già incassata, dei profitti per ridurre il prezzo delle auto si torna competitivi. Aumenta la redditività del reddito disponibile di chi acquista, si vende. Oplà, si riduce l'eccesso, si riduce pure il rischio, si rimpinguano gli utili. Torna attiva la gestione dei fattori della produzione, una partita di giro insomma.
Mauro Artibani
Studioso dell’Economia dei Consumi
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venerdì 23 novembre 2012
CRISI, OCCORRONO NUOVE IMPRESE?
L'ultima peripezia economica che si tenta di mettere in campo per contrastare la crisi recita: occorre reindustrializzare l'America. Lo dice il Presidente Obama.
Da noi ci si accoda: occorre allargare la base produttiva. Bersani, spronato da attempati economisti, lo predica.
Ci risiamo, il solito mantra: quando i Produttori producono generano lavoro, occupazione, ricchezza; se si potenzia quella produzione si riprende a crescere: tocca, insomma, creare nuove Imprese.
Questo si dice, anzi si spera.
Già, ma che tocchi reindustrializzare, proprio quando il mercato espone un eccesso di offerta ed un difetto di domanda, manco i mantriani ci credono.
Scettico pure Richard Fisher, responsabile della Federal Reserve di Dallas: “La verità è che alla Fed nessuno sa realmente che cosa stia frenando l’economia. Nessuno sa veramente che cosa serva per rimettere in carreggiata la congiuntura”.
Essipperchè quando al mercato si mostra come la crescita economica renda l'esercizio del consumo una pratica indifferibile, proprio quel vecchio mantra non raccapezza i fatti.
Proviamo a cambiare la “diceria”; spostiamo il punto di vista da cui osservare i fatti economici.
Una diceria nuova di zecca: i Consumatori, giustappunto quelli obbligati, con l'acquisto trasformano la merce in ricchezza, consumando l'acquistato forniscono l'input per nuovamente produrre, quindi nuovo lavoro, occupazione, reddito; danno continuità al ciclo, sostanza alla crescita.
Quando però quel reddito, erogato dalle Imprese a chi lavora alla produzione, si mostra insufficiente ad acquistare quanto è stato prodotto il processo economico si impalla, le merci restano in magazzino a svalutarsi.
Se, in barba a quanto ci si ostina a credere, mediante l'esercizio del consumo si innesca quel virtuoso tragitto in grado di generare lavoro, occupazione e reddito, di una siffatta Impresa c'è bisogno.
Consumatori, insomma, che fanno impresa per fare offerta della merce più appetibile dal mercato: la domanda.
Acquistata da chi ha necessità di svuotare quei magazzini retribuisce chi, per ruolo, acquista affinchè acquisti.
Di tale Impresa la politica deve farsi sponsor, da una base produttiva di tal fatta occorre ripartire per riattivare il ciclo economico.
Mauro Artibani
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venerdì 16 novembre 2012
UN'OFFERTA SPECIALE PER ANDARE OLTRE LA CRISI
L'offerta definisce l'insieme dei beni e servizi messi sul mercato, in misura compatibile con la domanda.
Bene, con i tempi che corrono, quando insomma viene meno l'efficacia di quelle politiche reflattive che hanno alterato il meccanismo di formazione dei prezzi e reso opaco il mercato, si mostrano fatti che non t'aspetti: l'aumento della disoccupazione, l'insufficienza di salari e stipendi e la riduzione dei risparmi delle famiglie frenano quel potere d'acquisto che smercia merci, usa servizi. Questo satura le scorte e riempie i magazzini delle Imprese che mancano di spendere per investire; si riduce il prelievo fiscale che riduce la spesa pubblica. Si disgrega insomma la Domanda Aggregata. Si gonfia la capacità produttiva inutilizzata dalle Imprese; si disgrega pure l'offerta.
Tra le macerie di un tal mal messo mercato, un nuovo mercato si rende possibile che faccia il prezzo degli squilibri che si mostrano.
Si mostra, appunto una domanda privata, quella delle Famiglie; si insomma quella dei Consumatori, la cui dote produttiva fa il 60% della crescita, anch'essa ampiamente sottoutilizzata.
Eggià, questo rende appetibile un'offerta speciale: la domanda, giustappunto quella inespressa, l'unico bene scarso presente sul mercato. Offerta a chi ha necessità di vendere rifocilla la capacità di spesa e fa vendere chi l'ha acquistata, fa poi investire per produrre, produrre per riavviare le scorte, rimpingua il prelievo fiscale che autorizza la spesa pubblica.
Si riattiva la domanda aggregata, si rende efficiente l'impiego delle risorse produttive senza eccezione alcuna, epperchennò, migliora la produttività dell'intero sistema.
Mauro Artibani
Studioso dell’Economia dei Consumi
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giovedì 8 novembre 2012
OK ALLA CRESCITA CON LA DISCIPLINA DI BILANCIO
Monti auspica una crescita economica coerente con la disciplina di bilancio.
Beh, anch'io.
Quell'auspicio credo però debba essere esteso alla disciplina di tutti gli agenti economici.
Si, insomma, una crescita con il concorso di tutti senza il ricorso al debito.
Vediamo come: occorre rimuovere il blocco, generato dal reddito insufficiente, del meccanismo dello scambio; proprio dove si mostra una offerta in eccesso ed una domanda in difetto.
Lì, nel ganglio più vitale del meccanismo produttivo, per rimuovere l'inguacchio si è fatto ricorso al debito: quello dei Consumatori per poter spendere, quello delle Banche che rischiano di non riavere indietro il credito fatto, fino a quello degli Stati che hanno rilevato quei debiti e quello delle Imprese che, mancando di vendere, sono in debito d'ossigeno.
Già, quel debito che prima ha sostenuto la crescita poi, andato oltre il lecito, l'ha affossata inguaiando quei tutti.
Oggi al grido di Deleveraging tutti tentano di fare disciplina di bilancio; per farlo si strozza la domanda aggregata e si torna daccapo a 12.
Si gira in tondo, insomma, senza cavare il ragno dal buco.
Giustappunto in tondo gira il meccanismo produttivo, ci stanno tutti dentro per fare la loro parte e prendere la loro parte; se qualcuno manca, peggio per tutti.
Ecco, appunto, dentro questa bella Società i Consumatori che hanno debiti, mancano di reddito sufficiente a ripagarli e a fare la spesa. Quella spesa che fa il 60% della crescita, buona per tutti.
Eggià, occorre capitalizzare adeguatamente i soci facinorosi della spesa affinchè possano tornare a fare quel che sanno fare.
E vai, un bel balzo di produttività per il sistema: le Banche sanati i buchi di bilancio tornare ad erogare credito; le Imprese, smaltire le scorte e tornare a fare spesa in conto capitale; lo Stato, smagrito da una sacrosanta spendig-review, rifocillato dal prelievo fiscale diretto ed indiretto, tornare a fare sana spesa pubblica e tutti insieme, i disciplinati della spesa aggregata, a riveder le stelle.
Mauro Artibani
Studioso dell’Economia dei Consumi
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