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mercoledì 26 agosto 2020

I GIOVANI PATIRANNO IL FUTURO, L’ECONOMIA IL PRESENTE.

Il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, commentando l'intervento dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini, dice: "La politica dovrebbe cercare, con un po' di fantasia e professionalità, di identificare delle possibili iniziative che consentano di valorizzare la risorsa dei giovani che sono formati, sono tecnologici e hanno, dal punto di vista qualitativo, gli elementi per poter dare un importante contributo in questa fase, Ma ci devono essere le condizioni per poter cogliere questo contributo. Il mestiere della politica è proprio quello di darsi da fare per capire come valorizzare questa risorsa". Ehi, tra il dire di Draghi, la chiosa di Blangiardo e la Politica c’è il mare in mezzo; bisogna nuotare per non affogare. Provo, magari con un po’ di fantasia, a fare qualche bracciata. Dunque… i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo Mondo, hanno disposizione all'acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che da' spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani. Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano. Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrrrrr! Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo! Per loro oggi salari e stipendi insufficienti, domani pure le pensioni. Non possono fare quel che sprona la crescita. Mal utilizzati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, viene disperso il capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele. Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro nè sui redditi di quel lavoro. Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano. Capitani di ventura nelle Imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema. Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente. Nel 2017 l'incidenza della povertà nella fascia 18-34 sta al 10,4%, più del doppio rispetto al 2009; per i minorenni sta addirittura al 12,1%. Loro, senza reddito, smettono gli acquisti; non consumando spingono le imprese a ridurre la produzione, alterando la continuità del ciclo. Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione*, che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’out put. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti! *Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle Imprese. N. B. - non sembri vano ma… per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle Imprese, occorre acquistarla. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 1 agosto 2017

CHE GENTE; MAMMA MIA CHE GENTE

Nel rapporto annuale sull'Occupazione e gli Sviluppi sociali in Europa, pubblicato a Bruxelles dalla Commissione, Ue l'Italia continua ad avere la percentuale più alta nell'Ue (19,9%) di giovani nella fascia tra 15 e 24 anni che non cercano lavoro né studiano o sono in formazione (Neet, Not in Employment, Education or Training), un record che detiene orami ininterrottamente dal 2013.
La media dell'Ue a 28 è all'11,5%, e quella dell'Eurozona all'11,7%. Fra gli altri grandi paesi, la Germania è al 6,6%, la Francia all'11,9% e il Regno Unito al 10,9%.

Figli degeneri, che hanno deciso di andare a zonzo, di passar la vita a non fare un piffero.
Il ministro del lavoro Poletti, allarmato dai dati, è intervenuto dicendo che servono “politiche di accompagnamento” per facilitare l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro.
Accompagnamento?
Già, accompagnati da fratelli e magari dai padri; questa gente quà: L'Italia risulta lo Stato membro con il più basso incremento di attività nel 2016. La popolazione attiva era il 64,9% degli abitanti fra i 15 e i 64 anni, contro una media Ue del 73%, con la Germania al 78%, il Regno Unito al 77,3% e la Francia al 71,7%.
Talis padri, talis filius, talis "cuginus", talis "amicus" insomma quel 35,1% che passa il tempo a pettinar la bambole.
E i nonni?
Toh, i nonni, quelli che fanno imbestialire il presidente dell'Imps per le pensioni pagate all'estero dall'Istituto: "Su 160 Paesi sono state 373mila, per un valore poco superiore a 1 miliardo di euro".
Per l'imbestialito si tratta, in sostanza, di una "anomalia": "Le prestazioni assistenziali" pagate all'estero "vanno a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro Paese operasse un trasferimento verso altri" senza "avere un ritorno in consumi". Le somme, infatti, sono erogate "dall'Italia invece che dal Paese in cui si risiede e si paga le tasse" e quindi "non c'è un quadro di reciprocità".
Mamma mia che gente, tutta 'sta gente quà: non sono attrezzati, lavorano poco, spendono ancora meno. Selo sono meritato, li addito: tra chi non fa, chi non può a chi fa all'estero, siete responsabili dell'ampliarsi di quell'out-put gap*. Con voi, la produttività totale dei fattori collassa, altro che Pil!

Un momento, forse mi sbaglio, c'è un ultim'ora: La crescita del Pil italiano sarà superiore alle previsioni, perché dopo l'estate emergerà "una forte spinta" dalla domanda interna. Lo ha affermato il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, al termine del comitato esecutivo. "Dopo l'estate gli incrementi del Pil saranno consuntivati superiori rispetto alle previsioni, perché emergerà una forte spinta dai consumi".
"Consuntivati"?
Cavolaccio, quelli dell'Abi sanno cose che noi non sappiamo!

* l'out-put gap misura la differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quello potenziale.

Mauro Artibani


martedì 20 dicembre 2016

ALTRO CHE MILLENIALS, SETTECENTO CINQUANT'OTTO €

Cacchio: Per la prima volta nella storia i giovani sotto i 35 anni saranno più poveri dei loro padri, dei loro nonni, pure dei coetanei di 25 anni fa. Oggi i cosiddetti millenials stanno subendo un vero e proprio "ko economico".
Lo rileva il Censis nel suo Rapporto sulla situazione sociale del paese per il 2016: Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%.
Ta ta tà: La forte domanda di flessibilità e l'abbattimento dei costi generati da decontribuzione e Jobs act, insieme al boom dei voucher, stanno alimentando l'area delle professioni non qualificate e del mercato dei "lavoretti".
Il divario tra i giovani e il resto degli italiani si è ampliato nel corso del tempo, perché venticinque anni fa i redditi dei giovani erano superiori alla media della popolazione del 5,9% (mentre oggi sono inferiori del 15,1%) e la ricchezza era inferiore alla media solo del 18,5% (mentre oggi lo è del 41,1%).
Si dirà: Che t'apetti da 'sti bamboccioni tutti ciccia e ossa?
Ennò cocchi in mezzo, tra quella ciccia e quelle ossa, sta il più potente concentrato di risorse come mai prima dentro il consorzio umano.
Mettete insieme: il vigore dell'età, il capitale umano generato dall'istruzione, quello sociale* di cui dispongono con le tecnologie di connessione, una spiccata propensione al consumo; shakerate ben bene, otterrete un potenziale produttivo inestimabile.
Inestimabile?
Macchè, qualcuno lo ha stimato, qualcun altro elargito, quei novemilacento euro l'anno, appunto, che mortificano.
Mortificano con i "lavoretti" quel capitale umano; con la disoccupazione, che li sconnette, quello sociale; con il portafoglio insufficiente la spesa; nulla facendo cominciano ad imbolsire, vanificando pure la risorsa del vigore.
Bella nò? Mortificano loro, la produttività totale dei fattori, poi la crescita economica per tutti.
Pure quella degli elargitori!
*capitale sociale: «la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento». Gary Becker
Mauro Artibani



martedì 13 dicembre 2016

NON HA VINTO NESSUNO, POTREMMO VINCERE!

Io che per ruolo spendo per fare la crescita economica, sono un giovane che non ha lavoro, un vecchio senza molto da spendere per surrogare la spesa di quel mio nipote, un ex "cetomedista" che spende meno di prima perchè prima aveva di più. Sono pure un benestante che ha speso, ma non tutto, perchè non ho bisogno di farlo, sono un diversamente in gamba che non può nè vuole perchè ho altro da fare, sono un pensionato che per l'amordiddio non ce la fa, sono un immigrato bisognoso di spendere ma senza il becco d'un quattrino, sono un emigrato e spendo dove sono andato.
Sono insomma tutti. Tutti quelli che, tutti insieme, non dispongono dei soldi neecessari a fare tutta la spesa che occorre per fare quella crescita che serve a tirarci fuori dall'impaccio.
Quelli che, secondo l'Ilo, si ritrovano con la quota del reddito da lavoro sul Pil ridotta al 65% contro il 75% che si registrava negli anni '70.
Sono la Gente insomma che ha votato si, no, ni!
Ho vinto? Ho perso?
La Politica ha vinto?
Quella del Premier no; ha tentato di fare, per far fare la spesa, stiracchiando un paradigma economico vecchio come il cucco, non facendo gran che.
La Politica degli altri?
Quella dei 5 stelle che vogliono permiare con un reddito statale l'esser cittadino di uno Stato che già non può fare la spesa che gli tocca e ne farebbe ancor meno davanti alla "Decrescita"?
Quella dei novecenteschi destri e sinistri che si scazzottano per dare ai loro accoliti un reddito che non meritano?
Quella che tutt'insieme ci fa stare nella crisi dal 2007?
Chi ha vinto quando, stima l'Istat, il 28,7% delle persone residenti in Italia sono a rischio di povertà o esclusione sociale? Si, insomma quando si trovano almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.
Cacchio, noi stiamo perdendo e se perdiamo noi, lo giuro, non vince più nessuno.
Tra la Gente gira un tweet, lo firmano e lo ritwittano a quella politica, impegnata a sternutire tra chi ha vinto e chi prepara la rivincita.
Tweet x tweet dice: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
La Politica deve ripartire da qui, dando insomma a Cesare quel ch'è di Cesare!
Tocca ad essa fare norme anormali, leggi leggere, regole che regolino; quel che gli spetta, insomma per meritare l'emolumento.

Ps: I cesari giudicheranno e voteranno!

Mauro Artibani



martedì 29 novembre 2016

TROPPO CARA CI FU QUEL FAR LA SPESA

Sempre più vecchi a fare la spesa per restare abbarbicati alla vita .
I giovani abituati alla spesa per vivere la vita.
Quelli delle Imprese che del prendere rischi si vantano e li assumono spendendo.
Quelli che pur di spendere ingrassano, vestono alla moda che passa di moda e che per andare da qui a lì hanno preso un Suv.
Quelli, infine, che vogliono poter spendere per poter fare altrettanto.
Essi, al mercato stanno tutti belli tonici; in forma per poter dar corso virtuoso al ciclo economico.
Prendono fiato, scaldano i muscoli, insomma si attrezzano all'uopo.
All'uopo?
Massì, ci sono pressappoco 1.600 miliardi di euro per assoldarli. Quella ricchezza, misurata dal Pil, pronta all'uso per generarne non altrettanta, di più.
Proprio quella ricchezza, generata dalla spesa aggregata, che viene trasferita dall'impresa ai soggetti del ciclo, remunerando il capitale ed il lavoro.
Orsù gente, s'ha da correre.
Pronti, Via!
Pronti?
I giovani che studiano non lavorano, poi ci sono i neet che non fanno nè l'uno nè l'altro; molti hanno lavori precari, moltissimi invece sono disoccupati.
Quelli non costretti dal bisogno, più che spendere risparmiano; quelli invece affamati di tutto, hanno poco da spendere.
I rischianti, visto l'andazzo, danno un taglio al rischio; seppur assoldati, si fanno renitenti alla spesa per quegli investimenti in conto capitale.
I benestanti, seppur volenterosi, non ce la fanno a spender tutto.
Lo Stato vedrà ridotto il prelievo fiscale per fare la spesa pubblica, pure quella per le pensioni di quegli arzilli vecchietti.
Via?
Si, via della misericordia. Già, il Mic (Misery Index Confcommercio) di settembre si è attestato su un valore stimato di 18,9 punti, in aumento di due decimi di punto rispetto ad agosto. Il peggioramento è imputabile principalmente alla componente relativa ai prezzi di beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto.
Signori trasferenti, per veder correre gli iscritti al ciclo, occorre integrare l'insufficiente trasferimento di ricchezza sui redditi di lavoro nella produzione, con quello del lavoro di consumazione che, guarda caso, smaltisce l'altrimenti invenduta produzione.
Si paga con la riduzione dei prezzi; il costo sta nella rinuncia a quel profitto che remunera il rischio d'impresa.

Mauro Artibani



martedì 25 ottobre 2016

PER I GIOVANI UN DESTINO CINICO? NO BARO, ANZI STUPIDO!

Livia, 27 anni, laurea magistrale in Architettura con 110 e lode. Lo scorso anno con "garanzia giovani" lavora senza sosta per sei mesi a 500 euro/mese, 4 dei quali non ancora incassati. Quest'anno, free lance, sta in uno studio di professionale, senza sosta, per 900 euro/mese lordi.
Mia figlia, come le figlie/i di molti stanno dando tutto: dispongono di capitale umano come mai prima nella storia, hanno una disposizione alla spesa a più non posso, hanno il vigore dell'età.
Vabbè, Livia un caso; poi magari due, tre, quattro, cinque casi?
Quando il Rapporto 2016 della Caritas su povertà ed esclusione sociale fa i conti, ci resti secco.
Quelli di "Avvenire" ci guardano dentro, ne estraggono dati, fanno il titolo: "I giovani sono i nuovi poveri".
"La crisi del lavoro ha infatti penalizzato e sta ancora penalizzando soprattutto giovani e giovanissimi in cerca di occupazione e adulti rimasti senza impiego. Per la prima volta in Italia la povertà assoluta, che ha raggiunto i picchi più alti degli ultimi dieci anni, colpisce maggiormente giovani in cerca di lavoro e adulti rimasti senza impiego. E diminuisce con l’avanzare dell’età. Tra i 4,6 milioni di poveri assoluti il 10,2% sono nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni."
Quelli della Caritas, la misurano; quelli come Livia la vivono seppur lavorando.
Già, si può adire la malasorte, l'insipienza genitoriale; con l'etica si può moraleggiare sul destino cinico e baro ma....
Si, ma: se la crescita economica vien fatta con la spesa e se per fare quella spesa non hanno la capacità di reddito per farla, la spesa non si fa; il prodotto resta invenduto, il capitale umano svalutato. La scarsa attitudine alla spesa degli attempati, seppur corroborata da redditi alla bisogna, non compensa.
Attenzione però! Tutto questo garbuglio non è nè giusto nè sbagliato: e' stupido, economicamente stupido!
Occorre credo rammentare come la stupidità, in economia, sia da considerarsi un crimine che va perseguito: che cacchio di allocazione delle risorse di reddito è mai questa che fa mancare, a chi più fa, quel che invece resta in tasca a chi fa meno?
Se vedete in giro economisti, politici, policy maker provate a chiedere.
Loro sanno!

Mauro Artibani



venerdì 7 febbraio 2014

GIOVANI, UNI E TRINI SENZA QUATTRINI


"Mi preoccupa che quasi un quarto dei giovani europei under-25 non riesce a trovare un lavoro. In Italia e Portogallo più di un terzo dei giovani sotto i 25 anni è disoccupato. In Spagna e Grecia sono più della metà".
Il tono affranto è quello di Christine Lagarde. Poverina.
Lei, a capo di quel Fondo Monetario Internazionale che concorre alla gestione dei processi economico/produttivi globali, si preoccupa.
Già, i Giovani, quegli uni e trini senza quattrini, ahi ahi ahi!!
Niente paura, è solo l'inefficienza del mercato.
Uni?
Sono quella categoria sociologica, concentrato di vigore e salute.
Trini?
Si, trini perchè:
Primo, sono istruiti come mai chi li ha preceduti;
Secondo, sono dotati di appannaggio relazionale come mai prima d'ora: software ed App che li connettono a tutti e tutto;
Terzo, l'Economia dei Consumi li arruola, il loro credo:“la vita spesa a fare la spesa”. Ci credono, la fanno.
Eggià, capitale umano, sociale e di spesa a “più non posso”.
Sono loro la più grande concentrazione di risorse del sistema economico.
Disoccupati, dissipano per intero quel capitale; si abbatte così la produttività di quel sistema.
Lecito chiedere conto ai governatori di tali processi per tanta insipienza: ben oltre il dirsi preoccupati, ben oltre i bonus.
Non è finita.
C'è di più e peggio: Sono i pensionati e gli over 64 a mantenere quasi invariato il livello di reddito in tempi di crisi economica mentre a soffrire di più sono i giovani con meno di 34 e i lavoratori autonomi.
Il Supplemento al Bollettino economico diffuso da Bankitalia sui 'Bilanci delle famiglie italiane nel 2012' evidenza come il reddito medio dei cittadini con più di 64 anni sia salito oltre quota 20.236 euro, contro 17.800 euro a persona. Rispetto all'ultima rilevazione del 2010, inoltre questa fascia d'età e' l'unica ad aumentare il proprio reddito (era 20.116 due anni fa). Parallelamente crolla il reddito delle generazioni più giovani, che scende intorno a 15.829 euro, quasi 1500 euro in meno l'anno rispetto alla rilevazione del 2010. Per i giovani inoltre, la Banca d'Italia rileva la condizione di vulnerabilità dovuta al mercato del lavoro che li penalizza in entrata e che distribuisce per questa classe di eta' stipendi più bassi.
Ad occhio e croce, insomma, ad insipienza si somma insipienza.
Raccapezziamoci: se la crescita economica si fa con la spesa e quei giovani prodighi hanno meno reddito per farla, rispetto agli attempati temperanti che già ne fanno meno, ci sarà ancora meno crescita.
Ricapitolando, quando lavorano hanno occupazioni impertinenti, precarie, mal retribuite che producono due invidiabili risultati:
Nel breve termine, meno spesa genererà invenduto che non farà riprodurre, mancherà il lavoro, l'occupazione ed il reddito;
Nel lungo termine, disporranno di meno contributi previdenziali e assistenziali, avranno da lavorare più a lungo con meno reddito, avranno pensioni da fame.
Eggià, nel lungo termine perchè con i progressi in campo medico, questi giovani così conciati avranno da vivere fino a cento anni.
Altolà, che nessuno provi ad imprecare contro l'iniquità per gli squilibri che qui si mostrano. Vi è di più, molto di più: trattasi della stupidità economica nell'utilizzo delle risorse produttive che oggi sottoutilizza e impoverisce i giovani, per poi domani impoverire tutti.
Si, tutti, proprio tutti!

Mauro Artibani

giovedì 11 luglio 2013

Saranno 73,4 milioni i giovani senza lavoro nel 2013; oltre il 12,6% della forza lavoro. Un esercito di under 29 che ha visto ingrossare le sue file di 3,5 milioni negli ultimi 7 anni, dal 2007 ad oggi. La stima e' contenuta nel Rapporto dell'Ilo sulle tendenze globali dell'occupazione giovanile 2013. Queste le cifre del fenomeno come si mostrano nel mondo. Oltre 19 milioni di persone senza impiego solo nella cara vecchia Europa e più della metà di tutti i giovani sotto i 25 anni in Spagna e Grecia. Per lottare contro questa disoccupazione, i governi dell'Ue hanno dato il loro benestare ad impiegare otto miliardi di euro nei prossimi sette anni, di cui sei nel solo biennio 2014-2015, in modo da offrire alle persone con meno di 25 anni un lavoro, uno stage o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita del lavoro. Caspita! "Oggi siamo in grado di dire che riusciremo ad arrivare, sulla quota complessiva di 9 miliardi, per le modalità di calcolo e gli impegni politici assunti, a 1,5 miliardi", ha detto Letta parlando di "un grandissimo risultato. Adesso sta alle imprese, non hanno più alibi e possono assumere i giovani", ha concluso. Eggia, a buon intenditor poche parole. Daltronde, il presidente del Consiglio Enrico Letta, per non farsi parlar dietro, aveva portato al vertice un primo pacchetto di interventi per l'occupazione da 1,5 miliardi tra il 2013 e il 2015 che dovrebbero attivare fino a 200.000 nuovi posti di lavoro. Circa 800 i milioni destinati alla decontribuzione per le aziende che assumono a tempo indeterminato giovani tra i 18 e i 29 anni. Ci si mette di buzzo buono per spiegarlo pure il ministro del lavoro: Il tasso di disoccupazione giovanile, con il pacchetto di misure sul lavoro approvato dal Governo, scendera' di due punti percentuali. Poi non pago aggiunge che si stima una eguale riduzione pure per i giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet. Cacchio, cacchio, cacchio: se tanto mi da tanto, facciamo quattro conti. Dall'Ue, pressappoco, un miliardo tra 2013/2015 per poter fornire un lavoro, uno stage o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita del lavoro. Nello stesso periodo noi ci mettiamo 1,5 miliardi per attivare 200.000 occasioni di occupazione ovvero si abbassa del 2% la disoccupazione. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile sta al 38, 5 %: sono oltre 720 mila in meno gli under 30 occupati, a causa della crisi; 2,4 milioni i giovani neet. Quindi dopo tutto sto popò di “sussidi” si riuscirà ad avere il 36,5% di disoccupazione; i neet saranno un po meno ma ancora tantissimi. Okkei, tutto questo è meglio che niente ma: Potrà dirsi sventata la crisi di identità sociale che connota i giovani disoccupati? Potrà dirsi sventato il pericolo di instabilità sociale che la condizione marginale alleva? Potrà dirsi ben utilizzato il capitale umano di cui dispongono questa generazioni? Potrà dirsi così recuperata la capacità di crescita dell'economia a fronte di tal residua inoccupazione? Orsù, Signori occorre andare oltre i sussidi. Devono averlo intuito Ministri e capi di Stato, riuniti a Berlino il 3 luglio; concordano sulla necessità di “identificare iniziative innovative”. Bene, c'è una regola per la crescita bella e pronta, buona per cavarci da questi impacci, che qualcuno dovrà prendersi la briga di scrivere. Dice: La ricchezza, generata dalla crescita economica, deve essere investita per remunerare tutto il lavoro che tocca fare per continuare a crescere. Fissa pure le condizioni: Condizione necessaria: La crescita si fa con la spesa; così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quel reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera. Condizione sufficiente: Chi si adopera nel quotidiano esercizio della spesa deve disporre della quantità idonea di reddito che consenta di acquistare quanto viene prodotto. Giust' appunto, le condizioni per creare occupazione, lavoro. Lavoro, buono per sottrarre i nostri dalla condizione marginale, restituire loro l'identità sociale, finalmente far loro adoperare quelle capacità che pur' hanno. Mauro Artibani Studioso dell’Economia dei Consumi www.professionalconsumer.wordpress.com  

mercoledì 5 giugno 2013

GIOVANI, SE PERDONO LORO PERDIAMO TUTTI

L'anagrafe consegna loro vigore e salute, gli studi fatti un adeguato capitale umano. Iper connessi acquistano a-più-non-posso altro capitale, quello social; in dosi adeguate sono pure flessibili, scevri da preconcetti; integrati rifuggono da impeti apocalittici: questi sono i giovani. Queste le loro risorse, tutto questo hanno da dare. Quel che sono costretti a fare è però altro, emerge dalla prima analisi Coldiretti/Swg su 'I giovani e la crisi', presentata all'assemblea di Giovani Impresa Coldiretti. Dall'indagine emerge che il 28% dei giovani tra i 35 i 40 anni sopravvive con i soldi di mamma e papà, così come anche il 43% di quelli tra i 25 i 34 anni e l'89% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. L'aiuto economico dei genitori continua anche per più di un giovane occupato su quattro (27%) che non è in grado di rinunciare al supporto finanziario dei familiari. Già, i giovani sono a questo ridotti ma sono anche quest' altro: hanno bisogni, emozioni, passioni da spendere, finanche esperienze da soddisfare. Oltremodo clienti, clienti di tutto hanno disposizione all'acquisto che poi consumano dando risoluto sprone anche a chi dovrà spendere per investire in nuova produzione. Vieppiù dotati di potenziale contributivo possono contribuire a dare foraggio pure alla spesa pubblica. Così che, quando vien fuori che l'Italia ha la quota più alta d'Europa di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano - i cosiddetti neet, arrivati a due milioni 250mila nel 2012, pari al 23,9% - si mostra una faccia del peccato. Ce n'é pure un'altra: non hanno il becco d'un quattrino per spendere a sufficienza. E quando si fa il conto, come fa l' Istat, che l'esser neet fa perdere all'Italia 27 miliardi di euro l'anno di crescita, sono guai. Già, e quanto fa perdere alla crescita allora una disoccupazione giovanile, arrivata al 38 %, che fa avvizzire le loro risorse costrette in esercizi “vitelloni”? Quando il sistema rende possibile tale ammontare di renitenza nell' impiego delle risorse, quello stesso sistema manca l'utilizzo ottimale dei fattori produttivi. Manca la gestione quel gestore delle risorse, così viene distrutta ricchezza. Questi dati mostrano per intero le contraddizioni che stanno oltre la pur tragica ingiustizia sociale di cui si grida. Non c'è chi guadagna dalla loro remissione: se perdono loro, perdiamo tutti. Mauro Artibani Studioso dell’Economia dei Consumi www.professionalconsumer.wordpress.com

venerdì 7 dicembre 2012

TOH, LA FABBRICA DEL LAVORO C'E'

La disoccupazione giovanile negli Stati Uniti sta al 17,1%. In Europa va peggio: la Grecia al 58%, la Spagna al 55%, il Portogallo al 36% , l'Italia al 35%, la Francia al 25%, l'Inghilterra al 21,9%, la Svezia al 22,8%. Con sorprendente tempismo il commissario europeo per l'Occupazione e gli Affari sociali, Laszlo Andor, chiosa: ''occorre agevolare l'accesso al mondo del lavoro''. In tal senso, soprattutto per i giovani, ''è fondamentale ricorrere ai tirocini”. T-i-r-o-c-i-n-i? Disoccupati, dunque, perchè incompetenti! La crisi occupazionale sta tutta qua? E pensare ch'io pensavo che a mettere in crisi l'occupazione fossero troppe merci sul mercato e pochi denari in tasca per acquistarle. Beh se invece, come dice il Commissario, basta invece acquisire competenze sarà tutto più facile. A ben guardare i giovani americani già lo fanno. Più di 1/3 è tornato a scuola a causa della situazione economica; così facendo hanno contribuito ad attivare la richiesta di 1 miliardo di dollari di prestiti. Tornano a scuola, insomma, contraendo prestiti per attrezzarsi e trovare un modo per sbarcare il lunario. Il laureato medio “competentizzato” si ritrova 25.000 $ di debito. Porc... negli ultimi due anni i tassi di default sono cresciuti del 31%. Basta questo Commissario? Non basta se diamo un'occhiata ai dati Usa forniti dal Young Entrepreneur Council: • 1 su 2 laureati, circa 1,5 milioni, pari a circa il 53,6% e con un età pari a 25 anni o inferiore nel 2011 erano disoccupati o sottoccupati. • Per i diplomati delle scuole superiori (età 17-20), il tasso di disoccupazione è stato pari al 31,1% a partire da aprile 2011 fino a marzo 2012; la sottoccupazione è stata del 54%. • Per i giovani laureati (età 21-24), lo scorso anno la disoccupazione è stata del 9,4% mentre la sottoccupazione era pari al 19,1%. Botte, corna e chitarra rotta, insomma ed un carico di debito che riduce ancor più la capacità di spesa proprio di chi, per competenza a spendere, non ha eguali. Oibò diseredati loro, proprio quelli avvezzi a spendere la vita a fare la spesa, che altrimenti smaltirebbero il prodotto. Quel prodotto che occorre riprodurre. Già, cosi si creerebbe lavoro et voilà occupazione. Essipperchè nell'economia dei consumi viene generato lavoro se, e solo se, i salari e gli stipendi erogati risultano sufficienti ad acquistare quanto prodotto dal quel lavoro, al fin di generarne di nuovo. Altro che “senza lavoro non c'è futuro”: se mancano i denari in tasca a chi spende, non c'è futuro per il lavoro! Mauro Artibani Studioso dell’Economia dei Consumi www.professionalconsumer.wordpress.com