martedì 8 settembre 2020

RIALLOCARE LA RICCHEZZA PER ANDARE OLTRE LA PANDEMIA Toh, toccava ancora uscire dalla crisi. Ci siamo ritrovati ficcati nella pandemia: per poter uscire dalle nebbie comincia a farsi strada la necessità di ripristinare la capacità di acquisto dei Consumatori. Viene in mente che, per farlo, occorra riallocare in altro modo la ricchezza che il meccanismo economico genera. Al solo bisbigliarne la possibilità, politici di sinistra divagano; quelli di destra nicchiano, quelli di centro.. boh! Già, la politica, tutta fuoco e fiamme, parla d’altro mentre la crisi rigurgita crisi. Bene, diamo un’occhiata: nel sistema economico i redditi vengono distribuiti in funzione del contributo fornito dagli agenti economici alla produzione del Valore. Funziona pressappoco così: i Produttori producono ed incassano profitto, ne trasferiscono una parte a quelli che lavorano alla produzione come reddito; i Consumatori quel reddito lo spendono. Quando sul mercato stazionano più merci di quelle che il reddito disponibile dei Consumatori consente di smaltire, quell’eccesso svaluta il valore di quella produzione, riduce il contributo dei Produttori, brucia ricchezza. Così si è entrati dove siamo adesso. Se invece i Consumatori dispongono di reddito adeguato a smaltire, viene restituito valore a quelle merci; quelle merci, ancorché consumate, debbono essere ri-prodotte generando nuovo valore, nuovo lavoro e crescita economica. Così si dà una stoccata alla crisi. Qui si mostra il pasticcio: nell’economia dei consumi questo straordinario contributo, fornito alla produzione del valore, non trova remunero. Et voilà l’opportunità: riallocare le risorse economiche generate dalla crescita per remunerare quest’esercizio del consumare, buono a guadagnare altra crescita. Una scommessa che la politica, quando smetterà di parlar d’altro, dovrà giocare tutto d’un fiato per andare oltre la crisi e, magari, ritrovare pure credito di ruolo. Una dritta: nell’Economia dei Consumi con la spesa si genera lavoro e lo si remunera! D’accordo, pure quella pubblica; fa meno d’un quarto della crescita, come quella per gli investimenti delle imprese; il resto, e che resto, invece la fanno i consumatori. Dunque se tanto da’ tanto, tocca alla politica farsi carico di defiscalizzare proprio quelle imprese che, nel farla, investono per attrezzare business che fanno utili se e quando i consumatori, che comprano le loro merci, rifocillano il potere d’acquisto. E per le imprese renitenti, dite? Beh… magari dovranno pagare dazio al fisco! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 1 settembre 2020

METTI CASO SI SIA ROTTO L’INCANTO DELLA SPESA

Siam tutti dentro un loop che scuote e sganghera! Metti che nel primo trimestre del 2020 il reddito delle famiglie consumatrici diminuisce dell'1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali si riduce del 6,4%, come ha reso noto l'Istat. Aggiungi che il potere d'acquisto delle famiglie risulta diminuito, rispetto al trimestre precedente, dell'1,7% a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi. Ehi, d’accordo tutto questo ma c’è pure dell’altro: il 70% di chi lavorava ha mantenuto il lavoro; pure la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, stimata al 12,5%, risulta in aumento di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019. Cavolo + 30 mld i risparmi! Metti pure che, con il lock down, si sia rotto l’incantesimo della spesa; quella che fa esecrare i Sociologi, per dovere d’ufficio scagliati contro quelli “prodighi e men che mai satolli”. Giust’appunto, quell’incantesimo dello spendere, melodiato che so… dalla Farragni, pagata a suon di 55.000 Euro a post. Metti caso che, prima della pandemia, invece che cibarsi si ingrassava, si vestiva alla moda che passava di moda, che per andare da qui a lì si aveva un Suv. Metti che, chiuso in casa, hai avuto il tempo di pensare prima di ingurgitare quel che trovi in tavola, poi guardi nell’armadio e lo vedi zeppo di cose non messe; magari sogni pure di poter andare a zonzo a piedi. La statistica si impiccia e…” quelli che restano in casa, il 34% degli italiani, dedica molto più tempo alle migliorìe domestiche; un quinto sta sperimentando il fitness virtuale, trovandosi bene e la metà di loro sceglierà anche in futuro questa modalità, svolgendo gran parte dell’attività fisica da casa.” Cavolo, talmente lacero l’incanto della spesa da non approfittare neanche nel veder calare l’andamento dei prezzi: secondo quanto stima l’Istat l’indice dei prezzi al consumo è stato negativo, a luglio, dello 0,3% su base annua e dello 0,1% sul mese. Terzo dato a segno meno, dopo il -0,2% registrato a giugno e a maggio. Amarus in fundo, l’emergenza Covid ha riportato i consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni. Ecco, appunto, tra il detto, lo sperato o il disperante, l’utilità della spesa sembra farsi marginale. Tatatà… nell’Economia dei Consumi quando questo si mostra, l’utilità marginale della domanda, al contrario, trasale. Quando si giunge al trasalimento, un mercato efficiente deve farne il prezzo. Massì, il prezzo del valore di quella domanda con cui viene generata la ricchezza; che fa ri-produrre, genera il lavoro, lo remunera, da sostanza alla crescita e continuità al ciclo economico. Già, vi è più valore nell’esercizio del consumare che in quello del produrre. Bene, per poter uscire a riveder le stelle, questo prezzo dovranno pagarlo tutti quegli agenti produttivi che potranno trarre beneficio dallo stare dentro un ciclo che gira a mille. Toh, vuoi vedere che la rottura di quell’incanto può esser messa a profitto? Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

mercoledì 26 agosto 2020

I GIOVANI PATIRANNO IL FUTURO, L’ECONOMIA IL PRESENTE.

Il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, commentando l'intervento dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini, dice: "La politica dovrebbe cercare, con un po' di fantasia e professionalità, di identificare delle possibili iniziative che consentano di valorizzare la risorsa dei giovani che sono formati, sono tecnologici e hanno, dal punto di vista qualitativo, gli elementi per poter dare un importante contributo in questa fase, Ma ci devono essere le condizioni per poter cogliere questo contributo. Il mestiere della politica è proprio quello di darsi da fare per capire come valorizzare questa risorsa". Ehi, tra il dire di Draghi, la chiosa di Blangiardo e la Politica c’è il mare in mezzo; bisogna nuotare per non affogare. Provo, magari con un po’ di fantasia, a fare qualche bracciata. Dunque… i giovani, l’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto. Il loro fare economico meno, eppure sono l’oggi e il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici. Sono di questo Mondo, hanno disposizione all'acquisto, come mai prima nel consorzio umano, che da' spinta alla produzione che crea occupazione. Dispongono di capacità contributiva: contribuiscono a pagare le pensioni, dovranno governare il domani. Tante risorse e tutte insieme, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse tutte loro, buone per tutti; quelle che, con gli 81 milioni di giovani disoccupati nel mondo, si degradano. Poi ci sono i 2 milioni di Neet censiti in Italia, poi quelli sotto occupati, quelli precari e quelli sotto pagati. Brrrrrr! Risorse umane, insomma, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo! Per loro oggi salari e stipendi insufficienti, domani pure le pensioni. Non possono fare quel che sprona la crescita. Mal utilizzati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, viene disperso il capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Si riduce la capacità contributiva, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele. Vivono tutto questo dentro un mondo che ha usato la reflazione, in tutti i modi, per dare sostegno a quella domanda che non ha trasferito, però, effetti positivi né sull’offerta di lavoro nè sui redditi di quel lavoro. Quando in questo mondo la cattiva economia si rende evidente, i fatti urlano. Capitani di ventura nelle Imprese, tutti interessati a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione escludendo quello del consumo, mandando in pezzi la produttività dell’intero sistema. Annichilite le risorse, queste giovani generazioni patiranno il futuro; l’economia il presente. Nel 2017 l'incidenza della povertà nella fascia 18-34 sta al 10,4%, più del doppio rispetto al 2009; per i minorenni sta addirittura al 12,1%. Loro, senza reddito, smettono gli acquisti; non consumando spingono le imprese a ridurre la produzione, alterando la continuità del ciclo. Tenuto fuori dal meccanismo economico-produttivo quel loro esercizio di consumazione*, che fornisce un imprescindibile contributo alla produttività dell’intero sistema non sana il gap dell’out put. Questo è il minimo che possa capitare: remissione per tutti! *Esercizio che, con la spesa, trasforma la merce in ricchezza, con il successivo consumo ne consente la riproduzione; viene fornita continuità al ciclo e sostanza alla crescita; con l’Iva pagata si dà contributo alla spesa pubblica; alla fine della fiera se resta in tasca il resto, investito, finanzia la spesa per gli investimenti delle Imprese. N. B. - non sembri vano ma… per poter garantire la produttività di questo fare, che rifocilla la capacità competitiva delle Imprese, occorre acquistarla. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

giovedì 6 agosto 2020

RICCHI, TRA PENTITI E IMPENITENTI

Bill Gates, Warren Buffett, George Soros lo chiedono a gran voce da tempo. In quest’ora pandemica un gruppo di 83 milionari internazionali, sotto il nome di Millionaires for Humanities, ha firmato una lettera aperta sollecitando i governi a tassarli di più per fronteggiare la crisi del coronavirus. Toh, magari perché una tassa permanente sulle persone più ricche del pianeta potrebbe “assicurare un finanziamento adeguato al sistema sanitario, alle scuole, e alla sicurezza”. Accorati, avvertono che la fase di ripresa dei prossimi mesi potrebbe rappresentare una delle ultime occasioni per “riequilibrare il mondo prima che sia troppo tardi”. Non paghi, si mondano: “A differenza di decine di milioni di persone in tutto il mondo, non dobbiamo preoccuparci di perdere il nostro lavoro, le nostre case o la nostra capacità di sostenere le nostre famiglie… Quindi, per favore. Tassateci. Tassateci. Tassateci. È la scelta giusta. L’unica scelta!* Ehi, ci siamo! In questi tempi magri torna a farsi prepotente la questione delle diseguaglianze. Beh, sarà la pandemia o quel che sarà, questa volta si entra a piedi pari nella questione pagando una bella penitenza. Dunque, se fossi maligno sarei indotto a pensare che… se ‘sti ricchi con le tasse legittimano il reddito guadagnato, con una sovrattassa legittimerebbero quel sovrappiù intascato dal mal trasferimento della ricchezza generata dalla spesa che, non remunerando chi l’ha generata, stressa il potere d’acquisto. Si, il sovrapprofitto del quale scrivono di pentirsi. Mentre da benigno sto riflettendo su come uscire dalla questione, una malizia mi passa per la mente ma… se con il fisco si redistribuisce, si pareggiano pure i conti con quel potere d’acquisto? Toh, proprio mentre rifletto, Mark Zuckerberg, non pentito nè espiante, anzi annuncia la sua innovazione. Inizia con i senior engineer che potranno esercitare l’opzione di lavoro da remoto, dai nuovi assunti, oltre ai dipendenti con le migliori valutazioni di risultato. Zuckerberg ha dichiarato che Facebook punterà aggressivamente alle assunzioni da remoto, un modo per ampliare il bacino del capitale umano acquisibile. Prevista anche la creazione di hub fisici regionali, per i momenti di interazione in presenza. Con una avvertenza: le retribuzioni dei dipendenti “remoti” di Facebook verranno parametrate al costo della vita ed alla fiscalità delle località in cui vivono. Pressappoco una “gabbia salariale”, riferita alla localizzazione dei lavoratori di un’azienda, anziché tra aziende. No, non si configura come una discriminazione salariale; qui quel che conta è il potere d’acquisto, una grandezza reale e non nominale, ottenuto rapportando la retribuzione nominale al livello dei prezzi. Si dirà, nuovo eh? Macchè, vecchio come il cucco! Essipperchè, così Mister Facebook riducendo il salario sembra voler pareggiare il potere d’acquisto, magari tagliandolo dov’è più alto. Un bel modo per continuare a far aumentare le entrate nelle tasche di quelli dalla bassa propensione alla spesa; dimentico di come la crescita economica si faccia proprio con quell’acquisto. Orsù penitenti e impenitente, per non menare il can per l’aia e nessuno pagar penuria, tocca poter creare il massimo della ricchezza. Per farlo serve una propensione alla spesa, non bassa, nè alta; quella giusta a far acquistare tutto quel che viene prodotto e poter dare a tutte le persone la possibilità di contribuire all'attività economica e di condividerne i benefici. *La litania del pentimento prosegue: “I milionari hanno un ruolo fondamentale da svolgere nella guarigione del nostro mondo. No, non siamo noi a prenderci cura dei malati nei reparti di terapia intensiva. Non stiamo guidando le ambulanze che porteranno i malati negli ospedali. Non stiamo rifornendo gli scaffali dei negozi di alimentari o consegnando cibo porta a porta. Ma abbiamo soldi, molti. Soldi che sono disperatamente necessari ora e che continueranno a essere necessari negli anni a venire, mentre il nostro mondo si riprende da questa crisi. Oggi noi milionari chiediamo ai nostri governi di aumentare le tasse su persone come noi. Subito. Sostanzialmente. In maniera permanente.” Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 21 luglio 2020

IN CINA C’E’ LAVORO NON SCORTO

La Cina ha deciso di ingraziarsi i dati sulla disoccupazione estendendo il concetto di "occupato" a nuove figure professionali come i blogger e i giocatori competitivi online. Lo riferisce oggi il South China Morning Post. Il ministero dell'Educazione cinese, secondo una nota ufficiale, ha ordinato alle università di adottare nuovi criteri nel riferire dell'impiego dei neo laureati. Questo dopo che l'occupazione, anche nella seconda economia del mondo, è stata duramente toccata dall'epidemia COVID-19. Secondo l'Ufficio nazionale di statistica cinese il tasso di disoccupazione, a fine maggio, sarebbe risultato essere il 5,9 per cento; gli analisti ritengono però che si tratti di un dato falsato dal fatto che circa 290 milioni di lavoratori migranti non sono considerati nelle statistiche ufficiali. I nuovi criteri comunicati dal ministero, con una nota datata 29 maggio, prevedono che i neolaureati che aprono siti di e-commerce siano inseriti come "occupati" se forniscono il link del loro sito di e-commerce e i dati di registrazione. Invece i laureati con lavori freelance nel marketing online, i gestori di siti internet, gli operatori di marketing su WeChat e i giocatori di e-sport online sono considerati “occupati flessibili” che comunque escono fuori dalla percentuale dei disoccupati. Bella no? I conti con l’oste tornano: se ti muovi appena, lavori; se invece scalpiti, sei flessibile. Signori d’Oriente, si può anche tentare di fare come intendete fare. Se pensate invece di voler strafare si può: c’è gente da voi che ancora non può; vorrebbe però poter spendere come si fa in Occidente, senza sosta né freni. Fa bene questa spesa e chi la fa per poter bilanciare la vostra economia votata più all’esportazione, meno ai consumi interni, nel tempo che deve attrezzare una risposta acconcia a quella de-globalizzazione che sembra intravvedersi all’orizzonte e che farebbe schiantare, per eccesso, l’intera capacità produttiva del Paese. Suvvia, nell’Economia dei Consumi, il lavoro della spesa che genera reddito; quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e ne paga il costo remunerando tutti; pure quelli del Capitale, magari pure quello pubblico. Non vi appaia un’eresia dover remunerare chi lavora senza sosta/ferie/assistenza nè previdenza a fare la spesa per trasformare la merce in ricchezza che, consumata, fa riprodurre; tiene attivo il ciclo economico, da’ sostanza alla crescita. Giust’appunto quella crescita che rende indifferibile l’esercizio e che, per potersi esercitare, impiega risorse scarse: il tempo, l’attenzione, l’ottimismo e il denaro. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

mercoledì 15 luglio 2020

LE RAGIONI SCADUTE DEI “FRUGALI”

La pandemia ha colto gli Stati in condizioni fiscali molto diverse. La Germania ed i cosiddetti “frugali”, ovvero quelli del surplus di bilancia commerciale, proprio quelli che vivrebbero al di sotto dei propri mezzi, hanno avuto spazio per un vigoroso impulso fiscale espansivo. Altri, come il nostro, giunti all’appuntamento col destino in ben altre condizioni fiscali, sono costretti a sperare in sussidi esterni o improbabili cancellazioni di debito. Si questo nostro sciagurato paese, così ricco privatamente e così indebitato pubblicamente, sta sempre in attesa della fatale compensazione tra le due dimensioni. Giust’appunto olandesi, tedeschi ed altri popoli europei stanno aspettando quella compensazione. Beh si dirà, come dar loro torto? E ... se avessero solo mezza ragione? Essipperchè, prima di poter accampare vecchie ragioni, nell’Economia dei Consumi toccherà rifare i conti per intercettare quelle nuove ragioni a disposizione. Diamo un’occhiata: sul Recovery fund la strada sarà ancora lunga, ha detto l Merkel, ma "ricordiamoci che i Paesi frugali sono beneficiari netti del mercato unico". Cosa avrà voluto dire l’ex frugale? Che l’Euro, più che l’Europa, ha ridotto il nostro vantaggio competitivo aumentando il loro tanto, da poter esportare più di quanto importano? D’accordo ma…. è un vantaggio assoluto questo, ai tempi del virus, o un vincolo che ti impicca al come si sta nelle case di chi ha importato? Quel che le loro ragioni non scorgono: la patrimoniale per ridurre il debito pubblico, riduce la spesa potenziale; il lock down quella reale, quando il reddito di oltre il 50% delle famiglie, in Italia, si è ridotto allo stremo come emerge dall'Indagine straordinaria sulle famiglie italiane nel 2020 pubblicata dalla Banca d'Italia. Si può, insomma, continuare a beneficiare di una crescita, fatta con la spesa degli altri, quando gli altri stanno/staranno così? Bene, bando alle vecchie ragioni su quel che s’ha da fare, con il recovery plan, per sanare l’out put gap: la crescita si fa con la spesa, non con la produzione; per farla al massimo, tutto quel che viene prodotto deve poter essere acquistato. Signori toccherà come al solito esser prodighi, altro che frugali. Tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 7 luglio 2020

IL LAVORO DI RAFFA, NON DI RIFFA!

Il Lavoro, con l’articolo 1 della Costituzione, diviene l’istituto che fonda la Repubblica. La legge, 20 maggio 1970 n. 300, con "Lo Statuto dei lavoratori” ne fa un Diritto. Cinquanta anni dopo il Presidente Mattarella, con il garbo istituzionale che gli è proprio, ne rammemora il senso: "Dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell'Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile. La sfida dei cambiamenti va affrontata con coraggio e la partecipazione, con il lavoro, al bene comune. Un collante irrinunciabile per tenere unita la comunità e renderla più forte.” Mi vien voglia di dire… quando Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, in un intervento su 'Il Sole 24Ore' mi sopravanza: Il "reddito" e il "lavoro" a "milioni di italiani possono darlo solo le imprese e i mercati, gli investimenti e…". Con un colpo da maestro, insomma, mette il cappello su quanto scritto in Costituzione, sulla norma dello statuto e sul proferito dal Presidente. Ennò, Capitano mio capitano! Le Imprese non possono, quel lavoro e quel reddito, inventarlo; tutt’al più son trasferenti di quel che i Consumatori con la spesa hanno generato. Prima il reddito poi l’input per poter lavorare a ri-produrre. A meno che, spaventati dai lockdown e dalla recessione, gli europei ammassino risparmi nei depositi bancari rischiando di pregiudicare la ripresa post pandemia di Covid-19. Che stia accadendo, lo rileva il Financial Times sulla base dei dati della Bce e della Banca d'Inghilterra che già a marzo riportavano forti aumenti dei depositi nelle maggiori economie. In Italia i dati Bce riportano un aumento di 16,8 miliardi di euro a marzo sui depositi, anche qui a fronte di una media mensile di 3,4 miliardi. Giust’appunto cari confindustriali! Con questi chiari di luna siete ancora convinti di poter dare quel lavoro, pagare un reddito e, magari, pure investire quel che vi tocca? Bene, dopo il colpo al cerchio, tocca alla botte: Sociologi, Antropologi pur’anche Filosofi voi che del lavoro avete redatto la “mitologia” potreste trovare il modo di render merito proprio a chi, con quel che fa, lo genera e lo remunera e rende ancor spendibili le vostre prediche? Fino a riabilitare, magari, quell’esser prodighi e men che mai satolli dei Consumatori, non più vizio, magari convincendo la Politica a doverne rappresentarne la virtù! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA