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mercoledì 15 luglio 2020

LE RAGIONI SCADUTE DEI “FRUGALI”

La pandemia ha colto gli Stati in condizioni fiscali molto diverse. La Germania ed i cosiddetti “frugali”, ovvero quelli del surplus di bilancia commerciale, proprio quelli che vivrebbero al di sotto dei propri mezzi, hanno avuto spazio per un vigoroso impulso fiscale espansivo. Altri, come il nostro, giunti all’appuntamento col destino in ben altre condizioni fiscali, sono costretti a sperare in sussidi esterni o improbabili cancellazioni di debito. Si questo nostro sciagurato paese, così ricco privatamente e così indebitato pubblicamente, sta sempre in attesa della fatale compensazione tra le due dimensioni. Giust’appunto olandesi, tedeschi ed altri popoli europei stanno aspettando quella compensazione. Beh si dirà, come dar loro torto? E ... se avessero solo mezza ragione? Essipperchè, prima di poter accampare vecchie ragioni, nell’Economia dei Consumi toccherà rifare i conti per intercettare quelle nuove ragioni a disposizione. Diamo un’occhiata: sul Recovery fund la strada sarà ancora lunga, ha detto l Merkel, ma "ricordiamoci che i Paesi frugali sono beneficiari netti del mercato unico". Cosa avrà voluto dire l’ex frugale? Che l’Euro, più che l’Europa, ha ridotto il nostro vantaggio competitivo aumentando il loro tanto, da poter esportare più di quanto importano? D’accordo ma…. è un vantaggio assoluto questo, ai tempi del virus, o un vincolo che ti impicca al come si sta nelle case di chi ha importato? Quel che le loro ragioni non scorgono: la patrimoniale per ridurre il debito pubblico, riduce la spesa potenziale; il lock down quella reale, quando il reddito di oltre il 50% delle famiglie, in Italia, si è ridotto allo stremo come emerge dall'Indagine straordinaria sulle famiglie italiane nel 2020 pubblicata dalla Banca d'Italia. Si può, insomma, continuare a beneficiare di una crescita, fatta con la spesa degli altri, quando gli altri stanno/staranno così? Bene, bando alle vecchie ragioni su quel che s’ha da fare, con il recovery plan, per sanare l’out put gap: la crescita si fa con la spesa, non con la produzione; per farla al massimo, tutto quel che viene prodotto deve poter essere acquistato. Signori toccherà come al solito esser prodighi, altro che frugali. Tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 31 marzo 2020

CHE S’HA DA FA’ PE’ CAMPA’

Metti caso che le Famiglie italiane si trovino con un reddito disponibile di 1.035 mld di euro, metti che ’sto gruzzolo sia lo stesso di cui disponevano nel 1987 ma…. con in più un aumento vertiginoso, per volume e numero, di merci da dover acquistare per poter esercitare il ruolo di generatori di crescita economica. Cosa fai? Beh, altro che tirare la cinghia! Tocca rifocillare il potere d’acquisto. Dunque, quando quella stessa cinghia l’allargavamo, si è potuto spendere per… chessò acquistare la casa dove oggi s’abita. Lo hanno fatto più dell’80% delle Famiglie, quelle 26 milioni che hanno pure acquistato 38.520.321 milioni di auto. Bene, se prima abbiamo speso ora tocca incassare: hai una casa grande e poco usata? Trasformala da un bene durevole in uno d’investimento poi mettilo a reddito. Ci sono piattaforme tecnologiche che lo consentono; con gli affitti brevi puoi mettere a disposizione dal divano alla stanza; chi può l’appartamento. Suvvia, si può fare. Affittare una proprietà tramite i siti di locazioni brevi è un’attività che può tornar lucrosa, persino la regina Elisabetta II d’Inghilterra ha deciso di lanciarsi in questo business. La sovrana ha infatti deciso di affidarsi ad Airbnb per affittare alcuni lussuosi appartamenti in Scozia. Si tratta degli “Abbey Strand Apartments at Holyrood", residenze storiche risalenti addirittura al 1490, nei pressi del castello di Edimburgo. I prezzi di un monolocale o di un appartamento vanno dalle 200 alle 700 sterline al giorno. Ma c’è da scommettere che su Airbnb non mancheranno gli appassionati in cerca di un’esperienza davvero regale. Bella no? Come dite, e con le auto? Niente paura per questo c’è Uber. Se la tua l’usi poco, fatti autista, metti a reddito quel ch’è troppo spesso solo spesa. La sovrana che, al grido di “lunga vita alla regina”, ha raggiunto i 93 anni esce poco e sta più in reggia, potrebbe pretendere dal suo autista di farsi driver in “rolls royal”. Per i sudditi, un’esperienza da sogno. P.S. Se con questi investimenti rifocillo il mio potere d’acquisto; i prezzi contenuti, per chi usa questi servizi, rifocilla il loro! Eggià, che s’ha da fa’ pe’ campa’. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 18 febbraio 2020

I NONNI E I CONTI DI UN OSTE OSTAGGIO DEI CONTI

Nello stagno l’acqua ristagna. Il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 è rimasto ai livelli di 25 anni fa; l'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Quand’oggi ancora più ristagna: olezza! Il centro studi di Confindustria, dopo sette anni e il naso chiuso al fetore, getta invece l’esca: La spesa degli over 65 è "ampia" e "in aumento": vale circa 200 miliardi di euro, quasi un quinto dei consumi delle famiglie italiane e raggiungerà il 30% nel 2050. Nell’attesa che qualcuno abbocchi, questi studiosi commentano: rispetto a un decennio fa gli anziani sono in grado di generare una domanda potenziale maggiore, crescente e diversificata anche considerato che la loro situazione reddituale e finanziaria è più solida e più stabile rispetto alle altre classi di età e ha risentito poco della lunga crisi economica. "Catturare questa domanda potenziale è un'opportunità che le imprese non possono lasciarsi sfuggire". Poi rivelano: gli over 65 si caratterizzano per un consumo pro-capite medio annuo più elevato, 15,7mila euro (contro i 12,5 per gli under 35) e un reddito medio più alto, 20mila euro (a fronte di 16mila degli under 35). Inoltre hanno una maggiore ricchezza reale pro-capite, 232mila euro (vs 110mila) e una solidità finanziaria superiore, con 1 anziano su 10 indebitato (a fronte di quasi 1 su 3 tra gli under 40). Da qui, secondo questi studiosi, gli anziani in salute rappresentano un segmento di consumatori appetibile per le imprese ed è per questo che diverse aziende stanno ritarando i propri prodotti, beni o servizi a misura di anziano. Un momento Signori, pure gli arzilli son costretti a ritarare quel loro avvizzito credito di ruolo che il tempo ha scosso. Essipperchè, esperienti di un mondo che non c’è più, sono inesperienti in quello che c’è; incassano pure più del capitale umano e sociale speso; alfin, figli del “sacrificio”, renitenti ad esser prodighi, trattengono quella spesa che fa la crescita mentre stessano, per età, quella pubblica per la sanità. Per riaccreditarsi e ritararsi investono nella famiglia; ritirano la rendita, la redistribuiscono; si tengono il comodato d’uso della casa; il resto ai figli, magari in esoso affitto e portafoglio moscio. Paghette, che alleggeriscono il portafoglio, pure a destra e a manca ai nipoti senza portafogli mentre ai bis nipoti offrono asilo in casa. Ehi del CsC, attenzione! Se le Imprese vogliono ritarare la sovraccapacità che le scrolla producendo merci a misura d’anziano rischiano, saltando da palo in frasca, di ritrovarsi ad aver ancora sovrapprodotto. No, non ve la sto tirando, anzi si. Mentre credevo di aver finito di divagare sui vostri intenti, arriva pure la smentita della ricchezza presunta affibbiata ai canuti: la Uil dice che il blocco dell’indicizzazione delle pensioni dal 2011 ad oggi ha generato "danni gravissimi e permanenti" al potere d'acquisto di milioni di pensionati. In 9 anni una pensione di 1.500 euro lordi mensili nel 2011, ha cumulato una perdita complessiva pari a 74,03 euro al mese, ossia 962,39 annui; un pensionato con un assegno di 1.900 euro lordi mensili nel 2011 ha subìto nello stesso periodo un mancato incremento di circa 1.378,83€ lordi annui. Meditate gente, meditate! Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 19 novembre 2019

TRA GLI AGGREGATI C’E’ CHI CI MARCIA

Il presidente della Piccola Industria di Confindustria Carlo Robiglio, durante il Forum della Piccola Industria a Genova, ridice lo stradetto millantando un credito che più non hanno: "Lanciamo da questo luogo un accorato richiamo alla politica, con una richiesta di maggiore attenzione, maggiore vicinanza a chi crea ricchezza per il Paese, chi rende l'Italia un Paese vincente nel mondo". Non ancora pago, lo nega: "Dai primi calcoli con il nuovo codice della crisi di impresa l'intera platea di aziende interessate dalle procedure di 'allerta' in fase di prima applicazione oscillerà tra 25 e 30 mila. Com'è inevitabile, una parte di queste falliranno". Ma come… ma porcoggiuda, muoiono di ricchezza? Orsù, magari della sua cattiva allocazione! Toh, facciamocelo dire da quelli dell'Ufficio studi della CGIA: “Rispetto al 2007 (anno pre-crisi) le famiglie italiane hanno ridotto i consumi per un importo pari a 21,5 miliardi di euro. L'anno scorso la spesa complessiva dei nuclei familiari del nostro Paese è stata pari a poco più di 1.000 miliardi di euro. Nonostante la contrazione, questa voce continua comunque ad essere la componente più importante del Pil nazionale, il 60,3 per cento del totale”. Se insomma seppur con meno denaro le famiglie continuano a fare, in percentuale, la stessa spesa; qualcun’altro marca visita nel dover fare quel 39,3 che gli spetta, se la crescita non cresce! Essì, la ricchezza viene generata dalla spesa aggregata, se non la fanno tutti gli aggregati per quel che spetta loro accade che…. Oltre quel che teme Robiglio, ci sono i conti fatti sempre dalla CGIA: la platea delle imprese artigiane e del piccolo commercio è scesa di numero. Tra il settembre 2009 e lo stesso mese di quest'anno le aziende/botteghe artigiane attive sono diminuite di 178.500 unità (-12,1 per cento) mentre lo stock dei piccoli negozi è sceso di quasi 29.500 unità (-3,8 per cento). Complessivamente, pertanto, abbiamo perso più di quasi 200 mila negozi di vicinato in 10 anni" Brrrrrr! Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 1 ottobre 2019

ET VOILA', LE SCORCIATOIE DELLA PROVVIDENZA

L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese (CGIA) di Mestre fa egregiamente la sua parte; studia, calcola poi pubblica notizie non sempre belle. Porc... negli ultimi 20 anni la ricchezza del nostro Paese (Pil) è cresciuta mediamente dello 0,2 per cento ogni anno. Un dato preoccupante, riconducibile agli effetti negativi provocati dalla grande crisi iniziata nel 2008. Rispetto a 12 anni fa, l'Italia deve recuperare ancora 4,2 punti percentuali di Pil, ma anche 19,2 punti di investimenti, 5,9 punti di reddito disponibile delle famiglie e 1,4 punti percentuali di consumi delle famiglie. Sempre in questa ultima dozzina d'anni gli occupati sono cresciuti dell’1,6 per cento e, nonostante questo aspetto positivo, il monte orario e il livello medio delle retribuzioni sono diminuite. Le cause: un deciso incremento della precarietà, la disoccupazione che era al 6 e ora si aggira attorno al 10 per cento. Dunque il Pil 2018, ai prezzi di mercato, risulta pari a 1.765.421 milioni di euro correnti. A fare questo gruzzolo concorre la spesa aggregata: quella dei Consumatori ne fa oltre il 60%; agli altri, spesa per investimenti/spesa pubblica/spesa per le scorte, solo il misero resto. Bene quando ai primi son venuti a mancare quei 5,9 punti di reddito, per fare quella maledetta spesa e fare la crescita, e si son ridotti i consumi di solo l'1,4%... o la si è fatta con il debito, con un miracolo o con lo spemere ancor più l'essere prodigo che alberga in noi. Sia come sia, si può continuare a sperare di poter fare la crescita solo con la nostra"incontinenza"? Ma sono da recuperare al Pil pure quei 19,2 punti di investimento, dite? Già, lor Signori stanno decidento cosa... se dal nuovo debito, dai miracoli o dall'incontinenza potrà essere smaltito l'invenduto, prima di poter spendere per investire e riprodurre. Et voilà, le scorciatoie della Provvidenza! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 12 marzo 2019

PER IL NEO SEGRETARIO UNA NEO LINGUA

Buon giorno neo Segretario, Il PD c'è? Bene, primarie fatte, si deve fare il fin qui non fatto. Essipperchè sembra si continui a recitare il già detto, ridetto e stradetto. Ecco appunto quello stradetto zavorra il dire, ancor più il pensare. Questo, per esempio: Sull'economia dell'Europa sussistono alcuni determinati problemi, tra cui la disoccupazione giovanile e il reddito delle famiglie. La Commissione europea lo dice e lancia l'avvertimento nel suo rapporto di valutazione annuale della situazione economica e sociale negli Stati membri. "I livelli di produttività rimangono modesti, l'invecchiamento della popolazione si accentua e i rapidi mutamenti tecnologici hanno un'incidenza considerevole sui mercati del lavoro - si legge nel rapporto di Bruxelles - In alcuni Stati membri il reddito reale delle famiglie è ancora inferiore ai livelli pre-crisi. Pur essendo stata notevolmente ridotta, la disoccupazione giovanile rimane a livelli inaccettabilmente elevati in certi Stati membri". Da qui l'invito della Commissione UE a fare di più: "Vista la maggiore incertezza che caratterizza il contesto mondiale, gli Stati membri dell'UE devono assolutamente intensificare l'azione per aumentare la produttività, migliorare la resilienza delle economie nazionali e garantire che la crescita economica produca effetti positivi per tutti i cittadini". Giust'appunto. Piddì questo dire non vi pare di averlo da tempo già ascoltato e, ancor più, cosa vi induce a pensare di nuovo questo vecchio dire? Si, la disoccupazione giovanile, il reddito delle famiglie, la bassa produttività..... insomma, i soliti dolenti refrain di quelli che frignano! Bene, per non restare a pettinar bambole, rimando l'attenzione all’intuizione di Wittgenstein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Dunque se il tuo mondo è sempre lo stesso, come il tuo linguaggio, non riesci a scorgere come la grande favola della produttività d'impresa, invocata dai tutti i policy maker, confligga con quella di sistema che non esclude, include. Si, di una produttività che include c'è bisogno e, se me lo consente, gliela propongo con una neo lingua, alfin di poter generare un nuovo pensiero ed un nuovissimo orizzonte di senso: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti", Si, tutti, pure quei giovani e quelle famiglie. Sta qui il bandolo della produtività di sistema che l'ortodossia economicista non sembra intravvedere. nè uno stantio linguaggio lascia intendere. Beh, intanto buon lavoro Zingaretti. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 4 settembre 2018

OCCORRE REMUNERARE L'ESERCIZIO PRODUTTIVO


Nella passata economia della produzione il valore stava ficcato dentro il lavorio produttivo. Oggi, nell'economia dei consumi, quel valore sta tutto dentro lo smaltire quanto prodotto. Se la capacità di spesa risulta insufficiente, quel lavorio, reo di aver prodotto troppo, si svaluta.
Orbene quando questo accade si entra nel mondo alla rovescia; là dove proprio quella spesa, che è venuta a mancare, acquista valore. Non ci credete?
Buon giono Signori, anzi buonanotte: secondo il bollettino economico della Banca d'Italia i consumi delle famiglie cresceranno dell'1,1% nel 2018 (dall'1,4% dell'anno scorso) e dello 0,8% nel 2019 e nel 2020.
Indipercuiposcia quelli di Via Nazionale rivedono al ribasso pure le previsioni sul Pil, con una crescita dell'1,3% quest'anno, dell'1% nel 2019 e dell'1,2% nel 2020.
Visto?
Essì, quel che si prevede mostra come la crescita si faccia con la spesa; quella dei consumatori ne fa i 2/3.
Orbene, se tanto ci da' tanto, vi è più valore nell'esercizio di quel consumare non svolto che in quello dell'aver prodotto quel troppo che resta invenduto!
Questo è quanto mostra, non la teoria economica, l'evidenza empirica.
Teorie invece che, non paghe di cotanta inattualità, propongono ricette di reddito surrogato per integare il remunero di un produrre svalutato:
Quella "eroica" sta nel pagare per far fare buche e ri-pagare per riempirle.
Non meno eroico quel reddito che Pantalone dovrebbe pagare all'esser "cittadino".
Degli Usa arriva addirittura la Misericordia con l’Earned Income Tax Credit. Un credito d’imposta rimborsabile, quindi effettivamente erogato, per sfuggire alla trappola dell’incapienza. Dipende dal reddito del destinatario e dal numero dei figli a carico: una integrazione allo stipendio, in percentuale di quanto percepito, che cresce sino a raggiungere un tetto di reddito, superato il quale si stabilizza.
Già, ecchissenefrega se viene colmato il basso reddito di un'esercizio improduttivo con un altro reddito altrettanto improduttivo, tanto pure così paga Pantalone!
Ci sono pure munifici policy makers più o meno approssimati: la proposta è quella lanciata da Chris Hughes, 34 anni, uno dei co-fondatori di Facebook.
Il pargolo ritiene che il governo dovrebbe distribuire denaro alle persone con i redditi più bassi, prendendo le risorse da una tassazione più alta sulle persone facoltose e magari dalle grandi aziende.
Dunque, c'è di tutto e c'è di più. E se invece lasciassimo in disparte il solito andazzo e facessimo alla maniera empirica?
Se, insomma, per integrare i bassi redditi dei lavori improduttivi mettessimo a reddito quell'esercizio produttivo che, impiegando tempo – attenzione - ottimismo e denaro, nel fare la spesa trasforma la merce in ricchezza; consumando l'acquistato fa riprodurre, crea occupazione produttiva e reddito produttivo dando continuità al ciclo e sostanza alla crescita?
Ehi, non è un dire a vanvera, ci sono grandi Imprese, in giro per il mondo, che fanno utili remunerando quest'esercizio!

Mauro Artibani, l'economaio

martedì 17 ottobre 2017

EHI DELL'FMI, FUORI PIOVE!

Ehi Gente, vedo nuvole, se uscite portate l'ombrello: Le politiche economiche di breve termine, che portano a un aumento dell'indebitamento delle famiglie, possono inizialmente provocare "un'accelerata superiore alla media" della crescita e dell'occupazione poi possono provocare "un periodo di instabilità e crescita contenuta del Pil e dell'occupazione".
Non ho detto che piova; potrebbe quando si legge nei capitoli analitici del rapporto sulla stabilità finanziaria globale dell'Fmi: "ampi incrementi del debito delle famiglie sono associati con crescenti probablilità di crisi finanziarie e recessioni"; tanto più che l'effetto positivo di un incremento del debito delle famiglie "si inverte in tre-cinque anni" ed è associato con una "maggiore probabilità di crisi bancarie. E la cosa peggiora all'aumentare del debito stesso, motivo per cui le economie avanzate corrono più rischi.
Avete capito? Questi tizi stanno scoprendo l'acqua calda quando ormai è diventata gassosa.
Non paghi per cotanta solerzia, quelli del Fondo stimano come il debito delle famiglie sia associato a risultati macroeconomici negativi a partire da livelli "relativamente bassi, a circa il 30% del Pil". Bella no?
Figuriamoci quando nelle economie avanzate il rapporto medio tra debito e Pil risulta aumentato dal 52% al 63% dal 2008 al 2016, mentre in quelle emergenti passa, nello stesso periodo, dal 15% al 21%: gulp!
Pregni di cotanta consapevolezza, a lor dire per mitigare i rischi, auspicano un giusto mix di istituzioni, regolamentazioni e politiche economiche: "una supervisione e una regolamentazione finanziaria migliori, poi una dipendenza inferiore a finanziamenti esterni e, ancora, tassi di cambio flessibili. Dulcis in fundo ma in fundo in fundo, "minori ineguaglianze di reddito potrebbero attenuare l'impatto di un debito familiare crescente sui rischi della crescita".
Eggià, se l'acqua calda diventa gassosa prima i poi piove, governo ladro!

Mauro Artibani



martedì 25 luglio 2017

UN RUBINETTO BEN CHIUSO NON SGOCCIOLA

Facciamo i conti in tasca alla gente.
L'Italia conta 307mila famiglie milionarie, pari all'1,2% del totale, che possiedono il 20,9% della ricchezza finanziaria nazionale (azioni, obbligazioni, depositi e strumenti di liquidità).
Nel 2021 saranno 433mila, l'1,6% del totale e con uno stock pari al 23,9 per cento.
Già, eppur il solito refrain continua a dire: non si redistribuisce!
Si redistribuisce invece, eccome, se aumenteranno da 307mila a 433 mila le famiglie di gente ricca.
Mica solo da noi. A livello globale il numero di famiglie milionarie è cresciuto in un anno del 7%, arrivando a quota circa 18 milioni. Si tratta dell'1% delle famiglie che detiene il 45% della ricchezza.
Sono questi alcuni dei principali risultati della ricerca realizzata da Boston Consulting sulla ricchezza delle famiglie.
Poi stimano che nei prossimi anni si assisterà ad una ulteriore distribuzione della ricchezza finanziaria. Tra le famiglie milionarie il 12% detiene patrimoni superiori al milione di dollari e nel 2021 la percentuale salirà al 16%. La maggiore crescita riguarderà le famiglie con una ricchezza tra 1 e 20 milioni di dollari (incremento del 6,1% medio l'anno) seguita dai super ricchi (patrimoni oltre i 100 milioni) con un tasso di aumento del 4,6% l'anno.
La ricchezza finanziaria privata continua a correre in tutto il mondo: a livello globale la corsa di Wall Street e degli altri principali mercati finanziari ha portato il valore totale di azioni, obbligazioni e depositi bancari alla cifra di 166.500 miliardi di dollari. Rispetto al 2015 si tratta di un incremento del 5,3%, superiore al +4,4% registrato l'anno precedente. Nel 2021 si dovrebbe toccare la quota di 223.100 miliardi di dollari, con una crescita media annua del 6%, derivante in parti uguali dalla creazione di nuova ricchezza e dalla valorizzazione degli asset esistenti.
Lo scrive il report "Global Wealth 2017: Transforming the Client Experience" di The Boston Consulting Group (BCG), giunto alla 17esima edizione.
Le famiglie italiane milionarie in termini di azioni, obbligazioni, depositi sono quindi destinate a crescere ed è un fenomeno che si registra a tutte le latitudini.
Bene, ricapitoliamo: La ricchezza aumenta; aumenteranno i ricchi, l'1% della gente, che ne avrà in tasca il 45%.
I soliti ben informati stimano che, tra l'aumento del numero dei ricchi e la "teoria dello sgocciolamento"*, arriverà qualche spicciolo pure a quelli del 55%.
Dunque se, come mostrano quelli della Federal Reserve Bank of St. Louis, dai primi anni 30 ad oggi il potere d'acquisto subisce una costante riduzione, lo sgocciolamento non v'è stato. Vi sarà?
In attesa di risposte convincenti, mi preme rammentare che: "La ricchezza si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, paga tutti".
Altro che un misero sgocciolamento!

* La teoria del trickle-down , o della goccia (in italiano: "effetto sgocciolamento dall'alto verso il basso"), indica, negli Stati Uniti, un'idea di sviluppo economico che si basa sull'assunto secondo il quale i benefici economici dei ceti abbienti favoriscono necessariamente, e ipso facto, l'intera società, comprese la middle class e le fasce di popolazione marginali e disagiate.

Mauro Artibani



martedì 27 giugno 2017

GLI ESERCENTI SI ESERCITANO A DIRE, MA......

Per rafforzare i consumi e la crescita del Pil, occorre rimettere i soldi in tasca agli italiani, ponendo al centro delle politiche economiche il rafforzamento del potere d'acquisto delle famiglie.
Cavolo! Vuoi vedere che stavolta la imbroccano?
Confesercenti, in occasione dell'assemblea annuale, ha proposto al governo un Patto per i salari che permetta di applicare ai futuri incrementi retributivi contrattuali la detassazione attualmente riconosciuta ai premi di produttività. Fanno quattro conti e..."si recupererebbero così 10 miliardi di reddito disponibile".
Non paghi, vanno fino in fondo: "Un intervento che, a regime, ci farebbe guadagnare mezzo punto di crescita dei consumi e di Pil in più all'anno. Infine arzigogolano: " Senza incidere sull'equilibrio dei conti pubblici, perché la detassazione insisterebbe su un gettito fiscale che deve ancora essere messo a bilancio, essendo legato ad incrementi retributivi futuri".
Secondo le simulazioni condotte da Cer Eures per Confesercenti, l'estensione della detassazione permetterebbe alle famiglie, a fronte di ogni incremento aggiuntivo della retribuzione del 2% in termini reali, di recuperare 10 miliardi di reddito disponibile, con effetti positivi sulla crescita, sul tessuto imprenditoriale e sull'occupazione: permetterebbe infatti la nascita di 5mila imprese del commercio in più e la creazione di 60mila posti di lavoro.
Dunque, 10 mld per ogni incremento aggiuntivo della retribuzione del '2% in termini reali, bastano?
Ma come, ma quando, se il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 risulta ai livelli di 25 anni fa? l'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.
Dunque, ammesso e non concesso che lo Stato, con i buchi di bilancio che si ritrova, possa detassare quegli impropabili 10 miliarducci questi sarebbero del tutto insufficienti per ripristinare l'efficienza di quegli smilzi portafogli per fare la spesa.
Si la spesa, quella con cui si fa la crescita e che quando non si fa colpisce proprie le Pmi del commercio, che sono state letteralmente decimate. Tra il 2011 ed il 2016, ci sono state ben 267mila chiusure, in media 122 al giorno. Guardando al mercato del lavoro, peggio che andar di notte: dal 2007 ad oggi, imprenditori, lavoratori in proprio e collaboratori familiari sono passati da 4,3 milioni a 3,7, con una perdita secca superiore di 600mila unità. Nello specifico, si sono perduti 81mila imprenditori in senso stretto, 78mila lavoratori in proprio con dipendenti, 336mila senza dipendenti e 108mila coadiuvanti familiari.
Già, i portafogli smilzi riducono la spesa; la mancata crescita riduce invece il numero dei portafogli: bella no?

Mauro Artibani


mercoledì 10 maggio 2017

IL POTERE DELL'ACQUISTO MUTA DA VERBO A SOSTANTIVO

Nel 2016, le famiglie hanno aumentato la spesa per consumi (+1,3%) in misura inferiore rispetto alla crescita del reddito disponibile (+1,6%); di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie sale all’8,6% (+0,2 punti percentuali). “Il fatto che la spesa per consumi sia salita in misura inferiore rispetto al reddito disponibile, dimostra che anche le famiglie che riescono ad arrivare a fine mese sono restie a mettere mano al portafoglio, non avendo fiducia nel futuro. L’incertezza per la propria condizione economica ed il rischio di manovre correttive non facilita la ripresa, riducendo la propensione al consumo”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Quanto al rialzo del potere d’acquisto, è merito solo della deflazione, che non si registrava dal 1959. La cosa più grave, comunque, è che la situazione peggiora invece di migliorare: la spesa per consumi finali, infatti, scende dal +1,5% del 2015 al + 1,3% del 2016”, conclude Dona.
Fatti i conti, visti i confronti, ancora una volta ci risiamo con il sempiterno potere di fare la spesa. Già, ma cos'è?

Nella definizione statistica dell'Istat il potere d'acquisto misura il reddito lordo disponibile delle famiglie in termini reali, ottenuto utilizzando il deflatore della spesa per consumi finali delle famiglie espressa in valori concatenati con anno di riferimento 2000.
Per la burocrazia economica, solo una misura, oltre il notaio, molto altro.
Nell'economia della produzione, lineare e aperta, quel potere fa il verbo tra il soggetto, lavoro, ed il complemento, spesa. Un portafoglio, insomma, che si riempie lavorando e si svuota acquistando quello di cui si ha bisogno.
Nell'economia dei consumi, circolare e continua, quel verbo muta in sostantivo. Si, nella sostanza di chi governa il processo produttivo: con la spesa si fanno 2/3 della crescita, con la domanda si gestisce l'offerta e il prezzo; facendo switching migliora la redditività del reddito, con l'esercizio di consumazione si genera nuova produzione, occupazione e lavoro.
Chi vorrà sottrarsi a questi diktat?
Potere, si, oltre la volontà di potenza; consenso di individui che trovano un interesse all'obbedienza.
Dubbi?
Possibili, quando si stava in quel sistema lineare, aperto.
Impossibili, quando si sta in uno circolare e continuo.
Nell'economia della produzione, con un portafoglio vuoto cresceva il bisogno; nell'economia dei consumi decresce tutto!
La forza del consumatore non sta nel poter acquistare quanto nel potere che deriva dal farlo.


Mauro Artibani


martedì 20 settembre 2016

TRASFERENTI RICCHEZZA CHE MAL TRASFERISCONO

All'inizio fu Tremonti, Ministro dell'economia, di fronte alla crisi soleva dire "E' terra incognita".
A distanza di tempo l'attuale Ministro Padoan dice: " La prima considerazione banale è che a molti anni dalla fine della crisi finanziaria stiamo ancora discutendo sulla bassa crescita, le cause sono più profonde e complesse di quello che si poteva pensare".
Beh oggi mi sento fortunato, già temerario, mi metto a dire quel che altri, per mestiere, avrebbero dovuto pensare.
Dunque, cause più profonde e complesse: come quella di ritenere lecito creare ricchezza con il debito?
Già, questo si fa da tempo immemore nel mondo; là dove vanno a braccetto gli 80.000 mld di $ del Pil con i 200.000 mld di debito.
Già, già, perchè un tal ossimoro governa gli equi/squilibri economici?
Beh, basta pizzicare qua e là tra le notizie:
Perchè i redditi delle Famiglie, ha stimato Confcommercio nel 2013, sono gli stessi dell'1988. Aivoglia a fare la spesa!
Perchè nel 2014 il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, nell'UE-28, è stato del 64,9 %; il 35,1 % di chi potrebbe lavorare viene costretto all'ozio, altro che fare la spesa. Altri lo saranno.Secondo la societa’ Forrester, entro cinque anni, l’utilizzo dei robot portera’ all’eliminazione del 6% circa dei posti di lavoro.
Perchè secondo gli ultimi dati della Commissione europea la differenza tra le entrate Iva previste e quelle effettivamente riscosse è ancora una volta a “livelli inaccettabilmente alti”:159 miliardi nel 2014. E a quanto ammontano quelle mancate entrate dai redditi non dichiarati sul fatturato nascosto all'Iva? Se tanto ci da' tanto, con che si fa la spesa pubblica?
Oibò, se da questi pertugi non transita il foraggio per fare quella spesa e smaltire quel che viene prodotto, come si rende spendibile, per le Imprese, fare la spesa per gli investimenti?
Tant'è, cresce senza sosta anche la liquidità parcheggiata dalle banche dell'Eurozona presso la Bce: 394,7 miliardi; proprio quella liquidità che non trova impiego, sotto forma di prestiti, nell'economia reale e viene parcheggiata overnight presso la Bce e remunerata a un tasso annuo negativo, pari a -0,40%, segnalando un aumento dell'avversione al rischio.
Questi i fatti ancorchè il fattaccio. Risulta evidante l'inefficace trasferimento della ricchezza, dall'impresa agli agenti economici, fornendo reddito al capitale e al lavoro per tenere attivo il ciclo produttivo.
Stanno qui le ragioni " profonde e complesse" della crisi.
Da qui occorre ripartire per riparare al danno: nell'Economia dei Consumi occorre correggere il meccanismo di trasferimento, remunerarando il lavoro di chi spende, affinchè possa farlo per poter generare nuovo Capitale, nuova produzione, nuovo lavoro seppur automatizzato e, suvvia, la crescita.

Mauro Artibani




martedì 5 luglio 2016

CAVOLO, SCIOPERANO GLI ATTRIBUTORI DI VALORE

In netto aumento il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Questo si dice oggi all’Istat. In evidenza soprattutto l’aumento marcato del potere d’acquisto delle famiglie nel primo trimestre 2016 (+1,1% rispetto al trimestre precedente) sotto la spinta della dinamica dei prezzi con il deflattore implicito dei consumi delle famiglie, sceso in termini congiunturali dello 0,3%. 
Su base annua la capacità di spesa sale del 2,3%, il rialzo maggiore dal secondo trimestre del 2007, grazie proprio all'effetto positivo sul potere d’acquisto delle famiglie del calo dei prezzi.
Il Reddito disponibile aumenta, ma i consumi sono fermi.
Tatatà: Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici italiane risulta in aumento dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono rimasti invariati.
Indipercuiposcia, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici risulta pari all’8,8%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. 
Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel primo trimestre 2016 è stato pari al 6,2%, invariato sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Tale stabilità, a livello congiunturale, riflette una flessione degli investimenti fissi lordi (-0,4%) ed un aumento del reddito lordo disponibile (+0,8%).
Cavolo, hanno più soldi in tasca ma spendono meno!
Attenzione, non sono nè mosci nè pazzi anzi, stanno facendo quel ch'è nel loro tornaconto.
Se non c'è luce in fondo al tunnel della crisi e loro sono affrancati dal bisogno, indebitati, fanno di necessità virtù. La virtù di non spendere, tanto per spendere se manca la necessità di farlo e così mettere fieno in cascina per, magari, inverni ancor più freddi.
Che tutto questo piaccia o meno, tant'è!
C'è pure altro però. Ecchè altro. Proprio quello che non si legge dalle note dell'Istat: la svalutazione del valore. Quel valore che i consumatori attribuiscono, con l'acquisto, alle quelle merci idonee ad assolvere al bisogno e veppiù scarse. Gli affrancati dal bisogno stanno, come si vede, in sciopero e quelle merci saranno ancor meno scarse.
Sciopero che nessuna istituzione può precettare e che solo i produttori delle merci possono disinnescare.
Come? Rimettendo i loro debiti, rimpinguando oltre il debito i loro portafogli!
Solo così a quei dannati satolli mancheranno alibi al non far nulla.

Mauro Artibani



mercoledì 18 maggio 2016

NAUFRAGA IL POTERE D'ACQUISTO



Naufraga il potere d’acquisto dei Consumatori.
Manca il reddito per sostenere la Domanda. Hanno provato con il debito, è finito tutto in vacca: crisi nera.
Eppure, li vedete i commercianti ed i produttori in attesa, rinvigoriti e speranzosi?
Si è sparsa la voce che il prossimo anno, a seguito della riduzione del costo di petrolio, gas, energia e del debito, le famiglie italiane potranno disporre di 24.000.000.000 di risorse finanziarie aggiuntive da spendere.
Verrà rinvigorito così il potere d’acquisto: alè, di nuovo clienti, baci e abbracci.
C’è di più, se ne parla meno: in sede di Commissione Europea si sta concordando, alla spicciolata, un testo-direttiva per portare gli orari di lavoro settimanale da 45 a 65. Bella no ?
Così si potranno arrabattare incrementi di reddito, buoni per non perdere il vizio di consumare.
Ci risiamo: si tenta di fare le nozze con i fichi secchi; insomma tutto come prima.
Quelli del “potere” miopi come talpe.
Sì, avrò più soldi in tasca ma ,con quell'orario di lavoro, più fatica da smaltire da non avere voglia di andare a zonzo a spendere soldi. Tanto sonno da non riuscire ad abbeverarmi di informazione pubblicitaria vieppiù necessaria per gli acquisti. Mi lascerò anzi intrattenere dalla calde lenzuola; calmerò i prodighi ardori tra le braccia di Morfeo.
Non c'è che dire, un bel guadagno!
Della miopia si è detto e di una dabbenaggine che appare sospetta?
Si continua a ritenere che i Consumatori consumino, consumando reddito, risparmio, tempo; accumulando stress pure inquinando per dare ristoro ai loro Bisogni.
Bisogno?
Quello di ingrassare mangiando, come fanno quei 75.000.000 di americani obesi e non so quanti europei?
Quello di abbigliarsi, vestendo alla moda che passa di moda, scartando più abiti di quanti si riesca ad indossarne?
Ma quale bisogno d'Egitto: provate a chiedere ai pubblicitari e a quelli del marketing cosa ne pensano.
Si deve consumare perché questo il nostro ruolo nel meccanismo economico; questo il modo per generare ricchezza: non possiamo sottrarci.
Operatori di mercato, altro che Consumatori!
Mi sembra del tutto evidente che i meccanismi che si “sperano”, che si ingegnano, che si tenta di disporre, risultano del tutto inadeguati per oliare i meccanismi del sistema: quando cala la Domanda la crisi affonda il mondo.
Credo pertanto debba essere riconsiderato, per intero e senza infingimenti il Valore, la quantità, l'insostituibilità del nostro esercizio.
Il nostro ruolo, la nostra forza e un adeguato ristoro economico, potranno invece garantire la continuità del ciclo della crescita al riparo di ogni stormir di fronde

Mauro Artibani


giovedì 30 aprile 2015

CRISI, TROVATO IL BANDOLO DELLA MATASSA 2

Prendi un dato, mettilo accanto ad un fatto: se di colpo si fa buio e magari piove pure, sono cacchi. Per tutti.
Il dato: il centro studi Confcommercio riferisce che i redditi delle famiglie al 2013 ammontano a 1303 mld di euro, la stessa cifra disponibile dalle famiglie nel 1988.
Il fatto: nell'arco di questi 25 anni un gigantesco aumento, in volume e numero, di nuove merci si è riversato sul mercato.*
Miscelati ben bene dati e fatti, et voilà: i redditi erogati dalle Imprese, a chi lavora per produrre merci, sono risultati insufficienti ad acquistare quanto prodotto impallando il meccanismo dello scambio.
Quando questo accade lo squilibrio si mostra patente. Sul mercato sta un'offerta in eccesso ed una domanda in difetto: merci non valutate = merci svalutate.
Produttori e Consumatori, seppur soci in solido per fare la crescita, mancano l'esercizio del loro ruolo.
La produttività totale dei fattori collassa; viene dissipata ricchezza.
In questa intricata matassa della crisi, si mostra evidente come la crescita economica renda indifferibile l'esercizio della spesa.
Bene, il bandolo della matassa sta proprio in questa indifferibilità, basta prenderlo e tirare.
Tirato, ne esce un twitt: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi con la spesa remunera."
Riallocare, appunto, quei 1600 Mld di Euro l'anno che la crescita genera e il Pil misura.
In quel gruzzolo ci sta pure il Profitto, da non confondersi con gli utili d'impresa, che nel sistema circolare e continuo della produzione manca di ragione economica.
Riallocare quel profitto, abbassando il prezzo delle merci, migliora la capacità competitiva dell'Impresa; rifocilla quel potere d'acquisto buono per tornare a fare la spesa, smaltire sovraccapacità e generare reddito nuovo di zecca.
E, se tutto questo rischia di apparire solo un dire, ci sono Imprese che nel fare affari già lo fanno:
IKEA, commercia mobili con una Filosofia d’Impresa fatta apposta per Noi: rinuncia a porzioni di profitto ottenendo un impareggiabile vantaggio competitivo e utili.
Vende mobili da montare, chi li acquista impiega TEMPO per il montaggio, ne ricava il prezzo più basso sul mercato che rifocilla il potere d’acquisto.

TELEVISIONE COMMERCIALE e pure le FREE PRESS, quei quotidiani, a costo zero, offerti agli angoli delle strade.
Il loro “Core Business”, per fare utili, sta nell’ impiegare i palinsesti per conquistare prima e vendere poi la mia attenzione ai Pubblicitari, che la rivendono agli inserzionisti.
Basta prestare l’ ATTENZIONE. Con quelli della televisione si ricava informazione ed intrattenimento, 24/24, senza spendere il becco d’un quattrino. Con quelli dei giornali, notizie a costo zero. Un bel ricostituente per il potere d’acquisto: 1 €x 365= 365€ l’anno.

GROUPON, GROUPALIA, LET'S BONUS.
Social shopping, aziende che fanno lauti guadagni intermediando tra un’offerta in eccesso e una domanda in difetto. Le Imprese ottengono di poter ridurre i costi della sovraccapacità; i Consumatori ottengono coupon d’acquisto, per merci e servizi, scontati fino all’80%. Il potere d’acquisto, si gonfia, l’ OTTIMISMO trasale!

Gli OUTLET fanno soldi nella città dei saldi, dove le Imprese, sovraccapaci, smerciano l’invenduto per recuperare margini di guadagno. Con gli sconti si salda il conto con l' ottimismo di chi fa la spesa.
Fiuuuuuuu! Rifocillando il potere d'acquisto si può ripartire: con la spesa viene trasformata la merce in ricchezza; il consumo dell'acquistato fa ri-produrre, crea occupazione, da' continuità al ciclo produttivo e sostanza alla crescita.
Un tal rifocillo conviene, a tutti!

*Dati e fatti che, seppur con variazioni marginali, si scontrano in tutti i paesi Ocse
Mauro Artibani



giovedì 27 novembre 2014

CRISI, CHI HA TEMPO NON ASPETTI TEMPO

La crescita economica rende l’esercizio della spesa indifferibile. Le famiglie, i consumatori insomma, quando fanno quella spesa e ne fanno tanta: fanno il 60% del Pil. Obbediscono al diktat e… più che cibarsi vanno in sovrappeso, vestono alla moda che passa di moda, per andare da qui a lì acquistano un Suv. Questa la regola.
Tutti insieme appassionatamente hanno tentato di fare al meglio, si è fatto il meglio. Risultato: abbienti ed affrancati dal bisogno. Ip ip urrà!
Poi viene il tempo dello sconquasso quando il reddito, erogato dalle Imprese a chi lavora, si mostra insufficiente ad acquistare le merci prodotte, impallando il meccanismo dello scambio: l’offerta così va in eccesso, la domanda in difetto.
Et voilà, la crisi.
Già, questa crisi che mostra come il ciclo, per funzionare, abbia bisogno di chi produce e chi consuma nonché di quel reddito che consenta di fare la spesa, trasformando quanto prodotto in consumato: associati insomma ad un comune destino, nella barca del Libero Mercato Spa, hanno da remare nella stessa direzione.
Essipperchè, se manca di fare l’uno annaspa pure l’altro. Un “mutuo soccorso” soccorre tutteddue, per andare insieme oltre la crisi.
 Bene, i consumatori fin quando hanno potuto hanno speso, magari a debito, acquistando ben oltre il bisogno. Ora tocca alle imprese mettere fiches per rifocillare l’immiserito potere d’acquisto. A loro tocca  fare un investimento per vendere.
Olè,per quelli che fanno orecchie da mercante ci vuole un tweet: " Sta qui il bandolo della matassa”.

Un altro tweet ratifica la regola: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera”.

Nell’attesa che pure i mercanti prendano atto del fatto, si fa a modo nostro.

C’è molto da fare:
acchiappare tutte le carte fedeltà per fidelizzare così i fidelizzatori;
vivere a saldi;
acquistare in gruppo e fare il prezzo;
toh, il taxi- sharing di Uber dimezza il costo del viaggiare; “bla bla car” pure;
si può indossare il fuori moda, dura di più;
si può pure fare baratto tra ciò che abbiamo e non usiamo e ciò che vogliamo ma non abbiamo;
Si può andare ancora avanti e scovare altro, ce n’è per tutti.

Si può tentare persino  l’impossibile: vendere la nostra domanda a chi si trova in debito d’ossigeno nel vendere l’offerta. Di questi tempi, appunto, hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare!

Attenzione, ci stanno pure Imprese, nazionali ed multinazionali, che hanno attrezzato business che fanno utili e danno il resto a chi fa la spesa.

Risparmi  a iosa insomma, da scovare, piluccare, intascare.

Essì  Signori, tocca intercettare quel tornaconto che, rifocillando il Potere d’Acquisto, sblocca il meccanismo dello scambio che impalla il mercato,  riattivando  la crescita.

Ehi ehi, per i Consumatori una promozione sul campo, anzi al mercato: Badanti, non più badati!

Mauro Artibani




giovedì 17 luglio 2014

LA CRISI DEL PARI E DISPARI


Continua a calare la spesa delle famiglie italiane. Nel 2013 la spesa media mensile per famiglia è scesa del 2,5%, calando a 2.359 euro, a fronte di un'inflazione all'1,2%. I livelli di spesa sono inferiori a quelli del 2004, pari a 2.381 euro: si torna così indietro di 10 anni. Lo ha comunicato l'Istat.
Due le tipologie familiari più colpite dalla contrazione dei consumi: le famiglie operaie e quelle in coppia con due figli.
Strano?
Beh, strano sarebbe se questo non accadesse, dal momento che il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa. L'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, proprio nel 2013, il reddito disponibile e' pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.
Se dico questo ingiustizia mi ficco nella diatriba con la giustizia, se mi spingo oltre intravvedo buoni e cattivi.
Tocca all’Etica, dipanare le diseguaglianze.
Attenzione però, maneggiare con cura. Quando quell’uguaglianza si fa legge  vieta a ricchi e poveri di dormire sotto i ponti: gulp!
Guardiamo oltre, occupiamoci di disparità. Massì, quella diseguaglianza privata dell’istanza morale.
La disparità, appunto, quella che fa premio di reddito alla capacità produttiva di chi lavora; di tutto il lavoro.
Quella, che quelli di Occupy wall street, gridano: l’1% incassa oltre il 50%  di quel reddito!
Quella che si intravvede dentro l’Impresa nella differenza di oltre 400  punti di retribuzione tra chi comanda e chi obbedisce.
Così come salgono a 700 mila gli assegni mensili Inps superiori a 3 mila euro. Molti i poveri: in 2,1 milioni ricevono appena 305 euro al mese.
In mezzo ci stanno pure due milioni di italiani sono con una pensione sotto i 500 euro, mentre altri 6,8 milioni stanno sotto i 1000 euro.
Bene, se tutto questo appare ingiusto, si mostra ancor più stupido; economicamente molto stupido!
Essipperchè questo sgraziato remunero è il frutto dei redditi erogati dalle imprese a chi lavora per produrre merci, risultati insufficienti per smaltire quanto prodotto.
Et voilà: Offerta in eccesso, domanda in difetto!
Dove sta la capacità produttiva, che ha organizzato in tal modo i processi, di chi ha intascato il malloppo?
Non basta. Se quelli della bassa propensione al consumo hanno i portafogli gonfi di non speso e quelli con alta propensione non hanno in tasca quanto serve per essere propensi, appunto, a spendere chi diavolo ha allocato in tal modo le risorse di reddito cheppur il sistema economico genera?
Beh, una soluzione si intravvede: La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, più remunera.
Così, non più dispari, Pari!
Così il meccanismo economico può ritrovare equilibrio!

Mauro Artibani

giovedì 26 giugno 2014

NOI, QUELLI DEL 60% DEL PIL



Se la spesa privata, quella delle Famiglie, fa il 60% del Pil beh, che ci piaccia o no, la vita deve essere spesa a fare la spesa: boia chi molla!
Già, chi molla?
Beh, quando il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa mollano proprio queste. l'Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, nel 2013, il reddito disponibile e' pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.
C’è dell’altro, fate mente a quante nuove merci sono arrivate sul mercato dall’88 ad oggi.
Sommate le due cose: lo squilibrio si mostra patente tra quanto abbiamo in tasca e quanto di più si deve acquistare per fare crescere quel cacchio di Pil.

Indi per cui poscia, nel 2013 il potere d'acquisto pro capite delle famiglie  si riduce dell'1,3% sull'anno precedente, registrando una caduta complessiva rispetto ai valori pre-crisi del 2007 di quasi il 13%.
Poi c’è il danno collaterale: la tendenza ad assorbire nel risparmio la diminuzione del reddito si è interrotta nel 2013 quando, alla caduta del potere d'acquisto delle famiglie, si è accompagnata una riduzione più marcata della spesa per consumi pro-capite.
Beh, quando Nomisma dice tutto questo non scopre l’arcano, scopre invece l’ovvio.
Ovvio, appunto: senza soldi non si canta messa.
E qui viene il bello.
Essipperchè, nella vita spesa a fare la spesa sta l’affare!
Il meccanismo economico viene tarato su questa regola; quello produttivo, attraverso il quale tutti guadagnano, funziona proprio tenendo al centro quella spesa per la quale si produce, senza la quale non si ri-produce.
Ei, ei, noi siamo gli addetti a quella spesa e quando quella spesa, che fa tutto questo, costa più delle nostre capacità di acquisto, qualcuno dovrà finanziare quel costo.
Qualcuno chi?
Tutti quelli che ci guadagnano. Essì, toccherà guadagnare dal loro guadagno!
Loro, d'altronde, avranno da guadagnare solo se  noi guadagneremo per poter spendere.
Massì! Pressappoco una partita di giro!
Approposito di partite, abbiamo già il 60% di possibilità di vincere il mondiale e possiamo ancora migliorare.

Mauro Artibani