mercoledì 14 ottobre 2015

TOH, IL VACCINO CHE RENDE IMMUNI DALLA CRISI

Il vaccino per il veleno del serpente viene estratto da quello stesso veleno, pari pari quello della crisi può essere estratto dall’economia che l’ha generata.
I fatti stanno pressappoco così:
L’economia dei consumi succede per trasmutazione all'Economia della Produzione quando l’offerta supera la domanda.
Quando insomma si vincola la crescita all’indifferibile esercizio del consumo si chiude un’epoca, si apre al nuovo: in tre tempi e un eppoi.
Primo tempo.
È il tempo della reflazione, del mercato sotto tutela.
All’uopo vengono attrezzate Agenzie, la Pubblicità, il Marketing per dare sostegno alla domanda; moda, vetrine scintillanti e altro ancora daranno sprone agli acquisti.
Quando poi “tutto quel che serve per vivere” diviene merce, si da’ corso ad un aumento esponenziale dei consumi. La vita si acquista, quell’acquisto genera ricchezza; più spesa più ricchezza ed un resto: l’affrancamento dal bisogno.
Il meccanismo economico, incorporando la funzione Consumazione, potenzia la capacità produttiva del sistema; non verrà fatto altrettanto con le risorse di reddito necessarie ad esercitare quella funzione.
Secondo tempo.
Si aggiusta il tiro e accanto a quelle agenzie che sollecitano la domanda, spuntano come funghi quelle del Credito che devono surrogare il reddito, reflazionare l’economia. Con un offerta di denaro irrinunciabile ad acquirenti impenitenti viene generata ricchezza con il debito.
Un ossimoro che prima illude il benessere, poi farà saltare i conti.
I nodi vengono al pettine: l'offerta in eccesso dipenderà ancor più da una domanda di colpo renitente, la produzione dal consumo, il Produttore dal Consumatore.
Terzo tempo.
La domanda comanda, i rapporti di forza tra gli operatori economici si rovesciano. Il mercato dovrà trovare un nuovo equilibrio, costruire regole nuove; ridefinire i ruoli degli attori del mercato, i compensi di ruolo, le gerarchie di ruolo, gli oneri e gli onori; pure revocare quelle tutele al mercato che non fa il prezzo di questi squilibri.
Giustappunto quando quella funzione della consumazione, la domanda, si mostra unico bene scarso sul mercato potrà trovare ristoro, quel valore remunero, ancor più quando si intravvede il maggior valore generato dall’esercizio del consumare rispetto a quello del produrre.
Una nuova allocazione del reddito dovrà retribuire quell’esercizio per riattivare il meccanismo dello scambio, dare sostegno alla crescita e ricostruire nuova ricchezza.
Eppoi…
Eppoi, governo di quella domanda che perseguendo il tornaconto individuale genera crescita prospera per tutti.
Domanda che contratta la quantità e qualità del prodotto: merci non sprecone di risorse naturali, pure ipo-energivore ed eco-compatibili che riducono costi e prezzi.
Domanda che fornisce misura all’azione per l’oggi, domani e dopodomani alfin di poter continuare ad intascare il dividendo di competenza.
Domanda competente, appunto, che migliora la capacità di spesa, la redditività del reddito; fornisce credito al ruolo e dignità all’atto.
Giustappunto una gagliarda competizione imbastita con l’offerta dentro il libero mercato liberato, genera tornaconto e disciplina; vantaggi singolari e plurali, particolari e generali.
Già, può accadere fin questo dentro i territori dell’economia: tracce di produttività sociale, proprio là dove etica e responsabilità non sembrano trovare albergo.
Mauro Artibani




giovedì 8 ottobre 2015

TOH, IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI

La fiducia dei consumatori va ai massimi da 13 anni, quella dei produttori da 7 anni
Mi arrendo e depongo le armi.
Si mi arrendo alla psico economia.
Eggià credevo che la crescita, dovendosi fare con la spesa, sarebbe mancata mancando i redditi sufficienti a farla e invece no, almeno in prospettiva. Essipperchè se sale la fiducia di consumatori e imprese a settembre, dal mese successivo gli ottimisti cominceranno a spendere.
Sta scritto tra le righe di quel che scrive l'Istat. L'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 112,7 da 109,3 di agosto mentre l'indice composito del clima di fiducia delle imprese sale a 106,2 da 103,9 e mostra progressi in tutti i settori.
La fiducia dei consumatori si mostra ai massimi da maggio 2002 e l'indice sulle imprese risulta al top dal dicembre del 2007. "Entrambi gli indici - sottolinea l'istituto statistico - permangono ai livelli massimi osservati negli ultimi due anni". Migliorano le stime sia dei giudizi, sia delle attese dei consumatori sull'attuale situazione economica del Paese (a -47 da -61 e a 14 da 6). Gli intervistati vedono un rallentamento della crescita dei prezzi sia nei 12 mesi passati sia nei prossimi 12 mesi (a -19 da -14 e a -18 da -14 ). Diminuiscono significativamente le attese di disoccupazione (a 7 da 25).
Riguardo le imprese, crescono tutti i climi di fiducia: quello del settore manifatturiero (a 104,2 da 102,7), quello delle costruzioni (a 123,3 da 119,5), quello dei servizi di mercato (a 112,2 da 110,0) e quello del commercio al dettaglio (a 108,8 da 107,8). Nelle imprese manifatturiere migliorano sia i giudizi sugli ordini (a -11 da -15 il saldo) sia le attese sulla produzione (a 12 da 11), mentre i giudizi sulle scorte rimangono stabili.
Ottimismo perchè pochi hanno avuto 80 euro in busta paga, mentre tutti hanno redditi fermi al 1985?
Perchè si prevede un taglio dell'Imu?
Per il conforto rigorosamente congiunturale che da il Qe, la svalutazione dell'euro fino alla riduzione del prezzo delle benzine?
Ottimismo a debito come rende noto l'Abi?
Crescono le erogazioni di prestiti bancari per le imprese e dei mutui immobiliari concessi alle famiglie, registrando un +27,2% per operazioni di credito al consumo.
Se l'ottimismo per ottimismo fa 64'ttrismo, fa pure il migliore dei mondi possibili?
Sia come sia ma, con la fiducia si fa la crescita?
Si, se ci si può fare la spesa!
Beh, di questi tempi la fiducia si mostra un Bene: fa vendere, è pure scarsa se non dispersa in mille rivoli.
Merce, insomma, di valore. Metterla a reddito si può, si deve.
L'ottimista che vende, abbassando i prezzi, l'acquista.
L'ottimista che compra, aumentato il potere d'acquisto, alfine spende per fare l'agognata crescita.
Eggià, la crescita si fa con la spesa!

Mauro Artibani



giovedì 1 ottobre 2015

QUAL DANNATO POTERE D'ACQUISTO PER FARE LA CRESCITA?

QUAL DANNATO POTERE D'ACQUISTO PER FARE LA CRESCITA?

Le indiscrezioni si bevono tuttedunfiato, poi ci si ragiona su.
L'ultima spiaggia del fisco sarebbe, secondo alcuni osservatori di mercato, l'imposizione di una tassa sui contanti.
Dal momento che ci sono conti bancari dove il denaro giace inerte, alle autorità sarebbe concesso di tassarlo per obbligare i risparmiatori a spenderlo, facendolo circolare nel sistema finanziario, anziché lasciarlo parcheggiato nelle casseforti.
Per farlo l'idea è inserire una fascia magnetica nelle banconote prelevate in modo che rimanga registrata la data del prelievo. Quando la banconota viene ridepositata in banca, l'istituto userà i dati per dedurre una percentuale del valore del denaro, proprio come una tassa per il deposito di contanti.
Se la percentuale dell'imposta fosse del 5% al mese e un risparmiatore prelevasse una banconota da 100 dollari per due mesi e poi ridepositasse il denaro, la banca registrebbere un valore depositato di 90,25 dollari (100 dollari x 0,95 viene 95 dollari per il primo mese, 83.92 dollari x 0,95 viene 79.73 dollari per il secondo mese).*
In cotanto affanno si scorge solo l'ultimo tentativo di raschiare il fondo di quel potere d'acquisto.
Prima è stato depauperato, deflazionando i redditi. La ricchezza delle famiglie nipponiche, per esempio, si è deteriorata negli ultimi 5 anni passando, dagli oltre 47mila dollari di reddito medio procapite, ai quasi 36mila attuali a causa di una crescita del paese generalmente molto debole.
Poi ancora depauperato, inflazionando i prezzi con le politiche monetarie espansive, riducendo il rendimento dei risparmi investiti. Bella, no?
Eggià, dentro un mondo che gira in tondo si può fare tutto, pure farne borsellino dove mettere e togliere monete a piacimento.
Basta cazzeggi. Quel potere d'acquisto serve per fare la crescita: un "Fondo Comune d'Investimento" garante della spesa.
Comune appunto, gestito proprio da quelli della spesa aggregata.
Le risorse ci stanno:
Il reddito da lavoro, investito per smaltire il bisogno.
I risparmi, investiti per finanziare gli investimani delle Imprese.
Già, quelle imprese - 30mila società impregnate in tutti i settori produttivi e in tutte le aree geografiche - di cui McKinsey, facendo le pulci e le stime, rintraccia i guadagni fatti e da fare dal 1980 al 2025. Gli utili operativi netti, che nel 1980 ammontava a 2.0 trilioni di dollari e che a fine 2013 era stato di 7.2 trilioni, sarà a fine 2025 di 8.6 trilioni.**
Queste risorse investite, abbassando i prezzi, attivano altre risorse immateriali disponibili nel Dna di chi sa spendere ben oltre il bisogno, smaltendo tutto il prodotto, così far riprodurre e rifare utili.
Cotanta spesa fa il resto, paga l'Iva, finanziando la spesa pubblica; quella risorsa che fa infrastrutture, leggi; gestisce la giustizia, la sicurezza, l'istruzione. Buona per garantire un ambiente economico produttivo, acconcio al fare business.
Beh, in fondo in fondo, quel fondo adeguatamente capitalizzato rende.
Si, rende pure fluido e continuo il ciclo e di questi tempi.......

* L'indiscrezione viene riportata dal sito "Wall Street Italia"
** Lo studio di McKinsey: Playing To Win. The New Global Competition For Corporate Profits.
Mauro Artibani



giovedì 24 settembre 2015

IL MIGRANTE PUO' SANARE L' OUTPUT GAP

Ehi, ehi, la Terra tira il fiato: Negli ultimi 25 anni il tasso di deforestazione globale si è ridotto di oltre il 50%. Lo rivela il rapporto Fao 'The Global Forest Resources Assessment 2015'.
Bene, quel "fattore produttivo" che prima genera materia per fare merci, poi smaltisce il residuo di quelle merci, sembra poter tornare a garantire capacità produttiva.
Fanno bene a questa terra i processi di "terziarizzazione" dell'economia in atto.
Fanno bene pure alla produttività di un altro fattore, il Capitale, sensibile ancor più all'automazione dei processi anch'essi in atto.
Tra i fattori c'è pure il lavoro: fatto utilizzando le tecnologie disponibili rende di più; esercitato dagli "scolarizzati di massa", attrezzati di idoneo capitale umano, ancor di più.
Con i giovani poi, allevati a fare la spesa, fino agli anziani che allevati tardi non vogliono andarsene perchè hanno molto ancora da recuperare : una cuccagna pure per la produttività dell'ultimo tra i fattori della produzione, il consumo.
Ei, ei, così va tutto bene. Così va al massimo la produttività totale del sistema economico.
Tanto che quando sembra aprirsi un gap, quello dell'allungamento delle apettative di vita, nei conti del sistema previdenziale, hop si trova la soluzione, forse due, tre, quattro.
Leonid Bershidsky a Bloomberg dice che per tenere in vita il sistema pensionistico, l’Europa avrà bisogno di 42 milioni di nuove persone attive entro il 2020 e di oltre 250 milioni entro il 2060.
Detto, fatto: Invece che predisporre la norma per la copula obbligatoria, le proposte del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, annunciano una svolta nelle politiche europee dell’asilo.
Il vice-Merkel, Sigmar Gabriel, leader della Spd fa di più, la trova:
"Ritengo che potremo certamente far fronte a qualcosa come mezzo milione di profughi per diversi anni", ha spiegato in un'intervista alla tv pubblica Zdf, "non ho dubbi su questi, forse saranno di piu'".
Eggià, i Tedeschi, con la bassa disoccupazione che si ritrovano devono trovare il modo di depotenziare le aspettative di inflazione salariale. Devono poi mantenere competitive le loro merci e debbono pure venderle.
Questi ex intrusi fanno al caso loro: messi sul mercato tengono basso il costo del lavoro, quelli dotati di capitale umano lo mettono in campo, quelli danarosi magari addirittura investono.
Risorse insomma e, memori di come la crescita si faccia con la spesa, ce n'è pure per dare ristoro a quei migranti economici.
Massì. Dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, calzare gli scalzi, epperchenno motorizzare gli appiedati, smaltisce la sovraccapacità d'offerta che impalla le Imprese Ue.
Tutt'insieme rassodano finanche la leadership teutonica. Trovano ristoro addirittura le virtù commiserevoli di quanti si accalcano a guardare.
Bella no? Se tutti fanno al meglio, pure i Politici, la produttività vola e quando vola si genera un mucchio di ricchezza per tutti che, spesa ne generà ancor di più.
Eggià, occorre esser prodighi per migliorare la properità!
Sbirciando però di traverso tra i fatti, coperti dai rumori della cronaca, tuttun'altra musica: prodighi un cacchio!
Il governo finlandese annuncia tagli sostanziali ai benefici dei lavoratori nel tentativo di rianimare l'economia del Paese, in recessione negli ultimi tre anni. "Le festività lunghe, specialmente nel settore pubblico, saranno ridotte da 38 a 30 giorni lavorativi". Non pago punta a tagliare del 5% il costo unitario del lavoro. Ancora il dimezzamento delle retribuzioni per il lavoro straordinario e la riduzione dal 100% al 75% della retribuzione per il lavoro domenicale. Verranno eliminate alcune festività retribuite per il settore bancario mentre il primo giorno di malattia non sarà pagato.
Telecom Italia, invece, ha in casa 3000 eccedenze professionali. La societa intende operare un taglio costi che viene distribuito, come minor retribuzione, sui restanti 43000 dipendenti. L’accordo ha una durata di 3 anni.
Trattasi di deflazione salariale: bella, no?*
E le tecniche così come la politiche di reflazione che, alterando il meccanismo di formazione dei prezzi, ingolfano l'economia mondiale?
Trattasi di inflazione dei prezzi, tutti!
Se viene depauperato il potere d'acquisto, ganglio vitale della produttività dell'esercizio di consumazione, haivoglia ad esser prodighi.
Più che prodighi, predati, anzi improduttivi.
Eia, eia, alalà: una improduttività tira l'altra: quella del capitale, quella del lavoro, finanche quella dello smaltimento.
Tra la crescita potenziale e quella reale si mostra un gap. L'output gap.
Quello dell'insipienza economica fa più di un soldo di danno.

*Dati e fatti che, seppur con variazioni marginali, si scorgono in troppi paesi dell'Ue
Mauro Artibani




giovedì 17 settembre 2015

CON QUALE SPESA SI GUADAGNA?

C'è in giro spesa e spesa, quella produttiva e quella improduttiva; per tutteddue onori ed oneri.
Di questo si è detto e scritto nell'economia della produzione.
Secondo George Reisman: "la spesa produttiva è sinonimo di spesa riproduttiva, in quanto trattasi di risorse che vengono al contempo consumate e ripristinate, in virtù della produttività della spesa …. E questo essenzialmente perché, nel contesto del processo di cui è parte, la spesa in questione non costituisce un mero esborso di denaro. I fondi che vengono spesi in maniera produttiva producono un successivo ritorno economico, a cui solitamente è associato un profitto. Al contrario, i fondi che sono spesi improduttivamente, di regola, o non producono alcun ritorno, ovvero lo generano in misura alquanto limitata, e pertanto devono intendersi dei meri atti di consumo … In un caso, assistiamo alla ricostituzione e all’incremento. Nell’altro, semplicemente ad una perdita secca."*
Beh, nell'economia dei consumi tutt'un altro dire. Proviamo a dirlo.
Da Reisman, sempre lui, prendiamo in prestito la dritta produttivo/improduttivo: … In un caso assistiamo alla ricostituzione e all’incremento; nell’altro, semplicemente ad una perdita secca.
Orbene, può considerarsi produttiva quella spesa, che pur migliorando i processi ed i prodotti,
porta al mercato più beni di quanto l'altra spesa possa acquistare?
Quando questo avviene, e avviene eccome, cambiano le carte in tavola: una volta spesi i soldi della spesa ma restano resti in magazzino, diventa ineludibile trovare il modo per ricostituire nuovi fondi, necessari per poter esperire quel resto della spesa altrimenti.....
Altrimenti non vi sarà nè ricostituzione nè incremento cui dar corso con la spesa produttiva, anzi fortemente improduttiva.
Nel caso di specie si mostra per intero l'identità dell'economia dei consumi: vi è più valore nel consumare che nel produrre.
Si rende evidente pure dover ridefinire il ruolo delle spese redditizie ed apportatrici di valore aggiunto dentro il processo di produzione.
Vladimir Menshikov commentando gli studi di Reisman, lo scrive: "nell’alveo di un’economia monetaria in cui opera la divisione del lavoro, tutte le spese devono essere valutate o come produttive ovvero come improduttive. Detto altrimenti, una data quantità di moneta e il volume della spesa possono essere ripartiti in conformità allo scopo della spesa stessa di consumo, ovvero di produzione."
Fiuuuuu.... d'accordo. Lo sottoscrivo e chi ci guadagna, ci guadagna!
*George Reisman, Capitalism: A Treatise on Economics, pag. 444

Mauro Artibani



lunedì 10 agosto 2015

C'E' UNO SPAZIO TRA DISOCCUPAZIONE E DEFLAZIONE

Stabile in giugno il livello della disoccupazione in Europa : il dato diffuso oggi da Eurostat mostra che il tasso e' stato pari all'11,1% nell'Eurozona e al 9,6% nell'Ue a 28 paesi. In entrambi i casi, il dato e' invariato rispetto a maggio ed e' in calo rispetto a un anno prima. In Italia e' tornato a salire al 12,7%. Resta piu' elevato il livello della disoccupazione registrata fra i giovani sotto i 25 anni : il 22,5% in Eurozona e il 20,7 in Ue. In Italia e' al pari al 44,2%. Il mese scorso, i disoccupati europei erano 23,296 milioni di cui 17,756 nei 19 paesi della moneta unica. L'Italia e' fra i paesi che hanno registrato un aumento rispetto al mese scorso attestandosi al 12,7% e al quinto posto in Europa, dietro a Grecia, Spagna, Cipro e Croazia.
Ricapitolando:
Ai disuccupati di tutte le età mancano i denari per fare la spesa.
Quando non si può fare la spesa, quelli che ancora lavorano produrranno più di quel che il mercato chiede.
Quel sovrapprodotto renderà poco produttivo quel lavoro.
Se si riduce il valore di quel lavoro, si ridurrà il suo remunero.
Quei magazzini delle Imprese, pieni di invenduto, svalutano il valore delle merci.
Se non fosse una bestemmia si potrebbe ambire alla deflazione dei prezzi, buona per rifocillare il magro potere d'acquisto di chi deve fare la spesa.
Tal esecrabile accadimento rimetterebbe in gioco tutti. I Produttori svuotano i magazzini, chi lavora riduce il sovrapprodotto, chi non lavora può sperare di poter nuovamente lavorare: tutto bene!
Per tutta risposta, in base ai dati Eurostat la rilevazione preliminare sull'inflazione nell'Eurozona risulta in crescita dello 0,2% su base annuale nel mese di luglio. Dopo la crescita dello 0,2% di giugno e dello 0,3% rilevata a maggio, risultando in linea con le attese degli analisti. L'indice Core si attesta al +1% a/a lievemente superiore alla rilevazione precedente fissata su un indice dello 0,8%.
Vuoi vedere che tutte le politiche di reflazione fin oggi messe in campo, l'ultima con il Quantitative Easing dalla Bce, stanno impallando il ganglio vitale dell'Economia di Mercato? Là, dove si formano i prezzi.
Essipperchè, tutta quella liquidità immessa nel sistema economico non fa fare il prezzo allo squilibrio che si mostra tra domanda e offerta.
Signori Policy Makers, accidenti a voi: per ripristinare il corretto funzionamento dello scambio nell'Economia dei Consumi, dove l'offerta risulta strutturalmente in eccesso, s' ha da acquistare la domanda. La deflazione può risultare uno dei modi per farlo.
Non si venga a dire che, se scendono i prezzi, vengono rimandati gli acquisti in attesa di ulteriori cali. Tutto il comparto Hi-Tech, ficcato dentro una deflazione strutturale, fa il pieno di vendite con il prezzi al ribasso.
Chedete a quelli che lavorano negli Store di Apple, la fatica che fanno per dare il resto a tutti.

Mauro Artibani


mercoledì 5 agosto 2015

A VIENNA QUANDO UNA COSA PUO' ACCADERE, PRIMA O POI ACCADE

Vienna, Karl Marx Hof.
In piena estate prendi Hans, sociologo impenitente ma tentennante, mettilo accanto a l'altro Hans, comunista fuori tempo massimo, fai vedere loro la prima pagina di "Augustin"*, mostra loro il titolo dell'editoriale: L'eccesso di spesa, cagione della crisi del debito! Spronali a dire. Incalzati si incazzano: "Eggià, mai satolli"; "Macchè, infami invece, alla faccia di chi non può!"
Presi come sono a maledire, rivangano il passato, fanno le pulci al presente, vedono gramo il futuro e, senza andate troppo per il sottile, lo dicono: "Spendono più di quel che possono / Sono grassi e specano pure il 30% degli alimenti che comprano / Già, e quelli che vestono alla moda che passa di moda? / Vero, ma non solo, ci stanno pure quelli che per andare da qui a lì comprano addirittura un Suv, magari a rate."
Mentre rigurgitano le loro credenze di scuola, li squoto: che meraviglie Signori, ci risiamo, vi lamentate del consumatore incoronato da Mises?
Si sa il Re fa il re, con o senza portafoglio!
D'accordo, non vi sta bene Mises. Forse è meglio un keynesiano doc, Keynes, che non le manda a dire quando urla: "la mia spesa è il vostro reddito!"
Giust'appunto il vostro, così come il mio e quello di tutti.
Senza farla troppo lunga: tanta spesa, tanta crescita, tanto reddito!
Essipperchè se il lavoro lo dà l'Impresa, il reddito lo paga chi fa la spesa.
Eppoi occhio. Tutta 'sta spesa ci affranca dal bisogno. Si insomma non ci prenderanno per fame.
Anzi, per non continuare a fare debito, potremo addirittura acquistare meno senza soffrirne.
Un occasione da non perdere. Daje, tirate fuori quello che avete in corpo, occorre saper gestire lo spazio che sta tra il bisogno e l'affrancamento.
Ta tatà: il magistero sociologico hanziano, istituito contro la seduzione, sta lì per quello. Pure quello socialista che, della sobrietà del bisognoso, ha fatto virtù. Ci metto un pizzico di pedagogia economica: in quel "mai satollo" sta la forza, altro che debolezza.
Pronti?
Via!
Ai sedotti: abbandonate la spesa di passione ed emozione; date un bacio, guardate un bel tramonto sono pasti gratis.
Non male! Come a quelli in sovrappeso toccherà ridurre la spesa alimentare. Così verrà a mancare pure quella del fitness,
Per quelli in, alla moda, c'è un modo: l'orgoglio out.
Il 3x2 acquistato in tre si fa ancor più conveniente.
Se baratto l'usato lo riusano. Io uso il loro.
Beh, se con una fava si possono acchiappare due piccioni, con la spesa ai "saldi" pure tre.
Okkei, così si risparmia, si può pure guadagnare però: con Airbnb, Uber, Blablacar si fa addirittura profitto. Mettono a disposiziene piattaforme internet che consentono di trasformare i beni di consumo durevoli**, magari sottoutilizzati, in beni di investimento da mettere sul mercato.
Si incassa Gente: guadagna l'offerente, risparmia il richiedente. Tutti e due rimpinguano il borsellino.
Alt! Tempo scaduto, nel tempo di Twitter, sennò ci bannano.
Essì cari virtuosi, ci tocca la temperanza. Porc, cosa mi tocca dire!
Comunque, finito il tempo delle dritte sapienti, dei propositi, con quelli del condominio tocca fare opera d'ingegno e pure in fretta.
D' ingegno, con quelli del condominio dici? Beh come dite voi a Milano: "Ghe pensi mi"!
Va e torna, tira fuori un elenco con nomi ed indirizzi: Sandleriten, Matteotti, Winarsky, Babel, Professor Jodl, Reisman, Somogyi, Reuman, Metzleinstaler, Herweg, Karl Seitz, George Washington, Speiser.
Sapete chi è tutta 'sta gente? Altri “Hofe”, cugini di questo dove stiamo. Altri condomini. Ci abita tutta brava gente, pure borghesi medi e piccoli, salvo nel penultimo che è d'altra razza, con la puzza sotto il naso.
Conosco i caposcala, stanno già all'erta.
Stai dicendo che faranno pure loro quel che s'ha da fare per convincere quei 40.000 che passano per quelle scale a stare al gioco?
Beh, te ne accorgerai quando i bottegai viennesi ti intaseranno la cassetta della posta con offerte scontatissime. Altro che Groupon.
Fermi, fermi, Noi non acquistiamo. A noi tocca fare "Domanda", a chi fa commercio tocca acquistarla. essipperchè hanno più bisogno loro di vendere che noi di acquistare!
Non è un vanto ma un Business Plan***: "i Consumatori fanno Impresa". Dategli un'occhiata, c'è tanto lavoro da fare e....di questi tempi!
Eggià, a Vienna, si sa, quando una cosa può accadere, accade.

* il più famoso giornale di strada di Vienna.
Nato nel 1995 da una cooperativa di assistenti sociali e giornalisti,Augustin è diventato nel corso degli anni il giornale di strada con la più alta tiratura nei paesi di lingua tedesca, di 30.000 copie.
La rivista viene venduta da circa 450 persone con difficoltà economiche o impossibilitate a lavorare, come per esempio senza tetto, disoccupati di lungo periodo o  persone richiedenti asilo politico. La metà del prezzo di copertina (€ 2,50) va direttamente al venditore.

** Per chi affitta, nei week end, la casa al Karl Marx hof fa il prezzo pure la Storia.
*** Mauro Artibani, La domanda comanda, verso il capitalismo dei consumatori, ben oltre la crisi. Aliberti editore, pag 201
Mauro Artibani