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martedì 20 novembre 2018

DRAGHI, IL VIRTUOSO DEL VECCHIO VIZIO


L'output UE, quel potenziale di crescita della zona euro, sembra risalito rispetto ai minimi toccati durante la crisi finanziaria di dieci anni fa, non andando però oltre i valori precedenti la crisi.
Che dire: tutte 'ste politiche monetarie hanno fatto più o meno il minimo sindacale. Sic!
Gira in giro pure un report: riferisce come il piano di acquisti di titoli della Bce abbia avuto "effetti trascurabili" sulle disuguaglianze nella ricchezza complessiva e, nel contempo, "considerevolmente contribuito a sostenere le famiglie più deboli", spingendo i nuclei a basso reddito verso l'occupazione.
Sarà vero?
Beh, questo aspetto era stato già messo in rilevo dal presidente Mario Draghi nella conferenza stampa, al termine dell'ultimo Consiglio direttivo. Smentisce che la linea morbida abbia favorito alcuni Stati rispetto ad altri, giammai! A trarne beneficio sono state "le famiglie a basso reddito e con meno liquidità".
L'eurocoin - questo dire lo misura - fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell'area euro, che sale da 0,52 a 0,54.
L'indicatore, si legge, continua a essere sostenuto dal graduale rafforzamento della dinamica dei prezzi.
Hai capito hai! Lo giuro, è stato il Draghi quel portatore sano del vecchio vizio di riconoscere a quegli "intoccabili" delle Imprese la generazione della ricchezza. Con le reflazione ha represso la deflazione deflazionando il potere d'acquisto; con la ciambella del liquido monetario ha tenuto a galla le imprese improduttive.
Non paghi, quelli del Consiglio Bce hanno confermato l'intenzione di continuare a fornire un forte stimolo monetario. Già, magari per mitigare gli oneri dei debiti sovrani attraverso l'inflazione?
Bella no?
Si, se ne mitiga l'onere con quell'inflazione che, riducendo quel già malmesso potere d'acquisto, rende più poveri; gli Stati dovranno rifare debito per sussidiare questi deboli che lo saranno ancor di più: pressappoco una partita di giro!
Beh, ad esser pignoli un' inflazione non basta per dopare il ciclo economico ampliando l'output gap. Ce ne vogliono due: la prima con il sostegno alla domanda dei consumatori, artatamente generato per non far scendere i prezzi; la seconda nel rendere possibile uno tsunami di investimenti improduttivi, creati dalla falsificazione del calcolo economico attraverso la soppressione dei tassi d'interesse, buono per salvare aziende decotte e la loro improduttività.

Beh, meglio di così... se non si muore "si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie."
Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 17 aprile 2018

IL CAUP, MEGLIO DEL CLUP: HURRA'!


Nell'economia della produzione viene ritenuto possibile distinguere tra salari nominali e quelli reali.
Giust'appunto, i primi sono la quantità di moneta che il lavoratore riceve in un'unità di tempo.
I secondi, la quantità di beni e servizi che quel lavoratore può acquistare con il salario ricevuto.
Tutto bene quando il denaro guadagnato con il lavoro risulta pari al potere d'acquisto necessario per fare tutta la spesa che occorre a smaltire quanto quello stesso lavoro ha prodotto per poter ri-produrre fornendo continuità al ciclo.
Già, a meno che l'inflazione, quando si mostra, attenti quell'equilibrio.
Stesso squilibrio pure con la deflazione, dite?
Vero! A meno che, magari al grido di "Pazienza, costanza e prudenza"*, questa puzzona la si scongiuri con le politiche di reflazione, messe in campo ad arte, con l'intento di alterare il meccanismo di formazione dei prezzi strapazzando il potere d'acquisto.
A meno che... poi con il credito si dia soccorso a quell'acquisto: nel dicembre 2017, negli Usa,
il credito al consumo risulta eumentato a un tasso annualizzato di del 5,8%; 18,45 miliardi di dollari sul mese precedente.
Il debito associato alle carte di credito è salito a dicembre a un passo annualizzato del 6%. I debiti legati a prestiti studenteschi o per l'acquisto di un'auto, il cosiddetto credito non-revolving, sono aumentati al tasso annualizzato del 5,7%.
Bella no?
Beh, per porre riparo alla insufficienza del salario reale, nell'economia dei consumi, deve trovere riferimento un accrocco nuovo di zecca: condizione necessaria e sufficiente a che il meccanismo economico giri al meglio, per generare ricchezza, le imprese devono attrezzare business che consentano di fare profitto se e quando, con l'acquisto delle loro merci, viene rifocillato il potere d'acquisto dell'acquirente.
Ci sono grandi Aziende** che già lo fanno; si, cosi come gli utili.
Pressappoco, insomma, un salario di scopo.
Ecchè scopo! Buono per ridurre pure il margine di capacità inutilizzata nell’economia e non dover ridurre i salari nominali di chi vi lavora.
A presidio e misura del salario reale, l'impresa deve farsi carico di parti del Costo dell'Acquisto per Unità di Prodotto (CAUP).
Quasi come il caro vecchio Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP) che ancora misura il salario nominale.
Eggià, se con il secondo si calibra la produttività della singola azienda, con il primo si può governare la produttività dell'intero sistema economico.


* Pazienza, costanza e prudenza nella conduzione della politica monetaria al fine di assicurare il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo prefissato. Così Mario Draghi afferma nell’editoriale pubblicato nel rapporto sull’attività della Bce nel 2017.

** Ikea, le Free Press, Groupon, gli Outlet, AirBnb, Uber.

Mauro Artibani, l'Economaio

mercoledì 28 dicembre 2016

CACCHIO, FERMATE 'ST'ESPANSIONE MONETARIA

Il rialzo dei prezzi dello 0,5% dei beni ad alta frequenza di acquisto significherà pagare, in termini di aumento del costo della vita, 76 euro in più su base annua a famiglia. E' quanto calcola l'Unione nazionale consumatori, dopo la diffusione dei dati Istat.
Una coppia con 1 figlio pagherà nei dodici mesi 72 euro in più, un pensionato con più di 65 anni sborserà 40 euro, 40 euro anche un single con meno di 35 anni, 58 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni.
Non paghi, quelli dell'Unc hanno stilato la classifica delle città più e meno care d'Italia. "Sono 5 su 19 le città capoluogo ancora in deflazione. Nonostante fossero 9 nel mese di ottobre, è significativo che la deflazione permanga a Milano e Roma".
Il record della deflazione a Torino, dove l'abbassamento dei prezzi dello 0,2% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 95 euro su base annua in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto delle città meno care, Roma, con una deflazione dello 0,2% ed una minor spesa annua di 82 euro. Al terzo posto Potenza, dove una tradizionale famiglia di 4 componenti risparmierà 64 euro (-0,2%).
Credo banalmente che chi spende a Torino stia meglio di chi sta in quel di Roma, meglio ancora di chi spende a Potenza; meglissimo del resto degli italici abitanti.
Peggio invece stanno quelli che pure gli Industriali hanno infine scorto: Confindustria ha reso noto che il numero dei poveri assoluti risulta pari a 4,6 milioni, in crescita del 157% rispetto al 2007.
Colpa di quei satanassi di "inflazione/deflazione" dunque?
Colpa un cacchio, tutteddue sono dispositivi del mercato efficiente, idonei a tenere proprio l'equilibrio tra domanda ed offerta, solo che....
Solo che la crescita si fa con la spesa, non con la produzione: così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.
Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.
Così si dovrebbe fare; Loro invece fanno cosà: con l'espansione della liquidità monetaria alterano il meccanismo di formazione dei prezzi; alterando il funzionamento di quei dispositivi rendono il mercato opaco ed inefficiente, così come il potere d'acquisto.
Glielo dite voi a quelli della Bce di smetterla?
A tal dire, Gary North, con sconcerto prende e domanda: "Quale servizio produttivo deve aver svolto la persona, che esercita la domanda, al punto da ottenere denaro?"
Beh, quella domanda fa il 60% del Pil quindi, per fare la crescita, il domandante viene sottoposto pressappoco ad un obbligo. Per il servizio produttivo: con la spesa trasforma la merce in ricchezza, consumando l'acquistato fa riprodurre, da' continuità al ciclo, sostanza alla crescita. Per farlo impiega risorse scarse.
Le basta caro Gary?

Mauro Artibani



martedì 6 dicembre 2016

QUANNO CE VO CE VO

Paraponzi ponzi pò, ci risiamo: L'inflazione a novembre "torna in terreno moderatamente positivo (+0,1%), ma questo non impedirà di archiviare un 2016 caratterizzato da una dinamica di deflazione".
Lo afferma il presidente della Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, sottolineando: "ci auguriamo che questo segnale possa rappresentare l'avvio di una graduale ripresa dei prezzi, ma su questo auspicio pesa come un macigno la debolezza dei consumi, come testimoniato dalla dinamica delle vendite al dettaglio dell'Istat, che per i primi 10 mesi dell'anno indicano una stabilità assoluta in valore e addirittura un calo in volume (-0,6%)".
Poi non pago chiosa: "Anche per raggiungere una fisiologica crescita dei prezzi è quindi necessario sostenere i consumi. I successi delle ultime manifestazioni commerciali (black friday) fanno capire come sia indispensabile avere un commercio libero di agire, senza vincoli o ostacoli che ne limitino le opportunità, come invece continua ad accadere a livello sia nazionale sia locale".
Sostegno alla domanda per far crescere i prezzi? Beh, nel mondo ci sono 2,1 miliardi di persone obese o in sovrappeso, non basta? Non bastano, a lor Signore, nemmeno tutte le tecniche e le politiche di reflazione che stanno in campo alla bisogna? Si, insomma l'obsolescenza programmata, la moda che passa di moda, l'usa e getta, la pubblicità, il marketing, il credito al consumo fino alle politiche monetarie lasche che hanno fatto lievitare il debito del mondo a 200.000 miliardi di $, segnandone il picco.
E se facessimo scendere invece i prezzi, per rifocillare quel potere d'acquisto che da sostegno alla domanda?
C'è già chi lo fa: Ikea, le free press, Groupon, Airbnb,Uuber.
Vuole altro?
Magari questo proposito:
"Ho questa visione che fra 5 o 10 anni non si pagherà niente per viaggiare con la RyanAir".
Lo pensa l'amministratore delegato della più grande compagnia a basso costo d'Europa. Invece di guadagnare con i biglietti aerei, farebbe i suoi profitti raggiungendo accordi con i ristoranti, i caffè e i negozi degli aeroporti, per ottenere una parte dei loro ricavi. "Siamo noi che portiamo i clienti agli esercenti degli aeroporti. E gli aeroporti sono ormai diventati come dei centri commerciali. Per cui penso che in futuro una proposta del genere possa avere un senso. Forse non la accetteranno subito tutti gli aeroporti o tutte le compagnie aeree. Alcuni degli aeroporti più piccoli di cui ci serviamo possono trovare questa proposta di mutuo interesse". Con un sistema simile avremmo voli sempre pieni e tutti contenti: i passeggeri, le linee aeree e gli esercenti".
Beh, c'è insomma chi ha già fatto e chi si accinge a fare.
Lei, nel frattempo cosa intende fare?
Essipperchè, è bene tenere a mente come la crescita si faccia con la spesa e, se i denari che vengono dal lavoro non sono sufficenti a farla, aivoglia a deflazione!

Mauro Artibani



martedì 19 aprile 2016

LA CRESCITA SI FA CON LA SPESA, NON CON L'INFLAZIONE

"Il 2016 non sarà meno foriero di sfide per la BCE. Le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza. Dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche". Così dice Mario Draghi, presidente della Bce, nell'introduzione al rapporto annuale 2015 dell'istituto di Francoforte:"Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock. In questo il nostro impegno a onorare il mandato conferitoci continuerà a rappresentare un’ancora di fiducia per i cittadini d’Europa".
Persistenti forze disinflazionistiche?
Fiuuuuu! Forzati della dietrologie, c'è pane per i vostri denti, datevi da fare.
Dove stanno? Quali sono? Cosa vogliono ottenere?
Vi do un aiutino: stanno nel mercato, sono quelli che fanno la spesa, reclamano la possibilità di poter continuare a farla.
Si, insomma quella deprecabile gente, prodica e men che mai satolla. Quella che, pur affrancata dal bisogno, con quel fare fa il 60% della crescita economica. Si, insomma, quelli della "spesa privata", privati del reddito sufficente a farla. Nella fattispecie, i cittadini dell'Ue.
Proprio quelli che i Nostri vogliono favorire con i tassi bassi per poter spingere l'inflazione.
Lo dice Ignazio Visco, di Bankitalia: "Bassi tassi nominali potrebbero far male ad alcune istituzioni ma sono necessari per il rafforzamento della crescita, l'aumento del reddito disponibile e della spesa, e in ultimo dell'inflazione".
Dice pure il vice Draghi, Vitor Constancio: "La Bce ha fatto...e continuerà a fare ciò che è necessario per perseguire l'obiettivo della stabilità dei prezzi che ora prevede anche cercare di incoraggiare la crescita.
Vediamo di venire a capo del bandolo della matassa che sta dietro queste dicerie: Io che a furia di cibarmi sto in sovrappeso, che vesto alla moda che passa di moda e per andare da qui a lì lo faccio in Suv, se dispongo di 100 euro per fare la spesa e sul mercato ci sono merci per un valore di 120 euro, manco di poter acquistare il tutto e fare tutta la crescita possibile.
A fronte di questa mancata crescita:
Loro, abbassano il costo del denaro affinchè io lo prenda e lo spenda, così non scendono i prezzi. Anzi salgano (inflazione).
Io, affrancato dal bisogno, non ho convenienza alcuna ad indebitarmi per acquistare sovrappiù, ancor meno quando, con l'inflazione, costa di più (deflazione).
Loro hanno il mandato istituzionale della stabilità dei prezzi, situata attorno al 2% (gulp), a cui si attengono per fronteggiare quelle intravviste persistenti forze disinflazionistiche.
Io mi sforzo di dover pareggiare il conto. Se per loro i prezzi sono stabili se aumentano del 2% devo spendere un 2% in meno per tenere stabile il potere d'acquisto.
Si sta ficcati insomma dentro un ginepraio, di interessi confliggenti, che gira in tondo minando ancor più la crescita, dimentichi che inflazione e deflazione "per me pari son".
Giust'appunto dispositivi, ad uso del mercato efficiente, per ripristinare l'equilibrio quando risulta alterato il rapporto domanda/offerta. Equilibrio che occorre garantire per ottimizzare l'impiego dei fattori produttivi.
Equilibrio possibile mediante la gestione attiva del "processo di consumazione" che gli arrangi, tentati per manomettere, l'inflazione hanno tentato di scalfire.
Si rende pertanto evidente dover riconsiderare l'efficacia delle politiche di reflazione adottate, alla luce degli imperativi che regolano l'equilibrio nell'economia dei consumi:
  • Quel che viene prodotto deve essere consumato.
  • Produttori e consumatori debbono disporre dei mezzi di esercizio per poter dispiegare per intero il loro ruolo.
  • La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.
A chi parrebbe di poter scorgere, in questo azzardo, la possibilità di andare oltre quell'ineffettuale già fatto, scorga, scorga pure.

Mauro Artibani



martedì 15 marzo 2016

EGGIA', DEFLAZIONANDO SI IMPARA!

Secondo l’economista di Harvard Niall Ferguson il mondo è malato di deflazione e gli obiettivi in fatto di prezzi al consumo stabiliti dalle banche centrali sono ancora ben lontani dall’essere raggiunti. “Le banche centrali ci hanno detto per decenni che potevano spingere l’inflazione quando e come volevano. Scopriamo come non sia così, la crescita sarà più bassa anche per chi procede e i banchieri hanno sbagliato. Dorothy scopre solo alla fine come, il Mago di Oz, sia solo un povero ometto, proprio come la Janet Yellen, la presidente della Federal Reserve, solo una povera donnetta”.
La mette giù dura, i fatti del mondo sembrano dargli ragione: Dopo nove mesi, i prezzi sono tornati a scendere. A febbraio in Europa -0,3% rispetto allo stesso mese del 2015. In calo il carrello della spesa. Nuova pressione sulla Bce di Draghi che dovrà intervenire di nuovo per far risalire l'inflazione verso l'obiettivo del +2%.
Già, la deflazione, se ne parla e straparla; la si nega, la si invoca.
Cos’è, cosa fa? Ma soprattutto del “male” è causa o effetto?
Beh, la deflazione la si può definire quel dispositivo del mercato efficiente, buono per ripristinare l'equilibrio di prezzo tra domanda ed offerta, in presenza di un eccesso di capacità produttiva ovvero di redditi insufficienti.
Per la vulgata economica è invece danno. Danno derivato dalla riduzione generalizzata dei prezzi, che rimanda gli acquisti, generando stagnazione economica e recessione.
Danno perchè vengono a ridursi gli utili delle aziende ed i redditi di chi lavora.
Il contrasto operato dalle politiche reflattive tenta di ridurre questi danni.
Ahi noi: invertire la caduta dei prezzi, mediante politiche monetarie e fiscali, gonfia il debito.
Debito privato e debito pubblico che avvicina pericolosamente la soglia di innesco di quella che Irving Fisher teorizzò come Debt-Deflation: quell’inferno economico abitato da gente e istituzioni che quanto più pagano per rimborsare il debito, tanto più si trovano gravati di debiti.
Si tenta con le tecniche di reflazione, insomma, di rimuovere gli effetti della deflazione misconoscendone le cause.
Per Lor Signori sembrano essere i prezzi più bassi, non i bassi redditi, a tagliare gli acquisti!

Mauro Artibani



martedì 8 marzo 2016

LA CRISI, L'INCASTRO PERFETTO E I FORCONI

Se gli attori economici, nella fattispecie quelli che mettono in scena la spesa aggregata, si sono inzeppati di debiti ben oltre il lecito per fare la crescita, ci si ritrova in mezzo ad un guaio. Guaio che ne riduce l'azione e che la deflazione conclama. Gli ultimi dati pubblicati, sui prezzi al consumo, in Francia e Spagna, sono un indice chiaro di come l’area euro sia entrata in una fase di deflazione a febbraio. In Italia pure. Secondo le stime preliminari dell'Istat, l'inflazione è diminuita dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua. Le vendite al dettaglio in Germania hanno registrato un aumento dello 0,7% su base mensile e una contrazione dello 0,8% su base annuale.
La deflazione, con il conseguente aumento del valore del denaro, inquieta gli inguaiati possessori di quei 200.000 mld di $ di debito che vedono aumentare il costo della remissione.
L'arrembaggio, all'arma bianca, dei Policy Maker verso i deflattori si fa risoluto e senza sconti: il quantitative easing, come se piovesse, azzera il costo del denaro. Più sconto di così si muore!
Buono per far aumentere la spesa, quindi i prezzi, quindi l'inflazione per diminuire il costo del debito. Meglio di così si muore!
Non prendete denaro da spendere perchè non ne avete bisogno in quanto affrancati dal bisogno?
Non prendete denaro perchè avete l'invenduto che straripa in magazzino e non avete voglia di investire per produrne altro?
Peggio per voi, la pagherete cara.  Alla riunione del 10 marzo la Bce dovrà suonare la carica. Mario Draghi ha già promesso che la banca centrale “non esiterà ad agire”.
I Previsori dicono che la Bce continuerà ad aumentere la potenza e la capacità del programma di acquisto di titoli di Stato e altri asset. Non pago, farà ancor di più, taglierà ancora di almeno lo 0,1% i tassi di deposito, portandoli al - 0,4.
Ritirerete allora i soldi depositati, tassati dalla banca per metterli sotto il materasso?
Bene, se volete la guerra, che guerra sia!
I Nostri stanno organizzando la sparizione del denaro di carta per sostituirlo con un file da tenere in banca.
Cavolo, un file di denaro non si può mettere sotto il materasso! Per poterlo impiegare devi solo spenderlo!
Et voilà, l'incastro perfetto. L'ultima spiaggia per ravvivare l’inflazione che svaluta il debito.
S'ha sperare che quelli dei forconi si divincolino spaccando omeri e facendo pisciar sotto tutti?
Bando alle ciance, in una economia sana il debito si rimette con la crescita altrochè sobillando inflazione; meno ancora con i forconi.
Già, la crescita, quella fatta da quegli eroi che, proprio con la spesa, generano ricchezza per tutti.
Non tocca rimirare gli eroi, fare in modo invece che possano continuare a farlo anzichè perder tempo a rimirarsi.
In una economia fortemente integrata a livello globale i segni del rimirarsi si mostrano in ogni dove. Pechino prevede di tagliare 1,8 milioni di posti di lavoro nel settore siderurgico e quello del carbone, all'interno di un piano che punta alla riduzione della sovracapacità industriale.
Eggia, questi, per riaggiustare i conti, la spesa non la fanno, la tagliano. Pure quelli che hanno hanno speso per acquistare di tutto e di più ora nicchiano poichè se con l'iflazione si riduce il loro debito, si riduce altrettanto la capacità di spesa.
Si, dannazione, deflazione e inflazione per me pari son.
Toh, un pertugio: se e quanto viene prodotto e offerto al mercato trova domanda adeguata, si genera tutta la ricchezza possibile. Tutti quegli eroi del mercato reclameranno una madaglia, per cotanto fatto. Nessuno potrà negargliela.
La condizione necessaria e sufficiente perchè si arrivi a decorare quei Tizi e quei Caii sta nel riallocare quella ricchezza in ragione del loro concorso alla spesa, così da poter continuare a farla. Farlo rimette a regola il dispositivo deflazione/Inflazione, generando una crescita senza zavorre di sorta, mettendo pure i forconi in resta!

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.wordpress.com

martedì 9 febbraio 2016

DEFLAZIONE, I NOMI DEI COSPIRATORI

Senza le misure messe a punto dalla Bce l’anno scorso, ha ricordato con orgoglio Draghi, “l’area euro sarebbe finita in una deflazione piena e i prezzi quest’anno sarebbero calati ad un ritmo anche più forte. La crescita sarebbe stata significativamente più debole“.
Gulp, ma la crescita non si fa con la spesa, proprio quella che invece le politiche di reflazione messe in campo limitano?
Non pago, il giorno dopo insiste.
Nell'economia globale esistono diverse "forze che cospirano ( o forse "concorrono" ndr) per tenere bassa l'inflazione", citando in una conferenza a Francoforte temi come l'indebolimento ciclico di petrolio e materie prime e i cambiamenti demografici.
"Queste forze possono rallentare il ritorno dell'inflazione ai nostri valori obiettivo. Ma non ci sono motivi per i quali dovrebbero portare ad una inflazione permanentemente più bassa".
Cospirazioni, quindi, vediamo: l'Arabia saudita che non vuole tagliare la produzione o l'Iran che vuol tornare a vendere petrolio? La Cina, che ha rallentato l'acquisto di materie prime, riducendone i prezzi? L'inceppo demografico dei renitenti al coito?
Orsù, chi sono i veri cospiratori?
Beh, suppongo siano tutti quelli che traggono vantaggio dai prezzi più bassi.
Non credo sia dietrologia escludere dal novero dei cospiratori i disoccupati e gli incapienti che già mancano di fare la spesa, con o senza i prezzi bassi.
Non escluderei invece i vecchietti con la pensione al minimo, i giovani con sempre la stessa paghetta, i grandi che hanno redditi da lavoro insufficenti. Tutta gente che, con i prezzi più bassi, potrebbero rifocillare il potere d'acquisto.
Essipperchè la regola della crescita dice: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
Beh, se tanto ci da tanto o le Imprese accettano la regola e si adeguano, o lo fa la deflazione senza chiedere il permesso ad alcuno!
Quando produzione e consumo avranno raggiunto un equilibrio attraverso l'adeguamento dei prezzi allora e solo allora, d'accordo con Draghi, verranno a mancare quei motivi a sostegno di una inflazione permanentemente più bassa.

Mauro Artibani



lunedì 10 agosto 2015

C'E' UNO SPAZIO TRA DISOCCUPAZIONE E DEFLAZIONE

Stabile in giugno il livello della disoccupazione in Europa : il dato diffuso oggi da Eurostat mostra che il tasso e' stato pari all'11,1% nell'Eurozona e al 9,6% nell'Ue a 28 paesi. In entrambi i casi, il dato e' invariato rispetto a maggio ed e' in calo rispetto a un anno prima. In Italia e' tornato a salire al 12,7%. Resta piu' elevato il livello della disoccupazione registrata fra i giovani sotto i 25 anni : il 22,5% in Eurozona e il 20,7 in Ue. In Italia e' al pari al 44,2%. Il mese scorso, i disoccupati europei erano 23,296 milioni di cui 17,756 nei 19 paesi della moneta unica. L'Italia e' fra i paesi che hanno registrato un aumento rispetto al mese scorso attestandosi al 12,7% e al quinto posto in Europa, dietro a Grecia, Spagna, Cipro e Croazia.
Ricapitolando:
Ai disuccupati di tutte le età mancano i denari per fare la spesa.
Quando non si può fare la spesa, quelli che ancora lavorano produrranno più di quel che il mercato chiede.
Quel sovrapprodotto renderà poco produttivo quel lavoro.
Se si riduce il valore di quel lavoro, si ridurrà il suo remunero.
Quei magazzini delle Imprese, pieni di invenduto, svalutano il valore delle merci.
Se non fosse una bestemmia si potrebbe ambire alla deflazione dei prezzi, buona per rifocillare il magro potere d'acquisto di chi deve fare la spesa.
Tal esecrabile accadimento rimetterebbe in gioco tutti. I Produttori svuotano i magazzini, chi lavora riduce il sovrapprodotto, chi non lavora può sperare di poter nuovamente lavorare: tutto bene!
Per tutta risposta, in base ai dati Eurostat la rilevazione preliminare sull'inflazione nell'Eurozona risulta in crescita dello 0,2% su base annuale nel mese di luglio. Dopo la crescita dello 0,2% di giugno e dello 0,3% rilevata a maggio, risultando in linea con le attese degli analisti. L'indice Core si attesta al +1% a/a lievemente superiore alla rilevazione precedente fissata su un indice dello 0,8%.
Vuoi vedere che tutte le politiche di reflazione fin oggi messe in campo, l'ultima con il Quantitative Easing dalla Bce, stanno impallando il ganglio vitale dell'Economia di Mercato? Là, dove si formano i prezzi.
Essipperchè, tutta quella liquidità immessa nel sistema economico non fa fare il prezzo allo squilibrio che si mostra tra domanda e offerta.
Signori Policy Makers, accidenti a voi: per ripristinare il corretto funzionamento dello scambio nell'Economia dei Consumi, dove l'offerta risulta strutturalmente in eccesso, s' ha da acquistare la domanda. La deflazione può risultare uno dei modi per farlo.
Non si venga a dire che, se scendono i prezzi, vengono rimandati gli acquisti in attesa di ulteriori cali. Tutto il comparto Hi-Tech, ficcato dentro una deflazione strutturale, fa il pieno di vendite con il prezzi al ribasso.
Chedete a quelli che lavorano negli Store di Apple, la fatica che fanno per dare il resto a tutti.

Mauro Artibani


venerdì 30 gennaio 2015

IL BLUFF DEL QUANTITATIVE EASING

Scende il prezzo del petrolio: bene!
Costa meno girare in macchina, aumenta il potere d'acquisto; costa meno fare merci. Va bene per chi le produce e chi le acquista.
Scende il prezzo dell'Euro: bene!
Migliora la bilancia commerciale Ue, ancor di più la capacità competitiva delle imprese continentali.
Avanti tutta per la crescita con la deflazione allora?
Macchè, si fa in tutt'altro modo.
L'atteso annuncio arriva dalla conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi, successiva al direttivo dell'Eurotower. La Banca centrale europea interviene per il rilancio dell'economia con un massiccio programma di acquisto titoli, per l'importo di 60 miliardi di euro ogni mese a partire da marzo. Il programma di quantitative easing (allentamento quantitativo) consiste nell'aumento della quantita' di moneta in circolazione tramite l'acquisto di titoli di Stato e altre obbligazioni.
L'obbiettivo: contrastare i rischi di deflazione, riportando il tasso di inflazione verso il 2%, e agevolare il credito.
Il conforto, a Draghi, per cotanto fare si spreca: Le misure della Bce daranno piu' certezze e piu' potere di acquisto permettendo anche ai cittadini di spendere di piu'.
Per tutti dice il ministro dell'Economia, Piercarlo Padoan, in una conferenza stampa a Davos: "Per un cittadino italiano cambia, c'e' piu' potere di acquisto e piu' certezza per il futuro. Quindi ci sono buone ragioni per aumentare la fiducia nel futuro e quindi l'invito a famiglie e imprese, che nel frattempo stanno aggiustando i loro bilanci, e' quello che si puo' iniziare a spendere di piu' e le imprese a investire di piu', tenendo conto anche del calo delle tasse".
Con cotanto dire si intende dire: sostegno alla domanda per acquistare, far vendere e ri-produrre.
E qui c'è il bluff: si dice sostegno alla domanda, magari con il debito, si intende dire sostegno ai prezzi.
Essipperchè, se il sostegno alla domanda si ottiene già deflazionando, all'opposto il sostegno ai prezzi si tenta reflazionando.
Giust'appunto si tenta. Seppur lecito tentar di dar sostegno ai prezzi, il farlo si mostra inefficace e qui sbandano le politiche monetarie.
Quale sostegno avrà quella domanda, per fare la crescita, quando a regime i prezzi saranno aumentati supperggiù del 2%?
Quale sostegno avranno le Imprese per vendere, da quei prezzi che non fanno spendere?
E, ancor di più, perchè gli abitanti del vecchio continente, abbondantememente affrancati dal bisogno, dovrebbero trovare conveniente spendere a debito per dar sostegno ai prezzi?

Mauro Artibani



giovedì 20 marzo 2014

Due crisi, una soluzione



Visti gli atti e i fatti di questa crisi; visti i vizi e gli stravizi degli Agenti Economici coinvolti;  sconquassata la produttività totale dei fattori: cacchio, del doman non v'è certezza.
Già, i fattacci dei fattori: si ferma la spesa, si ferma il  Consumo; se poi il Capitale sottoremunera il Lavoro perchè sovrapproduce,  fa aumentare ancor più il sovrapprodotto.
Oplà, bassa la produttività del quel capitale, mortificata quella del lavoro; addirittura inagibile quella del consumo; non se la passa meglio un altro agente, la Terra, ch'eppur monopolista del monopolio sconta produttività al collasso.*
Fiuuuuu! In questo tempo impervio altro che crisi: crisi doppia, quella della produzione e quella della generazione. 
Si, insomma quella economica e quella ecologica; la sovraccapacità della prima, il sovraccarico della seconda. 
Per porre rimedio al danno, da decenni si è ritenuto dover fare politiche monetarie, scagliando bombe di reflazione  contro la deflazione, ottenendo l'effetto collaterale di sterilizzare il suo contrario: l'inflazione.Gulp!
La deflazione invece ringalluzzita sta lì, incombe, in barba ai Policy Maker. Teniamolo a mente. 
Incombe ancora la sovrapproduzione, tutta. La Terra, addirittura, inciampa contro un'impronta tanto profonda da farle lo sgambetto. La crisi degenera in crisi di sistema, tanto che nemmeno la solita crescita riesce a debellarla. 
Quella crescita che mostra la corda, che per rifocillarsi  ha bisogno di trovare nuovi equilibri. 
Nuovi, appunto, per dare risposta pure a chi, con fiero cipiglio, dubita della crescita senza se, senza ma. 
Bene, chi tra gli anzidetti agenti, sarà in grado di dare adeguata risposta a tal imperativo?
Ci sono i Consumatori. Possono vantare un sacco di credito e passare quindi all'incasso. Quel ristoro, buono per rifocillare il potere d'acquisto che serve a fare quella spesa in grado di scongiurare la deflazione.
Già, occorre remunerare quella spesa. Giammai con l'aumento del reddito che aumentando il costo del lavoro fa danno alla produttività; con la riduzione dei prezzi, invece, l'impresa aumenta quella capacità competitiva che smaltisce le sovraccapacità per tornare a fare utili.
Si dirà: pure questa è deflazione.** 
Già, programmata però!
Ordunque, così si può tornare alla crescita; per farla "buona" occorre fare altro.
E, se è pur vero che la domanda comanda, non si può riposare sugli allori: oltre gli onori ci stanno gli oneri. 
Per farla breve, occorre mettere in campo la responsabilità; condita con un po di convenienza, meglio!
Responsabilità, appunto, e se domanda s'ha da fare che domanda sia. Di merci ipoenergivore ed eco-compatibili, finanche immateriali, per alleggerire il sovraccarico antropico.
Lunga vita alla Terra, insomma e godere a lungo i ristori economici che si intravvedono.
Ci sono i termini per un' alleanza che non t'aspetti con questa nuova Terra, agente generante il tutto ed accogliente grembo che poi smaltisce il residuo.
Questa Terra siffatta genera materia, il lavoro la trasforma in materiale, l'impresa ne fa poi merce, il Consumatore l'usa facendone un residuo buono da rigenerare. Il cerchio si chiude, il meccanismo gira e rigira, si genera ricchezza.*** 

*Allarme rosso: lo segnala la profondità dell'orma lasciata sulla terra "dall'impronta ecologica". La spia dell'improduttività, messa lì a misurare l'area biologicamente produttiva  necessaria per rigenerare le risorse impiegate dal genere umano e per riassorbirne i rifiuti prodotti.
 
**Alla faccia della perfida deflazione. Francesco Daveri riferisce che, tra il 1990 e il 2012 in Giappone i prezzi al consumo sono scesi del 12 per cento. Nello stesso periodo di tempo il Pil è salito complessivamente del 22 per cento. 
Caspita, tra aumento del potere d'acquisto ed aumento del reddito,  i consumatori con gli occhi a mandorla, ad occhio e croce,  hanno messo in tasca  un + 1,54 % l'anno e l'occupazione ai massimi. 

***Il dire di Bataille, in proposito, illumina: "a mio parere, la legge generale della vita richiede che in condizioni nuove un organismo produca una somma di energia maggiore di quelle di cui ha bisogno per sussitere. Ne deriva che il sovrappiù di energia dsponibile può essere impiegato o per la crescita o per la riproduzione, altrimenti viene sprecato."

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.wordpress.com
 http://www.mixcloud.com/enricopietrangeli5/love-peace-and-bike-puntata-numero-40/

lunedì 30 dicembre 2013

PER UN DOMANI FUORI DAL CUL



Già, il cul-de-sac del sistema economico.
Quella fattispecie che si è determinata quando i redditi da lavoro risultano insufficienti per acquistare le merci prodotte. 
Due le opzioni per andare oltre.
La prima, quella del mercato efficiente: deflazione, ovvero riduzione dei prezzi per aumentare il potere d’acquisto del reddito.
La seconda, quella del mercato sotto tutela: reflazione. Si acquista a debito: quello sollecitato dalle politiche monetarie; quello fatto dai consumatori, ficcato dentro l’economia ha tentato di surrogare quell’insufficienza fino a far saltare i conti.
Per uscire dall’impasse, si ficca dentro nuovo debito, quello pubblico, fragilissimo. 
Politiche keynesiane, quelle degli sgravi fiscali, ancor quelle di sostegno alla crescita hanno prosciugato le casse statali e la recessione economica non recede. Recede però la capacità dell’impegno pubblico di dare ancor sprone all’economia: deficit e debiti hanno il fiato grosso.
Si paventano default che sollecitano tagli di spesa. 
Il welfare traballa: tagli ai costi delle casse di previdenza, ai costi della spesa sanitaria, a quelli dei servizi sociali; meno lavori pubblici, riduzione di stipendio ai pubblici dipendenti.
D’acchito: pensioni e stipendi contratti, pezzi di sanità a pagamento, servizi assistenziali privati del sostegno pubblico. 
Ergo, aumenta la spesa privata, ancormeno reddito a disposizione: nuovo debito privato, minore capacità di sostenere la domanda; riduzione della capacità contributiva, debito pubblico incomprimibile, dal costo insostenibile.
Bene, anzi male, malissimo, però tant'è. 
Per un  domani fuori dal cul, auguri a tutti, tanti, tanti; tenendoci stretti, stretti!

Mauro Artibani
http://www.alibertieditore.it/?pubblicazione=la-domanda-comanda-verso-il-capitalismo-dei-consumatori-ben-oltre-la-crisi

giovedì 21 novembre 2013

ACCIDENTI, CI MANCAVA PURE LA DEFLAZIONE



Accidenti ci mancava pure la deflazione. Non si parla d'altro: c'è, non c'è? Fa bene, fa male?

Il leader degli industriali sottolinea la presenza di "una situazione di deflazione preoccupante" nel Paese. "Nonostante l'ultimo aumento dell'Iva, c'è l'inflazione in calo: significa che siamo in una situazione di vera e propria deflazione e questo è preoccupante". Il numero uno della Bce, Mario Draghi, che pur ha tagliato i tassi di interesse, non sembra altrettanto timoroso per il basso livello dei prezzi in un contesto di crescita fiacca. Un' indiscrezione del Frankfurter Allgemeine Zeitung, al quale una fonte anonima interna all'ECB avrebbe rivelato che Draghi sarebbe seriamente preoccupato del rischio deflazione in Europa, pur evitando di ammetterlo in pubblico.Cristian Marazzi da parte sua dice: la deflazione è un pericolo perché ingenera quell'effetto domino di stagnazione/riduzione dei salari nominali che non incentivano gli investimenti e che, di conseguenza, contribuiscono a ridurre ulteriormente la domanda aggregata. La spirale deflazionistica è deleteria: aiuta, ma per poco, una crescita orientata all'esportazione al prezzo però di una povertà dilagante. Crescita marginale a mezzo di povertà, ecco cosa è il rischio deflazione.

Beh, dopo tanto dire dico anche della filosofia, che sta nelle dichiarazioni di Jonathan Loynes di Capital Economics, secondo cui "se non puoi vincere qualcosa, devi imparare a conviverci e apprezzarla".

Essipperchè se la deflazione che si intravvede, quella che si teme, pure quella che si auspica, mostra incontroveltibilmente il fallimento di tutte la politiche di reflazione messe in campo per dare sostegno artificiale alla domanda, occorre fare di necessità virtù.

Già, non si può, ed ancor meno si deve, mortificare quel dispositivo del mercato efficiente buono per ripristinare l’equilibrio di prezzo tra domanda e offerta, quando si sta dinnanzi a un eccesso di capacità produttiva ovvero a redditi insufficienti a smaltire quella sovraccapacità.

Un maledetto danno, invece per i timorati della deflazione. Danno derivato dalla riduzione generalizzata dei prezzi, che rimanda gli acquisti, generando stagnazione economica e recessione. Danno perché vengono a ridursi gli utili delle aziende, i redditi di chi lavora e i tassi di interesse reali.

Per i dannati, il contrasto operato dalle politiche reflattive tenta di ridurre questi danni.

Ahinoi: invertire la caduta dei prezzi, mediante politiche monetarie e fiscali, gonfia il debito.

Si tenta, insomma, con la tecnica di rimuovere gli effetti della deflazione misconoscendone le cause: per lor signori sembrano essere i prezzi più bassi, non i bassi redditi, a tagliare gli acquisti!

Sia come sia, per chi sia interessato a voler disinnescare la deflazione occorre ridefinire l'equilibrio del mercato per dare, magari, a Cesare quel che spetta a Cesare.

In quel mercato, appunto, dove la crescita si fa con la spesa.

Essì, così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.

Tocca, insomma, allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.

Allocare? Si, dare la giusta dose di trippa ai gatti.

Quali risorse? Pressappoco 1500 miliardi l'anno: l'ammontare del Pil.

Chi fa la spesa? Quelli della domanda aggregata.

Come ripartire il remunero? In ragione del contributo alla spesa fornito da questi soggetti economici.

Toh, i consumatori da soli, di quella spesa, ne fanno il 60%. A tutti gli altri aggregati tocca il resto.

Remunerati per fare la crescita, insomma, che come sanno i più risulta incompatibile proprio con la deflazione.




Mauro Artibani

http://news.you-ng.it/2013/11/14/i-segreti-della-crisi-you-ng-intervista-mauro-artibani/

giovedì 30 settembre 2010

PER QUELLI DEL FOMC MEGLIO L’INFLAZIONE CHE LA DEFLAZIONE: GULP!


Alla riunione del Fomc* del 21 settembre il buon Ben ed i suoi, sono sembrati voler cambiare musica. Più che sulla congiuntura debole hanno infatti insistito sull’inflazione troppo bassa. In giro si mormora: si amplierà la base monetaria, arriveranno soldi per implementare l’inflazione: passare dall’1 al 2% non sarà la fine del mondo.
La solita politica economica deflattiva insomma, coerente con il mandato della FED: promuovere la stabilità dei prezzi e la piena occupazione.
Ma come…, ma porc…proprio nell’economia Usa, quella dipendente dai consumi per oltre il 70% del Pil, quella dove i Consumatori mancano di redditi adeguati per gli acquisti; proprio lì, per contrastare la deflazione che aumenterebbe il potere d’acquisto, si aumenta il costo degli acquisti?
Ma santiddio Ben, così si acquisterà ancora meno!
Tra i Produttori chi vorrà nuovamente produrre?
Dove si produrrà quel lavoro necessario alla piena occupazione?
Lo statuto della Fed sembra mostrarsi sostanzialmente inadeguato a fronteggiare la crisi.
* (da Wikipedia) Il Federal Open Market Committee ( Comitato federale del mercato aperto, FOMC) è un organismo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti e ne è il principale strumento di politica monetaria. Il FOMC regola la politica monetaria specificando l'obiettivo a breve termine ovvero decidendo il federal funds rate, ovvero livello dei tassi d'interesse negli USA. Presiede Ben Bernanke.

Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

giovedì 23 settembre 2010

LA DEFLAZIONE: DISPOSITIVO DEL MERCATO EFFICIENTE


La deflazione, già: se ne parla e straparla; la si nega, la si invoca.
Cos’è, cosa fa? Ma soprattutto del “male” è causa o effetto?
Diamo un’occhiata:
Quel dispositivo del mercato efficiente per ripristinare l'equilibrio di prezzo tra domanda ed offerta, in presenza di un eccesso di capacità produttiva ovvero di redditi insufficienti.
Per la vulgata economica è invece danno. Danno derivato dalla riduzione generalizzata dei prezzi, che rimanda gli acquisti, generando stagnazione economica e recessione. Danno perchè vengono a ridursi gli utili delle aziende ed i redditi di chi lavora.
Il contrasto operato dalle politiche reflattive tenta di ridurre questi danni.
Ahi noi: invertire la caduta dei prezzi, mediante politiche monetarie e fiscali, gonfia il debito.
Debito privato e debito pubblico che avvicina pericolosamente la soglia di innesco di quella che Irving Fisher teorizzò come Debt-Deflation: quell’inferno economico abitato da gente e istituzioni che quanto più pagano per rimborsare il debito, tanto più si trovano gravati di debiti.
Si tenta con la tecnica, insomma, di rimuovere gli effetti della deflazione misconoscendone le cause.
Per Lor Signori sembrano essere i prezzi più bassi, non i bassi redditi, a tagliare gli acquisti!

Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

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