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martedì 26 novembre 2019

IL LAVORO DI PRIMA E QUELLO DI POI

Il lavoro, nell'economia della produzione, produceva beni e servizi; merci insomma per dar ristoro ai bisogni. Chi lavorava, per il tempo e la perizia impiegati, riceveva un reddito che veniva speso per dare ristoro.... toh...ai bisogni. Tanti i bisogni, tante le merci da produrre per soddisfarli. Questo mirabile equilibrio mostrava il merito che verrà premiato da un reddito adeguato alla bisogna; meriterà la settimana corta per prender fiato, ferie per sgranchirsi, assistenza pubblica in caso di malattia, il gruzzolo del Tfr per rifocillarsi, la pensione infine per il meritato riposo. Si fecero carico del tutto una Filosofia economica che aveva fatto, di quel "travaglio", elegia. Una parte della politica e quella sindacale ne rappresentarono le istanze mentre, non scorto, con la produttività dell'esercizio reso rigenerava se stesso. Bene, nell'economia dei consumi, sregolata dall'impiego di regole scadute, ci si attarda ancora a riconoscere se si sia prodotto troppo o si sia affrancati dal bisogno. Nel frattempo il lavoro, correo con il Capitale dello squilibrio, da solo ne paga il prezzo, con un reddito insufficiente per fare la spesa. Sia come sia, un lavoro di tal fatta, privato di una taglia contrattuale da far valere, diventa incapace di riprodursi. L'efficacia delle Teorie che lo hanno sostenuto vacillano; la Politica rincorre inefficaci slogan, il Sindacato vivacchia. Così è se vi pare. Prima era funzione della produzione, oggi diventa dipendente dal consumo; solo così può ritrovare la sua riproduzione, il suo remunero. Essì, se nel prima, il reddito da lavoro spesava la spesa e l'esercizio di consumazione trovava il compenso nel ristoro del bisogno, il rapporto produzione/consumo stava in equilibrio. Nel poi, per riffe o per raffe, reso d'obbligo quell'esercizio di consumazione, ch'eppur collide proprio con l'affrancamento dal bisogno, deve trovare un più idoneo compenso per potersi riprodurre e far ri-produrre. Un reddito di scopo insomma, che pareggi il conto di quello insufficiente generato dal lavoro; pagato per l'obbligo dell'esercizio, per l'impiego di risorse scarse e per il vantaggio che ricava il ciclo produttivo con l'azione della "tiritera*". Okkei, signori dal fiato sul collo? Bene, se il prezzo è quello giusto, si vada oltre. *La spesa trasforma la merce in ricchezza, la sua consumazione da spinta alla ri-produzione, genera lavoro e lo remunera; tiene attivo il ciclo produttivo, da sostanza alla crescita economica. Mauro Artibani, l’economaio https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1

martedì 29 ottobre 2019

ECCO.... APPUNTI PER LA POLITICA, PER ESEMPIO

Quel che dice in un comunicato l'Fmi fa stringere le chiappe: l’economia mondiale paga prezzo; la crescita si fermerà al 3% nel 2019, lo 0,2% in meno rispetto a quanto previsto a luglio, e ai minimi dalla grande crisi del 2008-09. In termini di Pil quasi il 90% dei Paesi del mondo sta registrando una crescita rallentata; un vero e proprio rallentamento sincronizzato". Toh guarda, proprio quel Pil che si fa al mercato con la tiritera della spesa, dove chi ha prodotto deve poter vendere a chi, per poter acquistare, deve disporre della possibilità di farlo per generare, alla fine della fiera, ricchezza. Si è vero la tiritera può risultare, per il bisogno del singolo, indifferibile; quand'anche senza, la stessa indifferibilità resta un "bisogno del sistema" per poter funzionare! Fiuuu... Dopo dodici anni dall'inizio della crisi, invece che uscirne si entra dentro un'altra. La questione ineluttabile dell'indifferibile si mostra irrisolta. La Politica all'inizio non l'ha scorta, non ne ha gestito lo svolgimento, il domani poi.... figuriamoci! Con quelle ragioni fragili che si ritrova, hai voglia a riattivare la crescita. Orbene l'Hdemia economica, con una parte almeno di quelle ragionicchie c'entra, eccome. Dovrebbe ripensare il suo pensiero e il dire: ce la farà o, peggio, vorrà farlo? Alla Politica, potrebbe toccar fare una bella sedizione contro l'ordine economico da Lor propagandato, per abbeverarsi ad altre fonti, e far la parte che gli spetta. La fonte del Mercato, per esempio, quando funziona disseta. Funziona, se fa il miglior prezzo tra le parti in causa; se remunera , insomma, la produttività di ciascun agente per migliorare la produttività del tutto. Beh, chi legifera può farlo mettendo mano finalmente all'adozione di quella "Legge per un'Economia Resistente" che all'art 3 dispone di allocare le risorse economiche generate dalla crescita per tenere adeguato quel potere d'acquisto che consente l'esercizio di ruolo dei diversi operatori della spesa aggregata. L'art 4, lo conclama, l'atto di poter esercitare l'acquisto dispone una economia più resistente con adeguato beneficio per tutti gli agenti del ciclo. L'adozione della Legge rende, de facto, appetita la costituzione di quell'Azienda "Libero Mercato Spa"* che capitalizza onori ed oneri e.. toh, anticipa in punta di diritto societario i desiderata di quelli di prima dell'Fmi che, tra le righe del comunicato, sibillinamente scrivono: "Offriremo a tutte le persone la possibilità di contribuire all'attività economica e di condividerne i benefici". Ehi, ci sono grandi Imprese che hanno già aderito attrezzando business pro crescita; funzionano, rendono! Per far sì che l'appetito, per le altre, venga mangiando s'ha da metter mano agli attrezzi del mestiere della Politica; la leva fiscale per re-distribuire vantaggi agli aderenti, svantaggi ai renitenti. Un modo per ri-leggittimare l'emolumento che gli "eletti" mettono in tasca, poi un vantaggio elettorale.... perchè cotanta sagacia potrà incontrare l'interesse di tutti. Tutti quelli che votano: la Gente e i loro interessi, concreti e materiali! * Un' azienda pro-crescita che agisce de facto per tenere in equilibrio produzione e consumo, impiegando al meglio le risorse produttive degli addetti e l'adeguata allocazione delle risorse di reddito per sostenere la crescita e generare ricchezza. Agenti economici vi agiscono con ruoli integrati per la produzione dell’offerta, la generazione della domanda, del commercio, dell'acquisto, fornendo distinto contributo a quella spesa aggregata che fa la crescita. Il remunero degli operatori, che compensa quel diverso contributo, andrà speso nel circuito aziendale per rendere fluido e continuo il ciclo produttivo. Giust'appunto, un marchingegno societario che disponga l'adeguata capitalizzazione degli azionisti mediante una diversa allocazione della ricchezza colà generata. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 19 marzo 2019

GRETA, GRIDA UNA DOMANDA NUOVA DI ZECCA!

Al capezzale della Terra malata si gira in tondo. Greta, una grande ragazzina svedese, insieme a tanti grandi ragazzi del mondo, punta i piedi per dire: Basta! Lo dice pure il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, recatosi a Fortogna, nel comune di Longarone, in provincia di Belluno, per rendere omaggio ai duemila morti della tragedia del Vajont che risale al 9 ottobre 1963. Quando prende a dire, la mette giù dura: "Deve essere chiaro che il rapporto con la natura è fatto di rispetto degli equilibri dell'ecosistema, pur se l'umanità ha dimostrato una costante propensione a misurarsi quotidianamente con i limiti conosciuti". Mattarella ha quindi raccomandato di coltivare insieme innovazione e sapienza antica: "Devono andare di pari passo due atteggiamenti. Anzitutto la costruzione di una attenta regia e di solidarietà internazionali, per affrontare quei comportamenti che contribuiscono a cambiamenti climatici dalle gravi conseguenze. Gli sforzi compiuti nelle diverse conferenze internazionali, che si sono succedute, hanno sin qui conseguito risultati significativi ma parziali e ancora insufficienti. Siamo sull'orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale.... Vanno respinte decisamente tentazioni dirette a riproporre soluzioni già ampiamente sperimentate in passato con esito negativo, talvolta premessa per futuri disastri". Parole sacrosante! Il rapporto dell'IPCC appare invece sacrilego se non saremo in grado di limitare il riscaldamento a 1,5 °C: "Gli investimenti medi annuali per il periodo dal 2015 al 2050, sono stimati a circa $900 miliardi (USD2015)". La gamma, invero, dei costi stimati sembra vada ben oltre i $3.000 miliardi, con un PIL mondiale che nel 2016 è stato di $75.000 miliardi. Dunque, tra il sacro e il profano, cosa si deve dover fare? Prendiamo la giacca per il bavero e, per non sguarcirla, la appendiamo. In maniche di camicia, guardiamo le possibilità, che si scorgono: siamo ficcati dentro l'Economia dei Consumi, là dove le Imprese sovrapproducono e i Consumatori, con il dover smaltire quel sovrapprodotto, si sono affrancati dal bisogno e... la Terra?. Beh, la Terra, viene così stressata nella capacità riproduttiva, altrettanto in quella di dover smaltire il consumato; sempre più sterile, ancorpiù inquinata. Essipperchè le Imprese, per generare la ricchezza, hanno l'obbligo di continuare a produrre senza se, senza ma; i Consumatori pur essi avranno l'obbligo di consumare ma...., affrancati dal bisogno e con un' utilità marginale decrescente a farlo, potrebbero trovar vantaggio ad innovare con il domandare merci ignude, a basso consumo di suolo, ipo energivore, eco compatibili, magari pure etico compatibili, perfino immateriali. Toh, l'immateriale come la loro Domanda che "qualcuno" potrebbe avere un'utiltà marginale crescente ad acquistare per poter continuare a produrre. Vantaggi insomma degli uni e degli altri, ma chi li paga? Beh si potrebbe pagare con parte di quei 900/3000 mld di $ che s'avranno da trovare, così come chi li mette, oppure.... si oppure dovrà pagare chi avrà da guadagnare dalla spesa fatta da questa domanda, nuova di zecca. D'altronde, una Terra consumata non possiamo consumarla; il vantaggio di tenerla bene c'è, per tutti! Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 12 marzo 2019

PER IL NEO SEGRETARIO UNA NEO LINGUA

Buon giorno neo Segretario, Il PD c'è? Bene, primarie fatte, si deve fare il fin qui non fatto. Essipperchè sembra si continui a recitare il già detto, ridetto e stradetto. Ecco appunto quello stradetto zavorra il dire, ancor più il pensare. Questo, per esempio: Sull'economia dell'Europa sussistono alcuni determinati problemi, tra cui la disoccupazione giovanile e il reddito delle famiglie. La Commissione europea lo dice e lancia l'avvertimento nel suo rapporto di valutazione annuale della situazione economica e sociale negli Stati membri. "I livelli di produttività rimangono modesti, l'invecchiamento della popolazione si accentua e i rapidi mutamenti tecnologici hanno un'incidenza considerevole sui mercati del lavoro - si legge nel rapporto di Bruxelles - In alcuni Stati membri il reddito reale delle famiglie è ancora inferiore ai livelli pre-crisi. Pur essendo stata notevolmente ridotta, la disoccupazione giovanile rimane a livelli inaccettabilmente elevati in certi Stati membri". Da qui l'invito della Commissione UE a fare di più: "Vista la maggiore incertezza che caratterizza il contesto mondiale, gli Stati membri dell'UE devono assolutamente intensificare l'azione per aumentare la produttività, migliorare la resilienza delle economie nazionali e garantire che la crescita economica produca effetti positivi per tutti i cittadini". Giust'appunto. Piddì questo dire non vi pare di averlo da tempo già ascoltato e, ancor più, cosa vi induce a pensare di nuovo questo vecchio dire? Si, la disoccupazione giovanile, il reddito delle famiglie, la bassa produttività..... insomma, i soliti dolenti refrain di quelli che frignano! Bene, per non restare a pettinar bambole, rimando l'attenzione all’intuizione di Wittgenstein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Dunque se il tuo mondo è sempre lo stesso, come il tuo linguaggio, non riesci a scorgere come la grande favola della produttività d'impresa, invocata dai tutti i policy maker, confligga con quella di sistema che non esclude, include. Si, di una produttività che include c'è bisogno e, se me lo consente, gliela propongo con una neo lingua, alfin di poter generare un nuovo pensiero ed un nuovissimo orizzonte di senso: "La crescita si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti", Si, tutti, pure quei giovani e quelle famiglie. Sta qui il bandolo della produtività di sistema che l'ortodossia economicista non sembra intravvedere. nè uno stantio linguaggio lascia intendere. Beh, intanto buon lavoro Zingaretti. Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 11 settembre 2018

CINA: LA SOLA RABBIA NON PAGA, PAGA LA SPESA!


Dazi, controdazi e... arrabbiature.
Apple fa le spese della guerra commerciale in corso tra la Cina e gli USA.
A dirlo il governo di Pechino dalle pagine del People’s Daily in cui ha fatto capire come, dal momento che il colosso di Cupertino ha potuto beneficiare di un basso costo della manodopera cinese, ora deve condividere i suoi guadagni con la popolazione cinese. Beh, altrimenti rischia di essere oggetto di "rabbia e di un sentimento nazionalista".
"Dato il successo incredibile raggiunto nel mercato cinese potrebbe alimentare un sentimento nazionalista se le misure protezionistiche adottate recentemente dal presidente americano Donald Trump colpiranno duramente le aziende cinesi". Non paghi continuano: "La Cina è di gran lunga il mercato estero più importante per l'americana Apple, lasciandola esposta alla rabbia e al sentimento nazionalista che il popolo cinese potrebbe sviluppare nei suoi confronti".
Il quotidiano poi precisa: "La Cina non vuole chiudere le sue porte ad Apple nonostante il conflitto commerciale ma se l'azienda americana vuole guadagnare bene in Cina, deve distribuire quanto guadagna alla popolazione cinese".

Ehi Gente dell'Impero di mezzo, d'accordo siete tanti:1.300.000.000 anime. Fate però con la spesa a malapena il 39% del Pil.
Si, è vero, sono 4.500 mld di dollari; le vostre esportazioni e gli investimenti però fanno di più, il 44%.
Capito cocchi! Noi del bel paese ne facciamo il 60%; in mld di dollari fanno1.197 e siamo appena 60.000.000. Già, noi siamo affrancati dal bisogno, voi no. Siete insomma tanti ma non poderosi e, nell'Economia dei Consumi*, tocca invece esserlo se volete conti la vostra rabbia!
Gli Yankee poi, meno bisognosi di tutti, di Pil ne fanno addirittura il 72% con un deficit commerciale che, nel 2017, è stato di 568,4 miliardi di dollari. Deficit fatto in buona parte per acquistare merci che avreste forse dovuto acquistare voi per fare, giust'appunto, la vostra crescita.
Essipperchè nelle nostre economie sviluppate, le esportazioni e gli investimenti fano solo più o meno il 20% del Pil.
Calma e gesso dunque. Non fate ancora quel che dovreste; per non far aver ragione a Trump dovrete farlo!
Ve lo dico con un tweet quel che vi toccherà volere dal vostro Xi, altro che rabbia: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera Tutti.
Tutti, senza dazi nè gabelle!"
Non leggete l'italiano, dite?
Niente paura, c'è il Translator di Google!

* Quel luogo dove hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare.



mercoledì 2 maggio 2018

NELL'ECONOMIA DEI CONSUMI, ALTRO CHE BONUS!


Boom degli acquisti di automobili con gli incentivi.
Mi date un bonus? Spendo!
Si rottama la lavatrice a suon di sconti? Io rottamo e compro.
Sgavi fiscali sui redditi da lavoro?
Sgavato dal gravame, più cash: acquisto.
Visto? Viene erogato liquido monetario per andare oltre la crisi: più reddito ed il gioco è fatto!
Così acquisto, consumo, faccio riprodurre; più lavoro, più reddito ed op, siam fuori a riveder le stelle.
Si può fare.
Ieri no, in quell’economia della Produzione un’offerta, inferiore alla domanda, garantiva la continuità del ciclo produttivo che garantiva lavoro, che garantiva reddito, che dava ristoro ai bisogni.
Oggi si, nell’economia dei Consumi, dove ad un eccesso di capacita produttiva deve fare il paio un eccesso di consumo, solo un reddito adeguato può fornire sostegno ad una domanda che, smaltita, darà continuità al ciclo economico, quindi alla ricchezza.
Ricapitoliamo.
Una formula semplicissima: reddito che fa consumare, che fa riprodurre, che produce lavoro, che produce reddito; che fa consumare, che fa riprod….., facile Nò?
Già, dove sta il reddito?
Quelle integrazioni con bonus, rottamazioni, sgravi, erogate da stati indebitati hanno però il fiato corto.
Occorrono opzioni sostenibili con il fiato lungo; occorre sbirciare, spulciare nel mercato, là dove si intravvedono convenienze da far fruttare.
Una per tutti: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della domanda impalla il mercato?
Per un mercato efficiente, l'occasione per fare una nuova offerta - di domanda però - e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel prezzo, il nostro reddito: reddito scaccia crisi.
Già, tutto questo si può al mercato che non c'è.
Occhio Signori della Politica, se si invitano tutti a lavorare che sò.... ad “una struttura per la crescita equilibrata e sostenibile”, bèh, lavorare per questo nuovo mercato sarà un'occasione irripetibile.
Prosit!

Mauro Artibani, l'Economaio

giovedì 25 gennaio 2018

A MALTA MICA SON TUTTI CAVALIERI

Là in mezzo al mar ci sta il migrant che naviga.
Già ma dove vuole approdare?
O bella, se paghi un milione di euro a Malta, altrimenti devi trovare altri approdi.
Giust'appunnto Malta: Pil 10,95 miliardi Usd, abitanti 436.947; Pil pro capite 25.058,17 Usd. Variazione annua della crescita 5,0. La disoccupazione al 4,2%.  Fecondità 1,37.
Si proprio questa Malta dove, con l’approvazione dell’UE, risulta attivo il progetto “Cittadinanza in cambio d’investimenti”.
Eggià, il programma prevede che chi intende ricevere il passaporto deve garantire un contributo di 650.000 euro ad un fondo di sviluppo nazionale, appositamente istituito; a questa somma si aggiungono altri 150.000 euro per l’acquisto di titoli di stato maltesi ed il possesso d’immobili sull’isola per un valore di almeno altri 350.000 euro.
Se si vuole poi far estendere il passaporto ai parenti, il tariffario prevede 25.000 euro per i figli minorenni ed il consorte, 50.000 euro invece per figli maggiorenni ed i genitori.
Come riportano Forbes e l’agenzia Rbc, sono soprattutto i businessman russi ad aver usufruito di questo progetto*.
Tra loro troviamo infatti Boris Mints, proprietario della società d’investimenti 01 Properties, ed Alexander Nesis, ovvero il comproprietario della ICT Holding Ltd, società d’investimenti specializzata in finanza ed estrazione di metalli preziosi.
È diventato un nuovo cittadino maltese pure Alexander Mechetin, comproprietario di Beluga Group, produttore di vodka.
Affari, si affari, per chi viaggia molto per lavoro, avere un passaporto europeo permette di muoversi senza visto.
Visto? Si, il valore "Schengen" fa il prezzo, altro che gli investimenti!
Eggià, difficile che 'sti tizi se ne stiano, isolati sull'isola, ad abbronzarzi al sole.
Quando poi, che piaccia o meno, la crescita economica si fa con la spesa - non con la produzione nè con il lavoro - a Malta, pur potendo, non ne faranno molta.
Okkei d'accordo, neanche loro migranti economici, piuttosto business, con in tasca un pass per poter fare affari in UE con chicchessia.
Beh, ai cavalieri senza macchia potrebbe convenir rifare i conti per magari, chessò...., tentare di prendere tre piccioni con una fava.
Giust'appunto proprio i migranti economici, quelli che non si vogliono: gli afflitti dal bisogno, prodighi nel dover fare la spesa di tutto; tutta gente giovane, vigorosa che accolta potrebbe ridurre il costo medio della spesa sanitaria e che con il prelievo fiscale, diretto ed indiretto, potrebbe rifocillare quella spesa previdenziale di un popolo già troppo anziano.
Ingenuo? Forse ma, per l'amordiddio, non mi si dica d'etica; piuttosto, Malta nel 2018 dovrà essere la capitale europea della Cultura: altro che island borderline!

*Dal sito del governo di La Valletta si scorge come siano molti i tizi che hanno pagato oltre un milione di euro per ottenere il passaporto di Malta; solo i russi arrivano a 730 businessman, diventati nuovi cittadini maltesi.

Mauro Artibani, l'Economaio


martedì 7 novembre 2017

NIENTE PAURA, CI PENSA AMAZON!

Un improvviso incidente vi costringe al pronto soccorso? Occupati dal bisogno al bagno? Siete a letto a dormire o ci siete a fare altro? Siete fuori per lavoro? Siete a zonzo in giro? Siete in vacanza?Siete in cuffia a sentir musica?
Non siete in casa, insomma, o se lo siete non potete aprire se vi bussano alla porta?
Niente paura ci pensa Amazon.
Si, Amazon con Key: un nuovo servizio dell’azienda di Jeff Bezos che permetterà ai corrieri di aprire, all'uopo, la porta d’ingresso della vostra abitazione e riporre il pacco da voi acquistato, in sicurezza, dentro casa. Il sistema si basa su una Cloud Cam di Amazon, un sistema di chiusura intelligente delle porte, e un protocollo wireless chiamato Zigbee, già utilizzato da molti dispositivi per la casa intelligente. È compatibile con serrature Yale e Kwikset.
Quando un corriere arriva con un pacco Amazon per la consegna all’interno della casa, esegue la scansione del codice a barre, inviando una richiesta alla videocamera in cloud di Amazon. Se tutto è regolare il cloud concede l’autorizzazione ad entrare, inviando un messaggio alla fotocamera che inizia la registrazione. Il corriere sblocca quindi la porta attraverso un’app ed entra. Posa il pacco, esce, chiude la porta e registra l’avvenuta consegna. Il cliente riceve una notifica che il pacco risulta consegnato, oltre a un breve video che mostra il corriere entrare in casa, per confermare la regolarità dell’operazione.
Per 249,99 dollari Amazon ti fornisce una serratura intelligente e la videocamera collegata, compresa l’installazione.
A cosa serve tutto questo?
Oh bella, a far crescere più in fretta l'economia!
Eggià, in questo modo quelli di Bezos ti entrano in casa, se al bussare tu non apri, affinchè non abbia a rallentarsi quel virtuoso circuito che dalla spesa parte, passa per il disporre in fretta dell'acquistato, poi per la consumazione che fa nuovamente produrre; tutto per fare la crescita più lesta possibile e senza intoppi.
Grazie Jeff!
Bene, per non correre il rischio che, oltre al non aprire la porta manchino pure i denari a chi deve fare la spesa e tenere attivo quel munifico circuito, occorre che le altre aziende organizzino business che rifocillano il potere d'acquisto se e quando si acquistano le loro merci.
Troppa grazia dite?
Ennò, misericordia a fine di lucro: Bezos e i suoi, nel fare quel che fanno, ricavano 43,7 miliardi di dollari, contro 32,7 miliardi di dollari dello stesso trimestre del 2016, con una crescita del 34%.
Altri misericordiosi: Ikea, le free press, gli Outlet, Groupon, Airbnb, Uber, non sono da meno!

Mauro Artibani



martedì 31 gennaio 2017

ALTRO CHE BISOGNOSI

Per la fame acquisto cibo, per la sete bevo, per il freddo mi abbiglio; con le scarpe scarpino, con la casa mi accaso; per non stare al buio acquisto luce. Per poter avere tutto questo, lavoro.
Si è fatto sempre così fino a quel dì di Dicembre. Natale del 1924, a Genova, si riunisce " La Compagnia Phoebus." Un cartello fatto da Osram, Philips e General Electrics* che decide di ridurre la durata della lampadina a 1000 ore.
Alla Gente che ha bisogno di luce, insomma, questi illuminati la fulminano prima.
Cospirazione?
Macchè,! Più semplicemente quella gente, che fin allora aveva speso per dar ristoro ai bisogni, viene tirata dentro il ciclo produttivo per fare di più. Se, come il fatto mostra, hanno più bisogno i produttori di vendere che la Gente di acquistare, fiat lux con più lampadine da acquistare però, senza se, senza ma!
Senza ma, appunto, evase così le "leggi censuarie", gli abiti passeranno di moda; i pubblicitari dispenseranno i consigli per gli acquisti; quelli del Merketing confezioneranno la domanda di tutto per tutti a più non posso.
Già, di più non posso però se, come mostrano quelli della Federal Reserve Bank of St. Louis, dai primi anni 30 ad oggi, il potere d'acquisto subisce una costante riduzione.
Et voilà. Da allora tutte le tecniche e le politiche di reflazione messe in campo non hanno sanato il gap, ancor meno l'output gap; la produttività totale dei fattori si mostra in costante riduzione, il debito del mondo, invece, sale a 200.000 mld di $ e vale tre volte il Pil, come dicono quelli di McKinsey.
Beh, allora, se al mondo non fummo fatti per vivere come bruti a quel Dante, deve soccorrere un adeguato dare. Si, dare almeno a chi fa la spesa, ben oltre il bisogno, quel che occorre per fare quella crescita che rende virtuoso il ciclo produttivo.


Mauro Artibani



mercoledì 16 novembre 2016

"TOCCA PIU' AMARE IL BUON ESTRANEO CHE 'L PARENTE RIO", CONVIENE!

Lo straniero è un tipo strano, come l'estroso. Si, insomma, non sono io, non siamo noi.
Il forestiero viene dalla foresta. Eggià, oltre il posto dove abito il resto è natura.
In tutto il mondo modi di dire, per secula et seculorum modi di pensare l'altro.
Poveri diavoli, insomma, noi e loro!
Eggià, il bisogno divide, misconosce, contrappone. Quel "Proletari del mondo unitevi", non più di un afflato poetico.
Poi nell'Economia dei Consumi, l'affrancamento dal bisogno, allontana il bisogno di dividersi; giacchè c'è pure la guerra. Quando in Europa Shengen lo metterà per iscritto, tutti andranno dappertutto. Gli sviluppi tecnologici faranno il resto: Skype e uno smartphone insieme riducono tempo e spazio ad un punto. Là dove si sta, sta pure il Mondo.
Non più foreste, nè mari nè monti ci dividono: io a zonzo in patria, Simone a Sidney -16342 km più in là - stiamo insieme: in un' altra ora, d'un'altro giorno, d'un'altra stagione.
Quando arriva il cataclisma della crisi, chi stava bene sta male; chi stava male sta peggio.
Se nel mondo reso globale lo straniero mancava, con la crisi si riaffaccia.
Con la sordina messa a Shengen e i muri che si costruiscono tengo fuori chi vuole quel che ho.
Proprio quegli stormi di uccelli neri che, ancor più afflitti, bussano alle nostre porte.
Bella no? Con quel toc toc loro riconoscono noi; con le porte sprangate noi neghiamo loro.
Si può adire la morale e giudicare? Si!
Si può interpellare il diritto internazionale? Si!
E la mera, becera convenienza?
Misuriamola:
La crescita si fa con la spesa. Per uscire dalla crisi tocca farla! Chi più dei bisognosi ha tal bisogno?
La crescita crea quell'occupazione che fa incassare tutti; loro, pure allo zonzo.
Il prelievo fiscale sulla spesa, rimette il debito sovrano, rifocillando la spesa pubblica.
Quella spesa smaltisce sovraccapacità d'impresa, sprona la spesa per per gli investimenti.
Eppoi suvvia, lor sono prolifici e giovani*, noi meno, molto meno.
L'esser, nel mondo tecnologicamente globale, pseudo speciosi dimentica come occorra esser prodighi per mantenere la prosperità. Loro hanno la voglia di esserlo, noi non più.
Onore al merito, allora, tanto quanti i visti sui passaporti**.
Essì, "tocca più amare il buon estraneo che ’l parente rio", conviene!

    *Onu, Report on Replacement Migration edito nel Marzo del 2000 con successive release anno fino al 2015. Propone letteralmente la replacement migration (migrazione per sostituzione) come soluzione pratica all’invecchiamento e diminuzione della popolazione nelle economie occidentali a fronte di un crollo del tasso di fertilità e del tasso di mortalità.

**"I migranti pagano contributi alla previdenza in quantita' piu' che doppia rispetto a quello che ricevono. Insomma, oggi pagano una quota importante delle nostre pensioni". Lo dice il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti

Mauro Artibani




martedì 4 ottobre 2016

I DILETTANTI DELLA SPESA FANNO DANNO

Provo a dire quel che la crisi ha reso urgente dire e molti non vogliono ascoltare.
Quando la Gente più che cibarsi ingrassa, veste alla moda che passa di moda e per andare da qui a lì acquista un Suv, i Sociologi gridano: Questo consumatore è un imbelle! Per le Associazioni dei consumatori quest'imbelle è un soggetto debole che ha bisogno di tutele.
Okkei, questo tizio sarà pure quel che dicono, è pure però un agente economico.
Ecchè agente: la spesa della Gente fa il 60% del Pil.
Sta sul mercato in una condizione di forza perchè proprio quelle azioni mostrano come sia affrancato dal bisogno e questo lo rende decisamente forte nei confronti delle Imprese che devono vendere. Vendere proprio a chi ha poco in tasca ma non è bisognoso.
Questa condizione genera un eccesso di offerta che staziona al mercato. Questo il tratto distintivo dell'Economia dei Consumi.
Pure i Signori dell'ultimo G20 sanno della sovraccapacità che zavorra le imprese nel mondo*.
Beh, se tanto mi da' tanto: hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare!
Al mercato, allora, chi sono i forti, chi i deboli?
Bene, se diamo un colpo al cerchio, tocca darlo pure alla botte: d'accordo, non sono soggetti deboli, dilettanti si e per stare sul mercato, in maniera adeguata al ruolo di generatori di Pil, tocca farsi professionisti.
Professional Consumer! Essipperchè, con la spesa trasformiamo le merci in ricchezza, consumando l'acquistato facciamo nuovamente produrre, diamo continuità al ciclo economico e sostanza alla crescita. Facciamo pure altro: con l'Iva finanziamo la spesa pubblica, se ci resta in tasca il resto, con quei risparmi, investiti, finanziamo l'investimento della imprese.
Fiuuuuuu, per l'economia, chi fa di più?
Oggi, con una crisi che sfianca tutti, la nostra forza vale di più; tocca farla valere per andare altre la crisi.
Mettere a profitto queste nostre prerogative si può, si deve, per il tornaconto di tutti.
Ci sono Imprese** che hanno capito l'antifona ed hanno attrezzato business che consentono di guadagnare se e quando noi guadagnamo.
La digidalizzazione dei processi, nell'economia 4.0 consente a noi consumatori di fare "Impresa" e utili per intascare quel reddito complementare necessario a poter rifocillare il potere d'acquisto.
L'uscita dalla crisi lo richiede, il ruolo lo impone.

*Gira in giro una lista accurata delle "sovraccapacità" che zavorrano l'impresa e l'economia.
** Le conosco, ho smontato e rimontato la loro struttura organizzativa per guardarle da dentro: sono aziende pro crescita.

Mauro Artibani


mercoledì 13 luglio 2016

IL MIO OZIO, TUTT'ALTRO CHE VIZIO!

I dati resi noti oggi dall'Istat sentenziano come la spesa media delle famiglie nel 2015 sia risalita a 2.499,37 euro al mese, in aumento dello 0,4% rispetto al 2014.
Scettiche però le associazioni dei consumatori. L'Unione Nazionale Consumatori rimarca come si tratti di un aumento di spesa inferiore ad 11 euro. "Per una famiglia e tradizionale di 4 persone, sempre secondo i dati resi noti oggi dall'Istat, la spesa mensile scende di più di 31 euro, -0,98%, passando da 3189,75 euro del 2014 a 3158,61 del 2015. Su base annua significa 373 euro in meno; a dirlo è Massimiliano Dona, segretario dell'Unione Nazionale Consumatori. Se poi confrontiamo la spesa rispetto al 2011, c'è un crollo dell'11%, pari a 391 euro mensili. Su base annua si tratta di una cifra astronomica pari a 4.696 euro". Confrontando la spesa di una famiglia di 4 componenti dal 2011 al 2015, la voce alimentari e bevande scende da 652 euro mensili del 2011 a 594, un calo di 58 euro, pari al 9%. Su base annua gli italiani, in appena 4 anni, spendono 704 euro in meno di prodotti alimentari. Per abbigliamento e calzature la riduzione è del 18,6%, 41 euro al mese, 493 all'anno. Il record, in termini percentuali, è per la voce comunicazioni (-21,1%, -22 euro al mese), seguita dai mobili, articoli e servizi per la casa (-20,8%, una riduzione di spesa di 32 euro al mese, 388 euro all'anno).
Che dire? Lo dico: Io, consumatore benestante, affrancato dal bisogno, mi sto concedendo un lusso: l’ozio.
L’ozio di non far nulla, di sprecare il tempo, di divagare tra spensieratezza ed amenità, di zonzeggiare per mio conto, disattento e perdigiorno; libero  di stare ignudo, di ignorare il conoscere, ancor più disinformato, abdicando al volere, al potere e pure al fare. Mi privo dello scegliere, vieppiù del contrattare.
Ehi Cocco, se fai così chi cacchio lo fa il PIL?
Chi garantisce la crescita; chi trasforma il valore delle merci in ricchezza; chi, consumando, consente la riproduzione?
Chiedo scusa ai manager, agli operai, agli impiegati, persino a quelli delle tasse, per aver praticato tal  lusso e non aver corrisposto al loro merito di produrre.
Di aver svilito il valore delle merci con la supponenza di potermi sottrarre all’obbligo dell’acquisto, di non aver consumato dando corso alla riproduzione, di non aver prestato orecchio ai consigli per gli acquisti e non aver visto il Valore Visto previsto dal marketing.
Che svista!
Ennò, non si può!
Essì, esimi Consumatori, altro che ozio: negozio!
Lavorare vi tocca, dicono i Policy Maker: il lavoro di consumazione. Quel lavoro forzato della spesa, per giunta senza ferie.
Già, ma come faccio quando la crisi, oltre che sul lavoro, "ha avuto un effetto negativo anche sui redditi e il divario salariale che ne è risultato potrebbe essere difficile da chiudere"?
Non lo dico io, lo rileva il direttore della divisione Lavoro dell'Ocse, Stefano Scarpetta, nel testo di apertura dell'Employment Outlook.
"L'aumento della disoccupazione durante la crisi è stato seguito da un calo dei salari nei Paesi più colpiti, ma quasi dovunque i salari sono rimasti stagnanti o sono cresciuti a malapena", aggiunge, precisando che il calo ha toccato sia il valore nominale che quello reale dei salari. "Non è certo se i lavoratori potranno mai recuperare i potenziali incrementi di salario persi dal 2007.
Ehi, ehi, Signori miei, se quel che ho avuto, ho e avrò in tasca è questo.
Beh quel mio ozio sarà tutt'altro che vizio!

Mauro Artibani


giovedì 9 luglio 2015

BAMBOCCIONI UN CORNO!

Di questi tempi chi non ha incontrato un bamboccione? Chi non lo ha per figlio? O peggio, non lo è stato? E quelli che sotto mentite spoglie ancor lo sono?
Ieri, no: non far nulla non si poteva. Un anatema grosso così impediva di poter stare in panciolle. Eggià! Con l'ozio padre dei vizi erano scappellotti!
Quegli scappelloti faranno addirittura saltare le aristocratiche teste di noti perdigiorno che il mondo borghese, aduso a faticare, taglia a destra e a manca.
L'impresa, figlia di quella temperie del neg-ozio, mette fatica nel produrre per dare ristoro ai bisogni. I bisognosi pure hanno da lavorare, per guadagnare quel che serve a dare ristoro proprio agli stessi bisogni.
Non andò sempre così: quando l'aumento della capacità produttiva delle Imprese fece troppo, venne svalutato il valore del lavoro proprio mentre toccava, invece, acquistare oltre il bisogno.
Cambiò il mondo: in quella nuova temperie vennero forgiate le nuove generazioni. I Sociologi del lavoro vennero zittiti, i Filosofi andarono ramenghi. La produzione di senso fu presa in comodato d'uso da quelli del Marketing, così come la domanda. Filosofando attrezzarono tutt'un altro mondo, rendendolo appetibile. Ai bamboccioni non restò che consumare, più che lavorare.
Il precetto della vita spesa a fare la spesa orientò il loro fare; fissò il target per garantire la crescita economica.
Nuove generazioni, così generate, si mostrano: 2.300.000.000 Neet (Not in Education, Employment or Training) già stanno in giro; in giro stanno pure il 41,5% di giovani disoccupati.
Bivaccano? Tutt'altro!
Per scelta i primi; giacchè costretti pure i secondi girano per i centri commerciali, spendono con i soldi di papà per dare ristoro alle emozioni, alle passioni epperchennò alle asperienze; si informano, sbirciano. Tutto questo fanno e rifanno tutti il giorno, i mesi, gli anni, senza ferie ne' la previdenza, manco l'assistenza. Si spendono e quando possono spandono, per fare quella crescita, buona per tutti: Bamboccioni un corno!
Eppoi, saranno pure quel che saranno ma, se si avvedono di quel che fanno con il loro fare, magari presenteranno il conto per cotanto lavoro.

Mauro Artibani


giovedì 2 luglio 2015

ALE', SI TORNA AL MERCATO

Un vecchio adagio recita: "Senza soldi non si canta messa" che di questi tempi vissuti in fretta e furia, diventa " al verde non si può far quel che ci spetta".
Ei Gente, non è una novità: ci spetta che, seppur affrancati dal bisogno, non ci si possa affrancare dal fare la spesa. Così, quando i redditi da lavoro che vengono rifilati non ricostituiscono il potere d'acquisto, anzi lo ammosciano, tocca cambiare registro. Essipperchè se la crescita si fa con la spesa e più se ne fa più si cresce non possiamo sottrarci dal dover rivedere proprio il registro della spesa prima di poter tornare al mercato.
Il Presidente di Confindustria Squinzi se ne avvede quando dice "ci hanno sollecitato ad investire di più ma non possiamo investire se non c'è mercato"
Eggià, nell'altro registro, quello delle presenze, spiccano le assenze: i consumatori latitano, le imprese recalcitrano; sacrosante le ragioni economiche del loro dis-fare.
Giust'appunto, tocca intercettare nuove convenienze per poter tornare a fare; cambiare registro, appunto:
Per le Imprese si fa conveniente acquistare la domanda. Eggià, quando la liquidità, tenuta in cassa per fare investimenti, non trova adeguato remunero toccherà investirla nel ridurre i prezzi per smaltire il già prodotto e poter riprodurre, lucrando pure il recupero della capacità competitiva.
Per i Consumatori trasformare i beni di consumo posseduti in beni di investimento, per farne nuovi beni ed intercettare nuovo reddito, si può.
Magari proprio quelle merci di status a cui teniamo molto: la casa, l'auto, finanche la pelliccia.
Mediante le innovazioni di processo, consentite dalle piattaforme web condivise, si trasforma una merce, magari sottoutilizzata, in un servizio per fare profitto.
Chi lo offre, così rifocilla il potere d'acquisto per poter tornare al mercato, chi lo cerca pure.
"Airbnb" consente di affittare la casa, la stanza, addirittura il divano, a chi in vacanza vuole spendere meno. Con "Uber" si fa la stessa cosa, prendo a bordo chi in città va da qui a lì e vuol spendere poco. Con "BlaBlaCar" si fa lo stessa ma fuori città. Nei siti che spacciano l'usato chi vuole, colpito da improvviso animalismo, può vendere quelle insopportabili pelli e pellicce che affollano il gurdaroba. Quelle merci fanno per la seconda volta prezzo, senza impiego di nuove risorse, senza smaltimento; viene così generata nuova ricchezza, si intasca.
Bene, un siffatto nuovo fare di Produttori che acquistano e Consumatori che vendono, può riequilibrare il mercato e riportarci quella Gente che ne era uscita.
Ops, mi è parso di scorgere pure Squinzi.

Mauro Artibani


venerdì 26 giugno 2015

ECCO, I GRECI PER ESEMPIO

Se vai al mercato con la sporta vuota, i bisogni insoddisfatti e non trovi la merce che ti serve, torni a casa bisognoso. Bisognoso resti pure se trovi merce ma ti mancano i denari sufficienti ad acquistare quel che ti serve.
Stesso risultato. Non lo stesso tornaconto però per gli altri agenti del mercato: nel primo caso i produttori hanno venduto e guadagnato, nel secondo invece non hanno venduto, hanno anzi dissipato ricchezza.
Se poi ad alcuno venisse di pensare come la povertà sia l'equivalente della dipendenza dal bisogno, beh.... la cosa è nota ai bisognosi.
L'abbiente, invece, fa finta di niente ma si sbaglia di grosso: quel "grasso che gli colava di dosso", per dar ristoro a chi non ha, non cola più.
E qui viene il bello: l'Economia dei Consumi non ammette il bisogno, anzi per funzionare lo esclude; la strutturale sovraccapacità che la impalla lo impone. Per smaltirla occorre acquistare oltre il bisogno, per fare quella spesa non s'ha da essere bisognosi.
Dentro questo sistema circolare e continuo, per stare in equilibrio quanto viene prodotto deve essere acquistato. Viene cosi ottimizzato l'impiego dei fattori produttivi che per cotanto fare vanno tenuti a libro paga, pure di quelli che fanno la spesa.
Già, per tenere attivo il ciclo, dentro quel sistema, c'è chi lavora per produrre e chi deve farlo per consumare quanto prodotto.
Là, dove becca remunero l'esercizio del produrre e viene a mancare quello del consumare, si rischia il crak.
Ci sono aree disomogenee nel mondo dove più si produce ed altre dove più si consuma e magari hanno pure un'unica moneta: ecco.. in Grecia per esempio. Lì mancano di poter fare la spesa; mancando già di produrre, quanta sarà la ricchezza generata per poter pareggiare i conti ed ancor più rimettere il debito?
Così i Greci rischiano il default sul debito. Per tutta risposta i creditori chiedono una riduzione delle pensioni, un intervento sul mercato del lavoro, un aumento dell'Iva.
Meno denaro, insomma, per fare la spesa, più alto il costo della spesa: Bella, no?
Se tra quelli che fanno la spesa chi consuma fa il 60% della crescita e chi produce il 20%, quel 60 avrà pure un valore. Eccome. Olè, se vi è più valore nell'esercizio del consumare che in quello del produrre, questo valore deve fare prezzo altrimenti resterà solo di attendere i miracoli.
Quegli stessi miracoli che sembrano fare la crescita dell'economia spagnola, sfidando le leggi delle gravità, con un tasso di disoccupazione al 24% ed i redditi da lavoro compressi ogni ragionevole dire. Okkio però: il tasso di risparmio in Spagna è sceso dall'11.5% prima della crisi, al 4.3% dello scorso anno. Eggià, se non esistono pasti gratis, figuriamoci i miracoli!
A meno che la deflazione che impazza in Spagna abbia rifocillato quel disastrato potere d'acquisto. Un vero miracolo!
Ecco, appunto, la deflazione: un modo possibile per riallocare la ricchezza a quegli attori economici che hanno bisogno.
Epperchennò pure confermare la regola: non si può essere bisognosi dovendo acquistare ben oltre il bisogno per fare la crescita.

Mauro Artibani



giovedì 20 novembre 2014

SI IN-CASTRA PER FARE DISPETTO AL SOCIO

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.
Lo sottolinea l'Ocse presentando in via preliminare, l'Economic Outlook. Dice come sull'eurozona incomba una "minaccia di stagnazione" anche per il rallentamento delle principali economie: la Germania, la Francia e l'Italia. L'area dell'euro ha bisogno, secondo loro, di "ulteriori ambiziose riforme per spingere la crescita" e la "flessibilità e la discrezione all'interno delle regole fiscali dell'Ue potrebbero essere usate per ridurre le resistenze della domanda".
Cacchio, dopo 6 anni hanno trovato il bandolo della matassa della crisi: R-e-s-i-s-t-e-n-z-a d-e-l-l-a d-o-m-a-n-d-a
 Si, insomma, i domandanti fanno resistenza a domandare.
Si proprio loro quelli che, con l’acquisto, trasformano la merce in ricchezza; consumandola poi la fanno riprodurre fornendo continuità al ciclo economico, dando sostegno alla crescita.
Già, questo fanno quando acquistano. Dagli Sherlok Holmes dell’ Ocse sono stati colti invece in flagranza di reato: renitenti alla leva della spesa. Hai capito i puzzoni!
Così, quando viene scoperto l’arcano, dentro quella combriccola societaria dove coabitano con i produttori, la “Libero Mercato Spa”, volano gli stracci:
La tua non domanda nega il valore alle mie merci;
Vanifichi la produttività dei fattori che come imprenditore metto in campo;
Mi costringi a stare in sovraccapacità e ti ricordo che con i magazzini pieni si brucia ricchezza. Pure la tua!
Beh ti’è, te lo sei, anzi ve lo siete meritato: Il vostro reddito disponibile del 2013 è tornato ai livelli di 25 anni fa.
Capito?
Se ancora non vi bastasse, l'Ufficio Studi di Confcommercio dice pure che, in quello stesso anno, il reddito disponibile e' stato pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.

Questo l’hanno detto l’altro ieri. Noi ieri ci abbiamo messo pure il carico da undici, loro hanno rifatto l’aggiornamento e hanno scoperto che nel 2013 si e' registrato il sesto calo consecutivo del reddito delle famiglie, con una contrazione dell'1,1% in termini reali (-2,2% pro capite ). Rispetto, insomma, al 2007 viene fuori che nel 2013 il reddito disponibile reale pro capite e' sceso del 13,1%, pari a un ammontare di euro 2.590 a testa ai prezzi del 2013.
Tiè, tiè, tiè, socio: così impari, tu e i tuoi compari, a campare!
Et voilà, come ci si in-castra per fare dispetto non alla moglie, al socio.
Mauro Artibani



giovedì 29 maggio 2014

SE TUTTI METTIAMO I SOLDI AL PIZZO SIAMO PAZZI


Fiuuuuuu! Mettono tutti i soldi al pizzo.
Lo dice il rapporto del Centro studi di Unimpresa: i salvadanai delle famiglie sono passati dagli 854,1 miliardi di euro di marzo 2013 agli 869,6 di marzo 2014. Le banche pure: hanno aumentato di 32,7 miliardi gli investimenti in titoli di Stato; anche i fondi delle imprese risultano in crescita con un aumento di 5,1 miliardi da 191,7 miliardi a 196,7 (+2,6%). Vanno su anche quelli di assicurazioni e fondi pensione di 1,8 miliardi da 25 miliardi a 26,8 (+7,3%) e quelli delle onlus di 1,1 miliardi da 22,3 a 23,4 miliardi (+4,8%).
Gasp! Così, tutti gli agenti economici sottraggono risorse all’economia: si salvi chi può!
Già, chi può?
Potrebbero quelli che, affrancati dal bisogno,  non debbono subire l’obbligo di fare la spesa. Già però per fare la crescita, quella spesa si rende indifferibile; non fatta genera eccesso di offerta.
Potrebbero i produttori se non avessero tutto quell’ invenduto.
Potrebbero pure le banche se potessero avere indietro quei crediti incagliati.
Potrebbero le assicurazioni che ri-assicurassero e quei fondi che sfondassero tra quelli che devono andare in pensione.
Già-già, potrebbero tutti, ma non lo fanno!
E allora, come si ottiene quella crescita che può smaltire tutte queste sovraccapacità, che tali fatti generano, e che prolungano indefinitamente la crisi?
Già-già-già,  come si ottiene quella crescita che può smaltire gli eccessi per poter andare oltre la crisi?
Con la spesa, quella aggregata!
Come faccio la spesa?
Una vecchia regola lo dispone: per farla, occorre denaro, per averlo occorre un lavoro!
Eggià, con il lavoro ed ancora lavoro, tertium non datur.
Ecco, si, il lavoro. Il primo quello che fa il prodotto, quello che nel sovraprodurre si mostra improduttivo e che giust’appunto remunerato, poco non ce la fa ad acquistare quanto prodotto facendo aumentare ancor più il sovraprodotto.
Il cane insomma che si morde la coda. Poi, con le imprese che nel sotto remunerare quel lavoro aumentano la capacità competitiva, ma non riescono a vendere quelle merci pur così a buon mercato, quella coda se la stacca.
Improvvido l’esercizio di quella gestione dei fattori della produzione che impiega capitale che sovraproduce e lavoro che sotto remunera, facendo mancare  all’esercizio della consumazione le risorse per fare l’altro lavoro: il secondo.
Quel lavoro, ancorchè indifferibile, che smaltendo il prodotto ripristina l’impiego produttivo dei fattori e che, differito, ha generato prima lo squilibrio poi la crisi.
Per far fronte al danno occorre cambiare registro e farne norma: tutte le risorse che consentono di poter governare al meglio la produttività totale dei fattori vanno tenute attive, anzi messe a ruolo per far roteare liscio il ciclo, ben oltre gli inciampi e gli attriti che quotidianamente propone la vicenda economica.
Prosit.

Mauro Artibani


venerdì 16 maggio 2014

CONSUMATORE: IMBELLE O AGENTE ECONOMICO?


Quando un tizio invece di cibarsi ingrassa, veste alla moda che passa di moda e per andare da qui a lì acquista un Suv, cosè?
Uno squinternato sentenzia la Sociologia. Quelli, che la fanno, dicono pure come tal tizio sia etero-diretto, afflitto da insipienza, irresponsabile per sè e per quanto gli sta attorno; abbaia alla luna, si piscia sulle scarpe.
Tal dire lo ha inviso ai più, quei più come lui.
Subìto il dileggio di chi lo studia, di quelli che lo raccontano; circondato da agenti a fini di lucro, che lo vogliono in-formare/con-vincere; da altri agenti che con i consigli per gli acquisti lo depredano della domanda; così agito, tutti quelli che hanno da vendere lo vogliono perché vuole tutto.
E  quando lo squinternato, squattrinato, non ce la fa più a dare credito a tal dire, si scorge quello che neanche quelli che studiano l’economia potevano immaginare.
Essipperchè quegli atti, che lo screditano costituiscono il ruolo; gli danno la forza che le dicerie degli untori non riescono a scalzare.
Fa ancor di più: ben oltre quel che il buon senso consigli, la ragione preveda, il portafoglio possa, si affranca dal bisogno!
Orbene in un tempo, quello dell’economia dei consumi, dove il solo bisogno non smaltisce quanto viene prodotto, viene alla ribalta chi si fa artefice dell’andare oltre, quel bisogno. Nel farlo, fa al meglio per fare la crescita; per farla occupa il centro di gravità del meccanismo della produzione, facendone salire la produttività di sistema.
Tutto questo manca di essere intercettato dal pensiero sociologico.
Sociologi, o solo miopi?
E tali consumatori, imbelli?
E i policy-maker poi, che non dispongono una idonea allocazione della ricchezza, affinchè agli ex imbelli oggi agenti economici non manchi il foraggio per foraggiare la crescita, sono miopi o pure imbelli?
E quei facinorosi intellettuali che disdegnano tutto quel che passa ad un palmo dal loro naso e, non sapendo a quali santi votarsi, votano altezzosi contro chi fa la spesa, pur’essi renitenti alla guerra?
Se, insomma, dire imbelle di quel tizio non dice molto, chiarisce i fatti ancora meno.

Mauro Artibani

giovedì 24 aprile 2014

IL LAVORO FUNZIONE DEL REDDITO


C’era una volta, nell’economia, un fine causale che forniva regole; pur essendo un output, organizzava modi di fare, per fare al meglio: il bisogno. Con tal target, le cose nell’economia trovavano il modo di fare gruppo  mediante  aggregazioni semplici, poste in sequenza lineare. Coppie causali, giust’appunto, tenevano insieme l’insieme: (produzione/occupazione), (lavoro/reddito), (reddito/spesa), (spesa/domanda), (domanda/offerta). Il rapporto di necessità tra i congiunti appariva evidente. Il lavoro forniva il reddito per fare la spesa affinchè la domanda potesse acquistare l’offerta e generare ricchezza: l’efficacia sorprendente.
Parte del mondo lasciava così l’atavica fame; l’altra parte ci sta provando.
Cotanto fare, lineare e rettilineo, fece tanto. Tanto pure che, circa la metà del cibo prodotto nel mondo - due miliardi di tonnellate circa - non viene consumato e finisce nella spazzatura. Sta scritto in un rapporto curato dalla britannica Institution of Mechanical Engineers.
Dice pure Danny Dorling, professore di geografia alla Oxford University: “ oggi giorno possediamo circa sei volte più roba rispetto ad una generazione fa, che si tratti di vestiti, mobili, tecnologia o soprammobili”.
Quando infine i pubblicitari e gli uomini del marketing si mettono a sollecitare le emozioni, le passioni, finanche l’esperienza  per dar sprone all’acquisto, siamo ben oltre il bisogno.
Quando questo si mostra, cambia tutto: hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare.
Si fa finta di niente!
Così quando i Consumatori, oltre che affrancati da quel bisogno, si trovano in tasca pure portafogli sgonfi: patatrac!
Essì patatrac, perché quel perfetto congegno di fluidità, che muove, tutto si inceppa. La successione ordinata salta, quella lineare si incrina; l’equilibrio va in stallo.
Per metterci una pezza si fa e rifà il già fatto: prima col credito facile che diventa debito, poi con zaffate di reflazione per non far scendere i prezzi; persino con la riduzione del costo del lavoro che spreme salari e stipendi; non paghi, ancora con la riduzione del ciclo di vita dei prodotti, con l’automazione dei processi,in ultimo con la  riduzione  del ciclo del lavoro.
Essipperchè, annullato il bisogno che forniva  direzione al processo economico si naviga a vista. Pur rimettendo insieme i frammenti di quelle coppie scoppiate non si vede granchè.
 Lo dice persino Joseph Stiglitz: “ci sono situazioni tali che bisognerebbe cercare nuove soluzioni, un nuovo pensiero economico.”
Appunto, proviamo con un pensierino: Scoppiate  nella deflagrazione, il determinismo che teneva assieme gli accoppianti, si fa indeterminato. L’occasione è ghiotta, si possono ricomporre accoppiate che non t’aspetti, dove le cause si fanno effetti e gli effetti cause.
La sequenza Reddito/Spesa, per esempio, solo invertita mostra il vero. E’ la spesa che trasformando il valore delle merci, altrimenti svalutate, in ricchezza genera reddito.
Invertita così pure quella Lavoro/Reddito. Essipperchè,  quel reddito fa la spesa, consuma; occorre riprodurre , si crea lavoro. Lavoro, appunto, funzione del reddito.
Si scambiano le parti pure in quella vecchia coppia domanda/offerta quando i consumatori, senza bisogno, offrono spudoratamente la voglia di acquistare a chi ha bisogno di vendere. Così la domanda si fa offerta per un’offerta che domanda.
Questo accade nel mondo alla rovescia,  dove il sistema produttivo da lineare aperto si fa circolare e continuo, la produzione fornisce l’input al ciclo mentre l’output della spesa lo rende perpetuo.
Le nuove relazioni di coppia vanno rese istituto.
Per tutta risposta  le vecchie coppie, ancora agenti, continuano a dettare le regole: in questo modo si è generata la crisi; così la si rende perpetua.

Mauro Artibani