Il lavoro, nell'economia della produzione, produceva beni e servizi; merci insomma per dar ristoro ai bisogni. Chi lavorava, per il tempo e la perizia impiegati, riceveva un reddito che veniva speso per dare ristoro.... toh...ai bisogni.
Tanti i bisogni, tante le merci da produrre per soddisfarli.
Questo mirabile equilibrio mostrava il merito che verrà premiato da un reddito adeguato alla bisogna; meriterà la settimana corta per prender fiato, ferie per sgranchirsi, assistenza pubblica in caso di malattia, il gruzzolo del Tfr per rifocillarsi, la pensione infine per il meritato riposo.
Si fecero carico del tutto una Filosofia economica che aveva fatto, di quel "travaglio", elegia. Una parte della politica e quella sindacale ne rappresentarono le istanze mentre, non scorto, con la produttività dell'esercizio reso rigenerava se stesso.
Bene, nell'economia dei consumi, sregolata dall'impiego di regole scadute, ci si attarda ancora a riconoscere se si sia prodotto troppo o si sia affrancati dal bisogno. Nel frattempo il lavoro, correo con il Capitale dello squilibrio, da solo ne paga il prezzo, con un reddito insufficiente per fare la spesa.
Sia come sia, un lavoro di tal fatta, privato di una taglia contrattuale da far valere, diventa incapace di riprodursi. L'efficacia delle Teorie che lo hanno sostenuto vacillano; la Politica rincorre inefficaci slogan, il Sindacato vivacchia.
Così è se vi pare. Prima era funzione della produzione, oggi diventa dipendente dal consumo; solo così può ritrovare la sua riproduzione, il suo remunero.
Essì, se nel prima, il reddito da lavoro spesava la spesa e l'esercizio di consumazione trovava il compenso nel ristoro del bisogno, il rapporto produzione/consumo stava in equilibrio.
Nel poi, per riffe o per raffe, reso d'obbligo quell'esercizio di consumazione, ch'eppur collide proprio con l'affrancamento dal bisogno, deve trovare un più idoneo compenso per potersi riprodurre e far ri-produrre.
Un reddito di scopo insomma, che pareggi il conto di quello insufficiente generato dal lavoro; pagato per l'obbligo dell'esercizio, per l'impiego di risorse scarse e per il vantaggio che ricava il ciclo produttivo con l'azione della "tiritera*".
Okkei, signori dal fiato sul collo? Bene, se il prezzo è quello giusto, si vada oltre.
*La spesa trasforma la merce in ricchezza, la sua consumazione da spinta alla ri-produzione, genera lavoro e lo remunera; tiene attivo il ciclo produttivo, da sostanza alla crescita economica.
Mauro Artibani, l’economaio
https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1
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martedì 26 novembre 2019
IL LAVORO DI PRIMA E QUELLO DI POI
Il lavoro, nell'economia della produzione, produceva beni e servizi; merci insomma per dar ristoro ai bisogni. Chi lavorava, per il tempo e la perizia impiegati, riceveva un reddito che veniva speso per dare ristoro.... toh...ai bisogni.
Tanti i bisogni, tante le merci da produrre per soddisfarli.
Questo mirabile equilibrio mostrava il merito che verrà premiato da un reddito adeguato alla bisogna; meriterà la settimana corta per prender fiato, ferie per sgranchirsi, assistenza pubblica in caso di malattia, il gruzzolo del Tfr per rifocillarsi, la pensione infine per il meritato riposo.
Si fecero carico del tutto una Filosofia economica che aveva fatto, di quel "travaglio", elegia. Una parte della politica e quella sindacale ne rappresentarono le istanze mentre, non scorto, con la produttività dell'esercizio reso rigenerava se stesso.
Bene, nell'economia dei consumi, sregolata dall'impiego di regole scadute, ci si attarda ancora a riconoscere se si sia prodotto troppo o si sia affrancati dal bisogno. Nel frattempo il lavoro, correo con il Capitale dello squilibrio, da solo ne paga il prezzo, con un reddito insufficiente per fare la spesa.
Sia come sia, un lavoro di tal fatta, privato di una taglia contrattuale da far valere, diventa incapace di riprodursi. L'efficacia delle Teorie che lo hanno sostenuto vacillano; la Politica rincorre inefficaci slogan, il Sindacato vivacchia.
Così è se vi pare. Prima era funzione della produzione, oggi diventa dipendente dal consumo; solo così può ritrovare la sua riproduzione, il suo remunero.
Essì, se nel prima, il reddito da lavoro spesava la spesa e l'esercizio di consumazione trovava il compenso nel ristoro del bisogno, il rapporto produzione/consumo stava in equilibrio.
Nel poi, per riffe o per raffe, reso d'obbligo quell'esercizio di consumazione, ch'eppur collide proprio con l'affrancamento dal bisogno, deve trovare un più idoneo compenso per potersi riprodurre e far ri-produrre.
Un reddito di scopo insomma, che pareggi il conto di quello insufficiente generato dal lavoro; pagato per l'obbligo dell'esercizio, per l'impiego di risorse scarse e per il vantaggio che ricava il ciclo produttivo con l'azione della "tiritera*".
Okkei, signori dal fiato sul collo? Bene, se il prezzo è quello giusto, si vada oltre.
*La spesa trasforma la merce in ricchezza, la sua consumazione da spinta alla ri-produzione, genera lavoro e lo remunera; tiene attivo il ciclo produttivo, da sostanza alla crescita economica.
Mauro Artibani, l’economaio
https://www.amazon.it/s?k=mauro+artibani&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss_1
martedì 29 ottobre 2019
ECCO.... APPUNTI PER LA POLITICA, PER ESEMPIO
Quel che dice in un comunicato l'Fmi fa stringere le chiappe: l’economia mondiale paga prezzo; la crescita si fermerà al 3% nel 2019, lo 0,2% in meno rispetto a quanto previsto a luglio, e ai minimi dalla grande crisi del 2008-09. In termini di Pil quasi il 90% dei Paesi del mondo sta registrando una crescita rallentata; un vero e proprio rallentamento sincronizzato".
Toh guarda, proprio quel Pil che si fa al mercato con la tiritera della spesa, dove chi ha prodotto deve poter vendere a chi, per poter acquistare, deve disporre della possibilità di farlo per generare, alla fine della fiera, ricchezza. Si è vero la tiritera può risultare, per il bisogno del singolo, indifferibile; quand'anche senza, la stessa indifferibilità resta un "bisogno del sistema" per poter funzionare!
Fiuuu... Dopo dodici anni dall'inizio della crisi, invece che uscirne si entra dentro un'altra.
La questione ineluttabile dell'indifferibile si mostra irrisolta. La Politica all'inizio non l'ha scorta, non ne ha gestito lo svolgimento, il domani poi.... figuriamoci! Con quelle ragioni fragili che si ritrova, hai voglia a riattivare la crescita.
Orbene l'Hdemia economica, con una parte almeno di quelle ragionicchie c'entra, eccome. Dovrebbe ripensare il suo pensiero e il dire: ce la farà o, peggio, vorrà farlo?
Alla Politica, potrebbe toccar fare una bella sedizione contro l'ordine economico da Lor propagandato, per abbeverarsi ad altre fonti, e far la parte che gli spetta.
La fonte del Mercato, per esempio, quando funziona disseta.
Funziona, se fa il miglior prezzo tra le parti in causa; se remunera , insomma, la produttività di ciascun agente per migliorare la produttività del tutto.
Beh, chi legifera può farlo mettendo mano finalmente all'adozione di quella "Legge per un'Economia Resistente" che all'art 3 dispone di allocare le risorse economiche generate dalla crescita per tenere adeguato quel potere d'acquisto che consente l'esercizio di ruolo dei diversi operatori della spesa aggregata.
L'art 4, lo conclama, l'atto di poter esercitare l'acquisto dispone una economia più resistente con adeguato beneficio per tutti gli agenti del ciclo.
L'adozione della Legge rende, de facto, appetita la costituzione di quell'Azienda "Libero Mercato Spa"* che capitalizza onori ed oneri e.. toh, anticipa in punta di diritto societario i desiderata di quelli di prima dell'Fmi che, tra le righe del comunicato, sibillinamente scrivono: "Offriremo a tutte le persone la possibilità di contribuire all'attività economica e di condividerne i benefici".
Ehi, ci sono grandi Imprese che hanno già aderito attrezzando business pro crescita; funzionano, rendono!
Per far sì che l'appetito, per le altre, venga mangiando s'ha da metter mano agli attrezzi del mestiere della Politica; la leva fiscale per re-distribuire vantaggi agli aderenti, svantaggi ai renitenti.
Un modo per ri-leggittimare l'emolumento che gli "eletti" mettono in tasca, poi un vantaggio elettorale.... perchè cotanta sagacia potrà incontrare l'interesse di tutti. Tutti quelli che votano: la Gente e i loro interessi, concreti e materiali!
* Un' azienda pro-crescita che agisce de facto per tenere in equilibrio produzione e consumo, impiegando al meglio le risorse produttive degli addetti e l'adeguata allocazione delle risorse di reddito per sostenere la crescita e generare ricchezza.
Agenti economici vi agiscono con ruoli integrati per la produzione dell’offerta, la generazione della domanda, del commercio, dell'acquisto, fornendo distinto contributo a quella spesa aggregata che fa la crescita.
Il remunero degli operatori, che compensa quel diverso contributo, andrà speso nel circuito aziendale per rendere fluido e continuo il ciclo produttivo.
Giust'appunto, un marchingegno societario che disponga l'adeguata capitalizzazione degli azionisti mediante una diversa allocazione della ricchezza colà generata.
Mauro Artibani, l'economaio
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martedì 19 marzo 2019
GRETA, GRIDA UNA DOMANDA NUOVA DI ZECCA!
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martedì 12 marzo 2019
PER IL NEO SEGRETARIO UNA NEO LINGUA
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martedì 11 settembre 2018
CINA: LA SOLA RABBIA NON PAGA, PAGA LA SPESA!
Dazi, controdazi e... arrabbiature.
Apple fa le spese della guerra
commerciale in corso tra la Cina e gli USA.
A dirlo il governo di Pechino dalle
pagine del People’s Daily in cui ha fatto capire come, dal momento
che il colosso di Cupertino ha potuto beneficiare di un basso costo
della manodopera cinese, ora deve condividere i suoi guadagni con la
popolazione cinese. Beh, altrimenti rischia di essere oggetto di
"rabbia e di un sentimento nazionalista".
"Dato il successo incredibile
raggiunto nel mercato cinese potrebbe alimentare un sentimento
nazionalista se le misure protezionistiche adottate recentemente dal
presidente americano Donald Trump colpiranno duramente le aziende
cinesi". Non paghi continuano: "La Cina è di gran lunga il
mercato estero più importante per l'americana Apple, lasciandola
esposta alla rabbia e al sentimento nazionalista che il popolo cinese
potrebbe sviluppare nei suoi confronti".
Il quotidiano poi precisa: "La
Cina non vuole chiudere le sue porte ad Apple nonostante il conflitto
commerciale ma se l'azienda americana vuole guadagnare bene in Cina,
deve distribuire quanto guadagna alla popolazione cinese".
Ehi Gente dell'Impero di mezzo,
d'accordo siete tanti:1.300.000.000 anime. Fate però con la spesa a
malapena il 39% del Pil.
Si, è vero, sono 4.500 mld di dollari;
le vostre esportazioni e gli investimenti però fanno di più, il
44%.
Capito cocchi! Noi del bel paese ne
facciamo il 60%; in mld di dollari fanno1.197 e siamo appena
60.000.000. Già, noi siamo affrancati dal bisogno, voi no. Siete
insomma tanti ma non poderosi e, nell'Economia dei Consumi*, tocca
invece esserlo se volete conti la vostra rabbia!
Gli Yankee poi, meno bisognosi di
tutti, di Pil ne fanno addirittura il 72% con un deficit commerciale
che, nel 2017, è stato di 568,4 miliardi di dollari. Deficit fatto
in buona parte per acquistare merci che avreste forse dovuto
acquistare voi per fare, giust'appunto, la vostra crescita.
Essipperchè nelle nostre economie
sviluppate, le esportazioni e gli investimenti fano solo più o meno
il 20% del Pil.
Calma e gesso dunque. Non fate ancora
quel che dovreste; per non far aver ragione a Trump dovrete farlo!
Ve lo dico con un tweet quel che vi
toccherà volere dal vostro Xi, altro che rabbia: "La crescita
si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che
serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito
per remunerare chi, con la spesa, remunera Tutti.
Tutti, senza dazi nè gabelle!"
Non leggete l'italiano, dite?
Niente paura, c'è il Translator di
Google!
* Quel luogo dove hanno più bisogno i
produttori di vendere che i consumatori di acquistare.
Mauro
Artibani, l'Economaio
mercoledì 2 maggio 2018
NELL'ECONOMIA DEI CONSUMI, ALTRO CHE BONUS!
Boom
degli acquisti di automobili con gli incentivi.
Mi
date un bonus? Spendo!
Si
rottama la lavatrice a suon di sconti? Io rottamo e compro.
Sgavi
fiscali sui redditi da lavoro?
Sgavato
dal gravame, più cash: acquisto.
Visto?
Viene erogato liquido monetario per andare oltre la crisi: più
reddito ed il gioco è fatto!
Così
acquisto, consumo, faccio riprodurre; più lavoro, più reddito ed
op, siam fuori a riveder le stelle.
Si
può fare.
Ieri
no, in quell’economia della Produzione un’offerta, inferiore alla
domanda, garantiva la continuità del ciclo produttivo che garantiva
lavoro, che garantiva reddito, che dava ristoro ai bisogni.
Oggi
si, nell’economia dei Consumi, dove ad un eccesso di capacita
produttiva deve fare il paio un eccesso di consumo, solo un reddito
adeguato può fornire sostegno ad una domanda che, smaltita, darà
continuità al ciclo economico, quindi alla ricchezza.
Ricapitoliamo.
Una
formula semplicissima: reddito che fa consumare, che fa riprodurre,
che produce lavoro, che produce reddito; che fa consumare, che fa
riprod….., facile Nò?
Già,
dove sta il reddito?
Quelle
integrazioni con bonus, rottamazioni, sgravi, erogate da stati
indebitati hanno però il fiato corto.
Occorrono
opzioni sostenibili con il fiato lungo; occorre sbirciare, spulciare
nel mercato, là dove si intravvedono convenienze da far fruttare.
Una
per tutti: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della
domanda impalla il mercato?
Per
un mercato efficiente, l'occasione per fare una nuova offerta - di
domanda però - e nuova domanda per quella offerta.
L'occasione
è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia
di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare.
Questo
il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo.
Quel
prezzo, il nostro reddito: reddito scaccia crisi.
Già,
tutto questo si può al mercato che non c'è.
Occhio
Signori della Politica, se si invitano tutti a lavorare che sò....
ad “una struttura per la crescita equilibrata e sostenibile”,
bèh, lavorare per questo nuovo mercato sarà un'occasione
irripetibile.
Prosit!
Mauro
Artibani, l'Economaio
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giovedì 25 gennaio 2018
A MALTA MICA SON TUTTI CAVALIERI
Là in mezzo al mar ci sta il migrant
che naviga.
Già ma dove vuole approdare?
O bella, se paghi un milione di euro a
Malta, altrimenti devi trovare altri approdi.
Giust'appunnto Malta: Pil 10,95
miliardi Usd, abitanti 436.947; Pil pro capite 25.058,17 Usd.
Variazione annua della crescita 5,0. La disoccupazione al 4,2%.
Fecondità 1,37.
Si proprio questa Malta dove, con
l’approvazione dell’UE, risulta attivo il progetto “Cittadinanza
in cambio d’investimenti”.
Eggià, il programma prevede che chi
intende ricevere il passaporto deve garantire un contributo di
650.000 euro ad un fondo di sviluppo nazionale, appositamente
istituito; a questa somma si aggiungono altri 150.000 euro
per l’acquisto di titoli di stato maltesi ed il possesso
d’immobili sull’isola per un valore di almeno altri 350.000 euro.
Se si vuole poi far estendere il
passaporto ai parenti, il tariffario prevede 25.000 euro per i figli
minorenni ed il consorte, 50.000 euro invece per figli maggiorenni ed
i genitori.
Come riportano Forbes e
l’agenzia Rbc, sono soprattutto i businessman russi ad
aver usufruito di questo progetto*.
Tra loro troviamo infatti Boris Mints,
proprietario della società d’investimenti 01 Properties, ed
Alexander Nesis, ovvero il comproprietario della ICT Holding Ltd,
società d’investimenti specializzata in finanza ed estrazione di
metalli preziosi.
È diventato un nuovo cittadino maltese
pure Alexander Mechetin, comproprietario di Beluga Group, produttore
di vodka.
Affari, si affari, per chi viaggia
molto per lavoro, avere un passaporto europeo permette di muoversi
senza visto.
Visto? Si, il valore "Schengen"
fa il prezzo, altro che gli investimenti!
Eggià, difficile che 'sti tizi se ne
stiano, isolati sull'isola, ad abbronzarzi al sole.
Quando poi, che piaccia o meno, la
crescita economica si fa con la spesa - non con la produzione nè
con il lavoro - a Malta, pur potendo, non ne faranno molta.
Okkei d'accordo, neanche loro migranti
economici, piuttosto business, con in tasca un pass per poter fare
affari in UE con chicchessia.
Beh, ai cavalieri senza macchia
potrebbe convenir rifare i conti per magari, chessò...., tentare di
prendere tre piccioni con una fava.
Giust'appunto proprio i migranti
economici, quelli che non si vogliono: gli afflitti dal bisogno,
prodighi nel dover fare la spesa di tutto; tutta gente giovane,
vigorosa che accolta potrebbe ridurre il costo medio della spesa
sanitaria e che con il prelievo fiscale, diretto ed indiretto,
potrebbe rifocillare quella spesa previdenziale di un popolo già
troppo anziano.
Ingenuo? Forse ma, per l'amordiddio,
non mi si dica d'etica; piuttosto, Malta nel 2018 dovrà essere la
capitale europea della Cultura: altro che island borderline!
*Dal sito del governo di La Valletta si
scorge come siano molti i tizi che hanno pagato oltre un milione di
euro per ottenere il passaporto di Malta; solo i russi arrivano a 730
businessman, diventati nuovi cittadini maltesi.
Mauro Artibani, l'Economaio
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martedì 7 novembre 2017
NIENTE PAURA, CI PENSA AMAZON!
Un improvviso incidente vi costringe al
pronto soccorso? Occupati dal bisogno al bagno? Siete a letto a
dormire o ci siete a fare altro? Siete fuori per lavoro? Siete a
zonzo in giro? Siete in vacanza?Siete in cuffia a sentir musica?
Non siete in casa, insomma, o se lo
siete non potete aprire se vi bussano alla porta?
Niente paura ci pensa Amazon.
Si, Amazon con Key: un nuovo servizio
dell’azienda di Jeff Bezos che permetterà ai corrieri di
aprire, all'uopo, la porta d’ingresso della vostra abitazione e
riporre il pacco da voi acquistato, in sicurezza, dentro
casa. Il sistema si basa su una Cloud Cam di Amazon,
un sistema di chiusura intelligente delle porte, e un protocollo
wireless chiamato Zigbee, già utilizzato da molti dispositivi per la
casa intelligente. È compatibile con serrature Yale e Kwikset.
Quando un corriere arriva con un pacco
Amazon per la consegna all’interno della casa, esegue la scansione
del codice a barre, inviando una richiesta alla videocamera in cloud
di Amazon. Se tutto è regolare il cloud concede
l’autorizzazione ad entrare, inviando un messaggio alla fotocamera
che inizia la registrazione. Il corriere sblocca quindi la porta
attraverso un’app ed entra. Posa il pacco, esce, chiude la porta e
registra l’avvenuta consegna. Il cliente riceve una notifica che il
pacco risulta consegnato, oltre a un breve video che mostra il
corriere entrare in casa, per confermare la regolarità
dell’operazione.
Per 249,99 dollari Amazon ti fornisce
una serratura intelligente e la videocamera collegata, compresa
l’installazione.
A cosa serve tutto questo?
Oh bella, a far crescere più in fretta
l'economia!
Eggià, in questo modo quelli di Bezos
ti entrano in casa, se al bussare tu non apri, affinchè non abbia a
rallentarsi quel virtuoso circuito che dalla spesa parte, passa per
il disporre in fretta dell'acquistato, poi per la consumazione che
fa nuovamente produrre; tutto per fare la crescita più lesta
possibile e senza intoppi.
Grazie Jeff!
Bene, per non correre il rischio che,
oltre al non aprire la porta manchino pure i denari a chi deve fare
la spesa e tenere attivo quel munifico circuito, occorre che le altre
aziende organizzino business che rifocillano il potere d'acquisto se
e quando si acquistano le loro merci.
Troppa grazia dite?
Ennò, misericordia a fine di lucro:
Bezos e i suoi, nel fare quel che fanno, ricavano 43,7 miliardi di
dollari, contro 32,7 miliardi di dollari dello stesso trimestre del
2016, con una crescita del 34%.
Altri misericordiosi: Ikea, le free
press, gli Outlet, Groupon, Airbnb, Uber, non sono da meno!
Mauro Artibani
https://www.amazon.it/dp/B073MZ8D61/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1499033170&sr=8-2&keywords=mauro+artibani
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martedì 31 gennaio 2017
ALTRO CHE BISOGNOSI
Per la fame acquisto cibo, per la sete
bevo, per il freddo mi abbiglio; con le scarpe scarpino, con la casa
mi accaso; per non stare al buio acquisto luce. Per poter avere tutto
questo, lavoro.
Si è fatto sempre così fino a quel dì
di Dicembre. Natale del 1924, a Genova, si riunisce " La
Compagnia Phoebus." Un cartello fatto da Osram, Philips e
General Electrics* che decide di ridurre la durata della lampadina a
1000 ore.
Alla Gente che ha bisogno di luce,
insomma, questi illuminati la fulminano prima.
Cospirazione?
Macchè,! Più semplicemente quella
gente, che fin allora aveva speso per dar ristoro ai bisogni, viene
tirata dentro il ciclo produttivo per fare di più. Se, come il fatto
mostra, hanno più bisogno i produttori di vendere che la Gente di
acquistare, fiat lux con più lampadine da acquistare però, senza
se, senza ma!
Senza ma, appunto, evase così le
"leggi censuarie", gli abiti passeranno di moda; i
pubblicitari dispenseranno i consigli per gli acquisti; quelli del
Merketing confezioneranno la domanda di tutto per tutti a più non
posso.
Già, di più non posso però se, come
mostrano quelli della Federal Reserve Bank of St. Louis, dai primi
anni 30 ad oggi, il potere d'acquisto subisce una costante riduzione.
Et voilà. Da allora tutte le tecniche
e le politiche di reflazione messe in campo non hanno sanato il gap,
ancor meno l'output gap; la produttività totale dei fattori si
mostra in costante riduzione, il debito del mondo, invece, sale a
200.000 mld di $ e vale tre volte il Pil, come dicono quelli di
McKinsey.
Beh, allora, se al mondo non fummo
fatti per vivere come bruti a quel Dante, deve soccorrere un
adeguato dare. Si, dare almeno a chi fa la spesa, ben oltre il
bisogno, quel che occorre per fare quella crescita che rende virtuoso
il ciclo produttivo.
Mauro Artibani
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mercoledì 16 novembre 2016
"TOCCA PIU' AMARE IL BUON ESTRANEO CHE 'L PARENTE RIO", CONVIENE!
Lo straniero è un tipo strano, come
l'estroso. Si, insomma, non sono io, non siamo noi.
Il forestiero viene dalla foresta.
Eggià, oltre il posto dove abito il resto è natura.
In tutto il mondo modi di dire, per
secula et seculorum modi di pensare l'altro.
Poveri diavoli, insomma, noi e loro!
Eggià, il bisogno divide, misconosce,
contrappone. Quel "Proletari del mondo unitevi", non più
di un afflato poetico.
Poi nell'Economia dei Consumi,
l'affrancamento dal bisogno, allontana il bisogno di dividersi;
giacchè c'è pure la guerra. Quando in Europa Shengen lo metterà
per iscritto, tutti andranno dappertutto. Gli sviluppi tecnologici
faranno il resto: Skype e uno smartphone insieme riducono tempo e
spazio ad un punto. Là dove si sta, sta pure il Mondo.
Non più foreste, nè mari nè monti ci
dividono: io a zonzo in patria, Simone a Sidney -16342 km più in là
- stiamo insieme: in un' altra ora, d'un'altro giorno, d'un'altra
stagione.
Quando arriva il cataclisma della
crisi, chi stava bene sta male; chi stava male sta peggio.
Se nel mondo reso globale lo straniero
mancava, con la crisi si riaffaccia.
Con la sordina messa a Shengen e i muri
che si costruiscono tengo fuori chi vuole quel che ho.
Proprio quegli stormi di uccelli neri
che, ancor più afflitti, bussano alle nostre porte.
Bella no? Con quel toc toc loro
riconoscono noi; con le porte sprangate noi neghiamo loro.
Si può adire la morale e giudicare?
Si!
Si può interpellare il diritto
internazionale? Si!
E la mera, becera convenienza?
Misuriamola:
La crescita si fa con la spesa. Per
uscire dalla crisi tocca farla! Chi più dei bisognosi ha tal
bisogno?
La crescita crea quell'occupazione che
fa incassare tutti; loro, pure allo zonzo.
Il prelievo fiscale sulla spesa,
rimette il debito sovrano, rifocillando la spesa pubblica.
Quella spesa smaltisce sovraccapacità
d'impresa, sprona la spesa per per gli investimenti.
Eppoi suvvia, lor sono prolifici e
giovani*, noi meno, molto meno.
L'esser, nel mondo tecnologicamente
globale, pseudo speciosi dimentica come occorra esser prodighi per
mantenere la prosperità. Loro hanno la voglia di esserlo, noi non
più.
Onore al merito, allora, tanto quanti i
visti sui passaporti**.
Essì, "tocca più amare il buon
estraneo che ’l parente rio",
conviene!
*Onu,
Report on Replacement Migration edito nel Marzo del 2000 con
successive release anno fino al 2015. Propone letteralmente la
replacement migration (migrazione per sostituzione) come soluzione
pratica all’invecchiamento e diminuzione della popolazione nelle
economie occidentali a fronte di un crollo del tasso di fertilità e
del tasso di mortalità.
**"I
migranti pagano contributi alla previdenza in quantita' piu' che
doppia rispetto a quello che ricevono. Insomma, oggi pagano una quota
importante delle nostre pensioni". Lo dice il ministro del
Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti
Mauro
Artibani
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martedì 4 ottobre 2016
I DILETTANTI DELLA SPESA FANNO DANNO
Provo a dire quel che la crisi ha reso
urgente dire e molti non vogliono ascoltare.
Quando la Gente più che cibarsi
ingrassa, veste alla moda che passa di moda e per andare da qui a lì
acquista un Suv, i Sociologi gridano: Questo consumatore è un
imbelle! Per le Associazioni dei consumatori quest'imbelle è un
soggetto debole che ha bisogno di tutele.
Okkei, questo tizio sarà pure quel che
dicono, è pure però un agente economico.
Ecchè agente: la spesa della Gente fa
il 60% del Pil.
Sta sul mercato in una condizione di
forza perchè proprio quelle azioni mostrano come sia affrancato dal
bisogno e questo lo rende decisamente forte nei confronti delle
Imprese che devono vendere. Vendere proprio a chi ha poco in tasca ma
non è bisognoso.
Questa condizione genera un eccesso di
offerta che staziona al mercato. Questo il tratto distintivo
dell'Economia dei Consumi.
Pure i Signori dell'ultimo G20 sanno
della sovraccapacità che zavorra le imprese nel mondo*.
Beh, se tanto mi da' tanto: hanno più
bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare!
Al mercato, allora, chi sono i forti,
chi i deboli?
Bene, se diamo un colpo al cerchio,
tocca darlo pure alla botte: d'accordo, non sono soggetti deboli,
dilettanti si e per stare sul mercato, in maniera adeguata al ruolo
di generatori di Pil, tocca farsi professionisti.
Professional Consumer! Essipperchè,
con la spesa trasformiamo le merci in ricchezza, consumando
l'acquistato facciamo nuovamente produrre, diamo continuità al ciclo
economico e sostanza alla crescita. Facciamo pure altro: con l'Iva
finanziamo la spesa pubblica, se ci resta in tasca il resto, con quei
risparmi, investiti, finanziamo l'investimento della imprese.
Fiuuuuuu, per l'economia, chi fa di
più?
Oggi, con una crisi che sfianca tutti,
la nostra forza vale di più; tocca farla valere per andare altre la
crisi.
Mettere a profitto queste nostre
prerogative si può, si deve, per il tornaconto di tutti.
Ci sono Imprese** che hanno capito
l'antifona ed hanno attrezzato business che consentono di guadagnare
se e quando noi guadagnamo.
La digidalizzazione dei processi,
nell'economia 4.0 consente a noi consumatori di fare "Impresa"
e utili per intascare quel reddito complementare necessario a poter
rifocillare il potere d'acquisto.
L'uscita dalla crisi lo richiede, il
ruolo lo impone.
*Gira in giro una lista accurata delle
"sovraccapacità" che zavorrano l'impresa e l'economia.
** Le conosco, ho smontato e rimontato
la loro struttura organizzativa per guardarle da dentro: sono aziende
pro crescita.
Mauro Artibani
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mercoledì 13 luglio 2016
IL MIO OZIO, TUTT'ALTRO CHE VIZIO!
I dati resi noti oggi dall'Istat
sentenziano come la spesa media delle famiglie nel 2015 sia risalita
a 2.499,37 euro al mese, in aumento dello 0,4% rispetto al 2014.
Scettiche però le associazioni dei
consumatori. L'Unione Nazionale Consumatori rimarca come si tratti di
un aumento di spesa inferiore ad 11 euro. "Per una famiglia e
tradizionale di 4 persone, sempre secondo i dati resi noti oggi
dall'Istat, la spesa mensile scende di più di 31 euro, -0,98%,
passando da 3189,75 euro del 2014 a 3158,61 del 2015. Su base annua
significa 373 euro in meno; a dirlo è Massimiliano Dona, segretario
dell'Unione Nazionale Consumatori. Se poi confrontiamo la spesa
rispetto al 2011, c'è un crollo dell'11%, pari a 391 euro mensili.
Su base annua si tratta di una cifra astronomica pari a 4.696 euro".
Confrontando la spesa di una famiglia di 4 componenti dal 2011 al
2015, la voce alimentari e bevande scende da 652 euro mensili del
2011 a 594, un calo di 58 euro, pari al 9%. Su base annua gli
italiani, in appena 4 anni, spendono 704 euro in meno di prodotti
alimentari. Per abbigliamento e calzature la riduzione è del 18,6%,
41 euro al mese, 493 all'anno. Il record, in termini percentuali, è
per la voce comunicazioni (-21,1%, -22 euro al mese), seguita dai
mobili, articoli e servizi per la casa (-20,8%, una riduzione di
spesa di 32 euro al mese, 388 euro all'anno).
Che dire? Lo dico: Io, consumatore
benestante, affrancato dal bisogno, mi sto concedendo un lusso:
l’ozio.
L’ozio di non far nulla, di sprecare
il tempo, di divagare tra spensieratezza ed amenità, di zonzeggiare
per mio conto, disattento e perdigiorno; libero di stare
ignudo, di ignorare il conoscere, ancor più disinformato, abdicando
al volere, al potere e pure al fare. Mi privo dello scegliere,
vieppiù del contrattare.
Ehi Cocco, se fai così chi cacchio lo
fa il PIL?
Chi garantisce la crescita; chi
trasforma il valore delle merci in ricchezza; chi, consumando,
consente la riproduzione?
Chiedo scusa ai manager, agli operai,
agli impiegati, persino a quelli delle tasse, per aver praticato tal
lusso e non aver corrisposto al loro merito di produrre.
Di aver svilito il valore delle merci
con la supponenza di potermi sottrarre all’obbligo dell’acquisto,
di non aver consumato dando corso alla riproduzione, di non aver
prestato orecchio ai consigli per gli acquisti e non aver visto il
Valore Visto previsto dal marketing.
Che svista!
Ennò, non si può!
Essì, esimi Consumatori, altro che
ozio: negozio!
Lavorare vi tocca, dicono i Policy
Maker: il lavoro di consumazione. Quel lavoro forzato della spesa,
per giunta senza ferie.
Già, ma come faccio quando la crisi,
oltre che sul lavoro, "ha avuto un effetto negativo anche sui
redditi e il divario salariale che ne è risultato potrebbe essere
difficile da chiudere"?
Non lo dico io, lo rileva il direttore
della divisione Lavoro dell'Ocse, Stefano Scarpetta, nel testo di
apertura dell'Employment Outlook.
"L'aumento della disoccupazione durante la crisi è stato seguito da un calo dei salari nei Paesi più colpiti, ma quasi dovunque i salari sono rimasti stagnanti o sono cresciuti a malapena", aggiunge, precisando che il calo ha toccato sia il valore nominale che quello reale dei salari. "Non è certo se i lavoratori potranno mai recuperare i potenziali incrementi di salario persi dal 2007.
"L'aumento della disoccupazione durante la crisi è stato seguito da un calo dei salari nei Paesi più colpiti, ma quasi dovunque i salari sono rimasti stagnanti o sono cresciuti a malapena", aggiunge, precisando che il calo ha toccato sia il valore nominale che quello reale dei salari. "Non è certo se i lavoratori potranno mai recuperare i potenziali incrementi di salario persi dal 2007.
Ehi, ehi, Signori miei, se quel che ho
avuto, ho e avrò in tasca è questo.
Beh quel mio ozio sarà tutt'altro che
vizio!
Mauro Artibani
giovedì 9 luglio 2015
BAMBOCCIONI UN CORNO!
Di questi tempi chi non ha incontrato
un bamboccione? Chi non lo ha per figlio? O peggio, non lo è stato?
E quelli che sotto mentite spoglie ancor lo sono?
Ieri, no: non far nulla non si poteva.
Un anatema grosso così impediva di poter stare in panciolle. Eggià!
Con l'ozio padre dei vizi erano scappellotti!
Quegli scappelloti faranno addirittura
saltare le aristocratiche teste di noti perdigiorno che il mondo
borghese, aduso a faticare, taglia a destra e a manca.
L'impresa, figlia di quella temperie
del neg-ozio, mette fatica nel produrre per dare ristoro ai bisogni.
I bisognosi pure hanno da lavorare, per guadagnare quel che serve a
dare ristoro proprio agli stessi bisogni.
Non
andò sempre così: quando l'aumento della
capacità produttiva delle Imprese fece troppo, venne svalutato il
valore del lavoro proprio mentre toccava, invece, acquistare oltre il
bisogno.
Cambiò il mondo:
in quella nuova temperie vennero forgiate le nuove generazioni. I
Sociologi del lavoro vennero zittiti, i Filosofi andarono ramenghi.
La produzione di senso fu presa in comodato d'uso da quelli del
Marketing, così come la domanda. Filosofando attrezzarono tutt'un
altro mondo, rendendolo appetibile. Ai bamboccioni non restò che
consumare, più che lavorare.
Il precetto della
vita spesa a fare la spesa orientò il loro fare; fissò il target
per garantire la crescita economica.
Nuove generazioni, così generate, si
mostrano: 2.300.000.000 Neet (Not in Education, Employment or
Training) già stanno in giro; in giro stanno pure il 41,5% di
giovani disoccupati.
Bivaccano?
Tutt'altro!
Per scelta i
primi; giacchè costretti pure i secondi girano per i centri
commerciali, spendono con i soldi di papà per dare ristoro alle
emozioni, alle passioni epperchennò alle asperienze; si informano,
sbirciano. Tutto questo fanno e rifanno tutti il giorno, i mesi, gli
anni, senza ferie ne' la previdenza, manco l'assistenza. Si spendono
e quando possono spandono, per fare quella crescita, buona per tutti:
Bamboccioni un corno!
Eppoi, saranno
pure quel che saranno ma, se si avvedono di quel che fanno con il
loro fare, magari presenteranno il conto per cotanto lavoro.
Mauro Artibani
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giovedì 2 luglio 2015
ALE', SI TORNA AL MERCATO
Un vecchio adagio recita: "Senza
soldi non si canta messa" che di questi tempi vissuti in fretta
e furia, diventa " al verde non si può far quel che ci spetta".
Ei Gente, non è una novità: ci spetta
che, seppur affrancati dal bisogno, non ci si possa affrancare dal
fare la spesa. Così, quando i redditi da lavoro che vengono rifilati
non ricostituiscono il potere d'acquisto, anzi lo ammosciano, tocca
cambiare registro. Essipperchè se la crescita si fa con la spesa e
più se ne fa più si cresce non possiamo sottrarci dal dover
rivedere proprio il registro della spesa prima di poter tornare al
mercato.
Il Presidente di Confindustria Squinzi
se ne avvede quando dice "ci hanno sollecitato ad investire di
più ma non possiamo investire se non c'è mercato"
Eggià,
nell'altro registro, quello delle
presenze, spiccano le assenze: i consumatori latitano, le imprese
recalcitrano; sacrosante le ragioni economiche del loro
dis-fare.
Giust'appunto, tocca intercettare nuove
convenienze per poter tornare a fare; cambiare registro, appunto:
Per le Imprese si fa conveniente
acquistare la domanda. Eggià, quando la liquidità, tenuta in cassa
per fare investimenti, non trova adeguato remunero toccherà
investirla nel ridurre i prezzi per smaltire il già prodotto e poter
riprodurre, lucrando pure il recupero della capacità competitiva.
Per i Consumatori trasformare i beni di
consumo posseduti in beni di investimento, per farne nuovi beni ed
intercettare nuovo reddito, si può.
Magari proprio quelle merci di status a
cui teniamo molto: la casa, l'auto, finanche la pelliccia.
Mediante le innovazioni di processo,
consentite dalle piattaforme web condivise, si trasforma una merce,
magari sottoutilizzata, in un servizio per fare profitto.
Chi lo offre, così rifocilla il potere
d'acquisto per poter tornare al mercato, chi lo cerca pure.
"Airbnb" consente di
affittare la casa, la stanza, addirittura il divano, a chi in vacanza
vuole spendere meno. Con "Uber" si fa la stessa cosa,
prendo a bordo chi in città va da qui a lì e vuol spendere poco.
Con "BlaBlaCar" si fa lo stessa ma fuori città. Nei siti
che spacciano l'usato chi vuole, colpito da improvviso animalismo,
può vendere quelle insopportabili pelli e pellicce che affollano il
gurdaroba. Quelle merci fanno per la seconda volta prezzo, senza
impiego di nuove risorse, senza smaltimento; viene così generata
nuova ricchezza, si intasca.
Bene, un siffatto nuovo fare di
Produttori che acquistano e Consumatori che vendono, può
riequilibrare il mercato e riportarci quella Gente che ne era uscita.
Ops, mi è parso di scorgere pure
Squinzi.
Mauro Artibani
venerdì 26 giugno 2015
ECCO, I GRECI PER ESEMPIO
Se vai al mercato con la sporta vuota,
i bisogni insoddisfatti e non trovi la merce che ti serve, torni a
casa bisognoso. Bisognoso resti pure se trovi merce ma ti mancano i
denari sufficienti ad acquistare quel che ti serve.
Stesso risultato. Non lo stesso
tornaconto però per gli altri agenti del mercato: nel primo caso i
produttori hanno venduto e guadagnato, nel secondo invece non hanno
venduto, hanno anzi dissipato ricchezza.
Se poi ad alcuno venisse di pensare
come la povertà sia l'equivalente della dipendenza dal bisogno,
beh.... la cosa è nota ai bisognosi.
L'abbiente, invece, fa finta di niente
ma si sbaglia di grosso: quel "grasso che gli colava di dosso",
per dar ristoro a chi non ha, non cola più.
E qui viene il bello: l'Economia dei Consumi non ammette il bisogno,
anzi per funzionare lo esclude; la strutturale sovraccapacità che la
impalla lo impone. Per smaltirla occorre acquistare oltre il bisogno,
per fare quella spesa non s'ha da essere bisognosi.
Dentro questo sistema circolare e
continuo, per stare in equilibrio quanto viene prodotto deve essere
acquistato. Viene cosi ottimizzato l'impiego dei fattori produttivi
che per cotanto fare vanno tenuti a libro paga, pure di quelli
che fanno la spesa.
Già, per tenere attivo il ciclo,
dentro quel sistema, c'è chi lavora per produrre e chi deve farlo
per consumare quanto prodotto.
Là, dove becca remunero l'esercizio
del produrre e viene a mancare quello del consumare, si rischia il
crak.
Ci sono aree disomogenee nel mondo dove
più si produce ed altre dove più si consuma e magari hanno pure
un'unica moneta: ecco.. in Grecia per esempio. Lì mancano di poter
fare la spesa; mancando già di produrre, quanta sarà la ricchezza
generata per poter pareggiare i conti ed ancor più rimettere il
debito?
Così i Greci rischiano il default sul
debito. Per tutta risposta i creditori chiedono una riduzione delle
pensioni, un intervento sul mercato del lavoro, un aumento dell'Iva.
Meno denaro, insomma, per fare la
spesa, più alto il costo della spesa: Bella, no?
Se tra quelli che fanno la spesa chi
consuma fa il 60% della crescita e chi produce il 20%, quel 60 avrà
pure un valore. Eccome. Olè, se vi è più valore nell'esercizio
del consumare che in quello del produrre, questo valore deve fare
prezzo altrimenti resterà solo di attendere i miracoli.
Quegli stessi miracoli che sembrano
fare la crescita dell'economia spagnola, sfidando le leggi delle
gravità, con un tasso di disoccupazione al 24% ed i redditi da
lavoro compressi ogni ragionevole dire. Okkio però: il tasso di
risparmio in Spagna è sceso dall'11.5% prima della crisi, al 4.3%
dello scorso anno. Eggià, se non esistono pasti gratis, figuriamoci
i miracoli!
A meno che la deflazione che impazza in
Spagna abbia rifocillato quel disastrato potere d'acquisto. Un vero
miracolo!
Ecco, appunto, la deflazione: un modo
possibile per riallocare la ricchezza a quegli attori economici che
hanno bisogno.
Epperchennò pure confermare la regola:
non si può essere bisognosi dovendo acquistare ben oltre il bisogno
per fare la crescita.
Mauro Artibani
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giovedì 20 novembre 2014
SI IN-CASTRA PER FARE DISPETTO AL SOCIO
Tanto va la gatta al lardo che
ci lascia lo zampino.
Lo sottolinea l'Ocse
presentando in via preliminare, l'Economic Outlook. Dice come sull'eurozona
incomba una "minaccia di stagnazione" anche per il rallentamento
delle principali economie: la Germania, la Francia e l'Italia. L'area dell'euro
ha bisogno, secondo loro, di "ulteriori ambiziose riforme per spingere la
crescita" e la "flessibilità e la discrezione all'interno delle
regole fiscali dell'Ue potrebbero essere usate per ridurre le resistenze della
domanda".
Cacchio, dopo 6 anni hanno
trovato il bandolo della matassa della crisi: R-e-s-i-s-t-e-n-z-a d-e-l-l-a
d-o-m-a-n-d-a
Si, insomma, i domandanti fanno resistenza a
domandare.
Si proprio loro quelli che, con
l’acquisto, trasformano la merce in ricchezza; consumandola poi la fanno
riprodurre fornendo continuità al ciclo economico, dando sostegno alla
crescita.
Già, questo fanno quando
acquistano. Dagli Sherlok Holmes dell’ Ocse sono stati colti invece in
flagranza di reato: renitenti alla leva della spesa. Hai capito i puzzoni!
Così, quando viene scoperto
l’arcano, dentro quella combriccola societaria dove coabitano con i produttori, la
“Libero Mercato Spa”, volano gli stracci:
La tua non domanda nega il
valore alle mie merci;
Vanifichi la produttività dei
fattori che come imprenditore metto in campo;
Mi costringi a stare in
sovraccapacità e ti ricordo che con i magazzini pieni si brucia ricchezza. Pure
la tua!
Beh ti’è, te
lo sei, anzi ve lo siete meritato: Il
vostro reddito disponibile del 2013 è tornato ai livelli di 25 anni fa.
Capito?
Se ancora non vi
bastasse, l'Ufficio Studi di Confcommercio dice pure che, in quello stesso
anno, il reddito disponibile e' stato pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto
ai 1.033 del 1988.
Questo l’hanno detto l’altro
ieri. Noi ieri ci abbiamo messo pure il carico da undici, loro hanno rifatto
l’aggiornamento e hanno scoperto che nel 2013 si e' registrato il sesto calo
consecutivo del reddito delle famiglie, con una contrazione dell'1,1% in termini
reali (-2,2% pro capite ). Rispetto, insomma, al 2007 viene fuori che nel 2013
il reddito disponibile reale pro capite e' sceso del 13,1%, pari a un ammontare
di euro 2.590 a testa ai prezzi del 2013.
Tiè, tiè, tiè, socio:
così impari, tu e i tuoi compari, a campare!
Et voilà, come ci si in-castra
per fare dispetto non alla moglie, al socio.
Mauro Artibani
giovedì 29 maggio 2014
SE TUTTI METTIAMO I SOLDI AL PIZZO SIAMO PAZZI
Fiuuuuuu! Mettono tutti i
soldi al pizzo.
Lo dice il rapporto del Centro studi di Unimpresa: i salvadanai
delle famiglie sono passati dagli 854,1 miliardi di euro di marzo 2013 agli 869,6
di marzo 2014. Le banche pure: hanno aumentato di 32,7 miliardi gli
investimenti in titoli di Stato; anche i fondi delle imprese risultano in
crescita con un aumento di 5,1 miliardi da 191,7 miliardi a 196,7 (+2,6%). Vanno
su anche quelli di assicurazioni e fondi pensione di 1,8 miliardi da 25
miliardi a 26,8 (+7,3%) e quelli delle onlus di 1,1 miliardi da 22,3 a 23,4
miliardi (+4,8%).
Gasp! Così, tutti
gli agenti economici sottraggono risorse all’economia: si salvi chi può!
Già, chi può?
Potrebbero quelli che, affrancati dal bisogno, non debbono subire l’obbligo di fare la spesa.
Già però per fare la crescita, quella spesa si rende indifferibile; non fatta
genera eccesso di offerta.
Potrebbero i
produttori se non avessero tutto quell’ invenduto.
Potrebbero pure le
banche se potessero avere indietro quei crediti incagliati.
Potrebbero le
assicurazioni che ri-assicurassero e quei fondi che sfondassero tra quelli che
devono andare in pensione.
Già-già,
potrebbero tutti, ma non lo fanno!
E allora, come si
ottiene quella crescita che può smaltire tutte queste sovraccapacità, che tali
fatti generano, e che prolungano indefinitamente la crisi?
Già-già-già, come si ottiene quella crescita che può
smaltire gli eccessi per poter andare oltre la crisi?
Con la spesa,
quella aggregata!
Come faccio la
spesa?
Una vecchia regola
lo dispone: per farla, occorre denaro, per averlo occorre un lavoro!
Eggià, con il lavoro
ed ancora lavoro, tertium non datur.
Ecco, si, il
lavoro. Il primo quello che fa il prodotto, quello che nel sovraprodurre si
mostra improduttivo e che giust’appunto remunerato, poco non ce la fa ad
acquistare quanto prodotto facendo aumentare ancor più il sovraprodotto.
Il cane insomma
che si morde la coda. Poi, con le imprese che nel sotto remunerare quel lavoro
aumentano la capacità competitiva, ma non riescono a vendere quelle merci pur
così a buon mercato, quella coda se la stacca.
Improvvido
l’esercizio di quella gestione dei fattori della produzione che impiega
capitale che sovraproduce e lavoro che sotto remunera, facendo mancare all’esercizio della consumazione le risorse
per fare l’altro lavoro: il secondo.
Quel lavoro, ancorchè indifferibile, che
smaltendo il prodotto ripristina l’impiego produttivo dei fattori e che,
differito, ha generato prima lo squilibrio poi la crisi.
Per far fronte al
danno occorre cambiare registro e farne norma: tutte le risorse che consentono
di poter governare al meglio la produttività totale dei fattori vanno tenute
attive, anzi messe a ruolo per far roteare liscio il ciclo, ben oltre gli inciampi e
gli attriti che quotidianamente propone la vicenda economica.
Prosit.
Mauro Artibani
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venerdì 16 maggio 2014
CONSUMATORE: IMBELLE O AGENTE ECONOMICO?
Quando un tizio
invece di cibarsi ingrassa, veste alla moda che passa di moda e per andare da
qui a lì acquista un Suv, cosè?
Uno squinternato
sentenzia la Sociologia. Quelli, che la fanno, dicono pure come tal tizio sia
etero-diretto, afflitto da insipienza, irresponsabile per sè e per quanto gli
sta attorno; abbaia alla luna, si piscia sulle scarpe.
Tal dire lo ha inviso
ai più, quei più come lui.
Subìto il
dileggio di chi lo studia, di quelli che lo raccontano; circondato da agenti a
fini di lucro, che lo vogliono in-formare/con-vincere; da altri agenti che con
i consigli per gli acquisti lo depredano della domanda; così agito, tutti
quelli che hanno da vendere lo vogliono perché vuole tutto.
E quando lo squinternato, squattrinato, non ce
la fa più a dare credito a tal dire, si scorge quello che neanche quelli che
studiano l’economia potevano immaginare.
Essipperchè
quegli atti, che lo screditano costituiscono il ruolo; gli danno la forza che
le dicerie degli untori non riescono a scalzare.
Fa ancor di più:
ben oltre quel che il buon senso consigli, la ragione preveda, il portafoglio
possa, si affranca dal bisogno!
Orbene in un
tempo, quello dell’economia dei consumi, dove il solo bisogno non smaltisce
quanto viene prodotto, viene alla ribalta chi si fa artefice dell’andare oltre,
quel bisogno. Nel farlo, fa al meglio per fare la crescita; per farla occupa il
centro di gravità del meccanismo della produzione, facendone salire la
produttività di sistema.
Tutto questo
manca di essere intercettato dal pensiero sociologico.
Sociologi, o
solo miopi?
E tali
consumatori, imbelli?
E i policy-maker
poi, che non dispongono una idonea allocazione della ricchezza, affinchè agli
ex imbelli oggi agenti economici non manchi il foraggio per foraggiare la
crescita, sono miopi o pure imbelli?
E quei
facinorosi intellettuali che disdegnano tutto quel che passa ad un palmo dal loro
naso e, non sapendo a quali santi votarsi, votano altezzosi contro chi fa la
spesa, pur’essi renitenti alla guerra?
Se, insomma,
dire imbelle di quel tizio non dice molto, chiarisce i fatti ancora meno.
Mauro
Artibani
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giovedì 24 aprile 2014
IL LAVORO FUNZIONE DEL REDDITO
C’era una volta, nell’economia, un fine causale
che forniva regole; pur essendo un output, organizzava modi di fare, per fare
al meglio: il bisogno. Con tal target, le cose nell’economia trovavano il modo
di fare gruppo mediante aggregazioni semplici, poste in sequenza
lineare. Coppie causali, giust’appunto, tenevano insieme l’insieme:
(produzione/occupazione), (lavoro/reddito), (reddito/spesa), (spesa/domanda),
(domanda/offerta). Il rapporto di necessità tra i congiunti appariva evidente.
Il lavoro forniva il reddito per fare la spesa affinchè la domanda potesse
acquistare l’offerta e generare ricchezza: l’efficacia sorprendente.
Parte del mondo lasciava così l’atavica fame;
l’altra parte ci sta provando.
Cotanto fare, lineare e rettilineo, fece tanto.
Tanto pure che, circa la
metà del cibo prodotto nel mondo - due
miliardi di tonnellate circa - non viene consumato e finisce nella spazzatura.
Sta scritto in un rapporto curato dalla britannica Institution of Mechanical Engineers.
Dice pure Danny Dorling, professore di geografia alla Oxford University: “ oggi
giorno possediamo circa sei volte più roba rispetto ad una generazione fa, che
si tratti di vestiti, mobili, tecnologia o soprammobili”.
Quando infine i pubblicitari e gli uomini del marketing si
mettono a sollecitare le emozioni, le passioni, finanche l’esperienza per dar sprone all’acquisto, siamo ben oltre
il bisogno.
Quando questo si mostra, cambia tutto: hanno più bisogno i
produttori di vendere che i consumatori di acquistare.
Si fa finta di niente!
Così quando i Consumatori, oltre che affrancati
da quel bisogno, si trovano in tasca pure portafogli sgonfi: patatrac!
Essì patatrac, perché quel perfetto congegno di
fluidità, che muove, tutto si inceppa. La successione ordinata salta, quella
lineare si incrina; l’equilibrio va in stallo.
Per metterci una pezza si fa e rifà il già fatto:
prima col credito facile che diventa debito, poi con zaffate di reflazione per
non far scendere i prezzi; persino con la riduzione del costo del lavoro che
spreme salari e stipendi; non paghi, ancora con la riduzione del ciclo di vita
dei prodotti, con l’automazione dei processi,in ultimo con la riduzione del ciclo del lavoro.
Essipperchè, annullato il bisogno che
forniva direzione al processo economico
si naviga a vista. Pur rimettendo insieme i frammenti di quelle coppie
scoppiate non si vede granchè.
Lo dice
persino Joseph Stiglitz: “ci sono situazioni tali che
bisognerebbe cercare nuove soluzioni, un nuovo pensiero economico.”
Appunto, proviamo con un pensierino:
Scoppiate nella deflagrazione, il
determinismo che teneva assieme gli accoppianti, si fa indeterminato.
L’occasione è ghiotta, si possono ricomporre accoppiate che non t’aspetti, dove
le cause si fanno effetti e gli effetti cause.
La sequenza Reddito/Spesa, per esempio, solo invertita mostra
il vero. E’ la spesa che trasformando il valore delle
merci, altrimenti svalutate, in ricchezza genera reddito.
Invertita così pure quella Lavoro/Reddito.
Essipperchè, quel reddito fa la spesa,
consuma; occorre riprodurre , si crea lavoro.
Lavoro, appunto, funzione del reddito.
Si scambiano le parti pure in quella vecchia
coppia domanda/offerta quando i consumatori, senza bisogno, offrono
spudoratamente la voglia di acquistare a chi ha bisogno di vendere. Così la
domanda si fa offerta per un’offerta che domanda.
Questo accade nel mondo alla rovescia, dove il sistema produttivo da lineare aperto
si fa circolare e continuo, la produzione fornisce l’input al ciclo mentre
l’output della spesa lo rende perpetuo.
Le nuove relazioni di coppia vanno rese istituto.
Per tutta risposta le vecchie coppie, ancora agenti, continuano
a dettare le regole: in questo modo si è generata la crisi; così la si rende
perpetua.
Mauro Artibani
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