martedì 24 gennaio 2017

OXFAM, DAVOS E CHI PIU' NE HA, PIU' NE METTA

Oxfam ha diffuso un nuovo rapporto sulla ricchezza per far fischiare le orecchie a quelli del World Economic Forum di Davos che, con i paraorecchie nel gelo svizzero, avranno avuto difficoltà ad ascoltare. Secondo l’ONG otto* super miliardari detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone.
Nel rapporto intitolato ‘Un’economia per il 99%’ viene preso in esame l’ampliamento del divario tra il benessere di ricchi e poveri, una diseguaglianza che, secondo l’organizzazione, si sta “estremizzando oltre ogni ragionevole giustificazione”. I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la diseguaglianza di reddito e sociale, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.
Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, dice dati, fa considerazioni: poi, non pago, sbotta: ‘È osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini, che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui 1 persona su 10 sopravvive con meno di 2 dollari al giorno. La diseguaglianza stritola centinaia di milioni di persone condannandole alla povertà; rende le nostre società insicure e instabili, compromette la democrazia’.
Osceno? Ci risiamo: di fronte al problema reale dell'iniquità, che ha generato la crisi e che ancora la perpetua, si grida disprezzo.
Beh, c'è un però, però: quando il disprezzo scalda la questione morale e tira in ballo l'etica, finisce per fare il gioco di che vuol buttarla in caciara.
Essì, il prezzo invece va dritto in culo alla balena: l'elusione fiscale taglia la spesa pubblica, i redditi insufficienti tagliano quella privata; quelli troppo alti vengono in buona parte sottratti alla spesa; manca pure il vantaggio della spesa in conto capitale. Tutto questo fa il prezzo che si paga alla crisi.
Occorre tirare in ballo la morale ed ancor di più l'etica per dipanare il guazzabbuglio o ancor più lo ingarbugliano?
Beh, se la crescita si fa con la spesa aggregata, che corrisponde al Pil, e vien fatta così "risulta la più bassa degli ultimi sette anni; quella del libero commercio mondiale sta su livelli ancor più bassi”.
Ehi la, là, se a Davos lo dice il Presidente cinese Xi Jinping, vuoi vedere che si cominciano a temere gli effetti indotti dal "paradosso della parsimonia"?
Essipperchè, fa male alla crescita quel combinato disposto tra la spesa mancata e i bassi tassi di interesse che non remunerano i risparmi rimasti in tasca. Beh con la crisi finiranno pur essi a dover pagare pegno tirando fuori quei risparmi per mantenere il potere d'acquisto e spenderlo.
Già, dai tempo al tempo e verranno sottratti redditi dalle tasche pure di chi ce li ha.
E per l'amordiddio non ci si accontenti di pensare questa parsimonia quale ristoro della questione etica.
No, tutto questo è, più semplicemente, il lascito di una pratica economica insipiente prima dei danarosi poi delle leadership!

P.s: Le regole dell'Economia dei Consumi non consentono di vivere nel lusso ed esser temperanti nella spesa.

*Almeno tre di questi, riferisce una ricerca del 2013 dell'università di Oxford, «capitalizzano in Borsa 1.090 miliardi di dollari con 137 mila dipendenti, mentre 25 anni fa le tre maggiori aziende manifatturiere americane capitalizzavano in tutto 36 miliardi di dollari impiegando 1,2 milioni di lavoratori». Cavolaccio, se l'impresa traserisce la ricchezza, generata dalla crescita, ai redditi da capitale e da lavoro ed il lavoro non c'è, il malloppo resta in tasca al capitale. Eggià, toccherà ripensare quel meccanismo di trasferimento!

Mauro Artibani



martedì 17 gennaio 2017

L'ECONOMIA TUA, SUA

In ogni dove si incontra Gente, con i denari in tasca e in testa tanta domanda per fare la spesa ed altri che impiegano capitale e lavoro per rispondere a quella domanda, facendo offerta di merci da acquistare.
Beh, fin quando con la spesa verrà acquistata tutta l'offerta prodotta per rispondere alla domanda verrà generata tutta la ricchezza possibile; tutti avranno fatto al massimo, pronti per rifarlo: l'economia gira e va.
Gira appunto perchè circolare. I produttori faranno nuova offerta per una nuova domanda che sta lì apposta.
Perfetto! Anzi di più: un gioiello che vale tanto oro quanto pesa e che tutti possono indossare.
Per non restare abbagliati da cotanto luccichio, occorre verificare la tenuta del sistema in condizioni di stress.
Simuliamo:
"Se io, che per ruolo spendo per fare la crescita economica, sono un giovane che non ha lavoro, un vecchio senza molto da spendere, un ex "cetomedista" che ha da spendere meno di prima; magari pure un benestante che ha speso, ma non tutto, perchè non ha bisogno di farlo; un diversamente in gamba che non può nè vuole perchè ha altro da fare; un pensionato che per l'amordiddio non ce la fa; un immigrato bisognoso di spendere ma senza il becco d'un quattrino; un emigrato che spende sì, ma dove è andato: come cacchio faccio a fare? Sempre io, per ruolo, pure attributore di valore alle merci, quando sono nell'impossibilità di attribuire, quelle merci vengono svalutate e così il cacchio raddoppia."
Se poi a quelli dell'Ilo facciamo dire: "La Gente si ritrova con la quota del reddito da lavoro sul Pil ridotta al 65% contro il 75% che si registrava negli anni '70."
Dulcis in fundo mettiamoci pure una facezia: "Credo sia del tutto evidente come l'aumento esponenziale delle quantità prodotte confligga con la riduzione costante del lavoro necessario a produrle quando, da questo lavoro, arriva il reddito per acquistarle."
Fiuuuuuu: che stress, pari pari alla crisi che già stressa il mondo.
Beh, quando questo accade, accade pure che si sia prodotto troppo.
Quanto ha reso quel capitale e quel lavoro? Qual è il Valore Aggiunto* fornito?
Stress x stress, le imprese, per rientrare dai costi della sovrapproduzione, riducono l'impiego di capitale, gli stipendi di chi lavora, pure l'occupazione.
La Gente dispone di ancor meno soldi per fare tutta la spesa che occorre fare, per uscir fuori dall'impaccio.
Dentro l'impaccio ci sta insomma chi ha fatto troppo rendendo poco e tutti quelli che già disponevano di una, più o meno, alta propensione al consumo che ora ne hanno di più ed ancor più insoddisfatti a girarsi i pollici.
Ordunque, se per fare la crescita l'esercizio della spesa si rende indifferibile, sta qui il valore.
Eggià, sta più valore nell'esercizio del consumare che in quello del produrre.
La produttività implicita in quest'esercizio, se compiutamente esperita, contagia quegli altri fattori del sistema rimasti en panne.
Si insomma, un remunero di questo lavorìo garantisce il ciclo economico; buono pure per ripristinare il valore del lavoro e quello del capitale.

*Valore Aggiunto, in economia costituisce la misura dell'incremento di valore che si verifica nell'ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi finali grazie all'intervento dei fattori produttivi (capitale e lavoro) a partire da beni e risorse primarie iniziali.

Mauro Artibani



martedì 10 gennaio 2017

CON I SALDI CI PAGANO PER FARE LA SPESA

Pronti? Via!
Iniziano il 2 gennaio i saldi invernali 2017 in Basilicata e Sicilia. Il 3 toccherà invece alla Valle d'Aosta e il 5 a tutte le altre regioni d'Italia.
La caccia all'affare, portata avanti in particolar modo dalle donne, è già iniziata con le cosiddette "missioni esplorative" per individuare un capo che, tra pochi giorni, sarà messo in vendita a un prezzo inferiore da quello segnato sul cartellino.
Confcommercio ha così ricordato alcune regole per il corretto acquisto della merce in saldo: la possibilità di cambiare il prodotto, pratica generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante; la prova dei capi e i prodotti in vendita che possono appartenere anche a una stagione precedente. Inoltre il negoziante ha l'obbligo di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
Ricapitoliamo.
La data: 2 volte l’anno.
Il fatto: smercio di merci invendute.
La causa: eccesso di merci sul mercato.
La concausa: alto prezzo delle merci.
Voilà: I SALDI.
L’evento atteso, raccomandato, blandito, agognato dai più.
Si imbandierano vetrine, si sbandierano occasioni, si bandiscono festini; c’è baldanza in tutti noi.
La fiera della vanità, la festa dei consumatori.
La nostra festa.
Essipperchè va in scena la rappresentazione fantasmagorica di come si possa VENDERE ACQUISTANDO.
Vendere le nostre istanze all’acquisto; vendere l’occasione di acquistare l’eccesso; vendere l’acquisto a prezzi convenienti.
Le Imprese, riducendo i prezzi, acquistano la domanda; noi vendendola rifocilliamo il potere d'acquisto.
Se fare la spesa lavoro ha da essere, insomma, Reddito sia.
Buono per fare quella crescita, buona per tutti.
Questo è quanto, altro che risparmio!
Insomma saldi, soldi e alcun quaquaraquà.
Noi almeno, no!

Mauro Artibani



mercoledì 28 dicembre 2016

CACCHIO, FERMATE 'ST'ESPANSIONE MONETARIA

Il rialzo dei prezzi dello 0,5% dei beni ad alta frequenza di acquisto significherà pagare, in termini di aumento del costo della vita, 76 euro in più su base annua a famiglia. E' quanto calcola l'Unione nazionale consumatori, dopo la diffusione dei dati Istat.
Una coppia con 1 figlio pagherà nei dodici mesi 72 euro in più, un pensionato con più di 65 anni sborserà 40 euro, 40 euro anche un single con meno di 35 anni, 58 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni.
Non paghi, quelli dell'Unc hanno stilato la classifica delle città più e meno care d'Italia. "Sono 5 su 19 le città capoluogo ancora in deflazione. Nonostante fossero 9 nel mese di ottobre, è significativo che la deflazione permanga a Milano e Roma".
Il record della deflazione a Torino, dove l'abbassamento dei prezzi dello 0,2% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 95 euro su base annua in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto delle città meno care, Roma, con una deflazione dello 0,2% ed una minor spesa annua di 82 euro. Al terzo posto Potenza, dove una tradizionale famiglia di 4 componenti risparmierà 64 euro (-0,2%).
Credo banalmente che chi spende a Torino stia meglio di chi sta in quel di Roma, meglio ancora di chi spende a Potenza; meglissimo del resto degli italici abitanti.
Peggio invece stanno quelli che pure gli Industriali hanno infine scorto: Confindustria ha reso noto che il numero dei poveri assoluti risulta pari a 4,6 milioni, in crescita del 157% rispetto al 2007.
Colpa di quei satanassi di "inflazione/deflazione" dunque?
Colpa un cacchio, tutteddue sono dispositivi del mercato efficiente, idonei a tenere proprio l'equilibrio tra domanda ed offerta, solo che....
Solo che la crescita si fa con la spesa, non con la produzione: così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.
Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.
Così si dovrebbe fare; Loro invece fanno cosà: con l'espansione della liquidità monetaria alterano il meccanismo di formazione dei prezzi; alterando il funzionamento di quei dispositivi rendono il mercato opaco ed inefficiente, così come il potere d'acquisto.
Glielo dite voi a quelli della Bce di smetterla?
A tal dire, Gary North, con sconcerto prende e domanda: "Quale servizio produttivo deve aver svolto la persona, che esercita la domanda, al punto da ottenere denaro?"
Beh, quella domanda fa il 60% del Pil quindi, per fare la crescita, il domandante viene sottoposto pressappoco ad un obbligo. Per il servizio produttivo: con la spesa trasforma la merce in ricchezza, consumando l'acquistato fa riprodurre, da' continuità al ciclo, sostanza alla crescita. Per farlo impiega risorse scarse.
Le basta caro Gary?

Mauro Artibani



martedì 20 dicembre 2016

ALTRO CHE MILLENIALS, SETTECENTO CINQUANT'OTTO €

Cacchio: Per la prima volta nella storia i giovani sotto i 35 anni saranno più poveri dei loro padri, dei loro nonni, pure dei coetanei di 25 anni fa. Oggi i cosiddetti millenials stanno subendo un vero e proprio "ko economico".
Lo rileva il Censis nel suo Rapporto sulla situazione sociale del paese per il 2016: Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%.
Ta ta tà: La forte domanda di flessibilità e l'abbattimento dei costi generati da decontribuzione e Jobs act, insieme al boom dei voucher, stanno alimentando l'area delle professioni non qualificate e del mercato dei "lavoretti".
Il divario tra i giovani e il resto degli italiani si è ampliato nel corso del tempo, perché venticinque anni fa i redditi dei giovani erano superiori alla media della popolazione del 5,9% (mentre oggi sono inferiori del 15,1%) e la ricchezza era inferiore alla media solo del 18,5% (mentre oggi lo è del 41,1%).
Si dirà: Che t'apetti da 'sti bamboccioni tutti ciccia e ossa?
Ennò cocchi in mezzo, tra quella ciccia e quelle ossa, sta il più potente concentrato di risorse come mai prima dentro il consorzio umano.
Mettete insieme: il vigore dell'età, il capitale umano generato dall'istruzione, quello sociale* di cui dispongono con le tecnologie di connessione, una spiccata propensione al consumo; shakerate ben bene, otterrete un potenziale produttivo inestimabile.
Inestimabile?
Macchè, qualcuno lo ha stimato, qualcun altro elargito, quei novemilacento euro l'anno, appunto, che mortificano.
Mortificano con i "lavoretti" quel capitale umano; con la disoccupazione, che li sconnette, quello sociale; con il portafoglio insufficiente la spesa; nulla facendo cominciano ad imbolsire, vanificando pure la risorsa del vigore.
Bella nò? Mortificano loro, la produttività totale dei fattori, poi la crescita economica per tutti.
Pure quella degli elargitori!
*capitale sociale: «la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento». Gary Becker
Mauro Artibani



martedì 13 dicembre 2016

NON HA VINTO NESSUNO, POTREMMO VINCERE!

Io che per ruolo spendo per fare la crescita economica, sono un giovane che non ha lavoro, un vecchio senza molto da spendere per surrogare la spesa di quel mio nipote, un ex "cetomedista" che spende meno di prima perchè prima aveva di più. Sono pure un benestante che ha speso, ma non tutto, perchè non ho bisogno di farlo, sono un diversamente in gamba che non può nè vuole perchè ho altro da fare, sono un pensionato che per l'amordiddio non ce la fa, sono un immigrato bisognoso di spendere ma senza il becco d'un quattrino, sono un emigrato e spendo dove sono andato.
Sono insomma tutti. Tutti quelli che, tutti insieme, non dispongono dei soldi neecessari a fare tutta la spesa che occorre per fare quella crescita che serve a tirarci fuori dall'impaccio.
Quelli che, secondo l'Ilo, si ritrovano con la quota del reddito da lavoro sul Pil ridotta al 65% contro il 75% che si registrava negli anni '70.
Sono la Gente insomma che ha votato si, no, ni!
Ho vinto? Ho perso?
La Politica ha vinto?
Quella del Premier no; ha tentato di fare, per far fare la spesa, stiracchiando un paradigma economico vecchio come il cucco, non facendo gran che.
La Politica degli altri?
Quella dei 5 stelle che vogliono permiare con un reddito statale l'esser cittadino di uno Stato che già non può fare la spesa che gli tocca e ne farebbe ancor meno davanti alla "Decrescita"?
Quella dei novecenteschi destri e sinistri che si scazzottano per dare ai loro accoliti un reddito che non meritano?
Quella che tutt'insieme ci fa stare nella crisi dal 2007?
Chi ha vinto quando, stima l'Istat, il 28,7% delle persone residenti in Italia sono a rischio di povertà o esclusione sociale? Si, insomma quando si trovano almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.
Cacchio, noi stiamo perdendo e se perdiamo noi, lo giuro, non vince più nessuno.
Tra la Gente gira un tweet, lo firmano e lo ritwittano a quella politica, impegnata a sternutire tra chi ha vinto e chi prepara la rivincita.
Tweet x tweet dice: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
La Politica deve ripartire da qui, dando insomma a Cesare quel ch'è di Cesare!
Tocca ad essa fare norme anormali, leggi leggere, regole che regolino; quel che gli spetta, insomma per meritare l'emolumento.

Ps: I cesari giudicheranno e voteranno!

Mauro Artibani



martedì 6 dicembre 2016

QUANNO CE VO CE VO

Paraponzi ponzi pò, ci risiamo: L'inflazione a novembre "torna in terreno moderatamente positivo (+0,1%), ma questo non impedirà di archiviare un 2016 caratterizzato da una dinamica di deflazione".
Lo afferma il presidente della Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, sottolineando: "ci auguriamo che questo segnale possa rappresentare l'avvio di una graduale ripresa dei prezzi, ma su questo auspicio pesa come un macigno la debolezza dei consumi, come testimoniato dalla dinamica delle vendite al dettaglio dell'Istat, che per i primi 10 mesi dell'anno indicano una stabilità assoluta in valore e addirittura un calo in volume (-0,6%)".
Poi non pago chiosa: "Anche per raggiungere una fisiologica crescita dei prezzi è quindi necessario sostenere i consumi. I successi delle ultime manifestazioni commerciali (black friday) fanno capire come sia indispensabile avere un commercio libero di agire, senza vincoli o ostacoli che ne limitino le opportunità, come invece continua ad accadere a livello sia nazionale sia locale".
Sostegno alla domanda per far crescere i prezzi? Beh, nel mondo ci sono 2,1 miliardi di persone obese o in sovrappeso, non basta? Non bastano, a lor Signore, nemmeno tutte le tecniche e le politiche di reflazione che stanno in campo alla bisogna? Si, insomma l'obsolescenza programmata, la moda che passa di moda, l'usa e getta, la pubblicità, il marketing, il credito al consumo fino alle politiche monetarie lasche che hanno fatto lievitare il debito del mondo a 200.000 miliardi di $, segnandone il picco.
E se facessimo scendere invece i prezzi, per rifocillare quel potere d'acquisto che da sostegno alla domanda?
C'è già chi lo fa: Ikea, le free press, Groupon, Airbnb,Uuber.
Vuole altro?
Magari questo proposito:
"Ho questa visione che fra 5 o 10 anni non si pagherà niente per viaggiare con la RyanAir".
Lo pensa l'amministratore delegato della più grande compagnia a basso costo d'Europa. Invece di guadagnare con i biglietti aerei, farebbe i suoi profitti raggiungendo accordi con i ristoranti, i caffè e i negozi degli aeroporti, per ottenere una parte dei loro ricavi. "Siamo noi che portiamo i clienti agli esercenti degli aeroporti. E gli aeroporti sono ormai diventati come dei centri commerciali. Per cui penso che in futuro una proposta del genere possa avere un senso. Forse non la accetteranno subito tutti gli aeroporti o tutte le compagnie aeree. Alcuni degli aeroporti più piccoli di cui ci serviamo possono trovare questa proposta di mutuo interesse". Con un sistema simile avremmo voli sempre pieni e tutti contenti: i passeggeri, le linee aeree e gli esercenti".
Beh, c'è insomma chi ha già fatto e chi si accinge a fare.
Lei, nel frattempo cosa intende fare?
Essipperchè, è bene tenere a mente come la crescita si faccia con la spesa e, se i denari che vengono dal lavoro non sono sufficenti a farla, aivoglia a deflazione!

Mauro Artibani