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martedì 4 dicembre 2018

DEBOLI SI, FESSI NO!

"Young Factor": ovvero come parlare di economia con i giovani, con gli studenti delle scuole superiori. E' una nuova iniziativa dell'Osservatorio Giovani-Editori. Sul palco, insieme a Ceccherini e all'editorialista del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, c'erano il governatore della Banca d'Italia Vincenzo Visco, Klaas Knot (Presidente Banca d’Olanda), e Jens Weidmann (Presidente Deutsche Bundesbank). Con loro anche Luis M. Linde (Governatore Banca di Spagna dal 2012 al giugno 2018). L'economia europea, l'impatto delle nuove tecnologie sui mercati, i venti anti-europeisti: si è parlato di questo e molto altro con i ragazzi, che hanno poi posto tantissime domande dalla platea. Tra i temi, anche quello dell'inflazione. Già, l'inflazione, una studentessa solleva la questione dei costi che vengono generati. "Non vogliamo tornare a un mondo in cui l'inflazione è la soluzione dei problemi, perché l'inflazione è la tassa più ingiusta che c'è e colpisce i più deboli", risponde Vincenzo Visco pacato e deciso. Ingiusta? Ci risiamo con l'etica! Calma e gesso, se commedia ha da essere, commedia sia. Personaggi ed interpreti: I Deboli, quei 5 milioni e 58 mila individui, che l'Istat intende come coloro che non possono affrontare la spesa mensile sufficiente ad acquistare beni e servizi, considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile. Ignazio Visco che, oltre a governare BankItalia insieme a Weidmann, sta nel Board della Bce. Bce, appunto, titolare del mandato di tenere un’inflazione contenuta, intorno al 2%. La Young, alla quale si tenta di far credere come "Cristo sia morto di freddo". Dunque, in un mercato efficiente, quelli senza il becco d'un quattrino non possono fare la spesa. I prezzi scendono, si rifocilla il potere d'acquisto dei miseri e quella tassa da pagare passa alle Imprese. Bella no? Macchè, in un mercato opaco parte la carica della Bce, lancia in resta, reflazionando la domanda. Forte del mandato, con la politica monetaria espansiva, altera il meccanismo di formazione dei prezzi per fermare la deflazione. Dietro le quinte, gli statistici attribuiscono all'inflazione due decimi di punto della crescita annua. Io, maligno, in quel "mandato del +2% d'inflazione" scorgo un -2% del potere d'acquisto; dietro quei due decimali, invece, altrattanta spesa fatta in meno, più merci in magazzino, meno occupati a lavorare. La platea, pensando come quei due decimali di Pil possono esser fatti a debito, fischia il bluf! Ehi, ragazza, non dar retta, Cristo è morto in croce per asfissia. Mauro Artibani, l'Economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

martedì 20 novembre 2018

DRAGHI, IL VIRTUOSO DEL VECCHIO VIZIO


L'output UE, quel potenziale di crescita della zona euro, sembra risalito rispetto ai minimi toccati durante la crisi finanziaria di dieci anni fa, non andando però oltre i valori precedenti la crisi.
Che dire: tutte 'ste politiche monetarie hanno fatto più o meno il minimo sindacale. Sic!
Gira in giro pure un report: riferisce come il piano di acquisti di titoli della Bce abbia avuto "effetti trascurabili" sulle disuguaglianze nella ricchezza complessiva e, nel contempo, "considerevolmente contribuito a sostenere le famiglie più deboli", spingendo i nuclei a basso reddito verso l'occupazione.
Sarà vero?
Beh, questo aspetto era stato già messo in rilevo dal presidente Mario Draghi nella conferenza stampa, al termine dell'ultimo Consiglio direttivo. Smentisce che la linea morbida abbia favorito alcuni Stati rispetto ad altri, giammai! A trarne beneficio sono state "le famiglie a basso reddito e con meno liquidità".
L'eurocoin - questo dire lo misura - fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell'area euro, che sale da 0,52 a 0,54.
L'indicatore, si legge, continua a essere sostenuto dal graduale rafforzamento della dinamica dei prezzi.
Hai capito hai! Lo giuro, è stato il Draghi quel portatore sano del vecchio vizio di riconoscere a quegli "intoccabili" delle Imprese la generazione della ricchezza. Con le reflazione ha represso la deflazione deflazionando il potere d'acquisto; con la ciambella del liquido monetario ha tenuto a galla le imprese improduttive.
Non paghi, quelli del Consiglio Bce hanno confermato l'intenzione di continuare a fornire un forte stimolo monetario. Già, magari per mitigare gli oneri dei debiti sovrani attraverso l'inflazione?
Bella no?
Si, se ne mitiga l'onere con quell'inflazione che, riducendo quel già malmesso potere d'acquisto, rende più poveri; gli Stati dovranno rifare debito per sussidiare questi deboli che lo saranno ancor di più: pressappoco una partita di giro!
Beh, ad esser pignoli un' inflazione non basta per dopare il ciclo economico ampliando l'output gap. Ce ne vogliono due: la prima con il sostegno alla domanda dei consumatori, artatamente generato per non far scendere i prezzi; la seconda nel rendere possibile uno tsunami di investimenti improduttivi, creati dalla falsificazione del calcolo economico attraverso la soppressione dei tassi d'interesse, buono per salvare aziende decotte e la loro improduttività.

Beh, meglio di così... se non si muore "si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie."
Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 18 settembre 2018

COSI' TI SPACCHI I DENTI!


Non si arresta la crescita del debito mondiale. Secondo gli ultimi dati ripresi dall‘Institute of International Finance, nel primo trimestre 2018 il debito è salito di 8 mila miliardi di dollari superando i 247 mila miliardi di dollari, ovvero il 318% del Pil mondiale. Si tratta di un valore 30 mila miliardi di dollari superiore a quelli della fine del 2016.
Per gli analisti, i livelli raggiunti dal debito sono tali da rendere sempre piú grigie le prospettive future dell’economia. A questo proposito, lo scorso marzo Bill Gross aveva dichiarato che “il nostro sistema finanziario ad alto indebitamento è come un camion carico di nitroglicerina su una strada dissestata”. Una mossa sbagliata e tutta la faccenda potrebbe saltare in aria.
Preoccupazioni condivise dal Financial Times, secondo cui la politica monetaria globale è ora incastrata nella trappola del debito. Continuare sull’attuale percorso monetario è inefficace e pericoloso. Ma qualsiasi inversione comporta grandi rischi”. 
Nitroglicerina? Grandi rischi? Vogliamo esagerare mettendo dentro magari pure l'arcano?
Si, quell'arcano che si scorge nel combinato disposto tra redditi insufficienti a far spesa per smaltire quanto prodotto e politiche di reflazione.
Quell'arcano che la Fed, così pure le altre Banche Centrali, hanno creduto di poter contrastare con politiche monetarie lasche, generando una massiccia inflazione degli asset finanziari nel tentativo di contrastare una deflazione dei prezzi dei beni.
Giust'appunto deflazione che invece avrebbe potuto rifocillare quel potere d'acquisto, buono per fare tutta la spesa necessaria a smaltire la sovraccapacità delle imprese che impalla il mercato.
Non è stato fatto. Mancherà il tempo per poterlo fare quando quelle Banche Centrali non avranno più scuse per continuare a "regalare denaro" che, preso, diventa debito.
Debito che costerà di più quando aumenterà il costo del denaro da restituire: brrrrrr!
Okkio! Quest'aumento già si scorge: ammonta a circa 104 miliardi di dollari la cifra complessiva che, nell’ultimo anno, gli americani hanno pagato tra commissoni e interessi sulle carte di credito.
La cifra comunicata dal sito web di finanza MagnifyMoney, che ha analizzato i dati della Federal Deposit Insurance Corporation fino a marzo 2018, mostra un aumento dell’11% su base annua  e del 35% negli ultimi cinque anni.
Già, non esistono pasti gratis, per nessuno: dieci punti base in più di Spread tra i rendimenti di Btp e Bund comportano un impatto negativo sul capitale di UniCredit di 137 milioni di euro pre-tasse e di 95 milioni post tasse.


martedì 26 giugno 2018

LA REFLAZIONE E IL CONSUMATORE USA E GETTA


L’America di Trump sembra sempre più determinata a fare leva sulla condizione di importatore netto in cui si trovano gli Usa, usando il vasto mercato interno americano come una potente arma negoziale.
The Donald rilancia nell'escalation del conflitto sul commercio internazionale, con un ordine nel corso della notte, di imporre nuovi dazi per ulteriori 200 miliardi di dollari - il quadruplo della stretta precedente - su beni provenienti dalla Cina, se questa non dovesse desistere dai suoi propositi di rappresaglia sui precedenti dazi Usa.
Già, se con i dazi però si tenta di salvare le imprese di casa, decotte così come gli altrettato decotti posti di lavoro, si innesca pure un aumento dei prezzi che riducono il potere d'acquisto riducendo la capacità di spesa.
Toh, una bella inflazione implicita, insomma, per tentare di salvare capra e cavoli!
Ehi, c'è pure quella esplicita. Si, quel circa +2%, previsto dal mandato della Bce, che ridurrebbe di altrettanto il potere d'acquisto.
Bella no?
Il presidente della Bce, Mario Draghi, al forum delle banche centrali a Sintra in Portogallo, ligio al mandato dice che, per accompagnare la ripresa dell'inflazione in uno scenario economico caratterizzato da incertezze, "occorre che la politica monetaria nell'Eurozona rimanga Paziente, Persistente e Prudente".
Già, 3P per far fronte alle incertezze.
Quali?
Con calma e gesso le enumera: "arrivano da tre fonti principali la minaccia di un aumento del protezionismo globale stimolato dall'imposizione di dazi su acciaio e alluminio da parte degli Stati Uniti, la crescita dei prezzi del petrolio innescata dai rischi politici in Medio Oriente e la possibilità di una persistenza della accresciuta volatilità del mercato finanziario".
Dunque, da quanto detto, debbo supporre che esista un'inflazione buona ed una cattiva.
Vediamo: la prima, quella trumpiana, mira a dare una pennellata di "minio" alla ruggine di molta industria Usa, coprendo pure quelle inefficienze che non fanno scendere i prezzi, più o meno "Reflazione"; la seconda mira a spargere liquido monetario per dar sostegno alla domanda e pure qui, non far scendere i prezzi. Più o meno altrettanta Reflazione.
Indipercuiposcia, al mercato i prezzi truccati, le imprese sussidiate e quella produttività, fiaccata da un tal azardo morale, che fine farà?
Gia, proprio quella alla quale tutti appendono le speranze per veder risorgere il sol dell'avvenir dei redditi da lavoro!
Giust'appunto, proprio quelli con i quali i più fanno la spesa per fare i 2/3 della crescita economica.

Mauro Artibani, l'Economaio

martedì 16 gennaio 2018

QUEL CHE SI CONTINUA A DIRE IN GIRO

Anno nuovo, vita nuova, anzi il solito refrain del dire:
Si dice che toccherà pagare i chopper, per fare certa spesa; bella, distraggono la già rachitica porzione della mia spesa dal farne altra.
Si sente dire che non ci sarà alcuna inversione di rotta delle banche centrali, dopo anni di misure di allentamento monetario straordinarie, per far salire l'inflazione*.
Si dice che Apple sia finita nel mirino della giustizia francese, che ha aperto un'inchiesta accusando l'azienda di "obsolescenza programmata" e truffa"
L’Eco di Bergamo cava di bocca le parole di una lavoratrice albanese alle dipendenze di una imprenditrice indiana. “Ogni mille pezzi mi davano dai 70 centesimi all’euro, in base al tipo di guarnizione e agli strappi. Per mille pezzi, mi ci volevano almeno due ore di lavoro”. Urca, un euro per due ore di lavoro; ben 50 centesimi all’ora di reddito.
Quand'anche lo Stato, senza colpo ferire, riduce la concorrenza, chiudendo l'on-line per l'acquisto dei liquidi delle e-cig poi li tassa**, riduce pure il potere d'acquisto.
Tasso di disoccupazione a 4,1% negli Usa. Già, il lavoro c'è dicono quelli costretti a farne tre o quattro per tirare a campare.
Si dice pure che le spese al consumo rappresentano oltre due terzi della domanda nell'economia Usa. Il debito dei consumatori Usa nel terzo trimestre del 2017 ha raggiunto un record di 12.955 miliardi di dollari, in rialzo dello 0,9% rispetto alla primavera.
Fiuuuuuu!
Vabbè, se ancora in questo sta quel che si dice, quel che tocca fare dev'esser nuovo di zecca:
"La crescita economica si fa con la spesa, non con la produzione nè con il lavoro!"
Eggià, così è se vi pare; se non vi pare, fa lo stesso!
Dopo cotanto antefatto, i fatti:
la gestione della domanda dev'esser atto responsabile e competente, preliminare all'esercizio di quella spesa; ben altro che una tassa che, per disincentivare l'uso del pakaging, riduce la capacità di fare sempre quella maledettissima spesa.
Bene, se la crescita si fa con la spesa, per farla occorre disporre del denaro sufficiente; quando non lo è o non si ha certezza di averlo domani, beh..... tocca fare di necessità virtù!
Eggià, toccherà migliorare la redditività di quello smilzo reddito che si porta in tasca.
Capito voi dell'Erario e voi dell'Apple? Ce n'è per tutti, pur'anche per i venditori di fumo digitale.
Essì, son guai; non lo dico io, lo dice il vicepresidente di Unimpresa Maria Concetta Cammarata.: Le famiglie italiane non spendono e preferiscono mettere in banca i loro soldi. "nuove tasse e timori di nuovi contraccolpi della bufera internazionale frenano i consumi e bloccano gli investimenti."
Paura eh?

*Neil Dwane, parlando d'altro, dice: “Vale la pena ricordare che un tasso d’inflazione al 2% distrugge il 35% del potere d’acquisto nell’arco di 10 anni.

**Il governo batte cassa con la sigaretta elettronica.  Già da gennaio i produttori hanno cominciato ad applicare l’imposta di consumo a norma di legge, 39 centesimi a millilitro, e dunque 4,5 euro Iva compresa, per una boccetta da 10 ml.
Da aprile, con l’entrata in vigore del regolamento dei Monopoli, verranno stabiliti i criteri di applicazione dell’imposta anche ai vari prodotti utilizzati dagli svapatori per la produzione dei liquidi da inalare. In sostanza, come scrive il Corriere della Sera, come eccipienti la glicerina e il glicerolo costano e costeranno meno di 20 euro al litro, mentre etichettati come liquido inalabilene costeranno 450 solo di tasse.

Mauro Artibani, l'Economaio


martedì 12 settembre 2017

IFLAZIONE SOTTO MENTITE SPOGLIE

Nel ribadire che la politica monetaria della Banca centrale europea deve restare accomodante "per un po'", il Fondo monetario internazionale ha avvertito: il target dell'inflazione dell'Eurotower probabilmente non verrà raggiunto fino al 2020-21 ma questo non significa che il programma di acquisto di bond dovrà durare fino ad allora perché "la politica monetaria non richiede solo un ingrediente per essere accomodante" e può essere tale anche dopo la fine del QE.
Lo ha detto Mahmood Pradhan, vicedirettore del dipartimento europeo del Fondo, nel giorno in cui l'istituto di Washington ha pubblicato l'analisi annuale dell'economia dell'Eurozona.  
Dunque, nel target dell'inflazione sta il problema.
Ancor più problematica la questione quando si fa ricorso a trucchi.
Già, trucchi. Si chiama shrinkflation il fenomeno per cui si riducono le dimensioni di prodotti di largo consumo mantenendo lo stesso prezzo. Un fenomeno che colpisce inevitabilmente, e ancora una volta, quelli che fanno la spesa.
Sono oltre 2500 i prodotti che negli ultimi cinque anni sono stati ridotti per dimensione o peso  ma venduti allo stesso prezzo. Il fenomeno risulta accentuato nel Regno Unito. Dai sacchetti di tè alle barrette di cioccolato fino ai cereali e alla carta igienica che vengono venduti con peso o dimensioni ridotte ma con lo stesso prezzo. Bella no?
Secondo l’Ufficio statistico nazionale inglese il fenomeno non è da imputare alla Brexit .
Il boom non è nemmeno da attribuirsi al costo delle materie prime visto che a ben vedere, facendo sempre l’esempio dei prodotti alimentari sotto accusa, il prezzo europeo d’importazione dello zucchero è calato dalla metà del 2014, raggiungendo un record a marzo 2017. Così come il prezzo del cacao sceso notevolmente nell’ultimo anno.
La riduzione delle dimensioni dei prodotti venduti - mantenendo lo stesso prezzo - è solo il modo per nascondere, ai gendarmi della politica monetaria, l'aumento di quel prezzo a danno di chi fa la spesa, visto che nessuno difficilmente potrà notare come il numero di fogli di carta igienica sia diminuito, a meno che li si conti mentre la si usa.
Eppoi non c'è solo Gb. Tutto il mondo è paese, in Italia, alcune compagnie telefoniche e Sky* tentano di fare pressappoco lo stesso giochino.
Sotterfugi, insomma, che riducono il potere d'acquisto reale, proprio quello che le politiche monetarie vorrebbero continuare a potenziare con il debito.
Cos'è il potere d'acquisto?
Oh bella, è quella cosa attraverso la quale viene smaltito quanto le imprese hanno prodotto, che non fa accumulare le scorte in magazzino, che fa investire per nuovamente produrre, che crea occupazione, lavoro e - mi voglio rovinare - pure quella ricchezza generata dalla crescita e fatta con la spesa.
No, quel potere non è un verbuccio di fila; un sostantivo invece che da' sostanza alla crescita!
Può aver senso e ragione tentare di ridurne la forza facendo operazioni di meschino cabotaggio?
Se si riduce il numero di fogli di carta igienica nel rotolo ne debbo acquistare di più; per salvaguardare il potere d'acquisto, magari, dovrò acquistare meno cibo.
Beh così avrò meno cacca da pulire e pareggio il conto!
Sissignori, quel potere ha la sostanza di un sostantivo!

* Stangata in arrivo per gli abbonati Sky. L’emittente satellitare, infatti, ha annunciato che da ottobre cambierà il sistema di fatturazione, che da mensile passerà a 28 giorni, come in passato già fatto da diverse compagnie telefoniche. Una scelta che, di fatto, obbligherà gli abbonati a pagare una rata in più con un aumento del costo del servizio dell’8,6%.

Mauro Artibani




mercoledì 28 dicembre 2016

CACCHIO, FERMATE 'ST'ESPANSIONE MONETARIA

Il rialzo dei prezzi dello 0,5% dei beni ad alta frequenza di acquisto significherà pagare, in termini di aumento del costo della vita, 76 euro in più su base annua a famiglia. E' quanto calcola l'Unione nazionale consumatori, dopo la diffusione dei dati Istat.
Una coppia con 1 figlio pagherà nei dodici mesi 72 euro in più, un pensionato con più di 65 anni sborserà 40 euro, 40 euro anche un single con meno di 35 anni, 58 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni.
Non paghi, quelli dell'Unc hanno stilato la classifica delle città più e meno care d'Italia. "Sono 5 su 19 le città capoluogo ancora in deflazione. Nonostante fossero 9 nel mese di ottobre, è significativo che la deflazione permanga a Milano e Roma".
Il record della deflazione a Torino, dove l'abbassamento dei prezzi dello 0,2% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 95 euro su base annua in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto delle città meno care, Roma, con una deflazione dello 0,2% ed una minor spesa annua di 82 euro. Al terzo posto Potenza, dove una tradizionale famiglia di 4 componenti risparmierà 64 euro (-0,2%).
Credo banalmente che chi spende a Torino stia meglio di chi sta in quel di Roma, meglio ancora di chi spende a Potenza; meglissimo del resto degli italici abitanti.
Peggio invece stanno quelli che pure gli Industriali hanno infine scorto: Confindustria ha reso noto che il numero dei poveri assoluti risulta pari a 4,6 milioni, in crescita del 157% rispetto al 2007.
Colpa di quei satanassi di "inflazione/deflazione" dunque?
Colpa un cacchio, tutteddue sono dispositivi del mercato efficiente, idonei a tenere proprio l'equilibrio tra domanda ed offerta, solo che....
Solo che la crescita si fa con la spesa, non con la produzione: così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.
Tocca allora allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.
Così si dovrebbe fare; Loro invece fanno cosà: con l'espansione della liquidità monetaria alterano il meccanismo di formazione dei prezzi; alterando il funzionamento di quei dispositivi rendono il mercato opaco ed inefficiente, così come il potere d'acquisto.
Glielo dite voi a quelli della Bce di smetterla?
A tal dire, Gary North, con sconcerto prende e domanda: "Quale servizio produttivo deve aver svolto la persona, che esercita la domanda, al punto da ottenere denaro?"
Beh, quella domanda fa il 60% del Pil quindi, per fare la crescita, il domandante viene sottoposto pressappoco ad un obbligo. Per il servizio produttivo: con la spesa trasforma la merce in ricchezza, consumando l'acquistato fa riprodurre, da' continuità al ciclo, sostanza alla crescita. Per farlo impiega risorse scarse.
Le basta caro Gary?

Mauro Artibani



martedì 6 dicembre 2016

QUANNO CE VO CE VO

Paraponzi ponzi pò, ci risiamo: L'inflazione a novembre "torna in terreno moderatamente positivo (+0,1%), ma questo non impedirà di archiviare un 2016 caratterizzato da una dinamica di deflazione".
Lo afferma il presidente della Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, sottolineando: "ci auguriamo che questo segnale possa rappresentare l'avvio di una graduale ripresa dei prezzi, ma su questo auspicio pesa come un macigno la debolezza dei consumi, come testimoniato dalla dinamica delle vendite al dettaglio dell'Istat, che per i primi 10 mesi dell'anno indicano una stabilità assoluta in valore e addirittura un calo in volume (-0,6%)".
Poi non pago chiosa: "Anche per raggiungere una fisiologica crescita dei prezzi è quindi necessario sostenere i consumi. I successi delle ultime manifestazioni commerciali (black friday) fanno capire come sia indispensabile avere un commercio libero di agire, senza vincoli o ostacoli che ne limitino le opportunità, come invece continua ad accadere a livello sia nazionale sia locale".
Sostegno alla domanda per far crescere i prezzi? Beh, nel mondo ci sono 2,1 miliardi di persone obese o in sovrappeso, non basta? Non bastano, a lor Signore, nemmeno tutte le tecniche e le politiche di reflazione che stanno in campo alla bisogna? Si, insomma l'obsolescenza programmata, la moda che passa di moda, l'usa e getta, la pubblicità, il marketing, il credito al consumo fino alle politiche monetarie lasche che hanno fatto lievitare il debito del mondo a 200.000 miliardi di $, segnandone il picco.
E se facessimo scendere invece i prezzi, per rifocillare quel potere d'acquisto che da sostegno alla domanda?
C'è già chi lo fa: Ikea, le free press, Groupon, Airbnb,Uuber.
Vuole altro?
Magari questo proposito:
"Ho questa visione che fra 5 o 10 anni non si pagherà niente per viaggiare con la RyanAir".
Lo pensa l'amministratore delegato della più grande compagnia a basso costo d'Europa. Invece di guadagnare con i biglietti aerei, farebbe i suoi profitti raggiungendo accordi con i ristoranti, i caffè e i negozi degli aeroporti, per ottenere una parte dei loro ricavi. "Siamo noi che portiamo i clienti agli esercenti degli aeroporti. E gli aeroporti sono ormai diventati come dei centri commerciali. Per cui penso che in futuro una proposta del genere possa avere un senso. Forse non la accetteranno subito tutti gli aeroporti o tutte le compagnie aeree. Alcuni degli aeroporti più piccoli di cui ci serviamo possono trovare questa proposta di mutuo interesse". Con un sistema simile avremmo voli sempre pieni e tutti contenti: i passeggeri, le linee aeree e gli esercenti".
Beh, c'è insomma chi ha già fatto e chi si accinge a fare.
Lei, nel frattempo cosa intende fare?
Essipperchè, è bene tenere a mente come la crescita si faccia con la spesa e, se i denari che vengono dal lavoro non sono sufficenti a farla, aivoglia a deflazione!

Mauro Artibani



martedì 19 aprile 2016

LA CRESCITA SI FA CON LA SPESA, NON CON L'INFLAZIONE

"Il 2016 non sarà meno foriero di sfide per la BCE. Le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza. Dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche". Così dice Mario Draghi, presidente della Bce, nell'introduzione al rapporto annuale 2015 dell'istituto di Francoforte:"Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock. In questo il nostro impegno a onorare il mandato conferitoci continuerà a rappresentare un’ancora di fiducia per i cittadini d’Europa".
Persistenti forze disinflazionistiche?
Fiuuuuu! Forzati della dietrologie, c'è pane per i vostri denti, datevi da fare.
Dove stanno? Quali sono? Cosa vogliono ottenere?
Vi do un aiutino: stanno nel mercato, sono quelli che fanno la spesa, reclamano la possibilità di poter continuare a farla.
Si, insomma quella deprecabile gente, prodica e men che mai satolla. Quella che, pur affrancata dal bisogno, con quel fare fa il 60% della crescita economica. Si, insomma, quelli della "spesa privata", privati del reddito sufficente a farla. Nella fattispecie, i cittadini dell'Ue.
Proprio quelli che i Nostri vogliono favorire con i tassi bassi per poter spingere l'inflazione.
Lo dice Ignazio Visco, di Bankitalia: "Bassi tassi nominali potrebbero far male ad alcune istituzioni ma sono necessari per il rafforzamento della crescita, l'aumento del reddito disponibile e della spesa, e in ultimo dell'inflazione".
Dice pure il vice Draghi, Vitor Constancio: "La Bce ha fatto...e continuerà a fare ciò che è necessario per perseguire l'obiettivo della stabilità dei prezzi che ora prevede anche cercare di incoraggiare la crescita.
Vediamo di venire a capo del bandolo della matassa che sta dietro queste dicerie: Io che a furia di cibarmi sto in sovrappeso, che vesto alla moda che passa di moda e per andare da qui a lì lo faccio in Suv, se dispongo di 100 euro per fare la spesa e sul mercato ci sono merci per un valore di 120 euro, manco di poter acquistare il tutto e fare tutta la crescita possibile.
A fronte di questa mancata crescita:
Loro, abbassano il costo del denaro affinchè io lo prenda e lo spenda, così non scendono i prezzi. Anzi salgano (inflazione).
Io, affrancato dal bisogno, non ho convenienza alcuna ad indebitarmi per acquistare sovrappiù, ancor meno quando, con l'inflazione, costa di più (deflazione).
Loro hanno il mandato istituzionale della stabilità dei prezzi, situata attorno al 2% (gulp), a cui si attengono per fronteggiare quelle intravviste persistenti forze disinflazionistiche.
Io mi sforzo di dover pareggiare il conto. Se per loro i prezzi sono stabili se aumentano del 2% devo spendere un 2% in meno per tenere stabile il potere d'acquisto.
Si sta ficcati insomma dentro un ginepraio, di interessi confliggenti, che gira in tondo minando ancor più la crescita, dimentichi che inflazione e deflazione "per me pari son".
Giust'appunto dispositivi, ad uso del mercato efficiente, per ripristinare l'equilibrio quando risulta alterato il rapporto domanda/offerta. Equilibrio che occorre garantire per ottimizzare l'impiego dei fattori produttivi.
Equilibrio possibile mediante la gestione attiva del "processo di consumazione" che gli arrangi, tentati per manomettere, l'inflazione hanno tentato di scalfire.
Si rende pertanto evidente dover riconsiderare l'efficacia delle politiche di reflazione adottate, alla luce degli imperativi che regolano l'equilibrio nell'economia dei consumi:
  • Quel che viene prodotto deve essere consumato.
  • Produttori e consumatori debbono disporre dei mezzi di esercizio per poter dispiegare per intero il loro ruolo.
  • La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.
A chi parrebbe di poter scorgere, in questo azzardo, la possibilità di andare oltre quell'ineffettuale già fatto, scorga, scorga pure.

Mauro Artibani



martedì 15 marzo 2016

EGGIA', DEFLAZIONANDO SI IMPARA!

Secondo l’economista di Harvard Niall Ferguson il mondo è malato di deflazione e gli obiettivi in fatto di prezzi al consumo stabiliti dalle banche centrali sono ancora ben lontani dall’essere raggiunti. “Le banche centrali ci hanno detto per decenni che potevano spingere l’inflazione quando e come volevano. Scopriamo come non sia così, la crescita sarà più bassa anche per chi procede e i banchieri hanno sbagliato. Dorothy scopre solo alla fine come, il Mago di Oz, sia solo un povero ometto, proprio come la Janet Yellen, la presidente della Federal Reserve, solo una povera donnetta”.
La mette giù dura, i fatti del mondo sembrano dargli ragione: Dopo nove mesi, i prezzi sono tornati a scendere. A febbraio in Europa -0,3% rispetto allo stesso mese del 2015. In calo il carrello della spesa. Nuova pressione sulla Bce di Draghi che dovrà intervenire di nuovo per far risalire l'inflazione verso l'obiettivo del +2%.
Già, la deflazione, se ne parla e straparla; la si nega, la si invoca.
Cos’è, cosa fa? Ma soprattutto del “male” è causa o effetto?
Beh, la deflazione la si può definire quel dispositivo del mercato efficiente, buono per ripristinare l'equilibrio di prezzo tra domanda ed offerta, in presenza di un eccesso di capacità produttiva ovvero di redditi insufficienti.
Per la vulgata economica è invece danno. Danno derivato dalla riduzione generalizzata dei prezzi, che rimanda gli acquisti, generando stagnazione economica e recessione.
Danno perchè vengono a ridursi gli utili delle aziende ed i redditi di chi lavora.
Il contrasto operato dalle politiche reflattive tenta di ridurre questi danni.
Ahi noi: invertire la caduta dei prezzi, mediante politiche monetarie e fiscali, gonfia il debito.
Debito privato e debito pubblico che avvicina pericolosamente la soglia di innesco di quella che Irving Fisher teorizzò come Debt-Deflation: quell’inferno economico abitato da gente e istituzioni che quanto più pagano per rimborsare il debito, tanto più si trovano gravati di debiti.
Si tenta con le tecniche di reflazione, insomma, di rimuovere gli effetti della deflazione misconoscendone le cause.
Per Lor Signori sembrano essere i prezzi più bassi, non i bassi redditi, a tagliare gli acquisti!

Mauro Artibani



martedì 8 marzo 2016

LA CRISI, L'INCASTRO PERFETTO E I FORCONI

Se gli attori economici, nella fattispecie quelli che mettono in scena la spesa aggregata, si sono inzeppati di debiti ben oltre il lecito per fare la crescita, ci si ritrova in mezzo ad un guaio. Guaio che ne riduce l'azione e che la deflazione conclama. Gli ultimi dati pubblicati, sui prezzi al consumo, in Francia e Spagna, sono un indice chiaro di come l’area euro sia entrata in una fase di deflazione a febbraio. In Italia pure. Secondo le stime preliminari dell'Istat, l'inflazione è diminuita dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua. Le vendite al dettaglio in Germania hanno registrato un aumento dello 0,7% su base mensile e una contrazione dello 0,8% su base annuale.
La deflazione, con il conseguente aumento del valore del denaro, inquieta gli inguaiati possessori di quei 200.000 mld di $ di debito che vedono aumentare il costo della remissione.
L'arrembaggio, all'arma bianca, dei Policy Maker verso i deflattori si fa risoluto e senza sconti: il quantitative easing, come se piovesse, azzera il costo del denaro. Più sconto di così si muore!
Buono per far aumentere la spesa, quindi i prezzi, quindi l'inflazione per diminuire il costo del debito. Meglio di così si muore!
Non prendete denaro da spendere perchè non ne avete bisogno in quanto affrancati dal bisogno?
Non prendete denaro perchè avete l'invenduto che straripa in magazzino e non avete voglia di investire per produrne altro?
Peggio per voi, la pagherete cara.  Alla riunione del 10 marzo la Bce dovrà suonare la carica. Mario Draghi ha già promesso che la banca centrale “non esiterà ad agire”.
I Previsori dicono che la Bce continuerà ad aumentere la potenza e la capacità del programma di acquisto di titoli di Stato e altri asset. Non pago, farà ancor di più, taglierà ancora di almeno lo 0,1% i tassi di deposito, portandoli al - 0,4.
Ritirerete allora i soldi depositati, tassati dalla banca per metterli sotto il materasso?
Bene, se volete la guerra, che guerra sia!
I Nostri stanno organizzando la sparizione del denaro di carta per sostituirlo con un file da tenere in banca.
Cavolo, un file di denaro non si può mettere sotto il materasso! Per poterlo impiegare devi solo spenderlo!
Et voilà, l'incastro perfetto. L'ultima spiaggia per ravvivare l’inflazione che svaluta il debito.
S'ha sperare che quelli dei forconi si divincolino spaccando omeri e facendo pisciar sotto tutti?
Bando alle ciance, in una economia sana il debito si rimette con la crescita altrochè sobillando inflazione; meno ancora con i forconi.
Già, la crescita, quella fatta da quegli eroi che, proprio con la spesa, generano ricchezza per tutti.
Non tocca rimirare gli eroi, fare in modo invece che possano continuare a farlo anzichè perder tempo a rimirarsi.
In una economia fortemente integrata a livello globale i segni del rimirarsi si mostrano in ogni dove. Pechino prevede di tagliare 1,8 milioni di posti di lavoro nel settore siderurgico e quello del carbone, all'interno di un piano che punta alla riduzione della sovracapacità industriale.
Eggia, questi, per riaggiustare i conti, la spesa non la fanno, la tagliano. Pure quelli che hanno hanno speso per acquistare di tutto e di più ora nicchiano poichè se con l'iflazione si riduce il loro debito, si riduce altrettanto la capacità di spesa.
Si, dannazione, deflazione e inflazione per me pari son.
Toh, un pertugio: se e quanto viene prodotto e offerto al mercato trova domanda adeguata, si genera tutta la ricchezza possibile. Tutti quegli eroi del mercato reclameranno una madaglia, per cotanto fatto. Nessuno potrà negargliela.
La condizione necessaria e sufficiente perchè si arrivi a decorare quei Tizi e quei Caii sta nel riallocare quella ricchezza in ragione del loro concorso alla spesa, così da poter continuare a farla. Farlo rimette a regola il dispositivo deflazione/Inflazione, generando una crescita senza zavorre di sorta, mettendo pure i forconi in resta!

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.wordpress.com

martedì 9 febbraio 2016

DEFLAZIONE, I NOMI DEI COSPIRATORI

Senza le misure messe a punto dalla Bce l’anno scorso, ha ricordato con orgoglio Draghi, “l’area euro sarebbe finita in una deflazione piena e i prezzi quest’anno sarebbero calati ad un ritmo anche più forte. La crescita sarebbe stata significativamente più debole“.
Gulp, ma la crescita non si fa con la spesa, proprio quella che invece le politiche di reflazione messe in campo limitano?
Non pago, il giorno dopo insiste.
Nell'economia globale esistono diverse "forze che cospirano ( o forse "concorrono" ndr) per tenere bassa l'inflazione", citando in una conferenza a Francoforte temi come l'indebolimento ciclico di petrolio e materie prime e i cambiamenti demografici.
"Queste forze possono rallentare il ritorno dell'inflazione ai nostri valori obiettivo. Ma non ci sono motivi per i quali dovrebbero portare ad una inflazione permanentemente più bassa".
Cospirazioni, quindi, vediamo: l'Arabia saudita che non vuole tagliare la produzione o l'Iran che vuol tornare a vendere petrolio? La Cina, che ha rallentato l'acquisto di materie prime, riducendone i prezzi? L'inceppo demografico dei renitenti al coito?
Orsù, chi sono i veri cospiratori?
Beh, suppongo siano tutti quelli che traggono vantaggio dai prezzi più bassi.
Non credo sia dietrologia escludere dal novero dei cospiratori i disoccupati e gli incapienti che già mancano di fare la spesa, con o senza i prezzi bassi.
Non escluderei invece i vecchietti con la pensione al minimo, i giovani con sempre la stessa paghetta, i grandi che hanno redditi da lavoro insufficenti. Tutta gente che, con i prezzi più bassi, potrebbero rifocillare il potere d'acquisto.
Essipperchè la regola della crescita dice: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera."
Beh, se tanto ci da tanto o le Imprese accettano la regola e si adeguano, o lo fa la deflazione senza chiedere il permesso ad alcuno!
Quando produzione e consumo avranno raggiunto un equilibrio attraverso l'adeguamento dei prezzi allora e solo allora, d'accordo con Draghi, verranno a mancare quei motivi a sostegno di una inflazione permanentemente più bassa.

Mauro Artibani



mercoledì 27 gennaio 2016

TUTTI PAZZI PER L'INFLAZIONE

Si dice in giro: se l'inflazione non morde è un problema!
Il problema dei problemi insomma?
Questa volta mi astengo, anzi mi mordo la lingua e lascio dire: "Il forte deprezzamento del petrolio, le cui quotazioni in un anno sono scese di oltre il 30%, ha avuto effetti devastanti sull'inflazione, portando il tasso medio del 2015 a fermarsi allo 0,1%. E' innegabile che l'effetto petrolio abbia influito in modo pesante sui listini al dettaglio in tutti i settori. Nel corso del 2015 si è registrato infatti un vero e proprio tracrollo delle quotazioni, che ha provocato effetti a catena sui prezzi al dettaglio e sui costi delle materie prime, determinando una forte frenata nella crescita dei listini al dettaglio in tutti i settori. Se saranno confermati i segnali positivi provenienti dai consumi delle famiglie, che negli ultimi mesi del 2015 sono apparsi in crescita, i prezzi al dettaglio torneranno a crescere, portando il tasso di inflazione a livelli accettabili".
Paura eh?
Ma da dove arriva cotanto allarme?
Da un petroliere che vede ridurre i profitti? Ne avrebbe ben donde!
Ennò, acqua, acqua, acqua.
Dal governatore della Bce, che ha l'incombenza istituzionale di tenere l'inflazione prossima al 2% e non ce la fa?
Macchè, acqua, magari calda, ma ancora acqua.
Da quella Politica che non sa che pesci pigliare?
Nemmeno, ancora tanta acqua, pochi pesci.
Da quelli di Confcommercio, che si barcamenano tra paura e speranza?
Uffa, no!
Signori, non ci siamo.
Vabbè ve lo dico per non tenervi troppo a bagnomaria: Carlo Rienzi!
Chi è costui?
Carlo Rienzi , ovvero il Presidente del Codacons, ovvero di un'associazione per la tutela dei consumatori.
Gulp!
Ma porcoggiuda, se si spera in quell'inflazione che alza i prezzi per contrastare quella deflazione che li abbassa, rifocillando il potere d'acquisto, i conti non tornano.
Se poi questa dannata crisi si manifesta proprio al centro dello squilibrio tra offerta in eccesso e domanda in difetto, si può parteggiare per l'inflazione?
Nossignore: mi tocca rammentarle, in barba agli anatemi, come proprio quella deflazione sia parte di quei dispositivi del mercato efficiente che possono rimediare a quello squilibrio che impalla gli scambi. Già, proprio là dove i denari son pochi e le merci son tante, magari per dare ristoro ai suoi rappresentati!
Se non bastasse la teoria economica, lo dice pure la cronaca: "La drammatica e continua discesa dei prezzi del petrolio è tale, e l’offerta della materia prima è così in sovraccarico, che alcune società di trivellazione dell’impero dei fratelli Koch sono disposte a pagare mezzo dollaro per ogni barile di greggio venduto. È il caso paradossale venutosi a creare nel North Dakota per il business del greggio di bassa qualità".
Tanto le dovevo per debito d'ufficio.

Mauro Artibani



giovedì 5 febbraio 2015

PORCA MISERIA!

Porca miseria, il disagio sociale ha toccato in Italia un nuovo livello record.
Lo dice Confcommercio.
Poi ficca il dito nella piaga: il Misery Index, elaborato dall'associazione dei commercianti, è aumentato a novembre, rispetto al mese precedente, di 0,3 punti a 22 punti. Si tratta del valore più alto da quando l'indice viene calcolato.
La Confcommercio spiega che l'aumento è imputabile al modesto aumento dell' inflazione di beni e servizi ad alta frequenza di acquisto e al progresso dello 0,2% della disoccupazione estesa.
Gli esperti ricordano che quest'ultimo dato viene ottenuto aggiungendo ai disoccupati ufficiali la stima delle persone in CIG e degli scoraggiati.
Si dirà: co' sta crisi, questo è il minimo che possa capitare!
Ennò cocchi. Questo impoverimento e il figlio di quello precedente, genitore della crisi.
L'impoverimento è causa prima, effetto poi della crisi. La crisi è solo il registro degli eventi.
Essipperchè, se la crescita si fa con la spesa e non ho i denari sufficienti per farla, farò meno crescita che genererà meno ricchezza; avrò meno di prima. Più misero appunto.
Pure l'impoverimento non è causa ma effetto dei redditi insufficienti erogati dalle Imprese a chi lavora.
Bastardi quelli dell'impresa?
Beh, hanno sottoremunerato la sovraccapacità del lavoro che ha ingolfato il mercato, pagando però lo stesso prezzo con la riduzione dei ricavi.
L'impoverimento insomma dilaga tra immiserenti, immiseriti da un offerta in eccesso e chi miseramente, lavorando troppo e spendendo poco, manda la domanda in difetto che, misera, svaluta le merci.
Fiuuuuu!
Oibò, non si può. Tutta questa miseria è un lusso che nessuna società può permettersi, ancor meno quella dove si adoperano quegli immiseriti: la Libero Mercato Spa.
Per uscire dal guado i maggiorenti ivi associati, quelli che vendono e quelli che acquistano, devono poter tornare a fare quel che gli tocca per ruolo societario. Per farlo tocca loro fare il contrario del fin qui fatto: agli acquirenti toccherà vendere la loro domanda inespressa a chi ne ha bisogno per rifocillare il potere d'acquisto; ai venditori toccherà attrezzare business che funzionino remunerando le risorse impiegate dagli acquirenti che vorranno acquistare*.
Tocca pure ai Policy Maker fare: costruire ambienti normativi e fiscali in grado di rendere conveniente quel fare alla rovescia, magari sospendendo pure l'efficacia di quelle politiche di reflazione che hanno alterato il meccanismo di formazione dei prezzi.

*Ci sono Imprese che già lo fanno: Ikea remunera il tempo del montaggio dei mobili con il prezzo più basso; le tv commerciali e le free press remunerano l'attenzione prestata con la gratuità dei loro prodotti; Groupon, Groupalia, Lets Bonus remunerano l'ottimismo con risparmi nell'acquisto fino all'80%; lo fanno pure gli Outlet che guadagnano con l'aver reso perenne quel saldo che rifocilla il potere d'acquisto.

Mauro Artibani

venerdì 6 settembre 2013

CRISI: SE LA SUONANO, SE LA CANTANO

Appunti e spunti dei tempi incerti. Oltre un mese fa, il presidente della Fed di New York, William Dudley, durante un discorso a New York ebbe a dire: "Le circostanze economiche potrebbero divergere significativamente dalle aspettative del Fomc. Se le condizioni del mercato del lavoro e lo slancio della crescita dovessero essere meno favorevoli rispetto alle prospettive della Fomc - e questo è ciò che è accaduto negli ultimi anni - mi aspetterei che gli acquisti di asset continuino ad un ritmo più elevato e per un periodo di tempo maggiore". Buontemponi questi della Fed, c'è da fidarsi. Non paghi di cotanta preveggenza, dalle minute della loro riunione del 21 agosto si legge: I membri del comitato hanno espresso preoccupazione per l'andamento dell'inflazione. Dai verbali emerge come "una inflazione costantemente al di sotto della soglia del 2%, fissata dal Comitato, potrebbe porre rischi alla performance dell'economia Usa.” Inflazione bassa = danno! Ed il reddito insufficiente allora? Già, proprio negli Usa e proprio al netto del tasso di inflazione, il 40% di chi lavora guadagna meno di quello che era il salario minimo nel '68. Sta scritto nel sito Zero Edge che rielabora i dati riferiti dalla Social Security Administration sulle “statistiche salariali 2011”. Quelli dell' Ilo scrivono che se il tasso degli inoccupati nel mondo sta attorno al 65% vuol dire che il 35% degli attivi mangia la polvere. Ci sono pure quei 40.0000.0000 di Usati e dismessi che vivono con i sussidi statali senza fare granchè. Con l'Obamacare Full Frontal, poi, dei 953 mila posti di lavoro creati nel 2013, il 77%, pari a 731.000, è a tempo parziale. Qualcuno dice insomma che gli Usa si stanno trasformando in una società di persone che ha tempo perchè lì si fa il part-time. Dunque, se tanto mi da' tanto, mancano salari, stipendi, soldi spicci insomma e senza soldi non si canta messa! Quale messa? Quella della spesa. Chi adesso vuol prendersi la briga di ricordare quante, per numero e volume, nuove merci e servizi sono arrivate sul mercato dal '68 che devono essere acquistate? Tante, ma tante; tante, che quelle ridotte capacità di spesa non riescono a smaltire. Già, e quelli della Fed rimestano con l'inflazione. Non scherziamo, con questi chiari di luna, non v'è traccia di aumento dei prezzi, anzi. Un momento però, inflazione per inflazione si potrebbe che so...”sollecitare” quella salariale; far crescere questa. Massì, una mossa per rifocillare il potere d'acquisto. Toh, proprio quello che fa il 70% della performance dell'economia. Già, proprio quella che pur quei signori faticano ad immaginare se non spinta dal debito generato dalle loro politiche monetarie. Mauro Artibani, Economaio www.professionalconsumer.wordpress.com

giovedì 30 settembre 2010

PER QUELLI DEL FOMC MEGLIO L’INFLAZIONE CHE LA DEFLAZIONE: GULP!


Alla riunione del Fomc* del 21 settembre il buon Ben ed i suoi, sono sembrati voler cambiare musica. Più che sulla congiuntura debole hanno infatti insistito sull’inflazione troppo bassa. In giro si mormora: si amplierà la base monetaria, arriveranno soldi per implementare l’inflazione: passare dall’1 al 2% non sarà la fine del mondo.
La solita politica economica deflattiva insomma, coerente con il mandato della FED: promuovere la stabilità dei prezzi e la piena occupazione.
Ma come…, ma porc…proprio nell’economia Usa, quella dipendente dai consumi per oltre il 70% del Pil, quella dove i Consumatori mancano di redditi adeguati per gli acquisti; proprio lì, per contrastare la deflazione che aumenterebbe il potere d’acquisto, si aumenta il costo degli acquisti?
Ma santiddio Ben, così si acquisterà ancora meno!
Tra i Produttori chi vorrà nuovamente produrre?
Dove si produrrà quel lavoro necessario alla piena occupazione?
Lo statuto della Fed sembra mostrarsi sostanzialmente inadeguato a fronteggiare la crisi.
* (da Wikipedia) Il Federal Open Market Committee ( Comitato federale del mercato aperto, FOMC) è un organismo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti e ne è il principale strumento di politica monetaria. Il FOMC regola la politica monetaria specificando l'obiettivo a breve termine ovvero decidendo il federal funds rate, ovvero livello dei tassi d'interesse negli USA. Presiede Ben Bernanke.

Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009

www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org